Le pillole dell’amore, usi e abusi

27-06-10

Utilizzate in modo scorretto dai giovanissimi che non ne hanno bisogno, sono invece efficaci contro la disfunzione erettile.

Le cosiddette “pillole dell’amore” vengono utilizzate anche da giovanissimi che non ne hanno bisogno. L’abuso può essere pericoloso, soprattutto se vengono assunte senza controllo medico. E si rischia la dipendenza psicologica. Invece sildenafil (Viagra) n.r. , tadalafil (Cialis)n.r.  e vardenafil (Levitra)n.r.  sono un rimedio sicuro contro la disfunzione erettile, ovvero l’incapacità di raggiungere o mantenere un’erezione sufficiente ad avere un rapporto sessuale. Si tratta di un disturbo che affligge il 13% della popolazione maschile. E’ spesso correlato all’età: la percentuale di chi ne soffre, tra gli under 40, è del tutto trascurabile, aumenta tra i 50 enni, diventa il 50% tra gli over 70.

Le cause di tale disfunzione possono essere di due tipi, come spiega il Dott. Alessandro Pizzocaro, andrologo di Humanitas. “Sì, possono essere due le origini, una organica, l’altra psicogena. Spesso però, in un individuo, entrano in gioco entrambi gli agenti. Tra i fattori di rischio vi sono senza dubbio le patologie vascolari: l’infarto, l’ictus, l’arteriosclerosi, l’ipertensione, sono tutti elementi che possono modificare l’afflusso e il deflusso del sangue nel pene, e provocare una DE. Anche il diabete può danneggiare il sistema nervoso e i vasi sanguigni del pene. Il malato di diabete infatti sviluppa 4 volte di più il rischio di avere disfunzioni erettili rispetto a una persona sana. Se il paziente è poi obeso e fumatore, la percentuale aumenta di dieci volte”.

I metodi per curare questo disturbo, attualmente disponibili, sono diversi: la psicoterapia, un cambiamento di stile di vita, gli inibitori dell’enzima PDE-5, trattamenti intra-uretrali, iniezioni nel corpo cavernoso del pene e interventi chirurgici. Tra questi, la pillola rappresenta la terapia meno invasiva. “I farmaci a base di sildenafil, tadalafil e vardenafil si sono dimostrati efficaci e innocui – afferma il Dott. Pizzocaro – I principi attivi contenuti in queste molecole sono inibitori della fosfodiesterasi 5, cioè vanno a inibire un enzima che distrugge una molecola responsabile della dilatazione dei vasi sanguigni. Andando a bloccare questi enzimi, perpetuano la concentrazione di questa molecola nelle cellule muscolari dell’organo maschile e ne determinano, quindi, la vasodilatazione. La differenza tra i tre farmaci sta nel tempo di assorbimento e nella durata dell’effetto”. Continua

L’amore può essere una malattia

22-06-10

Avete mai sentito l’espressione essere malati d’amore o innamorati dell’amore? più o meno hanno lo stesso significato e sono due concetti molto più reali di quanto non si creda. Inizio dall’innamoramento. Si indica di solito una persona che cerca in tutti modi di trovare un partner. Diventa quasi un’ossessione perché il desiderio di provare certi sentimenti è più importante di tutto, anche della persona amata. Ci si illude di essere innamorati, per la necessità di sentirsi vivi e parte di qualcosa. È tipico degli adolescenti o delle persone un po’ immature, ma non è nulla di grave, mentre essere malati d’amore è molto più serio.

Avviene dopo la fine di una storia importante e capita di sentire questo dolore così forte da crederlo insopportabile e, soprattutto, insuperabile. Ma non è così. Può sembrare assurdo e tremendo, ma nella natura dell’uomo c’è l’istinto di sopravvivenza e prima o poi riusciamo a convivere anche con la più atroce delle perdite.

 Secondo Donatella Marazziti, docente di psichiatria all’Università di Pisa, ci vogliono due anni, ma alla fine l’equilibrio perduto viene ripristinato. È lo stesso periodo di tempo necessario perché la delusione sia superata a livello psicologico. Un passaggio che può essere vissuto per una separazione, ma anche per un lutto.

 Dopo una trauma di questo genere si può passare alla fase dell’innamoramento: ci si sente immediatamente attratti da una nuova persona, con cui però instaura un rapporto sereno e duraturo. È più un momento di consolazione. Bisogna stare attenti a non trasformarlo in qualcosa di ossessivo, la paura di perderle il compagno, anche se in fondo non ne siamo davvero convinti. Continua

Quando la psicoterapia fa male

11-06-10

Per tutti i tipi di trattamento farmacologico esiste una lunga serie di indicazioni sui loro possibili effetti negativi. Lo stesso non vale per i trattamenti psicoterapici. Si tratta di una “svista” o di una caratteristica propria delle terapie psicologiche, di non produrre conseguenze indesiderate, ma solo positive? O invece si ritiene che la terapia della paro la si eserciti su una dimensione diversa da quella biologica, cui invece si applicano i presidi neuropsicofarmacologici?

Non si può nemmeno affermare che siano mancate le critiche alla analisi del profondo di Freud, per esempio, basta pensare, alle critiche sollevate da Deleuze e Guattari nell’Antiedipo, in cui l’ azione terapeutica piuttosto che rivolgersi all’individuo deve assumersi il compito di critica della società. Ma già lo stesso Freud in Analisi terminabile e interminabile ( 1937) aveva teso a mettere in luce le difficoltà dell’analisi. Più recentemente, ora che le psicoterapie sono diventale tecniche comunemente accettate è emerso che nel caso di persone esposte a traumi , tra quelle trattate con pratiche di debriefing successivamente ci sono stati più casi di peggioramento rispetto a quelle non trattate. Dal campo degli studi negli neuroscientifici, dove memorabile è l’ impulso dato da Eric Kandel con il suo Psichiatria, psicoanalisi e nuova biologia della mente (2005), provengono le indicazioni più esaurienti per inquadrare teoricamente il problema dell’efficacia della psicoterapia. Sono stati proprio gli studi sull’efficacia degli psicofarmaci a dare inizio agli interrogativi sulle

conseguenze dei trattamenti psicologici. Negli anni ’50 e ’80 le prove di efficacia dei nuovi psicofarmaci hanno messo in luce il potente effetto positivo del placebo e così gettato un’ipoteca sulle conseguenze della psicoterapia che godeva di ottima fama rispetto alle alternative farmacologiche che erano a torto considerate solo mezzi di sedazione. L’aver potuto ricorrere ad un tipo di spiegazione biologica dei meccanismi mentali alla base dell’ansia ci permette oggi di sviluppare una migliore comprensione dei fenomeni psicopatologici . Continua