Collaboratore di Basaglia, diresse i servizi psichiatrici a Ferrara negli anni ‘70
“Artefice di una vera rivoluzione sanitaria e di un nuovo approccio alla malattia psichiatrica, è stato protagonista a Ferrara di una straordinaria stagione di fermenti culturali e civili”. Così sindaco, giunta e presidente del consiglio comunale ricordano Antonio Slavich, lo psichiatra nato a Fiume nel 1935, collaboratore di Franco Basaglia e direttore dei servizi psichiatrici a Ferrara dal 1971 al 1978 e scomparso ieri all’età di 73 anni.
Il prof. Slavich è stato allievo e collaboratore del padre della legge 180 a Padova, a Gorizia e a Parma; insieme hanno avviato la prima esperienza anti-istituzionale nella cura dei malati di mente dando inizio ad una riflessione sociopolitica sulla trasformazione dell’ospedale psichiatrico e di ulteriori esperienze alternative e di rinnovamento nel trattamento della follia che hanno portato alla costituzione della prima “comunità terapeutica” italiana. La sua azione lo ha visto attivo anche nel movimento di psichiatria democratica, promuovendo attivamente l’applicazione della legge n. 180 del 1978 sulla soppressione dei manicomi e a distanza di 30 anni questa legge, nata dall’esperienza italiana, si è diffusa in varie parti del mondo e viene ancora considerata come la più avanzata.
Noto psichiatra, Slavich è approdato nel territorio ferrarese nel 1971 in seguito alla decisione dell’allora assessore provinciale alla Sanità Carmen Capatti – che voleva come direttore del Centro di Igiene Mentale un “goriziano” per avviare la riforma dei Servizi Psichiatrici a Ferrara, percorso che si realizzò fra il 1971 e il 1978. In qualità di direttore del Centro di Igiene Mentale, negli anni ferraresi ha introdotto un metodo di lavoro innovativo basato sul coinvolgimento di tutti i collaboratori, medici, infermieri, assistenti e operatori sociali, dei pazienti e di tutta la società civile; questo metodo di lavoro ha significato un ripensamento complessivo della psichiatria e della cura delle persone con disturbi mentali, spostando sempre più gli interventi dalla Istituzione Chiusa (manicomio) ai Servizi Territoriali.
Il professor Slavich ha raccontato l’esperienza ferrarese nel libro “La Scopa Meravigliante”, un volume in cui, fra l’altro, descrive e cita tutte le azioni messe in atto e tutte le persone (operatori, politici, volontari) che insieme a lui, in qualità di direttore del Centro di Igiene Mentale, diedero avvio al processo di preparazione e di attuazione della riforma psichiatrica a Ferrara e della “dissoluzione” del manicomio di via Ghiara. Il contenuto del libro rappresenta la testimonianza di un percorso per tutti coloro che lo hanno vissuto, per quelli oggi che lavorano nella sanità, in particolar modo nella psichiatria, ma soprattutto uno strumento utile a tutti i cittadini perché possano vigilare affinché non si ritorni a pensare alla cura delle problematiche psichiatriche esclusivamente nei luoghi di segregazione che lo stesso Slavich ha contribuito a demolire.
Per questo suo ruolo lo scorso anno il Comune gli conferì il premio Ippogrifo, a testimoniare la gratitudine della città. “La sua scomparsa ci addolora profondamente – prosegue la nota del municipio -. Lo ricorderemo sempre come colui che seppe umanizzare i luoghi di cura e il rapporto con i malati e che in ogni circostanza, nella professione e nella vita, rifiutò le sbarre come soluzione ai problemi e si oppose ai ghetti come luoghi in cui rinchiudere il disagio e la sofferenza”.
da: http://www.estense.com
Commento del Dott. Zambello
Ho provato un profondo senso di tristezza quando ho saputo che alcuni giorni fa era morto Slavich. Non mi é mai stato particolarmente simpatico né penso di esserlo stato io per lui ma, abbiamo lavorato assieme per oltre due anni nei servizi psichiatrici di Ferrara e ci siamo conosciuti. Ora, a distanza di oltre trenta anni posso dire con certezza che lui per molti pazienti, operatori, politici, simpatizzanti e certamente per me é stato una delle “persone importanti” della mia vita. Con la sua essenzialità a volte spigolosità che rischiava di sembrare rozzezza, non di animo ma nei modi, permetteva, stimolava in noi tutti un processo di individuazione. Grazie Antonio.








