Affrontare e curare il calo della libido
31-10-08
Un basso livello di soddisfazione sessuale riduce sostanzialmente la qualità della vita. Negli uomini, questo problema viene chiamato impotenza o disfunzione erettile, nelle donne, viene chiamato disfunzione sessuale o semplicemente, calo della libido.
Questo problema si verifica comunmente nelle persone colpite da malattie croniche gravi, come il diabete, la pressioene alta e le affezioni cardiovascolari. Ma sia negli uomini che nelle donne, altre cause di ridotte pulsioni sessuali possono essere ricondotte al fumo, all’eccesso di consumo di alcol, a una ridotta produzione ormonale da parte del corpo (una diminuizione del testosterone con l’età e degli ormoni durante la menopausa), infortuni alla colonna vertebrale, effetti collaterali delle medicine, stress, ansia, depressione e stanchezza. E’ stato riportato che negli uomini può essere una causa di problemi una eccessiva pressione pelvica o genitale dovuta, per esempio, a una lunga attività in bicicletta. Tornando alle donne, invece, tra le cause di calo della libido figurano un precedente trauma sessuale (incluso uno stupro), secchezza vaginale, delle reazioni a degli anticoncezionali, infezioni vaginali, gravidanza o allattamento. Dunque, è importante farsi visitare dal medico per determinare la causa specifica.
Una delle circostanze che si possono annoverare tra le cause del disturbo è la terapia con antidepressivi. Quando questa circostanza si verifica, il calo della libido può verificarsi fino al 70% degli individui che assumono questo tipo di farmaci. Rilevata la connessione con il calo della libido, molte persone decidono di smettere la cura per non compromettere questa sfera. Questo comporta però un aumento del problema della depression e una conseguente riduzione della qualità di vita.
La maggior parte dei pazienti NON discute MAI il problema della depressione o del calo della libido con il proprio medico, mentre invece è importante farlo, così come lo si fa per altri disturbi. Occorre anche essere consapevoli del fatto che molti dottori non sono aggiornati sulle cure disponili per affrontare i disturbi sessuali nei pazienti. Perciò, consigliamo una consulenza con uno specialista in materia, che vi può essere indicato dal vostro medico.
Non abbiate pudore ad affrontare queste questione con il vostro medico; egli è il vostro migliore amico quando si tratta di risolvere questo tipo di problemi.
da: http://it.healthnews.com
VATICANO: PRESENTATO DOCUMENTO SU PSICOLOGIA E FORMAZIONE DEI PRESBITERI
31-10-08
Il ministero sacerdotale, inteso e vissuto come conformazione a Cristo Sposo, Buon Pastore, richiede doti nonché virtù morali e teologali, sostenute da equilibrio umano e psichico, particolarmente affettivo, così da permettere al soggetto di essere adeguatamente predisposto ad una donazione di sé veramente libera nella relazione con i fedeli in una vita celibataria”: il brano è tratto dal capitolo introduttivo del documento “Orientamenti per l’utilizzo delle competenze psicologiche nell’ammissione e nella formazione dei candidati al sacerdozio”, redatto dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica e presentato oggi in Vaticano. Nel presentare il documento, il Prefetto della Congregazione, card. Zenon Grocholewski, ha affermato che “coloro che oggi chiedono di entrare in Seminario riflettono, in modo più o meno accentuato, il disagio di un’emergente mentalità caratterizzata da consumismo, da instabilità nelle relazioni familiari e sociali, da relativismo morale, da visioni errate della sessualità, da precarietà delle scelte, da una sistematica opera di negazione dei valori”.
“Le conseguenze generiche di questa mentalità – ha proseguito il card. Grocholewski – e di alcune particolari esperienze vissute prima di entrare in Seminario, colpiscono la personalità dei candidati, in modo particolare la loro maturità affettiva, provocando, in certi casi, fragilità caratteriale, precarietà nelle scelte e incertezza vocazionale”. Entrando nel campo delle “difficoltà”, il cardinale ha poi sottolineato che “per superare, con la grazia di Dio, le difficoltà proprie di un progressivo sviluppo delle virtù morali, ‘l’aiuto del padre spirituale e del confessore è fondamentale e imprescindibile. Deve restare fermo che ‘la direzione spirituale non può in alcun modo essere scambiata per o sostituita da forme di analisi o di aiuto psicologico e che la vita spirituale di per sé favorisce una crescita nelle virtù umane, se non ci sono blocchi di natura psicologica’”. Da ciò deriva – per il Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica – che “il ricorso agli esperti nelle scienze psicologiche non può che essere soltanto ausiliare, ossia utile solo ‘in alcuni casi’ per dare il parere circa la diagnosi, o circa l’eventuale terapia, o il sostegno psicologico allo sviluppo delle qualità umane richieste all’esercizio del ministero”. Continua
Il gene dell’eiaculazione precoce
30-10-08
Chi «ne soffre» in compenso gioca bene a tennis e ai videogames
A condizionarla può essere una mutazione in quello che fa produrre serotonina condiziona
Altro che ansia o stress da prestazione: l’eiaculazione precoce è una questione di geni che non fanno il loro dovere. Più scientificamente: esiste un gene che garantisce la produzione di un certo ormone, chiamato serotonina, che a sua volta assicura ai maschi la giusta durata del rapporto sessuale; se però questo gene è presente in una forma variata e lavora poco, nasce il problema. Chi ha la variante sbagliata eiacula due volte più rapidamente di chi non ce l’ha. Però chi ce l’ha ha altri vantaggi: essendo un tipo «rapido» e con i riflessi pronti, può essere un eccellente tennista o un abile giocatore di videogame.
LO STUDIO – La ricerca, pubblicata sul Journal of Sexual Medicine, è stata condotta su 200 olandesi, 89 dei quali lamentavano una cosiddetta eiaculazione precoce primaria: soffrivano cioè di questo disturbo fin dal primo rapporto sessuale. Alle loro partner abituali è stato allora chiesto di «cronometrare» per un mese di fila, durante il rapporto sessuale, il tempo impiegato prima di arrivare all’eiaculazione. I ricercatori, guidati da Marcel Waldinger dell’Università di Utrecht, hanno poi confrontato i dati con quelli di uomini che invece non soffrivano di questo problema e hanno osservato, grazie a una serie di indagini, che gli uomini con eiaculazione precoce mostravano una bassa attività della serotonina nell’area cerebrale che controlla l’eiaculazione e che i segnali nervosi non venivano correttamente trasmessi al cervello.
RIMEDI – Cure, a questo punto. Se c’entra un gene, qualcuno potrebbe pensare a una terapia genica che però appare un po’ complessa. Meglio forse ricorrere a qualcosa che aumenti i livelli di serotonina, tipo farmaci che prolunghino l’azione di questo ormone. A tutt’ora non esistono in commercio medicine in grado di curare questo disturbo. Qualche tempo fa la rivista The Lancet ha riportato uno studio che valutava gli effetti di una sostanza, la dapoxetina, e concludeva che questa molecola poteva aumentare la durata media del rapporto da meno di un minuto a tre minuti e 19 secondi, ma a tutt’oggi il farmaco non è ancora stato registrato in alcun Paese del mondo. Rimangono spray ritardanti, ampiamente pubblicizzati su Internet, ma di dubbia efficacia.
Adriana Bazzi
da: http://www.corriere.it
Commento del dott. Zambello
Non ricordo se i pazienti che ho curato giocassero bene a tennis o con i videogame ma so di certo che alla fine della terapia avevano rapporti sessuali soddisfacenti. Mi viene il dubbio che fossero pazienti con una alterazione cromosomica “alterata”.
Il parere contrario alle terapie riparative della psicoterapeuta Margherita Graglia
30-10-08
Per dovere di cronaca informiamo i nostri lettori che Il Giornale, contestualmente all’intervista a Luca Di Tolve ha anche pubblicato il parere contrario alle terapie riparative della psicoterapeuta Margherita Graglia. Pubblichiamo di seguito il suo contributo.
«Una teoria scientificamente infondata». Addirittura «dannosa». Margherita Graglia da anni si occupa di omosessualità nel suo ruolo di psicoterapeuta e collaboratrice dell’Arcigay. Sull’argomento ha già curato un libro Gay e lesbiche in psicoterapia e sta per pubblicare Psicoterapia e omosessualità.
Non crede alla teoria riparativa?
«Assolutamente no. E sono in buona compagnia. La mia è la stessa posizione dell’American Psychological Association e dell’American Psychiatric Association. Anche l’Ordine degli psicologi italiani ha invitato i suoi membri a non prestarsi a questo tipo di terapie».
Cosa non funziona?
«È una teoria basata su premesse prive di validità scientifica: parlano di difetto di mascolinità, arresto dello sviluppo e passano dall’idea che l’omosessualità non sia naturale al pari dell’eterosessualità».
Dunque la terapia è inutile?
«Non solo è inutile perché promette ciò che non riesce a mantenere, cioè il cambio dell’orientamento sessuale. Ma è anche dannosa perché le persone che vi si sottopongono possono sviluppare forti disagi, disfunzioni sessuali, anche tentativi di suicidio».
Noi abbiamo raccolto la storia di un ragazzo che dice di aver ritrovato la serenità.
«Alcuni dei “guariti” spesso sono bisessuali, persone che avevano già un’attrazione per l’altro sesso. La terapia può incidere sui comportamenti, ma non sul desiderio o sulle fantasie».
Deve essere difficile però costringersi ad atteggiamenti sessuali non spontanei.
«Molte delle persone che si rivolgono a una terapia di orientamento sono parecchio motivate, spesso provengono da un background familiare molto religioso e ricevono forti pressioni per cambiare».
Vuole dire che sono condizionate?
«Voglio dire che sono motivate a cambiare per essere accettate».
Però ci sono suoi colleghi che credono nella terapia e la applicano.
«Ma rinunciano alla propria neutralità e trattano l’omosessualità come una malattia. Per me se il paziente è gay o etero non cambia».
Qual è il disagio più diffuso tra i gay che si rivolgono a lei?
«Le tematiche sono le stesse che riguardano gli etero: problemi col partner o sul lavoro. Se invece parliamo di tematiche specifiche l’ostacolo più grande è il coming out, come riferire della propria omosessualità a parenti e amici».
da: http://www.digayproject.org
CON DEPRESSIONE PIU’ RISCHI DI PARTO PREMATURO
27-10-08
Le donne che soffrono di depressione all’inizio della gravidanza potrebbero correre piu’ rischi di partorire prematuramente, suggerisce un nuovo studio. I ricercatori hanno scoperto che, tra 791 donne incinte seguite nel corso della gravidanza, quelle che avevano sofferto di importanti sintomi depressivi intorno alla decima settimana di gestazione avevano il doppio delle probabilita’ di partorire prima del termine rispetto alle donne non depresse. Inoltre, il rischio di parto pretermine cresceva di pari passo con la gravita’ della depressione di inizio gravidanza, a sostegno della correlazione tra i due elementi. La scoperta, si legge sulla rivista Human Reproduction, suggerisce che la depressione di per se’ puo’ contribuire al parto prematuro. L’insegnamento da trarre da questi risultati e’ che la depressione durante la gravidanza non dovrebbe essere sottovalutata ne’ considerata normale, spiega il coordinatore della ricerca, Dr. De-Kun Li, epidemiologo del Kaiser Permanente Division of Research di Oakland, California. Li sottolinea che mentre la depressione post-parto e’ un problema ben noto e giustamente riconosciuto, quella durante la gravidanza riceve scarsa attenzione, nonostante sia un fenomeno comune: il 41% delle donne nel suo studio soffrivano di sintomi depressivi da moderati a gravi. Tra le donne non depresse, il 4% ha partorito prematuramente (prima della 37esima settimana di gestazione), contro il 6% delle donne con depressione moderata e il 9% di quelle con depressione piu’ grave. E’ possibile, spiega Li, che la depressione influenzi gli ormoni nella placenta disturbando il loro normale funzionamento. Questi risultati, conclude, dovrebbero servire a capire che tra gli esami cui le donne incinte vengono sottoposte di routine dovrebbe esserci anche un test per valutare se sono depresse e quindi a rischio di parto prematuro.
da: http://salute.agi.it
La realtà virtuale in psicoterapia: il concetto di (tele)presenza
24-10-08
Pubblicato da Giulietta Capacchione
Molti disturbi psicologici si sostanziano di paure intense relative a determinati stimoli ambientali. E’ questo il caso delle fobie specifiche come la paura di volare, degli spazi angusti, degli insetti, delle altezze e così via.
Il trattamento tradizionale di questi disturbi consiste nell’esporre il paziente, in maniera graduale e controllata, al materiale ansiogeno (situazioni, oggetti ecc) per il tempo necessario a far sì che la sua intensa reazione emotiva si riduca di intensità e si estingua per abituazione.
Il meccanismo più pervicace di mantenimento di questi tipi di disturbi è infatti l’evitamento, che impedendo un sicuro e controllato confronto con lo stimolo fobico, impedisce al paziente di sperimentare il progressivo declino dell’ansia e la sua estinzione.
Non salire mai in ascensore è insomma il modo migliore per averne paura indefinitivamente.
Il paziente naturalmente non viene subito esposto allo stimolo che lo terrorizza, ma a cose via via più prossime ad esso, in passaggi molto graduali. Uno degli step in questa gradualità può essere l’esposizione in immaginazione: il paziente viene invitato a immaginare di trovarsi nella situazione ansiosa e aiutato a “restare”, almeno nella sua mente, nella situazione che gli fa paura. Continua
DEPRESSIONE, CON L’INVERNO ARRIVA LA “SAD”
15-10-08
Per le persone che vivono nei Paesi settentrionali, come il Canada e gli Stati del nord degli Usa, ma anche il Nord Europa, le giornate piu’ brevi e buie dell’inverno si accompagnano a una specifica forma di depressione, la cosiddetta Sad. La sigla sta per “Seasonal affective disorder”, ovvero il disturbo dell’umore stagionale, che colpisce nei mesi freddi dell’anno. Chi ne soffre comincia a manifestare i primi sintomi gia’ a fine autunno, dice il dottor Peter Swanljung del Friends Hospital di Filadelfia. Le cause della Sad non sono ancora chiare ma esiste un netto legame tra depressione e luce solare. Probabilmente, spiega Swanljung, i cambiamenti nell’esposizione alla luce che avvengono nei mesi invernali influiscono sui livelli nel cervello di serotonina, che a sua volta influisce su energia e umore. Un’altra teoria e’ che la Sad sia collegata ai livelli di melatonina, un ormone naturale che regola il ciclo del sonno. Una terza ipotesi e’ che il cambiamento nella quantita’ di luce solare influisca in qualche modo sul nostro ritmo circadiano, l’orologio biologico del corpo. Uno studio recente del Center for Addiction and Mental Health di Toronto ha scoperto che ci sono maggiori livelli di trasportatori della serotonina nel cervello in inverno che in estate: quando c’e’ meno luce, i trasportatori della serotonina (che servono a rimuovere la serotonina) aumentano. “E cio’ spiega come mai persone per il resto sane si sentono prive di energia e tristi in inverno e persone piu’ vulnerabili sono piu’ soggette a vere depressioni”, spiega il dottor Jeffrey Meyer, che ha partecipato allo studio. “Il prossimo passo sara’ capire che cosa provoca questi cambiamenti e come ovviare”. La Sad di solito non e’ profonda come una vera depressione ma potrebbe comunque esigere attenzione e cura. I trattamenti possibili sono vari. Per esempio, la terapia della luce, in cui i pazienti siedono di fronte a una sorgente di luce molto intensa. Importanti anche la terapia di gruppo, in cui si parla e si condividono emozioni, uscendo dall’isolamento sociale, e l’attivita’ fisica, che diverse ricerche hanno dimostrato essere efficace nel combattere la depressione.
da: http://salute.agi.it
In arrivo ondate di malattia da ansia
15-10-08
Un’ondata di malattie da ansia colpirà gli italiani, vittime delle preoccupazioni per la crisi dell’economia mondiale. A prevederlo sono i medici di famiglia che, facendo tesoro dell’esperienza degli anni passati, dopo la crisi dell’11 settembre, si dicono pronti ad aspettare l’affollamento degli studi medici nei prossimi mesi.
Giacomo Milillo, segretario nazionale dei medici di famiglia della Fimmg, riuniti in congresso, riferisce di come la categoria abbia già valutato in questi giorni di confronto sindacale, la prospettiva di un ritorno al lavoro quotidiano che potrebbe essere combinato da un superimpegno proprio per gli effetti psicosomatici dello stress da crisi mondiale. Le malattie che sembrano destinate ad aumentare sono quelle da ansia ed in conseguenza le cefalee, le coliti e le tachicardie. «Abbiamo due milioni di contatti al giorno negli studi medici e sappiamo – ha detto Milillo – quanto il nostro lavoro possa contribuire ad ammortizzare gli stress psicologici e sociali. Ricordo quanto dopo l’11 settembre gli italiani fossero preoccupati e come i pazienti si rivolgevano a noi anche solo per sfogarsi. Siamo qui per sostenerli anche in questo».
da: http://www.ilmessaggero.it
Commento del Dott. Zambello
E’ mia esperienza che non sempre sono sufficienti i buoni consigli e le rassicurazioni dei medici di base che fanno comunque un gran lavoro. A volte, nei casi di particolare stress o nei traumi si liberano nuclei profondi, tensioni psicologiche che magari erano state silenti fino a quel momento ed allora, se i buoni consigli o il giusto tempo non riportano le cose a posto, conviene chiedere aiuto allo specialista: lo psicoterapeuta.
Conversazione con Maurizio Mottola sullo stato della psicoterapia
14-10-08
di CLAUDIA DEL VENTO
Nella precedente legislatura la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati aveva dibattuto il testo unificato Disposizioni per l’accesso alla psicoterapia, frutto anche del confronto svoltosi nel corso di varie audizioni con rappresentanti di associazioni professionali ed esperti del settore. Lo scioglimento anticipato del Parlamento ne ha interrotto l’iter.
Allo psichiatra e psicoterapeuta Maurizio Mottola, rappresentante della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) nella Commissione del Ministero dell’Università e della Ricerca per la valutazione dell’idoneità delle scuole di formazione in psicoterapia, abbiamo posto alcune domande.
Il 13 ottobre 2008 lei ha realizzato otto anni di presenza ininterrotta nella Commissione del Ministero dell’Università e della Ricerca per la valutazione dell’idoneità delle scuole di formazione in psicoterapia. Non è stato mai assente partecipando fino ad adesso ad oltre ottanta riunioni. Con tale esperienza che opinione ha maturato sullo stato della psicoterapia?
La psicoterapia è branca di specializzazione la quale -a differenza delle altre (psichiatria, neurologia, neuropsichiatria infantile, eccetera) che sono di esclusiva competenza delle università- è invece prevalentemente gestita da istituzioni private (vagliate ed autorizzate dal Ministero dell’Università e della Ricerca) ed il cui accesso è consentito a medici e psicologi. Le sedi riconosciute dalla procedura di valutazione ministeriale sono oltre 300 (tra sedi principali e sedi periferiche), per cui si è raggiunto un livello di sovrabbondanza e perciò occorre promuovere ed incrementare il parametro della qualità, individuando criteri e procedure utili per sostenere lo sviluppo della produzione scientifica nonché della ricerca che tali scuole siano in grado di organizzare e produrre. Ciò consentirebbe che l’allievo non scelga unicamente in base al parametro minimale di scuola riconosciuta/non riconosciuta, ma anche -per quelle riconosciute- in base a fattori qualitativi. Continua
Usa, Exodus: la via per ‘guarire’ da omosessualità passa per Gesù
08-10-08
Una settimana di terapia “Ssa”, riunisce ex gay in Carolina Nord
La via per ‘guarire’ dall’omosessualità passa per Gesù Cristo. A salvare le “pecorelle smarrite” ci pensa Exodus International, un’organizzazione cristiana che organizza campi di rieducazione per far riflettere gli ex gay e prepararli a una vita “normale”. “L’opposto dell’omosessualità non è l’eterosessualità – avverte Alan Chambers, leader di Exodus – ma la santità”.
“Quanti di voi cercano un po’ di speranza qui questa sera?”. Un mormorio attraversa la sala dell’auditorium mentre Chambers, con indosso un pantalone color cachi e una maglietta bianca, parla al microfono. I presenti fanno un cenno con il capo. Promette loro la “libertà dall’omosessualità attraverso l’amore di Gesù Cristo”, scrive Timesonline in un reportage.
Exodus è uno dei ministeri sacerdotali del movimento degli ex gay, una campagna cristiana fondamentalista – aggiunge il quotidiano britannico – che incoraggia gli omosessuali a rinunciare alla loro sessualità.
Alla sua conferenza annuale, al “Ridgecrest Retreat”, un luogo antisettico nelle Smoky Mountains dello Stato americano della Carolina del Nord, si è intrufolata anche la giornalista britannica Lucy Bannerman, la quale si è presentata mascherata da una delle centinaia di partecipanti “che si battono contro la loro omosessualità” dopo aver prenotato su internet sei giorni di psicoterapia evangelica.
“Vivo una vita di rifiuti e la amo – continua Chambers – Non ho scelto i miei sentimenti per lo stesso sesso, ma ora scelgo di amministrarli. La libertà è possibile”. Qui le persone non sono “gay”,bensì “lottano contro l’attrazione per lo stesso sesso” (“same sex attraction”, Ssa, sempre tre lettere sono). Chamers, oggi padre di due bambini e sposato, dice di non voler giudicare gli omosessuali, anche se le Chiese lo fanno, perchè in passato lo è stato anche lui.
La conferenza annuale promette “una sorprendente settimana di svolte, trasformazioni e guarigioni”. Una rockband cristiana comincia a suonare, mentre i circa 800 uomini e donne, uniti inizialmente solo dall’imbarazzo comune, cantano e battono le mani all’unisono. Gli occhi chiusi, le mani alzate al cielo, nella speranza di rinascere.
da: http://www.parmaok.it
Commento del Dott. Zambello
Ho sempre fatto una certa fatica a capire il perchè di una pervicace sessofobia ed ostentata omofobia della Chiesa. Gli Apostoli erano quasi tutti sposati, né mai, mi sembra, che Gesù abbia detto loro di non farlo. Né mi sembra che nel Vangelo ci siano delle invettive contro l’omosessualità, anzi, é probabile che qualche Apostolo fosse omosessuale. Lo dico per un calcolo statistico. La vita è così. Mi sembra che sia questo il significato della risposta a Paolo che si lamentava dei suoi limiti: ” Ti basta la mia Grazia….” rispose Dio. E’ comunque un fatto reale e purtroppo con gravi conseguenze sociologiche e psicologiche che la Chiesa continua ad opporsi ai rapporti omosessuali, tacciandoli come peccati gravi ed intervenendo politicamente impedendo le unioni omosessuali.
La psicoanalisi e la medicina da tempo hanno capito che l’omosessualità non è una malattia e tanto meno va curata. E’ una delle tappe maturative possibile all’uomo alla donna. Il compito della psicoterapia non può essere quello di far “cambiare” ma di aiutare ad essere se stessi. Ai limiti della bizzarria mi appare la proposta, sostenuta anche da questi gruppi fondamentalisti, della astensione forzata dal sesso. Vogliamo fare dei nevrotici a tutti i costi? Delle “bombe” che quando esplodono fanno danni a se stessi e agli altri. Possibile che l’esperienza dei preti pedofili e centinaia di migliaia di casi di preti, religiosi, religiose che continuano ad abbandonare la vita religiosa non abbiano insegnato niente.




