Cresce il disagio giovanile Psicologi a scuola contro i bulli

28-03-09

di DAVIDE MISERENDINO

Sono stati 471 gli studenti che tra marzo e giugno dell’anno scorso si sono rivolti agli sportelli d’ascolto presenti negli istituti superiori modenesi. ” Scelta libera, nessuno li costringe a denunciare, lo fanno di loro spontanea volontà”

Modena, 28 marzo 2009. «SONO STATI 471 gli studenti che tra marzo e giugno dell’anno scorso si sono rivolti agli sportelli d’ascolto presenti negli istituti superiori modenesi. Molti l’hanno fatto di loro spontanea volontà, senza che fossero gli insegnanti a suggerirlo, per denunciare problemi con i genitori, con se stessi o con i coetanei». I confini del disagio giovanile sono estremamente difficili da definire. La Provincia ci sta provando dal 2006, attraverso il ‘Progetto osservatorio adolescenti’, un’analisi sui problemi più ricorrenti nei giovani modenesi che si svolge principalmente negli istituti scolastici.

IL SERVIZIO, promosso con la collaborazione dell’università di Modena e Reggio Emilia e con l’azienda Usl, offre ai giovani studenti la possibilità di ‘fare due chiacchiere’ in modo confidenziale con uno psicologo in orario scolastico. Basta chiedere di uscire un attimo dalla classe e si può avere un piccolo colloquio con uno specialista del settore, in grado di dare i consigli giusti al momento giusto. La possibilità, stando ai dati raccolti finora, è stata sfruttata da un numero sempre crescente di studenti: se in tutto l’anno scolastico 2006/2007 erano stati 447, in soli quattro mesi l’anno successivo se ne sono contati quasi trenta in più. Segno che sta aumentando la fiducia; ma che, forse, stanno aumentando anche le difficoltà.

L’UTENZA che si è rivolta agli sportelli è in prevalenza composta da femmine. Nel 63 % dei casi, infatti, sono state delle ragazze a contattare gli specialisti, mentre i maschi si sono dimostrati un po’ più timorosi, e hanno chiesto aiuto solo nel 37 % dei casi. Un atteggiamento che in parte era possibile prevedere: le lotte per conquistarsi un posto importante nelle distorte ‘gerarchie’ di una classe scolastica potrebbero risentire di un gesto considerato debole come una richiesta d’aiuto.

LA FASCIA di età tra i 14 e i 16 anni si conferma di gran lunga la più complessa, con un 69 % di segnalazioni sul totale. Per quel che invece riguarda l’oggetto delle segnalazioni, e quindi gli scontri o i problemi che hanno spinto i ragazzi a rivolgersi al servizio, dispiace non avere dei dati scorporati, che facciano maggiore luce sulle diverse problematiche. I responsabili del progetto, però, non nascondono che il problema delle discriminazioni razziali sta aumentando in questo periodo a causa del boom delle iscrizioni di migranti nelle scuole cittadine, e che la situazione che si vive in famiglia è spesso determinante per un adolescente. Il 20 % dei ragazzi, infatti, ha confessato di avere problemi con i genitori; seguono i problemi scolastici, nel 18 % dei casi, e quelli legati al rapporto con se stessi, con le proprie emozioni (16 %). Dietro a ruota gli scontri con i coetanei (15 %) e il rapporto con l’altro sesso (14 %), mentre in coda ci sono le relazioni con i docenti, il rapporto con il proprio corpo e l’uso di sostanze stupefacenti.

«IL PROGETTO – spiega l’assessore alle politiche sociali della Provincia di Modena Maurizio Guaitoli – fa parte di un nostro piano molto ambizioso, che è quello di seguire i cittadini dalla culla alla pensione. Non ci dobbiamo dimenticare che questi ragazzi rappresentano il nostro futuro».

da:http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com

 

 

Curare l’omosessualità

28-03-09

Dr. Giuliana Proietti

Se non altro la canzone sanremese di Povia un merito ce l’ha avuto: quello di farci riflettere sull’omosessualità e in particolare sulla possibilità di cambiare orientamento sessuale.

Di questo nella comunità scientifica internazionale si parla da anni, dal momento che esistono movimenti molto potenti in America che sostengono di poter trasformare le persone, attraverso una psicoterapia, facendole tornare ad essere eterosessuali.

Ora è uscito in Gran Bretagna uno studio condotto su 1.300 professionisti: psicoterapeuti, psicoanalisti e psichiatri, per capire quanto sia diffusa questa pratica clinica. Si è visto così che 200 di questi terapeuti avevano effettivamente provato almeno una volta a cambiare l’orientamento sessuale dei pazienti e 55 di loro avevano ancora una terapia in corso.

Perché lo fanno? Per loro convinzioni religiose anzitutto, ma anche per aiutare le persone a superare lo stato di discriminazione sociale in cui sentono di vivere: questo almeno è ciò che emerge dallo studio condotto da Michael King, psichiatra presso l’University College di Londra e pubblicato su BMC Psychiatry.

Secondo King lo studio ha messo in luce che nella comunità scientifica britannica vi sono molti professionisti “ignoranti e incauti”, che danno consigli inappropriati, seguendo le loro convinzioni personali, seppure siano regolarmente iscritti alla British Psychological Society.

Lo studio conclude che non vi è alcuna evidenza di successo terapeutico nel cercare di “curare l’omosessualità”, mentre invece è certo che si può procurare danno ai propri pazienti.

Fonte: The Guardian

da:http://blog.donnamoderna.com

Commento del Dott. Zambello

Non c’è un disastro peggiore che possa succedere in psicoterapia che trovare un terapeuta che lavora  sul paziente proponendo le sue idee, aspettative, categorie morali e religiose. Diceva Bion che il terapeuta deve stare davanti al paziente “senza memoria e senza desideri”.  La memoria cerco di mantenerla e la coltivo. La memoria di ciò che il paziente mi ha raccontato che abbiamo vissuto assieme  ma non ho, cerco di non avere,  alcuna aspettativa. Lascio che sia lui, attaverso la piccola luce che gli viene dalle mie interpretazioni a trovare la strada, la sua individuazione. Devo dire che quando, con fatica,  il paziente riemerge dal suo buio,  mi propone cose, soluzioni che spesso mi meravigliano perché non sono  solo diverse da me, ma spesso più “creative”, direi  molto più grandi e  belle di quelle che avrei potuto pensare. Allora trovo conferma che non ho lavorato male ma che soprattutto  é quella la strada giusta: non giudicare, non proporre, non avere aspettative ma solo aiutare il paziente a capire cosa sta facendo, come lui funziona. Se poi falliamo rispetto a quella che é l’identità sessuale, etero o omosessuale a poca importanza, il disastro, l’inferno,  é assicurato.

 

 

 

L’ansia, i sintomi

26-03-09

Parlare di ansia cercando al contempo di delimitarne i confini in ambito terapeutico e clinico non è per nulla semplice, come del resto non è neanche molto agevole classificare l’ansia in funzione dei sintomi da essa presentata, per il semplice motivo che l’ansia non è di per sé una malattia in sé e per se, semmai la spia di un malessere da ricercarsi in una patologia organica o di natura psicologica, ferma la constatazione che laddove sia possibile intendere per quadro ansioso uno stato patologico, il malessere non resta del tutto avulso da altre patologia anche di natura psicosomatica che finiscono col complicare il quadro d’insieme della malattia
Ne consegue che l’ansia tende a presentarsi come un fenomeno che può di per sé essere di complemento per molte patologie, pensiamo ai cardiopatici magari vittime di un infarto, ma stati ansiosi severi fanno anche parte del corollario dei sintomi dei soggetti che soffrono di ipertiroidismo, durante una crisi ipoglicemica, o ipotensiva, in tutte quelle manifestazioni in cui si avverte insomma uno stato di sfinimento.

In senso più ampio, anche quando l’ansia non è strettamente legata ad una particolare patologia, possiamo riscontrare tutta una serie di sintomi fisici che, tuttavia, pur riguardando diversi organi e apparati, diventano soggettivi da individuo ad individuo e non sempre sono espressione di malattia organica degli organi per i quali si avverta il disturbo.

I sintomi dell’ansia

Ad esempio segni palesi di uno stato ansioso sono riscontrabili nel paziente a livello dell’apparato muscolare con tremori, dolore agli arti, voce tremula.

Manifestazioni a carico dell’apparato cardiovascolare

L’insorgenza di extrasistoli, palpitazioni, crisi ipo o ipertensive, la stessa tachicardia, sono le più diffuse manifestazioni riscontrabili singolarmente o diffusamente nello stesso paziente.

Manifestazioni a carico dell’apparato gastrointestinale e urinario

La nausea il vomito e la diarrea sono i sintomi maggiormente causati e riferiti a tale apparato.
Ma non mancano come ulteriori sintomi le mani sudate, i disturbi respiratori e la necessità di urinare spesso e sovente pur emettendo piccole quantità di urina.

Il problema che si presenta al medico di fronte ad un paziente ansioso è quello di dover stabilire se l’ansia di cui è vittima il soggetto sia espressione di una malattia organica, oppure di un disagio relazionale o se ci si trovi di fronte ad un quadro neurotico o psicotico compresa la possibilità che l’ansia non sia che una delle tante manifestazioni di disturbi quali la depressione per questa definita ansiosa.

La diagnosi sarà dunque quanto più accurata e tempestiva e la cura efficace, quanto più chiaramente sia possibile tratteggiare il quadro generale del paziente.
Pubblicato da Giuliano in Malattie, Primo Piano, Psicologia.
da:http://www.tantasalute.it

 

È morto Slavich, l’uomo che aprì le porte dei manicomi

23-03-09

Collaboratore di Basaglia, diresse i servizi psichiatrici a Ferrara negli anni ‘70

 

“Artefice di una vera rivoluzione sanitaria e di un nuovo approccio alla malattia psichiatrica, è stato protagonista a Ferrara di una straordinaria stagione di fermenti culturali e civili”. Così sindaco, giunta e presidente del consiglio comunale ricordano Antonio Slavich, lo psichiatra nato a Fiume nel 1935, collaboratore di Franco Basaglia e direttore dei servizi psichiatrici a Ferrara dal 1971 al 1978 e scomparso ieri all’età di 73 anni.

Il prof. Slavich è stato allievo e collaboratore del padre della legge 180 a Padova, a Gorizia e a Parma; insieme hanno avviato la prima esperienza anti-istituzionale nella cura dei malati di mente dando inizio ad una riflessione sociopolitica sulla trasformazione dell’ospedale psichiatrico e di ulteriori esperienze alternative e di rinnovamento nel trattamento della follia che hanno portato alla costituzione della prima “comunità terapeutica” italiana. La sua azione lo ha visto attivo anche nel movimento di psichiatria democratica, promuovendo attivamente l’applicazione della legge n. 180 del 1978 sulla soppressione dei manicomi e a distanza di 30 anni questa legge, nata dall’esperienza italiana, si è diffusa in varie parti del mondo e viene ancora considerata come la più avanzata.

Noto psichiatra, Slavich è approdato nel territorio ferrarese nel 1971 in seguito alla decisione dell’allora assessore provinciale alla Sanità Carmen Capatti – che voleva come direttore del Centro di Igiene Mentale un “goriziano” per avviare la riforma dei Servizi Psichiatrici a Ferrara, percorso che si realizzò fra il 1971 e il 1978. In qualità di direttore del Centro di Igiene Mentale, negli anni ferraresi ha introdotto un metodo di lavoro innovativo basato sul coinvolgimento di tutti i collaboratori, medici, infermieri, assistenti e operatori sociali, dei pazienti e di tutta la società civile; questo metodo di lavoro ha significato un ripensamento complessivo della psichiatria e della cura delle persone con disturbi mentali, spostando sempre più gli interventi dalla Istituzione Chiusa (manicomio) ai Servizi Territoriali.

Il professor Slavich ha raccontato l’esperienza ferrarese nel libro “La Scopa Meravigliante”, un volume in cui, fra l’altro, descrive e cita tutte le azioni messe in atto e tutte le persone (operatori, politici, volontari) che insieme a lui, in qualità di direttore del Centro di Igiene Mentale, diedero avvio al processo di preparazione e di attuazione della riforma psichiatrica a Ferrara e della “dissoluzione” del manicomio di via Ghiara. Il contenuto del libro rappresenta la testimonianza di un percorso per tutti coloro che lo hanno vissuto, per quelli oggi che lavorano nella sanità, in particolar modo nella psichiatria, ma soprattutto uno strumento utile a tutti i cittadini perché possano vigilare affinché non si ritorni a pensare alla cura delle problematiche psichiatriche esclusivamente nei luoghi di segregazione che lo stesso Slavich ha contribuito a demolire.

Per questo suo ruolo lo scorso anno il Comune gli conferì il premio Ippogrifo, a testimoniare la gratitudine della città. “La sua scomparsa ci addolora profondamente – prosegue la nota del municipio -. Lo ricorderemo sempre come colui che seppe umanizzare i luoghi di cura e il rapporto con i malati e che in ogni circostanza, nella professione e nella vita, rifiutò le sbarre come soluzione ai problemi e si oppose ai ghetti come luoghi in cui rinchiudere il disagio e la sofferenza”.

 da: http://www.estense.com   

 

Commento del Dott. Zambello

Ho provato un profondo senso di tristezza quando ho saputo che alcuni giorni fa era morto Slavich. Non mi é mai stato particolarmente simpatico né penso di esserlo stato io per lui ma, abbiamo lavorato assieme per oltre due anni nei servizi psichiatrici di Ferrara e ci siamo conosciuti. Ora, a distanza di oltre trenta anni posso dire con certezza che lui per molti pazienti, operatori, politici,  simpatizzanti e certamente   per me é stato una delle “persone importanti”  della mia vita. Con la sua essenzialità a volte spigolosità che rischiava di sembrare rozzezza,  non di animo ma nei modi, permetteva,  stimolava  in noi tutti un processo di individuazione. Grazie Antonio.

Altro che macho: l’uomo italiano

23-03-09

Di: ANDREA SERMONTI

«Forte come Goldrake, saggio come Gandhi»: un’indagine della società di andrologia. Per l’autostima la stabilità emotiva è il valore più importante

Una foto dai contorni tutt’altro che nitidi, quella dell’uomo del Duemila: non assomiglia a Ercole né ad alcun Casanova del passato, ma forse più a un eroe «normale e terreno, forte come Goldrake e saggio come Gandhi», capace di sopportare la fatica mentale e psicologica legata a un mondo sempre più problematico. Come dire che il mito del macho ha fatto il suo tempo e ora la forza dell’uomo vero, del maschio doc, è tutta nel cervello e nel cuore. Sono questi i risultati di un’indagine condotta dall’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione (Ispo) per la Società italiana di andrologia (Sia), presentati recentemente a Milano dal presidente di Ispo, Renato Mannheimer, nel corso di un talk show dal titolo Gli uomini italiani tra fragilità e insicurezze. Condotta su 800 italiani di età compresa fra 18 anni e più di 60, la ricerca disegna l’identikit di un uomo consapevole di se stesso e dei propri limiti, in grado di accettarli e superarli. Un uomo giusto e leale, ironico e allegro. Sensibile ai problemi del Pianeta, il nuovo «maschio al 100%» sa emozionare ed emozionarsi. Ama l’amore e punta a una stabilità emotiva, un ingrediente fondamentale dell’autostima. Non a caso – anticipa una nota – si sente sicuro di sé il 92% degli uomini italiani con una relazione fissa, contro l’81% dei single. E la forza d’animo aiuta anche a superare problemi di salute un tempo vissuti come drammi: il 72% degli inter vistati assicura infatti che una defaillance sessuale non incide sulla propria autostima. Anche se il 26%, soprattutto giovani, la pensa esattamente al contrario. Al contempo, il 74% è convinto che poca stima di sé renda più difficile avere successo con le donne.

Di tutt’altra opinione l’avvocato matrimonialista Bernardini de Pace, secondo la quale «le difficoltà sessuali portano molto spesso alle separazioni: nella coppia ora c’è competizione del maschio verso la donna e l’uomo ha paura che l’unica cosa in cui si può sentire uomo non gli riesca». Le défaillance sono a volte la spia di problemi di salute veri e propri, anche se non vengono vissuti come tali. «Le problematiche sessuali sono in crescita esponenziale: il 12% degli uomini soffre di disfunzione erettile, il 30% di eiaculazione precoce e il 15% delle coppie ha problemi di infertilità», ha spiegato il professor Vincenzo Gentile. Colpa sia di disturbi organici – diabete e ipertensione, che compromettono l’irrorazione sanguigna dei corpi cavernosi, quelli che consentono l’erezione – sia di ostacoli psicologici, quella che tutti chiamano «ansia da prestazione ». Precisa Giammusso: «Il sistema nervoso si attiva in tutte le questioni di stress, restringe i vasi sanguigni e finisce per bloccare l’erezione. Ecco perché bisogna tornare ad amare senza pensieri». E i farmaci anti-impotenza? Oggi ci sono: «I PDE5 inibitori sono medicinali sicuri, ma necessitano sempre di un’attenta valutazione medica».

da: http://www.lastampa.it  

 

 

Non tutto il panico viene per nuocere, talvolta può aiutarci

23-03-09

di:Roberto Verrastro

Tachicardia accentuata e inarrestabile mentre non è in corso alcuno sforzo fisico, dolore toracico, sensazione di soffocamento, torpore o formicolio a un braccio. Sono solo alcuni dei sintomi sinistri che spingono chi fino a un attimo prima pensava di stare benissimo e all’improvviso ha la sventura di percepirli, a fiondarsi al pronto soccorso del più vicino ospedale, temendo di essere vittima di un infarto. Il tragitto è accompagnato dalla penosa e tangibile sensazione di poter morire da un momento all’altro, ma gli accertamenti sanitari del caso produrranno una diagnosi per certi aspetti non meno sconvolgente: il paziente dispone di un apparato cardiocircolatorio tra i più affidabili, e non si trova l’ombra di patologie letali di altra natura. In altri termini, è incappato in un attacco di panico, uno “scherzo” di pessimo gusto prodotto dalla mente e una tremenda dimostrazione della sua potenza, che la mette in grado di simulare perfettamente sintomi di patologie anche gravi che in tal caso non esistono. Un inganno che riesce alla grande, perché tanto i sintomi psichici del disturbo, come la paura di morire o di perdere la ragione, quanto quelli neurovegetativi, dalle palpitazioni alle difficoltà respiratorie, vengono avvertiti realmente, non sono certo il frutto dell’immaginazione di coloro che, sempre più numerosi, si trovano a sperimentarli. All’attacco di panico è dedicata una ricerca pubblicata sull’ultimo numero del Canadian Journal of Psychiatry, che lo rende, se possibile, ancora più preoccupante, ravvisandovi un possibile indizio di futuri problemi non meno drammatici, quali la depressione, i propositi suicidi e l’alcolismo.

Panorama.it discute l’argomento con la dottoressa Alice Pluderi, medico specialista in psicologia clinica con molteplici anni di esperienza in dipartimenti di salute mentale e in attività di consulenza in ambito psichiatrico.

Dottoressa Pluderi, l’attacco di panico colpisce davvero in modo così subdolo e improvviso?
Sì, anche se in realtà è preceduto da segnali che non vengono colti, come la riduzione delle ore di sonno, un senso di irrequietezza generale e le difficoltà di concentrazione, facilmente attribuiti a un momento stressante della propria vita in ambito lavorativo o affettivo. A innescarlo provvede poi un evento di per sé non eccezionale, per esempio un litigio con il partner, che in una determinata occasione può essere però sentito come particolarmente toccante e irritante, e proprio quando le difese risultano allentate (di notte, oppure svolgendo attività di solito rilassanti come guardare la tv o leggere un libro), irrompe un attacco di ansia estremamente acuto che si manifesta con i sintomi dell’attacco di panico: tachicardia, respiro che sembra bloccarsi, pensiero fuori controllo fino alla paura di morire o di impazzire.

Perché l’attacco di panico mostra una certa predilezione per i giovani e per le donne?
Perché vi entrano in gioco le richieste di una vita sempre più stressante e competitiva, dove specialmente negli ultimi anni è diventato più probabile non avere certezze lavorative e affettive, situazione dalla quale chi è più in là con gli anni è più facilmente al riparo. Senza dimenticare che fra i giovani stessi l’attacco di panico può colpire anche chi, al contrario, si presenta sicuro di sé e ha la tendenza a dare il massimo, ma potrebbe scoprirsi impreparato a fronteggiare qualche intoppo. Quanto alle donne, la patologia psicologica in un certo senso è sempre femminile, dato che le donne presentano una maggiore sensibilità al giudizio esterno e una struttura psicologica che le porta ad ammettere con meno fatica l’esistenza di sintomi ansiosi.

Perché a chi finisce al pronto soccorso in preda a un attacco di panico, che si manifesta con sintomi così allarmanti, quasi sempre viene detto che non ha nulla?
Al pronto soccorso non si trova quasi mai lo psichiatra, che però è reperibile, viene chiamato su richiesta. Se chi accoglie il paziente capisce che quest’ultimo in realtà soffre di attacchi di panico, lo psichiatra viene chiamato e in quella sede viene fatta la diagnosi, ma è rarissimo che ciò accada. Se il soggetto è sano fisicamente, torna a domicilio e non gli viene nemmeno detto di rivolgersi al medico curante. Quando prima o poi vi si recherà, si sentirà proporre una visita psichiatrica, che crea un altro problema, il rifiuto dello psichiatra, che popolarmente può essere ancora visto come il medico dei “matti”, al punto che per superare tale rifiuto spesso il medico curante sarà costretto a dirottare il paziente dal neurologo.

Come si cura il disturbo da attacchi di panico?
Esistono due scuole di pensiero. Una, quella psicofarmacologica, sostiene la necessità di una terapia con farmaci quali le benzodiazepine e i serotoninergici, l’altra suggerisce il ricorso all’aiuto di un valido psicoterapeuta che, con un lavoro più lungo, condurrà il paziente a individuare le ragioni che hanno prodotto questa crisi. L’ideale è tuttavia una terapia combinata che, sul versante farmacologico, associ un antidepressivo del gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, come la paroxetina, a un ansiolitico a emivita breve come l’alprazolam. Ma è necessario affiancarvi una psicoterapia che faccia capire al paziente perché è stato colpito da questo disturbo, per scongiurare la ricomparsa dei sintomi una volta sospesa la terapia farmacologica e per evitare la tendenza ad attribuire ai farmaci l’onnipotenza nel trattamento di qualsiasi patologia psichiatrica.

Gli attacchi di panico possono essere la spia di future patologie psichiatriche? E, in considerazione di alcuni loro sintomi, sono in grado di incrementare il rischio cardiovascolare?
Non esiste alcuna prova che essi incrementino il rischio cardiovascolare rispetto a chi non ne soffre. Il disturbo da attacchi di panico può preludere allo sviluppo di fobie e alla depressione, ma solo se viene ignorato e non è adeguatamente e tempestivamente trattato.

Cosa vuole comunicare la mente con questo doloroso inganno?
E’ un invito a fermarsi, ad ascoltarsi, a riprendere con calma il controllo delle proprie potenzialità. L’attacco di panico giunge per segnalare che l’individuo sta esasperando le sue energie psichiche, e se la natura del disturbo viene compresa dal soggetto che lo vive, egli ne potrà uscire più consapevole e rafforzato, con la percezione di essere forte, in grado di affrontare esperienze delle quali non si sarebbe creduto capace. Sarà cioè più padrone della propria vita e delle proprie scelte.

da:http://blog.panorama.it     

 

Commento del Dott. Zambello

Durante  la terapia, a volte anche lunga di questi pazienti, c’é sempre un momento in cui questi affermano di essere contenti, di considerarsi fortunati ad avere avuto, sofferto di attacchi di panico. Allora capisco che la terapia ha fatto il suo percorso, stiamo finendo.

 

Da Erickson ai tutors Dagli sciamani ai psicoterapeuti

23-03-09

Alla Erboristeria “Sintonia” in Udine via Anton Lazzaro Moro numero 40, alle ore 20,15 di Mercoledì 25 Marzo 2009, ingresso gratuito
Conferenza del Dr Gilberto Gamberini www.gilbertogamberini.it Medico Chirurgo Tutor Specialista in Psicoterapia
Sul tema: “Da Erickson ai tutors Dagli sciamani ai psicoterapeuti…..”Milton Erickson…… ai tutors,
di quelle particolari presenze che dovrebbero favorire la crescita personale degli studenti, assistendoli senza prevaricarli, illuminandoli, forse, come Edi, l’assistente di Archimede Pitagorico,
o Gilberto il nipote intelligente di Pippo.
In questo mondo magico e fumettistico, chi meglio di Erickson,
allenatore dell’anima poteva avere questo ruolo?

Erickson, sciamano in senso storico e letterale certamente no, ma attento interprete dell’animo umano si, pronto a carpirne i segreti ancestrali, modificando l’approccio e i punti di vista, attraverso una ipnosi diretta ed indiretta, ottenuta attraverso la parola.
Potremo definire l’opera sciamanica una ipnosi di gruppo, spesso ottenuta in narcosi….ma non solo, vediamo bene il perché…..
Droga mezzo ma non necessità….
La droga può servire allo sciamano, all’iniziato, al paziente sciamanico a liberarsi dal suo schermo razionale, per andare oltre….
Serve a camminare ma qualcuno nasce camminando e qualcuno impara da subito senza bastone, senza il bastone della droga, serve per la magia, per la sceneggiatura, per il contorno ma non è la magia stessa, la magia come direbbe Freud ed aggiungerebbe Erickson è la parola. Continua

L’Observer: in Gran Bretagna centri di psicoterapia per le vittime della crisi economica

15-03-09

Le vittime della recessione riceveranno assistenza psicologica gratuita. E’ quanto ha deciso il governo britannico, nel timore che un’epidemia di ansia e depressione colpisca quanti rischiano di perdere il lavoro e di non riuscire a pagare i debiti.

Stando a quanto anticipa il quotidiano The Observer, il piano del governo prevede che i centri di psicoterapia siano creati in ogni ambulatorio medico di base entro la fine dell’anno, a cui verra’ poi rinviato chiunque ne fara’ richiesta al jobcenter, cosi’ come al Servizio nazionale di sanita’.

“Nell’attuale fase di recessione economica, esiste il rischio che sempre piu’ persone siano colpite da ansia e depressione – ha detto il ministro della Sanita’, Alan Johnson – se qualcuno si sente giu’ per aver perso il lavoro, la soluzione migliore e’ avere un nuovo lavoro, e noi stiamo cercando di aiutarli a trovarlo, per quanto possibile. Ma, in alcuni casi, depressione e ansia possono essere di ostacolo alla ricerca di un nuovo impiego”. Il governo ha gia’ annunciato uno stanziamento di 173 milioni di sterline (oltre 193 milioni di euro) per i servizi di assistenza psicologica.

da:http://www.rainews24.rai.it   

 

Commento del Dott. Zambello

Questa notizia ci dice due cose: la prima, questa crisi economica é grave e profonda, la seconda,  paesi come la Gran Bretagna considerino socialmente importante l’intervento psicoterapeutico. Ben altra cosa in Italia, dove praticamente non esiste un ambulatorio pubblico dove fare psicoterapia. Quei pochi che c’erano li hanno chiusi per mancanza di fondi. Questo é uno dei motivi di questa crisi: la “cecità” di chi ci governa.

Eiaculazione precoce ed ipertiroidismo

07-03-09

Secondo i risultati di uno studio condotto in Turchia presso la Dokuz Eylul University School of Medicine a Izmir e pubblicato sulle pagina della rivista Journal of Urology, i ricercatori avrebbero trovato una correlazione tra l’eiaculazione precoce con l’ipertiroidismo.

Questo studio condotto in Turchia sarebbe il primo a correlare l’ipertiroidismo dell’uomo con le sue performance deludenti sotto le lenzuola, dal momento che l’eiaculazione precoce viene più di sovente correlata a stati psicologici — al punto che i rimedi vengono ricercati tra le tecniche di rilassamento o farmaci antidepressivi per controllare l’ansietà e nel Regno Unito si sta sperimentando anche uno spray che possa prolungare le prestazioni.

La condizione di ipertiroidismo, con il conseguente aumento del metabolismo, porta a iper attività, problemi di respirazione, sbalzi d’umore, affaticamento, aumento dell’appetito e debolezza muscolare.

Nello studio sono stati monitorati 49 uomini affetti da ipertiroidismo. Prima di cominciare la cura farmacologia per portare i livelli ormonali ad uno stato di normalità, è stato chiesto loro di cronometrare la durata del rapporto sessuale. Circa tre volontari su quattro dichiaravano di durare poco più di un minuto. Otto settimane dopo l’inizio del trattamento è stato ripetuto il “test” di durata della camera da letto. Il risultato è stato che, più della metà dei volontari, ha visto migliorare significativamente la durata del rapporto sessuale.

Sebbene non sia ancora chiaro come la cura tiroidea funzioni esattamente in questa direzione, gli scienziati si dicono fiduciosi.

Ornella Lodin

da: http://www.tifeoweb.it

 

Le pietre calde contro ansia e paure

01-03-09

Di Silvia Finazzi


Lavorano in modo “intelligente”. Cedono energia laddove è carente e la assorbono nei punti in cui è presente in eccesso. Sono le pietre laviche riscaldate, usate già dai popoli antichi, e riscoperte dalla stone therapy, un trattamento importato dall’America, che sta spopolando anche nei centri benessere e nelle beauty farm nostrane.

“Si tratta di un particolare massaggio, inventato dagli indiani Apache d’America, che usa le pietre laviche riscaldate per sciogliere le tensioni e lavorare sull’energia” spiega Dina Greggio, operatrice shiatzu presso l’Antiaging Thermal Spa dell’Abano Grand Hotel (www.gbhotelsabano.it). In effetti, secondo la filosofia di base, solo se l’energia è in equilibrio, la persona può stare bene.

“Molti pensano alla stone therapy come a un qualcosa di leggero e superficiale. Invece, non è affatto così: si tratta di un massaggio che lavora a un livello molto profondo e può dare reali benefici. Basta una seduta di un’ora per stare meglio” assicura l’esperta.

Il segreto sta anche e soprattutto negli strumenti utilizzati. “Le pietre laviche sono in grado di trattenere calore” chiarisce l’esperta. Ma non solo. “Sono purissime e vergini: essendo estratte in profondità, non sono inquinate o alterate. Per questo, conservano l’energia dell’universo e sono in grado di cederla alle persone” aggiunge Dina Greggio. Proprio per questa loro caratteristica sono usate fin dall’antichità per donare salute e benessere. Continua

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