Psicoterapia virtuale: lo strizzacervelli ora è online

30-10-10

La psicoterapia viene guardata da molti con sospetto eppure in tanti vi si affiderebbero, anche solo per testarne l’efficacia, se solo fosse gratuita, a portata di mano, più discreta che mai. Sono tutte caratteristiche che promette di avere la psicoterapia online che si sta piano piano diffondendo, seppure ancora a livello sperimentale, in diversi paesi europei quali Spagna e Regno Unito.

Se n’è parlato anche al Congresso di Psichiatria che negli scorsi giorni si è tenuto a Barcellona: pare che la terapia online possa rivelarsi utile nel trattamento di depressione lieve, sintomi di ansia, piccole fobie, anoressia e bulimia, da supportare eventualmente con le terapie farmacologiche. I dubbi sono d’obbligo: quanto può essere efficace una terapia a distanza affidata alle sole forze del paziente?

Come funziona: il paziente si collega a Internet e riceve via chat o via email da sei a otto sessioni settimanali di 45 minuti l’una a cui si aggiunge una telefonata diretta con il terapeuta di 15 minuti. Pare, dai primi dati disponibili, che questa tecnica si sia rivelata positiva nel trattamento di alcune fobie sociali ma risulta cruciale quindi la voglia di superarle del paziente. Impossibile non lasciarsi prendere dallo scetticismo in tutti gli altri casi.

da: http://www.benessereblog.it             

Commento del dott. Zambello

Che esagerazione!  E’ come dire:  adesso l’amore lo si fa via internet. Purtroppo qualcuno ci crede e lo fa ma, é una “deviazione” ,  spesso per paura o  incapacità. La psicoterapia come l’amore ha bisogno che i due si incontrino con tutto se stessi. Certo, lo so bene, é possibile vivere aspetti dell’amore, preparare l’amore, parlare dell’amore, alias della  psicoterapia anche via internet.  Siamo qui per questo.  Una volta lo si faceva quasi esclusivamente per via telefonica e  prima,   epistolare.  Era  grande  l’investimento che  veniva affidato a quelle lettere. Una voluminosa letteratura lo dimostra ma, mai si é confuso ciò che era mezzo, sogno, fantasia,  con la realtà.  E’ una confusione che produce solo frustrazione e dolore   che lo psicoterapeuta dovrebbe  non solo conoscere ma evitare di far vivere alla persona che comunque a lui si affida. Lo aveva già ben capito Leopardi:

“….Questo di sette è il più gradito giorno,
Pien di speme e di gioia:
Diman tristezza e noia…”  (Il sabato del villaggio.) 

 

“Accompagnare versus curare” le persone omosessuali

23-10-10

L’Ordine degli Psicologi della Lombardia prende posizione su questioni socialmente rilevanti

Non è così scontato né tanto facile che un Ordine professionale agisca concretamente di fronte a fatti socialmente rilevanti nella nostra società. Si sa che le prese di posizione sono spesso “scomode” perché rischiano di accontentare alcuni ma di scontentare altri. Pertanto, soprattutto nel nostro Paese, la prudenza non è mai troppa. La politica nazionale è di fatto generalista e spesso includente sui temi di rilevanza sociale e la politica professionale non è mai stata troppo diversa.Ma che fare quando c’è in gioco l’interesse di cittadini vulnerabili in cerca di aiuto che si rivolgono ad uno Psicologo?  E quando, con la loro prassi professionale, alcuni colleghi rischiano di violare gli articoli del codice deontologico?

Mi riferisco, in particolare, allo scottante tema dell’omosessualità che ancora oggi divide la società italiana da un punto di vista valoriale (siamo uno degli ultimi Paesi rimasti, in Europa, senza leggi a tutela delle coppie omosessuali nonostante i continui richiami del Parlamento Europeo).

Tuttavia, tale tema non dovrebbe più dividere la comunità scientifica internazionale da quando l’omosessualità è stata rimossa dall’elenco delle malattie mentali, nel 1973, e soprattutto da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha definita, nel 1990, una “variante naturale del comportamento umano”.

Pertanto uno specifico articolo del codice deontologico degli Psicologi italiani (art.4) afferma: “Nell’esercizio della professione, lo Psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. (…)”

Eppure basta digitare “omosessualità” su un motore di ricerca in internet e si rimarrà sorpresi dal numero di siti , molti in lingua italiana e spesso di matrice religiosa, che Continua

Gli italiani i più depressi d’Europa. Ecco i sintomi da non sottovalutare

17-10-10

Tristezza, ansia, irritabilità e problemi fisici. Sono questi i segnali di allarme che preannunciano l’arrivo della depressione. Può avere tante facce e può allo stesso tempo presentare malesseri più o meno lievi.

La depressione vera e propria definita come disturbo mentale diventerà, secondo gli esperti, la seconda causa di invalidità nei Paesi occidentali dopo le malattie cardiovascolari. I sintomi sono inequivocabili: si passa dalla tristezza diffusa, alla frustrazione passando per la perdita d’interesse per le vicende quotidiane. Insonnia, perdita della libido, crisi di pianto improvvise e apatia sono altri segnali di allarme fino ad arrivare al pensiero di farla finita, suicidandosi. Poi ci sono segnali ai quali spesso non si fa caso come l’aumento dell’appetito e del proprio peso corporeo. La depressione debilita lo spirito ma fa ingrassare, così come provoca problemi fisici come mal di schiena, lombalgia e in alcuni casi anche l’asma.

Esistono quattro tipi di depressione come sottolinea Nicola Lalli, psichiatra e psicoterapeuta, già professore associato di Psichiatria e Psicoterapia presso l´Università “La Sapienza” di Roma. La forma reattiva è causata da perdite affettive, difficoltà economiche e nel lavoro; la depressione nevrotica è dovuta al carattere di alcune persone ipersensibili a stress e frustrazioni; La depressione endogena compare nell’individuo che tende a darsi la colpa di tutto; infine la depressione mascherata, difficile da individuare, si manifesta con problemi fisici di vario genere.

Gli italiani ad esempio sono i più depressi d’Europa questo è almeno quanto si evince da un sondaggio redatto in vista della prossima conferenza del Patto europeo per la salute mentale e il benessere. Dei mille soggetti intervistati la maggior parte ha ammesso di non essere riuscita a portare a termine progetti che avevano pianificato a causa di problemi fisici o emotivi. La percentuale si aggira intorno al 25% contro una media europea del 18%. Nonostante questo, il numero delle persone che si rivolgono ad esperti è inferiore alla media dei cittadini dell’Ue mentre l’utilizzo di farmaci per curare ansia e depressione è molto frequente. Insomma gli italiani sono un popolo di santi navigatori e….depressi.

da: http://www.italiainformazioni.com     Continua

La pecora nera

10-10-10

Nicola ha trentacinque anni e vive rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove lo hanno dimenticato una mamma impazzita, una nonna “ovarola”, un padre prepotente e due zii inadeguati. Le sue giornate sono scandite dalla spesa e accompagnate da una suora che prega e paga il conto e da un amico immaginario che conta le puzze della sorella e sogna di riviste per uomini senza parole. Al supermercato c’è Marinella, il suo amore infantile che offre caffè in cialde a clienti svogliati e ride ascoltando le sue cronache marziane. Nicola è un “povero scemo” che la guerra non l’ha mai fatta, che mangia ragni e beve l’acqua di mare, che crede ai santi ma non in dio, che distribuisce pasticche e torna sempre indietro al novantanovesimo cancello perché è stanco, perché il mondo fuori è come dentro, soltanto più ordinato. Nicola è la pecora nera, il diverso che diventa poesia da declamare, storia da raccontare, canzone da cantare, pio pio pio.

Dopo il teatro (tanto teatro) e due documentari per la Fandango, Ascanio Celestini gira il suo primo film di finzione, che affonda il dito nella ferita più dolorosa del corpo sociale: la malattia mentale. La pecora nera, già realizzato per il palcoscenico e già pubblicato nella forma del libro, non compie un’indagine sulla situazione della salute mentale in Italia, piuttosto parte da un’indagine condotta negli ospedali psichiatrici per approdare a un film lirico su una biografia disgraziata e un’emarginazione inespressa. Le “parole sante” dei santi matti da (s)legare le trova e le incarna il Nicola di Ascanio Celestini, personaggio di sconcertante bellezza dimenticato sotto le macerie della struttura familiare, esempio di coscienza nella parabola di un rifiuto.

Sensibile e in ascolto degli umori della natura umana (e sociale), l’autore e attore romano svolge il racconto del suo “scemo di guerra” in tempo di pace sul volto innocente del suo personaggio, specchio di pensieri poveri e puri ma vertiginosamente profondi. Nicola è nato nei “favolosi anni Sessanta”, quelli che avevano il sapore del sale ed erano ancora troppo lontani dalla riforma di Franco Basaglia, psichiatra illuminato che promosse la progressiva eliminazione del sistema manicomiale e il reinserimento nel corpo della società dei pazienti con disturbi mentali. Nicola è uno dei tanti, troppi bambini che ha visto confluire il suo disagio in un istituto religioso per persone definite “subnormali”, un luogo dove ha comunque continuato a sognare, incapace di entrare in rapporto attivo col mondo al di là del muro, inesplicabile e terrorizzante orizzonte di non-senso accomodato ordinatamente lungo le corsie di un supermercato. Continua