Impotenza: se l’ansia e la paura bloccano l’erezione

impotenzaImpotenza, la paura è sempre una cattiva consigliera della sessualità e non permette mai di risolvere i problemi perché enfatizza l’ansia di non essere all’altezza. Di fronte all’emergere di una paura, bisogna valutare due elementi: se la persona con cui si vuole condividere l’intimità fisica è stimabile, se riteniamo di avere qualità sufficienti per vivere un rapporto con questa persona. Nel caso che esista diffidenza o senso di inferiorità dobbiamo capire che le nuvole che si addensano sul sesso trovano le loro radici nella sensazione generale di non essere all’altezza.

Il ruolo dello specialista
Anche nel caso delle dimensioni del pene, spesso quello che chiediamo ad uno specialista, che ci rassicura sulla normalità delle nostre misure anatomiche, è una rassicurazione psicologica: fammi essere certo, rassicurami, che posso essere un uomo capace. È utile valutare se dietro una nostra ansia sessuale se ne possa nascondere una più generale sul “chi siamo”, se il disagio della sessualità smaschera la nostra sensazione di insufficienza personale o relazionale. Per esempio può accadere che quando siamo felici perché siamo stati accettati da una donna che consideriamo migliore di noi, sia più facile incontrare difficoltà sessuali rispetto a donne per le quali proviamo un interesse limitato.
Se accade una disfunzione dell’erezione è facile che proprio la nostra ansia di essere bravi e piacere porti al ripetersi del sintomo sia in rapporti occasionali che stabili. Prima di consultare bisogna farci delle domande sullo stile di vita: uso di farmaci, sostanze, fumo; stress generale come lavoro, problematiche relazionali e familiari. Ma non solo: quando il problema si è presentato e da quanto è presente e anche la fluttuazione del sintomo, quali circostanze lo favoriscono e quali elementi fanno sì che non compaia. Si dice sempre che la disfunzione erettiva riguardi le persone più grandi, mentre il cambiamento dello stile sessuale degli ultimi dieci anni porta molte persone giovani a provare un forte stress di base durante la sessualità. Sicuramente quello che bisognerà osservare e che sarà richiesto in una consultazione sessuologica è capire come si è verificato il problema, quali circostanze lo hanno prodotto (partner, rapporto, ambiente), oltre ad informazioni sulla storia familiare, sui modelli dell’educazione sessuale, con un approfondimento delle esperienze passate anche lontane. Non si deve solo capire che cosa ha provocato il sintomo, ma cosa lo mantiene, quali pensieri anticipatori ci impediscono di immaginare un incontro sessuale come piacevole. Chi incontra una disfunzione sessuale, tende a creare, senza saperlo, un rinforzo del comportamento negativo e spesso finisce per evitare le situazioni sessuali.
Se avete un rapporto di coppia stabile, è facile che la partner oscilli tra comprensione, irritazione, appoggio, sospetto di essere tradita o non desiderata e spesso queste emozioni ed espressioni di disagio finiscono per rinforzare il sintomo. Se abbiamo una partner amica può essere importante consultare insieme in modo che anche lei sia informata e si faciliti il successivo lavoro diagnostico e prescrittivo.

E quello della partner
La donna di una storia, la partner stabile possono mettere in moto la crisi della nostra autostima? Sì, per tante motivazioni diverse la donna può desiderare che l’uomo non sia all’altezza delle sue attese sessuali per poterlo criticare in altri aspetti della relazione, può squalificarlo assumendo un atteggiamento critico rispetto al piacere e alla qualità della sessualità, può dire frasi allusive o attivare un eccesso di preoccupazione e malessere volendo parlare sempre del problema. In genere si consiglia di mantenere un controllo personale del proprio sintomo sessuale, di capire se siamo in un momento particolare della nostra vita e/o della relazione. Se si sente che è in crisi l’autostima, se si ha paura di quella donna che ci piace molto, proviamo a rilassare la mente e trasformare i pensieri che ci angosciano in fantasie amiche, valutiamo anche l’atteggiamento di lei rispetto alla sessualità e consultiamo non oltre i sei mesi dall’insorgenza del disagio/problema.

di Roberta Giommi

Da: http://www.repubblica.it

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