Contro l’ansia non solo pillole: funzionano anche cure più dolci

16-10-09

Per alcuni disturbi psichici si fa strada la possibilità di usare terapie «alternative» nelle forme lievi

MILANO – Sono in tanti a storcere il naso sulle medicine complementari: molti ne criticano i dati poco convincenti, ottenuti da studi con qualche pecca di metodo. Stavolta però un intervento «alternativo» si confronta testa a testa con le terapie tradizionali in una sperimentazione rigorosa: succede, sulle pagine di PloS One, nel primo studio clinico controllato sulla cura dell’ansia con la naturopatia, un approccio che prevede l’impiego contemporaneo di vari metodi naturali. Un gruppo di ricercatori canadesi ha seguito per otto settimane 75 persone, assegnate a caso al trattamento naturopatico (colloqui settimanali di mezz’ora per stimolare a uno stile di vita sano, più assunzione di un integratore vitaminico e di un estratto dell’erba Withania somnifera), o alla terapia “occidentale” (psicoterapia cognitiva-comportamentale, più un placebo). In entrambi i casi i sintomi ansiosi sono diminuiti, ma con la naturopatia l’effetto è stato più marcato. «Più del risultato positivo conta aver dato prova che il metodo scientifico può e deve essere applicato alla verifica delle medicine complementari – commenta Fabio Firenzuoli, direttore del Centro di medicina naturale dell’Ospedale di Empoli -. Le piante con effetti anti-ansia dimostrati scientificamente sono poche: le evidenze maggiori ci sono per kava-kava, non più in commercio però dopo alcuni casi di epatite, e iperico, usato per l’ansia a sfondo depressivo. Oggi si aggiunge la Withania, o ginseng asiatico, da non confondere con quello coreano che ha tutt’altre azioni». Continua

SALUTE: CHI SOFFRE DI ANSIA E DEPRESSIONE VIVE DI MENO

27-09-09

(AGI)-Chi soffre di ansia e depressione vive di meno. Curare la mente con la psicoterapia e’ ormai dimostrato che e’ fondamentale perche’ permette di vivere di piu’ e permette al sistema di risparmiare circa 8700 euro all’anno per ogni paziente. Queste scoperte verranno presentate durante il 20th Congresso mondiale di “Psychosomatic Medicine” dal titolo “Psychosomatic Innovations for a New Quality of Health Care”, che si svolgera’ a Torino dal 23 al 26 settembre 2009 presso il Centro Congressi del Lingotto. La sede di Torino e’ stata scelta dall’International College of Psychosomatic Medicine in riferimento alla eccellenza della ricerca del Centro universitario per i Disturbi del Comportamento Alimentare dell’ospedale Molinette di Torino, diretto dal professor Secondo Fassino. Nelle giornate congressuali verranno discussi il modello psicosomatico come base per una nuova medicina, come pure le modalita’ per delineare i nuovi approcci dell’assistenza sanitaria. Il Congresso discutera’ la recente evidenza che in gran parte delle malattie sono presenti fattori o co-fattori psicosociali come causativi o come sequele di malattia. Per tali malati occorre un approccio piu’ ampio e complessivo del solo intervento specialistico sull’organo. “In questo approccio – spiegano alle Molinette – la presenza dello psichiatra e dello psicoterapeuta nei reparti di medicina e chirurgia e’ indispensabile per i pazienti, i medici, gli infermieri e tutta l’e'quipe curante. Continua

L’ansia, i sintomi

26-03-09

Parlare di ansia cercando al contempo di delimitarne i confini in ambito terapeutico e clinico non è per nulla semplice, come del resto non è neanche molto agevole classificare l’ansia in funzione dei sintomi da essa presentata, per il semplice motivo che l’ansia non è di per sé una malattia in sé e per se, semmai la spia di un malessere da ricercarsi in una patologia organica o di natura psicologica, ferma la constatazione che laddove sia possibile intendere per quadro ansioso uno stato patologico, il malessere non resta del tutto avulso da altre patologia anche di natura psicosomatica che finiscono col complicare il quadro d’insieme della malattia
Ne consegue che l’ansia tende a presentarsi come un fenomeno che può di per sé essere di complemento per molte patologie, pensiamo ai cardiopatici magari vittime di un infarto, ma stati ansiosi severi fanno anche parte del corollario dei sintomi dei soggetti che soffrono di ipertiroidismo, durante una crisi ipoglicemica, o ipotensiva, in tutte quelle manifestazioni in cui si avverte insomma uno stato di sfinimento.

In senso più ampio, anche quando l’ansia non è strettamente legata ad una particolare patologia, possiamo riscontrare tutta una serie di sintomi fisici che, tuttavia, pur riguardando diversi organi e apparati, diventano soggettivi da individuo ad individuo e non sempre sono espressione di malattia organica degli organi per i quali si avverta il disturbo.

I sintomi dell’ansia

Ad esempio segni palesi di uno stato ansioso sono riscontrabili nel paziente a livello dell’apparato muscolare con tremori, dolore agli arti, voce tremula.

Manifestazioni a carico dell’apparato cardiovascolare

L’insorgenza di extrasistoli, palpitazioni, crisi ipo o ipertensive, la stessa tachicardia, sono le più diffuse manifestazioni riscontrabili singolarmente o diffusamente nello stesso paziente.

Manifestazioni a carico dell’apparato gastrointestinale e urinario

La nausea il vomito e la diarrea sono i sintomi maggiormente causati e riferiti a tale apparato.
Ma non mancano come ulteriori sintomi le mani sudate, i disturbi respiratori e la necessità di urinare spesso e sovente pur emettendo piccole quantità di urina.

Il problema che si presenta al medico di fronte ad un paziente ansioso è quello di dover stabilire se l’ansia di cui è vittima il soggetto sia espressione di una malattia organica, oppure di un disagio relazionale o se ci si trovi di fronte ad un quadro neurotico o psicotico compresa la possibilità che l’ansia non sia che una delle tante manifestazioni di disturbi quali la depressione per questa definita ansiosa.

La diagnosi sarà dunque quanto più accurata e tempestiva e la cura efficace, quanto più chiaramente sia possibile tratteggiare il quadro generale del paziente.
Pubblicato da Giuliano in Malattie, Primo Piano, Psicologia.
da:http://www.tantasalute.it

 

Le pietre calde contro ansia e paure

01-03-09

Di Silvia Finazzi


Lavorano in modo “intelligente”. Cedono energia laddove è carente e la assorbono nei punti in cui è presente in eccesso. Sono le pietre laviche riscaldate, usate già dai popoli antichi, e riscoperte dalla stone therapy, un trattamento importato dall’America, che sta spopolando anche nei centri benessere e nelle beauty farm nostrane.

“Si tratta di un particolare massaggio, inventato dagli indiani Apache d’America, che usa le pietre laviche riscaldate per sciogliere le tensioni e lavorare sull’energia” spiega Dina Greggio, operatrice shiatzu presso l’Antiaging Thermal Spa dell’Abano Grand Hotel (www.gbhotelsabano.it). In effetti, secondo la filosofia di base, solo se l’energia è in equilibrio, la persona può stare bene.

“Molti pensano alla stone therapy come a un qualcosa di leggero e superficiale. Invece, non è affatto così: si tratta di un massaggio che lavora a un livello molto profondo e può dare reali benefici. Basta una seduta di un’ora per stare meglio” assicura l’esperta.

Il segreto sta anche e soprattutto negli strumenti utilizzati. “Le pietre laviche sono in grado di trattenere calore” chiarisce l’esperta. Ma non solo. “Sono purissime e vergini: essendo estratte in profondità, non sono inquinate o alterate. Per questo, conservano l’energia dell’universo e sono in grado di cederla alle persone” aggiunge Dina Greggio. Proprio per questa loro caratteristica sono usate fin dall’antichità per donare salute e benessere. Continua

Depressione il male del secolo

08-02-09

Sono nella sua morsa milioni di persone
in tutto il mondo.

di: dottor Tomaso Regazzoli

  E’ stato definito da molti il “male del secolo”. Si tratta di un disturbo subdolo, difficilmente riconoscibile, che incatena letteralmente le persone inducendole a vivere una vita buia, anonima e senza speranze. «Nel 2020 la depressione sarà la seconda malattia per frequenza nel mondo dopo le malattie cardiovascolari», fa notare infatti il dottor Tomaso Regazzoli, medico psicoterapeuta, psicosintesista e specialista in Neuropsichiatria infantile a Brescia. Si tratta di previsioni davvero allarmanti che dovrebbero far riflettere in modo approfondito sulla reale gravità e pericolosità di questo disturbo.

Dottor Regazzoli che cosa si intende per depressione e soprattutto come si manifesta?
«La depressione è un disturbo caratterizzato da diminuzione del tono dell´umore o da perdita di piacere per interessi e attività normalmente gradevoli. Una persona depressa accusa mancanza di appetito e perdita di peso, calo dell´energia vitale, insonnia o letargia, svogliatezza e incapacità a concentrarsi. Il depresso ha una ridotta autostima, è afflitto da frequenti sensi di colpa e mostra disagio nel sociale: è spesso schivo o, in altri casi, manifesta apertamente sentimenti di scoraggiamento, facilità al pianto e pessimismo. A volte si può giungere persino alla scomparsa di mimica facciale per un profondo senso di tristezza e auto-svalutazione, assenza di reattività a stimoli anche molto piacevoli, disperazione e pensieri di morte. A volte un episodio depressivo si manifesta anche con l´esacerbarsi di una somatizzazione come una tachicardia, un attacco asmatico, un´ulcera o una colite».
Quale incidenza ha attualmente questo disturbo tra la popolazione italiana e mondiale?
«La depressione è un disturbo molto frequente e a distribuzione ubiquitaria, coinvolgendo secondo l´OMS circa il 10% della popolazione. Recenti studi statistici evidenziano che in Europa un terzo della popolazione è affetta da disturbi psichici di cui il 12% è depresso. Gli stessi studi sottolineano che in Italia questa percentuale è dell´11% e così appare per i Paesi latini, mentre il resto d´Europa arriva anche al 14%. L´OMS prevede che nel 2020 la depressione sarà la seconda malattia per frequenza nel mondo, dopo le malattie cardiovascolari».
Secondo lei quali sono le categorie di persone più a rischio e perché?
«Le donne vanno incontro a depressione in misura quasi doppia rispetto agli uomini. Secondo recenti statistiche per il 40% sono casalinghe. In Italia il 14% della popolazione depressa è rappresentata da pensionati e il 12,1% da impiegati». Continua

Tecnostressati e dipendenze da Hi-Tech

29-11-08

S.Z.

Lavorare perennemente di fronte a un monitor, grande o piccolo che sia, può creare ansia e tensioni, ma anche una vera e propria dipendenza da cellulari, I-phone, computer e Internet. Il fenomeno è già stato riscontrato e si inizia a pensare a una soluzione. La prima iniziativa ci sarà in primavera: il 21 marzo 2009 ci sarà la prima Giornata nazionale senza schermi a portata di mano, oltre a esperti in videodipendenze e metodi per recuperare il benessere psicofisico attraverso l’attività fisica, si stano raccogliendo le adesioni di aziende associazioni di categoria, utenti web. “Quando le informazioni sono troppe noi siamo stanchi, tecnostressati, assonnati, deconcentrati – spiega Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus e promotore dell’iniziativa – invitiamo gli info-lavoratori a non subire questa condizione, ma a scegliere il momento in cui sconnettersi dai mezzi di comunicazione e dedicarsi ad attività ricreative”. Il tecnostress è considerata un rischio anche per l’impresa moderna: l’esposizione costante ai flussi informativi, possono mettere a dura prova la stabilità emotiva e psicologica. Dunque è necessario sostenere la prevenzione e difendere il manager dal sovraccarico informativo che, provocando ansia da iperconnessione, altera la capacità produttiva dell’impresa digitale.

fonte: Adnkronos salute
da:http://www.dica33.it

 

 

GINECOLOGIA: 4 DONNE SU 10 COLPITE DA ANSIA CICOGNA A COMANDO

13-11-08

Roma, 5 nov. – Cresce l’ansia da ‘cicogna a comando’ che dopo i 32 anni colpisce quattro donne su dieci.

E’ quanto emerso al congresso della Federazione Italiana di Ostetricia e Ginecologia che in una nota precisa “e’ l’ansia di non vedere arrivare la cicogna dopo un mese di tentativi”, che colpisce 4 donne su 10, intorno ai 32 anni. “E’ l’ansia di aver aspettato troppo e, quindi, di veder svanire il sogno: basta uno o due mesi senza che la cicogna si sia presentata ed ecco che le donne arrivano dal ginecologo chiedendogli, quasi a comando, un figlio subito e perfetto”.

E se a tentar di diventare madre “e’ una donna di 35 anni, l’ansia della ‘cicogna a comando’ colpisce 8 donne su 10. Ma la quota arriva a 10 donne su 10, indipendentemente dall’eta’, quando la cicogna non arriva dopo 5-6 mesi di tentativi. L’ansia da figlio subito, cresce con il crescere dell’eta’ delle donne. “Le donne hanno bisogno di essere piu’ informate e meglio informate”, spiega Massimo Moscarini, Ordinario di Ostetricia e Ginecologia alla Sapienza Universita’ di Roma, “perche’ solo con una corretta educazione si possono evitare ansie e paure che sono alla base di comportamenti a volte dannosi”. (AGI)

da: http://www.donne-oggi.it

 

 Commento del Dott. Zambello

Mi è capitato spesso di affrontare con le pazienti la tematica delle maternità che non arriva.  Ho scritto anche un aricolo su un caso clinico : http://www.psicolab.net/index.asp?pid=idart&cat=12&scat=192&arid=2059  in cui ho cercato di mostrare come la componente psicologica fosse fondamentale in un caso di sterilità.

In arrivo ondate di malattia da ansia

15-10-08

Un’ondata di malattie da ansia colpirà gli italiani, vittime delle preoccupazioni per la crisi dell’economia mondiale. A prevederlo sono i medici di famiglia che, facendo tesoro dell’esperienza degli anni passati, dopo la crisi dell’11 settembre, si dicono pronti ad aspettare l’affollamento degli studi medici nei prossimi mesi.

Giacomo Milillo, segretario nazionale dei medici di famiglia della Fimmg, riuniti in congresso, riferisce di come la categoria abbia già valutato in questi giorni di confronto sindacale, la prospettiva di un ritorno al lavoro quotidiano che potrebbe essere combinato da un superimpegno proprio per gli effetti psicosomatici dello stress da crisi mondiale. Le malattie che sembrano destinate ad aumentare sono quelle da ansia ed in conseguenza le cefalee, le coliti e le tachicardie. «Abbiamo due milioni di contatti al giorno negli studi medici e sappiamo – ha detto Milillo – quanto il nostro lavoro possa contribuire ad ammortizzare gli stress psicologici e sociali. Ricordo quanto dopo l’11 settembre gli italiani fossero preoccupati e come i pazienti si rivolgevano a noi anche solo per sfogarsi. Siamo qui per sostenerli anche in questo».

 

da: http://www.ilmessaggero.it     

 

Commento del Dott. Zambello

E’ mia esperienza che non sempre sono sufficienti i buoni consigli  e le rassicurazioni dei medici di base che  fanno comunque un gran lavoro.  A volte,  nei casi di particolare stress o nei traumi si liberano nuclei profondi, tensioni psicologiche che magari erano state silenti fino a quel momento ed allora, se i buoni consigli o il giusto tempo non riportano le cose a posto, conviene chiedere aiuto allo specialista: lo psicoterapeuta.

Spray al cocco e foto sulla scrivania: così si vince l’ansia da rientro

02-09-08

Consigli di medici e sociologi per superare il trauma del dopo-ferie

Il decalogo del Times per combattere la depressione post-vacanza

Di Guido Santevecchi
LONDRA – Bene. Siamo tornati al lavoro e abbiamo già mal di testa da sindrome post-vacanziera. I sintomi sono noti: stanchezza, irrequietezza, senso di nostalgia e di vuoto. Immancabilmente un collega pallido chiede: «Come sono andate le ferie?». Lui con chiaro sadismo sarà subito pronto a spiegare che ha scelto settembre «perché il tempo si stabilizza e c’è meno gente». Soprattutto tra quella gente non ci saremo noi, immersi nuovamente nella realtà dell’ufficio. L’ansia da rientro accomuna popoli latini e anglosassoni.
Il Times ha intervistato una serie di esperti, psicologi, medici, sociologi e ha elaborato una ricetta in dieci punti per battere la depressione, che in inglese si chiama «back-to-work blues»:
1) In vacanza i sensi sono stimolati da nuovi panorami, profumi e gusti il cui mix ricarica psicologicamente. Il dottor Spurr, esperto in vita di relazione, suggerisce che in città bisogna prendersi un po’ di tempo ogni mattina allungati sulla poltrona, a occhi chiusi per visualizzarsi nuovamente nella località di vacanza, tra ombrelloni, windsurf e fritto misto. L’ideale sarebbe portarsi una scorta di prodotti locali esotici e cucinarli la sera a casa. Continua

L’ansia spinge i medici a prescrivere antidepressivi

02-08-08

di:Dottoresse Francesca Parini e Sandra Sigala

Gli antidepressivi vengono impiegati sia per il trattamento del disturbo bipolare che per la depressione maggiore e che la presenza contemporanea di ansia influisce in misura importante sull’aumento dell’utilizzo di questi farmaci.

Gli antidepressivi sono raccomandati per il trattamento dei sintomi depressivi e dell’ansia in pazienti affetti da disturbo depressivo maggiore, ma il loro impiego nella terapia di questi stessi sintomi nell’ambito di un disturbo bipolare richiede cautela. In pazienti con depressione bipolare, infatti, gli antidepressivi possono scatenare una fase maniacale, e nonostante questo rischio sia noto, continuano ad essere utilizzati, spesso in monoterapia.

Lo studio prende in considerazione dati provenienti dal Canadian Community Health Survey on Mental Health and Well-Being (CCHS 1.2), un sondaggio epidemiologico sulla salute mentale, condotto dall’Agenzia nazionale di statistica del Canada, da maggio a dicembre 2002. Nel sondaggio sono stati intervistati, di persona o telefonicamente, 48047 soggetti a partire dai 15 anni di età indagando sulle variabili sociodemografiche, sulla presenza di disturbi dell’umore, di ansia e sull’utilizzo di farmaci negli ultimi 12 mesi.
La presenza di disturbo bipolare è stata accertata seguendo i criteri del World Mental Health – Composite Diagnostic Interview (WMH-CIDI, mentre la presenza di disturbo depressivo maggiore o ansia è stata valutata tramite il DMS-IV).
Lo studio in oggetto prende in considerazione 35164 di questi soggetti dividendoli in 6 gruppi: soggetti con disturbo bipolare con o senza ansia (rispettivamente 231 e 525), soggetti con depressione maggiore con o senza ansia (rispettivamente 539 e 3324), soggetti con ansia (914) e soggetti senza disturbi dell’umore o ansia (29631); per ogni gruppo sono stati presi in considerazione diverse variabili tra cui fattori sociodemografici (età, sesso, stato civile, scolarità), anamnesi psichiatrica (depressione maggiore, episodi di mania/ipomania) e terapia farmacologia assunta negli ultimi 12 mesi (farmaci stabilizzanti dell’umore, sedativi/ipnotici, antipsicotici).

Nel confronto fra l’impiego di antidepressivi in soggetti con disturbo bipolare e in soggetti con depressione maggiore, l’analisi univariata dimostra un prevalente utilizzo di questi farmaci nel disturbo bipolare (27,2% rispetto al 23,1%), ma la differenza diventa non significativa nell’analisi di regressione in cui vengono considerate altre variabili; soprattutto la presenza contemporanea di ansia fa aumentare l’impiego di antidepressivi in entrambi i disturbi dell’umore. Variabili che fanno aumentare l’utilizzo di antidepressivi sono inoltre il sesso femminile, l’età avanzata, l’inizio della malattia in età avanzata, precedenti episodi di stress psicologici, un episodio di depressione negli ultimi 12 mesi, impiego di sedativi/ipnotici e di antipsicotici negli ultimi 12 mesi. Continua

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