Inutile sentirsi in colpa se, per superare momenti di tensione, ci si butta sul cibo. Mangiare è un’arma antistress prevista dalla Natura. Ricercatori dell’University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas, Usa hanno dimostrato che i livelli dell’ormone della fame, grelina, si impennano non solo in risposta al bisogno di cibo, ma anche come reazione allo stress indotto da ansia e depressione.
Il meccanismo funziona come un «pronto intervento» antistress, ma ha un effetto collaterale: il bisogno di mangiare di più e, di conseguenza, il rischio di ingrassare. Il sistema grelina «coordina le risposte allo stress nel loro complesso», ed è legato «all’umore e ai livelli di energia». In altre parole, mangiare rilassa e fa sentire più forti.
da:http://iltempo.ilsole24ore.com
LA DEPRESSIONE PUO’ FAVORIRE IL DIABETE
(AGI) – Washington – Le persone affette da depressione hanno un rischio piu’ alto di sviluppare la forma piu’ comune di diabete rispetto alle persone non depresse, secondo un nuovo studio che fa luce sui possibili collegamenti tra le due patologie. La connessione tra diabete di tipo 2, la forma della malattia strettamente connessa con l’obesita’ e una vita sedentaria, potrebbe essere un po’ come una strada a due sensi, dice lo studio: non solo il diabete puo’ portare alla depressione, come ben noto ormai, ma anche la depressione puo’ condurre al diabete.
da: http://salute.agi.it
Commento del Dott. Zambello
Ho messo assieme queste due notiziole non tanto per il significato clinico, non so quanto siano confermate dai dati sperimentali o non siano il frutto di una intuizione, di un buon senso direi comune ma, perchè passa una informazione a cui io credo sempre di più: noi siamo un tutt’uno, non stiamo bene, o male a livello psicologico o fisico ma assieme, siamo un’unità.
Si, lo so, dico una banalità, sono ormai decenni che una certa medicina “alternativa” sostiene questo. Quello che non mi convince, in questo tipo di medicina, penso ad esempio all’omeopatia, non è la teoria che ci sta sotto e forse neanche la diagnosi ma l’intervento clinico, la risposta terapeutica. Voglio dire, mi sembra un paradosso che nel momento stesso in cui ammetto che “la malattia” è l’epifenomeno di un complesso di cause, fisiche, psicologiche, delle quali noi conosciamo o possiamo percepirne solo una piccolissima percentuale, rispondo con un “farmaco” standardizzato. Ricordiamoci che la ricerca farmacologica nella omeopatia é molto ridotta direi che é ferma a Samuel Hahnemann. Credo che pur consapevoli della complessità della malattia, la risposta specialistica aiuti a trovare dei rimedi che non sono totipotenti ma che permettono alla persona di coltivare aspetti diversi, se pur consapevolmente parziali del proprio se, evitando la deriva onnipotente della filosofia new age.








