Uno studio di due ricercatrici dell’Università del Piemonte orientale rivela quali sono le reazioni dei genitori difronte ai coming out dei figli. Affetto e solidarietà, ma si teme per la società.
Avere un figlio omosessuale non è un dramma per le famiglie italiane: pochissimi sono i genitori che lo hanno cacciato da casa o hanno reagito con violenza. La stragrande maggioranza, dopo il primo attimo di smarrimento, lo accetta e lo ama come prima. Il problema, semmai, è il timore che i figli non vengano accettati dalla società, e il fatto che molti genitori cattolici si trovano a scontrarsi con i loro precetti religiosi.
Sono i risultati di una ricerca effettuata su 200 famiglie italiane da due ricercatrici dell’Università del Piemonte orientale, Chiara Bertone e Marina Franchi, che sarà presentata nella sua interezza nel corso della conferenza internazionale “Family matters-sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche”, prevista per il 20 e 21 giugno a Firenze, organizzata da associazioni tra cui l’Agedo, l’inglese Fflag e la spagnola Ampgil, nel quadro del programma Daphne della Commissione Europea, con il sostegno della Regione Toscana. All’appuntamento parteciperà anche Paolo Brunetto, il giovane palermitano che a fine maggio è stato accoltellato dal padre che non accettava la sua omosessualità. Ora Paolo vive in Toscana dove ha trovato un lavoro presso un noto locale di Torre del Lago.
I risultati della ricerca sono stati anticipati oggi durante una conferenza stampa che si è svolta presso la Sala Cutuli di via Cavour a Firenze, alla quale erano presenti le autrici dello studio, Agostino Fragai, assessore alle riforme istituzionali e alla partecipazione della Regione Toscana, Alessio De Giorgi, task force LGBT della Regione Toscana, Rita De Santis, presidente nazionale di Agedo e Mila Banchi, presidente di Agedo Toscana.Lo studio, intitolato ‘Mamma, papà, sono gay: ecco come reagisce la famiglia’, rivela che nel 64% dei casi la scoperta dell’omosessualità di un figlio è avvenuta in modo diretto, con un esplicito coming out. Negli altri casi, lo si è saputo da un’altra persona, oppure leggendo il diario del figlio, trovando una lettera o del materiale sull’omosessualità. La figura più importante è quella della della madre, che spesso è stata la prima tra i familiari ad averlo saputo, ed ha avuto poi un ruolo di mediazione nel rapporto con il padre. Fratelli e sorelle in molti casi sanno prima dei genitori, ed esprimono complicità e condivisione.
Per molti genitori (53% dei padri e 44% delle madri) scoprire l’omosessualità del figlio o della figlia è un fatto inaspettato. Negli altri casi, raccontano di aver già avuto dei sospetti. La prima reazione alla scoperta è di smarrimento, paura, dolore. Ma solo una minima percentuale confessa di aver avuto reazioni violente. Tre madri hanno confessato di aver dato uno schiaffo, altre due hanno cacciato il figlio di casa. Un padre ha raccontato di avere detto al figlio maschio: “Non sei piu’ mio figlio”, mentre due madri hanno definito i figli maschi dei ‘pervertiti’. Qualcuno ha avuto una reazione ricattatoria manifestata con frasi come: “Perché mi dai questo dolore?”, altri hanno ritenuto che il figlio o la figlia fossa stato ‘traviato’ da qualcuno. La quasi totalità, comunque rifiuta il concetto di omosessualità come malattia. In una seconda fase, poi, subentrano i sentimenti di amore incondizionato, solidarietà e protezione e addirittura complicità. Il desiderio primario di un genitore è la ‘normalizzazione’, ovvero una vita sentimentale appagante ed un rapporto stabile. In sostanza, il legame affettivo tra genitori e figli non viene messo in discussione né tanto meno spezzato. La maggioranza delle madri e dei padri si riconosce nelle frasi “l’importante è che tu sia felice” (88%), e “mi dispiace non esserti stato vicino quando ne avevi bisogno” (69%). Molti sono poi i genitori che si augurano che i figli vadano, in futuro, a vivere all’estero, in un contesto di riconoscimento di diritti e in una società che non manifesti ostilità.
“Per qualità, dimensione europea, argomenti trattati e campo di indagine – dice Agostino Fragai, assessore alle riforme istituzionali e alla partecipazione della Regione Toscana – questa ricerca contribuirà non poco ad una maggiore conoscenza, anche per le istituzioni, dei problemi connessi con l’accettazione dell’omosessualità. L’impegno a costruire un contesto sociale rispettoso di ogni orientamento sessuale è presente nell’azione della Regione Toscana, la quale, peraltro, dispone di una legge specifica la cui attuazione è affidata a una task force”. Nell’ambito della due giorni del ‘Family Matters’, poi, verrà presentato, in anteprima, anche il video dal titolo “Due volte genitori”, di Claudio Cipelletti, un prezioso documentario di 90 minuti, in cui i genitori di giovani gay e lesbiche escono allo scoperto, raccontando le loro esperienze.
da: www.gay.it
Commento del Dott. Zambello
Ho scritto e pubblicato molto, anche su questo blog a proposito dell’omosessualità. Purtroppo mi rendo conto, soprattutto nella mia esperienza clinica che è ancora un problema sociale importante. Sono tante le persone che ancora soffrono e a volte anche molto, a causa della loro sessualità. Personalmente non credo che se un giorno, purtroppo ancora lontano, ogni uno di noi potesse vivere tranquillamente la sua sessualità, etero o omo che sia, gli omosessuali avrebbero finito di “star male”. Non credo che i loro disagi psicologici abbiano come causa principale il fatto di non essere socialmente accettati, però è pur vero che comportamenti ostili, mancanza di libertà, sentirsi additati come “diversi” o “peccatori”, non li aiuta. Ieri abbiamo pubblicato un articolo su un lavoro di ricerca fatto da alcuni professori universitari di Padova da cui emergeva che l’omosessualità è un fatto genetico. Non lo so, non so se sia un fatto genetico, psicologico, sociale, so di certo che è un” fatto indelebile”. Chi è così lo sarà sempre e allora, perchè non aiutarlo a vivere la sua realtà? Che vantaggio c’è a rendergli la vita difficile e a tentare di impedirgli che diventi affettivamente adulto?








