Lucano
dopo 37 anni di matrimonio mia moglie mi ha lasciato. Cosa devo fare per superare il profondo stato di disagio e sofferenza un cui mi trovo?
Risposta del dottor Zambello:
Gent.mo Signor Lucano,
è normale, direi giusto che uno che si trova nella sua condizione si senta in un profondo stato di disagio.
Clinicamente si pensa che questo disagio deve tendere a diminuire dopo sei mesi dall’evento e a scomparire entro i due anni.
Solo se si sono superati nell’unità di tempo questi parametri abbiamo il dovere di preoccuparci anche della nostra salute.
E’ chiaro che il dolore deve lasciarci comunque la possibilità di una vita personale e sociale normale. Continuare a lavorare, avere una vita personale nella sufficienza, mi riferisco in particolare all’alimentazione e sonno.
Se la qualità di vita è insufficiente conviene chiedere un aiuto farmacologico al suo medico.
Luna
scusi se la disturbo ancora, ma vorrei farle una domanda.
la mia predisposizione alla depressione e’ data dal mio passato difficile o e’ solo una questione caratteriale di “debolezza”?
ho paura di soffrirne per tutta la vita anche se riconosco di aver vissuto anni della mia vita sereni.
la ringrazio ancora se vorra’ rispondermi nuovamente.
Risposta del dottor Zambello:
Gent.ma Signora Luna,
io non la conosco e quindi non posso sapere se la sua depressione è primaria o secondaria cioè, se è, come lei dice, “caratteriale” o dipende da cause secondarie.
Comunque sia, le ripeto, dalla depressione è possibile uscire.
Federica
40 anni, due “esaurimenti nervosi” negli ultimi 5 anni, dovuti a super lavoro e tanto stress causato dalla continua indecisione se separarmi o meno dall’uomo della mia vita. Guarita ormai da 2 anni e mezzo, ormai separata per mia decisione, lavoro meglio senza tanto stress, sono indipendente economicamente, ho un nuovo compagno che amo. Eppure due giorni fa ho avuto un attacco di panico mentre eravamo in macchina e lui guidava-mai avuto prima, nemmeno nei momenti in cui soffrivo di crisi ansioso-depressive. L’autostrada mi pareva l’immagine della mia vita, tutto è effimero, in movimento, tanti possibili incontri e situazioni potenzialmente pericolose ed incontrollabili. Mi sento più felice e realizzata di prima, eppure non vorrei che queste fossero le avvisaglie di qualcosa che sta arrivando. Dormo senza problemi mentre prima soffrivo sempre d’insonnia, mangio di tutto mentre prima avevo lievi disturbi alimentari. Ma se mi interrogo mi sento senza un futuro certo, esposta ad una violenza che mi fa paura…
Risposta del dottor Zambello:
Gent.ma Signora Federica,
lei può rimandare e sperare che tutto rimanga sotto la cenere, o decidersi e affrontare la sua situazione con una psicoanalisi.
40 anni, ha l’ età giusta per affrontare un lavoro psicoanalitico.
Aurora
…ora ho raggiunto la consapevolezza di aver bisogno di aiuto per un abbandono che non riesco ad accettare…. un pensiero fisso continuo e un desiderio di vendetta…..9 anni di amore buttati via….non so a chi rivolgermi….i consultori di psicoanalisi possono essere validi per il mio problema….?
Aurora
Risposta del Dott.Zambello:
Gent.ma Signora Aurora,
non le so dire se per lei va bene una psicoanalisi o una psicoterapia comportamentale.
Questo lo deciderà il terapeuta dopo alcuni incontri.
Lo deciderete assieme, dipende da tante cose, non ultima la sua disponibilità di tempo.
Mi sembra comunque certo che valga la pena affrontare il problema
Ander
ho sofferto e soffro di depressione da un anno e mezzo . ho ripreso il sereupin 1 cp alla sera . il mio problema e’ che non sono sicuro di amare ancora la mia donna e che la causa della depressione sia il fatto di non amarla piu’ .
questi pensieri mi prendono al mattino e
faccio fatica ad alzarmi in quanto mi vengono in automatico .
Ho iniziato dei colloqui terapeutici .
La Dottoress ààààààààà sostiene che la causa non e’ esterna ma e’ nel mio interno . Sostiene che faccio fatica a
stare in una relazione affettiva e a
prendermi responsabilita ‘ . Non so se servira ‘ ma e’ un tentativo che devo fare . Secondo lei questa terapia puo’ cambiarmi e responsabilizzarmi .
grazie per una sua risposta .
Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Signor Ander,
riuscire ad avere e mantenere una relazione affettiva, lei ora lo sa, può essere difficile. Lei ha “capito” che questa possibilità, la possibilità di avere una relazione affettiva rende la nostra vita più o meno vivibile.
Riuscire a migliorare questa sua capacità è per lei fondamentale, un vero investimento.
Capisco che ha subito voglia di andarsene, ma è questa la sua difficoltà.
Gianni
come si vince la fobia o con quali faraci si cura?
Risposta del Dott.Zambello:
Gent.mo Gianni,
ci sono due tecniche psicoterapeutiche, direi tre.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale, dove il paziente viene abituato, piano, piano ad affrontare l’oggetto temuto, Si chiama desensibilizzazione.
Se invece la fobia è particolarmente strutturata e si intravede una sofferenza più profonda è indicata la psicoanalisi. Per fobie focali, senza un grosso interessamento dell’ io, è possibile pensare anche all’ ipnosi.
Non vedo il motivo per cui uno deve prendere dei farmaci per superare una fobia, comunque la categoria di farmaci usata sono gli antidepressivi.
Auguri.
Inga
Gentile dott. Zambello ho letto su internet un suo articolo circa la rabbia e l’aggressivita’ che sorgono dopo un periodo che si hanno avuti gli attacchi di panico. A me sta succedendo proprio questo e vorrei sapere da lei se ha da consigliarmi un suo libro sull’argomento. La ringrazio!
Risposta del Dott.Zambello:
Gent.ma Signora,
esiste sull’argomento tanta letteratura.
Basta che lei vada in una libreria un po’ specializzata, a Milano ad esempio, c’è l’Aleph in pizza Lima, sotto, all’entrata della Stazione MM1, potrà trovare, scegliere il libro che cerca. Ma, mi permetta, mi sembra un po’ difensivo pensare di affrontare la propria aggressività leggendo un libro. Visto che ne ha consapevolezza, forse, varrebbe la pena elaborarla attraverso altri strumenti.
Auguri
Lascia un tuo commento o una domanda.









mi sono dovuta operare e è un mese che ho poco contatto con mio figlio di 19 mesi,
lui non sente la mia mancanza perchè si è rifuggiato con suo padre e sua nonna e quando provo a ristabbilire il contatto di prima lui piangge e mi allontano.
cosa mi cosiglia di fare? grazie
Gent.ma Signora,
i bambini a quell’età spesso considerano la malattia della madre come una colpa. Una colpa loro: ” se mia mamma mi ha abbandonato é perché sono cattivo”. A poco importa quello che viene detto verbalmente. Non c é ancora nel bambino un possibilità di pensiero autonoma. Che fare? Cercare di recuperare con tanta pazienza l’affetto che si é interrotto. Non abbia fretta e sopporti anche le prove che suo figlio la sottoporrà. Si lascia andare con lui, lo abbracci, gli dimostri amore, vedrà che piano, piano queste piccole ferite si rimarginano.