Caldo: la psicologa, piu’ rischi ansia e depressione specie per anziani

17-07-10

Non solo malori e colpi di calore. “L’afa, infatti, colpisce le cellule cerebrali alterando i livelli di minerali e provocando una leggera ipertensione oltre ad episodi di aritmia. Per non parlare del rischio psicologico, non meno pericoloso. Il caldo e l’estate, infatti, possono causare ansia e depressione, specie negli anziani”. Parola di Paola Vinciguerra, psicologa e presidente Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), che in piena ondata di calore invita a non sottovalutare i pericoli per la psiche.I motivi di questa risposta patologica a un evento che dovrebbe portare soltanto effetti benefici “sono di varia natura e se questo disagio colpisce gli anziani diviene molto più pericoloso. Il cambiamento dei ritmi di vita, che obbliga ad una permanenza a casa quasi totale, l’assenza dei familiari poiché in ferie, i centri sociali e i negozi di riferimento chiusi, le partenze di alcuni amici più cari – dice la psicologa – pongono l’anziano in una situazione d’isolamento e solitudine. Le pareti domestiche che di solito sono protettive e rassicuranti vengono ben presto percepite come schiaccianti ed oppressive”. Tutto questo provoca stati d’ansia che si manifestano con vari sintomi come tachicardia, vertigini, grave senso di stanchezza, inappetenza, situazioni spesso scambiate per problemi fisici. Sintomi che “innescano uno stato d’ansia e di paura che le persone tendono a tenere nascosto e che le porta a chiudersi in casa – prosegue – cercando di evitare qualsiasi attività che possa scatenare in loro i sintomi, senza rendersi conto che così facendo aumentano il senso di oppressione che inevitabilmente li fa sprofondare in uno stato d’ansia”. Ecco dunque i consigli dell’esperta per chi rimane in città, anziani e non:1) Alzatevi la mattina, preparatevi e vestitevi, avendo comunque cura di voi stessi; non ditevi “tanto rimarrò in casa”;2) Uscite la mattina presto: la passeggiata, il giornale ed il caffè, sono piaceri ed abitudini alle quali non dovete rinunciare, anche se i luoghi dove svolgete queste operazioni sono chiusi o vuoti;3) Non poltrite passivamente davanti alla televisione, scegliete voi i programmi che desiderate vedere;4) Rimanete in contatto con le poche persone che non sono partite e se tra di loro c’è qualcuno che può muoversi in auto coinvolgetelo per radunarvi organizzando una qualsiasi cosa piacevole da fare in compagnia nelle ore più fresche;5) Informatevi: sicuramente nel vostro quartiere sono in corso iniziative proprio per voi, luoghi dove si può fare movimento in compagnia o spettacoli serali. Non abbiate paura, non ditevi “non conosco nessuno”, di solito vengono organizzate numerose manifestazioni tese proprio a conoscere altre persone che hanno i vostri stessi bisogni. Può essere l’opportunità per farvi nuovi amici. “Tutto ciò potrà rendere la vostra estate un momento nuovo e divertente, durante il quale mantenervi attivi. Bisogna combattere la falsa idea che, chiudendoci riusciamo a difenderci. Questo comportamento – assicura la Vinciguerra – ci porta solo ad abbatterci, a farci sentire soli ed infermi. Essere attivi, anche rispettando le condizioni climatiche – conclude – ci farà sentire più vivi”.

da:  Adnkronos Salute  e : http://www.iltempo.it    

Commento del Dott. Zambello

Mi piace sempre la Dott.ssa Paola Vinciguerra,  è  una collega di tanta esperienza e buon senso. A leggerla spesso ci si chiede se é una terapeuta che parla o il medico di base o ancora l’Assistente sociale. Ha ragione, anch’ io in casa ho delle  persone anziane e so quanto delicata sia la situazione.  Credo però, non faremmo il nostro lavoro se analizzassimo la maggior tendenza alla depressione che si registra in questo periodo come qualcosa che é ,solo,  legato al cado e alle sue conseguenze. Se qualcuno ha avuto la bontà di leggere in queste settimane il Guestbook che seguo avrà visto che bel 7 su 10 domande sono sul tema dell’ipocondria.  Avrà pure un senso tutto questo?  Ci apprestiamo dopo una anno di lavoro ad andare in vacanza e “temiamo di morire”.  Non possiamo permetterci di stare bene, sentirci liberi, sani, neanche una settimana.

E,  non é  neppure  la delusione  leopardiana che sosteneva  che era meglio il sabato, l’attesa, della domenica: “…Questo (il sabato) di sette è il più gradito giorno,  Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia ….” . No, é l’ impossibilità, nevrotica a riconoscerci qualcosa di bello. A riconoscere che c’é nell’altro, attorno a noi, qualcosa che  se pur parziale é bello. Meritevole di essere vissuto.

Omega-3 ‘mettono di buon umore’

03-07-10

Si trovano nel pesce. La depressione si cura anche a tavola

ROMA, 2 LUG- La depressione si cura anche a tavola, ma non mangiando cioccolato o altri ‘beni di conforto’, bensi’ il pesce ricco di grassi omega-3. In particolare salmone e tonno potrebbero essere i nuovi antidepressivi. E’ stato testato l’effetto di due grassi omega-3 (EPA e DHA) su 432 pazienti con depressione. In otto settimane, gli omega-3 hanno ridotto la depressione

da: http://www.ansa.it         

Commento del Dott. Zambello

Queste notizie ci fanno sempre piacere,  sono antidepressive già per conto loro. Continuo a leggere, cambio giornale,  e: ”Lo studio dimostra l’esistenza di un fenomeno di intossicazione da metalli pesanti e da diossine, in parte determinato dalle “polveri sospese”, emesse dai camini industriali, e per l’altra parte dall’ingestione di sostanze nocive introdotte nella catena alimentare dal consumo di pesce ” (da Il Giornale di Siracusa, 1 luglio 2010). Già passata la poesia.  Forse ha ragione una mia paziente che mi diceva: “Dottore, la depressione é una cosa seria, la sua soluzione non la voglio delegare a soluzioni empiriche, la devo risolvere affrontandola”. Come dargli torto.

Disturbo bipolare: un unico farmaco per mania e depressione

23-05-10

Un giorno si sentono onnipotenti e altri giorni hanno l’autostima sotto i piedi e pensano al suicidio: sono coloro che soffrono di disturbo bipolare, un disturbo dell’umore, ricorrente e cronico, in cui si alternano fasi in cui il tono dell’umore è alle stelle (mania) e fasi in cui è depresso (depressione).

Secondo la ricerca GfK Eurisko presentata in questi giorni, denominata “Mania e Depressione: due facce della stessa medaglia” oltre l’85% degli Italiani non ne ha mai sentito parlare. Eppure il problema è la sesta causa di disagio sociale nel mondo e colpisce più del 2% della popolazione nazionale.

 Alla disinformazione dei cittadini si unisce una diagnosi spesso tardiva: il disturbo bipolare è spesso sottovalutato, scambiato per una semplice depressione o per uno stato di ansia. E il paziente, lasciato solo, può peggiorare, assumendo atteggiamenti pericolosi tipici della mania (come l’abuso di droga) o arrivare al suicidio.

 Le cure, da seguire tutta la via, sono costituite soprattutti da farmaci in grado di agire o contro i sintomi depressivi (antidepressivi) o nelle fasi maniacali (antipsicotici atipici e stabilizzanti dell’umore), da assumere in modo personalizzato, secondo le prescrizioni mediche, anche in associazione. È, invece, ora disponibile anche in Italia, in compresse a rilascio prolungato (quindi da assumere solo una volta al giorno), l’unico farmaco, un antipsicotico atipico, che è stato approvato sia per il trattamento della mania sia per quello della depressione bipolare, la quetiapina.

 “Fino ad oggi nella pratica clinica si è fatto un uso eccessivo di farmaci antidepressivi, comportando così un grave effetto indesiderato: l’induzione del viraggio maniacale e, nel lungo termine, di cicli rapidi. Con quetiapina, si ha anche un’azione antidepressiva in aggiunta all’azione antimaniacale propria degli antipsicotici” sottolinea il dottor Gianluigi Tacchini, Dirigente Medico Psichiatra Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

 Uno strumento in più, quindi, per una terapia il più possibile personalizzata e integrata con percorsi psicoeducativi: resta però ancora molto da fare per cancellare lo stigma sociale che accompagna la malattia, come rilevato dalla ricerca già citata. Molti Italiani ammettono di poter avere difficoltà a lavorare con un bipolare (45%) e a esserne amico (31%),e i pazienti stessi si sentono poco accettati (46%) e hanno difficoltà relazionali (60%).

Pubblicato da Valeria Ghitti in Farmaci, Malattie, News Mediche.

da: http://www.tantasalute.it        

Commento del Dott. Zambello

La verità è quella che dice il giornalista alla fine dell’articolo: il 60 per cento delle persone hanno difficoltà a relazionarsi con queste persone che presentano un comportamento così instabile.  Eppure,  è propio questo il focus della terapia di questi ammalati: aiutarli ad equilibrare il loro comportamento.  Il  Dott. Tacchini parla genericamente di  percorsi psicoeducativi che,  per la verità,  non si capisce bene a cosa alluda ma credo faccia  riferimento alla psicoterapia.  Questa si muovere teoricamente e clinicasmente,  in un ambito ai limiti tra la psicoterapia  dinamica e la comportamentale. E’ quel campo teorico e clinico  che è stato chiamato: Teoria dell’attaccamento di John Bowlby

Depressione: tanto temuta dalle donne e tanto poco curata

09-02-10

Il male oscuro, quello che ti fa vedere il mondo come dietro degli spessi occhiali neri, dello stesso colore in cui pare tingersi il mondo all’interno di un tunnel privo di uscita, quello che ha ispirato poeti e scrittori della nostra letteratura italiana e straniera ma che di poetico non ha proprio nulla, se non la disperazione nel voler uscire dal male oscuro.

La depressione, temuta dalle donne più del tumore al seno, con la consapevolezza, sbagliata, che di depressione non si guarisce, forse ci si salva dal pensiero fisso di farla finita, ma tutto non è più come prima, da quel momento in cui il tarlo del male oscuro s’è annidato tenacemente nella nostra mente scavandola.

Dunque è la depressione la malattia che più di ogni altra, cancro compreso, spaventa le donne, lo ha ben dimostrato il sondaggio condotto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e voluto da Giuseppe Pellegrini dell’Università di Padova che ha chiamato in causa ben 1.016 donne di età compresa fra 30 e 70 anni. Continua

Il viaggio nella cura dell’anima

06-01-10

Il cancro è una patologia in aumento.

In Italia vengono diagnosticati 250.000 nuovi casi di tumore ogni anno. In questi pazienti, le abilità di reazione e di adattamento con cui si affronta il cancro dipendono da numerosi fattori: medici, psicologici, sociali e spirituali. Fattori che costituiscono le dimensioni sulle quali si fonda la qualità di vita di ciascuno. La conoscenza di questi fattori dovrebbe essere tenuta sempre in considerazione nella relazione con il paziente, al fine di cogliere i possibili indicatori predittivi di sofferenza e disadattamento. Negli ultimi anni, in Italia, il processo di umanizzazione delle cure ha portato gli operatori sanitari ad integrare i bisogni psicologici e sociali dei pazienti e dei loro familiari, alla terapia medica. Spiritualità, quindi, come fonte di supporto e di facilitazione nei confronti dell’adattamento agli eventi della vita, incluse le malattie ad alta disabilità ed il cancro in particolare. La spiritualità individuale, che è un fenomeno umano universale, osservato in tutte le culture, usualmente ma non necessariamente associato a credenze religiose, si è dimostrata infatti uno dei principali elementi che consentono di affrontare e gestire con fiducia e dignità la malattia e la sofferenza. La sfera spirituale resta però ancora sottovalutata ed è ipotizzabile che, ad oggi, sia collocabile in un’ampia area di bisogni non riconosciuti e non corrisposti in oncologia. Le terapie di supporto, infatti, dovrebbero iniziare durante la fase attiva del trattamento e gli oncologi dovrebbero essere esperti nella gestione dei sintomi, riuscendo a fornire le terapie di supporto come parte integrante dei servizi per i pazienti. Continua

SCOPERTO UN SISTEMA NATURALE PER CANCELLARE I RICORDI PAUROSI

19-12-09

È stato scoperto un sistema naturale per annullare l”effetto dei ricordi paurosi. Il nuovo metodo blocca in modo semi-permanente le memorie terrificanti e, secondo i ricercatori americani che descrivono il loro studio su “Nature”, potrebbe avere importanti implicazioni per il trattamento dei disordini legati a paura e panico. Precedenti ricerche hanno permesso di bloccare i brutti ricordi prima che vengano fissati completamente nella memoria del cervello ma molti dei sistemi sperimentati fino ad ora si servivano di composti tossici per l”uomo o hanno dimostrato effetti limitati a pochi giorni. Il team di Elizabeth Phelps della New York University è riuscito invece ad aggirare l”impiego di queste sostanze, sfruttando una fase della memorizzazione nota come “riconsolidamento”, durante la quale i vecchi ricordi possono essere modificati. Dopo aver “allenato” un gruppo di volontari a temere uno stimolo visivo, il team di scienziati statunitensi ha introdotto nuove informazioni “sicure” mentre riattivava i ricordi paurosi. In questo modo i ricercatori sono riusciti a “riscrivere” i pensieri negativi associati allo stimolo. In pratica, hanno modificato il brutto ricordo. Gli effetti di questo tipo di intervento innovativo, inoltre, durano per almeno un anno e non sembrano influenzare gli altri ricordi, quelli che non sono stati riattivati al momento in cui erano state fornite le nuove informazioni “salvifiche”. I medici concludono che i vecchi ricordi possono essere aggiornati con informazioni neutre, proprio nel momento del loro riconsolidamento. La ricerca ha importanti implicazioni per il trattamento clinico dei disordini legati alla paura, ed evidenzia l’importanza di interventi mirati fatti al momento giusto.

da: http://www.osservatoriopsicologia.it   

Commento del Dott. Zambello

Mi chiedo per quale motivo “cancellare” i ricordi quando si possono elaborare. Se il ricordo, brutto,  é un lutto, la perdita di una persona, un oggetto, una situazione o una fantasia, cancellare il ricordo significa cancellare parte di se. Se invece il ricordo si presenta come parte di una fobia, cioè una paura irrazionale rispetto ad un oggetto o situazione, allora dobbiamo pensare che quella paura abbia un senso,  sia un “segno” di un disagio che sta altrove, più profondo. “Cancellarlo” significa rischiare di spostarlo  su altri oggetti. Mi lasciano infatti  molto dubbioso le terapie brevi o desensibilizzanti. Rischiano semplicemente di spostare la sofferenza,  il segno,  da un oggetto ad un altro.

Disturbo bipolare

05-12-09

Disturbo bipolare – Definizione
Detta anche sindrome maniaco-depressiva, è una patologia caratterizzata da una alternanza, spesso brusca, di stati di grande eccitazione e iperattività (fase maniacale) e di periodi di depressione. Si distinguono due tipi di disturbo bipolare: il tipo I, nel quale agli episodi di depressione si alternano episodi maniacali veri e propri, e il tipo II, nel quale le fasi di ipereccitazione sono più contenute (ipomania).Disturbo bipolare – Cause
Non sono note le cause del disturbo bipolare. Quel che è certo è che colpisce l’12% della popolazione, riconosce una predisposizione familiare, si manifesta prevalentemente nella fascia d’età 15-25 anni e viene spesso sottovalutato perché confuso spesso con una semplice depressione o uno stato d’ansia.

Disturbo bipolare – Sintomi
Il disturbo bipolare è caratterizzato da un’alternanza di periodi di depressione (che tendono a essere prevalenti nel decorso della malattia) a fasi di mania, in cui l’individuo si sente euforico, carico di energia e di ambizioni nonché pieno di idee, progetti e ambizioni. Le problematiche principali sono tre: le ricorrenze nel tempo, osservate nel 90% dei casi e spesso dovute al mancato riconoscimento precoce del disturbo e di conseguenza all’assenza di tempestivi provvedimenti terpeutici; la tendenza al suicidio, che interessa il 15-20% dei soggetti non curati o trattati in modo inadeguato; il frequente abuso di sostanze (alcol, droghe). Continua

La depressione si cura anche online

05-06-09

Un esperimento indica che per le forme lievi le terapie web possono funzionare

MILANO – La depressione? Si combatte anche su Internet. A dirlo è uno studio appena pubblicato dalla rivista scientifica Australian and New Zealand Journal of Psychiatry: per le forme depressive più lievi – sostiene l’articolo – i programmi di trattamento basati sul web risultano efficaci quanto gli interventi incentrati sul classico faccia a faccia psichiatra-paziente.

SADNESS – A spingere verso l’impiego dei nuovi media nella cura della tristezza patologica è una ricerca che ha monitorato 45 pazienti affetti da forme moderate di depressione sottoposti a un programma virtuale di cura denominato Sadness. Messo a punto dal Centro di ricerca su ansia e depressione del St Vincent’s Hospital di Sydney in Australia, il percorso terapeutico prevede sei lezioni online, una serie di compiti da assolvere a casa propria, contatti settimanali via e-mail con uno specialista e la partecipazione ad un forum virtuale. Risultato: al termine del trattamento, più di un terzo di pazienti coinvolti non presentava più sintomi di depressione; un’efficacia, a detta dei ricercatori australiani, paragonabile a quella dei metodi tradizionali. Con in più, si fa notare, vantaggi logistici e pecuniari. «I trattamenti via Internet possono essere seguiti da casa e sono più economici», ha spiegato al sito dell’emittente australiana Abc Gavin Andrews, direttore del Centro e co-autore dell’articolo. Continua

Come guarire dalla depressione

09-05-09

Si può guarire dalla depressione? Per fortuna è possibile, però bisogna farsi aiutare.
E’ necessario rivolgersi a degli specialisti e sottoporsi alle cure adatte, non si può uscire dalla depressione da soli: la sola forza di volontà, purtroppo, non basta
Nonostante la depressione sia una vera e propria patologia che crea un fortissimo disagio psicologico, è possibile uscirne rafforzati nel carattere e nella forza di volontà.
L’importante è riuscire a riconoscere la patologia, che spesso viene sottovalutata da chi circonda la pesona che ne soffre, scambiandola per una semplice stanchezza, accumulo di stress o malumore.

La depressione può essere di vari tipi e più o meno grave. L’importante è iniziare a rivolgersi ad uno specialista quando si iniziano ad avvertire i primi segnali d’allarme.
Ecco i principali sintomi della patologia:
tristezza che persiste per tutto il giorno, mancanza di interesse nelle attività quotidiane, stanchezza, diminuzione dell’appetito, mancanza di stimoli, insonnia o sonnolenza eccessiva, mancanza di autostima e di energie. La depressione diventa grave quando si pensa continuamente alla morte e al suicidio.

Per guarire dalla depressione bisogna avvalersi della psicoterapia e di farmaci prescritti dallo specialista. Dovete sapere che i farmaci antidepressivi vengono prescritti quando si soffre di depressione abbastanza grave e non in caso di depressione lieve.

Per vincere il “male oscuro” dobbiamo iniziare a dare retta alle nostre esigenze, ai nostri sogni e mettere noi stessi al primo posto, non dando retta a ciò che pensano gli altri di noi.
Non bisogna dare modo a chi ci circonda di avere delle aspettative impossibili nei nostri confronti. Insomma: bisogna imparare ad accettare i propri limiti e cercare di ritrovare stima in se stessi e nelle proprie capacità. Continua

Come curare la depressione

04-04-09

Pubblicato da Giuliano in Farmaci, Malattie.

Non è certo semplice delineare una terapia univoca da attuarsi per le forme di depressione, essendo tale patologia costellata spesso da un vissuto psicologico dell’individuo che dovrà essere indagato e curato dal medico che si prende cura di lui cercando di inquadrare, anamnesteticamente, il passato remoto e recente dell’ammalato così come si fa del resto anche con l’ansioso.

Intanto occorre differenziare due importanti forme di depressione destinate a far la differenza nell’approccio terapeutico del paziente; una depressione reattiva all’interno di una personalità nel complesso sana e una depressione neurotica laddove esistano motivazioni più profonde che spieghino il quadro clinico del paziente.
Nel primo caso il medico si avvarrà di terapie più sintomatiche che curative nel senso stretto del termine rappresentate per lo più da farmaci antidepressivi triciclici eventualmente associati o meno a sedute di psicoterapia.

Ben altro è il trattamento da attuarsi nei casi di depressione neurotica dove il farmaco che agisca sui sintomi non è sufficiente da solo a contrastare la patologia; in tali casi è necessaria una terapia profonda che agisca a livello dello squilibrio dei neurotrasmettitori che si è determinato. Continua

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