Giorni e notti roventi rappresentano un’insidia in più per tre milioni di italiani, afflitti dagli attacchi di panico. «In estate il panico non va in vacanza, tutt’altro. Questo caldo intenso e improvviso è il periodo di massima allerta per tanti cittadini, già costretti a radicali cambiamenti delle abitudini di vita, perché condannati alla paura di aver paura» dice Rosario Sorrentino, direttore dell’Istituto di ricerca e cura contro gli attacchi di panico (Ircap) alla clinica Pio XI di Roma e autore del libro “Il Panico, una bugia del cervello che può rovinarci la vita”.
«Il problema è che – spiega il neurologo – in questi giorni più che mai scatta una diffidenza nei confronti del proprio corpo: i disturbi tipici del caldo, come sudore, palpitazioni, calo di forze, sbandamento, vampate, sono anche i segni premonitori dell’attacco di panico. Dunque chi ne soffre non sa se sta male per il caldo o perché sta per arrivare una crisi. Ora la situazione è ancor più difficile perché la canicola è arrivata all’improvviso. Insomma, questo assaggio d’estate può trasformarsi in un incubo per chi già vive in trincea, moltiplicando rabbia e aggressività in persone che rischiano di passare anche per malati immaginari, specie per chi non capisce il loro dramma».
In sostanza, quindi, non solo si sta male, ma spesso non si viene capiti. E chi decide di fuggire dalla città e andare in vacanza rischia anche di dover stravolgere le proprie abitudini, senza ancora di salvataggio. «Per questo è importante informarsi prima ed accertarsi che sia presente un presidio medico, in caso di emergenza» avverte Sorrentino, che dice no al “fai dai te” con pillole e farmaci. «E’ importante tener presenti le mutate condizioni climatiche, chiedendo allo specialista di “tarare” le terapie farmacologiche in base alla stagione e alle temperature. Molto utile anche abbinare alle cure l’attività fisica regolare, ma solo nelle ore più fresche, e il consumo di due litri di acqua al giorno. Vietati, infine, gli alcolici e le maratone sotto il sole».
da: http://www.ilmessaggero.it
Commento del Dott. Zambello
Resto convinto che se pur in prima risposta le “pillole” possono aiutare, queste non risolvono il problema, lo spostano solo al prossimo attacco. Muoversi preoccupandosi che ci sia un distretto medico, non può essere una soluzione.









Per me il consiglio di avere sotto controllo che ci sia un presidio medico andando in vacanza, sara’ anche saggio, ma fa aumentare le paure. Ricevere consigli protettivi senza trasmettere coraggio continua ad essere ,secondo me, la molla che fa scattare le insicurezze una dietro l’altra.
per specificare sono una donna con molte crisi di ansia, il mio e’ solo un pensiero dettato dalle mie sensazioni e dalla mia esperienza. claudia