Curare l’omosessualità

Dr. Giuliana Proietti

Se non altro la canzone sanremese di Povia un merito ce l’ha avuto: quello di farci riflettere sull’omosessualità e in particolare sulla possibilità di cambiare orientamento sessuale.

Di questo nella comunità scientifica internazionale si parla da anni, dal momento che esistono movimenti molto potenti in America che sostengono di poter trasformare le persone, attraverso una psicoterapia, facendole tornare ad essere eterosessuali.

Ora è uscito in Gran Bretagna uno studio condotto su 1.300 professionisti: psicoterapeuti, psicoanalisti e psichiatri, per capire quanto sia diffusa questa pratica clinica. Si è visto così che 200 di questi terapeuti avevano effettivamente provato almeno una volta a cambiare l’orientamento sessuale dei pazienti e 55 di loro avevano ancora una terapia in corso.

Perché lo fanno? Per loro convinzioni religiose anzitutto, ma anche per aiutare le persone a superare lo stato di discriminazione sociale in cui sentono di vivere: questo almeno è ciò che emerge dallo studio condotto da Michael King, psichiatra presso l’University College di Londra e pubblicato su BMC Psychiatry.

Secondo King lo studio ha messo in luce che nella comunità scientifica britannica vi sono molti professionisti “ignoranti e incauti”, che danno consigli inappropriati, seguendo le loro convinzioni personali, seppure siano regolarmente iscritti alla British Psychological Society.

Lo studio conclude che non vi è alcuna evidenza di successo terapeutico nel cercare di “curare l’omosessualità”, mentre invece è certo che si può procurare danno ai propri pazienti.

Fonte: The Guardian

da:http://blog.donnamoderna.com

Commento del Dott. Zambello

Non c’è un disastro peggiore che possa succedere in psicoterapia che trovare un terapeuta che lavora  sul paziente proponendo le sue idee, aspettative, categorie morali e religiose. Diceva Bion che il terapeuta deve stare davanti al paziente “senza memoria e senza desideri”.  La memoria cerco di mantenerla e la coltivo. La memoria di ciò che il paziente mi ha raccontato che abbiamo vissuto assieme  ma non ho, cerco di non avere,  alcuna aspettativa. Lascio che sia lui, attaverso la piccola luce che gli viene dalle mie interpretazioni a trovare la strada, la sua individuazione. Devo dire che quando, con fatica,  il paziente riemerge dal suo buio,  mi propone cose, soluzioni che spesso mi meravigliano perché non sono  solo diverse da me, ma spesso più “creative”, direi  molto più grandi e  belle di quelle che avrei potuto pensare. Allora trovo conferma che non ho lavorato male ma che soprattutto  é quella la strada giusta: non giudicare, non proporre, non avere aspettative ma solo aiutare il paziente a capire cosa sta facendo, come lui funziona. Se poi falliamo rispetto a quella che é l’identità sessuale, etero o omosessuale a poca importanza, il disastro, l’inferno,  é assicurato.

 

 

 

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2 Commenti to “Curare l’omosessualità”

  1. f il 27/05/2010 00:43

    ma smettiamola con queste idiozzie.si ci nasce e basta . e cerchiamo di rispettarli . come loro rispettano noi

  2. giuseppe il 27/12/2011 19:58

    più che rispettarli dobbiamo seriamente aiutarli…ma prima dobbiamo capire che è un problema…

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