Per geriatri depressione causa ictus, convegno a Firenze

29-11-08

Gli anziani che soffrono di depressione rischiano l’ictus. Sono queste le conclusioni alle quali è arrivato lo studio condotto dai geriatri dell’Università di Palermo su 15 pazienti di età compresa fra i 66 e gli 80 anni. I dati ottenuti mostrano che si è registrato un tasso di incidenza maggiore di eventi cerebrovascolari acuti in pazienti con depressione severa, con lieve compromissione cognitiva e declino funzionale. I risultati dello studio sono stati resi noti dalla Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg) in occasione del 53/mo Congresso nazionale che è in corso a Firenze

da: http://www.intoscana.it

 

CON DEPRESSIONE PIU’ RISCHI DI PARTO PREMATURO

27-10-08

Le donne che soffrono di depressione all’inizio della gravidanza potrebbero correre piu’ rischi di partorire prematuramente, suggerisce un nuovo studio. I ricercatori hanno scoperto che, tra 791 donne incinte seguite nel corso della gravidanza, quelle che avevano sofferto di importanti sintomi depressivi intorno alla decima settimana di gestazione avevano il doppio delle probabilita’ di partorire prima del termine rispetto alle donne non depresse. Inoltre, il rischio di parto pretermine cresceva di pari passo con la gravita’ della depressione di inizio gravidanza, a sostegno della correlazione tra i due elementi. La scoperta, si legge sulla rivista Human Reproduction, suggerisce che la depressione di per se’ puo’ contribuire al parto prematuro. L’insegnamento da trarre da questi risultati e’ che la depressione durante la gravidanza non dovrebbe essere sottovalutata ne’ considerata normale, spiega il coordinatore della ricerca, Dr. De-Kun Li, epidemiologo del Kaiser Permanente Division of Research di Oakland, California. Li sottolinea che mentre la depressione post-parto e’ un problema ben noto e giustamente riconosciuto, quella durante la gravidanza riceve scarsa attenzione, nonostante sia un fenomeno comune: il 41% delle donne nel suo studio soffrivano di sintomi depressivi da moderati a gravi. Tra le donne non depresse, il 4% ha partorito prematuramente (prima della 37esima settimana di gestazione), contro il 6% delle donne con depressione moderata e il 9% di quelle con depressione piu’ grave. E’ possibile, spiega Li, che la depressione influenzi gli ormoni nella placenta disturbando il loro normale funzionamento. Questi risultati, conclude, dovrebbero servire a capire che tra gli esami cui le donne incinte vengono sottoposte di routine dovrebbe esserci anche un test per valutare se sono depresse e quindi a rischio di parto prematuro.

da: http://salute.agi.it

 

DEPRESSIONE, CON L’INVERNO ARRIVA LA “SAD”

15-10-08

Per le persone che vivono nei Paesi settentrionali, come il Canada e gli Stati del nord degli Usa, ma anche il Nord Europa, le giornate piu’ brevi e buie dell’inverno si accompagnano a una specifica forma di depressione, la cosiddetta Sad. La sigla sta per “Seasonal affective disorder”, ovvero il disturbo dell’umore stagionale, che colpisce nei mesi freddi dell’anno. Chi ne soffre comincia a manifestare i primi sintomi gia’ a fine autunno, dice il dottor Peter Swanljung del Friends Hospital di Filadelfia. Le cause della Sad non sono ancora chiare ma esiste un netto legame tra depressione e luce solare. Probabilmente, spiega Swanljung, i cambiamenti nell’esposizione alla luce che avvengono nei mesi invernali influiscono sui livelli nel cervello di serotonina, che a sua volta influisce su energia e umore. Un’altra teoria e’ che la Sad sia collegata ai livelli di melatonina, un ormone naturale che regola il ciclo del sonno. Una terza ipotesi e’ che il cambiamento nella quantita’ di luce solare influisca in qualche modo sul nostro ritmo circadiano, l’orologio biologico del corpo. Uno studio recente del Center for Addiction and Mental Health di Toronto ha scoperto che ci sono maggiori livelli di trasportatori della serotonina nel cervello in inverno che in estate: quando c’e’ meno luce, i trasportatori della serotonina (che servono a rimuovere la serotonina) aumentano. “E cio’ spiega come mai persone per il resto sane si sentono prive di energia e tristi in inverno e persone piu’ vulnerabili sono piu’ soggette a vere depressioni”, spiega il dottor Jeffrey Meyer, che ha partecipato allo studio. “Il prossimo passo sara’ capire che cosa provoca questi cambiamenti e come ovviare”. La Sad di solito non e’ profonda come una vera depressione ma potrebbe comunque esigere attenzione e cura. I trattamenti possibili sono vari. Per esempio, la terapia della luce, in cui i pazienti siedono di fronte a una sorgente di luce molto intensa. Importanti anche la terapia di gruppo, in cui si parla e si condividono emozioni, uscendo dall’isolamento sociale, e l’attivita’ fisica, che diverse ricerche hanno dimostrato essere efficace nel combattere la depressione.
da: http://salute.agi.it

 

Ipocondria

24-09-08

Di Francesca Martino

Se hanno mal di testa è sicuramente per un cancro al cervello. Se non digeriscono bene è celiachia. Se si sentono stanchi, corrono a fare il test dell’Hiv. Sono gli ipocondriaci, quelle persone che soffrono di malattie che non hanno; che interpretano ogni più piccolo sintomo come presagio di un’imminente catastrofe. L’ipocondria è un male in crescita, che colpisce soprattutto giovani tra i 20 e i 30 anni, uomini e donne indifferentemente; nella pratica medica è riconosciuta tra il 4 e il 9 per cento dei pazienti. Il problema è che – già piuttosto difficile da curare – questa nevrosi ha trovato un alimento ideale nel web. La classica enciclopedia di medicina è andata in soffitta, soppiantata da una marea di informazioni sanitarie dalle origini più diverse e incontrollate,
tutte raggiungibili all’istante con pochi click. Continua

La depressione si cura con il sorriso Ciancaglini e la medicina integrata

09-09-08

Il medico italiano insieme ai colleghi torontini pubblicherà una ricerca che dimostra i legami tra corpo e mente

di: LAYLA CRISANTI

TORONTO – Dolore fisico e stato mentale come due elementi collegati.
È questo, in estrema sintesi, il risultato degli studi del professor Riccardo Ciancaglini. Una vita di studi per migliorare le condizioni di vita dei pazienti, collaborazioni in molte parti del mondo e ora uno stretto rapporto con l’università di Toronto. Un impegno che lo porta a lavorare con i pazienti affetti da stress, ansia e depressione con un approccio nuovo e multidisciplinare.
Si chiama Smiline stress clinic e ha come obiettivo il recupero del benessere psico – fisico ed emotivo, mediante l’impiego di strategie convenzionali e innovative. Insomma applica a pieno il concetto di medicina integrata.
Il medico milanese, ora a Toronto, parla del suo lavoro e del suo impegno al Corriere Canadese, spiegandone presupposti e obiettivi.
Riccardo Ciancaglini è da venti anni professore nella facoltà di odontoiatria di Milano. Dirige il reparto di dolori orofacciali e disfunzioni temporomandibolari presso l’ospedale San Paolo di Milano. In sostanza si occupa di mal di testa e dolori provocati da disfunzioni della mascella e dei denti. È stato fondatore e poi direttore del reparto di riabilitazione orale all’ospedale San Raffaele di Milano.
Tra i tanti impegni professionali del professor Ciancaglini ricopre un ruolo di primo piano la collaborazione scientifica con la facoltà di odontoiatria di Toronto, in particolare con il preside David Mock e Barry Sessle, direttore del reparto dolori orofacciali. Continua

Trattamento della depressione: le donne rispondono meglio

05-09-08

di caterina visco
Le donne sembrano rispondere meglio ad alcuni antidepressivi rispetto agli uomini. Uno studio dello University of Michigan Depression Center ha infatti mostrato che il gentil sesso, che tra l’altro soffre più di depressione, troverebbe maggior sollievo nell’uso di un comune antidepressivo, il citalopram, che non il sesso forte. Il citalopram è una molecola che fa parte della famiglia degli inibitori selettivi del reuptake della serotonina ed è comunemente prescritta nei casi di depressione.

I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 2876 pazienti in cura con il citalopram. L’analisi ha mostrato una chiara differenza di genere: le donne avevano il 33 per cento in più di probabilità di remissione e guarigione clinica della depressione. Questo nonostante il fatto che le donne considerate dallo studio presentassero forme di depressione più gravi rispetto agli uomini. Nessuna differenza è stata invece riscontrata nell’incidenza e tipologia degli effetti collaterali e nel tempo di trattamento necessario alla diminuzione dei sintomi.

Si tratta dello studio più ampio e rigoroso effettuato sino ad ora sulle differenze di genere nella risposta agli antidepressivi, tesi confermata e smentita più volte da precedenti lavori di minori dimensioni. La causa, sostengono i ricercatori, potrebbe essere nelle variazioni ormonali, cosa che confermerebbe un’effettiva differenza biologica nel modo in cui tale molecola viene recepita dal fisico femminile.

 

Fonte: Young et al. Sex difference

da:http://it.notizie.yahoo.com

 

 

 

ALLO STUDIO CURA PER STIMOLARE IL CERVELLO

02-08-08

Toronto – Ci sono casi di depressione che non rispondono a nessun trattamento: farmaci, psicoterapia, elettro-shock, meditazione. Alcuni di questi pazienti ‘difficili’ dicono pero’ di aver ritrovato la felicita’ grazie a una cura sperimentale, la stimolazione profonda del cervello o Dbs. Il primo studio su questa tecnica e’ stato presentato a maggio 2008 al meeting annuale dell’American Psychiatric Association ed e’ stato evidenziato che la corrente elettrica mandata da elettrodi impiantati nel cervello e controllati da un pacemaker nel torace ha portato a una riduzione di almeno il 40% dei sintomi depressivi nel 56% dei pazienti sei mesi dopo l’intervento. Un nuovo trial condotto a Toronto con la stessa tecnica, di cui si legge sull’ultimo numero della rivista Biological Psychiatry, ha prodotto risultati simili, mostrando una riduzione significativa della depressione nel 60% dei pazienti, tutti con depressione grave e che non avevano risposto a cure precedenti. L’apparecchio che viene impiantato, spiega il direttore della ricerca, il neurochirurgo Andres Lozano, manda ininterrottamente degli stimoli elettrici, 24 ore al giorno, a un’area del cervello nella corteccia frontale chiamata regione cingulata subgenuale o Area Brodmann 25. Questa regione e’ associata con i sentimenti di tristezza e la risonanza magnetica ha mostrato che e’ iperattiva nei pazienti clinicamente depressi e influenza altre aree del cervello che controllano funzioni quali il sonno, l’appetito, l’umore e la motivazione. “Una disfunzione in quest’area, pensiamo, causa una disfunzione generalizzata nel cervello”, dice Lozano. Gli elettrodi stimolano la regione cingolata subgenuale in modo da ridurne l’iperattivita’ e, quindi, tristezza e depressione.

da: http://salute.agi.it

Federica Sciarelli: «Molti scomparsi vittime di depressione»

10-07-08

Da quattro anni è in prima linea alla ricerca degli «scomparsi». Federica Sciarelli conduttrice di «Chi l’ha visto?» ha dato alla trasmissione un taglio più incisivo.

di: Maurizio Piccirilli

Quattro anni a cercare i «fantasmi» che si perdono nelle nostre città.

Si può fare una statistica del fenomeno?

«Starei molto attenta con i dati. Molti scompaiono e ci sono altrettante denunce ma spesso quando vengono ritrovati non viene comunicato, così resta un dato negativo che si va aggiungere agli altri».
Per tua esperienza quante di queste scomparse sono volontarie?

«Poche. Veramente poche. Invece molto spesso dietro la scomparsa c’è un omicidio. Scomparsi volontari sono gli anziani spesso sofferenti di Alzheimer che escono di casa e non riescono più a farvi ritorno».
E gli adolescenti in fuga?

«Un fenomeno di altri tempi. Oggi fuggono di casa perchè non hanno dato qualche esame o per un’interrogazione andata male. Fuggono più spesso ragazzi affidati a case-famiglia con grossi problemi di disagio sociale».
Tra gli adulti ci sono fughe volontarie? Continua

Ansia e colesterolo nemici degli italiani

28-06-08

 di MAURIZIO PAGANELLI

Italiani consumatori di farmaci per il sistema cardiocircolatorio in primis e poi medicine gastrointestinali e per il sistema nervoso centrale, a cominciare dalla depressione. Il ramipril, antipertensivo, è la sostanza più prescritta, seguita dall’acido acetilsalicilico (Aspirina e analoghi) usato come antiaggregante piastrinico, l’amplodipina (antipertensivo: un calcio antagonista selettivo), l’atorvastatina (anticolesterolo), la furosemide (diuretico), la simvastatina ( anticolesterolo), l’enalapril (antipertensivo).

Per spesa l’anticolesterolo atorvastatina è al primo posto, seguito dal lansoprazolo (gastroprotettivo), poi salmeterolo e fluticasone (apparato resipratorio), l’antipertensivo amlodipina, l’esomeprazolo (gastroprotettivo), il ramipril, l’altro gastroprotettivo omeprazolo. la simvastatina e infine, in qusta particolare top ten, l’associazione valsartan-idroclorotiazide (antipertensivo+ diuretico) e l’anticolesterolo rosuvastatina.

Il quadro del consumo farmaceutico relativo al 2007 in Italia, è contenuto nell’ottavo Rapporto Osmed, a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, Aifa e con la collaborazione della Società Italiana di Medicina generale, e coordinato da Roberto Raschettti. Nello studio il calcolo del consumo di farmaci è fatto sulla base delle “dosi standard al giorno” (DDD, dosi definite die, che rapppresentano per ciascuna sostanza la dose necessaria a coprire una giornata di terapia nell’adulto).

Ogni cittadino italiano ha consumato in media circa 525 dosi di farmaci nel 2007: oltre 30 miliardi di dosi complessive, il 70% a carico del Servizio Sanitario Nazionale (farmaci di fascia A). Ha acquistato 29 confezioni di farmaci (stesso dato del 2006), 17 della quali rimborsate dal servizio sanitario. L’aumento di dosi dal 2000 al 2007 per cittadino si aggira intorno al 52%. Il Lazio è la regione con più elevato consumo (1020 dosi ogni 1000 abitanti, media nazionale 881 dosi), Bolzano è al valore più basso con 670 dosi.
La spesa farmaceutica pubblica, nonostante l’aumento delle ricette e delle dosi, è diminuita rispetto al 2006 (-2,6%), ma quella privata è invece aumentata del 4%. La Sicilia ha il record di spesa pubblica sui farmaci rimborsati dalla Stato (272,3 euro pro capite), la Provincia di Bolzano resta con la quota più bassa (151,6 euro ogni cittadino).

I farmaci generici-equivalenti conquistano, anche per la fine di alcuni importanti brevetti, circa un terzo dei consumi delle dosi (nel 2000 era al 13%): anche questo ha portato ad un calo della spesa e dei prezzi dei farmaci. La spesa procapite per gli over 75 è di oltre 11 volte superiore a quella di una persona di età compresa tra i 25 e i 34 anni (+ 17 volte in termini di dosi).

“Il miracolo e la novità”, sorride il curatore Raschetti, “è esssere riusciti a pubblicare l’ottava edizione di questo Rapporto. Quest’anno l’attenzione particolare è andata all’appropriatezza, cioé l’uso corretto, delle terapie. Emergono due elementi: la sottovalutazione di alcuni rischi e quindi un uso ridotto degli strumenti farmacologici e, dalll’altra, una non aderenza al trattamento, che equivale ad uno spreco”.

Due elementi contraddittori, dunque: da una parte, dicono gli esperti, servirebbe un uso maggiore di farmaci (nell’ipertensione si calcola una sottovalutazione che sfiora il 50%) che farebbe aumentare la spesa farmaceutica, ma dall’altra spendere in farmaci senza portare a termine una cura è un’evidente boomerang in termini di spesa sanitaria pubblica. “Occorre coinvolgere le Società medico scientifiche in un’opera di informazione ed uso corretto del farmaco”, sostiene Raschetti. Fa eco il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Enrico Garaci: “La contrazione della spesa farmaceutica nel 2007 è un effetto amministrativo: quel che serve davvero e ciò che auspichiamo è un cambiamento culturale insieme ai medici di medicina generale”.

da: http://www.repubblica.it

L’ossitocina arma vincente contro l’ansia

26-06-08

 A cura di Luca Ponzi,

L’ossitocina, un ormone prodotto naturalmente dal corpo, che aiuta le madri durante il parto e potenzia il loro legame con i neonati, potrebbe essere un’arma vincente contro l’ansia, le fobie e la timidezza. Lo affermano scienziati americani per i quali ci sono indicazioni che l’ossitocina possa essere utile anche nelle terapie contro l’autismo. L’ormone, che puo’ essere prodotto sinteticamente, e’ oggetto di una vera corsa da parte delle case farmaceutiche in Usa, Europa e Asia, che vogliono commercializzarlo sotto forma di farmaco quanto prima. Paul Zak, professore di neuroscienza alla Claremont Graduate University in California, che ha testato l’ossitocina su centinaia di persone, spiega: “Gli esami hanno mostrato che questo ormone riduce i livelli di ansia in chi lo assume. E’ un ormone che facilita i contatti sociali tra le persone. Oltretutto, e’ anche molto sicuro e non da’ dipendenza”.

Le sue osservazioni sono supportate anche da altre ricerche condotte all’Universita’ di Zurigo: i medici, usando l’ossitocina, sono riusciti a mitigare stati d’animo di timidezza estrema in 120 persone, facendola assumere mezz’ora prima che i soggetti si trovassero in una situazione che prevedevano di forte disagio.

da: http://www.torinoscienza.it

IL PROFUMO DI INCENSO CONTRO ANSIA E DEPRESSIONE

AGI) – New York – Molte persone usano bruciare bastoncini di incenso in casa per profumare l’ambiente e rilassarsi e oggi uno studio condotto sugli animali sembra provare scientificamente l’effetto calmante di questa essenza. Nei topi, ha scoperto il team diretto dal Dr. Arieh Moussaieff della Hebrew University di Gerusalemme, un componente del franchincenso, noto anche come olibano, sembra attivare particolari meccanismi cerebrali che calmano l’ansia e alleviano i sintomi della depressione. Il franchincenso e’ la resina di un albero aromatico usata da secoli nelle cerimonie religiose di Medio Oriente e Europa. I risultati dello studio israeliano suggeriscono che una particolare sostanza contenuta nell’incenso, l’incensole acetato, potrebbe funzionare come ‘nuovo’ agente contro ansia e depressione. ‘I risultati ottenuti sugli animali sembrano indicare che l’incensole acetato e i suoi derivati sono una valida alternativa nel trattamento di queste patologie’, dice Moussaieff. Inoltre, lo studio del suo team, uscito sul Faseb Journal, mostra un meccanismo nel cervello prima non noto per la regolazione di ansia e depressione: l’equipe ha dimostrato che, iniettato nei topi, l’incensole acetato influenza l’attivita’ di una proteina chiamata Trpv3. Poco si sa del ruolo di questa proteina nel cervello; lo studio sembra suggerire che, almeno nei topi, essa abbia almeno una parte nella regolazione della depressione e dell’ansia e che possa essere considerata come target per farmaci di nuova generazione. Ovviamente, prima va essere dimostrato che i modelli animali sono validi anche sull’uomo.

da: http://salute.agi.it

Commento del Dott. Zambello

Ma veramente crediamo che  l’incenso o anche l’ossitocina  o cosa altro, ci facciano  passare l’ansia?  Ma, anche se fosse vero, se veramente queste agissero su qualche recettore interno e in qualche modo alterassero la  percezione della nostra  realtà  interna,  ne varrebbe proprio la pena?

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