di Luana De Vita*
ROMA (21 settembre) – La cronaca italiana ha rilanciato i primi di settembre il tema dell’Ipnosi, non quella da spettacolo ma quella clinica. Qualcuno ha parlato di numeri straordinari, 8 milioni di italiani avrebbero richiesto un intervento d’ipnosi, altri, forse a ragione, negano non solo questi numeri sparati un po’ a caso ma anche l’attualità dell’Ipnosi clinica, definendola sostanzialmente una “tecnica” desueta.Eppure esistono scuole di specializzazione in Ipnosi e Psicoterapia e sono riconosciute dal Miur, esiste una Società Italiana di Ipnosi e addirittura una Internazionale che si incontreranno a Roma, dal 22 al 29 settembre. Non lo faranno in un luogo segreto o nascosto ma all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, nel cuore pulsante della scienza accademica italiana. L’occasione è il XVIII Convegno Mondiale di Ipnosi e l’evento per l’Italia è doppiamente ghiotto: per la prima volta il Congresso è ospitato a Roma e per la prima volta sarà eletto Presidente di questo organismo internazionale un professore italiano, un docente di Psichiatria della Facoltà di Medicina, Camillo Loriedo.
Dunque l’Ipnosi terapeutica è ben radicata nella cultura clinica italiana e non ha niente a che vedere con le pazienti isteriche di Freud o con le galline degli spettacoli televisivi. Milton Erickson, psichiatra e psicoterapeuta americano, negli anni ’50 ha dato un impulso formidabile allo sviluppo delle moderna Ipnosi in psicoterapia, non per analizzare le cause dei problemi psicologici dei pazienti ma per trovare una soluzione pratica, immediata. Un soluzione che non può mai essere standardizzata, perché ogni individuo, ogni paziente e ogni storia di vita è unica, la psicoterapia ericksoniana sottolinea proprio l’individualità di ogni singola persona utilizzando le risorse individuali, le sue capacità personali.
Ma qual è realmente la modalità dell’intervento, in cosa consiste l’Ipnosi clinica? Lo abbiamo chiesto a Camillo Loriedo, in Italia il massimo esperto tanto da fondare la Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana: «L’ipnosi è uno stato psico-fisiologico di focalizzazione, di aumentata concentrazione, di restrizione del campo di coscienza tale da rendere superfluo ciò che è collaterale. Una capacità di focalizzare e rendere al massimo ciò su cui si è focalizzati».
L’ipnosi ericksoniana sembra fondarsi sulla relazione tra paziente e terapeuta – rapport – e non ha niente a che vedere con le rappresentazioni cui siamo abituati tra pendolini e “a me gli occhi, please”: «Nella definizione corretta l’ipnoterapeuta è colui che applica l’ipnosi a scopi terapeutici, in realtà si può anche usare l’ipnosi senza finalità terapeutiche per questo si parla anche di “ipnotista”, quello che da spettacolo per intenderci, ma non solo».
Così Loriedo spiega la differenza nell’uso psicoterapeutico dell’ipnosi: «Ovviamente c’è chi usa l’ipnosi non per interventi terapeutici ma soltanto per fare uno show. Un ipnotista formato, preparato che aderisce ad un associazione come appunto l’Associazione Internazionale di Ipnosi, non lo farà mai per spettacolo però può usare l’ipnosi come ipnotista e non come ipnoterapeuta per interventi che non possiamo definire terapeutici, per esempio nello sport, per migliorare la performance dell’atleta quindi non per problematiche di interesse clinico».
In quali situazioni psicopatologiche invece può essere di aiuto l’intervento di uno psicoterapeuta specializzato in Ipnosi? Secondo Loriedo sono diversi gli ambiti clinici in cui l’intervento dell’ipnoterapeuta è particolarmente efficace: «L’Ipnosi ha dimostrato la sua validità per una serie di problematiche cliniche, dalla terapia del dolore in viene riconosciuta a tutti i livelli l’importante efficacia sia perché permette di ridurre l’uso di analgesici se non di evitarli del tutto sia come “controllo” del dolore. Spesso non si tratta di far sparire il dolore ma di poterlo controllare, gestire. Poi è molto efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia, attacchi di panico, fobie. Nelle fobie in particolare l’ipnosi è un grande aiuto per risolvere una delle negatività maggiori che è l’attesa – carica di aspettative sgradevoli – di una grande sofferenza che è tipica del paziente fobico e che di solito aggrava la patologia stessa perché porta il paziente a comportarsi in modo da evitare luoghi, situazioni rinunciando a tanti momenti importanti della propria vita».
Non ultimo, sottolinea Loriedo, i così detti “disturbi da conversione”, quelle paralisi che una volta si definivano isteriche: «La perdita di sensibilità, la perdita dell’udito o della capacità verbale che può colpire delle persone all’improvviso o gradualmente e che in assenza di lesioni o patologie di natura medica sono spesso legate ad episodi traumatici o esperienze di vissuti fortemente negativi, difficili».
Camillo Loriedo è medico, psichiatria, ipnoterapeuta e piscoterapeuta della famiglia, come si combinano tutte queste competenze mediche nel trattamento dei disturbi psicologici e psichiatrici, insomma come lavora lei, risolve con un farmaco, convoca il nucleo familiare, ipnotizza? «Oggi è affermato e condiviso nel mondo scientifico l’approccio integrato, inteso come sinergia di competenze e tecniche ed è innegabilmente il più efficace. Nelle psicosi è ormai consolidata la certezza che non si può fare a meno di un approccio integrato farmacologico e psicoterapeutico. Per le patologie minori l’uso della psicoterapia prevale rispetto all’uso del farmaco e prevarrà sempre di più anche se l’intervento del farmaco non va mai demonizzato, sarebbe un errore. Il farmaco va considerato con rispetto perché può servire in determinati momenti, là dove il paziente può aver bisogno di un sostegno, di una sicurezza che magari l’interveto psicoterapeutico non può dare nell’immediato».
Una delle difficoltà principali è proprio scegliere il proprio percorso di cura a cominciare dalla prima domanda che in tema di salute mentale in Italia è sempre molto attuale “pubblico o privato?” «In Italia la richiesta di Ipnosi come terapia è in forte crescita e ci sono circa 10.000 psicoterapeuti specializzati e formati per praticarla, con particolare riferimento al modello ericksoniano. E’ accessibile sia nel pubblico che nel privato – rassicura Loriedo – Non è diffusissima nei servizi pubblici però diversi centri la applicano e comunque è una prestazione riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale tra le varie psicoterapie di cui si può usufruire».
Ma se nel pubblico è sicuro che il terapeuta abbia determinate qualifiche, nel privato come facciamo per non finire da un ipnotista al posto di un ipnoterapeuta? «In Italia c’è una legge specifica che regolamenta la psicoterapia. Dopo una laurea in medicina o in psicologia si può accedere ad un corso di formazione della durata di 4 anni e specializzarsi in psicoterapia. Quindi nessun professionista che non abbia seguito questo percorso può intervenire in modo psicoterapeutico, quando la sofferenza è di attinenza clinica, psicopatologica è tale da considerarsi un vero e proprio disturbo e va trattato e curato da chi ha la competenza per farlo ed è abilitato legalmente e accademicamente a farlo. Importante è verificare se si ha davanti un medico o uno psicologo che ha conseguito una specializzazione post-universitaria per praticare l’attività psicoterapeutica, magari semplicemente controllando gli albi dei rispettivi ordini, ormai sono tutti on line».
*piscologa e psicoterapeuta
da:http://www.ilmessaggero.it
Commento del Dott. Zambello
Ho praticato l’ipnosi per anni, la mia prima specializzazione é stata proprio come ipnoterapeuta. Da tempo ho abbandonato questa tecnica, Ho imparato che con la psicoterapia psicodinamica si arriva lo stesso a rimuovere quei nuclei di sofferenza che disturbano il paziente ma, con un presupposto essenziale nel rapporto paziente-terapeuta: il lavoro lo si fa assieme. E’ sintomatico quel numero che appare nell’articolo: 7, 8 milioni di persone che chiedono l’ipnosi. Molte di queste, moltissime, si aspettano un “atto magico”, si aspettano che il terapeuta”magicamente” le liberi dai loro problemi. La terapia é invece un lavoro duro, difficile, dove il primo attore non é il terapeuta ma il paziente.
Non sono poi in accordo, ma é una questione tecnica, con chi sostiene che gli attacchi di panico siano uno dei disagi curabili con l’ipnosi. Non lo credo proprio, perché se sotto un attacco di panico c’è forse, una struttura isterica borderline, come sosteneva Jung, é facile che l’intervento ipnotico degeneri verso la psicosi.









L’approccio Ericksoniano non è una tecnica, semmai l’iponsi “decontestualizzata” dal processo psicoterapeutico può essere considerata una “TECNICA”.
Singolare che un collega che si dichiara “ipnoterapeuta” poi esprima un’affermazione come quella espressa dal dott. Zambello, la relazione e la reciprocità nel processo psicoterapeutico ericksoniano è assolutamente fondamentale. Ma che formazione ha avuto?
Non entro nei meriti di Jung, attacchi di panico e strutture isterico-borderline e psicosi perché davvero siamo lontani anni luci dalle più elementari nozioni degli ultimi 50 anni di ricerca e pratica clinica.
Insomma pur senza criticare la lettura psicodinamica dei sintomi e quindi della terapia (e lo potrei fare per ore, pagine e quintali di gigabyte) non capisco che necessità ha un terapeuta di un orientamento X di dimostrare a sé stesso di essere più efficace del terapeuta dell’orientamento Y?
Nello specifico dell’articolo si parla di Psicoterapia e Ipnosi ericksoniana non di quanto sia inefficace qualsivoglia altro approccio psicoterapeutico e dunque, cordialità
La collega. farebbe bene a firmarsi, é così arrabbiata che faccio fatica a capire di cosa mi rimprovera. Di usare per l’Ipnosi Ericksoniana il termine “tecnica”? Ma la tecnica é fondamentale. E’ la modalità, la procedura per mezzo della quale si applica la psicoterapia. La tecnica psicoterapeutica é chiaramente conseguente alla teoria ed il metodo di riferimento. E’ assolutamente fantasioso, ideologico e anche un po’ pericoloso, immaginare un terapeuta che non utilizzi tutta una serie di “Tecniche” che gli appartengono e lo hanno formato, prima come persona e poi come Terapeuta.
Consiglio la collega di leggere bene quello che ha affermato Camillo Loriedo e quello che ho scritto io. Però, forse, non ho capito bene, chiedo scusa.