Attacchi di panico

Educazione sessuale, è possibile

Educazione sessuale

 

 

Educazione sessuale

Domanda: L’ educazione sessuale è un compito dei genitori.

  • Caro Dottore, ho letto il suo articolo sugli adolescenti,  lei ha ragione quando dice che nessun genitore può sentirsi certo che suo figlio non deragli verso comportamenti estremi. E’ questa  la grande preoccupazione di ogni genitore;  gli adolescenti sono come mine vaganti.  Io ho due figli maschi, uno di 16 e l’altro di 14. Li adoro e sono bravissimi. Mi sentirei di escludere che un giorno possano fare atti violenti contro chi che sia. Sono due bravi ragazzi,   sia io che il  padre ne siamo orgogliosi.  Eppure sento un crucio dentro: forse non abbiamo dato quanto potevamo. Mi riferisco all’ educazione sessuale. Io,  e forse anche mio marito, abbiamo fatto i conti con una educazione un po’ rigida che avevamo  ricevuto  al nostro tempo,  di sesso non si parlava, tanto meno in casa. Risultato,  abbiamo fatto più o meno altrettanto con loro, i nostri figli. Ora mi rendo conto  di quanto abbiamo mancato. E’ come non li avessimo mai nutriti con  del cibo di cui avevano bisogno per la vita. Capisco che oggi non abbiamo più niente da insegnare loro nel campo dell’  educazione sessuale, forse potrebbero farlo loro a noi, ma rimane in me una grande amarezza e mi chiedo spesso: cosa avrei potuto fare? Maria

Risposta: L’ educazione sessuale è un compito di tutti

Gent.ma Maria, ognuno è figlio del suo tempo ed è giusto cosi.  C’è su YouTube una intervista ad una figlia di Jung e questa racconta che quando andava a scuola, le mamme delle sue compagne si erano poste il problema se la loro figlia dovesse frequentare la figlia di un medico “degenerato”, psichiatra che parlava di sesso. Non andò meglio a Freud, i colleghi medici, lo volevano internare. E lui a sua volta, catalogava ogni atto sessuale che non fosse potenzialmente procreativo come una perversione. Come vede, bisogna che il tempo passi per capire. Continua»

La morte: il buco nero della vita

 

La morte

La morte

La morte e il pensiero umano

La morte è sempre stata un tema interessante per la filosofia, l’antropologia, il mondo artistico, la teologia e anche la psicoanalisi. ‘Ella’ è il nostro comune  inevitabile  destino.  E’  l’unica  certezza della vita.

Sul tema della morte sono stati prodotti un’enorme quantità di studi ed esperienze, atti a dare un senso, a svelare  “il grande mistero” della vita che  però è rimasto tale. Nessuno sa cosa vi sia oltre quella soglia e  ogni speculazione si basa solo sulla fede in positivo o in negativo. E’ sempre un atto di fede dire: oltre la morte non c’è niente. Chi lo dice ci crede, ma non ha nessuna prova. Così vale anche per gli altri.

Fin che non supereremo la soglia, possiamo solo fare congetture, pregare o, sproloquiare sul “nulla” ma non ci sottraiamo  all’ansia e alla  paura del vuoto. L’unica difesa che temporaneamente sembra funzionare è cercare di trovare i mezzi che allontanino l’evento,  o attivare la ‘negazione’ psicologica. Sprechiamo un’incredibile quantità di ‘energia mentale’ per negare la morte. Passiamo la vita facendo finta che non ci sia o per lo meno che non ci riguardi. E poi, quando ci interesserà,   non avremo tempo per accorgercene.

A poco son valse le acrobazie verbali,  soprattutto dei filosofi che,  fin dall’antichità,  hanno cercato  con sofistici ragionamenti di annullare   il problema. Ricordiamo Epicuro: “Non dobbiamo avere paura della morte perché quando ci siamo noi lei non c’è ancora, e quando c’è lei non ci siamo più noi.

La morte esiste e, non solo è l’antitesi della vita,   ma consumiamo  gran parte della vita  nella paura di essa. Aveva ragione Seneca quando diceva: “Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere e, quel che forse sembrerà più strano, ci vuole tutta la vita per imparare a morire.

E’ proprio questo invito di Seneca ad imparare a morire, il campo di interesse della psicoanalisi. Continua»

Depressione

Follia e psicoterapia

Follia

Follia e psicoterapia

La follia che ci circonda

Siamo tutti immersi in un mare di follia e impegniamo gran parte delle nostre energie a negarlo e a difenderci da essa. Come scriveva Saul Bellow, “In un’epoca di pazzia, credersi immuni dalla pazzia è una forma di pazzia”.

Il problema è che abbiamo paura della follia, di questo marasma di sentimenti ed energia che ribolle dentro di noi. Ne conosciamo la potenza ma anche la distruttività.

Viviamo come in una bolla dove vige il principio di realtà attivato dal super-Io. Stiamo come rannicchiati all’interno di abitacoli angusti, immersi nelle grandi profondità del mare o negli spazi del cielo. Così sta l’Io circondato dal mare della follia.

Mi si dirà che è meglio così, che le pressioni della mare profondo ci potrebbero schiacciare. Certo,  è il motivo per cui l’Io ha costruito la sua “pelle”,  come la definiva Freud, il motivo per cui l’Io si difende dalle aggressioni dell’inconscio, mettendo in atto le sue difese. Continua»

Depressione post vacanza, come combatterla

Depressione post vacanza

Depressione post vacanza

Consigli  per combattere la depressione post vacanza

Depressione post vacanza, che fare? Il decalogo del Times per combatterla. Consigli di medici e sociologi per superare il trauma del dopo-ferie.

Bene. Siamo tornati al lavoro e abbiamo già mal di testa da sindrome da depressione  post vacanza. I sintomi sono noti: stanchezza, irrequietezza, senso di nostalgia e di vuoto. Immancabilmente un collega pallido chiede: «Come sono andate le ferie?». Lui con chiaro sadismo sarà subito pronto a spiegare che ha scelto settembre «perché il tempo si stabilizza e c’è meno gente». Soprattutto tra quella gente non ci saremo noi, immersi nuovamente nella realtà dell’ufficio. L’ansia da rientro accomuna popoli latini e anglosassoni.

Gli esperti suggeriscono:

Il Times ha intervistato una serie di esperti, psicologi, medici, sociologi e ha elaborato una ricetta in dieci punti per battere la depressione, che in inglese si chiama «back-to-work blues»:
1) In vacanza i sensi sono stimolati da nuovi panorami, profumi e gusti il cui mix ricarica psicologicamente. Il dottor Spurr, esperto in vita di relazione, suggerisce che in città bisogna prendersi un po’ di tempo ogni mattina allungati sulla poltrona, a occhi chiusi per visualizzarsi nuovamente nella località di vacanza, tra ombrelloni, windsurf e fritto misto. L’ideale sarebbe portarsi una scorta di prodotti locali esotici e cucinarli la sera a casa.
2) Ci siamo inebriati del profumo della crema solare al cocco della vicina/vicino di spiaggia? Basta comperare uno spray al cocco e usarlo.
3) La psicologa clinica Linda Blair suggerisce la formula RPQ: Ricordare, Persistere e Quantificare. In vacanza ci siamo sicuramente promessi dei cambiamenti di stile di vita. Per ricordarli usare una parola chiave, scriverla su diversi post-it da appiccicare in punti strategici di casa come specchi e sportello dell’armadio. Persistere: servono tre settimane per spezzare una vecchia abitudine e almeno altre tre per stabilirne una nuova (leggere regolarmente, per esempio). E poi quantificare: non pianificare solo la lettura, imporsi dieci pagine di romanzo ogni giorno, o un dimagrimento di tre chili.
4) Munirsi di cornice digitale, caricarci le foto delle vacanze e piazzarle sulla scrivania. Quando squilla il telefono ed è l’ennesima grana della giornata, rispondere fissando intensamente le immagini che scorrono.
5) Simon Bacon, che insegna al College of Psychic Studies di Londra propone la psicometria: una tecnica che permette di ricavare informazioni psichiche da un oggetto. Sedersi e stringere tra le mani qualcosa portata dalle vacanze, basta un sasso preso in spiaggia, una conchiglia: le sensazioni della vacanza rifluiranno riconnettendo spiritualmente con la libertà.

Esperimenti per superare la depressione post vacanza

Il decalogo procede con esperimenti forse troppo dotti e profondi, come quello del filosofo Alain de Botton, secondo il quale «uno dei modi migliori per apprezzare sempre la vita e tutti i suoi piaceri è di guardare al suo opposto, la morte. Un esercizio utile è concentrarsi ogni giorno, magari appena alzati, sulla possibilità di morire improvvisamente». Ecco forse spiegato perché un notevole numero di impiegati e impiegate della operosa City londinese in questi giorni spedisce ricette mediche che annunciano improvvisi malesseri che non permettono di presentarsi in ufficio.

Di Guido Santevecchi

da:http://www.corriere.it 

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Ansia

Depressione post vacanza, come combatterla

Depressione post vacanza

Depressione post vacanza

Consigli  per combattere la depressione post vacanza

Depressione post vacanza, che fare? Il decalogo del Times per combatterla. Consigli di medici e sociologi per superare il trauma del dopo-ferie.

Bene. Siamo tornati al lavoro e abbiamo già mal di testa da sindrome da depressione  post vacanza. I sintomi sono noti: stanchezza, irrequietezza, senso di nostalgia e di vuoto. Immancabilmente un collega pallido chiede: «Come sono andate le ferie?». Lui con chiaro sadismo sarà subito pronto a spiegare che ha scelto settembre «perché il tempo si stabilizza e c’è meno gente». Soprattutto tra quella gente non ci saremo noi, immersi nuovamente nella realtà dell’ufficio. L’ansia da rientro accomuna popoli latini e anglosassoni.

Gli esperti suggeriscono:

Il Times ha intervistato una serie di esperti, psicologi, medici, sociologi e ha elaborato una ricetta in dieci punti per battere la depressione, che in inglese si chiama «back-to-work blues»:
1) In vacanza i sensi sono stimolati da nuovi panorami, profumi e gusti il cui mix ricarica psicologicamente. Il dottor Spurr, esperto in vita di relazione, suggerisce che in città bisogna prendersi un po’ di tempo ogni mattina allungati sulla poltrona, a occhi chiusi per visualizzarsi nuovamente nella località di vacanza, tra ombrelloni, windsurf e fritto misto. L’ideale sarebbe portarsi una scorta di prodotti locali esotici e cucinarli la sera a casa.
2) Ci siamo inebriati del profumo della crema solare al cocco della vicina/vicino di spiaggia? Basta comperare uno spray al cocco e usarlo.
3) La psicologa clinica Linda Blair suggerisce la formula RPQ: Ricordare, Persistere e Quantificare. In vacanza ci siamo sicuramente promessi dei cambiamenti di stile di vita. Per ricordarli usare una parola chiave, scriverla su diversi post-it da appiccicare in punti strategici di casa come specchi e sportello dell’armadio. Persistere: servono tre settimane per spezzare una vecchia abitudine e almeno altre tre per stabilirne una nuova (leggere regolarmente, per esempio). E poi quantificare: non pianificare solo la lettura, imporsi dieci pagine di romanzo ogni giorno, o un dimagrimento di tre chili.
4) Munirsi di cornice digitale, caricarci le foto delle vacanze e piazzarle sulla scrivania. Quando squilla il telefono ed è l’ennesima grana della giornata, rispondere fissando intensamente le immagini che scorrono.
5) Simon Bacon, che insegna al College of Psychic Studies di Londra propone la psicometria: una tecnica che permette di ricavare informazioni psichiche da un oggetto. Sedersi e stringere tra le mani qualcosa portata dalle vacanze, basta un sasso preso in spiaggia, una conchiglia: le sensazioni della vacanza rifluiranno riconnettendo spiritualmente con la libertà.

Esperimenti per superare la depressione post vacanza

Il decalogo procede con esperimenti forse troppo dotti e profondi, come quello del filosofo Alain de Botton, secondo il quale «uno dei modi migliori per apprezzare sempre la vita e tutti i suoi piaceri è di guardare al suo opposto, la morte. Un esercizio utile è concentrarsi ogni giorno, magari appena alzati, sulla possibilità di morire improvvisamente». Ecco forse spiegato perché un notevole numero di impiegati e impiegate della operosa City londinese in questi giorni spedisce ricette mediche che annunciano improvvisi malesseri che non permettono di presentarsi in ufficio.

Di Guido Santevecchi

da:http://www.corriere.it 

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Psicoterapia

La vergogna: sentimento che spesso aleggia sulla psicoterapia

La vergogna

La vergogna

La vergogna, ciò che non so raccontare

La vergogna, un sentimento sempre più  presente in psicoterapia. Spesso mi capita   di venire in contatto  con “nuclei  bui” della personalità del paziente che non hanno la carica rigenerante della  nevrosi, né il freddo del nucleo psicotico. Sono zone  amorfe che il paziente etichetta con un’unica parola: vergogna.  Tutti i pazienti in cui ho trovato questi nuclei   esprimono all’unisono questa gradevole sensazione: “provo vergogna”.  Essi  non sanno di cosa si vergognino, né da quando ma si sentono  contaminati,  da sempre.

La vergogna in letteratura

In letteratura non c’è molto sul tema della vergogna  e condivido quello che diceva Eugenio Gaburri,  Psicoanalista della SPI: “La questione delle aree di “indifferenziazione” della personalità pone molti problemi, clinici e teorici che sono stati scarsamente accennati da Freud “.   Scrive ancora Gaburri: “Nella clinica, situazioni di “non contatto” che appaiono come aree cieche, di diniego o addirittura aree a cavallo tra biologico e psicologico, possono avere a che fare con l’indifferenziato.  In questi casi non si ha tanto a che fare con “difese” dell’Io o con conflitti rimossi ma piuttosto, con aree la cui nascita psicologica non si è mai del tutto realizzata.” (Conferenze SPI 2009).

La vergogna e l’indiferenziato

L’immagine  “dell’ indifferenziato” che è  così suggestiva, ha in sé  tutta la forza dell’ambivalenza. Essa  infatti  è sia potenzialmente  distruttiva  ma anche la sede del nuovo e del  rigenerato.  Lo possiamo capire se pensiamo all’equivalente biologico, alle  cellule indifferenziate,  quelle che vengono chiamate “staminali”.  Sono cellule e  i medici lo  sanno bene  che possono degenerare in tumori ma che nel contempo   sono   “l’humus”, la base dove ogni  tessuto prende per crescere e  rigenerarsi.

Qui, il   biologico e lo  psicologico si fondono assieme, nella continua  lotta contro la tentazione all’autodistruzione e la vittoria della rigenerazione, della vita. Continua»

Eiaculazione precoce

Terapia della eiaculazione precoce, non solo farmaci

Terapia della eiaculazione precoce Terapia della eiaculazione precoce Terapia della eiaculazione precoce,  un problema che investe prima o poi tutti i medici....  Continua»

31-03-15 | Lascia un commento

La eiaculazione precoce, un problema per milioni di uomini

La eiaculazione precoce La eiaculazione precoce, un problema di tanti La eiaculazione precoce rappresenta un problema per milioni di uomini. In realtà non tutti...  Continua»

28-09-09 | Lascia un commento

Ipertiroidismo, una delle cause della eiaculazione precoce

Ipertiroidismo e Eiaculazione precoce   Ipertiroidismo, causa organica della eiaculazione precoce Ipertiroidismo: Secondo i risultati di uno studio condotto...  Continua»

07-03-09 | Lascia un commento


Impotenza

Terapia della eiaculazione precoce, non solo farmaci

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31-03-15 | Lascia un commento

Impotenza sessuale e Psicoterapia

Domanda sull’ impotenza sessuale Riporto, solo un po’ accorciata per l’eccessiva lunghezza, una lettera di un paziente affetto da impotenza sessuale. Da...  Continua»

05-03-14 | Lascia un commento


Omosessualità

Omosessuale! Sono omosessuale come dirlo agli amici

Sono omosessuale Sono omosessuale: fare coming-out Omosessuale! Sono omosessuale, non è una frase semplice da dire per molti, e non solo perché si ha paura del...  Continua»

18-12-11 | Lascia un commento


Problemi sociali

Sessualità negata

Sessualità negata Sessualità negata, di chi è la colpa? Ho sentito e visto ieri la conferenza stampa di Monsignore Charamsa,   ex importante membro della Congregazione...  Continua»

05-10-15 | 1 Commento


Cultura

La morte: il buco nero della vita

  La morte La morte e il pensiero umano La morte è sempre stata un tema interessante per la filosofia, l’antropologia, il mondo artistico, la teologia e anche...  Continua»

16-03-16 | Lascia un commento

La noia, ovvero l’incapacità ad essere

La noia   La noia nella nostra vita Mi capita spesso di leggere nei racconti dei miei pazienti,  strategie difensive e molto spesso preventive atte  ad evitare...  Continua»

13-10-15 | 1 Commento