Quando la psicoterapia fallisce

27-11-10

Mc Escher

(http://suburbia.splinder.com/archive/2009-06)         

Circa un paziente su dieci peggiora nel corso della psicoterapia. Perché i rischi e gli effetti collaterali sono frequenti anche nelle terapie che curano i disturbi psichici con la parola.

Gli attacchi di panico del paziente proseguivano nonostante il trattamento intensivo. L’uomo non poteva andare in nessun posto senza prima assicurarsi della presenza di un medico nelle vicinanze. Da trent’anni entrava e usciva dalle cliniche psichiatriche, dove ogni volta gli psicoterapeuti lo spingevano a confrontarsi con la sua paura degli altri: a poco a poco cominciò a tornare tra la gente, un metodo collaudato.

Ma i medici che lo avevano in cura erano inesperti, e non disponevano di un piano terapeutico ponderato. Così non capivano che la paura del paziente era la conseguenza del comportamento violento di suo padre. La prima a scoprirlo fu la psicoterapeuta Erica Brühlmann-Jecklin, che aveva sostituito uno dei terapeuti, e aveva chiesto al paziente di raccontarle la sua storia. «Sono convinta che nel caso di questo paziente sia stato commesso un grave errore terapeutico», racconta nel volume Therapieschäden, in cui descrive alcuni casi analoghi. Di Carsten Spitzer, Rainer Richter, Bernd Löwe e Harad Freyberger.

da:http://www.aipsimed.org

Commento del Dott. Zambello

L’AISPI MED è l’Associazione Italiana Psichiatri Medici. Hanno pubblicato questo articolo e sento la necessità di fare alcune osservazioni rimanendo proprio nel contenuto dello stesso. La prima,  la constatazione che la psicoterapia ha degli effetti collaterali é una grande constatazione scientifica. Continua

Ipocondria da web, i sintomi virtuali dei nuovi malati immaginari

21-11-10

Uno studio britannico rileva che sei adulti su dieci si rivolgono al web anziché al proprio dottore quando avvertono un qualsiasi disturbo. Oltre 16 milioni di italiani cercano informazioni sanitarie su Internet, ma una percentuale sempre più alta lo fa in modo compulsivo e si convince di avere qualche patologia: un’emicrania si trasforma in un tumore, il male al braccio in un infarto

di: ANNA RITA CILLIS

Dottor Internet riceve sempre. Ogni volta che si desidera lui è lì pronto a fornire risposte. Su qualsiasi argomento di tipo medico: dai tumori agli attacchi di panico alle diete per contrastare il colesterolo sino alle malattie più rare. Siti, chat, forum, blog, in un moltiplicarsi di informazioni senza confini su patologie le più disparate. L’eden per gli ipocondriaci.

Anzi per i cybercondriaci come sono stati ribattezzati i navigatori compulsivi in cerca di notizie e rassicurazioni su malesseri e relativi sintomi. In Italia il popolo dei cacciatori di informazioni sanitarie conta in tutto 16,6 milioni di persone. A metterlo in evidenza è il Censis che rivela anche: il 34% di chi si connette in rete, su 23 milioni di utenti, lo fa per trovare dati di tipo medico. Non solo: per il 18% degli italiani il web rappresenta la prima fonte in questo campo.

 Ma per Claudio Cricelli, presidente della Simg, la Società italiana di medicina generale “un conto è chi cerca notizie su una malattia di cui soffre lui o un familiare, un altro è chi si connette perché ogni sintomo anche il più piccolo, genera ansia. Questi ultimi sono una minoranza, e non si tratta di ipocondriaci ma di persone affette da un disturbo maniacale che va oltre il mezzo attraverso il quale si manifesta”. Per il presidente della Simg una minoranza che non raggiunge l’uno per cento dei navigatori. Continua

La pet therapy

13-11-10

Un cane, un gatto, un coniglio, ma anche un canarino o un cavallo.

Sono i cosiddetti “pet”, i nostri migliori amici, ossia gli animali da compagnia.

Vivono con noi in case e appartamenti. Tra i più amati, senza dubbio, il cane e il gatto. Ci fanno compagnia da secoli, rallegrano le nostre case e i nostri giardini.

La ragione del potere antistress degli animali, secondo numerosi etologi e psicologi, viene fatta risalire all’abitudine che avevano i nostri antenati preistorici di tenere animali nell’accampamento, per fare la guardia: se gli animali erano tranquilli significava che non c’era alcun pericolo, cioè vi era da escludere la presenza di predatori o nemici nelle vicinanze.

Giocare a rincorrersi con il proprio cane, spazzolarlo, dargli da mangiare, accudirlo quotidianamente rilassa, rende più sereni. Chi ama gli animali lo sa bene. Lo stesso effetto ce lo fa accarezzare il gatto che, accoccolandosi sulle nostre ginocchia, ci fa le fuse e ci rende più calmi..

Secondo recenti dati si calcola che in Italia la popolazione degli animali da compagnia si aggiri intorno ai 6° milioni di esemplari.

Considerando il forte legame affettivo, tenendo conto che il 97% dei possessori di “pet” parla ai propri animali, l’80% gli si rivolge come fosse una persone e non un animale e, infine, il 28% gli fa delle confidenze e discorre con loro dei fatti del giorno, ci si domanda quale sia la reale funzione degli animali da compagnia. Continua

La “Spe salvi” e la visione dell’uomo nella psicoterapia

10-11-10

Del dottor Ermanno Pavesi

Psichiatria e psicoterapia dedicano al tema della speranza, intesa in senso stretto, un’attenzione molto limitata. Le più importanti scuole partono da una visione dell’uomo di tipo naturalistico e considerano tanto i contenuti psichici quanto il comportamento non come azioni umane ma come eventi naturali regolati dalle leggi di natura. Una tale visione dell’uomo riconosce piuttosto cause di eventi che non il senso, il telos di azioni.

L’Enciclica però insegna: “Non sono gli elementi del cosmo, le leggi della materia che in definitiva governano il mondo e l’uomo, ma un Dio personale governa le stelle, cioè l’universo; non le leggi della materia e dell’evoluzione sono l’ultima istanza, ma ragione, volontà, amore – una Persona. E se conosciamo questa Persona e Lei conosce noi, allora veramente l’inesorabile potere degli elementi materiali non è più l’ultima istanza; allora non siamo schiavi dell’universo e delle sue leggi, allora siamo liberi. Una tale consapevolezza ha determinato nell’antichità gli spiriti schietti in ricerca. Il cielo non è vuoto. La vita non è un semplice prodotto delle leggi e della casualità della materia, ma in tutto e contemporaneamente al di sopra di tutto c’è una volontà personale, c’è uno Spirito che in Gesù si è rivelato come Amore” (Spe salvi, N. 5).

L’uomo viene al mondo con una predisposizione genetica. L’attività psichica presuppone processi neurobiologici. Fattori esterni, come la famiglia durante l’infanzia e la società in età più avanzata, caratterizzano e influenzano il suo sviluppo. L’uomo, in quanto persona, possiede, però, un’anima spirituale, che determina il suo fine ultimo. Proprio questo fine ultimo, a cui devono essere subordinati tutti gli altri fini, più o meno importanti, rappresenta per l’uomo la grande speranza e dà senso all’esistenza. L’uomo deve confrontarsi continuamente con la propria limitatezza, con la fragilità del suo corpo, con i condizionamenti esterni, con le innumerevoli traversie e avversità, e non ultimo con le proprie debolezze. Non ostante tutto, la certezza di essere in cammino verso un fine ultimo gli può dare speranza. Continua

Spese folli e abuso del web

06-11-10

La malattia mentale cambia aspetto: non è più solo evidente stato di alterazione psichica e comportamentale, ma si nasconde dietro a fenomeni sociali molto diffusi e per questo spesso non considerati patologici. E’ quanto emerge dal congresso nazionale “La psichiatria del nuovo millennio: bisogni formativi, competenze cliniche e rischi professionali” organizzato dalla società dei giovani psichiatri della SIP (Società italiana di Psichiatria).

“La nostra specialità sta assistendo a un cambiamento epocale – spiega il prof. Eugenio Aguglia, presidente eletto della SIP – Non più solo schizofrenia, depressione, disturbi bipolari, ma uno scenario più sfumato, diffuso ma non per questo meno preoccupante. Osserviamo nuovi aspetti clinici da trattare come il diffondersi dei casi di gioco d’azzardo patologico, la shopping mania, cioè l’acquisto compulsivo di oggetti di cui non si ha realmente necessità, o ancora l’utilizzo eccessivo del web, persone che ‘vivono’ più su Internet che nella vita reale, mascherati dietro personalità inventate su Facebook”. Le competenze cliniche in psichiatria sono oggi molto diverse e più articolate rispetto al passato e i bisogni formativi delle ‘nuove leve’ notevolmente cambiati. Sono 7.500 gli psichiatri italiani chiamati ogni giorno a interpretare i nuovi disagi e le vulnerabilità che talvolta aprono la strada a vere e proprie patologie psichiatriche. “Siamo in continua evoluzione, con rinnovati obiettivi per la fine del 2010. – spiega ancora il prof. Aguglia – attendiamo importanti innovazioni per la categoria, come l’arrivo del nuovo sistema nosografico DSM V, per una sempre migliore definizione dei quadri clinici, al passo con i cambiamenti sociali. Continua