Recensione del film Il solista (2009)

24-07-10

Robert Downey Jr. riesce a donare al suo Steve Lopez momenti di assoluta verità fornendo una performance semplicemente perfetta, motivo principale per vedere il film.

 Genio, estro musicale e follia vanno spesso a braccetto. Non sono pochi gli artisti dotati di enorme talento, ma afflitti da gravi turbe psichiche e la storia del cinema non perde occasione di fotografarne i ritratti impietosi in pellicole più o meno riuscite. E’ questo il caso de Il solista, storia vera nata dall’esperienza del giornalista del Los Angeles Times Steve Lopez che, passeggiando per le strade di Los Angeles, si è imbattuto nel talento debordante dello schizofrenico Nathaniel Anthony Ayers. L’incontro tra i due ha spinto Lopez a usare la sua rubrica per rendere nota la storia del musicista, ex studente della Juilliard che vive e suona per strada, commuovendo gli USA. Quando si affrontano temi delicati come la malattia e l’emarginazione il rischio di far leva sul ricatto emotivo, mettendo l’accento sugli aspetti patetici della vicenda, è elevato. Fino a oggi il regista Joe Wright si era distinto per equilibrio e pudore. I suoi primi due lungometraggi, l’adattamento del capolavoro di Jane Austen Orgoglio e pregiudizio e l’intenso Espiazione, hanno messo in luce il suo talento nel rappresentare tormentate vicende sentimentali con garbo ed eleganza. Stavolta, però, Wright si spinge troppo oltre e per evitare l’effetto Shine (pellicola suggestiva e potente, ma priva di misura) costruisce un’opera che poco o nulla concede sul piano dell’emotività. Continua

Caldo: la psicologa, piu’ rischi ansia e depressione specie per anziani

17-07-10

Non solo malori e colpi di calore. “L’afa, infatti, colpisce le cellule cerebrali alterando i livelli di minerali e provocando una leggera ipertensione oltre ad episodi di aritmia. Per non parlare del rischio psicologico, non meno pericoloso. Il caldo e l’estate, infatti, possono causare ansia e depressione, specie negli anziani”. Parola di Paola Vinciguerra, psicologa e presidente Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), che in piena ondata di calore invita a non sottovalutare i pericoli per la psiche.I motivi di questa risposta patologica a un evento che dovrebbe portare soltanto effetti benefici “sono di varia natura e se questo disagio colpisce gli anziani diviene molto più pericoloso. Il cambiamento dei ritmi di vita, che obbliga ad una permanenza a casa quasi totale, l’assenza dei familiari poiché in ferie, i centri sociali e i negozi di riferimento chiusi, le partenze di alcuni amici più cari – dice la psicologa – pongono l’anziano in una situazione d’isolamento e solitudine. Le pareti domestiche che di solito sono protettive e rassicuranti vengono ben presto percepite come schiaccianti ed oppressive”. Tutto questo provoca stati d’ansia che si manifestano con vari sintomi come tachicardia, vertigini, grave senso di stanchezza, inappetenza, situazioni spesso scambiate per problemi fisici. Sintomi che “innescano uno stato d’ansia e di paura che le persone tendono a tenere nascosto e che le porta a chiudersi in casa – prosegue – cercando di evitare qualsiasi attività che possa scatenare in loro i sintomi, senza rendersi conto che così facendo aumentano il senso di oppressione che inevitabilmente li fa sprofondare in uno stato d’ansia”. Ecco dunque i consigli dell’esperta per chi rimane in città, anziani e non:1) Alzatevi la mattina, preparatevi e vestitevi, avendo comunque cura di voi stessi; non ditevi “tanto rimarrò in casa”;2) Uscite la mattina presto: la passeggiata, il giornale ed il caffè, sono piaceri ed abitudini alle quali non dovete rinunciare, anche se i luoghi dove svolgete queste operazioni sono chiusi o vuoti;3) Non poltrite passivamente davanti alla televisione, scegliete voi i programmi che desiderate vedere;4) Rimanete in contatto con le poche persone che non sono partite e se tra di loro c’è qualcuno che può muoversi in auto coinvolgetelo per radunarvi organizzando una qualsiasi cosa piacevole da fare in compagnia nelle ore più fresche;5) Informatevi: sicuramente nel vostro quartiere sono in corso iniziative proprio per voi, luoghi dove si può fare movimento in compagnia o spettacoli serali. Non abbiate paura, non ditevi “non conosco nessuno”, di solito vengono organizzate numerose manifestazioni tese proprio a conoscere altre persone che hanno i vostri stessi bisogni. Può essere l’opportunità per farvi nuovi amici. “Tutto ciò potrà rendere la vostra estate un momento nuovo e divertente, durante il quale mantenervi attivi. Bisogna combattere la falsa idea che, chiudendoci riusciamo a difenderci. Questo comportamento – assicura la Vinciguerra – ci porta solo ad abbatterci, a farci sentire soli ed infermi. Essere attivi, anche rispettando le condizioni climatiche – conclude – ci farà sentire più vivi”.

da:  Adnkronos Salute  e : http://www.iltempo.it    

Commento del Dott. Zambello

Mi piace sempre la Dott.ssa Paola Vinciguerra,  è  una collega di tanta esperienza e buon senso. A leggerla spesso ci si chiede se é una terapeuta che parla o il medico di base o ancora l’Assistente sociale. Ha ragione, anch’ io in casa ho delle  persone anziane e so quanto delicata sia la situazione.  Credo però, non faremmo il nostro lavoro se analizzassimo la maggior tendenza alla depressione che si registra in questo periodo come qualcosa che é ,solo,  legato al cado e alle sue conseguenze. Se qualcuno ha avuto la bontà di leggere in queste settimane il Guestbook che seguo avrà visto che bel 7 su 10 domande sono sul tema dell’ipocondria.  Avrà pure un senso tutto questo?  Ci apprestiamo dopo una anno di lavoro ad andare in vacanza e “temiamo di morire”.  Non possiamo permetterci di stare bene, sentirci liberi, sani, neanche una settimana.

E,  non é  neppure  la delusione  leopardiana che sosteneva  che era meglio il sabato, l’attesa, della domenica: “…Questo (il sabato) di sette è il più gradito giorno,  Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia ….” . No, é l’ impossibilità, nevrotica a riconoscerci qualcosa di bello. A riconoscere che c’é nell’altro, attorno a noi, qualcosa che  se pur parziale é bello. Meritevole di essere vissuto.

Paura di avere una malattia: che fare, se non è giustificata?

08-07-10

Domanda

Sono 4 mesi circa che soffro di ansia e stress causati dalla paura di avere una malattia e penso a questa quasi 24 ore su 24. Ho effettuato analisi di laboratorio ed esposto le mie paure ad un immunulogo, ad un infettivologo e a 2 medici di base. L’immunologo mi ha congedato con un certificato che richiedeva urgentemente una psicoterapia e così ha fatto l’immunologo. Il medico di base ha concordato, prescrivendomi per il momento lo Xanax, che avevo già preso circa 18 anni fa. dopo i primi giorni di assunzione però avverto una sensazione che non saprei ben definire ma comunque riconducibile o ad una debolezza degli arti inferiori oppure ad una irrequietezza o tremore degli stessi. La mia domanda è la seguente:questo descritto è un sintomo riconducibile all’assunzione di 7 gocce di Xanax la mattina e 7 la sera ( troppo poche ? ) oppure ad esaurimento del fisico dopo 4 mesi di intensa preoccupazione che non si è mai placata, malgrado alla rassicurazione di 4 medici, per i quali nutro rispetto e stima. La risposta che chiedo al momento è soprattutto sulla sensazione descritta agli arti, se sono sulla strada di un esaurimento e se veramente devo avvalermi della collaborazione di una psicoterapia. Vi ringrazio veramente molto in anticipo, in quanto non riesco più a rapportarmi neanche con il pensiero a nessun tipo di attività, esclusa quella lavorativa alla per la quale sto usando tutte le energie residue, soprattutto a livello di concentazione

Risposta

Gentile utente, ritengo di poter affermare con la dovuta sicurezza la necessità di una psicoterapia. Cerchi uno psicoterapeuta nella sua zona, si rimbocchi le maniche di pazienza e collaborazione. Vedrà che i risultati arriveranno assieme ad una maggiore serenità.

Saluti Dr. Delogu

da:  http://espertorisponde.paginemediche.it    

Commento del Dott. Zambello

La nevrosi  ipocondriaca é una delle sofferenze, disagi psicologici, più devastanti che una persona possa provare.  E’ chiaro che anche in questi casi ciò che fa la differenza,  é quanto la nevrosi invalida la vita normale, quotidiana del paziente. Nel caso sopra riportato era, per il momento, rimasta sufficientemente libera la vita lavorativa, ma per quanto? L’ipocondria, se non viene curata in tempo e  solo la psicoterapia può modificarne l’evoluzione , é come una macchia che piano, piano si estende pervadendo tutto l’Io. Ricordo diversi pazienti ma una in particolare che andava al mattino da uno specialista, al pomeriggio a farsi un esame clinico, quasi sempre invasivo, gastroscopia, endoscopia, biopsia etc e ripartiva il giorno successivo come fosse la prima volta. Un vero inferno. Un altro che passava almeno 20, 25 notti su un mese in Pronto Soccorso. Mi si dirà che questi sono casi limite, si ma, il settanta per cento,  delle persone che  affollano tutti i giorni le sale di attesa del medico curante, hanno una base ipocondriaca.  L’ipocondriaco, vive non solo con la paura di essere ammalato, ma da ammalato. E’ un ammalato. La psicoanalisi pensa che la genesi di questo bruttissimo disagio sia molto antica, si sia strutturata quando il bambino era molto piccolo, nei primi mesi di vita, nella relazione con la mamma. Ciò  significa che il lavoro terapeutico non é per niente semplice e breve ma, se affrontato adeguatamente porta a sensibili miglioramenti, qualche volta,  a delle vere “rinascite”.

Omega-3 ‘mettono di buon umore’

03-07-10

Si trovano nel pesce. La depressione si cura anche a tavola

ROMA, 2 LUG- La depressione si cura anche a tavola, ma non mangiando cioccolato o altri ‘beni di conforto’, bensi’ il pesce ricco di grassi omega-3. In particolare salmone e tonno potrebbero essere i nuovi antidepressivi. E’ stato testato l’effetto di due grassi omega-3 (EPA e DHA) su 432 pazienti con depressione. In otto settimane, gli omega-3 hanno ridotto la depressione

da: http://www.ansa.it         

Commento del Dott. Zambello

Queste notizie ci fanno sempre piacere,  sono antidepressive già per conto loro. Continuo a leggere, cambio giornale,  e: ”Lo studio dimostra l’esistenza di un fenomeno di intossicazione da metalli pesanti e da diossine, in parte determinato dalle “polveri sospese”, emesse dai camini industriali, e per l’altra parte dall’ingestione di sostanze nocive introdotte nella catena alimentare dal consumo di pesce ” (da Il Giornale di Siracusa, 1 luglio 2010). Già passata la poesia.  Forse ha ragione una mia paziente che mi diceva: “Dottore, la depressione é una cosa seria, la sua soluzione non la voglio delegare a soluzioni empiriche, la devo risolvere affrontandola”. Come dargli torto.