“Spiaggia-Fobia” o “panico da spiaggia”?

Non sto lanciando uno dei soliti quiz estivi tipo “dimmi che gelato mangi e ti dirò chi sei”, ma qualche giorno fa ho letto una notizia che mi ha fatto sorridere, se non altro per l’errore grossolano che contiene.

L’Adnkronos riportava infatti che in estate scoppia un nuovo pericolo per le nostre povere menti ,titolando “Estate: Scoppia ‘Spiaggia-Fobia’, Attacchi d’Ansia Per Prova Costume e Caldo”.

Già qui ho raddrizzato le antenne: ma è “spiaggia-fobia” o “attacco d’ansia in spiaggia”? No, perché mica sono la stessa cosa.

Una fobia è una paura immotivata per un oggetto o una situazione che può accompagnarsi ad ansia, ma solo nella misura in cui ci si imbatte nell’oggetto della propria paura, tanto è vero che uno dei sintomi fondamentali è l’evitamento, ossia l’insieme di strategie messe in atto pur di non doversi trovare faccia a faccia con questo temuto e l’ansia cresce progressivamente se nonostante i tentativi non si riesce proprio a starne lontani.

Gli attacchi d’ansia sono invece qualcosa che insorge più acutamente, spesso senza un oggetto scatenante riconoscibile, che si accompagna ad un vissuto prevalentemente fisico (affanno o senso di soffocamento, battito accelerato, sudorazione, tremori, senso di vertigine o svenimento che può arrivare fino alla sensazione di morte imminente o alla paura di essere sul punto di impazzire). La paura per una situazione, l’ansia e le strategie di evitamento insorgono semmai successivamente a un primo episodio, quando la persona colpita ha paura a trovarsi nello stesso luogo o in luoghi simili nella convinzione che possa accadere di nuovo.
Leggendo la notizia dell’Adnkronos si scopre che “la ‘spiaggia-fobia’ scoppia in riva al mare perché intero o bikini, slip o boxer che siano, mettersi in costume, in alcuni casi, può far venire sia a donne che a uomini delle vere e proprie crisi di ansia” almeno secondo quanto afferma Paola Vinciguerra, presidente dell’Associazione europea disturbi da attacchi di panico e direttore dell’Unità operativa attacchi di panico presso la Clinica Paideia di Roma. “Mostrare il proprio corpo nudo – secondo la psicoterapeuta – è un elemento spesso ansiogeno, ma non è da collegarsi solo al disagio di una forma fisica non perfetta. Esporsi è la rappresentazione della fiducia in se stessi ed è questo il vero motivo che ci può portare ad avere delle vere e proprie crisi d’ansia”.

Già dalle prime parole e soprattutto dalla specializzazione dell’esperta sembrerebbe quindi che il problema di cui si parla non sono tanto le fobie ma gli attacchi d’ansia qualcosa di acuto, come un attacco di panico.

“Il disagio di mostrarsi in costume si esprime in diversi modi – continua la fonte – il più classico è quello di fare in modo di non scoprirsi troppo, assumendo poi pose plastiche con l’illusione di minimizzare quello che a noi non piace del nostro corpo”. E infatti Vinciguerra spiega che “la chiusura nel proprio disagio porta spesso ad avere difficoltà di socializzazione e può far scattare meccanismi di gelosia ossessiva nei confronti del partner o un grande senso di invidia nei confronti degli altri che ci appaiono migliori e più belli di noi”.

Insomma, la vacanza finisce col diventare una causa di stress piuttosto che un periodo per riprendersi dallo quello accumulato per altri motivi durante l’anno, ma soprattutto ci fa tornare a casa “con il senso di autostima completamente schiacciato”.

Casi di questo tipo sono tutt’altro che rari e negli ultimi anni l’estate ha fatto registrare notevoli incrementi.
Poi però c’è la piccola rivelazione rispetto al mio dubbio iniziale: secondo l’esperta, a moltiplicarsi sono stati “i casi di disagio psichico: ansia, attacchi di panico, crisi depressive”.

Quindi il discorso sembrerebbe a questo punto generale: dalle fobie alla depressione tutti i modi possibili con cui può manifestarsi il disagio psichico.

I motivi di questa escalation generalizzata sono molteplici. “In primo luogo c’è il caldo che crea problemi – afferma – perché l’afa colpisce le cellule cerebrali alterando i livelli di minerali come magnesio e potassio; questo provoca ipertensione ed episodi di aritmia. Con l’aumento della temperatura sale poi la quota d’inquinanti a livello del suolo, aumentano le difficoltà respiratorie e anche il sonno può essere disturbato. Tutto ciò può provocare una risposta d’ansia causata dall’incapacità di capire cosa ci stia accadendo. Così – spiega – si attivano meccanismi di controllo del nostro stato fisico e ogni piccola variazione viene subito registrata come se fosse un imminente pericolo dando luogo a veri e propri attacchi di panico”.

A contribuire c’è poi la rottura della quotidianità, “che ci dovrebbe stimolare a dare spazio a interessi spesso sacrificati, come la socializzazione, la curiosità, l’esplorazione e anche l’ozio. Eppure,una vita programmata – e qui sta l’aspetto più interessante – ci comprime ma ci tranquillizza. Durante il periodo di ferie l’ansia profonda che alberga nell’essere umano non è più contenuta nel rituale del quotidiano, ma esplode nella libertà. Basta vedere come sono organizzati molti villaggi dove ogni attività è pianificata, ora dopo ora. Tutti sanno cosa accadrà durante la giornata. Ciò è finalizzato a tranquillizzarci”. Infine, “nel periodo di vacanza può esplodere un senso di inadeguatezza causato dalle difficoltà economiche che tutti stiamo vivendo”.

Cosa fare dunque? “Sforzarci di vivere le vacanze con serenità – conclude la Vinciguerra – ottenendo così una ricarica energetica per affrontare il nuovo periodo lavorativo. Bisogna prendere coscienza che la realtà molto spesso non coincide con la nostra percezione e quindi non si deve cercare di modificarla”.

Boh! Viste le premesse sembrerebbe meglio andare in montagna dove non dobbiamo scoprirci troppo o se proprio dobbiamo andare al mare, scegliere almeno un viaggio organizzato fin nei minimi dettagli. Solo che con quel che costano rischieremmo di sentirci inadeguati sul versante economico.

Consoliamoci: se non possiamo permetterci proprio la vacanza siamo anche più “fortunati” perché almeno guadagneremmo molto in salute.

Fonte: Adnkrons

da:http://arteesalute.blogosfere.it

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