Ipocondria

Di Francesca Martino

Se hanno mal di testa è sicuramente per un cancro al cervello. Se non digeriscono bene è celiachia. Se si sentono stanchi, corrono a fare il test dell’Hiv. Sono gli ipocondriaci, quelle persone che soffrono di malattie che non hanno; che interpretano ogni più piccolo sintomo come presagio di un’imminente catastrofe. L’ipocondria è un male in crescita, che colpisce soprattutto giovani tra i 20 e i 30 anni, uomini e donne indifferentemente; nella pratica medica è riconosciuta tra il 4 e il 9 per cento dei pazienti. Il problema è che – già piuttosto difficile da curare – questa nevrosi ha trovato un alimento ideale nel web. La classica enciclopedia di medicina è andata in soffitta, soppiantata da una marea di informazioni sanitarie dalle origini più diverse e incontrollate,
tutte raggiungibili all’istante con pochi click.

L’ipocondriaco del nuovo millennio diventa dunque un cybercondriaco che, alla prima manifestazione sospetta, non resiste alla tentazione e si immerge nell’internet alla ricerca delle possibili cause.

IL SONDAGGIO – Un sondaggio statunitense condotto telefonicamente lo scorso giugno rivela i numeri di questa passione: in due anni le persone che hanno cercato spesso o qualche volta informazioni sulla salute sono aumentate del 37 per cento, e nel 2007 in America hanno raggiunto i 160 milioni. Harris Interactive, l’agenzia che ha condotto la ricerca, li definisce cybercondriaci, e dice che sono ormai il 66 per cento della popolazione online. Per l’istituto di ricerca però la parola comprende in realtà sia persone che sfruttano
internet solo come una fonte di informazione in più, magari per prepararsi al colloquio con il medico, o per curiosità; sia persone che navigano in modo compulsivo e frequente sui siti di salute: queste ultime sarebbero il 26 per cento degli internauti Usa. Il sondaggio ha indagato anche se le
informazioni reperite su internet entrano poi a far parte dei colloqui con il medico curante: qui cybercondriaci si dividono in due parti: una risicata maggioranza effettivamente discute con il proprio dottore le notizie che ha trovato (58 per cento) o viceversa approfondisce in rete ciò di cui ha parlato in studio (55 per cento). Il restante 42 e 45 per cento, invece, dichiara di non aver mai condiviso con il medico le proprie scoperte.

MEGLIO NON SAPERE – Ovviamente quest’ultimo atteggiamento è quello più a rischio perché qualunque notizia medica, anche la più accurata e affidabile, non può essere interpretata senza le conoscenze giuste, tanto meno applicata al proprio caso o trasformata in auto-diagnosi. Per non parlare poi dei siti decisamente fuorvianti che, per ignoranza o per dolo, inducono credenze assolutamente false. Da evitare senza esitazioni quelli che uniscono articoli pseudo-scientifici alla vendita online di preparati e medicinali. O che riportano informazioni non datate e non firmate, o ancora che non permettono di risalire all’intestatario del sito e al suo scopo. Ma chi sa di avere un’inclinazione anche lieve all’ipocondria – suggeriscono gli esperti – è bene che si trattenga del tutto dal navigare.

da:http://www.corriere.it

 

 

Commento del Dott. Zambello

La nevrosi ipocondriaca é una “cosa seria” e non interessa solo gli americani, purtroppo. A tale proposito se qualcuno è interessato, può leggere un mio articolo: “ Ipocondria “.

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