Non tutto il panico viene per nuocere, talvolta può aiutarci

di:Roberto Verrastro

Tachicardia accentuata e inarrestabile mentre non è in corso alcuno sforzo fisico, dolore toracico, sensazione di soffocamento, torpore o formicolio a un braccio. Sono solo alcuni dei sintomi sinistri che spingono chi fino a un attimo prima pensava di stare benissimo e all’improvviso ha la sventura di percepirli, a fiondarsi al pronto soccorso del più vicino ospedale, temendo di essere vittima di un infarto. Il tragitto è accompagnato dalla penosa e tangibile sensazione di poter morire da un momento all’altro, ma gli accertamenti sanitari del caso produrranno una diagnosi per certi aspetti non meno sconvolgente: il paziente dispone di un apparato cardiocircolatorio tra i più affidabili, e non si trova l’ombra di patologie letali di altra natura. In altri termini, è incappato in un attacco di panico, uno “scherzo” di pessimo gusto prodotto dalla mente e una tremenda dimostrazione della sua potenza, che la mette in grado di simulare perfettamente sintomi di patologie anche gravi che in tal caso non esistono. Un inganno che riesce alla grande, perché tanto i sintomi psichici del disturbo, come la paura di morire o di perdere la ragione, quanto quelli neurovegetativi, dalle palpitazioni alle difficoltà respiratorie, vengono avvertiti realmente, non sono certo il frutto dell’immaginazione di coloro che, sempre più numerosi, si trovano a sperimentarli. All’attacco di panico è dedicata una ricerca pubblicata sull’ultimo numero del Canadian Journal of Psychiatry, che lo rende, se possibile, ancora più preoccupante, ravvisandovi un possibile indizio di futuri problemi non meno drammatici, quali la depressione, i propositi suicidi e l’alcolismo.

Panorama.it discute l’argomento con la dottoressa Alice Pluderi, medico specialista in psicologia clinica con molteplici anni di esperienza in dipartimenti di salute mentale e in attività di consulenza in ambito psichiatrico.

Dottoressa Pluderi, l’attacco di panico colpisce davvero in modo così subdolo e improvviso?
Sì, anche se in realtà è preceduto da segnali che non vengono colti, come la riduzione delle ore di sonno, un senso di irrequietezza generale e le difficoltà di concentrazione, facilmente attribuiti a un momento stressante della propria vita in ambito lavorativo o affettivo. A innescarlo provvede poi un evento di per sé non eccezionale, per esempio un litigio con il partner, che in una determinata occasione può essere però sentito come particolarmente toccante e irritante, e proprio quando le difese risultano allentate (di notte, oppure svolgendo attività di solito rilassanti come guardare la tv o leggere un libro), irrompe un attacco di ansia estremamente acuto che si manifesta con i sintomi dell’attacco di panico: tachicardia, respiro che sembra bloccarsi, pensiero fuori controllo fino alla paura di morire o di impazzire.

Perché l’attacco di panico mostra una certa predilezione per i giovani e per le donne?
Perché vi entrano in gioco le richieste di una vita sempre più stressante e competitiva, dove specialmente negli ultimi anni è diventato più probabile non avere certezze lavorative e affettive, situazione dalla quale chi è più in là con gli anni è più facilmente al riparo. Senza dimenticare che fra i giovani stessi l’attacco di panico può colpire anche chi, al contrario, si presenta sicuro di sé e ha la tendenza a dare il massimo, ma potrebbe scoprirsi impreparato a fronteggiare qualche intoppo. Quanto alle donne, la patologia psicologica in un certo senso è sempre femminile, dato che le donne presentano una maggiore sensibilità al giudizio esterno e una struttura psicologica che le porta ad ammettere con meno fatica l’esistenza di sintomi ansiosi.

Perché a chi finisce al pronto soccorso in preda a un attacco di panico, che si manifesta con sintomi così allarmanti, quasi sempre viene detto che non ha nulla?
Al pronto soccorso non si trova quasi mai lo psichiatra, che però è reperibile, viene chiamato su richiesta. Se chi accoglie il paziente capisce che quest’ultimo in realtà soffre di attacchi di panico, lo psichiatra viene chiamato e in quella sede viene fatta la diagnosi, ma è rarissimo che ciò accada. Se il soggetto è sano fisicamente, torna a domicilio e non gli viene nemmeno detto di rivolgersi al medico curante. Quando prima o poi vi si recherà, si sentirà proporre una visita psichiatrica, che crea un altro problema, il rifiuto dello psichiatra, che popolarmente può essere ancora visto come il medico dei “matti”, al punto che per superare tale rifiuto spesso il medico curante sarà costretto a dirottare il paziente dal neurologo.

Come si cura il disturbo da attacchi di panico?
Esistono due scuole di pensiero. Una, quella psicofarmacologica, sostiene la necessità di una terapia con farmaci quali le benzodiazepine e i serotoninergici, l’altra suggerisce il ricorso all’aiuto di un valido psicoterapeuta che, con un lavoro più lungo, condurrà il paziente a individuare le ragioni che hanno prodotto questa crisi. L’ideale è tuttavia una terapia combinata che, sul versante farmacologico, associ un antidepressivo del gruppo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, come la paroxetina, a un ansiolitico a emivita breve come l’alprazolam. Ma è necessario affiancarvi una psicoterapia che faccia capire al paziente perché è stato colpito da questo disturbo, per scongiurare la ricomparsa dei sintomi una volta sospesa la terapia farmacologica e per evitare la tendenza ad attribuire ai farmaci l’onnipotenza nel trattamento di qualsiasi patologia psichiatrica.

Gli attacchi di panico possono essere la spia di future patologie psichiatriche? E, in considerazione di alcuni loro sintomi, sono in grado di incrementare il rischio cardiovascolare?
Non esiste alcuna prova che essi incrementino il rischio cardiovascolare rispetto a chi non ne soffre. Il disturbo da attacchi di panico può preludere allo sviluppo di fobie e alla depressione, ma solo se viene ignorato e non è adeguatamente e tempestivamente trattato.

Cosa vuole comunicare la mente con questo doloroso inganno?
E’ un invito a fermarsi, ad ascoltarsi, a riprendere con calma il controllo delle proprie potenzialità. L’attacco di panico giunge per segnalare che l’individuo sta esasperando le sue energie psichiche, e se la natura del disturbo viene compresa dal soggetto che lo vive, egli ne potrà uscire più consapevole e rafforzato, con la percezione di essere forte, in grado di affrontare esperienze delle quali non si sarebbe creduto capace. Sarà cioè più padrone della propria vita e delle proprie scelte.

da:http://blog.panorama.it     

 

Commento del Dott. Zambello

Durante  la terapia, a volte anche lunga di questi pazienti, c’é sempre un momento in cui questi affermano di essere contenti, di considerarsi fortunati ad avere avuto, sofferto di attacchi di panico. Allora capisco che la terapia ha fatto il suo percorso, stiamo finendo.

 

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2 Commenti to “Non tutto il panico viene per nuocere, talvolta può aiutarci”

  1. Pietro il 22/04/2009 20:33

    Salve mi chiamo Pietro è sono affetto da tanti anni da attacchi di panico.
    A causa di tale disturbo ho anche perso il posto di lavoro perche non riuscivo a stare lontano dalla mia città. Sono andato da un medico ma non ho concluso nulla in quanto la cura secondo il mio modesto parere mirava solamente a sedare il problema con ansiolitici . Io non so più che fare e pertanto ho scritto questo commento!! Grazie .

  2. Dr.Zambello il 23/04/2009 18:13

    Signor Pietro,
    non ho dubbi, le terapie mediche da sole non “risolvono” il problema. Bisogna affrontarlo sinergicamente, all’inizio con le medicine e la psicoterapia e poi solo con la psicoterapia. Non mi ha detto dove abita. Se me lo fa sapere, le posso dare alcuni nominativi.

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