La depressione è rosa: tra i 25 e i 40 anni tassi doppi rispetto agli uomini
18-09-11
Le donne corrono un rischio due volte e mezzo maggiore di sviluppare la depressione rispetto agli uomini: è quanto emerge da uno studio, condotto a livello europeo, pubblicato su European Neuropsychopharmacology, la rivista dello European College of Neuropsychopharmacology, da un gruppo di ricercatori guidati da Hans Ulrich Wittchen dell’Università di Tecnologia di Dresda, in Germania.
Secondo la ricerca negli ultimi 40 anni i tassi di depressione per le rappresentanti del gentil sesso sono aumentati in particolare tra i 16 e i 42 anni a causa delle pressioni sempre maggiori dovute al dover combinare, con ritmi sempre più frenetici, esigenze lavorative, familiari e personali, e che il peso maggiore dal punto di vista mentale arriva tra i 25 e i 40 anni – età in cui gli impegni dovuti alla famiglia sono massimi – quando il rischio, rispetto ai coetanei uomini, arriva a triplicare e, addirittura, a quadruplicare. E i primi sintomi arrivano in media intorno ai 19 anni, 7 anni prima di quanto non accadesse nel passato, quando le prime avvisaglie di disturbi dell’umore arrivavano intorno ai 26. «Nelle donne i tassi di episodi depressivi diventano incredibilmente alti quando si trovano ad affrontare la doppia responsabilità di lavoro e famiglia». Wittchen spiega che uomini e donne sono ugualmente soggetti a problemi di salute mentale, ma che «mentre per gli uomini il matrimonio sembra ridurre il rischio, per le donne lo aumenta».
Lo studio ha rilevato che a soffrire di disturbi mentali tra cui depressione, disturbi bipolari, disturbi d’ansia, insonnia e schizofrenia165 milioni di persone in Europa – circa il 38% della popolazione. I problemi più comuni sono l’ansia (14% della popolazione), insonnia (7%) e depressione (6,9%).
da: http://salute24.ilsole24ore.com
Commento del Dott. Zambello
Per la verità non è una novità che le donne siano più esposte degli uomini alla depressione ma, poco importa, questo è sempre un dato importante sia da un punto di vista sociologico che in senso assoluto. Sappiamo che circa il 25% delle donne soffrirà di depressione in qualche momento della loro vita. La maggior diversità di incidenza della depressione tra uomini e donne si manifesta già nell’adolescenza e si accentuerà fino ai 44 anni. Tra i 44 e 65 65 anni la differenza è meno pronunciata ma, dopo i 65 anni , nuovamente, le donne saranno più a rischio degli uomini. E’ quindi certo che la depressione è più comune nella donna ma, ciò che aggrava il quadro è che spesso è accompagnata da altri sintomi tra cui l’ansia, disordini del sonno, attacchi di panico e disturbi alimentari.
Purtroppo, spesso, questo importante disagio fisico-psicologico viene sottovalutato e non è raro che la donna ma, anche l’uomo, si senta non solo male ma anche “colpevolizzata/o”. “..con tanti problemi seri che ci sono tu stai a pensare a queste sciocchezze, dati una mossa, reagisci”. E’ una delle reazioni più comuni che la persona depressa deve subire. E’ una vera violenza, come dire ad uno che ha una gamba rotta:”…su, su, non esagerare e poi hai l’altra, avanti, cammina, vedrai che ce la fai”. E’ una sciocchezza, spesso una ingenuità ma che è sempre causa per chi soffre di altro dolore. Un vero problema clinico sono poi le terapie. Qui spesso giocano non solo la difficoltà diagnostica ma anche i preconcetti: “se stai male vai dal medico di base”. Risultato, spesso, “la gamba rotta” viene curata dal medico di famiglia e, non è difficile immaginare che ci saranno strascichi e cronicizzazioni. Altri, un po’ più sensibili vanno o mandano dal Neurologo, uno specialista qualificato ma che nulla ha a che fare con la mente, la psicologia. Risultato: si cura a il corpo ma non l’anima. La depressione è una malattia seria, è una sofferenza che coinvolge tutto il Sé e deve essere diagnosticata e curata con tanta perizia e professionalità. Gli specialisti sono lo Psichiatra e lo Psicoterapeuta. Non farlo o farlo male o non mettere in atto tutti i sistemi di prevenzione e cura che abbiamo significa non solo provocare danni ai singoli pazienti ma anche procurare un danno sociale importante. Non vi siete mai chiesti come mai tante assenze lavorative, tante persone affollino quotidianamente ambulatori medici o facciano, inutili esami clinici? Forse non è un caso che alcune Assicurazioni negli Stati Uniti d’America prevedano un premio assicurativo più basso per gli assicurati che sono in Psicoterapia.
Video Depressione e Psicoterapia : http://www.youtube.com/watch?v=nRbevPsh5_I
Prove di efficacia della psicoterapia interpersonale nel trattamento della depressione
07-06-11

La Psicoterapia Interpersonale (IPT), una terapia strutturata e limitata nel tempo, è stata studiata in molti trial controllati. Numerose linee guida hanno indicato la IPT come trattamento per la depressione unipolare. Un gruppo di ricercatori in psichiatria olandesi, svedesi e statunitensi ha condotto un’estesa metanalisi….. su più di 4.300 pazienti.
Non è stata dimostrata differenza di efficacia tra la psicoterapia interpersonale ed altri trattamenti psicoterapeutici approvati. La psicofarmacoterapia è risultata più efficace della psicoterapia interpersonale da sola e del trattamento combinato psicoterapia interpersonale-farmacoterapia, ma la scarsità dei dati non permette conclusioni definitive in questo ambito. Il trattamento integrato di psicoterapia interpersonale e farmacoterapia è risultato però più efficace della terapia farmacologica da sola nel mantenimento della remissione e nella prevenzione delle ricadute. Quindi questa metanalisi ha confermato l’efficacia della psicoterapia interpersonale nel trattamento della depressione, sia come terapia singola che come terapia combinata alla farmacoterapia, rafforzandone la posizione nelle linee guida come uno dei trattamenti per la depressione meglio convalidati empiricamente.
Fonte: http://www.aipsimed.org
AIPSI Med (Associazione Italiana Psichiatri Medici)
Commento del Dott. Zambello
Finalmente anche gli Psichiatri sembrano non poter più negare qualcosa che si sa ormai da un secolo: la psicoterapia funziona anche nella depressione. Si apre forse una nuova era dove, psichiatria e psicoterapia possono finalmente collaborare in modo sinergico per il bene del paziente. Speriamo siano finite, sia da una parte che dall’altra, le difese di posizioni teoriche che sapevano più di dogmatismo che di scienza.
Depressione, se farmaco non va, meglio la psicoterapia
20-01-11

La cosiddetta terapia della parola, è un trattamento valido contro la depressione, al pari di un farmaco, ed efficace anche sui pazienti sui quali gli antidepressivi non portano a risultati. Lo dimostra una revisione di studi clinici condotti globalmente su oltre 6000 pazienti, pubblicata sul Journal of general internal medicine. La terapia della parola consiste in un percorso con lo psicoterapeuta in cui il paziente racconta le proprie ansie, le fonti di stress e insieme allo psicoterapeuta riesce a ricomporre le situazioni ed a lavorarci sopra, correggendo gli atteggiamenti negativi. Il coordinatore della ricerca Ranak Trivedi della University of Washington School of Public Health, ha spiegato che è stata usato con successo sui soggetti su cui i farmaci non hanno fatto effetto. A differenza di un farmaco, non ha effetti collaterali e, sempre a differenza di un antidepressivo che spesso deve esser preso a vita dal paziente, a un certo punto si può interrompere
da: http://www.dica33.it
Commento del Dott. Zambello
Ecco la mistificazione: un grande network medico riporta come notizia i risultati di una ricerca universitaria ma nel commento ribalta, annulla il significato della ricerca stessa. Forse, la notizia dava fastidio alla medicina ortodossa, non lo so. Cosa riporta l’articolo? Una Università americana ha sperimentato che la Psicoterapia funziona anche la dove a volte non funzionano i psicofarmaci. Bene, dice l’articolo, e perchè no, perchè non tentare? In fondo la Psicoterapia costerà un po’ ma non si rischia niente, non ci sono effetti collaterali, si può interrompere quando si vuole. E’ una fesseria, non è così. Primo, nelle depressioni, quasi tutte, c’é bisogno di integrare, ad una psicoterapia, almeno inizialmente, una terapia farmacologia e di converso, la dove si sceglie una terapia farmacologica è bene affiancare una psicoterapia. E poi, non è vero, assolutamente, si altera il concetto di Psicoterapia se si sostiene che questa “non abbia effetti collaterali”. La Psicoterapia è un rapporto, vero, e come tutti i rapporti se ha “il potere” di cambiarci, ci lascia degli strascichi se non siamo corretti con noi stessi e l’altro. E’ una sciocchezza enorme affermare che possiamo interrompere quando vogliamo la terapia e non succede niente. Certo, da un punto di vista formale è così ma, chi ha il coraggio di dire che un rapporto per noi importante che ci coinvolge totalmente così da andare ad intaccare, modificare il nostro corpo, può essere abbandonato senza provocare sofferenza?
Non solo farmaci, la depressione si può curare anche con una corretta alimentazione
03-12-10
di Brigida Stagno
Stanchezza, soprattutto al mattino, calo di energia, perdita di interessi, apatia, calo del desiderio sessuale, ma anche ansia, preoccupazione, malesseri fisici, come mal di testa, dolori muscolari, difficoltà digestive: otto milioni di italiani devono fare i conti ogni giorno con i sintomi del “male oscuro”.Più frequente nelle donne, la depressione compare tra i 20 e i 50 anni, in media intorno ai 40 anni, ma nessuna età ne è immune: il rischio di avere un episodio depressivo nel corso della vita è del 15-17%. Nelle ultime generazioni, probabilmente per la diffusione dell’abuso di sostanze e di uno stile di vita sempre più irregolare, l’età di esordio è scesa sotto i 20 anni.Le cifre parlano chiaro, tanto che pochi giorni fa il Senato ha approvato una mozione con cui il Governo si impegna a sensibilizzare la popolazione sulla depressione, come malattia curabile, a migliorare diagnosi e cure su tutto il territorio, rafforzare la rete dei medici di medicina generale e i centri plurispecialistici, potenziare gli ambulatori di supporto psicologico convenzionati con il SSN. Ci auguriamo che le promesse diventino realtà.La depressione può comparire improvvisamente, ma più spesso è preceduta da un periodo, di giorni o mesi, di “sintomi- spia”, come facilità a cambiare umore, riduzione delle energie, difficoltà di concentrazione, inappetenza, insonnia, spesso attribuiti a cause esistenziali o a malattie fisiche, con conseguente ritardo nella diagnosi e nella cura.Senza la terapia la depressione dura in media da 6 a 12 mesi, ma può essere molto più breve (settimane) o superare nel 20 per cento dei casi i 2 anni ( si parla allora di “ depressione cronica”). Frequenti però le ricadute: il 50-65% delle persone ha, nel corso della vita, almeno tre episodi e il 10% può superare i dieci. Soprattutto se non curata, la depressione può facilitare l’abuso di sostanze stupefacenti e di alcol (in particolare nei giovani), peggiorando la situazione.Curarla si può. Continua
Ipocondria da web, i sintomi virtuali dei nuovi malati immaginari
21-11-10
Uno studio britannico rileva che sei adulti su dieci si rivolgono al web anziché al proprio dottore quando avvertono un qualsiasi disturbo. Oltre 16 milioni di italiani cercano informazioni sanitarie su Internet, ma una percentuale sempre più alta lo fa in modo compulsivo e si convince di avere qualche patologia: un’emicrania si trasforma in un tumore, il male al braccio in un infarto
di: ANNA RITA CILLIS
Dottor Internet riceve sempre. Ogni volta che si desidera lui è lì pronto a fornire risposte. Su qualsiasi argomento di tipo medico: dai tumori agli attacchi di panico alle diete per contrastare il colesterolo sino alle malattie più rare. Siti, chat, forum, blog, in un moltiplicarsi di informazioni senza confini su patologie le più disparate. L’eden per gli ipocondriaci.
Anzi per i cybercondriaci come sono stati ribattezzati i navigatori compulsivi in cerca di notizie e rassicurazioni su malesseri e relativi sintomi. In Italia il popolo dei cacciatori di informazioni sanitarie conta in tutto 16,6 milioni di persone. A metterlo in evidenza è il Censis che rivela anche: il 34% di chi si connette in rete, su 23 milioni di utenti, lo fa per trovare dati di tipo medico. Non solo: per il 18% degli italiani il web rappresenta la prima fonte in questo campo.
Ma per Claudio Cricelli, presidente della Simg, la Società italiana di medicina generale “un conto è chi cerca notizie su una malattia di cui soffre lui o un familiare, un altro è chi si connette perché ogni sintomo anche il più piccolo, genera ansia. Questi ultimi sono una minoranza, e non si tratta di ipocondriaci ma di persone affette da un disturbo maniacale che va oltre il mezzo attraverso il quale si manifesta”. Per il presidente della Simg una minoranza che non raggiunge l’uno per cento dei navigatori. Continua
Gli italiani i più depressi d’Europa. Ecco i sintomi da non sottovalutare
17-10-10
Tristezza, ansia, irritabilità e problemi fisici. Sono questi i segnali di allarme che preannunciano l’arrivo della depressione. Può avere tante facce e può allo stesso tempo presentare malesseri più o meno lievi.
La depressione vera e propria definita come disturbo mentale diventerà, secondo gli esperti, la seconda causa di invalidità nei Paesi occidentali dopo le malattie cardiovascolari. I sintomi sono inequivocabili: si passa dalla tristezza diffusa, alla frustrazione passando per la perdita d’interesse per le vicende quotidiane. Insonnia, perdita della libido, crisi di pianto improvvise e apatia sono altri segnali di allarme fino ad arrivare al pensiero di farla finita, suicidandosi. Poi ci sono segnali ai quali spesso non si fa caso come l’aumento dell’appetito e del proprio peso corporeo. La depressione debilita lo spirito ma fa ingrassare, così come provoca problemi fisici come mal di schiena, lombalgia e in alcuni casi anche l’asma.
Esistono quattro tipi di depressione come sottolinea Nicola Lalli, psichiatra e psicoterapeuta, già professore associato di Psichiatria e Psicoterapia presso l´Università “La Sapienza” di Roma. La forma reattiva è causata da perdite affettive, difficoltà economiche e nel lavoro; la depressione nevrotica è dovuta al carattere di alcune persone ipersensibili a stress e frustrazioni; La depressione endogena compare nell’individuo che tende a darsi la colpa di tutto; infine la depressione mascherata, difficile da individuare, si manifesta con problemi fisici di vario genere.
Gli italiani ad esempio sono i più depressi d’Europa questo è almeno quanto si evince da un sondaggio redatto in vista della prossima conferenza del Patto europeo per la salute mentale e il benessere. Dei mille soggetti intervistati la maggior parte ha ammesso di non essere riuscita a portare a termine progetti che avevano pianificato a causa di problemi fisici o emotivi. La percentuale si aggira intorno al 25% contro una media europea del 18%. Nonostante questo, il numero delle persone che si rivolgono ad esperti è inferiore alla media dei cittadini dell’Ue mentre l’utilizzo di farmaci per curare ansia e depressione è molto frequente. Insomma gli italiani sono un popolo di santi navigatori e….depressi.
da: http://www.italiainformazioni.com Continua
Caldo: la psicologa, piu’ rischi ansia e depressione specie per anziani
17-07-10
Non solo malori e colpi di calore. “L’afa, infatti, colpisce le cellule cerebrali alterando i livelli di minerali e provocando una leggera ipertensione oltre ad episodi di aritmia. Per non parlare del rischio psicologico, non meno pericoloso. Il caldo e l’estate, infatti, possono causare ansia e depressione, specie negli anziani”. Parola di Paola Vinciguerra, psicologa e presidente Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), che in piena ondata di calore invita a non sottovalutare i pericoli per la psiche.I motivi di questa risposta patologica a un evento che dovrebbe portare soltanto effetti benefici “sono di varia natura e se questo disagio colpisce gli anziani diviene molto più pericoloso. Il cambiamento dei ritmi di vita, che obbliga ad una permanenza a casa quasi totale, l’assenza dei familiari poiché in ferie, i centri sociali e i negozi di riferimento chiusi, le partenze di alcuni amici più cari – dice la psicologa – pongono l’anziano in una situazione d’isolamento e solitudine. Le pareti domestiche che di solito sono protettive e rassicuranti vengono ben presto percepite come schiaccianti ed oppressive”. Tutto questo provoca stati d’ansia che si manifestano con vari sintomi come tachicardia, vertigini, grave senso di stanchezza, inappetenza, situazioni spesso scambiate per problemi fisici. Sintomi che “innescano uno stato d’ansia e di paura che le persone tendono a tenere nascosto e che le porta a chiudersi in casa – prosegue – cercando di evitare qualsiasi attività che possa scatenare in loro i sintomi, senza rendersi conto che così facendo aumentano il senso di oppressione che inevitabilmente li fa sprofondare in uno stato d’ansia”. Ecco dunque i consigli dell’esperta per chi rimane in città, anziani e non:1) Alzatevi la mattina, preparatevi e vestitevi, avendo comunque cura di voi stessi; non ditevi “tanto rimarrò in casa”;2) Uscite la mattina presto: la passeggiata, il giornale ed il caffè, sono piaceri ed abitudini alle quali non dovete rinunciare, anche se i luoghi dove svolgete queste operazioni sono chiusi o vuoti;3) Non poltrite passivamente davanti alla televisione, scegliete voi i programmi che desiderate vedere;4) Rimanete in contatto con le poche persone che non sono partite e se tra di loro c’è qualcuno che può muoversi in auto coinvolgetelo per radunarvi organizzando una qualsiasi cosa piacevole da fare in compagnia nelle ore più fresche;5) Informatevi: sicuramente nel vostro quartiere sono in corso iniziative proprio per voi, luoghi dove si può fare movimento in compagnia o spettacoli serali. Non abbiate paura, non ditevi “non conosco nessuno”, di solito vengono organizzate numerose manifestazioni tese proprio a conoscere altre persone che hanno i vostri stessi bisogni. Può essere l’opportunità per farvi nuovi amici. “Tutto ciò potrà rendere la vostra estate un momento nuovo e divertente, durante il quale mantenervi attivi. Bisogna combattere la falsa idea che, chiudendoci riusciamo a difenderci. Questo comportamento – assicura la Vinciguerra – ci porta solo ad abbatterci, a farci sentire soli ed infermi. Essere attivi, anche rispettando le condizioni climatiche – conclude – ci farà sentire più vivi”.
da: Adnkronos Salute e : http://www.iltempo.it
Commento del Dott. Zambello
Mi piace sempre la Dott.ssa Paola Vinciguerra, è una collega di tanta esperienza e buon senso. A leggerla spesso ci si chiede se é una terapeuta che parla o il medico di base o ancora l’Assistente sociale. Ha ragione, anch’ io in casa ho delle persone anziane e so quanto delicata sia la situazione. Credo però, non faremmo il nostro lavoro se analizzassimo la maggior tendenza alla depressione che si registra in questo periodo come qualcosa che é ,solo, legato al cado e alle sue conseguenze. Se qualcuno ha avuto la bontà di leggere in queste settimane il Guestbook che seguo avrà visto che bel 7 su 10 domande sono sul tema dell’ipocondria. Avrà pure un senso tutto questo? Ci apprestiamo dopo una anno di lavoro ad andare in vacanza e “temiamo di morire”. Non possiamo permetterci di stare bene, sentirci liberi, sani, neanche una settimana.
E, non é neppure la delusione leopardiana che sosteneva che era meglio il sabato, l’attesa, della domenica: “…Questo (il sabato) di sette è il più gradito giorno, Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia ….” . No, é l’ impossibilità, nevrotica a riconoscerci qualcosa di bello. A riconoscere che c’é nell’altro, attorno a noi, qualcosa che se pur parziale é bello. Meritevole di essere vissuto.
Omega-3 ‘mettono di buon umore’
03-07-10
Si trovano nel pesce. La depressione si cura anche a tavola
ROMA, 2 LUG- La depressione si cura anche a tavola, ma non mangiando cioccolato o altri ‘beni di conforto’, bensi’ il pesce ricco di grassi omega-3. In particolare salmone e tonno potrebbero essere i nuovi antidepressivi. E’ stato testato l’effetto di due grassi omega-3 (EPA e DHA) su 432 pazienti con depressione. In otto settimane, gli omega-3 hanno ridotto la depressione
da: http://www.ansa.it
Commento del Dott. Zambello
Queste notizie ci fanno sempre piacere, sono antidepressive già per conto loro. Continuo a leggere, cambio giornale, e: ”Lo studio dimostra l’esistenza di un fenomeno di intossicazione da metalli pesanti e da diossine, in parte determinato dalle “polveri sospese”, emesse dai camini industriali, e per l’altra parte dall’ingestione di sostanze nocive introdotte nella catena alimentare dal consumo di pesce ” (da Il Giornale di Siracusa, 1 luglio 2010). Già passata la poesia. Forse ha ragione una mia paziente che mi diceva: “Dottore, la depressione é una cosa seria, la sua soluzione non la voglio delegare a soluzioni empiriche, la devo risolvere affrontandola”. Come dargli torto.
Disturbo bipolare: un unico farmaco per mania e depressione
23-05-10
Un giorno si sentono onnipotenti e altri giorni hanno l’autostima sotto i piedi e pensano al suicidio: sono coloro che soffrono di disturbo bipolare, un disturbo dell’umore, ricorrente e cronico, in cui si alternano fasi in cui il tono dell’umore è alle stelle (mania) e fasi in cui è depresso (depressione).
Secondo la ricerca GfK Eurisko presentata in questi giorni, denominata “Mania e Depressione: due facce della stessa medaglia” oltre l’85% degli Italiani non ne ha mai sentito parlare. Eppure il problema è la sesta causa di disagio sociale nel mondo e colpisce più del 2% della popolazione nazionale.
Alla disinformazione dei cittadini si unisce una diagnosi spesso tardiva: il disturbo bipolare è spesso sottovalutato, scambiato per una semplice depressione o per uno stato di ansia. E il paziente, lasciato solo, può peggiorare, assumendo atteggiamenti pericolosi tipici della mania (come l’abuso di droga) o arrivare al suicidio.
Le cure, da seguire tutta la via, sono costituite soprattutti da farmaci in grado di agire o contro i sintomi depressivi (antidepressivi) o nelle fasi maniacali (antipsicotici atipici e stabilizzanti dell’umore), da assumere in modo personalizzato, secondo le prescrizioni mediche, anche in associazione. È, invece, ora disponibile anche in Italia, in compresse a rilascio prolungato (quindi da assumere solo una volta al giorno), l’unico farmaco, un antipsicotico atipico, che è stato approvato sia per il trattamento della mania sia per quello della depressione bipolare, la quetiapina.
“Fino ad oggi nella pratica clinica si è fatto un uso eccessivo di farmaci antidepressivi, comportando così un grave effetto indesiderato: l’induzione del viraggio maniacale e, nel lungo termine, di cicli rapidi. Con quetiapina, si ha anche un’azione antidepressiva in aggiunta all’azione antimaniacale propria degli antipsicotici” sottolinea il dottor Gianluigi Tacchini, Dirigente Medico Psichiatra Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
Uno strumento in più, quindi, per una terapia il più possibile personalizzata e integrata con percorsi psicoeducativi: resta però ancora molto da fare per cancellare lo stigma sociale che accompagna la malattia, come rilevato dalla ricerca già citata. Molti Italiani ammettono di poter avere difficoltà a lavorare con un bipolare (45%) e a esserne amico (31%),e i pazienti stessi si sentono poco accettati (46%) e hanno difficoltà relazionali (60%).
Pubblicato da Valeria Ghitti in Farmaci, Malattie, News Mediche.
da: http://www.tantasalute.it
Commento del Dott. Zambello
La verità è quella che dice il giornalista alla fine dell’articolo: il 60 per cento delle persone hanno difficoltà a relazionarsi con queste persone che presentano un comportamento così instabile. Eppure, è propio questo il focus della terapia di questi ammalati: aiutarli ad equilibrare il loro comportamento. Il Dott. Tacchini parla genericamente di percorsi psicoeducativi che, per la verità, non si capisce bene a cosa alluda ma credo faccia riferimento alla psicoterapia. Questa si muovere teoricamente e clinicasmente, in un ambito ai limiti tra la psicoterapia dinamica e la comportamentale. E’ quel campo teorico e clinico che è stato chiamato: Teoria dell’attaccamento di John Bowlby
Effetto Antidepressivo della Pratica della Gratitudine
16-05-10
Una buona parte della sofferenza psicologica nelle persone potrebbe essere arginata attraverso un semplice cambiamento di atteggiamento mentale: praticando costantemente la gratitudine. L’atteggiamento di gratitudine è uno stato mentale selettivamente attento agli aspetti positivi e alle piccole delizie della vita quotidiana, dall’attenzione ad un semplice sorriso, ad una gentilezza di qualcuno, ad un suono piacevole, ad uno scorcio paesaggistico particolarmente bello, ad un’azione onorevole di un collega. L’atteggiamento di gratitudine conduce la mente a più stretto contatto con il benessere, ci permette di guardare la vita come un regno di infinite possibilità, non solo di limitazioni, ci permette di aumentare il nostro potere creativo, di dare forma a pensieri positivi, di attirare persone positive, di circondarci del meglio e diventare migliori. E’ una sorta di antidepressivo naturale privo altresì di controindicazioni.
E’ difficile decidere di praticare con costanza la gratitudine, è un atteggiamento molto raro tra le persone comuni, perché richiede un temerario passaggio psichico che è quello di far convivere dentro di noi, sentimenti e concetti opposti: il bene e il male, ma allo stesso tempo godere del bene nonostante il male. Richiede maturità, realismo, equilibrio e senso del sacro del vivere.
Spesso occorre sacrificare il bisogno di essere compatiti per dare veramente valore a ciò che siamo e a quello che siamo diventati attraverso la nostra storia, ammettere il nostro valore fino infondo, ammetterlo noi stessi per primi, senza aver bisogno che siano gli altri a riconoscerlo. In sostanza occorre decidere con cuore fermo di smettere di fare la vittima del mondo, di rinunciare ai lamenti, ridurre le invidie e i giudizi spietati della realtà, comportamenti e atteggiamenti che sono in realtà il principale interesse di molte persone. Continua




