Effetto Antidepressivo della Pratica della Gratitudine

Una buona parte della sofferenza psicologica nelle persone potrebbe essere arginata attraverso un semplice cambiamento di atteggiamento mentale: praticando costantemente la gratitudine. L’atteggiamento di gratitudine è uno stato mentale selettivamente attento agli aspetti positivi e alle piccole delizie della vita quotidiana, dall’attenzione ad un semplice sorriso, ad una gentilezza di qualcuno, ad un suono piacevole, ad uno scorcio paesaggistico particolarmente bello, ad un’azione onorevole di un collega. L’atteggiamento di gratitudine conduce la mente a più stretto contatto con il benessere, ci permette di guardare la vita come un regno di infinite possibilità, non solo di limitazioni, ci permette di aumentare il nostro potere creativo, di dare forma a pensieri positivi, di attirare persone positive, di circondarci del meglio e diventare migliori. E’ una sorta di antidepressivo naturale privo altresì di controindicazioni.

E’ difficile decidere di praticare con costanza la gratitudine, è un atteggiamento molto raro tra le persone comuni, perché richiede un temerario passaggio psichico che è quello di far convivere dentro di noi, sentimenti e concetti opposti: il bene e il male, ma allo stesso tempo godere del bene nonostante il male. Richiede maturità, realismo, equilibrio e senso del sacro del vivere.

Spesso occorre sacrificare il bisogno di essere compatiti per dare veramente valore a ciò che siamo e a quello che siamo diventati attraverso la nostra storia, ammettere il nostro valore fino infondo, ammetterlo noi stessi per primi, senza aver bisogno che siano gli altri a riconoscerlo. In sostanza occorre decidere con cuore fermo di smettere di fare la vittima del mondo, di rinunciare ai lamenti, ridurre le invidie e i giudizi spietati della realtà, comportamenti e atteggiamenti che sono in realtà il principale interesse di molte persone.

Se ci ostiniamo a esprimere e a vedere sempre l’insoddisfazione nella nostra vita invece di focalizzare l’attenzione degli aspetti per cui potremmo essere grati, cominceremo infatti a perdere terreno psichico, a perdere energie, risorse, sempre più rapidamente. Fissare la nostra attenzione su ciò che è comunemente ordinario, banale, squallido e basso, porta la nostra mente a prendere la forma di queste cose e col tempo alimentare la nostra grettezza, circondandoci di forme per così dire inferiori.

Fissare la nostra attenzione sul bello che c’è, o sugli aspetti positivi di un evento sia esso positivo che negativo equivale a circondarci del meglio e diventare persone migliori anche internamente. Come diceva Henri Matisse (1972) “…per chi vuole vederli vi sono dei fiori dappertutto”.

Il potere creativo dentro di noi ci trasforma nell’immagine di ciò a cui diamo la nostra attenzione. La mente grata è costantemente fissa sul bene, essa quindi prende la forma o il carattere di ciò che è il bello e col tempo lo riceverà.

Gli effetti della pratica della gratitudine sulla mente umana sono notevoli, produce un effetto antidepressivo, una visione più positiva del mondo ed ogni ondata di ringraziamento che esce da noi aumenta la nostra fiducia, ma aumenteranno anche le reazioni positive delle persone intorno a noi.

Questo non significa scotomizzare il male e far finta che esso non esista, non è un atteggiamento superficiale e fatuo, ma anzi occorre essere maggiormente consapevoli della realtà negativa senza dargli però potere, senza farci travolgere o paralizzare da essa.

Colui che non ha sentimenti di gratitudine non può mantenere a lungo una fede in qualcosa, non può mantenere una forza interna o un livello alto di energia senza andare in depressione prima o poi, semplicemente perché la polarizzazione sugli aspetti negativi dell’esistenza è come un buco nero che attira giù lentamente il soggetto dentro il tunnel dell’esaurimento e dell’umore cupo.

Colui che non ha sentimenti di gratitudine non potrà essere in contatto con il divino, con il bello e con tutto ciò che è vitale, non potrà sviluppare un senso religioso della vita, non potrà mantenere alcuna fede profonda, nessuna filosofia, nessuna impresa anche la più semplice, non riuscirà neppure a lungo a gestire un lavoro senza prima o poi avere una triste caduta. Perciò dovremmo praticare la gratitudine il più possibile, quotidianamente e costantemente, coltivare l’abitudine ad esprime gratitudine agli altri per ciò che ci donano, per ogni cosa buona o bella che sentiamo, che vediamo, che viviamo.

Non dovremmo perdere tempo a pensare e a sottolineare le cose sgradevoli o a parlare solo dei lati negativi delle azioni sbagliate, tutto ciò non merita la maggior parte dei nostri pensieri, ne tanto meno il nostro cuore.

Ringraziare per le piccole delizie che la vita ci offre quotidianamente è la cosa più semplice che un essere umano possa fare e forse la più bella che possa dire.

di: Emanuela Pasin

da: http://www.psicolab.net     

   Commento del Dott. Zambello

La Dott.ssa Pasini  echeggia volutamente “Il pensiero Positivo”  e  alcuni concetti della  PNL (Programmazione Neuro Linguistica)  ma,  sa bene che di Gratitudine aveva parlato proprio la Klein   in  “Invidia e Gratitudine” . Ella descriveva  come il bambino,  fin dalla nascita sia in preda a contrastanti sentimenti    di odio e amore proiettati sulla madre con una conseguente esposizione a stati maniaci-depressivi.  Sarà  poi Bion,  discepolo della stessa Klein che ci spiegherà che é proprio la “Gratitudine” della madre che elaborando l’aggressività del bambino, le sue cose “cattive” e    ridandogliele  in parte  come buone,  genera  un processo reale e  virtuoso.  Non tutto, come diceva la collega, nei rapporti, nella vita   é buono ma,  neanche tutto cattivo. Se noi iniziassimo  a cogliere, accettare, come fa il bambino, grazie alla mamma, questa dualità ed imparassimo  ad utilizzare, riconoscere, tenere la parte buona, i  bambini sarebbero   fortunati e  noi  adulti, creativi.

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