Alcol/ Fa più morti della droga. E l’astinenza è molto più dura. E la donna è pari all’uomo…

30-09-08

Fa più morti della droga e anche le crisi di astinenza sono molto più terribili, eppure l’alcolismo fino a qualche tempo non era trattato alla stregua di una malattia, ma soltanto di un vizio. A torto. Perché la dipendenza da alcol è caratterizzata dalla mancanza di controllo da parte dell’alcolista sulla sostanza che lo rende schiavo. Non solo; questa dipendenza ha dei costi sociali enormi in morti per patologie secondarie (cirrosi ed epatocarcinoma, malattie cardiovascolari, patologie cerebrali), per incidenti stradali provocati da riflessi appannati dall’alcol, per ricoveri ospedalieri, divorzi, licenziamenti. Nonostante tutto ciò, le bevande alcoliche restano una risorsa facilmente raggiungibile poiché non sono fuorilegge ed il loro prezzo è alla portata di tutti (a differenza delle droghe).

Cosa è e come uscirne – Molti cominciano come per il fumo o la droga: provando con gli amici. È questo il primo passo della strada che, se percorsa fino in fondo, porta all’alcolismo. L’euforia che si sperimenta dopo aver alzato un po’ il gomito è un incentivo per le persone più deboli psicologicamente a continuare per dimenticare i problemi quotidiani. Eppure, per arrivare allo stadio finale ci vuole parecchio tempo ed i segnali che indicano l’assuefazione sono sempre molto chiari, a cominciare dal desiderio sfrenato per l’alcol e dall’incapacità di controllare le quantità di alcol ingerito, fino alla tendenza a bere già al mattino e alla crisi di astinenza vera e propria. Già a questo stadio si ha bisogno di aiuto, ma è più facile venirne fuori rispetto alla dipendenza. Continua

Alcol e droga a sedici anni, allarme nel fine settimana

26-09-08

 

Una ricerca del San Raffaele: i bulli più attratti dagli eccessi. Contro le ubriacature precoci cresce il progetto con le scuole. “Il consumo di stupefacenti caratterizza anche i giorni da lunedì a venerdì”
Sbronze, magari associate all’uso di cocaina, per fare festa nel weekend. E spinelli fumati durante la settimana come modo per stare insieme, per “fare gruppo”. Questa la fotografia del consumo di droga e alcol fra gli studenti delle scuole superiori che emerge da una ricerca dell’università Vita-Salute San Raffaele. Un’indagine condotta su mille e cinquecento giovani fra i quattordici e i diciotto anni, a Milano e nell’hinterland.

 

Andrea Fossati, professore di Psicologia clinica e coordinatore della ricerca, spiega: «Il momento critico per il consumo di alcol e stupefacenti è il weekend, ma con una differenza. Mentre l’abitudine a ubriacarsi durante la settimana è rara, il consumo di stupefacenti ha un andamento più stabile nei vari giorni». Il 9.4% degli intervistati dice di ubriacarsi spesso nel fine settimana, ma solo il 2.8 percento lo fa nei giorni di lezione. Per gli stupefacenti la forbice si restringe: l’8.4% ne fa uso frequente nel weekend, il 5.1% durante la settimana.
La ricerca su alcol e droga è parte di un monitoraggio del San Raffaele sul fenomeno del bullismo. Un’indagine condotta fra 6mila ragazzi delle scuole in tutta la Lombardia.

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Ipocondria

24-09-08

Di Francesca Martino

Se hanno mal di testa è sicuramente per un cancro al cervello. Se non digeriscono bene è celiachia. Se si sentono stanchi, corrono a fare il test dell’Hiv. Sono gli ipocondriaci, quelle persone che soffrono di malattie che non hanno; che interpretano ogni più piccolo sintomo come presagio di un’imminente catastrofe. L’ipocondria è un male in crescita, che colpisce soprattutto giovani tra i 20 e i 30 anni, uomini e donne indifferentemente; nella pratica medica è riconosciuta tra il 4 e il 9 per cento dei pazienti. Il problema è che – già piuttosto difficile da curare – questa nevrosi ha trovato un alimento ideale nel web. La classica enciclopedia di medicina è andata in soffitta, soppiantata da una marea di informazioni sanitarie dalle origini più diverse e incontrollate,
tutte raggiungibili all’istante con pochi click. Continua

Psicologia, la solitudine ci fa sentire più freddo

23-09-08

Una persona fredda, sia dal punto di vista sociale che fisico, è anche una persona sola. Quando infatti si vive in solitudine e in un ambiente poco accogliente la temperatura corporea si abbassa significativamente. A sostenerlo è stato un gruppo di ricercatori della Rotman School of Management dell’Università di Toronto in uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science.

La tesi sostenuta dai ricercatori è che esiste un legame molto stretto tra la percezione della temperatura e lo stato psicologico. Per dimostrare questa teoria i ricercatori hanno condotto due esperimenti.

In un primo è stato chiesto a due gruppi di volontari di ricordare un’esperienza di esclusione e di inclusione sociale e di provare a fare una stima della temperatura dell’ambiente in cui si trovavano quando hanno vissuto questa esperienza. La temperatura indicata è variata tra i 12 e i 40 gradi centigradi. E chi ricordava esperienze di esclusione ha dichiarato di aver percepito più freddo.

Nel secondo esperimento, invece, i volontari hanno giocato insieme con un pallone tramite una simulazione al computer. Alcuni di loro, però, sono stati sistematicamente esclusi dal gioco, mentre altri hanno ricevuto molto spesso la palla. Subito dopo, i ricercatori hanno chiesto ai volontari se avrebbero preferito cibi e bevande caldi o freddi. Ebbene, gli esclusi hanno chiesto più cibi e bevande calde, quasi come a voler compensare la sensazione di freddo percepita a causa dell’esclusione subita.

Secondo i ricercatori, questo potrebbe spiegare anche il perchè molto spesso le persone sono più esposte a sentimenti negativi durante l’inverno.

 da: http://www.lastampa.it 

Tre milioni di italiani impotenti, dal medico solo dopo due anni

21-09-08

Impotenza sessuale ‘grattacapo’ per tre milioni di uomini italiani. “Ma attualmente sono solo 600 mila quelli in cura” con i farmaci ormai celebri per la loro fama di pillole dell’amore. “Troppi si ostinano a non voler andare dal medico per risolvere il problema, mentre dovrebbero prendere esempio dalle donne. Se in media loro attendono solo due mesi per illustrare al ginecologo eventuali disturbi, l’uomo si decide solo dopo due o anche tre anni”. A sottolinearlo è Vincenzo Mirone, presidente della Società italiana di urologia (Siu). “Oggi – assicura l’esperto – sono le compagne, le mogli, le fidanzate a portare il loro partner dallo specialista per avere un consulto e risolvere il problema della disfunzione erettile. Ed è un bene, perché altrimenti il disturbo verrebbe portato avanti per anni invece di essere facilmente curato e risolto”. Le terapie disponibili sono infatti ora “sempre più personalizzate – aggiunge Marco Carini, direttore della Clinica urologica dell’università di Firenze – e consentono all’uomo di adattare alle proprie esigenze l’assunzione del farmaco anti-impotenza: solo nel week-end, per un effetto immediato o per un trattamento prolungato”. Insomma c’è l’imbarazzo della scelta: l’importante è vincere la vergogna di andare dal medico

http://www.adnkronos.com

Commento del Dott. Zambello

Ho raccontato in un’altra parte del sito, la storia di un paziente che venne da me dopo 20 anni di matrimonio e la moglie era ancora vergine. Purtroppo non sono casi limite. Sempre più spesso  capita di doverci interessare di matrimoni bianchi o che diventano “bianchi”.

Chiedere aiuto ad un medico specialista, andrologo è  indispensabile prima di iniziare una qualsiasi terapia. Spesso però non vi sono cause organiche che impediscano il rapporto ma picologiche e il quel caso la terapia di elezione è la psicoterapia.  Farmaci “blu” o  “arancioni” sono solo dei sintomatici e tendono a far cronicizzare  le vere cause.

I MODELLI PSICOLOGICI

21-09-08

Credo sia importante che il paziente che si accosta a chiedere una psicoterapia, abbia una idea almeno sufficiente di cosa questa sia e che differenze ci sono tra i vari modelli teorioci di riferimento. E’ questo lo scopo del Blog. L’articolo che riportiamo non distingue molto all’interno del modello psicodinamico. Sappiamo che ci sono sostanziali differenze tra i Freudiani e gli Junghiani ma su questi temi spero che le sezioni del blog o www.psicoterapiajunghiana.it  possano supplire.  (ndr)

Elaborato introduttivo del saggio di R. Canestrari, Psicologia Generale e dello Sviluppo, Bologna. Spunti e approfondimenti tratti da Paolo Benini e Roberta Naclerio

 

Il cammino della psicologia è segnato dal succedersi di teorie con cui si giunge alla metodologia sperimentale.
La ricerca qualitativa ha una lunga tradizione in psicologia e nelle altre scienze sociali. Già agli inizi del ‘900, Wilhelm Wundt (1900-20) impiegava metodi descrittivi nella sua folk psychology, accanto ai metodi sperimentali della psicologia generale. Più o meno contemporaneamente, in Germania la sociologia veniva riconosciuta come disciplina accademica. Mentre in Francia e in Inghilterra la sociologia emulava i metodi delle scienze naturali, in Germania si elaborava un nuovo metodo d’indagine grazie soprattutto a M. Weber, G. Simmel e all’influenza di W. Dilthey e del marxismo. Questi autori applicarono l’idea che il paradigma delle scienze naturali non fosse adatto per la comprensione dei fenomeni sociali. Lo scopo della sociologia non poteva essere quello di formulare leggi fondamentali, poiché ogni fenomeno sociale è a sé e non è possibile una sua comprensione se non considerando il soggetto che la compie. In definitiva, si apriva un dibattito tra due diversi approcci: l’uso del metodo induttivo e lo studio del caso singolo da un lato e l’approccio empirico e statistico dall’altro. Anche nella sociologia statunitense il metodo biografico, gli studi sul caso singolo e i metodi descrittivi furono centrali per lungo tempo, fino agli anni ’40, grazie anche alla forte influenza della Scuola di Sociologia di Chicago.
Tuttavia, con lo sviluppo successivo delle due discipline, vi fu una prevalenza di approcci di ricerca sperimentali, standardizzati e quantitativi, fino agli anni ’60, quando, nella sociologia statunitense, la critica a questi metodi divenne nuovamente rilevante con Cicourel nel 1964 e Glazer & Strass nel 1967 (Flick 1998). Tale critica fu poi ripresa in Germania negli anni ’70. Da questo momento in poi il panorama statunitense e tedesco seguono diversi sviluppi teorici e metodologici (Flick 1998). Continua

Psicoterapia, sempre più realtà virtuale

19-09-08

Roma – Albert “Skip” Rizzo, professore della University of Southern California e psicologo, è convinto che i videogame possano essere la base di un approccio innovativo alla cura dei disturbi post traumatici da stress, DPTS, una patologia particolarmente virulenta tra i soldati americani inviati in Iraq costretti a vivere esperienze shockanti come l’esplosione di mezzi di trasporto o la morte di un commilitone.Dal 2005 Rizzo lavora a Virtual Iraq, una simulazione in grafica immersiva basata appunto sul videogame Full Spectrum Warrior in grado di restituire, nel comodo e sicuro studio del terapista, tutte le condizioni sensoriali che hanno scatenato il disturbo nel paziente. Piuttosto che limitarsi a usare l’immaginazione, questi ha la possibilità di immergersi concretamente, lentamente e per gradi, nell’esperienza orribile che ne ha segnato la psiche.

Per restituire un’esperienza immersiva, Virtual Iraq utilizza il visore Z800 3DVisor (nella foto), attraverso il quale vengono trasmesse le immagini stereoscopiche e i suoni dello scenario in oggetto. Il paziente viene messo di fronte al suo orrore personale su una piattaforma vibrante, in grado ad esempio di restituire il movimento di un veicolo blindato o anche il colpo ricevuto dall’esplosione di una mina. Continua

Tra panico e crisi d’identità

18-09-08

Tachicardia, capogiri, confusione, vertigini. Al cospetto di opere d’arte dalla straordinaria bellezza, c’è chi si sente perso, e il malessere cresce a tal punto da finire al pronto soccorso. È la sindrome di Stendhal, disturbo psicosomatico definito per la prima volta a Firenze, uno degli scrigni d’arte più belli al mondo, dal gruppo di esperti guidati dalla psichiatra e psicoanalista Graziella Magherini.

«La definizione di questa sindrome – spiega la psichiatra – è nata dopo uno studio che abbiamo condotto tra gli anni Ottanta e Novanta all’ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze su oltre 100 turisti che erano arrivati da noi dopo aver visitato la città».
Tre sono le principali manifestazioni della sindrome: «c’è chi cade preda di un attacco di panico – aggiunge – chi finisce in uno stato di eccitazione ed esaltazione, e chi, nelle forme più serie, si sente perseguitato e minacciato dal mondo che lo circonda». Tutti sintomi benigni, accomunati da una crisi della propria identità, che in genere si risolvono nel giro di qualche ora o al massimo di un giorno.
Solo la bellezza, però, non può far così male. Oltre alla straordinarietà dell’arte, infatti, ciò che predispone alla sindrome è il fattore viaggio. «Si tratta sempre di turisti che provano una profonda esperienza estetica lontano da casa – precisa Magherini -. Il viaggio, anche se piacevole, ci costringe ad allontanarci dalla sicurezza della quotidianità, e questo può destabilizzare alcuni soggetti».

da: http://iltempo.ilsole24ore.com    

L’inquieta eredità degli psicanalisti

16-09-08

Particolarmente scandalizzato era l’articolo uscito su il Giornale a firma di Tommy Cappellini mercoledì 3 settembre con il titolo, non possiamo dire benevolo: «Quei maledetti della psicoanalisi».
Il primo maledetto è Masud Khan, analista dai comportamenti estrosi, che intrecciava analisi con relazioni personali e anche erotiche. Il pezzo di Cappellini omette di dire che Masud Khan, proprio per i suoi modi disinvolti di trattare le terapie, fu espulso dalla società psicoanalitica britannica a cui apparteneva. Il secondo maledetto è Viktor Tausk, che sposò una paziente e più tardi si suicidò \. Il terzo maledetto è Bruno Bettelheim: anche lui si suicidò, utilizzando un sacchetto di plastica. Il pezzo omette di dire che Bettelheim era in una casa di riposo con una malattia terminale, e che il suo suicidio potrebbe essere meglio definito eutanasia.
I fatti raccontati dall’articolo sono tutti veri. Discutibile è invece il metodo di prendere alcuni casi umani, o alcuni casi estremi, per farne un paradigma demolitore della professione di psicoanalista e della psicoanalisi tout court. \
Altre cose invece, nell’articolo, non sono vere. Non è vero che Sigmund Freud e Melanie Klein abbiano, in violazione delle regole della professione, analizzato i propri figli. Vero invece è che molte osservazioni cliniche, riportate per esempio nell’opera di Melanie Klein come casi, sono basate sull’osservazione dei propri figli. Questo non significa che si tratti di analisi: sono dati d’esperienza interpretati in base ai concetti psicoanalitici che contribuiscono a far luce, in virtù della loro immediatezza, su punti chiave della teoria. Continua

ASL ORISTANO: PRESTO STRUTTURA DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

11-09-08

Ci arrivano tutti i giorni brutte notizie, anzi bruttissime sulla situazione della sanità, in particolare quella psicologica,  nel Servizio Pubblico. Ecco invece una bella notizia. La pubblichiamo volentieri. (ndr)

(AGI) – Oristano, 9 set. – L’Azienda sanitaria numero 5 di Oristano istituira’, tra le prime Asl in Sardegna, una struttura di Psicologia e Psicoterapia dedicata, in particolare, ai problemi dei minori, della donna, della coppia, della famiglia. Il servizio s’integrera’ con le altre strutture aziendali che affrontano gli stessi temi e in particolare non sostituira’, ma si affianchera’ alla rete dei consultori familiari, su cui la Asl intende operare un rafforzamento in termini di risorse umane e tecnologiche.

Quella del sostegno psicologico agli individui e alle famiglie e’ una delle priorita’ dell’azienda sanitaria oristanese. “Salute per noi significa non semplicemente erogazione di prestazioni sanitarie, ma piu’ in generale benessere fisico e psichico degli individui”, ha spiegato il manager della Asl 5 Bruno Palmas. “Uno dei primi impegni, in questo senso, sara’ la presa in carico globale dei nostri utenti, in particolare di quelli appartenenti alle fasce deboli. Non bisogna dimenticare che il disagio psichico spesso si interseca con situazioni sociali ed economiche critiche, come la poverta’ e la disoccupazione”. (AGI)

Cli/Rob

 

da: http://www.psicologia-oggi.it     

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