Avete pensato di andare dallo psicologo? Alcune indicazioni utili per la scelta.
Buongiorno a tutti i lettori di Terninrete, oggi diamo il via a questa nuova rubrica “Lo psicologo-psicoterapeuta informa”.
Come mai ho scelto questo titolo?
Perchè quest’anno, partecipando ad una iniziativa denominata MIP2 – Maggio d’Informazione Psicologica” di cui sono la referente per la provincia di Terni (www.psicologimip.it), mi sono resa conto di quanta difficoltà abbiano le persone ad entrare nei nostri studi, anche solo per chiedere informazioni, e di quanto la nostra professione risulti ai più ancora così sconosciuta.
Quindi ho deciso di aprire questa rubrica e di far conoscere da vicino lo psicologo, oltre che la psicologia.
Sarà capitato ad ognuno di Voi, almeno una volta nella vita, di pensare “forse avrò bisogno dello psicologo?”, ma qual’è stata la vostra risposta?
Perchè non ci siete andati?
Forse non ne sapete abbastanza e ciò che non si conosce fa paura.
Chi è lo psicologo?
Lo psicologo ha conseguito una laurea di cinque anni in Psicologia presso un’Università italiana, successivamente ha svolto un tirocinio, della durata di un anno, effettuato con la supervisione di un tutor-professionista, ed infine ha superato l’Esame di Stato, che consente l’iscrizione all’Albo degli Psicologi (Albo sez. A) e l’accesso alla professione.
Cosa fa lo psicologo?
La professione di psicologo comprende gli usi degli strumenti conoscitivi e d’intervento per la prevenzione, la diagnosi, il sostegno psicologico, l’abilitazione e riabilitazione, rivolti alle persone, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende inoltre le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.
L’Articolo 3 del codice deontologico cita:
“Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità.
In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace.
Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l’uso non appropriato della sua influenza, e non utilizza indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e degli utenti destinatari della sua prestazione professionale.
Lo psicologo è responsabile dei propri atti professionali e delle loro prevedibili dirette conseguenze.”
Attenzione:
Lo psicologo non può prescrivere farmaci e non può condurre psicoterapie.
Chi allora può fare psicoterapia?
Per svolgere la psicoterapia, lo psicologo deve Diplomarsi presso una Scuola di Specializzazione Universitaria o Privata (riconosciuta dal Ministero competente) della durata di almeno quattro anni.
Lo psicologo-psicoterapeuta può svolgere attività di PSICOTERAPIA individuale, di coppia , familiare o di gruppo.
Cosa fa lo Psicologo-Psicoterapeuta?
Lo Psicologo-Psicoterapeuta, interviene con specifiche tecniche e in particolari condizioni di contesto terapeutico, sui disturbi psichici.
Il percorso terapeutico riveste un’importanza fondamentale nella ristrutturazione di se stessi. Il rapporto terapeuta-paziente, il luogo e le modalità di svolgimento del trattamento, elementi importanti quali la durata e la frequenza degli incontri, nonchè l’intimità dei contenuti condivisi, richiedono al paziente un investimento di tempo, serietà, costanza e impegno adeguati al raggiungimento degli obiettivi e alla delicatezza del compito.
Attenzione: esistono diversi approcci in Psicoterapia, da cui derivano alcune differenze nelle modalità di intervento.
Allora quando andare dallo psicologo-psicoterapeuta?
Una consulenza, un supporto psicologico o una psicoterapia possono essere utili in tutte quelle situazioni di disagio psichico che si incontrano nell’arco del proprio ciclo vitale, come ad esempio per una crisi temporanea, per favorire una crescita interiore personale, per orientarsi, per raggiungere una maggiore consapevolezza di sè, degli altri e del proprio contesto relazionale (famiglia, lavoro, scuola).
Rivolgersi allo psicologo permette di crearsi uno spazio personale nel quale esprimere e superare le proprie difficoltà, attraverso il sostegno di una figura professionale formata per mantenere e migliorare il benessere mentale.
Così come ogni anno ci si sottopone al check-up medico per prevenire alcuni disturbi fisici, allo stesso modo dovremmo rivolgerci ad uno psicologo, che ci aiuti a conoscerci e ci segua nel tempo, quando nell’arco del ciclo vitale avvertiamo una condizione di disagio dentro di noi.
Però attenzione, ci sono dei criteri per valutare la professionalità di uno psicologo-psicoterapeuta.
1- Lo psicologo deve essere ISCRITTO ALL’ALBO DEGLI PSICOLOGI (si può verificare l’iscrizione dello Psicologo all’Ordine degli Psicologi della Regione o al sito dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, www.psy.it);
2- Lo psicoterapeuta deve avere l’autorizzazione all’esercizio della psicoterapia e deve essere iscritto all’elenco degli psicoterapeuti (verificabile presso l’Ordine degli Psicologi della Regione d’iscrizione);
3- Deve rispettare le normative privacy, deve far firmare al cliente una dichiarazione di autorizzazione al trattamento dei dati sensibili;
4- Deve far firmare un consenso al trattamento da parte di chi usufruisce della prestazione di consulenza, sostegno o psicoterapia;
5- Deve richiedere un consenso firmato da parte di entrambi i genitori nel caso di prestazioni offerte ai minori;
6- Deve rispettare il codice deontologico ed il segreto professionale;
7- Deve rilasciare una documentazione fiscale del pagamento (fattura/ricevuta).
Ho cercato di riassumere molto brevemente e chiaramente ciò che un paziente/cliente/utente deve guardare quando si rivolge ad un professionista: se manca il rispetto di alcuni dei punti sopraelencati, chiedete ulteriori chiarimenti o contattate l’Ordine degli Psicologi della Regione di appartenenza….
da:http://www.terninrete.it
Commento del Dott. Zambello
Ha ragione la collega Psicologa di Terni, c’é molta disinformazione sul tema: Psicologia e Psicoterapia e cercare di colmare questo vuoto é uno degli scopi di questo blog. Ma, la Dottoressa Psicologa si é dimenticata di dire che anche i Medici possono diventare Psicoterapeuti. Anche loro, una volta laureati possono frequentare una scuola di Psicoterapia e dopo almeno quattro anni praticare questa meravigliosa arte-scienza. Al contrario degli Psicologi i medici Psicoterapeuti possono prescrivere farmaci anche se é bene, a mio parere che demandino ad altri colleghi questo intervento. Si é dimenticata poi la collega di dire che poi, dopo la psicoterapia c’é per chi lo vuole, un altro lungo percorso formativo che dura almeno altri dieci anni che é quello dello Psicoanalista a cui possono accedere indistintamente Medici o Psicologi già specializzati in Psicoterapia.
Si può, é consigliato, controllare l’abilitazione a praticare le psicoterapia dei medici all’Ordine Provinciale di appartenenza del medico.









La scelta di un professionista in campo psicologico si accompagna spesso ad una confusione diffusa sulle varie figure professionali esistenti.
Personalmente, porrei la questione in altri termini, più semplici, ma più efficaci:
Lo PSICOLOGO è un laureato in PSICOLOGIA (una laurea di 5 anni di tipo umanistico, ossia dello stesso tipo della laurea in FILOSOFIA o in LETTERE) che, in seguito, ha svolto un tirocinio di 1 anno e l’esame di stato.
Lo PSICHIATRA, invece, è un laureato in MEDICINA (una laurea scientifica di 6 anni; è quindi prima di tutto un MEDICO) che, in seguito, ha conseguito anche la specializzazione in Psichiatria (della durata di 4 anni).
Da questa fondamentale differenza deriva il diverso approccio al disturbo mentale.
Lo PSICOTERAPEUTA è uno Psicologo (o uno Psichiatra) che in seguito ha conseguito anche una specializzazione in Psicoterapia (specializzazione, quest’ultima, che formalmente possiede automaticamente anche lo Psichiatra).
Se esiste ancora tanta confusione in tale campo è perché, forse, c’è chi ha tutto l’interesse a farla ancora esistere.
Il Signor Andrea,
che forse è Psichiatra o ha molta simpatia per la Psichiatria, ha sicuramente ragione sul fatto che c’è ancora molta confusione sui termini e sulle professioni. Ma, credo di intravedere una certa semplificazione quando propone lo Psichiatra, come la summa della ricerca e quindi la risposta alla sofferenza mentale. Insomma, una psichiatrizzazione del disagio. Non è così, la sofferenza mentale è prevalentemente psicologica. La terapia non può essere il farmaco ma, la parola, l’aiuto ad imparare ad avere dei rapporti, ad ascoltare le parole.
Per imparare a far questo, la medicina serve a poco. Lo sanno bene gli Psichiatri che decidono di fare gli Psicoanalisti. Forse Andrea non lo sa, ma dopo la specialità in Psichiatria, o il titolo di Psicoterapeuta, se si è idonei, ci sono almeno altri sei, otto anni di formazione in una Società Psicoanalitica prima di poter lavorare, stare con il paziente, PARLARE con lui.
Egregio Dott. Zambello, mi trovo perfettamente d’accordo con Lei.
In effetti, ho premesso che la mia era una semplificazione. Non voleva quindi scendere nei dettagli della questione, ma soltanto fornire gli elementi (minimi ed indispensabili) per distinguere le figure dello Psicologo e dello Psichiatra. Elementi che sono ancora in molti ad ignorare.
Inoltre, Lei, da persona sensibile e competente, ha indicato quelli che sono i due termini chiave che dovrebbero essere presi in considerazione in ogni trattamento: “sofferenza” e “parlare”.
Entrambi, però, sappiamo molto bene come, per persone prive di altrettanta sensibilità, la “sofferenza” spesso costituisca soltanto un motivo di speculazione ed il “parlare” soltanto qualcosa di aleatorio ed eventuale.
Una dimostrazione di questa visione (forse un po’ troppo disillusa, ma realistica) è proprio rappresentata dal fatto che in tale campo vi siano ancora molti professionisti che deliberatamente alimentano la confusione esistente sulla propria formazione universitaria e post-universitaria.
La ringrazio per il cortese intervento di risposta e Le porgo i miei sinceri complimenti per il Suo lavoro e la Sua opera di divulgazione.
Mi sarebbe piaciuto anche un piccolo riferimento alle qualità umane umane ed empatiche che i professionisti dovrebbero in qualche modo acquisire. In verità in circa 7 anni di psicoterapia quelle sono state risolutive. Il counseling anche mi ha aiutato molto.
Volevo precisare una cosa: alla formazione in psicoanalisi non si può accedere solo dopo la specializzazione in altra scuola come psicoterapeuta: non so se ci sono scuole che limitano l’accesso a psicologi e medici non specializzati, ma che risulti a me ormai le scuole di psicoanalisi sono una delle tante alternative tra le scuole di specializzazione post laurea, quindi anche io che sono attualmente solo psicologa, potrei iscrivermi ad una scuola di psicoanalisi, previa ammissione..e non credo che duri 10 anni! Spesso può capitare, invece, che un percorso personale in psicoanalisi duri tanti, tanti anni, anche 10, a differenza della psicoterapia che generalmente è/può essere più breve.
Gent.ma Dottoressa,
per la verità, l’intero iter formativo all’AIPA dura, minimo, 6 anni, previa una analisi personale di almeno 300 ore. Faccia un po’ i conti. Non credo sia molto diverso alla SPI.
E’ vero, lei può chiedere di essere ammessa ad una società psicoanalitica ma, prima di poter iniziare il percorso formativo, specifico come psicoanalista, deve prima diventare psicoterapeuta. Le società ora, si sono organizzate e dedicano i primi quattro anni alla formazione psicoterapeutica e poi a quella psicoanalitica. Sono differenze più teoriche che reali ma mi creda, non conosco nessun collega che sia diventato psicoanalista in 10 anni. Saremmo un po’ masochisti, ma siamo tutti convinti che comunque ne sia valso la pena. Credo poi ci siano società, non ortodosse, dove le cose sono un po’ più veloci. Sono scelte personali.
vorrei sapere se con una laurea in lettere si può accedere alla specializzazione come psicoterapeuta.
No, solo i laureati in Psicologia o in Medicina dopo aver superato l’esame di stato.