Fantasie (sessuali) estreme.

di Paola Emilia Cicerone

Malati di sesso? O solo fantasiosi? la linea di confine è labile. E sessuologi, psichiatri e persino neurologi non sono affatto sicuri di come si possano classificare fetish, sadomaso e bizzarrie varie. Oscillano tra l’ansia di definire i comportamenti deviati, addirittura di descrivere le variazioni cerebrali che essi inducono e, d’altra parte, minimizzarne l’elemento patologico come se fossero proprio questi comportamenti a fare chiarezza sulla sessualità in quanto tale. D’altra parte, a sdoganare fetish o sado-maso ci ha già pensato una società più affascinata che disgustata dagli eccessi: gli italiani che praticano una qualche forma di sadomasochismo soft, secondo un’indagine recente, sarebbero più di tre milioni, e basta esplorare la Rete per scoprire corsi di bondage e punti vendita dove acquistare tute di latex manette e frustini. Così nessuno più si stupisce di adulti consenzienti che amano frustare o farsi frustare o di altre bizzarrie apparentemente innocue. È la banalità de ‘Il lato oscuro del desiderio’, come lo definisce Daniel Bergner in un saggio da poco pubblicato da Einaudi. Ma se il latex casereccio fa sorridere, rimane agli scienziati, intrigante e irrisolta, una domanda: perché?

 Avere un quadro esauriente delle ‘parafilie’, termine neutrale con cui la scienza ha sostituito il punitivo ‘perversioni’, è quasi impossibile visto che negli studi medici arrivano soprattutto i casi più gravi, gli stessi testati nei pochi studi di neuroimaging che sembrano individuare qualche anomalia nelle aree cerebrali dei sex offenders. E se per certi comportamenti è stata proposta una spiegazione – come l’odore muschiato che contraddistingue gli oggetti che più appassionano i feticisti come scarpe o indumenti intimi – altri percorsi sono così fantasiosi da impedire una spiegazione lineare.

 ”Pensare di identificare una causa unica per questi disturbi è praticamente impossibile”, sostiene un grande della sessuologia come Paul Fedoroff dell’Università di Ottawa: “Per usare un’analogia, pensiamo che ognuno di noi quando nasce sia in grado di sviluppare una vasta gamma di preferenze sessuali, così come di parlare varie lingue. Ma una volta acquisita una ‘lingua madre del sesso’, generata dall’ influsso di fattori ambientali e biologici, questa entra a far parte del nostro hardware e influenza il nostro modo di pensare e le nostre azioni per tutta la vita”. Fedoroff non esclude che si possa modificare lo schema originario, che si possa imparare una lingua che sostituisca quella che ci mette nei guai, ma, aggiunge: “Non è facile. E comunque il fatto che un soggetto abbia interessi sessuali poco convenzionali non basta per diagnosticare una parafilia”.

 Tanto che oggi c’è persino chi propone di eliminare le parafilie dalla nuova edizione del ‘Dms’, il celebre manuale che definisce le patologie psichiatriche. Perché il confine tra normalità e perversione è culturale prima che biologico. “L’omosessualità è stata rubricata come perversione fino a pochi decenni fa. Oggi consideriamo patologiche sia la frigidità femminile, che una volta sarebbe stata un comportamento virtuoso, sia l’eccesso di desiderio sessuale – la cosiddetta sex addiction – che in un uomo sarebbe stata guardata con simpatia e un pizzico di invidia”, commenta Fabian M. Saleh, della Harvard Medical School, uno dei massimi esperti sull’argomento: “Prima di dare un’etichetta che può creare dolore, si deve guardare il disturbo nel suo contesto”.

 Ma gli scienziati sono affezionati alle definizioni senza le quali la medicina si sente perduta. “Piuttosto che cancellare le parafilie dal ‘Dsm’ sarebbe importante arrivare a definizioni più precise, che individuino le vere e proprie patologie”, aggiunge Saleh. Oggi il ‘Dsm’ elenca nove categorie di parafilia, anche se in letteratura ne sono state catalogate più di 50.

 Definizioni precise, allora. Ma come? L’obiettivo è reso ancora più complicato dal fatto che quando si parla di sesso, il corpo segue percorsi diversi da quelli della mente. Lo dimostrano le ricerche che indicano come molti si eccitino di fronte a immagini che affermano di trovare neutrali, o addirittura ripugnanti. Per scoprirlo si usa il pletismografo, uno strumento che registra l’afflusso di sangue ai genitali maschili e femminili, innegabile conferma fisiologica di una reazione che quanto si sta guardando. I maschi tendono a trovare eccitanti immagini violente o foto di Lolite, mentre dagli studi della canadese Meredith Chivers risulta che donne eterosessuali sono colpite da incontri lesbici. C’è però chi mette in discussione la validità di queste ricerche: “Non si può usare un pletismografo per capire cosa c’è nell’animo umano “, protesta il decano della sessuologia italiana Giorgio Abraham: “La medicina si è impadronita della sessualità in modo maldestro, è in cerca di definizioni oggettive: la disfunzione erettile, la dispareunia, l’eiaculazione precoce, dimenticando che la sessualità è per definizione soggettiva: non è solo una funzione fisiologica, è una parte della nostra vita interiore. Inevitabilmente complessa, ma è bello che sia così”.

 Per comprendere quanto è complicata la faccenda basta ascoltare cosa racconta lo stesso Abraham: “La maggior parte delle coppie che si rivolge al sessuologo lo fa per denunciare un calo del desiderio. Può succedere che queste coppie facciano ‘qualcosa’ per vivacizzare il rapporto: giochi in cui l’immaginazione ha un peso maggiore rispetto alla realtà. Il problema è che la pratica light non dura, ed è lì che sorgono i problemi”. Tanto che a chiedere aiuto al sessuologo sono spesso mogli non più disponibili ad accettare un gioco che va troppo oltre. Anche perché queste esperienze lasciano il segno: “Ho sentito una mia paziente ammettere che sì, il sesso normale è piacevole, ma determinate pratiche portano a vibrare il suo corpo in un modo che non avrebbe creduto possibile. Non credo sia una persona cui piace il dolore. E non chiedeva di essere curata, solo di condividere la sua esperienza”, spiega Abraham.

 Così, a sorpresa è sempre Abraham a commentare: “Le coppie che si dedicano al sadomasochismo sono tra le più stabili e fedeli che abbia visto. Tanto che viene voglia di additarle ad esempio. La caratteristica della sessualità perversa è proprio quella di non subire cali del desiderio. Di offrire possibilità di controllo sul piacere che la sessualità normale non conosce”.

 Ma i sessuologi non si nascondono il vero rischio del farlo strano: ” Il pericolo è che queste pratiche rompono i ponti con la sessualità normale”, osserva Abraham. E che portano a un’escalation: a volte si sconfina in pratiche pericolose; i ricchi e famosi trovati stranamente strangolati in una lussuosa camera d’albergo finiscono sui giornali.

 Non solo: altre volte l’attenzione per un oggetto, tipico di una pratica apparentemente innocua come il feticismo, induce a trascurare il partner mettendo in crisi la relazione.”Noi ne abbiamo una visione banalizzata, ma il feticismo è il vero creatore dell’erotismo anomalo”, osserva Abraham: “E può avere conseguenze imbarazzanti: ricordo un mio paziente arrestato perché rubava scarpe”. Ed è proprio il disagio a definire i confini del disturbo. “Una parafilia compromette il funzionamento sociale e affettivo, per esempio mette in crisi una relazione sentimentale o impedisce di stabilirne una”, sostiene Saleh: “Se una relazione sadomaso è vissuta serenamente da una coppia non si dovrebbe parlare di patologia”.

 È importante, allora, per la salute sessuale di adulti consenzienti creativi in camera da letto, “che il loro gioco erotico non escluda ogni altra attività, trasformandosi in un’ossessione”, spiega Saleh: “Anche se non coincidono esattamente con il disturbo ossessivo compulsivo, le parafilie ne hanno sicuramente alcuni aspetti. Tanto che comportamenti normali, come la masturbazione o l’uso di materiale pornografico, vengono definiti simil-parafilie se invadono la vita senza lasciar spazio ad altro”. A essere patologico non è il comportamento, ma il fatto che diventi un’ossessione. E soprattutto che faccia stare male. Ecco perché accanto a chi frequenta tranquillamente club sadomaso – e non ha nessuna intenzione di essere curato – c’è chi chiede e ottiene di farsi curare perché ha fantasie così perturbanti da soffrirne.

 Ma anche la terapia segue oggi strade meno rigide: se una volta si usavano soprattutto farmaci che azzerano il desiderio sessuale, oggi le terapie più drastiche a base di anti androgeni sono riservate ai casi più gravi o ai criminali violenti. E in genere l’obiettivo è quello di spegnere gli eccessi senza smorzare il desiderio, spiega Fedoroff: “Dire al paziente che l’obiettivo è quello di migliorare la sua vita sessuale e non di azzerarla garantisce certamente una maggiore adesione al trattamento”. Per farlo si impiegano gli antidepressivi abbinati a una psicoterapia.

 Eppure, la trasgressione può essere terapeutica. “Capita anche che basti ordinare a una coppia di fare sesso, per vedere svanire come d’incanto i loro problemi. Come se ubbidire a un ordine fosse in se una specie di perversione”, racconta Abraham: “E non è detto che per qualcuno anche il sentirsi colpevole possa dare una mano”.

da: http://www.gaynews.it   

 

Commento del Dott. Zambello

L’altro giorno sono stato intervistato da un giornalista per una famosa trasmissione televisiva, il quale mi chiedeva cosa ne pensassi di tutta una serie di situazioni  “strane” dal punto di vista del comportamento  sessuale tra adulti che lui aveva registrato e documentato a Milano.

Chiaramente io non conoscevo né le persone né tanto meno cosa queste avessero fatto e cosa veramente provassero  prima e dopo i loro rapporti. Mi sono limitato a ripetere al  “bravo ” giornalista  un po’ scandalizzato che: fatto salva la libertà di scegliere e  l’età adulta era poi difficile dare un giudizio su una pratica sessuale a meno che non ci ancorassimo  a categorie morali. Ancora una volta si dimostra come la via alla “nostra”  realizzazione non sia pre-scritta  ma vada cercata, tutti i giorni. Per quanto poi concerne la sessualità, ogni psicoterapeuta dovrebbe sospendere ogni giudizio.  Non avere alcun preconcetto ma chiedersi sempre: quello che questo paziente mi racconta di fare, fantasticare lo aiuta a crescere,  o interferisce sulle sue capacità di amare, avere rapporti sociali normali, nel lavoro etc. Nulla é già definito.

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2 Commenti to “Fantasie (sessuali) estreme.”

  1. Arturo Baleari il 06/01/2010 13:42

    io penso che siano meglio queste cose che la droga o l alcol. viva il sesso e le perversioni.

  2. diego il 05/10/2011 10:59

    è peggio inibire le fantasie sessuali anzichè svilupparle………purchè tutto sia condiviso tra adulti e vaccinati

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