Mi sembra utile riportare un altro articolo, apparso ieri sulla stampa, a proposito dello studio inglese sugli effetti degli intidepressivi:
Il Prozac? Solo un placebo
Di: MARIA CHIARA BONAZZI
Meglio la psicoterapia o l’esercizio fisico. In realtà gli antidepressivi aiutano, nel migliore dei casi, solo un piccolo sottogruppo di pazienti molto gravi. Per il resto, servono a ben poco, cioè il loro valore clinico non è granché superiore a quello di un placebo. Per dirla in soldoni, non funzionano. E’ il risultato di uno studio inglese, il più vasto nel suo genere, che ha acquisito dalla Food&Drug Administration americana i dati delle sperimentazioni cliniche finora mai pubblicati dalle case farmaceutiche e li ha messi a raffronto con quelli già disponibili.
La ricerca, coordinata dal professor Irving Kirsch del dipartimento di psicologia dell’Università inglese di Hull in collaborazione con colleghi americani e canadesi, si è concentrata su quella classe di antidepressivi nota come «inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina» (SSRI). Gli scienziati hanno riesaminato 47 sperimentazioni cliniche di sei sostanze, tra cui la fluoxetina (contenuta nel Prozac, il farmaco bestseller assunto in 20 anni da 40 milioni di persone nel mondo), la paroxetina (leggi Seroxat) ma anche la venlafaxina, che agisce in modo simile (vedi Efexor).
Lo studio, pubblicato dalla rivista PLoS (Public Library of Science), è stato definito «di fantastica importanza» negli ambienti scientifici britannici e fa scalpore nel momento in cui il ministro della Sanità, Alan Johnson, annuncia di voler migliorare il servizio pubblico di psicoterapia per evitare che i medici continuino a prescrivere gli antidepressivi come se fossero caramelle (31 milioni di ricette nel solo 2006).
Quando gli scienziati hanno confrontato i dati, inclusi, naturalmente, quelli già pubblicati, hanno sì notato un miglioramento nei pazienti, ma il miglioramento era paragonabile a quello dei pazienti che prendevano un placebo. Spiega Kirsch: «La differenza nel miglioramento dei pazienti che prendono i placebo e quelli che prendono gli antidepressivi non è poi così grande (due punti sui 51 della scala Hamilton per misurare la depressione, ndr). Significa che le persone depresse possono migliorare senza farmaci. Visti i risultati, si può concludere che ci sono poche ragioni per prescrivere queste pillole, se non ai pazienti più gravi, salvo il previo fallimento delle terapie alternative».
Vale a dire che per i casi di depressione comune è meglio tentare prima la psicoterapia tradizionale o il cognitivismo/comportamentismo o l’esercizio fisico: «Dalle sperimentazioni risulta che il risultato complessivo della nuova generazione di antidepressivi è sotto la soglia consigliata dei criteri clinicamente significativi», scrivono gli scienziati. Kirsch sottolinea, inoltre, la necessità di cambiare il sistema attuale, che permette alle case farmaceutiche di non pubblicare una parte dei dati delle loro sperimentazioni: «La frustrazione sta in questo – dice Kirsch -. Rende difficile determinare se i farmaci funzionino. Le case farmaceutiche dovrebbero essere obbligate, quando commercializzano un nuovo prodotto, a pubblicare tutti i dati». Stavolta, per accedere alle informazioni, gli scienziati si sono avvalsi del Freedom of Information Act, la legge sulla trasparenza.
Gli scienziati sconsigliano comunque ai pazienti in cura di smettere di prendere gli antidepressivi senza consultare il medico. Ma intanto Tim Kendall, vicedirettore del dipartimento di ricerca del Royal College of Psychiatrists, si dice convinto che lo studio renderà d’ora in poi i medici «molto più cauti nel prescrivere gli antidepressivi». Le case farmaceutiche controbattono che le medicine sono efficaci. Eli Lilly, che fabbrica il Prozac, insiste che «dal ‘72 la fluoxetina è uno dei farmaci più studiati e una mole di ricerche ha dimostrato che è efficace». GlaxoSmithKline, che produce il Seroxat, protesta che gli autori dello studio hanno omesso di notarne gli effetti «molto positivi» e le loro conclusioni sono «in contrasto con i benefici clinici riscontrati sui pazienti».
Da:http://www.lastampa.it
(AGI) – Londra – Gli antidepressivi, assunti da milioni di persone che soffrono di depressione, non producono effetti clinicamente significativi. E’ quanto scrive oggi l’”Independent”, che dedica l’apertura allo studio condotto dall’equipe del professor Irving Kirsch, dell’Universita’ di Hull, i cui risultati sono pubblicati sulla rivista on line “Public Library of Science (PLoS) Medicine”. Lo studio, ha precisato il ricercatore, e’ stato presentato alla FDA (l’ente americano per il controllo sui farmaci) e sara’ sottoposto anche alle autorita’ regolatorie europee. Gli antidepressivi come Prozac and Seroxat, stando alla ricerca, inducono miglioramenti “minimi” rispetto al placebo, valutabili in due punti sulla scala Hamilton della depressione, che si compone di 51 punti. Questo e’ stato sufficiente perche’ le molecole in questione ottenessero l’autorizzazione alla commercializzazione, ma, sottolinea il giornale, in Gran Bretagna non sarebbe dovuto bastare: l’Istituto nazionale per l’eccellenza clinica (Nice) stabilisce che sono necessari tre punti sulla scala Hamilton per stabilire una differenza clinica significativa. Il Nice ha approvato l’uso commerciale perche’ si e’ basato sui dati di sperimentazione pubblicati, da cui risultavano effetti terapeutici molto piu’ vistosi. “Stando ai risultati – ha osservato il professor Kirsch – non sembrano esserci grandi motivi per prescrivere gli antidepressivi se non alle persone affette da depressione grave, qualora le terapie alternative non abbiano prodotto effetti. Questo studio solleva gravi interrogativi sul modo in cui vengono concesse le autorizzazioni per i farmaci e sulla divulgazione dei dati della sperimentazione, sottolinea l’”Independent”. Sotto accusa le multinazionali farmaceutiche, accusate, scrive il giornale, di aver manipolato i dati clinici. La popolarita’ degli antidepressivi, introdotti alla fine degli anni ottanta, e’ schizzata alle stelle, scrive l’”Independent”, dopo le campagne in cui le industrie farmaceutiche assicuravano che si trattava di prodotti sicuri e con minori effetti collaterali rispetto ai vecchi antidepressivi triciclici. Il libro del 1994 “Listening to Prozac” (Ascoltare il Prozac), in cui si affermava che chi soffriva di “scarsa gioia di vivere” poteva curarsi con un farmaco che “ravviva l’umore”, e’ diventato un best seller. Questi antidepressivi sono noti come inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRIs); il piu’ diffuso, prodotto dalla Eli Lilly, era il farmaco piu’ venduto del mondo, prima di essere soppiantato dal Viagra. Lo studio, condotto su sei dei piu’ noti antidepressivi, tra cui Prozac, Seroxat, prodotto dalla GlaxoSmithKline, ed Efexor, della Wyeth, mostra che sono efficaci solo su una parte minima dei depressi piu’ gravi. (AGI)
Da:http://salute.agi.it
Commento del Dott. Zambello.
Sono convinto che dietro a tutto questo ”ripensamento” ci siano grandi manovre delle case farmaceutiche. Mi sembra che alcuni di questi prodotti abbiano finito i loro dieci anni di brevetto… chi sa quali enormi interessi ci saranno. Ma, al di la di questi pensieri, anche poco documentati, alcune cose le possiamo vedere in maniera obbiettiva: ad esempio il Proff. Cassano di Pisa, grande sostenitore della farmacoterapia, oggi dichiara su Repubblica che in fondo è sua esperienza che la psicoterapia e la farmacoterapia, ai fini del risultato clinico, si equivalgono. E allora, gli potremmo chiedere: ma perchè hai avvelenato tante persone, per tanti anni, quando era possibile ottenere lo stesso risultato con un metodo fisicamente meno invasivo e psicologicamente più consapevolizzante e aggiungerei, liberatorio? Misteri.
In fine, per non smentire anche me stesso, ritengo che la farmacoterapia abbia un suo specifico campo di intervento. Ad esempio, nelle depressioni, soprattutto quelle gravi, quelle che coartano molto il paziente è difficile, direi inutile, fare solo con la psicoterapia. Questa, deve essere affiancata, inizialmente dai farmaci. Dopo, quando “la nebbia” emotiva si sarà diradata, sarà possibile intervenire prevalentemente con la psicoterapia e poi solo con questa.









ottimo riportare queste informazioni.