GIORNATA DI STUDIO: ANSIA e ATTACCHI DI PANICO.
01-03-08
Gli studi Psicoterapeutici
Organizzano:
STATI D’ANSIA e ATTACCHI DI
PANICO,
L’ansia è un’emozione naturale di tutti noi. Si accompagna normalmente alla crescita, al cambiamento, all’esperienza del nuovo e alla ricerca della propria identità e allo scopo nella vita. Al contrario, l’ansia patologica è una risposta inappropriata che altera la percezione di noi stessi e della realtà e a alla lunga può creare danni.
Obiettivi:
Scopo della giornata di studio è di imparare a conoscerci meglio e a percorrere strade alternative e più efficaci per il raggiungimento della nostra serenità, attraverso un percorso che prevede:
suscitano ansia
La giornata di studio e confronto si terrà SABATO 29 MARZO ’08 dalle ore 14 alle ore 18.30 presso lo Studio della Dott.ssa Furlani in V. M. Gioia 131. Numero massimo di partecipanti 15. Per l’iscrizione contattare Dott.ssa Furlani Cell. 347 5075518 o il Dott. Zambello 02 6697907 entro il 25 MARZO. Il costo è di 80 € a persona.
2 Responses a “GIORNATA DI STUDIO: ANSIA e ATTACCHI DI PANICO.”
Psicologia: politica in crisi? Per italiani come separazione genitori
03-02-08
Milano. (Adnkronos Salute) – Bagarre in Parlamento, attacchi alla ‘casta’, crisi di Governo e crollo della fiducia dei cittadini nei politici di casa nostra? La politica annaspa, e l’ultimo atto – con la sfiducia a Prodi e i ‘teatrini’ visti in questi giorni – è vissuto dagli italiani “come una separazione di mamma e papà: provoca una crescita del malessere personale e sociale, che sta sfociando in patologie preoccupanti”. A lanciare l’allarme è oggi Paola Vinciguerra, psicoterapeuta a capo dell’Unità italiana attacchi di panico della Clinica Paideia di Roma e presidente dell’Associazione europea attacchi di panico.
“Lo Stato, che per ognuno di noi è rappresentato dai volti dei politici che ogni giorno vediamo in televisione o sui giornali, è associato inconsciamente alle figure genitoriali – spiega l’esperta – La sfiducia nella classe politica è cresciuta parecchio negli ultimi anni, ma nonostante tutto c’è sempre stata la speranza che si stesse operando per il bene comune e in nome di ideali condivisibili”. “Questa nuova crisi e alcune manifestazioni squallide, avvenute persino in luoghi simbolici come il Senato, corrispondono alle dinamiche delle crisi coniugali, quando i figli assistono allo sgretolamento della coppia genitoriale – dice la Vinciguerra – e quando trovano spazio comportamenti puerili e cruenti. I cittadini assistono basiti, si identificano sempre meno, si sentono soli e abbandonati o, peggio, in cattive mani”.
Così, “dagli osservatori che coordino e dalle statistiche sviluppate da ricerche universitarie – continua l’esperta, che collabora con la cattedra di Neurologia dell’Università La Sapienza – ci stiamo rendendo conto che il malessere sociale sta crescendo. Le richieste di aiuto per depressione, ansia ed attacchi di panico sono sempre più numerose”. E non è tutto. La virulenza dei sintomi è sempre meno gestibile da chi ne è colpito. “Portando a situazioni di vita invalidante – testimonia la Vinciguerra – senza parlare di coloro che soffrono e non hanno il coraggio di chiedere aiuto. Le cause di tutto ciò – precisa – vanno ricercate nel momento socio-politico-economico che stiamo vivendo. L’essere umano, infatti, non è un robot che segue schemi razionali e comportamentali prefissati indipendentemente dagli stimoli a cui è sottoposto”.
L’ambiente ha un ruolo ‘chiave’. Sono proprio questi stimoli, infatti, che condizionano la risposta comportamentale e l’organizzazione a livello del pensiero razionale. “La nuova ondata di malessere e ansia è legata al crollo di credibilità nelle Istituzioni – conclude l’esperta – in cui non si ha più fiducia. In questo quadro così destabilizzante, che ci dà sempre di più la percezione della grande instabilità in cui stiamo vivendo, anche la crisi di Governo, soprattutto per come è stata ‘rappresentata’ dai nostri politici, aumenta sensibilmente la paura del futuro e il senso di inadeguatezza dell’individuo”.
Da:http://www.adnkronos.com
Sintomi degli attacchi di panico
29-01-08
Anche se solo uno psicologo o uno psichiatra può diagnosticare un disturbo di panico (o “disturbo da attacchi di panico”, DAP), ci sono alcuni sintomi degli attacchi di panico che possono essere identificati facilmente.
In uno studio recente si è scoperto che negli Stati Uniti in alcuni casi le persone hanno visto dieci o più medici prima che il disturbo fosse loro correttamente diagnosticato, e che solo una persona su quattro che ha il disturbo riceve il trattamento di cui necessita. Ecco perché è molto importante sapere quali sono i sintomi ed essere sicuri di ricevere l’aiuto giusto.
Molte persone sperimentano attacchi di panico occasionali e se si sono avuti uno o due di questi attacchi, probabilmente non vi è alcun bisogno di preoccuparsene. Il sintomo chiave del disturbo di attacco di panico è la paura persistente di avere attacchi di panico nel futuro. Se si soffre di attacchi di panico ripetuti (quattro o più) e soprattutto se si è avuto un attacco di panico e si vive nella paura continua di averne un altro, questo è il segnale che si dovrebbe considerare l’aiuto di uno psicologo professionista che sappia trattare disturbi di attacchi di panico e di ansia.
I sintomi degli attacchi di panico, ovvero: come riconoscere un attacco
Un attacco di panico esplode all’improvviso con una paura travolgente che viene senza avvisaglie e senza alcuna ragione apparente. È molto più intensa della sensazione di spavento dovuto a qualcosa di specifico che la maggior parte delle persone può avere sperimentato. I sintomi dell’attacco di panico includono:
aumento della frequenza cardiaca
difficoltà di respirazione, sensazione di non riuscire ad inalare aria a sufficienza
terrore quasi paralizzante
vertigini, stordimento o nausea
tremori più o meno forti e sudorazione
soffocamento, dolori al torace
vampate di calore o senso di freddo improvviso
torpore o formicolio alle dita
paura di impazzire o di stare per morire
Sintomi degli attacchi di panico: cosa significano
Questi sintomi somigliano alla classica risposta “attacca o fuggi” che gli esseri umani sperimentano quando sono in una situazione di pericolo. Durante un attacco di panico, invece, questi sintomi sembrano spuntare fuori dal nulla. Possono capitare in situazioni apparentemente inoffensive, addirittura mentre si dorme.
La causa sostanzialmente può essere imputata a due fattori: mentale e fisico. Si rimanda alla pagina sulla causa degli attacchi di panico per ulteriori approfondimenti.
Ulteriori note sui sintomi degli attacchi di panico
Oltre ai sintomi degli attacchi di panico sopra esposti, un attacco di panico è contrassegnato dalle seguenti condizioni:
Capita improvvisamente, senza preavviso e senza modo di fermarlo
Il livello di paura non è affatto proporzionale alla situazione corrente. In realtà, spesso non è affatto correlato.
Dura da pochi minuti a mezz’ora circa; il corpo non riesce a sostenere la risposta “attacca o fuggi” più a lungo di così. Attacchi di panico ripetuti possono tuttavia ricorrere di continuo per ore.
Un attacco di panico non è pericoloso, ma può essere terrificante, soprattutto perché si sente di perdere completamente il controllo. Il disturbo è così grave non solo per via degli attacchi di panico in sé, ma anche perché spesso porta ad altre complicazioni quali fobie, depressione, abuso di sostanze, complicazioni mediche e perfino suicidio. Gli effetti possono variare dal deterioramento delle relazioni sociali all’incapacità completa di affrontare il mondo esterno.
Evitamento situazionale
Di fatto le fobie che sviluppano le persone con disturbo da attacchi di panico non vengono dalla paura di oggetti o eventi reali, ma piuttosto dalla paura di avere un altro attacco. In alcuni casi, le persone eviteranno certi oggetti o situazioni (evitamento situazionale) per via della loro paura che queste possano far scaturire un altro attacco e subire ancora i sintomi degli attacchi di panico.
Da: http://www.disturbodipanico.com
Aumentano gli attacchi di panico: più di due milioni gli italiani colpiti
12-01-08

di MARCO VENTURA
ROMA
Peggio della paura c’è solo la paura della paura, la «fobofobia». L’attacco di panico e la paura di averlo. Una malattia sempre più diffusa, forse perché la si riconosce meglio e prima che in passato, forse perché è la malattia-emblema di questo mondo pazzesco preda dei Tg, del terrorismo e delle catastrofi climatiche.Una malattia che asseconda le stagioni. È Capodanno, si viaggia. Ma c’è chi non riesce a salire sull’aereo, prendere il treno, infilarsi in un tunnel, fare lo struscio per strada. A un tratto, da una profondità insondabile, lo assalgono palpitazioni, sudorazione, tremore, senso di soffocamento, estraneità, distacco dalla realtà. La certezza di morire. «Una bugia del cervello», dice Rosario Sorrentino, 49 anni, fondatore e direttore dell’Ircap (Istituto di ricerca e cura degli attacchi di panico della clinica Pio XI di Roma), da vent’anni impegnato a fare come il marinaio Marlow con i tanti Lord Jim che bussano al suo studio. Il vecchio lupo di mare restituisce al protagonista del capolavoro di Joseph Conrad, forse il più bel romanzo sulla paura, la fiducia persa gettandosi dalla nave sulla quale era comandante in seconda, abbandonando al loro destino equipaggio e passeggeri, per poi scoprire che la nave galleggia benissimo e non c’è pericolo. Sorrentino prescrive farmaci, a volte una psicoterapia breve. È un neurologo, non uno psicologo o psicanalista. La psicanalisi a suo dire rischia di essere la beffa nella beffa, impedisce di aggredire il male, erodendo così quel residuo di autostima che consentirebbe al paziente di reagire.Ma cos’è un attacco di panico? «Un’esperienza sconvolgente, un incontro ravvicinato con un profondo senso di morte. Da allora la vita cambia radicalmente. La persona scopre di essere vulnerabile, fragile, la sua esistenza appare precaria. La prima volta si può finire al pronto soccorso e il medico o non capisce o dice che non è niente, è “solo” un attacco di panico. Ma da allora la fobia della paura costringe a vivere nell’angoscia della via di fuga, avere sempre la exit strategy».Come quella paziente da dieci anni in analisi che arrivò in clinica in pieno inverno con la pretesa d’essere visitata all’aperto, sulla piazzola. «Finì che il marito dovette presidiare l’ingresso mentre lei ispezionava l’interno per garantirsi l’esistenza di un’altra uscita, solo allora entrò e poi se ne andò in tutta fretta per la paura di restare in trappola e morire di paura». O come l’eremita metropolitano che per dieci anni visse in un’automobile davanti al Policlinico. O come i cantanti e attori che hanno rivelato d’aver patito di attacchi di panico e pubblicamente ringraziato Marlow-Sorrentino: Alessandro Gassman e Franco Califano. Già, perché la paura della paura colpisce spesso personaggi dello spettacolo sottoposti allo stress da esibizione, da performance.«Quello di Califano è un caso esemplare – spiega Sorrentino – perché all’inizio rifiutava tenacemente l’idea di soffrire di attacchi di panico, che però lo colpivano durante i concerti, un conflitto che poteva compromettere il rendimento artistico. È importante che sia diventato un testimonial spontaneo della necessità di intraprendere la strada dei farmaci, che non solo in poche settimane migliorano nettamente la qualità della vita riducendo frequenza, intensità e durata degli attacchi, non solo scongiurano la cronicizzazione, ma stimolano la plasticità cerebrale, ossia la capacità del cervello di trovare da sé soluzioni per riparare o recuperare l’equilibrio perso».Nel momento di crisi succede che «nel cervello viene allertata una sentinella, un radar, un sensore della paura, l’amigdala, un corpuscolo a forma di mandorla presente nel lobo temporale di ciascun emisfero». Un interruttore del panico, che legge segnali di pericolo laddove il pericolo non c’è. Di questi attacchi «non si muore mai», ma si fatica a vivere.Critiche le vacanze. «La paura dell’aereo è la punta dell’iceberg, non offre vie di fuga. Un paziente una volta mi ha detto molto seriamente che avrebbe preso il volo solo se gli avessero dato un paracadute e permesso di lanciarsi. L’attacco può contagiare anche gli altri abitanti della piccola comunità casuale che si forma in aria». Altri luoghi a rischio: ristoranti, banche, supermercati, metropolitana, in generale la città con le sue tante barriere architettoniche, e cinema, teatri, ascensori…Più colpite le donne tra i 16 e i 45 anni sotto stress, le persone che cambiano attività, subiscono un trauma, hanno problemi in famiglia o sul lavoro. Può essere il mobbing la causa scatenante. O la cannabis troppo forte. È difficile per chi sta accanto, per il senso d’impotenza davanti a manifestazioni plateali di paura immotivata. Bisogna dar sicurezza, assumere un atteggiamento protettivo. «Dopo, quando la crisi sarà superata, il rapporto di coppia sarà ancora più forte». Non solo il panico è democratico, colpisce tutti. È anche un buon volano per l’amore.LE SENSAZIONI
«Sembra di essere staccati dal corpo»
Che cosa è
Il Dap, o attacco di panico, è caratterizzato dall’improvviso verificarsi di un senso di paura immotivata durante le normali attività quotidiane.
L’intensità
La maggior parte degli attacchi di panico raggiunge la massima intensità entro dieci minuti.
I sintomi
Alcuni presentano il fenomeno della depersonalizzazione ossia hanno la sensazione di trovarsi all’esterno del proprio corpo e di guardarsi dall’alto. Altri hanno invece la sensazione che il proprio corpo sia irreale, in questo caso si parla di derealizzazione.
L’ereditarietà
Esiste una predisposizione genetica e quindi familiarità per questo disturbo. Lascia il tuo parere o fai una domanda.
Da: http://www.lastampa.it
Commento del Dott. Zambello.
Personalmente non considero gli attacchi di panico come una malattia ma un sintomo di un disagio più profondo.
Curare il sintomo e soprattutto fermarsi a questo, è in medicina una sciocchezza. Certo, è importante prendere una Tachipirina se si ha 39 di febbre, o gli antiacidi se si ha mal di stomaco etc. ma pensare che l’intervento medico si deve esaurire in questo mi sembra fuori da ogni buon senso clinico.
Il medico si deve sempre chiedere il perchè, quale è l’eziologia di quel disagio, del sintomo. Questo non significa trovare “sempre” il perchè e la possibilità di guarire, solo un pensiero onnipotente può spingere verso queste fantasie.
La psicoanalisi aiuta il paziente a capire il perchè, perchè lui “usa” quei sintomi come difesa. Utilizzare i propri casi clinici, soprattutto se persone famose, come esempio della bontà della propria terapia, è statisticamente e clinicamente insignificante e anche un po’ eticamente scorretto. Tutti, anche i maghi vantano guarigioni.
L’ANSIA DEL REGALO PUO’ TRASFORMARSI IN PANICO
25-12-07
Natale uguale ansia e depressione durante e dopo. “Soprattutto per coloro che si buttano nello shopping per comprare regali a tutta la famiglia. Un investimento emotivo proiettato sul Natale, dal quale ci si aspetta molto, ma che nasconde nella maggior parte dei casi profondi disagi”. Lo afferma Paola Vinciguerra, Direttore dell’UIAP, Unita’ Operativa Attacchi di Panico, presso la Clinica Paideia di Roma e Presidente dell’EURODAP, Associazione Europea Disturbi Attacchi di Panico.”Osservando i nostri pazienti abbiamo notato che prima delle feste presentano, a livello sintomatologico, un contenimento di ansia e depressione che invece aumentano durante e dopo il periodo festivo – dice l’esperta – Ma questi stati emotivi sono diffusissimi anche tra le persone che non sono in psicoterapia”. “A Natale la maggior parte della gente si lancia nella corsa sfrenata degli acquisti – spiega – si deve pensare a tutti i parenti che puntualmente sono proprio quelli che si vedono solo una volta l’anno e quindi quelli meno vicini. Si deve pensare ad ognuno di loro, si deve scegliere in fretta, guai a non far bella figura, si deve appagare il bisogno di piacere e si dimenticano i continui addebiti sulla carta di credito. Si comprano cosi’ tanti dolciumi che solo la meta’ basterebbe a far contente tre famiglie e si da’ sempre la solita giustificazione: ‘Tanto e’ Natale!’”. “Tutto questo puo’ scatenare attacchi di ansia – dice la Vinciguerra – e comportamenti compulsivi di riempimento della nostra ansia senza averne minimamente coscienza. Il punto e’ che tutti investiamo emotivamente troppo nel Natale. E’ come se ci aspettassimo che questo evento facesse scomparire per magia le nostre frustrazioni e ci aiutasse a sentirci meno soli. Accade pero’ che finite le feste i disagi di cui non eravamo assolutamente coscienti ci avvolgono e arrivano depressione e ancora ansia.”. “Cio’ di cui abbiamo veramente bisogno – consiglia – e’ “scambiare” e non “riempire”, quindi dobbiamo scegliere con cura le persone con cui stare ed insieme a loro dove stare. Organizzate tutti insieme e aiutatevi a vicenda a sistemare gli addobbi. Per quanto riguarda i regali bisogna farli se davvero si sente il desiderio e in quel caso sceglierli in relazione alla persona sapendo che un piccolo pensiero curato nella presentazione sara’ sempre piu’ gradito di un grande oggetto buttato li’ senza amore. Cercate di far tornare questo momento di festivita’ ad una riunione basata sull’amicizia e l’affetto e non un compulsivo correre nell’illusione di riempire un vuoto. Ritrovate e valorizzate i vecchi riti, come il taglio del panettone, l’attesa della mezzanotte per farsi gli auguri. Tutto questo unisce davvero se fatto con desiderio e coscienza”.
da :http://www.agi.it
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BUONE FESTE A TUTTI!!!!!!





Febbraio 24th, 2008 a 13:27 e
Caro Dott. Zambello,
da un pò di tempo soffro di un disturbo alquanto strano..ogni Domenica, al risveglio, sovviene una sensazione di ansia e/o angoscia molto forte…causata probabilmente dalla nuova settimana lavorativa in arrivo. Cercando su internet ho scoperto che non sono l’unico a soffrire di questo disturbo, cosa pensa a riguardo? Crede che sia semplicemente la paura del giorno dopo o che c’è qualcosa di più profondo?
Febbraio 24th, 2008 a 14:10 e
Gent.mo Signor Giuseppe,
credo che ci sia qualcosa di più profondo. Chiaramente lei può tenersi l’ ansia o cercarne i motivi. Se decidesse per questa seconda soluzione, la psicoterapia, meglio ad indirizzo psicodinamico, la può aiutare.