PALERMO: GAY ACCOLTELLATO DAL PADRE, NON ACCETTAVA MIA OMOSESSUALITA’

Palermo, 26 mag. – (Adnkronos) – “Mi padre diceva che ero gay perche’ mi drogavano e mimi  facevano persino prostituire, ma non e’ vero, io sono nato cosi’, sono un omosessuale”. A parlare e’ Paolo Brunetto, il 18enne palermitano accoltellato dal padre perche’ gay. Il padre e’ stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, quando e’ stato ammanettato si sarebbe giustificato dicendo ai militari “l’ho fatto per una questione di onore e di vergogna”. “Mi offendeva sempre -ha detto il giovane intervistato dal Tg3 regionale della Sicilia- cosi’, sabato sera dopo l’ennesima lite, ho deciso di uscire. Ma quando ero sotto la doccia, ancora nudo, mi ha raggiunto in bagno e mi ha aggredito”. Paolo Brunetto ha ferite sull’avambraccio e anche un leggero trauma cranico. “Mio padre -ha detto ancora- sapeva da tempo che io sono gay, e non l’ha mai accettato, a differenza di mia madre. Mi diceva sampre ‘non verrai mai accettato nel mondo del lavoro’ e quindi sosteneva che fosse colpa mia se sono disoccupato. Ma lui mi deve accettare cosi’ come sono, l’essere omosessuale fa parte della mia natura e rimarro’ sempre cosi’”. Con un cappellino grigio di strass in testa, un leggero tocco di lucida labbra, Paolo Brunetto, ha un sogno nel cassetto: fare il fotomodello. “Ma fino ad oggi -ha detto- non ci sono ancora riuscito”.

da:http://www.iltempo.it

Commento del Dott. Zambello

Questo è uno dei risultati di una cultura omofobica che ancora, purtroppo, persiste in tanti strati della nostra società. Una cultura che in questo caso ha fatto  due vittime: il figlio che fin da bambino ricorda di non essere stato accettato, voluto bene per quello che è, ed il padre che si sente insopportabilmente frustato rispetto le aspettative sociali. Il figlio deve essere ”maschio”.  Ciò è  delirante, non corrisponde alla realtà,  né biologica, né psicologica. Non ha alcun riscontro  scientifico. Ma,  non importa, se così non è, allora, è preferibile uccidere o comunque,  continuare a non riconoscere l’altro o, farlo sentire “peccatore”.

Condividi :
  • Facebook
  • Twitter
  • email
  • Print

Vuoi lasciare un commento?