Perchè tanto dolore?
26-11-11
Buongiorno, vorrei esporre una domanda per capire di più questa maledetta sensibilità …..dico maledetta perchè mi fa stare malissimo. E nello specifico soffro di eccessiva sensibilità nei confronti di notizie e immagini che riguardano gli animali, specificatamente i cani. Vorrei sapere se è normale che io non riesca più a sentire un telegiornale per paura che ci siano notizie che mi fanno stare male, le porto un esempio: a parte non riuscire a guardare “striscia la notizia” quando fanno la rubrica sugli animali che denunciano il trasporto e la vendida dei cagnolini dall’est e i maltrattamenti e le condizioni disumane in cui vengono tenuti gli animali, la mia paura si estende anche ai giornali o ad internet dove si possono trovare immagini forti e crude o notizie tremende su persone che maltrattano gli animali (come l’ultimo cane sotterrato vivo che poi è stato salvato). Io non reggo più tutto questo, ma soprattutto mi sta venendo una sorta di fobia le spiego, durante i giorni dell’alluvione a Genova o l’ultima a Messina, quando ai tg fanno vedere quelle immagini dell’acqua e fango che spazzano via tutto, io devo girare la testa perchè quello che la mia mente mi porta a pensare è che ci sarà stato qualche animale (cane, gatto ) che sarà stato travolto dalla piena e sarà morto, e magari le telecamere che riprendevano il disatro o la gente che filmava col telefonino me lo mostrano mentre arranca……ecco io sto male…..sto davvero male…ma così tanto da non riuscire più a non pensarci, mi diventa un pensiero fisso, una presenza costante nella mente e mi distrugge. Sta diventando davvero un problema perchè poi la mia tendenza è quella di domandarmi come possano esserci certe cattive persone, come possano succedere certe cose, perchè non si possa fare nulla riguardo a certe violenze, di conseguenza ci penso ancora di più e sto male, ansia allo stomaco, respiro affannoso, e tristezza, tremenda tristezza. Mi aiuti con qualche parola: come faccio a far tornare la mia sensibilità verso gli animali nella giusta dimensione e non un’ossessiva compulsione? Dottore quello che mi fa più male è questo pensiero che ormai è diventato fissazione: se un uomo alza una braccio per colpire un’altro uomo o anche un bambino, questi ultimi sanno a cosa stanno andando incontro, la loro mente elebora ciò, ma se alza il braccio per colpire un cane, quest’ultimo non è consapevole di ciò che gli succederà, anzi penserà ad una carezza magari, ma mai ad un colpo e quindi lo incasserà senza reazione alcuna di difesa perchè per lui non è previsto che gratuitamente si possa colpire. Questo mi fa stare più male che se succedesse ad un essere umano. Grazie. Paola
Risposta del Dott. Zambello
Gent.ma Paola,
sono di ritorno da una visita ad Auschwitz e Birkenau. Una tristezza infinita. La testimonianza di una follia politico-sociale, totale. Eravamo in centinaia dentro quei Blocchi di detenzione ad Auschwitz e in quelle baracche di legno umide di Birkenau ma, c’era un silenzio cupo. La voce rimaneva strozzata dall’emozione. Eppure, mi creda Paola, non un attimo ho pensato, né penso chi stava con me che lì, in quel posto maledetto e sacro, si era concentrata tutta la follia del mondo, lì, casualmente si erano ritrovati tutti i “cattivi” della terra. No, tutti noi capivamo che siamo, possiamo essere, fare quello che è avvenuto lì. Quelle centinaia di migliaia di bambini, donne incinte, vecchi, mandati con l’inganno nelle camere a gas dove morivano soffocati, urlando per un tempo lunghissimo di 15, 20 minuti, non erano più inermi dei suoi gattini e cagnolini. Noi, siamo così: folli e cattivi, diavoli. Però, c’è una parte che non lo è, quella che piange e si commuove.
Se vogliamo salvarci, se vogliamo che non si ripetano queste follie, dobbiamo allearci, far crescere la nostra parte “buona”. E’ questo il compito di noi tutti, sviluppare la nostra parte adulta, allearci con lei, fare scelte personali, politiche, sociali dove questa viene fortificata, valorizzata. Rifiutare, condannare scelte più retrive, di pancia, infantili. Però, mi creda, lo possiamo fare solo nel momento in cui riconosciamo la nostra parte “maligna”, la nostra Ombra direbbe Jung. Fin che ne abbiamo paura, chiudiamo gli occhi o giriamo canale, non cresciamo perché rifiutiamo di riconoscerci
Psicoterapia, cosa fare?
11-11-11
Riporto integralmente una domanda e la mia risposta fattami in questi giorni sul Guestbook. Mi sembra che riproponga anche se in modo fin troppo ruvido quali sono le domande e le aspettative di chi cerca e chiede una psicoterapia. Per questo credo possa essere di interesse generale.

Buongiorno Dr.Zambello vorrei sapere quando potrei fissare un appuntamento, i costi e se già dal primo appuntamento inizia la terapia? Lorena
Risposta del Dott.Zambello:
Gent.ma Lorena,
tempi, costi e modalità quali, la frequenza delle sedute terapeutiche, l’orario, l’uso o meno del divano sono variabili che possono essere discusse e dicise solo in un colloquio personale. Mi creda, non è perchè non voglia risponderle o perchè abbia chi sa quali “segreti” ma perchè, “grazie a Dio”, ognuno di noi è diverso e non ci sono interventi pre-stabiliti.
Colgo l’occasione per dire come lavoro anche da un punto di vista meramente organizzativo. Solitamente vedo quasi esclusivamente persone che prendono il primo appuntamento chiamando direttamente in studio. Molto spesso mi è possibile dare il primo appuntamento dopo alcuni giorni dalla chiamata. Il numero telefonico è nel sito. Quasi sempre, se ci sono le possibilità di lavorare, propongo almeno tre incontri per definire, assieme, le motivazioni, il percorso e le modalità e in linea di massima il tempo previsto.
E’ chiaro che tutti gli incontri, compresi i primi hanno un costo. Sono per me un lavoro ma, credo,una occasione per chi mi contatta di capire un po’ se stesso.
La donna è più a rischio di depressione ed attacchi di panico
04-11-11
La donna, secondo le stime effettuate dall’Associazione Europea Disturbi di Attacchi di Panico (Eurodap), risulta essere maggiormente a rischio di depressione e di disturbi di attacchi di panico. Questo perché tre volte più stressata rispetto all’uomo in quanto abbandonata nel gestire famiglia e lavoro. Vivere di continuo una situazione emotivamente negativa può portare all’insorgere di una vera e propria malattia da stress, e oggi due donne su tre che lavorano, dicono di essere molto stressate, perché oltre al lavoro hanno sulle spalle la responsabilità dell’andamento della famiglia. C’è poi il problema della competitività con il sesso forte, ancora molto sentita soprattutto negli ambiti manageriali, in cui la donna deve dimostrare di essere al pari dell’uomo e di meritare anche gli stessi compensi.Vivere situazioni stressanti per lungo tempo è destabilizzante e la donna, insieme donna-madre e donna-lavoratrice, rischia alla lunga un crollo emotivo se non riesce a trovare il suo giusto equilibrio. E’ palese, dunque, che la vita lavorativa di una donna, specialmente se in carriera, è molto più difficile di quella di un uomo, e le donne più vulnerabili sono soprattutto quelle tra i 30 e i 40 anni, età in cui oggi è più frequente la maternità, che diventa un altro fattore di stressante confronto tra i due sessi.
Le ricerche dimostrano che le donne soffrono prevalentemente di attacchi di panico, sindrome ansioso-depressiva, ansia generalizzata, disturbi depressivi e di sindromi da disadattamento, per una percentuale che si aggira intorno al 39,4%; lo stress altera la produzione di sostanze chimiche come il cortisolo e l’interluchina, sostanze che, se non sono mantenute al livello giusto, producono effetti dannosi sulle difese immunitarie e creano la base per l’insorgere di varie malattie. E’ qui che entra in gioco la prevenzione, per fare in modo che i costi personali e sociali delle patologie da stress possano essere evitati
da:http://www.scienze-naturali.it
Commento del Dott. Zambello
Prenderei per buone le statistiche sella Società Europea citata sopra, peraltro concordanti sostanzialmente con quello già scritto”nei sacri testi” di psichiatria soprattutto per quanto concerne la risposta allo stress, vedi ad esempio il Gabard (Psichiatria e Psicodinamica). Scriveva Gabard che Kendler già nel 1995 aveva dimostrato che individui con basso rischio di Depressione maggiore avevano, in un mese, una possibilità di esrdio di un episodio di Depressivo pari a 0,5 in percentuale che saliva a 6,5 in presenza di fattori altamente stressanti.
Non sono però così d’accordo nella assimilazione tra gli attacchi di panico alla depressione. I due disturbi hanno dinamiche e motivazioni interne totalmente diverse. Non voglio qui ripetere quali sono, secondo me, l’eziologia e quindi anche la terapia degli attacchi di panico ma certamente pensare in termini sociologici è riduzionista rispetto all’analisi delle cause e non da una vera possibilità di risoluzione alimentando solo risentimenti verso coloro che genericamente vengono considerati i “colpevoli”.
Video: Attacchi di panico e Psicoterapia http://youtu.be/NPv-QP8BTYQ
Video: Depressione e Psicoterapia http://youtu.be/nRbevPsh5_I




