Psicoterapia: Il Modello Integrato.
28-02-09
di: Lorenzo Franchi
L ´integrazione psicoterapeutica è un approccio al trattamento che mira al superamento di ogni particolare teoria o insieme di tecniche. Si intende una teoria di riferimento come un utile scoglio cui ancorarsi ma non necessariamente come vincolo alla interpretazione del fenomeno psichico. Gli psicoterapeuti sono sempre stati interessati agli sviluppi delle scienze naturali e sociali, alla filosofia, alla teologia, all´arte e alla letteratura, questo non è però avvenuto per le psicoterapie stesse, ci sono voluti molti anni perché si potessero superare quelle posizioni nette e ideologiche delle singole Scuole. Questa tendenza all´isolamento è stata contrastata da un piccolo, ma crescente, gruppo di studiosi e clinici che hanno saputo oltrepassare le barriere di un atteggiamento settario. La meta è stato lo sviluppo di forme il più possibile efficaci di psicoterapia. L´integrazione psicoterapeutica comporta la sintesi dei concetti e metodi migliori e più eleganti in direzione di nuove teorie e nuovi sistemi di trattamento. La storia dell´integrazione in psicoterapia ebbe un particolare punto di svolta rappresentato dalla pubblicazione del lavoro di Wachtel (1977) Psychoanalysis and Behavior Therapy. Questo libro continua ad essere il lavoro più frequentemente citato in psicoterapia integrata, ed è servito come modello di integrazione sia a livello teoretico che tecnico. Wachtel ha offerto una teoria della personalità e della psicopatologia che integra pienamente aspetti critici della teoria psicodinamica e comporamentale in un modello unico e sinergico.
Si dono svolti tre giorni di intensi lavori, ospitato dalla Scuola di Psicoterapia Comparata di Firenze, il secondo congresso della S.E.P.I. Italia (Sezione italiana della Society for the Exploration of Psychotherapy Integration)Firenze. La pratica dell´integrazione in psicoterapia. L´integrazione psicoterapeutica nella pratica clinica, nella formazione e nella ricerca. Continua
Depressione il male del secolo
08-02-09
Sono nella sua morsa milioni di persone
in tutto il mondo.
di: dottor Tomaso Regazzoli
E’ stato definito da molti il “male del secolo”. Si tratta di un disturbo subdolo, difficilmente riconoscibile, che incatena letteralmente le persone inducendole a vivere una vita buia, anonima e senza speranze. «Nel 2020 la depressione sarà la seconda malattia per frequenza nel mondo dopo le malattie cardiovascolari», fa notare infatti il dottor Tomaso Regazzoli, medico psicoterapeuta, psicosintesista e specialista in Neuropsichiatria infantile a Brescia. Si tratta di previsioni davvero allarmanti che dovrebbero far riflettere in modo approfondito sulla reale gravità e pericolosità di questo disturbo.
Dottor Regazzoli che cosa si intende per depressione e soprattutto come si manifesta?
«La depressione è un disturbo caratterizzato da diminuzione del tono dell´umore o da perdita di piacere per interessi e attività normalmente gradevoli. Una persona depressa accusa mancanza di appetito e perdita di peso, calo dell´energia vitale, insonnia o letargia, svogliatezza e incapacità a concentrarsi. Il depresso ha una ridotta autostima, è afflitto da frequenti sensi di colpa e mostra disagio nel sociale: è spesso schivo o, in altri casi, manifesta apertamente sentimenti di scoraggiamento, facilità al pianto e pessimismo. A volte si può giungere persino alla scomparsa di mimica facciale per un profondo senso di tristezza e auto-svalutazione, assenza di reattività a stimoli anche molto piacevoli, disperazione e pensieri di morte. A volte un episodio depressivo si manifesta anche con l´esacerbarsi di una somatizzazione come una tachicardia, un attacco asmatico, un´ulcera o una colite».
Quale incidenza ha attualmente questo disturbo tra la popolazione italiana e mondiale?
«La depressione è un disturbo molto frequente e a distribuzione ubiquitaria, coinvolgendo secondo l´OMS circa il 10% della popolazione. Recenti studi statistici evidenziano che in Europa un terzo della popolazione è affetta da disturbi psichici di cui il 12% è depresso. Gli stessi studi sottolineano che in Italia questa percentuale è dell´11% e così appare per i Paesi latini, mentre il resto d´Europa arriva anche al 14%. L´OMS prevede che nel 2020 la depressione sarà la seconda malattia per frequenza nel mondo, dopo le malattie cardiovascolari».
Secondo lei quali sono le categorie di persone più a rischio e perché?
«Le donne vanno incontro a depressione in misura quasi doppia rispetto agli uomini. Secondo recenti statistiche per il 40% sono casalinghe. In Italia il 14% della popolazione depressa è rappresentata da pensionati e il 12,1% da impiegati». Continua




