Insieme si può (ma non si deve per forza)

31-07-08

Falsi miti del sesso. Rincorrere il mito dell’amplesso perfetto ci fa perdere di vista la normalità dei rapporti sessuali.

Sanihelp.it – Film appassionato, scena madre, i due protagonisti coronano il loro sogno d’amore con un rapporto dolce e intenso e raggiungono l’acme del piacere contemporaneamente, a suggellare il loro essere anime gemelle. Quante donne, quanti uomini hanno mai sperato che almeno una volta nella vita andasse veramente così? Inutile mentire: la risposta è tutti. Il problema, se vogliamo è che la contemporaneità dell’orgasmo non è la regola ma l’eccezione. E quasi mai questa eccezione si può verificare al primo tentativo tra due persone che hanno un rapporto. Il perché affonda le sue radici nella fisiologia maschile e femminile, due universi che hanno le loro  variabili: queste raramente giocano a favore del rapporto perfetto.

Cominciamo da lei: non è detto che la donna debba per forza avere un orgasmo grazie alla penetrazione. Certo, ci può essere un piacere più o meno intenso, ma la scarica orgasmica non è così scontata, almeno a livello vaginale. Ecco perché un uomo non dovrebbe mai dimenticare di massaggiare o comunque stimolare la clitoride (scritto con l’articolo determinativo femminile rigorosamente femminista) prima o durante un rapporto. Questo modo di approcciare il sesso femminile verrà sicuramente apprezzato dalla partner che si troverà quindi nella piacevole situazione di avere di fronte a lei un uomo che non pensa solo al suo piacere personale ma si impegna affinché anche lei abbia il suo legittimo orgasmo.

Dopodiché il discorso passa a lui: in questi casi l’eccitazione di una prima volta con una nuova compagna può giocare qualche brutto scherzo. Come una mancata erezione. O una eiaculazione precoce, o ancora una impossibilità ad eiaculare, benché questa sia meno frequente. A questo punto che cosa si deve fare? L’eiaculazione precoce non deve distrarre: può rappresentare una sorta di aperitivo per una seconda volta che, fisiologicamente, dovrebbe essere comunque più lunga della prima. Una mancata erezione non deve spaventare o mettere in condizione di vergognarsi: fino a che non si ha la certezza di poter mantenere una erezione stabile può essere buona norma indugiare un po’ di più in baci e carezze, lasciando quindi che la natura faccia il suo corso e nel frattempo ci si può dedicare al piacere del partner, in attesa che la tensione si sciolga e che quindi il rapporto possa avare inizio.

In caso di eiaculazione difficile o in ritardo, la soluzione migliore è quella di rinunciare alla penetrazione (almeno dopo avere soddisfatto le esigenze di lei) e farsi masturbare. In questo caso l’eccitazione nel vedere la partner armeggiare con il proprio pene, unitamente allo stimolo intenso della masturbazione può facilitare l’orgasmo, con grande soddisfazione per entrambi. Alla faccia di Hollywood…

da: http://www.sanihelp.it

Commento  del Dott. Zambello

Condivido i tono dell’articolo,  buona parte dei piccoli incidenti,  ostacoli, in un rapporto sessuale, sono fisiologici. Si possono superare con  un po’ di esperienza e senza spaventarsi.

Però sbaglieremmo se classificassimo tutti i disagi  sessuali come degli “inconvenienti” fisiologici. A volte le persone hanno dei “veri” problemi sessuali, risolvibili ma che hanno bisogno di un aiuto medico e/o psicoterapeutico.

 

Milano/ Sos suicidi: ogni giorno due giovani ci provano

31-07-08

Dopo il suicidio del 16enne che si è gettato dalla finestra perché lasciato dalla ragazza e bocciato a scuola ci si interroga una volta di più sul disagio degli adolescenti. Le statistiche non lasciano tranquilli: tra Milano e provincia i giovani, fra i 10 e i 25 anni, attraversati almeno una volta dall’idea di togliersi la vita sono circa 20mila. Di questi, almeno mille provano a farlo e ogni giorno a Milano 2 ragazzi tentano di uccidersi. E nelle zone della Valtellina e Valseriana è ancora peggio. Continua

Con l’ipnosi ti convinco a guarire

29-07-08

Oggi è usata in modo nuovo per curare ansia, depressione e timidezza

Quando si dice ipnosi il pensiero corre a una tecnica ereditata dall’Ottocento, che sa sempre un po’ di “magia”, ma l’ipnosi è tutt’altra cosa al punto da essere una moderna forma di psicoterapia. Ha però cambiato modi e obiettivi. Non viene utilizzata per aiutare il paziente a regredire nel suo passato, o per scoprire chi era in una vita precedente, oppure per trovare, come vuole la psicoanalisi, le radici di un antico trauma infantile, ma per instaurare una modalità diversa e privilegiata di comunicazione.

Il paziente viene infatti condotto in un particolare stato di coscienza, nel quale vive come “reali” situazioni immaginarie che il terapeuta struttura in modo da aiutarlo a “rimodellare” comportamenti, scelte e stati d’animo. A questa “nuova” ipnosi si ricorre in molti percorsi terapeutici: per curare ansia, depressione, fobie, disadattamento sociale e familiare e disturbi della sfera sessuale. L’ipnosi si rivela particolarmente utile nella cura dell’alexitimia, un disturbo della sfera affettiva e cognitiva che inibisce la capacità di comunicare i propri sentimenti. Di fatto, un evidente ostacolo alle tradizionali tecniche di psicoterapia. Continua

L’incubo inchioda lo stupratore

16-07-08

La vittima ricorda durante la psicanalisi:
per il giudice è una prova
FERDINANDO CAMON
 
Contiene due rivoluzioni, una nel diritto e una nella psicanalisi, la sentenza del tribunale di Bolzano, sulla quale Rai3 manda in onda una trasmissione («Ombresulgiallo») oggi in prima serata: la sentenza chiude il processo di una ragazza contro un prete che l’avrebbe violentata da quando lei aveva nove anni fino a quando ne aveva quattordici. La ragazza, in quegli anni zitta e docile (nove anni son pochi, non capiva nulla; però quattrodici son tantini), più tardi cominciò a patire dei disturbi per cui entrò in una terapia analitica, e l’analisi avrebbe fatto riemergere in lei ricordi lancinanti, così dettagliati da convincerla che contenevano la verità. Si aprì un processo che si basava su un terreno insidioso: può l’inconscio testimoniare la verità?

Sul lettino
La ragazza s’è fatta 350 sedute di psicanalisi, Continua

Ricordi lontani di abusi sessuali: sono affidabili?

14-07-08

Le cosiddette ‘memorie recuperate’ su abusi sessuali subiti in un passato molto lontano e portate alla luce tramite psicoterapia sono affidabili in un processo penale? Tanto quanto i ricordi recenti, ha stabilito uno studio pubblicato dalla rivista Psychological Science.

 I ricercatori della Maastricht University guidati da Elke Geraerts hanno cercato di chiarire la faccenda analizzando una gran quantità di persone che riferiscono di aver subito abusi sessuali durante l’infanzia, dividendole in gruppi a seconda di come questi ricordi si sono manifestati: tornati a galla spontaneamente, recuperati mediante psicoterapia, mai spariti.

È emerso che le ‘memorie recuperate’ sono affidabili nel 37 per cento dei casi: potrebbe sembrare poco, se non fosse che gli altri ricordi sono affidabili – incredibile a dirsi per un profano – solo nel 45 per cento dei casi, quindi in una percentuale assolutamente paragonabile.

 Fonte: Geraerts E, Arnold MM, Merckelbach H et al. Forgetting of Prior Remembering in Persons Reporting Recovered Memories of Childhood Sexual Abuse. Psychological Science 2007; 17(11):1002-1008. doi: 10.1111/j.1467-9280.2006.01819x

david frati
da: http://it.health.yahoo.net  

Commento del Dott. Zambello

Lo scopo della psicoterapia e ancor più della psicoanalisi non è quello di stabilire “la verità storica” di quello che è accaduto al paziente ma, di venire a contatto con le sue fantasie, con i suoi vissuti. Poco importa se quello che lui vive, rivive li con il terapeuta,  é realmente accaduto un tempo e come, l’importante è quello  che “accade”, viene rivissuto li, ora, con il terapeuta. E’ così che il paziente si conquista  possibilità di poter elaborare,  superare i suoi traumi “interni”. Tutto questo non ha alcuna rilevanza da un punto di vista penale. Già a suo tempo lo stesso Freud si schermiva quando veniva invitato come testimone in qualche processo. Invitare uno psicoanalista a testimoniare, significa non aver capito che cos’è la psicoanalisi e come funziona.

Il sesso migliore? Dopo i settantanni

10-07-08

Il tempo passa ma non per questo con la vecchiaia sfiorisce il vigore. In particolare quello sessuale. Almeno nella nuova generazione degli ultrasettantenni che il sesso lo fanno più spesso e meglio.

La conferma è arrivata da una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze di Goteborg e pubblicata sulla rivista British Medical Journal. Le donne raggiungono più spesso l’orgasmo e gli uomini hanno molta meno ansia da prestazione. Tutto questo probabilmente perchè con gli anni e l’esperienze si acquisice una maggiore consapevolezza della propria sessualità.

Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno intervistato sulle loro abitudini sessuali un campione di 1.500 settantenni negli ultimi 30 anni. Il primo colloquio è stato fatto nel 1971 (con quelli nati tra il luglio del 1901 e il giugno del 1902), il secondo nel 1976 (con quelli nati tra il 1906 e il 1907), il terzo nel 1992 (con quelli nati nel 1922) e il quarto 2001 (con i nati nel 1930). Dai dati è emerso che nel corso degli anni il numero dei rapporti tra i coniugati è aumentato passando dal 52% al 98% negli uomini e dal 38% al 56% nelle donne. In aumento anche i rapporti sessuali dei single, passati dal 30% al 54% negli uomini e dallo 0,8% al 12% nelle donne.

Ma non è solo la quantità a essere migliorata. Le donne over 70 che hanno partecipato alla ricerca, si ritengono sessualmente più soddisfatte di quelle che avevano la loro età nel 1970, dichiarando anche di avere più orgasmi. La soddisfazione sessuale dell’uomo, tuttavia, non è alla pari a quella delle donne. Ma almeno adesso “hanno meno problemi a riconoscere le proprie carenze a letto, qualcosa che prima non si osava fare”, hanno sottolineato i ricercatori. Inoltre, con il tempo anche i disturbi sessuali si sono evoluti: è in calo il numero di uomini settantenni con disfunzioni erettili, ma la maggior parte di loro soffrono di eiaculazione precoce, uno dei problemi più comuni nei giovani.

da: http://www.diregiovani.it

Federica Sciarelli: «Molti scomparsi vittime di depressione»

10-07-08

Da quattro anni è in prima linea alla ricerca degli «scomparsi». Federica Sciarelli conduttrice di «Chi l’ha visto?» ha dato alla trasmissione un taglio più incisivo.

di: Maurizio Piccirilli

Quattro anni a cercare i «fantasmi» che si perdono nelle nostre città.

Si può fare una statistica del fenomeno?

«Starei molto attenta con i dati. Molti scompaiono e ci sono altrettante denunce ma spesso quando vengono ritrovati non viene comunicato, così resta un dato negativo che si va aggiungere agli altri».
Per tua esperienza quante di queste scomparse sono volontarie?

«Poche. Veramente poche. Invece molto spesso dietro la scomparsa c’è un omicidio. Scomparsi volontari sono gli anziani spesso sofferenti di Alzheimer che escono di casa e non riescono più a farvi ritorno».
E gli adolescenti in fuga?

«Un fenomeno di altri tempi. Oggi fuggono di casa perchè non hanno dato qualche esame o per un’interrogazione andata male. Fuggono più spesso ragazzi affidati a case-famiglia con grossi problemi di disagio sociale».
Tra gli adulti ci sono fughe volontarie? Continua

GAY: RICERCA, PER FAMIGLIE FIGLIO OMOSESSUALE NON E’ TRAGEDIA

09-07-08

Firenze. La maggior parte dei genitori reagisce con amore nei confronti del figlio o della figlia che rivelano la propria omosessualita’. E’ quanto emerge da uno studio condotto su circa 200 famiglie da due ricercatrici dell’Universita’ del Piemonte orientale, Chiara Bertone e Marina Franchi, che é stato  presentato a Firenze il 20 e 21 giugno scorsi, nel corso della conferenza internazionale ”Family matters. Sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche’, organizzata da un gruppo di associazioni tra cui l’Agedo (Associazione genitori di omosessuali), con il sostegno della Regione Toscana.

Al questionario hanno risposto 119 madri e 53 padri. Le interviste sono state realizzate anche con fratelli e sorelle.

Nel 64% dei casi la scoperta e’ avvenuta in modo diretto, con un esplicito coming out del figlio/a. Negli altri casi, lo si e’ saputo da un’altra persona, lo si e’ scoperto leggendo il diario del figlio, trovando una lettera o del materiale sull’omosessualita’. Centrale la figura della madre, che spesso e’ stata la prima tra i familiari ad averlo saputo, ed ha avuto poi un ruolo di mediazione nel rapporto con il padre. Un ruolo importante lo giocano anche fratelli e sorelle, che in molti casi sanno prima dei genitori, ed esprimono complicita’ e condivisione.

Per molti genitori (53% dei padri e 44% delle madri) la scoperta arriva inaspettata. Negli altri casi, raccontano di aver gia’ avuto dei sospetti. La prima reazione alla scoperta e’ di smarrimento, paura, dolore. Ma solo una minima percentuale confessa di aver avuto reazioni violente: tre madri hanno dato uno schiaffo, altre due hanno cacciato il figlio di casa. Un padre ha detto al figlio maschio: ”Non sei piu’ mio figlio”;.

Due madri hanno definito i figli maschi dei ”pervertiti”.

Qualcuno ha avuto una reazione ricattatoria: ”Perche’ mi dai questo dolore’?”, altri hanno ritenuto che il figlio/a fossa stato ”traviato” da qualcuno. Quasi tutti, comunque (161 su 168) rifiutano il concetto di omosessualita’ come malattia.

Dopo la crisi, la forte emozione della scoperta, a prevalere sono comunque sentimenti di amore incondizionato, solidarieta’, protezione, talvolta complicita’. Il legame col figlio non viene mai messo in discussione, non viene spezzato dalla scoperta della sua omosessualita’. Le frasi in cui la maggioranza dei genitori si riconoscono sono ”l’importante e’ che tu sia felice” (88%), e ”mi dispiace non esserti stato vicino quando ne avevi bisogno” (69%).

”Per qualita’, dimensione europea, argomenti trattati e campo di indagine – dice Agostino Fragai, assessore alle riforme istituzionali e alla partecipazione della Regione Toscana – questa ricerca contribuira’ non poco ad una maggiore conoscenza, anche per le istituzioni, dei problemi connessi con l’accettazione dell’omosessualita’. L’impegno a costruire un contesto sociale rispettoso di ogni orientamento sessuale e’ presente nell’azione della Regione Toscana, la quale, peraltro, dispone di una legge specifica la cui attuazione e’ affidata a una task force”.

afe/mcc/bra

da: http://www.asca.it

Commento del Dott. Zambello

Avevamo pubblicato  un po’ di tempo fa, lo studio fatto dall’Università del Piemonte,  ora la politica, ameno una parte,  se ne fa carico. Mi sembra una buona notizia.

L’ultima moda è la psicanalisi via internet

08-07-08

Niente più lettino per la psicanalisi: molto meglio un tappetino, ma… da mouse. Dilaga infatti negli Usa il fenomeno della psicoterapia su internet. Il dibattito sulla validità delle terapie virtuali impazza, ma numerosi studi sembrano confermare la validità di questo approccio. Si occupa della questione un’inchiesta del settimanale Newsweek.Chat-room private tra pazienti e terapisti a 40 dollari l’ora, 12 settimane 12 di counseling per alcolisti a 1200 dollari o corsi di pensiero positivo in sei parti dispensati via mail per 9 dollari al mese: sono questi i nuovi modelli terapeutici in grado di raggiungere il maggior numero di pazienti possibile?

Anche grossi nomi della psicologia mondiale come Martin Seligman dell’University of Pennsylvania hanno aderito alla nuova moda: il luminare ha inaugurato il servizio ReflectiveHappiness.com, grazie al quale più di 10.000 utenti ricevono ogni mese (previa pagamento di una modica cifra) istruzioni per una serie di esercizi studiati appositamente per aiutare i pazienti ad apprezzare se stessi e a evitare di adagiarsi in pensieri negativi. Ad aiutarli, un ‘partner virtuale’, l’immagine di un attore che racconta loro esperienze di vita reale.
Seligman sostiene di aver creato questo servizio internet dopo che i suoi studi lo hanno persuaso che esercitarsi in pensieri positivi regolari può prevenire la depressione, anche grave: “Confrontando le condizioni di salute di pazienti impegnati quotidianamente in questo tipo di esercizi con quelle di pazienti sottoposti a terapia farmaceutica a base di antidepressivi, sono rimasto sbalordito dai risultati: i primi erano in condizioni clamorosamente migliori (8 per cento di pazienti depressi contro 64 per cento)”, sostiene Seligman.Non tutti gli addetti ai lavori però accolgono la novità con entusiasmo: “L’igiene personale, il modo di vestire, il modo di porsi sono tutti particolari di un paziente che non possono essere valutati con un rapporto via web”, spiega Lisa Cohen, psicologa clinica al Beth Israel Medical Center di New York.
Fonte: Ehrenfeld T. Virtual therapy. Newsweek
di:david frati
da:http://it.health.yahoo.net 

Commento del dott. Zambello

Mi capita ogni tanto che qualche paziente mi chieda qualcosa che va oltre il setting analitico. In fondo è giusto, il paziente  mostra anche in questo modo la sua aggressività. Ma mai mi è capitato che qualcuno mi chiedesse una terapia via internet o per telefono. Pur essendo personalmente molto sensibile a questo strumento, credo che possa aiutare molto chi è interessato , a capire, a trovare delle risposte  e anche, forse delle soluzioni, continuo a pensare alla psicoterapia e ancor più alla psicoanalisi come ad un rapporto, e i rapporti personali hanno le loro regole ed i loro limiti. Per me, ad esempio, il setting: orario, poltrona, costo etc sono uno degli strumenti dello psicoanalista ai quali difficilmente, almeno per ora, rinuncerei.

Depressi, ansiosi o tristi?

07-07-08

 

 

 

Quali sono le patologie psichiatriche più diffuse?
Disturbo psichico: una malattia della modernità?
Esistono persone più a rischio?
Quando il disagio diventa malattia?
Quali prospettive di cura per i disturbi psichici?
Esistono trattamenti più efficaci di altri?


Quali sono le patologie psichiatriche più diffuse?

Oggi in Italia, e in senso più ampio in Europa, c’è un’aumentata attenzione verso i disturbi dell’area psicologica/mentale, anche lievi. Si tratta probabilmente di uno dei fattori che ha portato a individuare più spesso che in passato delle forme di sofferenza psichica riconoscendo loro la necessità di essere trattate.Da noi i disturbi più diffusi sono quelli dell’area depressiva: praticamente 1 persona su 4 nell’arco della vita soffre di episodi depressivi importanti, che richiederebbero un trattamento. Un altro gruppo considerevole è quello delle persone che soffrono di ansia tipo attacchi di panico, fobie e simili. Esiste poi un numero consistente di persone (4-5 per cento circa della popolazione) che soffre di una forma psicotica, in cui il rapporto con la realtà risulta alterato. Le forme più gravi, che durano anche anni, sono forse l’1-2 per cento. C’è infine una quota difficilmente stimabile di persone che hanno disturbi di personalità, cioè hanno un disturbo del loro modo di essere e anche del rapportarsi con gli altri. Continua

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