Recensione del film Il solista (2009)

24-07-10

Robert Downey Jr. riesce a donare al suo Steve Lopez momenti di assoluta verità fornendo una performance semplicemente perfetta, motivo principale per vedere il film.

 Genio, estro musicale e follia vanno spesso a braccetto. Non sono pochi gli artisti dotati di enorme talento, ma afflitti da gravi turbe psichiche e la storia del cinema non perde occasione di fotografarne i ritratti impietosi in pellicole più o meno riuscite. E’ questo il caso de Il solista, storia vera nata dall’esperienza del giornalista del Los Angeles Times Steve Lopez che, passeggiando per le strade di Los Angeles, si è imbattuto nel talento debordante dello schizofrenico Nathaniel Anthony Ayers. L’incontro tra i due ha spinto Lopez a usare la sua rubrica per rendere nota la storia del musicista, ex studente della Juilliard che vive e suona per strada, commuovendo gli USA. Quando si affrontano temi delicati come la malattia e l’emarginazione il rischio di far leva sul ricatto emotivo, mettendo l’accento sugli aspetti patetici della vicenda, è elevato. Fino a oggi il regista Joe Wright si era distinto per equilibrio e pudore. I suoi primi due lungometraggi, l’adattamento del capolavoro di Jane Austen Orgoglio e pregiudizio e l’intenso Espiazione, hanno messo in luce il suo talento nel rappresentare tormentate vicende sentimentali con garbo ed eleganza. Stavolta, però, Wright si spinge troppo oltre e per evitare l’effetto Shine (pellicola suggestiva e potente, ma priva di misura) costruisce un’opera che poco o nulla concede sul piano dell’emotività. Continua

L’amore può essere una malattia

22-06-10

Avete mai sentito l’espressione essere malati d’amore o innamorati dell’amore? più o meno hanno lo stesso significato e sono due concetti molto più reali di quanto non si creda. Inizio dall’innamoramento. Si indica di solito una persona che cerca in tutti modi di trovare un partner. Diventa quasi un’ossessione perché il desiderio di provare certi sentimenti è più importante di tutto, anche della persona amata. Ci si illude di essere innamorati, per la necessità di sentirsi vivi e parte di qualcosa. È tipico degli adolescenti o delle persone un po’ immature, ma non è nulla di grave, mentre essere malati d’amore è molto più serio.

Avviene dopo la fine di una storia importante e capita di sentire questo dolore così forte da crederlo insopportabile e, soprattutto, insuperabile. Ma non è così. Può sembrare assurdo e tremendo, ma nella natura dell’uomo c’è l’istinto di sopravvivenza e prima o poi riusciamo a convivere anche con la più atroce delle perdite.

 Secondo Donatella Marazziti, docente di psichiatria all’Università di Pisa, ci vogliono due anni, ma alla fine l’equilibrio perduto viene ripristinato. È lo stesso periodo di tempo necessario perché la delusione sia superata a livello psicologico. Un passaggio che può essere vissuto per una separazione, ma anche per un lutto.

 Dopo una trauma di questo genere si può passare alla fase dell’innamoramento: ci si sente immediatamente attratti da una nuova persona, con cui però instaura un rapporto sereno e duraturo. È più un momento di consolazione. Bisogna stare attenti a non trasformarlo in qualcosa di ossessivo, la paura di perderle il compagno, anche se in fondo non ne siamo davvero convinti. Continua

Nobel Kandel: più rigore nella psicoterapia

18-04-10

La Commissione ministeriale sulla psicoterapia ha recentemente chiesto una revisione della psicoterapia in Italia e regole più rigide che fermino le scuole antiscientifiche, se non ridicole fin dalla loro denominazione. Quest’anno si celebra il centenario del Rapporto Flexner, che negli Usa e in Canada ha segnato il passaggio dalla pratica medica empirica alla moderna medicina scientifica. Il grande psichiatra Eric Kandel, Premio Nobel per la medicina, sostiene che la pratica terapeutica moderna che va sotto il nome di «psicoterapia» sia esattamente nella situazione in cui si trovava la medicina americana nel 1910. Ritiene che la psicoterapia sia rimasta in una fase prescientifica in mano a una pletora di scuole private che rilasciano attestati di «psicoterapeuta» con criteri sostanzialmente arbitrari. Kandel auspica un nuovo «Rapporto Flexner» per le scuole di psicoterapia, ossia uno studio che porti a riservare l’insegnamento della psicoterapia alle sole università.

Il Rapporto Flexner ebbe un effetto travolgente: tutte le scuole mediche non universitarie furono chiuse e si stabilirono criteri, validi ancora oggi, per la formazione scientifica dei terapeuti. Questi parametri furono adottati dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 1978 con la «Dichiarazione di Alma Ata», garantendo così la formazione scientifica uniforme dei medici a livello internazionale.

In Italia, la legge Ossicini del 1989 ha avuto il merito di richiedere una laurea in medicina o in psicologia a persone che praticavano la psicoterapia senza la minima preparazione accademica. L’Italia detiene il record delle scuole private riconosciute di psicoterapia (341) e i posti a disposizione per gli aspiranti psicoterapeuti sono in numero maggiore di coloro che si laureano ogni anno in psicologia.

 da: http://www.aipsimed.org      

Commento del Dott. Zambello

Speriamo. Capisco, so bene che in Italia le cose non possono andare come in America. L’organizzazione  dell’Università è diversa ma,  non è possibile,  appunto, che ci siano 341 scuole di specializzazione  di psicoterapia. Non è possibile, e lo dico con consapevolezza,  che una persona possa fare lo psicoterapeuta  dopo una formazione di “soli” quattro anni e spesso senza nessun lavoro personale, senza aver fatto una analisi.  Abbiamo terapeuti che fanno medicina, dove l’esame di psicologia non è neanche obbligatorio e  poi si iscrivono ad una delle 341 scuole, costose che si  devono pagare,  ma non necessariamente  frequentare e dopo quattro anni sono psicoterapeuti.  Si, coi piedi!

Caro Babbo Natale,

24-12-09

Auguro a voi tutti  di avere una lunga lista di cose  da chiedere a Babbo Natale.

Auguri. Dott. Zambello

Cinema Trevi: incontro con Ettore Scola

23-10-09

Sabato 24 ottobre Ettore Scola incontra il pubblico del Cinema Trevi, nell’ambito degli appuntamenti mensili centrati sul rapporto tra Cinema e Psicoanalisi organizzati dal Centro Sperimentale di Cinematografia col patrocinio della SPI (Società Psicoanalitica Italiana)
Psicoanalisi e Cinema hanno molto in comune: sono nate nello stesso periodo, hanno avuto nel secolo appena finito un enorme sviluppo e diffusione continuando ad influenzare, con la loro ricerca sull’uomo e le sue dinamiche profonde, il mondo della cultura, della scienza e dell’arte. Anche se il cinema non ha alcun presupposto terapeutico, alcuni aspetti della sua indagine e la sua capacità di stimolare e portare alla coscienza, all’interno di un contenitore artistico, dei nuclei attivi nel profondo della psiche fanno sì che sviluppare un confronto su alcuni temi può essere utile e stimolante. I film hanno d’altronde modalità espressive affini a quelle dei sogni e dell’immaginario, utilizzando quel registro iconico su cui la Psicoanalisi indaga come livello di simbolizzazione sulla strada della rappresentazione e della pensabilità. Partendo da questo interesse, il Centro Sperimentale di Cinematografia organizza, col
patrocinio della SPI (Società Psicoanalitica Italiana) una serie di incontri mensili, nella giornata di sabato, centrati sul rapporto tra il Cinema e la Psicoanalisi e sugli aspetti che la visione di un film può approfondire. In queste serate di volta in volta uno psicoanalista proporrà una breve relazione, dopo la proiezione dell’ultimo film selezionato, aperta alla discussione con autori/attori/critici cinematografici e col pubblico. Continua

La psicoterapia cambia il cervello

25-09-09

Aree attivate e spente. Sul lettino modificazioni biologiche simili a quelle dei farmaci. La risonanza magnetica riabilita gli eredi di Freud: “Una svolta che cambierà il modo di concepire la malattia”

di ANDREA ROSSI

 

C’è un uomo che ha paura dei ragni. Ne ha uno davanti. La fotografia del suo cervello mostra che una parte – l’area pre-frontale laterale destra – si attiva, stimolata dalla sua paura. Qualche tempo dopo lo stesso individuo non ha più alcuna reazione. Guarda un ragno, eppure reagisce in modo «normale», come quello di chi non è assalito da impulsi di terrore.

Il cervello è cambiato: la struttura neuronale si è modificata e tutto senza utilizzare alcun farmaco. Soltanto con la psicoterapia. La risonanza magnetica funzionale può dare la misura di una delle «rivoluzioni» che verranno presentate a Torino da oggi a sabato nella 4 giorni del 20° congresso mondiale di medicina psicosomatica. La terapia della psiche è in grado di far cambiare forma e anche attività al cervello: non solo contrasta ansie e fobie, ma regola anche le risposte agli stress causati dalle malattie. Agisce, infatti, sui circuiti neurobiologici. «Ha lo stesso effetto dei farmaci anti-paura, insomma», spiega Secondo Fassino, direttore del Centro universitario per i disturbi del comportamento alimentare dell’ospedale Molinette di Torino che ospita il congresso.

Un processo consolidato negli anni, a partire dagli studi di Til Wykes. Con i suoi collaboratori, già nel 2002 e poi nel 2007, ha dimostrato con una risonanza magnetica che un tipo di psicoterapia – la «Crt» – aveva sui soggetti schizofrenici gli stessi effetti positivi dei farmaci anti-psicotici. «Ecco, quindi, che il modello psicosomatico, valorizzando le terapie psicologiche anche nelle malattie del corpo, può essere la base per una nuova medicina – spiega Fassino -. Nei prossimi anni i trattamenti psichiatrici diventeranno essenziali per migliorare e umanizzare l’assistenza soprattutto nei campi dell’oncologia, dell’obesità, del diabete e delle malattie cardiovascolari». Serve, di conseguenza, un approccio «olistico» alla persona e non solo settoriale all’organo malato: si parte dai disturbi della psiche per curare le malattie più «classiche».

Una prova importante, in questo senso, è la scoperta – grazie a tecniche di «neuroimaging», come la risonanza magnetica funzionale – che la psicoterapia è in grado di modificare l’attivazione di aree specifiche cerebrali, permettendo all’individuo di gestire meglio le emozioni negative: dall’ansia alle paure. Si tratta di evidenze che nascono dalle scoperte del Premio Nobel Eric Kandel, famoso per aver dimostrato l’insorgere di alcune modificazioni sull’espressione dei geni.

Ulteriori prove arrivano dai test all’Università di Montréal: la possibilità di gestire meglio le emozioni legate alla sofferenza è indispensabile per l’affermarsi di una medicina più avanzata. «Spesso, infatti, gli stress si trasformano in disturbi mentali, aggravando la malattia organica», sottolinea Fassino. Non solo. Altre ricerche con il «neuroimaging» hanno fotografato in pazienti depressi la «normalizzazione» dell’attività cerebrale dopo una psicoterapia di qualche mese: l’effetto è paragonabile a quello dei farmaci antidepressivi, con precise basi biologiche.

Uno dei protagonisti di queste scoperte è Claude Robert Cloninger, professore alla Washington University School of Medicine di Saint Louis, Usa, dove dirige il «Laboratorio di biopsicologia della personalità». L’Io – spiega – è costituito da una parte stabile (il temperamento), legato alla genetica, e da un’altra parte (il carattere), che muta a seconda delle circostanze. Ecco perché molte terapie farmacologiche e anche chirurgiche – come la gastroplastica negli obesi – possono essere «modulate» in modo personalizzato, se si studiano i pazienti prima e dopo le cure. Del resto Georg Northoff della Otto-von-Guericke University di Magdeburgo, in Germania, ha dimostrato che l’angoscia che si trasforma in somatizzazione, come nelle paralisi isteriche, non è frutto di suggestione: è il frutto dell’attivazione o dell’inibizione di specifici circuiti cerebrali.

da: http://www.lastampa.it     

 

 

Psicoanalisi evoluzionista

19-09-09

di Giordano Fossi

La Psicoanalisi costituisce la prima applicazione in Psicoterapia dell’Evoluzionismo, che ha dimostrato come il cervello rappresenta il prodotto finale di quasi un miliardo di anni di evoluzione e che la psicologia ne costituisce un diretta espressione, tanto che Darwin scisse che avrebbe cambiato la Psicologia. Con questo intendeva dire che ogni indagine psicologica avrebbe dovuto tener conto del fatto che ogni forma di studio della psicologia avrebbe dovuto tener conto delle forme in cui si era manifestata durante l’evoluzione. In altre parole, le nostre attività psicologiche sono state disegnate dall’evoluzione in maniera da consentire ai nostri predecessori di sopravvivere e di riprodursi. L’ominazione comincia con un gruppo di scimpanzè che per un fenomeno localizzato di disboscamento hanno dovuto assumere una stazione eretta, creando una larga base di appoggio per un grosso cervello e con gli arti anteriori dalla deambulazione e la comparsa delle mani gli strumenti per utilizzarlo. Dopo 4 milioni di anni ed un piccolo aumento del volume cerebrale l’Habilis è stato in grado di modificare l’ambiente e da quel momento in poi le unico mutazioni importanti sono state quelle che riguardavano il cervello che in meno di 2 milioni di anni ha triplicato il suo volume. Fra le caratteristiche di questo grande cervello la capacità di prevedere il futuro e di immaginare per ogni problema soluzioni molteplici. Questo ha fatto si che il Sapiense sapiens si trovasse esposto a due forze che potevano essere contrastanti: la azione dei geni selezionati nel Pleistocene (vedi la metafora di Dawkins del gene egoista) leggi filogenesi o determinismo biologico e la influenza dell’ambiente (ontogenesi o evoluzione culturale. Naturalmente i nostri geni possono spingere l’uomo a comportamenti le cui cause sono sconosciute e la evoluzione culturale ci fornisce motivazioni diverse delle quali siamo consapevoli. Continua

Psicoanalisi dell’amore

05-07-09

Firma : Federica Ermini

L’indefinibile sentimento prova ad essere compreso da Freud con una affascinante quanto veritiera teoria in “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” (1921). La pulsione sessuale, che in psicoanalisi gode di un valore aggiunto, non spiega il permanere dell’attrazione per la persona amata anche dopo il suo soddisfacimento. Tirare per le lunghe una relazione basata solo sull’attrazione, rimandando l’appagamento della pulsione sessuale, non permette necessariamente l’instaurarsi di un investimento durevole nell’altro, ma solo un protrarsi del desiderio, che si estinguerà immancabilmente con l’atto sessuale. L’amore può nascere solo quando la pulsione sessuale verso l’altro diviene capace di essere inibita nella meta, la soddisfazione sessuale, in quanto l’altro, oltre ad essere sessualmente desiderato, viene sopravvalutato e collocato al posto dell’ideale dell’Io, ovvero di ciò che vorremmo essere. La soddisfazione sessuale in questo caso non riesce ad estinguere il desiderio, ma lo rende duraturo. L’amato detiene infatti quelle qualità che ci rendono incompleti e in questo senso rappresenta l’altra metà della mela. Freud ritiene che la vera pulsione che permette l’amore sia quella istintiva sessuale e che l’idealizzazione che viene fatta della persona amata sia quasi una “scusa” per giustificarla, ripetendo la forte attrazione nei confronti del genitore dell’altro sesso, che è già stata repressa e resa “tenera” nell’infanzia.

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Pletora di scuole di formazione in psicoterapia e di psicoterapeuti in Italia

21-06-09

di MAURIZIO MOTTOLA

Dal 16 giugno 2006 al 8 maggio 2009 si sono svolti a Roma i lavori della Commissione per la valutazione dell’idoneità delle scuole di formazione in psicoterapia del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR), nominata con decreto ministeriale il 24 marzo 2006.

Ventotto riunioni nei circa tre anni di funzionamento; attualmente ci sono 338 scuole di formazione in psicoterapia con autorizzazione ministeriale (203 sedi principali e 135 sedi periferiche). In quanto rappresentante (uscente) della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) all’interno della suddetta commissione, svolgo talune considerazioni sui risultati raggiunti nel corso dei lavori triennali, sulle modifiche necessarie nell’attuale regolamento ministeriale per bilanciare la pletora di scuole di formazione in psicoterapia autorizzate, sugli scopi che intende raggiungere la proposta di moratoria (cioè di sospensione temporanea del vaglio di nuove autorizzazioni) fatta dalla commissione ed infine sulla presenza in Italia del maggiore numero di psicoterapeuti dell’intera Europa.

Il funzionamento della commissione è stato collegiale ed ha consentito un’approfondita valutazione e selezione delle domande di riconoscimento presentate, con l’uso frequente di audizioni per l’acquisizione di ulteriori chiarimenti in merito. L’allestimento di un sistema informatico ha consentito un’efficiente ricognizione della situazione globale delle scuole, insieme con l’incontro plenario – il 22 giugno 2007 a Roma – di rappresentanti delle scuole di formazione esistenti. La proposta di moratoria avanzata dalla Commissione ed accuratamente documentata, intende – se accolta – utilizzare la sospensione temporanea di nuove autorizzazioni per svolgere un approfondito esame della complessa situazione in essere e vagliare le seguenti modifiche proposte: Continua

LO PSICOLOGO: ISTRUZIONI PER L’USO

25-05-09

Avete pensato di andare dallo psicologo? Alcune indicazioni utili per la scelta.

Buongiorno a tutti i lettori di Terninrete, oggi diamo il via a questa nuova rubrica “Lo psicologo-psicoterapeuta informa”.
Come mai ho scelto questo titolo?
Perchè quest’anno, partecipando ad una iniziativa denominata MIP2 – Maggio d’Informazione Psicologica” di cui sono la referente per la provincia di Terni (www.psicologimip.it), mi sono resa conto di quanta difficoltà abbiano le persone ad entrare nei nostri studi, anche solo per chiedere informazioni, e di quanto la nostra professione risulti ai più ancora così sconosciuta.
Quindi ho deciso di aprire questa rubrica e di far conoscere da vicino lo psicologo, oltre che la psicologia.
Sarà capitato ad ognuno di Voi, almeno una volta nella vita, di pensare “forse avrò bisogno dello psicologo?”, ma qual’è stata la vostra risposta?
Perchè non ci siete andati?
Forse non ne sapete abbastanza e ciò che non si conosce fa paura.

Chi è lo psicologo?
Lo psicologo ha conseguito una laurea di cinque anni in Psicologia presso un’Università italiana, successivamente ha svolto un tirocinio, della durata di un anno, effettuato con la supervisione di un tutor-professionista, ed infine ha superato l’Esame di Stato, che consente l’iscrizione all’Albo degli Psicologi (Albo sez. A) e l’accesso alla professione.

Cosa fa lo psicologo?
La professione di psicologo comprende gli usi degli strumenti conoscitivi e d’intervento per la prevenzione, la diagnosi, il sostegno psicologico, l’abilitazione e riabilitazione, rivolti alle persone, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende inoltre le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito. Continua

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