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	<title>Psicoterapia Dinamica &#187; Depressione</title>
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	<description>Psicoterapeuta Dr. Renzo Zambello</description>
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		<title>La depressione è rosa: tra i 25 e i 40 anni tassi doppi rispetto agli uomini</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/09/la-depressione-e-rosa-tra-i-25-e-i-40-anni-tassi-doppi-rispetto-agli-uomini/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 09:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Le donne corrono un rischio due volte e mezzo maggiore di sviluppare la depressione rispetto agli uomini: è quanto emerge da uno studio, condotto a livello europeo, pubblicato su European Neuropsychopharmacology, la rivista dello European College of Neuropsychopharmacology, da un gruppo di ricercatori guidati da Hans Ulrich Wittchen dell&#8217;Università di Tecnologia di Dresda, in Germania. [...]]]></description>
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<p><img id="rg_hi" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT6EVAOeBN8OrZV0eYsqXDvR2d0ZDO7bLZzdo-5ejh_-P4JugzZoQ" alt="" width="240" height="180" /></p>
<p>Le donne corrono un rischio due volte e mezzo maggiore di sviluppare la depressione rispetto agli uomini: è quanto emerge da uno studio, condotto a livello europeo, pubblicato su <strong><em>European Neuropsychopharmacology</em></strong>, la rivista dello<em><strong> </strong></em>European College of Neuropsychopharmacology, da un gruppo di ricercatori guidati da Hans Ulrich Wittchen dell&#8217;Università di Tecnologia di Dresda, in Germania.<br />
Secondo la ricerca negli ultimi 40 anni i tassi di depressione per le rappresentanti del gentil sesso sono aumentati in particolare tra i 16 e i 42 anni a causa delle pressioni sempre maggiori dovute al dover combinare, con ritmi sempre più frenetici, esigenze lavorative, familiari e personali, e che il peso maggiore dal punto di vista mentale arriva tra i 25 e i 40 anni &#8211; età in cui gli impegni dovuti alla famiglia sono massimi &#8211; quando il rischio, rispetto ai coetanei uomini, arriva a triplicare e, addirittura, a quadruplicare. E i primi sintomi arrivano in media intorno ai 19 anni, 7 anni prima di quanto non accadesse nel passato, quando le prime avvisaglie di disturbi dell&#8217;umore arrivavano intorno ai 26. «Nelle donne i tassi di episodi depressivi diventano incredibilmente alti quando si trovano ad affrontare la doppia responsabilità di lavoro e famiglia». Wittchen spiega che uomini e donne sono ugualmente soggetti a problemi di salute mentale, ma che «mentre per gli uomini il matrimonio sembra ridurre il rischio, per le donne lo  aumenta».<br />
Lo studio ha rilevato che a soffrire di disturbi mentali tra cui depressione, disturbi bipolari, disturbi d&#8217;ansia, insonnia e schizofrenia165 milioni di persone in Europa &#8211; circa il 38% della popolazione. I problemi più comuni sono l&#8217;ansia (14% della popolazione), insonnia (7%) e depressione (6,9%).</p>
<p>da: http://salute24.ilsole24ore.com  <strong><em>        </em></strong></p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Per la verità non  è una novità che le donne siano più esposte  degli uomini  alla depressione ma,  poco importa,   questo  è  sempre un dato importante  sia da un punto di vista sociologico  che in  senso assoluto. Sappiamo che circa il  25% delle donne soffrirà di depressione in qualche momento della loro vita. La maggior diversità di incidenza della depressione tra uomini e donne  si manifesta già  nell&#8217;adolescenza e  si accentuerà fino ai 44 anni.  Tra i 44 e 65 65 anni la differenza è meno pronunciata ma, dopo i 65 anni , nuovamente,  le donne saranno  più a rischio degli uomini. E&#8217; quindi certo che la depressione è più comune nella donna ma, ciò che aggrava il quadro è che spesso è accompagnata da altri sintomi tra cui l&#8217;ansia, disordini del sonno, attacchi di panico e disturbi alimentari.</em></strong></p>
<p><strong><em>Purtroppo,  spesso,  questo importante   disagio fisico-psicologico viene sottovalutato e non è raro che la donna ma, anche l&#8217;uomo,  si senta non solo  male ma anche &#8220;colpevolizzata/o&#8221;. &#8220;..con tant</em></strong><strong><em>i problemi seri che ci sono tu stai a pensare a queste sciocchezze, dati una mossa, reagisci&#8221;. E&#8217; una delle reazioni più comuni che la persona depressa deve subire. E&#8217; una vera violenza, come dire ad uno che ha una gamba rotta:&#8221;…su,  su, non esagerare e poi hai l&#8217;altra, avanti, cammina,  vedrai che ce la fai&#8221;. E&#8217; una sciocchezza, spesso una ingenuità ma che è sempre causa per chi soffre  di altro dolore.  Un vero problema  clinico sono poi le terapie. Qui spesso  giocano  non solo la difficoltà diagnostica ma anche  i preconcetti: &#8220;se stai male vai dal medico di base&#8221;.  Risultato, spesso, &#8220;la gamba rotta&#8221; viene curata dal medico di famiglia e,  non è difficile immaginare che ci saranno strascichi e cronicizzazioni. Altri, un po&#8217; più sensibili vanno o mandano dal Neurologo, uno specialista qualificato ma che nulla ha a che fare con la mente, la psicologia. Risultato: si cura a il corpo ma non l&#8217;anima. La depressione è una malattia seria, è una sofferenza che  coinvolge tutto il Sé e deve essere diagnosticata e curata con tanta perizia e professionalità. Gli specialisti sono lo Psichiatra e lo Psicoterapeuta. Non farlo o farlo male o non mettere in atto tutti  i sistemi di prevenzione e cura che abbiamo significa non solo provocare danni ai singoli pazienti ma anche procurare un danno sociale importante. Non vi siete mai chiesti come mai tante assenze lavorative, tante persone affollino quotidianamente ambulatori medici o facciano, inutili esami clinici? Forse non è un caso che alcune Assicurazioni negli Stati Uniti d&#8217;America prevedano un premio assicurativo più basso per gli assicurati che sono in Psicoterapia.</em></strong></p>
<p><strong><em>Video Depressione e Psicoterapia :  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nRbevPsh5_I">http://www.youtube.com/watch?v=nRbevPsh5_I</a></em></strong></p>
</div>
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		<title>Prove di efficacia della psicoterapia interpersonale nel trattamento della depressione</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/06/prove-di-efficacia-della-psicoterapia-interpersonale-nel-trattamento-della-depressione/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 07:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[La Psicoterapia Interpersonale (IPT), una terapia strutturata e limitata nel tempo, è stata studiata in molti trial controllati. Numerose linee guida hanno indicato la IPT come trattamento per la depressione unipolare. Un gruppo di ricercatori in psichiatria olandesi, svedesi e statunitensi ha condotto un&#8217;estesa metanalisi&#8230;.. su più di 4.300 pazienti. Non è stata dimostrata differenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.miglioriamoci.com/wp-content/uploads/2010/10/Farsi-curare-dalla-depressione-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></p>
<p>La Psicoterapia Interpersonale (IPT), una terapia strutturata e limitata nel tempo, è stata studiata in molti trial controllati. Numerose linee guida hanno indicato la IPT come trattamento per la depressione unipolare. Un gruppo di ricercatori in psichiatria olandesi, svedesi e statunitensi ha condotto un&#8217;estesa metanalisi&#8230;.. su più di 4.300 pazienti.</p>
<p>Non è stata dimostrata differenza di efficacia tra la psicoterapia interpersonale ed altri trattamenti psicoterapeutici approvati. La psicofarmacoterapia è risultata più efficace della psicoterapia interpersonale da sola e del trattamento combinato psicoterapia interpersonale-farmacoterapia, ma la scarsità dei dati non permette conclusioni definitive in questo ambito. Il trattamento integrato di psicoterapia interpersonale e farmacoterapia è risultato però più efficace della terapia farmacologica da sola nel mantenimento della remissione e nella prevenzione delle ricadute. Quindi questa metanalisi ha confermato l&#8217;efficacia della psicoterapia interpersonale nel trattamento della depressione, sia come terapia singola che come terapia combinata alla farmacoterapia, rafforzandone la posizione nelle linee guida come uno dei trattamenti per la depressione meglio convalidati empiricamente.</p>
<p>Fonte: http://www.aipsimed.org</p>
<p>AIPSI Med (Associazione Italiana Psichiatri Medici)</p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Finalmente anche gli Psichiatri sembrano non poter più negare qualcosa che si sa ormai da un secolo: la psicoterapia funziona anche nella depressione.  Si apre forse una nuova era dove,  psichiatria e psicoterapia possono finalmente  collaborare in modo sinergico per il bene del paziente.  Speriamo siano finite, sia da una parte che dall&#8217;altra, le difese di posizioni teoriche che sapevano più di dogmatismo che di scienza.</em></strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="300" height="200" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/nRbevPsh5_I?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="300" height="200" src="http://www.youtube.com/v/nRbevPsh5_I?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Depressione, se farmaco non va, meglio la psicoterapia</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/01/depressione-se-farmaco-non-va-meglio-la-psicoterapia/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 09:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[La cosiddetta terapia della parola, è un trattamento valido contro la depressione, al pari di un farmaco, ed efficace anche sui pazienti sui quali gli antidepressivi non portano a risultati. Lo dimostra una revisione di studi clinici condotti globalmente su oltre 6000 pazienti, pubblicata sul Journal of general internal medicine. La terapia della parola consiste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.youtab.it/wp-content/uploads/2010/11/Proteina-Depressione-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p>La cosiddetta terapia della parola, è un trattamento valido contro la depressione, al pari di un farmaco, ed efficace anche sui pazienti sui quali gli antidepressivi non portano a risultati. Lo dimostra una revisione di studi clinici condotti globalmente su oltre 6000 pazienti, pubblicata sul Journal of general internal medicine. La terapia della parola consiste in un percorso con lo psicoterapeuta in cui il paziente racconta le proprie ansie, le fonti di stress e insieme allo psicoterapeuta riesce a ricomporre le situazioni ed a lavorarci sopra, correggendo gli atteggiamenti negativi. Il coordinatore della ricerca Ranak Trivedi della University of Washington School of Public Health, ha spiegato che è stata usato con successo sui soggetti su cui i farmaci non hanno fatto effetto. A differenza di un farmaco, non ha effetti collaterali e, sempre a differenza di un antidepressivo che spesso deve esser preso a vita dal paziente, a un certo punto si può interrompere</p>
<p>da: http://www.dica33.it   </p>
<blockquote><p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Ecco la mistificazione: un grande network medico riporta come notizia i risultati di una ricerca universitaria ma nel commento ribalta, annulla il significato della ricerca stessa. Forse, la notizia dava  fastidio alla  medicina ortodossa, non lo so. Cosa riporta l&#8217;articolo? Una Università americana ha sperimentato che la Psicoterapia funziona anche la dove a volte non funzionano i psicofarmaci. Bene, dice l&#8217;articolo, e perchè no, perchè non tentare? In fondo la Psicoterapia costerà un po&#8217; ma non si rischia niente, non ci sono effetti collaterali, si può interrompere quando si vuole. E&#8217; una fesseria, non è così. Primo, nelle depressioni, quasi tutte, c&#8217;é bisogno di integrare,  ad una psicoterapia, almeno inizialmente, una terapia farmacologia e di converso, la dove si sceglie una terapia farmacologica è bene affiancare una psicoterapia. E poi, non è vero, assolutamente, si altera il concetto di Psicoterapia se si sostiene che questa &#8220;non abbia effetti collaterali&#8221;. La Psicoterapia è un rapporto, vero, e come tutti i rapporti se ha &#8220;il potere&#8221; di cambiarci, ci lascia degli strascichi se non siamo corretti con noi stessi e l&#8217;altro. E&#8217; una sciocchezza enorme affermare che possiamo interrompere quando vogliamo la terapia e non succede niente. Certo, da un punto di vista formale è così ma, chi ha il coraggio di dire che un rapporto per noi importante che ci coinvolge totalmente così da andare ad intaccare, modificare il nostro corpo, può essere abbandonato senza provocare sofferenza?</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>  </em></strong></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Non solo farmaci, la depressione si può curare anche con una corretta alimentazione</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/12/non-solo-farmaci-la-depressione-si-puo-curare-anche-con-una-corretta-alimentazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 04:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[di Brigida Stagno Stanchezza, soprattutto al mattino, calo di energia, perdita di interessi, apatia, calo del desiderio sessuale, ma anche ansia, preoccupazione, malesseri fisici, come mal di testa, dolori muscolari, difficoltà digestive: otto milioni di italiani devono fare i conti ogni giorno con i sintomi del “male oscuro”.Più frequente nelle donne, la depressione compare tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Brigida Stagno</p>
<p><img id="il_fi" src="http://irisvegan.it/files/2010/07/condimento-mikado-300x256.jpg" alt="" width="300" height="256" />Stanchezza, soprattutto al mattino, calo di energia, perdita di interessi, apatia, calo del desiderio sessuale, ma anche ansia, preoccupazione, malesseri fisici, come mal di testa, dolori muscolari, difficoltà digestive: otto milioni di italiani devono fare i conti ogni giorno con i sintomi del “male oscuro”.Più frequente nelle donne, la depressione compare tra i 20 e i 50 anni, in media intorno ai 40 anni, ma nessuna età ne è immune: il rischio di avere un episodio depressivo nel corso della vita è del 15-17%. Nelle ultime generazioni, probabilmente per la diffusione dell’abuso di sostanze e di uno stile di vita sempre più irregolare, l’età di esordio è scesa sotto i 20 anni.Le cifre parlano chiaro, tanto che pochi giorni fa il Senato ha approvato una mozione con cui il Governo si impegna a sensibilizzare la popolazione sulla depressione, come malattia curabile, a migliorare diagnosi e cure su tutto il territorio, rafforzare la rete dei medici di medicina generale e i centri plurispecialistici, potenziare gli ambulatori di supporto psicologico convenzionati con il SSN. Ci auguriamo che le promesse diventino realtà.La depressione può comparire improvvisamente, ma più spesso è preceduta da un periodo, di giorni o mesi, di “sintomi- spia”, come facilità a cambiare umore, riduzione delle energie, difficoltà di concentrazione, inappetenza, insonnia, spesso attribuiti a cause esistenziali o a malattie fisiche, con conseguente ritardo nella diagnosi e nella cura.Senza la terapia la depressione dura in media da 6 a 12 mesi, ma può essere molto più breve (settimane) o superare nel 20 per cento dei casi i 2 anni ( si parla allora di “ depressione cronica”). Frequenti però le ricadute: il 50-65% delle persone ha, nel corso della vita, almeno tre episodi e il 10% può superare i dieci. Soprattutto se non curata, la depressione può facilitare l’abuso di sostanze stupefacenti e di alcol (in particolare nei giovani), peggiorando la situazione.Curarla si può.<span id="more-652"></span> “Se correttamente utilizzati, gli antidepressivi sono efficaci nell’80-90% dei casi –spiega il professor Antonio Tundo, direttore dell’ Istituto di Psicopatologia di Roma – “Ne esistono diverse classi: nelle forme più gravi si ricorre ai triciclici, in quelle di gravità lieve-media agli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (l’ormone che regola il tono dell’umore).Gli inibitori delle monoaminoossidasi (IMAO) sono riservati invece a particolari sottotipi di depressione (detta “atipica”), in cui lo stato d’animo cambia continuamente, e alle forme resistenti, che non migliorano cioè con le medicine. In presenza di ansia e insonnia si può aggiungere, per un periodo di tempo limitato, una benzodiazepina, cioè un ansiolitico.La durata della cura? Varia da 5-6 mesi, per il primo episodio e per le forme che si presentano sporadicamente, fino a diversi anni, quando le recidive sono frequenti. E’ sempre utile integrare i farmaci con una psicoterapia cognitivo-comportamentale o interpersonale che, oltre a fornire un sostegno emotivo in fase acuta, sembrerebbe ridurre il rischio di ricadute.”Ma attenzione. Non esiste una cura valida per tutti e l’intervento deve essere sempre personalizzato in base, tra l’altro, all’età, alla gravità e al tipo di sintomi. “Nei bambini e negli adolescenti – continua Tundo- si preferisce utilizzare prima la psicoterapia, aggiungendo eventualmente dopo un antidepressivo selettivo per la serotonina.Nelle forme che si manifestano abitualmente in autunno-inverno (o “depressione stagionale”) per la riduzione delle ore di luce, oltre agli antidepressivi si può utilizzare la “terapia della luce”, che consiste nell&#8217;esposizione ogni mattina per 30 minuti alla luce di una particolare lampada.Nelle forme “resistenti”, che non si sono cioè risolte dopo due o più tentativi di cura, è spesso possibile sbloccare la situazione associando più antidepressivi, che agiscono su neurotrasmettitori diversi, oppure un antidepressivo e un farmaco in grado di potenziarne l’effetto. Si tratta di terapie complesse, da effettuare solo in centri ultra-specializzati e con esperienza consolidata”.Per chi soffre di depressione può essere utile anche seguire alcune semplici norme di vita, in particolare fare attività fisica e mangiare in modo corretto. E’ ormai dimostrato che la ginnastica aerobica, svolta con regolarità e possibilmente sempre nello stesso momento della giornata, potenzia l’azione degli antidepressivi e contribuisce a sincronizzare i ritmi circadiani, spesso alterati (come stare peggio al mattino e meglio la sera o dormire di giorno ed essere insonni di notte).Anche una corretta alimentazione aiuta a stabilizzare il tono dell’umore: alimenti a basso contenuto glicemico e alcuni nutrienti come magnesio, triptofano, acido folico e altre vitamine del gruppo B hanno un impatto positivo sull’umore, mentre un’eccessiva quantità di zuccheri causa sintomi simili a quelli della depressione, come sonnolenza e apatia, e un eccesso di grassi saturi riduce le capacità di concentrazione e memoria.Utili, per alcune forme di depressione, gli acidi grassi omega 3, contenuti nei pesci (salmone, sgombro, merluzzo, sardine, pesce spada e crostacei), nei cereali, nelle noci, nelle mandorle, nei kiwi e nei legumi.</p>
<p>da: http://notizie.tiscali.it<em><strong>     </strong></em></p>
<p><strong><em>     Commento del Dottor Zambello</em></strong></p>
<blockquote><p><em><strong>La depressione é una malattia seria che molto spesso richiede un intervento polispecialistico. E&#8217; vero che si può presentare con gravità diverse e qualche volta  basta intervenire ad un  livello più esterno, comportamentale, per avere buoni e a volte ottimi risultati. D&#8217;altra parte,  é anche vero che avere voglia di alimentarsi in modo corretto e programmato e qualcuno che per mesi ti segue su questo piano, é già, al di la dei contenuti, una situazione terapeutica.  Ribadisco comunque, ciò che l&#8217;articolo già  dice, nella stragrande maggioranza dei casi bisogna intervenire con terapie mirate  che nella mia esperienza debbono essere  una sinergia di terapia farmacologica e psicoterapeutica.</strong></em></p></blockquote>
<p><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="500" height="311" src="http://www.youtube.com/embed/nRbevPsh5_I?rel=0" frameborder="0" allowFullScreen></iframe></p>
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		<title>Ipocondria da web, i sintomi virtuali dei nuovi malati immaginari</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/11/ipocondria-da-web-i-sintomi-virtuali-dei-nuovi-malati-immaginari/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 06:53:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno studio britannico rileva che sei adulti su dieci si rivolgono al web anziché al proprio dottore quando avvertono un qualsiasi disturbo. Oltre 16 milioni di italiani cercano informazioni sanitarie su Internet, ma una percentuale sempre più alta lo fa in modo compulsivo e si convince di avere qualche patologia: un&#8217;emicrania si trasforma in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em>Uno studio britannico rileva che sei adulti su dieci si rivolgono al web anziché al proprio dottore quando avvertono un qualsiasi disturbo. Oltre 16 milioni di italiani cercano informazioni sanitarie su Internet, ma una percentuale sempre più alta lo fa in modo compulsivo e si convince di avere qualche patologia: un&#8217;emicrania si trasforma in un tumore, il male al braccio in un infarto</em></h3>
<p>di: ANNA RITA CILLIS</p>
<p><img id="il_fi" src="http://www.daringtodo.com/wp-content/uploads/banner_mirabella.jpg" alt="" width="300" height="333" />Dottor Internet riceve sempre. Ogni volta che si desidera lui è lì pronto a fornire risposte. Su qualsiasi argomento di tipo medico: dai tumori agli attacchi di panico alle diete per contrastare il colesterolo sino alle malattie più rare. Siti, chat, forum, blog, in un moltiplicarsi di informazioni senza confini su patologie le più disparate. L&#8217;eden per gli ipocondriaci.</p>
<p>Anzi per i cybercondriaci come sono stati ribattezzati i navigatori compulsivi in cerca di notizie e rassicurazioni su malesseri e relativi sintomi. In Italia il popolo dei cacciatori di informazioni sanitarie conta in tutto 16,6 milioni di persone. A metterlo in evidenza è il Censis che rivela anche: il 34% di chi si connette in rete, su 23 milioni di utenti, lo fa per trovare dati di tipo medico. Non solo: per il 18% degli italiani il web rappresenta la prima fonte in questo campo.</p>
<p> Ma per Claudio Cricelli, presidente della Simg, la Società italiana di medicina generale &#8220;un conto è chi cerca notizie su una malattia di cui soffre lui o un familiare, un altro è chi si connette perché ogni sintomo anche il più piccolo, genera ansia. Questi ultimi sono una minoranza, e non si tratta di ipocondriaci ma di persone affette da un disturbo maniacale che va oltre il mezzo attraverso il quale si manifesta&#8221;. Per il presidente della Simg una minoranza che non raggiunge l&#8217;uno per cento dei navigatori.<span id="more-625"></span></p>
<p>E a dar ragione a Cricelli ci sarebbe anche Google Statistiche e ricerca, il nuovo strumento che offre un&#8217;ampia panoramica di cosa cliccano gli italiani. Un barometro dal quale si scopre che nell&#8217;ultimo mese, per esempio, tra le parole più cercate sono state il tumore in generale, quello al seno e al colon. Alessio Cimmino dell&#8217;ufficio comunicazione di Google Italia racconta che &#8220;i risultati mostrano una chiara correlazione tra web e la vita di tutti i giorni. Con oltre un miliardo di ricerche sul nostro motore in tutto il mondo abbiamo riscontrato come alcune tipologie di ricerche &#8211; dice &#8211; tendono a ripetersi in determinati periodi dell&#8217;anno nel campo della salute, ad esempio nei periodi di diffusione dell&#8217;influenza&#8221;.</p>
<p>Uno spunto dal quale è nato un &#8220;flu trends&#8221; un neonato strumento Google &#8220;per ora disponibile solo all&#8217;estero&#8221;, aggiunge Cimmino, &#8220;in grado di offrire informazioni in tempo reale sulla diffusione di influenze e pandemie. Flu trends analizza i dati delle ricerche su Google per termini legati a influenze e malattie e li confronta con quelli forniti dagli enti pubblici che partecipano al progetto&#8221;.</p>
<p>Ma il popolo degli ipocondriaci.net sta prendendo sempre più piede: in Gran Bretagna, ad esempio, un recentissimo studio della società Engage Mutual mette in luce che sei adulti su dieci si rivolgono al web anziché al proprio medico quando avvertono un disturbo. E la metà si convince di essere gravemente ammalata.</p>
<p>Secondo Giuseppe Lavenia, docente di psicologia dinamica dell&#8217;università di Urbino, esperto in dipendenze, &#8220;l&#8217;attenzione maniacale al benessere del corpo e l&#8217;avvento di Internet non ha fatto altro che predisporre all&#8217;ipocondria di massa. Centinaia e centinaia di informazioni reperibili nei siti che non rassicurano il web-ipocondriaco ma lo portano a ricercare in maniera compulsiva nuove informazioni. Siamo alle prese con un disturbo vecchio &#8211; dice lo psicoterapeuta &#8211; ma che in Internet aveva già un antenato, l&#8217;information overloading, ovvero il sovraccarico-cognitivo, un fenomeno che si verifica quando si ricevono troppe informazioni per riuscire a prendere una decisione o sceglierne una sulla quale focalizzare l&#8217;attenzione. Quella sul web &#8211; rimarca &#8211; non si può definire ipocondria classica: siamo di fronte a una nuova forma. Internet può essere l&#8217;amplificatore di un disturbo pregresso e in alcuni casi può generare una forma psicopatologica con tratti ossessivo- compulsivi&#8221;.</p>
<p>Insomma, va bene la ricerca ma senza esagerare: a sottolinearlo anche Microsoft, che ha condotto uno studio delle ansie prodotte dalle ricerche web in tema di salute. La sintesi dell&#8217;analisi? Spesso gli utenti si fermano alle prime pagine trovate, e dopo aver letto il materiale enfatizzano il malessere: un&#8217;emicrania si trasforma in un tumore, il male al braccio in un infarto e così via. Non sottovalutare i sintomi va bene: ma il medico resta l&#8217;unico in grado di fare diagnosi.</p>
<p>da: http://www.repubblica.it    </p>
<blockquote><p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Diversi colleghi, medici di base, da anni hanno cambiato l&#8217;orario di ambulatorio del lunedì perché devono tener conto che arriverà  l&#8217;esercito di &#8220;Elisir&#8221;,  trasmissione della domenica sera  del bravissimo Michele Mirabella. Statistiche attendibili,  dicono che oltre il 70% delle persone che fruiscono dei servizi medici, visite, esami clinici, pronto soccorso,  hanno motivazioni ipocondriache. Dallo studio che riporto da Repubblica.it ,   ci si accorge che c&#8217;é un popolo di ammalati immaginari che tutti i giorni cerca di sedare le proprie angosce cercando in internet l&#8217;eziologia  di &#8220;un loro male&#8221;.  Perché, che sta succedendo? Credo che andrebbero studiati seriamente alcuni dati che si evidenziano da queste osservazioni. Ad esempio, la perdita  di credibilità del medico che si esprime,  non solo nel tentativo di soppiantarlo con internet ma anche,  nella obbiettiva  incapacità di questo di arginare l&#8217;ansia ipocondriaca. Sia ben chiaro,   questi meccanismi vanno ben oltre all&#8217;oggettiva capacità clinica del sanitario ma,  sono espressioni di un disagio profondo che non riesce ad essere contenuto. Per quel poco che io ho capito, questo disagio si chiama: depressione. So bene che con questa definizione non ho chiarito né le dinamiche soggettive né tanto meno quelle sociologiche ma, non sarebbe utile che cominciassimo a prendere almeno consapevolezza del sintomo?</em></strong></p></blockquote>
<p><iframe title="YouTube video player" width="500" height="311" src="http://www.youtube.com/embed/EMJf6YJveNs?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Gli italiani i più depressi d’Europa. Ecco i sintomi da non sottovalutare</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 07:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tristezza, ansia, irritabilità e problemi fisici. Sono questi i segnali di allarme che preannunciano l’arrivo della depressione. Può avere tante facce e può allo stesso tempo presentare malesseri più o meno lievi. La depressione vera e propria definita come disturbo mentale diventerà, secondo gli esperti, la seconda causa di invalidità nei Paesi occidentali dopo le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/scienza_e_tecnologia/depressione-sondaggio/depressione-studio/stor_7973642_54140.jpg" alt="" width="230" height="238" />Tristezza, ansia, irritabilità e problemi fisici. Sono questi i segnali di allarme che preannunciano l’arrivo della depressione. Può avere tante facce e può allo stesso tempo presentare malesseri più o meno lievi.</p>
<p>La depressione vera e propria definita come disturbo mentale diventerà, secondo gli esperti, la seconda causa di invalidità nei Paesi occidentali dopo le malattie cardiovascolari. I sintomi sono inequivocabili: si passa dalla tristezza diffusa, alla frustrazione passando per la perdita d’interesse per le vicende quotidiane. Insonnia, perdita della libido, crisi di pianto improvvise e apatia sono altri segnali di allarme fino ad arrivare al pensiero di farla finita, suicidandosi. Poi ci sono segnali ai quali spesso non si fa caso come l’aumento dell’appetito e del proprio peso corporeo. La depressione debilita lo spirito ma fa ingrassare, così come provoca problemi fisici come mal di schiena, lombalgia e in alcuni casi anche l’asma.</p>
<p>Esistono quattro tipi di depressione come sottolinea Nicola Lalli, psichiatra e psicoterapeuta, già professore associato di Psichiatria e Psicoterapia presso l´Università &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma. La forma reattiva è causata da perdite affettive, difficoltà economiche e nel lavoro; la depressione nevrotica è dovuta al carattere di alcune persone ipersensibili a stress e frustrazioni; La depressione endogena compare nell’individuo che tende a darsi la colpa di tutto; infine la depressione mascherata, difficile da individuare, si manifesta con problemi fisici di vario genere.</p>
<p>Gli italiani ad esempio sono i più depressi d’Europa questo è almeno quanto si evince da un sondaggio redatto in vista della prossima conferenza del Patto europeo per la salute mentale e il benessere. Dei mille soggetti intervistati la maggior parte ha ammesso di non essere riuscita a portare a termine progetti che avevano pianificato a causa di problemi fisici o emotivi. La percentuale si aggira intorno al 25% contro una media europea del 18%. Nonostante questo, il numero delle persone che si rivolgono ad esperti è inferiore alla media dei cittadini dell’Ue mentre l’utilizzo di farmaci per curare ansia e depressione è molto frequente. Insomma gli italiani sono un popolo di santi navigatori e&#8230;.depressi.</p>
<p>da: http://www.italiainformazioni.com    <span id="more-574"></span></p>
<blockquote><p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong> </p>
<p><strong><em>Credo che la   significativa statistica riportata nell&#8217;articolo richieda più uno studio sociologico che psicologico.  Penso  però che questo disagio a livello sociale  non sia tanto legato alla questione economica in senso stretto. Ci sono infatti   in Europa,  Paesi  che stanno economicamente   peggio di noi ma con  minori  problemi psicologici.  Per noi ha forse un peso determinante   il fatto che politicamente  sembriamo entrati in una trappola senza una via di uscita. Delusi,  forse da un &#8220;sogno&#8221;, ci accorgiamo di non avere alternative. Non solo non  ci  sono più  le grandi ideologie ma hanno perso autorevolezza importanti    &#8220;agenzie&#8221;  quali  la scuola, i partiti e purtroppo temo, la famiglia.  Ma lasciamo agli esperti l&#8217;analisi, noi come psicologi dobbiamo farci carico del disagio personale, dove ognuno elabora in maniera strettamente personale i lutti.</em></strong></p>
<p><strong><em>Ha ragione il giornalista:  di depressione si può guarire ma bisogna intervenire il più presto possibile e  in maniera sinergica sia farmacologicamente che con la psicoterapia</em></strong>.</p></blockquote>
<p><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="500" height="311" src="http://www.youtube.com/embed/nRbevPsh5_I?rel=0" frameborder="0" allowFullScreen></iframe></p>
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		<title>Caldo: la psicologa, piu&#8217; rischi ansia e depressione specie per anziani</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 05:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Non solo malori e colpi di calore. &#8220;L&#8217;afa, infatti, colpisce le cellule cerebrali alterando i livelli di minerali e provocando una leggera ipertensione oltre ad episodi di aritmia. Per non parlare del rischio psicologico, non meno pericoloso. Il caldo e l’estate, infatti, possono causare ansia e depressione, specie negli anziani&#8221;. Parola di Paola Vinciguerra, psicologa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.industriadelturismo.com/wp-content/uploads/2009/05/vacanze-300x225.jpg" alt="" />Non solo malori e colpi di calore. &#8220;L&#8217;afa, infatti, colpisce le cellule cerebrali alterando i livelli di minerali e provocando una leggera ipertensione oltre ad episodi di aritmia. Per non parlare del rischio psicologico, non meno pericoloso. Il caldo e l’estate, infatti, possono causare ansia e depressione, specie negli anziani&#8221;. Parola di Paola Vinciguerra, psicologa e presidente Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), che in piena ondata di calore invita a non sottovalutare i pericoli per la psiche.I motivi di questa risposta patologica a un evento che dovrebbe portare soltanto effetti benefici &#8220;sono di varia natura e se questo disagio colpisce gli anziani diviene molto più pericoloso. Il cambiamento dei ritmi di vita, che obbliga ad una permanenza a casa quasi totale, l’assenza dei familiari poiché in ferie, i centri sociali e i negozi di riferimento chiusi, le partenze di alcuni amici più cari &#8211; dice la psicologa &#8211; pongono l’anziano in una situazione d’isolamento e solitudine. Le pareti domestiche che di solito sono protettive e rassicuranti vengono ben presto percepite come schiaccianti ed oppressive&#8221;. Tutto questo provoca stati d’ansia che si manifestano con vari sintomi come tachicardia, vertigini, grave senso di stanchezza, inappetenza, situazioni spesso scambiate per problemi fisici. Sintomi che &#8220;innescano uno stato d’ansia e di paura che le persone tendono a tenere nascosto e che le porta a chiudersi in casa &#8211; prosegue &#8211; cercando di evitare qualsiasi attività che possa scatenare in loro i sintomi, senza rendersi conto che così facendo aumentano il senso di oppressione che inevitabilmente li fa sprofondare in uno stato d&#8217;ansia&#8221;. Ecco dunque i consigli dell&#8217;esperta per chi rimane in città, anziani e non:1) Alzatevi la mattina, preparatevi e vestitevi, avendo comunque cura di voi stessi; non ditevi &#8220;tanto rimarrò in casa&#8221;;2) Uscite la mattina presto: la passeggiata, il giornale ed il caffè, sono piaceri ed abitudini alle quali non dovete rinunciare, anche se i luoghi dove svolgete queste operazioni sono chiusi o vuoti;3) Non poltrite passivamente davanti alla televisione, scegliete voi i programmi che desiderate vedere;4) Rimanete in contatto con le poche persone che non sono partite e se tra di loro c’è qualcuno che può muoversi in auto coinvolgetelo per radunarvi organizzando una qualsiasi cosa piacevole da fare in compagnia nelle ore più fresche;5) Informatevi: sicuramente nel vostro quartiere sono in corso iniziative proprio per voi, luoghi dove si può fare movimento in compagnia o spettacoli serali. Non abbiate paura, non ditevi &#8220;non conosco nessuno&#8221;, di solito vengono organizzate numerose manifestazioni tese proprio a conoscere altre persone che hanno i vostri stessi bisogni. Può essere l’opportunità per farvi nuovi amici. &#8220;Tutto ciò potrà rendere la vostra estate un momento nuovo e divertente, durante il quale mantenervi attivi. Bisogna combattere la falsa idea che, chiudendoci riusciamo a difenderci. Questo comportamento &#8211; assicura la Vinciguerra &#8211; ci porta solo ad abbatterci, a farci sentire soli ed infermi. Essere attivi, anche rispettando le condizioni climatiche &#8211; conclude &#8211; ci farà sentire più vivi&#8221;.</p>
<p>da:  Adnkronos Salute  e : http://www.iltempo.it    </p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Mi piace sempre la Dott.ssa Paola Vinciguerra,  è  una collega di tanta esperienza e buon senso. A leggerla spesso ci si chiede se é una terapeuta che parla o il medico di base o ancora l&#8217;Assistente sociale. Ha ragione, anch&#8217; io in casa ho delle  persone anziane e so quanto delicata sia la situazione.  Credo però, non faremmo il nostro lavoro se analizzassimo la maggior tendenza alla depressione che si registra in questo periodo come qualcosa che é ,solo,  legato al cado e alle sue conseguenze. Se qualcuno ha avuto la bontà di leggere in queste settimane il Guestbook che seguo avrà visto che bel 7 su 10 domande sono sul tema dell&#8217;ipocondria.  Avrà pure un senso tutto questo?  Ci apprestiamo dopo una anno di lavoro ad andare in vacanza e &#8220;temiamo di morire&#8221;.  Non possiamo permetterci di stare bene, sentirci liberi, sani, neanche una settimana.</em></strong></p>
<p><strong><em>E,  non é  neppure  la delusione  leopardiana che sosteneva  che era meglio il sabato, l&#8217;attesa, della domenica: &#8220;&#8230;Questo (il sabato) di sette è il più gradito giorno,  Pien di speme e di gioia: Diman tristezza e noia &#8230;.&#8221; . No, é l&#8217; impossibilità, nevrotica a riconoscerci qualcosa di bello. A riconoscere che c&#8217;é nell&#8217;altro, attorno a noi, qualcosa che  se pur parziale é bello. Meritevole di essere vissuto.</em></strong></p>
<p><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="500" height="311" src="http://www.youtube.com/embed/nRbevPsh5_I?rel=0" frameborder="0" allowFullScreen></iframe></p>
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		<title>Omega-3 &#8216;mettono di buon umore&#8217;</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 06:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Si trovano nel pesce. La depressione si cura anche a tavola ROMA, 2 LUG- La depressione si cura anche a tavola, ma non mangiando cioccolato o altri &#8216;beni di conforto&#8217;, bensi&#8217; il pesce ricco di grassi omega-3. In particolare salmone e tonno potrebbero essere i nuovi antidepressivi. E&#8217; stato testato l&#8217;effetto di due grassi omega-3 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Si trovano nel pesce. La depressione si cura anche a tavola</h2>
<p><img src="http://www.lorenzorestaurant.com/blog/wp-content/uploads/2008/10/salmonsampler-500-300x298.jpg" alt="" />ROMA, 2 LUG- La depressione si cura anche a tavola, ma non mangiando cioccolato o altri &#8216;beni di conforto&#8217;, bensi&#8217; il pesce ricco di grassi omega-3. In particolare salmone e tonno potrebbero essere i nuovi antidepressivi. E&#8217; stato testato l&#8217;effetto di due grassi omega-3 (EPA e DHA) su 432 pazienti con depressione. In otto settimane, gli omega-3 hanno ridotto la depressione</p>
<p>da: http://www.ansa.it         </p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Queste notizie ci fanno sempre piacere,  sono antidepressive già per conto loro. Continuo a leggere, cambio giornale,  e: &#8221;Lo studio dimostra l’esistenza di un fenomeno di intossicazione da metalli pesanti e da diossine, in parte determinato dalle “polveri sospese”, emesse dai camini industriali, e per l’altra parte dall’ingestione di sostanze nocive introdotte nella catena alimentare dal consumo di pesce &#8221; (da Il Giornale di Siracusa, 1 luglio 2010). Già passata la poesia.  Forse ha ragione una mia paziente che mi diceva: &#8220;Dottore, la depressione é una cosa seria, la sua soluzione non la voglio delegare a soluzioni empiriche, la devo risolvere affrontandola&#8221;. Come dargli torto.</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Disturbo bipolare: un unico farmaco per mania e depressione</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 06:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un giorno si sentono onnipotenti e altri giorni hanno l’autostima sotto i piedi e pensano al suicidio: sono coloro che soffrono di disturbo bipolare, un disturbo dell’umore, ricorrente e cronico, in cui si alternano fasi in cui il tono dell’umore è alle stelle (mania) e fasi in cui è depresso (depressione). Secondo la ricerca GfK [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://ee31vq.blu.livefilestore.com/y1mg7kP17zA0wHgzUbvFXKWJAzG6HDExUk2s0HcJFLcRpt0qPbYk5V002KTS2vBK-PvVPVMeunXau64QF1-jLBrZg8NmbtdYv4LqugnKeGYbZgLm-LbPVNNwkSqFcL13Nq8GQ01DEp3atNRMK7Dj8dQpw/gary_go-300x300.jpg" alt="" />Un giorno si sentono onnipotenti e altri giorni hanno l’autostima sotto i piedi e pensano al suicidio: sono coloro che soffrono di disturbo bipolare, un disturbo dell’umore, ricorrente e cronico, in cui si alternano fasi in cui il tono dell’umore è alle stelle (mania) e fasi in cui è depresso (depressione).</p>
<p>Secondo la ricerca GfK Eurisko presentata in questi giorni, denominata “Mania e Depressione: due facce della stessa medaglia” oltre l’85% degli Italiani non ne ha mai sentito parlare. Eppure il problema è la sesta causa di disagio sociale nel mondo e colpisce più del 2% della popolazione nazionale.</p>
<p> Alla disinformazione dei cittadini si unisce una diagnosi spesso tardiva: il disturbo bipolare è spesso sottovalutato, scambiato per una semplice depressione o per uno stato di ansia. E il paziente, lasciato solo, può peggiorare, assumendo atteggiamenti pericolosi tipici della mania (come l’abuso di droga) o arrivare al suicidio.</p>
<p> Le cure, da seguire tutta la via, sono costituite soprattutti da farmaci in grado di agire o contro i sintomi depressivi (antidepressivi) o nelle fasi maniacali (antipsicotici atipici e stabilizzanti dell’umore), da assumere in modo personalizzato, secondo le prescrizioni mediche, anche in associazione. È, invece, ora disponibile anche in Italia, in compresse a rilascio prolungato (quindi da assumere solo una volta al giorno), l’unico farmaco, un antipsicotico atipico, che è stato approvato sia per il trattamento della mania sia per quello della depressione bipolare, la quetiapina.</p>
<p> “Fino ad oggi nella pratica clinica si è fatto un uso eccessivo di farmaci antidepressivi, comportando così un grave effetto indesiderato: l’induzione del viraggio maniacale e, nel lungo termine, di cicli rapidi. Con quetiapina, si ha anche un’azione antidepressiva in aggiunta all’azione antimaniacale propria degli antipsicotici” sottolinea il dottor Gianluigi Tacchini, Dirigente Medico Psichiatra Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.</p>
<p> Uno strumento in più, quindi, per una terapia il più possibile personalizzata e integrata con percorsi psicoeducativi: resta però ancora molto da fare per cancellare lo stigma sociale che accompagna la malattia, come rilevato dalla ricerca già citata. Molti Italiani ammettono di poter avere difficoltà a lavorare con un bipolare (45%) e a esserne amico (31%),e i pazienti stessi si sentono poco accettati (46%) e hanno difficoltà relazionali (60%).</p>
<p>Pubblicato da Valeria Ghitti in Farmaci, Malattie, News Mediche.</p>
<p>da: http://www.tantasalute.it        </p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>La verità è quella che dice il giornalista alla fine dell&#8217;articolo: il 60 per cento delle persone hanno difficoltà a relazionarsi con queste persone che presentano un comportamento così instabile.  Eppure,  è propio questo il focus della terapia di questi ammalati: aiutarli ad equilibrare il loro comportamento.  Il  Dott. Tacchini parla genericamente di  percorsi psicoeducativi che,  per la verità,  non si capisce bene a cosa alluda ma credo faccia  riferimento alla psicoterapia.  Questa si muovere teoricamente e clinicasmente,  in un ambito ai limiti tra la psicoterapia  dinamica e la comportamentale. E&#8217; quel campo teorico e clinico  che è stato chiamato: Teoria dell&#8217;attaccamento di John Bowlby</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="500" height="311" src="http://www.youtube.com/embed/nRbevPsh5_I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Effetto Antidepressivo della Pratica della Gratitudine</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 06:37:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Una buona parte della sofferenza psicologica nelle persone potrebbe essere arginata attraverso un semplice cambiamento di atteggiamento mentale: praticando costantemente la gratitudine. L’atteggiamento di gratitudine è uno stato mentale selettivamente attento agli aspetti positivi e alle piccole delizie della vita quotidiana, dall’attenzione ad un semplice sorriso, ad una gentilezza di qualcuno, ad un suono piacevole, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://testquiz.tuttogratis.it/img/test/196/empatia300x200.jpg" alt="" />Una buona parte della sofferenza psicologica nelle persone potrebbe essere arginata attraverso un semplice cambiamento di atteggiamento mentale: praticando costantemente la gratitudine. L’atteggiamento di gratitudine è uno stato mentale selettivamente attento agli aspetti positivi e alle piccole delizie della vita quotidiana, dall’attenzione ad un semplice sorriso, ad una gentilezza di qualcuno, ad un suono piacevole, ad uno scorcio paesaggistico particolarmente bello, ad un’azione onorevole di un collega. L’atteggiamento di gratitudine conduce la mente a più stretto contatto con il benessere, ci permette di guardare la vita come un regno di infinite possibilità, non solo di limitazioni, ci permette di aumentare il nostro potere creativo, di dare forma a pensieri positivi, di attirare persone positive, di circondarci del meglio e diventare migliori. E’ una sorta di antidepressivo naturale privo altresì di controindicazioni.</p>
<p>E’ difficile decidere di praticare con costanza la gratitudine, è un atteggiamento molto raro tra le persone comuni, perché richiede un temerario passaggio psichico che è quello di far convivere dentro di noi, sentimenti e concetti opposti: il bene e il male, ma allo stesso tempo godere del bene nonostante il male. Richiede maturità, realismo, equilibrio e senso del sacro del vivere.</p>
<p>Spesso occorre sacrificare il bisogno di essere compatiti per dare veramente valore a ciò che siamo e a quello che siamo diventati attraverso la nostra storia, ammettere il nostro valore fino infondo, ammetterlo noi stessi per primi, senza aver bisogno che siano gli altri a riconoscerlo. In sostanza occorre decidere con cuore fermo di smettere di fare la vittima del mondo, di rinunciare ai lamenti, ridurre le invidie e i giudizi spietati della realtà, comportamenti e atteggiamenti che sono in realtà il principale interesse di molte persone.<span id="more-440"></span></p>
<p>Se ci ostiniamo a esprimere e a vedere sempre l’insoddisfazione nella nostra vita invece di focalizzare l’attenzione degli aspetti per cui potremmo essere grati, cominceremo infatti a perdere terreno psichico, a perdere energie, risorse, sempre più rapidamente. Fissare la nostra attenzione su ciò che è comunemente ordinario, banale, squallido e basso, porta la nostra mente a prendere la forma di queste cose e col tempo alimentare la nostra grettezza, circondandoci di forme per così dire inferiori.</p>
<p>Fissare la nostra attenzione sul bello che c’è, o sugli aspetti positivi di un evento sia esso positivo che negativo equivale a circondarci del meglio e diventare persone migliori anche internamente. Come diceva Henri Matisse (1972) “…per chi vuole vederli vi sono dei fiori dappertutto”.</p>
<p>Il potere creativo dentro di noi ci trasforma nell’immagine di ciò a cui diamo la nostra attenzione. La mente grata è costantemente fissa sul bene, essa quindi prende la forma o il carattere di ciò che è il bello e col tempo lo riceverà.</p>
<p>Gli effetti della pratica della gratitudine sulla mente umana sono notevoli, produce un effetto antidepressivo, una visione più positiva del mondo ed ogni ondata di ringraziamento che esce da noi aumenta la nostra fiducia, ma aumenteranno anche le reazioni positive delle persone intorno a noi.</p>
<p>Questo non significa scotomizzare il male e far finta che esso non esista, non è un atteggiamento superficiale e fatuo, ma anzi occorre essere maggiormente consapevoli della realtà negativa senza dargli però potere, senza farci travolgere o paralizzare da essa.</p>
<p>Colui che non ha sentimenti di gratitudine non può mantenere a lungo una fede in qualcosa, non può mantenere una forza interna o un livello alto di energia senza andare in depressione prima o poi, semplicemente perché la polarizzazione sugli aspetti negativi dell’esistenza è come un buco nero che attira giù lentamente il soggetto dentro il tunnel dell’esaurimento e dell’umore cupo.</p>
<p>Colui che non ha sentimenti di gratitudine non potrà essere in contatto con il divino, con il bello e con tutto ciò che è vitale, non potrà sviluppare un senso religioso della vita, non potrà mantenere alcuna fede profonda, nessuna filosofia, nessuna impresa anche la più semplice, non riuscirà neppure a lungo a gestire un lavoro senza prima o poi avere una triste caduta. Perciò dovremmo praticare la gratitudine il più possibile, quotidianamente e costantemente, coltivare l’abitudine ad esprime gratitudine agli altri per ciò che ci donano, per ogni cosa buona o bella che sentiamo, che vediamo, che viviamo.</p>
<p>Non dovremmo perdere tempo a pensare e a sottolineare le cose sgradevoli o a parlare solo dei lati negativi delle azioni sbagliate, tutto ciò non merita la maggior parte dei nostri pensieri, ne tanto meno il nostro cuore.</p>
<p>Ringraziare per le piccole delizie che la vita ci offre quotidianamente è la cosa più semplice che un essere umano possa fare e forse la più bella che possa dire.</p>
<p>di: Emanuela Pasin</p>
<p>da: http://www.psicolab.net     </p>
<p>   <strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>La Dott.ssa Pasini  echeggia volutamente &#8220;Il pensiero Positivo&#8221;  e  alcuni concetti della  PNL (Programmazione Neuro Linguistica)  ma,  sa bene che di Gratitudine aveva parlato proprio la Klein   in  &#8220;Invidia e Gratitudine&#8221; . Ella descriveva  come il bambino,  fin dalla nascita sia in preda a contrastanti sentimenti    di odio e amore proiettati sulla madre con una conseguente esposizione a stati maniaci-depressivi.  Sarà  poi Bion,  discepolo della stessa Klein che ci spiegherà che é proprio la &#8220;Gratitudine&#8221; della madre che elaborando l&#8217;aggressività del bambino, le sue cose &#8220;cattive&#8221; e    ridandogliele  in parte  come buone,  genera  un processo reale e  virtuoso.  Non tutto, come diceva la collega, nei rapporti, nella vita   é buono ma,  neanche tutto cattivo. Se noi iniziassimo  a cogliere, accettare, come fa il bambino, grazie alla mamma, questa dualità ed imparassimo  ad utilizzare, riconoscere, tenere la parte buona, i  bambini sarebbero   fortunati e  noi  adulti, creativi.</em></strong></p>
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