Sorpresa, la psicoterapia funziona

27-12-08

di ANNA OLIVERIO FERRARIS

E’ utile ricorrere allo psicoterapeuta o allo psicoanalista? Oppure è preferibile, quando si è ansiosi, insicuri, depressi o preda di un’ossessione rivolgersi ai farmaci?

Siamo certi che le psicoterapie curino oppure la remissione, quando c’è, è legata al passare del tempo e quindi è spontanea? E ancora: come orientarsi nella grande varietà di scuole e di approcci terapeutici presenti sul mercato? Esistono metodi più efficaci di altri?

Metodo di indagine
A queste domande risponde un interessante articolo pubblicato su «Psicologia Contemporanea», la rivista «storica» degli psicologi italiani. L’autore, Mauro Fornaro, spiega come a partire dalla fine degli Anni Sessanta siano nate – anche sotto la spinta dalle compagnie assicurative e dai servizi sanitari nazionali che nelle psicoterapie investono il loro denaro – delle associazioni internazionali, con sezioni in vari Paesi occidentali, tra i quali anche l’Italia. Compito istituzionale di queste associazioni è quello di occuparsi della ricerca in psicoterapia, promuovendo studi in grado di seguire l’iter terapeutico dall’inizio alla fine. Continua

I suoi incubi di celluloide sul lettino del Centro milanese di psicoanalisi

21-12-08

di: Patrizia Rappazzo

«La metafisica non m’ interessa, e nemmeno l’ esoterismo. Magari dovrei consultare uno psicoanalista, per scoprire perchè giro pellicole di questo tipo» ha confidato Roman Polanski a El Pais, in un sussulto di lucida preoccupazione, all’uscita parigina de «La nona porta», nel 1999. Ma come recita un detto «Se Maometto non va alla Montagna, la Montagna va da Maometto». E la psicoanalisi ha, infatti, rivolto il suo profondo sguardo oltre la superficie dei film del maestro della modernità, intessendo una fitta letteratura a partire dalle intricate trame, scandagliando stati d’animo e incubi dei suoi protagonisti e spesso rintracciando una legame con il suo autore. Demoni e mostri, assassini e persecutori, figure in netta contrapposizione con il mondo esterno, personaggi spesso senza identità definite, isolati e rifiutati, si rincorrono nei film del maestro dell’intrigo psicologico, erede morale del grande Hitchcock. Artista visionario e (iper)realista, Roman Polanski è stato protagonista di un significativo omaggio, con una retrospettiva completa dei suoi film, della 26 edizione del Torino Film Festival, appena conclusa. La retrospettiva arriva a Milano e si arricchisce della possibilità di approfondire gli aspetti più problematici della vita dell’artista, attraverso la lettura critica e psicoanalitica di alcune sue opere, grazie alla partecipazione di alcuni studiosi del Centro Milanese di Psicoanalisi «Cesare Musatti». «Abbiamo scelto di approfondire questi tre titoli – spiega lo psicoanalista Mario Martinetti – tralasciando gli altri solitamente più noti, come Repulsione, perchè ci riportano ad un discorso più ambiguo che rimanda alla tematiche di fondo del cinema di Polanski. Il tema centrale, infatti, di tutta l’opera di Polanski è quello dello sradicamento. I suoi personaggi sono posseduti da qualcosa di estremo, come in Rosemary’s Baby, un’opera che finisce nel sangue e nella follia, o nel delirio come in Repulsione. Continua

Cattiva informazione sugli Attacchi di Panico al TG2.

08-12-08

Protesta di AltraPsicologia per il riduzionismo e/o la pessima qualità dell’informazione psicologica nei media

Di: Luigi D’Elia

Giornalista del TG2 Lino Lombardi: “Come risolverli (gli attacchi di panico, ndr)?”

Rosario Sorrentino, Neurologo: “Farmacologicamente in maniera assoluta”

Questo scambio è andato in onda nel TG2 delle 20,30 del 04/12/08 (vedi qui, dal minuto 24,45 al 26,38) davanti a milioni di italiani che stavano addentando una bistecca o che poggiavano, stanchi, i loro corpi sui divani.

Non c’è possibilità di equivoco: secondo il TG2-pensiero e secondo i suoi “esperti” gli attacchi di panico sono malattie del cervello che si curano SOLO con i farmaci.

Questa è la pessima qualità propinata usualmente dai media riguardo l’informazione in Psicologia, Psicoterapia, etc.

Non vogliamo prendercela col TG2 in particolare. Si tratta, purtroppo, della normalità dell’informazione in Psicologia (clinica e non) che incontriamo su ogni tipo di media, indipendentemente dal prestigio della testata giornalistica.

Ipotizziamo, ovviamente, che la lobby farmaceutica sappia muovere sapientemente le sue pedine sulla scacchiera dell’informazione (pseudo)scientifica e, chiaramente, la sua rimarrà l’unica voce, fintanto che nessun’altro prende parola. Continua

PSICOLOGIA: LO HUMOUR E’ INDICE DI INTELLIGENZA

04-12-08

L’umorismo e’ indice di salute mentale. Lo dimostra uno studio condotto dagli psicologi americani Daniel P. Howrigan e Kevin MacDonald, e pubblicato sulla rivista ‘Evolutionary Psychology’, su un campione di 185 studenti. La ricerca, che verifica la corrispondenza tra il senso dello humour e l’indicatore di intelligenza, ha analizzato anche le interazioni tra i due fattori e i cosiddetti Big Five, i cinque tratti della personalita’ che ognuno possiede: energia, amicalita’, coscienziosita’, stabilita’ emotiva e apertura mentale. Ne e’ risultato che una buona intelligenza e’ la premessa di uno spiccato senso dello humour, indipendentemente dai tratti della personalita’ e dal sesso. Anche un carattere estroverso e’ indice di un’elevata capacita’ umoristica, anche se non necessariamente di una buona intelligenza. In sostanza, se sapete far ridere con arguzia, avrete sicuramente un buon cervello funzionante. Se poi siete anche estroversi e aperti di mente, e non lo avete gia’ fatto, potete sviluppare buone abilita’ umoristiche.

da: http://salute.agi.it     

Commento del Dott. Zambello

Freud si era interessato  “del moto di spirito”  come  la possibilità o meglio la capacità che la persona  si da, del tutto inconsapevolmente, di  trasmettere, vivere, immaginare,   contenuti riconducibili all’istinto sessuale o alla  aggressività,  superando la censura  del Super Io. Quindi il piacere associato al riso è riconducibile ad  un vero e proprio piacere nel venire a contatto con la propria  energia psichica.  

Non ci meraviglia quindi che anche sperimentalmente, si sia verificato che “sorridere” fa star meglio  anche fisicamente.