
È un malessere che prende più le donne che gli uomini, sono momenti, per fortuna, attimi che però sembrano non passare mai. Secondi in cui si ha la sensazione che la terra stia tremando sotto i piedi. Tutte le nostre certezze svaniscono e si crede di essere sul punto di morire. A volte la prima crisi arriva da giovanissimi, da piccoli addirittura, poi magari passa e si fa rivedere anni dopo. In Italia oggi ne soffrono soprattutto le giovani donne. All’inizio si diventa quasi schiavi di questa inspiegabile paura. Infatti dopo le prime crisi di panico non è raro che si perda la voglia di uscire di casa, specialmente se da soli. Si evita di guidare, di andare al cinema, di visitare luoghi affollati o di grandi dimensioni. La buona notizia però è che si può guarire, molte persone lo hanno fatto (compresa la sottoscritta).
È un problema che mi sta particolarmente a cuore, ecco perché ne ho voluto parlare nel mio blog. Il mio è un umile contributo per aiutare tutte le persone che proprio in questo momento stanno combattendo con quello che apparentemente sembra un mostro e che in realtà è solo il nostro organismo che chiede un po’ di ascolto. Ho intervistato la psicologa Anna Di Castro a questo proposito, per aiutare voi e me stessa a fare un po’ di luce su quello che, assieme allo stress puro, sembra essere diventato una specie di “male del secolo”.
Anna Di Castro è laureata in Filosofia e psicologia, si è occupata sia di psicoanalisi che di antisemitismo. Scrive da sempre collaborando con le riviste Eidos e Lettera internazionale. Attualmente sta ultimando una raccolta di racconti che si appresta pubblicare.
Ci spieghi cos’è il panico?
Le crisi di panico, sono una patologia in notevole aumento in quest’ultimo decennio, soprattutto presso i giovani, tra i venti e i trenta anni – anche se può riguardare naturalmente altre fasce di età. Sono abbastanza facili da riconoscere, perché implicano una costellazione di sintomi piuttosto definita: accelerazione del battito cardiaco, sudorazione, senso di svenimento, secchezza delle fauci, una generica sensazione di paura e di mancato controllo della realtà. È la percezione di uno stato di terrore, di cui alle volte il paziente può avere idea di una causa alle volte no. In quel caso, non è raro che si rivolga – piuttosto che a uno psichiatra o a uno psicologo, a un medico di base.
Come si riconosce una crisi di panico da un reale abbassamento di pressione, o un principio di svenimento?
La questione è che il panico è un reale abbassamento della pressione, e un principio di svenimento, e spesso implica reale tachicardia. Cioè non si tratta di un fenomeno apparente da distinguere da un fenomeno reale. È l’eziologia che cambia – cioè quello che bisogna stabilire è se la tachicardia è generata da un disturbo di natura psicogena o meno. Un medico generico nel dubbio può decidere di far fare al suo paziente dei controlli – per esempio alla tiroide, o per esempio al funzionamento della valvola mitralica. Il prolasso della mitrale, è in effetti una malfunzione di una valvola cardiaca che genera una sintomatologia molto simile. In ogni caso, vale in psicologia quello che vale in medicina: non basta un sintomo o un paio di sintomi a portare una diagnosi. Vale una complessa rete di segni, e spesso indagini anteriori al manifestarsi di questi. Oltre tutto, nel caso degli attacchi di panico, si tratta di una diagnosi molto superficiale, che spesso deve preludere ad altro, a una diagnosi più articolata.
Come mai le crisi di panico assomigliano, spesso, a delle crisi cardiache?
Perché hanno la percezione è simile, la sensazione di un battito accelerato. E la tipica sensazione di avere il fiato “corto” da che dipende? Come mai somatizziamo sulla respirazione, c’è un motivo morfologico o è una metafora specifica? Non c’è proprio un motivo morfologico, ma certo è che ci sono parti e funzioni del corpo che si attivano più rapidamente di altre in una reazione psicosomatica, l’apparato digerente per esempio è spesso coinvolto nelle crisi ansiose per esempio, e l’apparato respiratorio è coinvolto anche in altri disturbi di ordine psicosomatico – per esempio l’asma. Naturalmente si possono dire moltissime cose sulla simbolica di un certo sintomo piuttosto che un altro, ma non ha senso assolutizzare una spiegazione a scapito di altre. La simbologia con cui ci esprimiamo ha prima ti tutto a che fare con la nostra singolarità ed esperienza di vita singolare. In ogni narrazione il sintomo assumerà una connotazione diversa.
Quali sono gli elementi scatenanti del panico?
Voglio fare un esempio. Quando parliamo di un evento storico, per esempio una guerra, sui libri di scuola leggiamo spesso due ordini di motivi. La causa reale e la causa occasionale. La causa occasionale è la causa contingente: quando nel 1870 la Francia attaccò la Prussia ne venne una guerra. La causa occasionale fu il dispaccio di Ems, ovvero una provocazione ad opera di Bismark – che fece pubblicare delle trattative diplomatiche con la Francia manipolandole in modo tale da far sentire la Francia oltraggiata. La causa reale fu ben altra: motivi di potere e di egemonia premevano per una redifinizione politica in Europa, e la guerra covava da molto tempo. Così gli attacchi di panico. La causa occasionale è un qualsiasi motivo superficiale che dimostra come un dato equilibrio si sta alterando. La persona può pensare per esempio, che potrebbe morire da un momento all’altro e ogni volta che legge la parola “tumore” entra in scena la causa occasionale e scatta l’attacco di panico – con tutte le sue disagevoli conseguenze. Ma la causa reale è sempre più profonda e spesso collegata alla necessità di un riassetto esistenziale. L’anima cerca un modo per stare meglio, e vedendo che nessuno prende provvedimenti – usa il corpo per inviare un segnale più forte. Dispaccio di Ems.
Oggi, in Italia, come viene curata la sindrome da panico?
In vari modi – secondo quale prospettiva ha chi cerca la terapia e chi cura. Personalmente ritengo che la modalità migliore sia quella di affiancare l’uso di psicofarmaci a una psicoterapia.
Secondo te la sindrome da panico nasconde sempre una forma di depressione?
Se vogliamo riconoscere al termine depressione, la vasta valenza che ha nella lingua parlata – certamente. Sotto il profilo strettamente clinico qualcuno potrebbe non considerarlo esatto, perché in psicologia e in psichiatria la depressione è identificata con un quadro patologico preciso, che risponde a certi sintomi, ma che non è l’unico modo con cui una persona può vivere il disagio. Diciamo che dietro a un attacco di panico c’è sempre una situazione di disagio.
Sei d’accordo con la cura farmacologica contro il panico?
Assolutamente si. Ma trovo molto importante ribadire che tale cura farmacologica non deve essere assunta arbitrariamente ma portata avanti sotto l’egida di uno specialista. I farmaci contro gli attacchi di panico possono essere molto efficaci, pure possono creare dipendenza, e avere degli effetti molto potenti o indesiderati se il dosaggio non è rispettato.
E con le sedute terapeutiche con uno psichiatra?
Allora, occorre fare una premessa: un tempo psichiatria e psicoterapia erano nemiche acerrime. Cioè esistevano psichiatri che odiavano la psicologia perché biologizzavano completamente il comportamento, e psicoterapeuti che odiavano la psichiatria per negavano completamente la natura fisica dei processi mentali. Questa dicotomia sopravvive ancora nella mentalità dei terapeuti di vecchia generazione, ed è una delle cose più deleterie che a un malcapitato paziente possa capitare. Oggi si viaggia verso una sinergia, che riconosca alle due diverse competenze diversi meriti e diverse sfere di indagine. Perciò le sedute con uno psichiatra vanno benissimo, una volta appurato che lo psichiatra abbia fatto un percorso formativo addizionale alla specializzazione, passando per forche caudine di un’analisi personale e gli insegnamenti di un’ulteriore scuola di specializzazione. Per conto mio, io sono una convinta sostenitrice delle terapie associate: due sguardi diversi vedono meglio un paziente, due competenze diverse completano meglio il lavoro. Psicologi e psichiatri possono benissimo collaborare.
Pubblicato da Fausta Maria Rigo su: http://fragmenta.blogosfere.it








