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	<title>Psicoterapia Dinamica &#187; Disagio mentale</title>
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	<description>Psicoterapeuta Dr. Renzo Zambello</description>
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		<title>Salute mentale: i giovani vittime della crisi del quarto di vita</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 19:32:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio mentale]]></category>

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		<description><![CDATA[In tema di salute mentale si è potuto constatare che i giovani sono sempre più vittime di quella che viene chiamata crisi del quarto di vita. Una volta si parlava più che altro di crisi di mezza età, che interessava soprattutto la fascia di età tra i 40 e i 50 anni. Adesso invece i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.francesconicodemo.it/wp-content/uploads/2011/02/pensatore_rodin-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />In tema di <strong>salute mentale</strong> si è potuto constatare che i <strong>giovani</strong> sono sempre più vittime di quella che viene chiamata <strong>crisi del quarto di vita</strong>. Una volta si parlava più che altro di <strong>crisi di mezza età</strong>, che interessava soprattutto la fascia di età tra i 40 e i 50 anni. Adesso invece i primi segnali di crisi iniziano già a 20 o a 30 anni. Ad affermarlo sono stati gli studiosi della Greenwich University.</p>
<p>Ma quali sono i campanelli d’allarme, che dovrebbero essere oggetto di particolare attenzione? In primo piano ci sono <strong>ansia da prestazione</strong>, evidente soprattutto per ciò che riguarda il lavoro e il <strong>senso di soffocamento</strong>, in relazione alle scelte lavorative o a quelle della vita privata. A volte si può arrivare anche alla <strong>depressione</strong>. Alcune <strong>ricerche scientifiche</strong> precedenti hanno dimostrato che il rischio depressione diminuisce con un sonno adeguato. Ma ci sono vari fattori che devono essere tenuti in considerazione.<br />
 <br />
Infatti non va dimenticato che oggi esiste una maggiore fluidità sia nel lavoro che nelle <strong>scelte sentimentali</strong>. Tutto ciò non fa altro che favorire il <strong>cambiamento</strong>, il quale comunque può essere anche causa di crisi in relazione alle numerose scelte che un mnodo in continuo cambiamento implica. Ad influire è anche l’<strong>ansia</strong> di trovare lavoro, di fare successo e soldi in modo veloce. Ed è certo in ogni caso che, soprattutto per gli adolescenti, l’ottimismo va a vantaggio della salute.</p>
<p>da: http://www.tantasalute.it      </p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Da più di quindici anni  il  40 % dei miei pazienti ha meno di trenta anni. I loro disagi sono nella quasi totalità  legati a manifestazioni  ansiose che si esprimono con attacchi di panico ma anche problemi  legati al sesso quali: eiaculazione precoce o  impotenza. Inutile dire che nessuno di loro ha problemi organici.   La loro necessità è di essere &#8220;contenuti&#8221;. Hanno bisogno di  una &#8220;madre&#8221; di un  &#8221;padre&#8221; che li   ascolti,  accetti tutto  ciò che &#8220;hanno dentro&#8221;  aiutandoli  a capire ciò che è buono da quello che non lo è.  Spesso sono cresciuti con l&#8217;illusione di poter far tutto, si sono riempiti di  onnipotenza e poi, improvvisamente al contatto con la prima realtà:  il lavoro,  l&#8217;impegno familiare, la perdita del  supporto del gruppo, il cambio di città etc, all&#8217;improvviso,  il terrore, la percezione di non avere nulla, di  non essere nessuno.</em></strong></p>
<p><strong><em>E&#8217; chiaro che  non è così, non sono dei superman ma neanche delle nullità. Hanno bisogno di vivere nella realtà,  la loro realtà e  a contatto con le loro  capacità e deficienze. E&#8217; un lavoro che solitamente nelle generazioni passate veniva fatto prima dalla mamma e poi dalla scuola e  dalle altre agenzie sociali: oratori e ogni altro tipo di  gruppo di formazione.  Ho l&#8217;impressione che famiglia ma anche la  scuola,  abbiano  perso quel ruolo fondamentale che faceva dire a mia nonna, &#8220;la saggia&#8221;: &#8220;passo la maggior parte del tempo a dire di no&#8221;. Se ci pensiamo, questo dovrebbe essere il ruolo dei genitori con i figli adolescenti: contenere le loro fantasie onnipotenti, dicendo di no, mettendo dei paletti.  Purtroppo, troppo spesso, conosco genitori che non hanno &#8220;la voglia&#8221;, il tempo a volte anche le capacità di farsi carico della crescita del figlio accollandosi la frustrazione, la reazione che viene dopo il no.</em></strong></p>
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		<title>La pecora nera</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 06:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio mentale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nicola ha trentacinque anni e vive rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove lo hanno dimenticato una mamma impazzita, una nonna “ovarola”, un padre prepotente e due zii inadeguati. Le sue giornate sono scandite dalla spesa e accompagnate da una suora che prega e paga il conto e da un amico immaginario che conta le puzze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:J3VhBZb_RyWWqM:http://www.eclipse-magazine.it/images/stories/cinema/Festival_Cinema_Venezia_2010/La_pecora_nera.jpg&amp;t=1" alt="" width="165" height="236" />Nicola ha trentacinque anni e vive rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dove lo hanno dimenticato una mamma impazzita, una nonna “ovarola”, un padre prepotente e due zii inadeguati. Le sue giornate sono scandite dalla spesa e accompagnate da una suora che prega e paga il conto e da un amico immaginario che conta le puzze della sorella e sogna di riviste per uomini senza parole. Al supermercato c&#8217;è Marinella, il suo amore infantile che offre caffè in cialde a clienti svogliati e ride ascoltando le sue cronache marziane. Nicola è un “povero scemo” che la guerra non l&#8217;ha mai fatta, che mangia ragni e beve l&#8217;acqua di mare, che crede ai santi ma non in dio, che distribuisce pasticche e torna sempre indietro al novantanovesimo cancello perché è stanco, perché il mondo fuori è come dentro, soltanto più ordinato. Nicola è la pecora nera, il diverso che diventa poesia da declamare, storia da raccontare, canzone da cantare, pio pio pio.</p>
<p>Dopo il teatro (tanto teatro) e due documentari per la Fandango, Ascanio Celestini gira il suo primo film di finzione, che affonda il dito nella ferita più dolorosa del corpo sociale: la malattia mentale. La pecora nera, già realizzato per il palcoscenico e già pubblicato nella forma del libro, non compie un&#8217;indagine sulla situazione della salute mentale in Italia, piuttosto parte da un&#8217;indagine condotta negli ospedali psichiatrici per approdare a un film lirico su una biografia disgraziata e un&#8217;emarginazione inespressa. Le “parole sante” dei santi matti da (s)legare le trova e le incarna il Nicola di Ascanio Celestini, personaggio di sconcertante bellezza dimenticato sotto le macerie della struttura familiare, esempio di coscienza nella parabola di un rifiuto.</p>
<p>Sensibile e in ascolto degli umori della natura umana (e sociale), l&#8217;autore e attore romano svolge il racconto del suo “scemo di guerra” in tempo di pace sul volto innocente del suo personaggio, specchio di pensieri poveri e puri ma vertiginosamente profondi. Nicola è nato nei “favolosi anni Sessanta”, quelli che avevano il sapore del sale ed erano ancora troppo lontani dalla riforma di Franco Basaglia, psichiatra illuminato che promosse la progressiva eliminazione del sistema manicomiale e il reinserimento nel corpo della società dei pazienti con disturbi mentali. Nicola è uno dei tanti, troppi bambini che ha visto confluire il suo disagio in un istituto religioso per persone definite “subnormali”, un luogo dove ha comunque continuato a sognare, incapace di entrare in rapporto attivo col mondo al di là del muro, inesplicabile e terrorizzante orizzonte di non-senso accomodato ordinatamente lungo le corsie di un supermercato.<span id="more-566"></span></p>
<p>È importante sottolineare la forte originalità di Ascanio Celestini nel panorama italiano, per la scelta di storie e temi di urgente attualità, capaci di non sovrapporsi al messaggio semplicistico offerto dalla cronaca, per la volontà di lavorare con volti e corpi attoriali inediti o poco impiegati sul grande schermo. Si innalza al di sopra di tutti la performance di Giorgio Tirabassi, volto fragile e proiezione dolorosa della “follia” di Nicola. Un bambino solo sul cuore della terra, un uomo mai conciliato, mai integrato.</p>
<p>di: Marzia Gandolfi </p>
<p>da: http://www.mymovies.it    </p>
<blockquote><p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>E&#8217; la storia di un disagio familiare, sociale che si risolve, o per lo meno tenta di risolversi, come sosteneva Basaglia e poi tutta la terapia sistemica, nella costruzione di un punto debole da eliminare: la pecora nera. E&#8217; la teoria che i gruppi per rimanere adesi hanno bisogno di individuare un capro espiatorio. Celestini dimostra di conoscere bene queste dinamiche e le descrive, direi le disegna con un tratto leggero, senza dare giudizi e in fondo, senza proporre soluzioni. C&#8217;é una cosa che non mi convince nel film, o nell&#8217;analisi dell&#8217;autore: il disegnare, il raccontare il disagio oltre i cancelli, la dove inizia la follia. Egli tenta di raccontare come una situazione limite, borderline senza un supporto di amore vero arrivi alla spaccatura, alla separazione, sociale, al fallimento totale. L&#8217;amore anche di una suora scorreggiona innamorata del Papa può permette di sopravvivere in un mondo di realtà surrettizia. Ma, la percezione dell&#8217;assenza dell&#8217;amore reale, vero, sessuale, proietta inevitabilmente nella follia, nel distacco senza possibilità di aggancio con la realtà. Un solo dubbio: questa é una storia di follia, non la follia. Celestini corre il pericolo dei famosi anni sessanta dove da una parte i perbenisti cercavano lo &#8220;schizzo-cocco&#8221; e Basaglia pensava che era tutta colpa della società. Il mondo oltre il cancello é immenso, è un universo buio e noi possiamo solo raccontarne, raccoglierne, alcuni frammenti con la consapevolezza che sono solo piccole “caccole”</em></strong></p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>Psicoterapia: “Il buco nero della vergogna”</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 07:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio mentale]]></category>

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		<description><![CDATA[    Gianni, un ingegnere di trenta anni, chiede una psicoterapia per il profondo disagio che pervade la sua vita: si vergogna di se stesso e soprattutto della sua mascolinità, è convinto che “nessuna ragazza carina”, per citare una sua tipica espressione, potrà mai desiderarlo come maschio. Questa paura è una vera ossessione che invade i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  </p>
<p><img id="il_fi" src="http://www.ok-ambiente.com/contenuti/foresta-amazzonica-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /> Gianni, un ingegnere di trenta anni, chiede una psicoterapia per il profondo disagio che pervade la sua vita: si vergogna di se stesso e soprattutto della sua mascolinità, è convinto che “nessuna ragazza carina”, per citare una sua tipica espressione, potrà mai desiderarlo come maschio.</p>
<p>Questa paura è una vera ossessione che invade i pensieri, le fantasie e condiziona gli incontri con le donne e anche con gli uomini che sono sentiti come rivali pericolosi e potenti, certamente più virili e di successo di lui che si considera brutto, inadeguato, una sorta di “calimero-piccolo-e-nero”. E’ un uomo dal fisico possente, ma prova vergogna per il suo corpo che sente danneggiato ferito, repellente; è convinto che gli altri possano riconoscere con la vista le ferite emotive proiettate nelle mostruosità corporee.</p>
<p>E’ immerso nei paradossi: vorrebbe essere riconosciuto ma anche restare invisibile; si sente a disagio quando incontra il temibile sguardo che potrebbe smascherarlo e colpirlo come un fendente nella più segreta intimità, ma allo stesso tempo desidera essere accolto per non soffrire una cocente ed ingiusta esclusione.</p>
<p>L’emozione della vergogna in Gianni spesso si trasforma in rabbia, vissuti paranoici, fantasie ipocondriache, tutte difese per allontanare il momento dell’incontro con l’altro che può cogliere e smascherare la sua intimità danneggiata. Non ha il senso del tempo ogni attimo assume una dimensione intollerabile ed eterna, non ricorda le esperienze positive che sembrano perdersi come l’acqua in un colino. Il suo umore oscilla tra la rabbia che lo spinge a dare pugni nel muro, ad un senso di profonda prostrazione e passività.</p>
<p>Quando è relativamente sereno, non troppo oppresso dai suoi conflitti, dimostra intelligenza e competenza, qualità che gli permettono di realizzare successi lavorativi e sociali e anche di concretizzare e vivere relazioni con le ragazze, ma questi eventi positivi non lo rassicurano, hanno anzi l’effetto paradossale di aumentare i suoi timori ed attivare comportamenti di fuga e di evitamento.</p>
<p>Un altro suo paradosso è quello di svalutare e togliere valore ad ogni esperienza soprattutto di natura affettiva e sessuale, poiché non si riconosce qualità apprezzabili, svaluta e denigra le donne che mostrano interesse ed attrazione verso di lui; trova in loro difetti e limiti fisici o psicologici, in sostanza è convinto che nessun altro uomo potrebbe desiderare le ragazze che lo scelgono.<span id="more-541"></span></p>
<p>Una passione di Gianni è la fotografia, stare nascosto dietro l’obiettivo lo fa sentire autorizzato ad osservare le persone e le situazioni dimostrando notevole sensibilità ed empatia, capacità che gli difettano nelle relazioni interpersonali, è troppo impegnato nelle sue fantasie e autosvalutazioni per accorgersi dell’altro.</p>
<p>Come paziente, Gianni sembra completamente allo scuro dei suoi sentimenti ed emozioni, manca della capacità di sognare è drammaticamente ancorato ad una sorta di iper-realtà piatta senza ombre o prospettiva, immutabile e ripetitiva. Come scrive lo psicoanalista Ogden (2008) “una persona incapace di imparare dall’esperienza e di farne uso, è imprigionata in una condizione infernale di un mondo infinito ed immutevole”.</p>
<p>Molto lentamente, nel corso della psicoterapia psicodinamica, Gianni arriva a riconoscere ed ammettere la sua paura per le donne, è questo terrore soprattutto di fronte ad una ragazza seducente, che lo porta ad assumere atteggiamenti di ritiro: non sono le donne a sfuggirlo, ma è lui che per la paura dell’incontro sabota la possibilità di successo. La sessualità è il campo di battaglia di Gianni, ma il suo problema non è il sesso ma piuttosto un grave difetto d’identità.</p>
<p>E’ profonda e ripetuta la traumatica squalifica narcisistica che il piccolo Gianni.</p>
<p>Ha subito nell’infanzia nella relazione con una madre troppo occupata a curare un marito a lungo e gravemente depresso; tanto che oggi Gianni, da adulto mantiene un copione d’esclusione e d’isolamento affettivo. E’ come se il ripetersi di traumi cumulativi piuttosto che acuti (M. Khan), abbia congelato l’emotività e le capacità affettive, il tempo si è fermato sulla rappresentazione di un’unica scena, esattamente quella in cui è mancato il riconoscimento materno, la sua frase tipica ”nessuna ragazza carina mi vorrà mai” si può tradurre in: “come mia madre non mi ha amato, così nessuna altra donna di valore potrà mai amarmi”.</p>
<p>La spiegazione del disinvestimento materno è cercata nella propria inadeguatezza: “Mia madre nel passato, come le donne che incontro oggi, non mi desiderano perché sono piccolo e repellente nel confronto con altri uomini, così come durante l’infanzia non sono stato all’altezza di mio padre “.</p>
<p>La cocente vergogna provata da Gianni, sembra essere la conseguenza di una prolungata disconferma narcisistica che ha minato e reso fragile quella che lo psicanalista Racamier definisce “l’Idea dell’Io”, eredità del “lutto originario”, ossia il processo psichico fondamentale per il quale l’Io rinuncia al possesso totale dell’oggetto, compie il lutto di un’unione narcisistica assoluta, riconosce le sue origini. “L’incestualità” una condizione molto diffusa nelle famiglie, è un clima, un registro della vita interiore, una condizione d’incesto morale, in cui il genitore, spesso la madre, fa una proiezione narcisistica invasiva sul bambino che si trasforma in “oggetto incestuale”, oggetto-feticcio a cui è proibito avere desideri propri e soprattutto gli è negato il valore narcisistico. Si tratta di una squalifica, di un discredito portato al valore intrinseco delle capacità e delle realizzazioni di un individuo, una profonda ferita narcisistica che fa vivere nella paura e nella vergogna.</p>
<p>L’incestato è squalificato nella sua elaborazione fantasmatica personale, nella capacità di desiderio, nell’integrità dell’Io, nel narcisismo, nel corpo e nella psiche.</p>
<p>L’oggetto incestuato, incarna un ideale assoluto, concentra tutti i poteri è investito come un idolo che illumina l’idolatra ma allo stesso tempo e questo è il paradosso, è deprivato d’ogni valore e riconoscimento personale. L’associazione di Racamier della squalifica narcisistica all’emozione della vergogna, propone una spiegazione della vergogna patologica alla luce della perversione narcisistica sia dal versante di chi subisce la squalifica, che da quello che la infligge.</p>
<p>Il portatore di vergogna, non potrà mai essere all’altezza della sua funzione d’idolo in quando n’è solo un simulacro, uno specchio riflettente del narcisismo altrui. Non ha possibilità di successo, quando scopre l’imbroglio si copre di vergogna e si riempie di rabbia, non potrà mai avvicinarsi all’Ideale dell’Io proiettato dai genitori, inoltre si sentirà in colpa per il suo fallimento.</p>
<p>Gianni si vergogna di non essere stato amato, è convinto che questo derivi da suoi presunti gravissimi difetti. Il distorto ed intermittente investimento narcisistico materno determinato anche da aventi e necessità esterne, hanno causato un’importante deprivazione narcisistica: gli sono mancate la giusta tenerezza e la coerenza materna, ingredienti necessari allo sviluppo della sicurezza e fiducia di base. Egli si sente inadeguato rispetto ad un Ideale dell’Io irraggiungibile che attribuisce in maniera irreale, agli altri uomini.</p>
<p>Quella che è danneggiata è la sua identità, l’Idea dell’Io, egli convive con una sorta di buco nero che assorbe le sue migliori energie e che lo rende avido e insoddisfatto, è proprio l’elaborazione del lutto originario che gli può consentire di tollerare la perdita dell’oggetto senza rischiare di perdere anche il senso e la continuità del Sè (Racalbuto).</p>
<p>Il paziente Gianni ha ripetuto a lungo il tormentone: “nessuna-ragazza-carina-mi-vorrà-mai” accompagnato da un quasi nulla disponibilità ad ascoltare parole nuove, questo ha richiesto alla terapeuta una paziente e fiduciosa accoglienza e discernimento d’ogni sfumatura e diversità nell’apparente inscalfibile ripetizione dei contenuti. Lentamente, l’attenzione è stata spostata alla storia, ai vissuti, ai desideri, ai comportamenti ambivalenti del paziente.</p>
<p>La scoperta dell’esistenza dell’altro così come l’intuizione di uno spazio interiore, sono emerse da una sorta di nebbia fatta d’angoscia e paura. Progressivamente sono migliorate le relazioni interpersonali, ma soprattutto la generica categoria “donne”, si è differenziata per nome, identità, caratteristiche personali e psicologiche, modalità d’incontro, motivazioni ecc.</p>
<p>In questa fase della psicoterapia, la sessualità inizialmente solo immaginata, ha assunto forme e modalità soddisfacenti anche se non ancora pienamente integrate: il paziente riesce ad avere una buona relazione affettiva e sessuale con la sua attuale fidanzata ma seguita a sentirsi frustrato per non aver realizzato il perfetto incontro con “una-vera-ragazza-carina”.</p>
<p>In realtà quello che sta ancora maturando è un’immagine di sé sufficientemente integrata e adulta per poter comprendere la possibilità di tollerare il senso del limite.</p>
<p>Persone come Gianni sono sofferenti per essere stati sottoposti ad un dominio ed essere state asservite al narcisismo altrui, hanno provato angoscia, depressione, per questo è fondamentale ricostruire e scoprire se stai attraverso una rigenerazione narcisistica, il supporto di un involucro qualificante.</p>
<p>Il processo terapeutico, spesso lungo e complesso, secondo Racamier, deve lavorare attorno al nocciolo della riqualificazione della persona, rendere possibile i piaceri libidici e dell’Io, elaborare la vergogna mai digerita, il lutto non fatto per rendere possibile la condizione di sentirsi solo un uomo, ma un uomo tra gli uomini.</p>
<p>Bibliografia</p>
<p>Ogden T. H. L’arte della psicoanalisi. Raffaello Cortina Editore, 2008.</p>
<p>Khan M.(1983)I sé nascosti. Torino: Boringhieri, 1987.</p>
<p>Racamier P.C. Il genio delle origini. Milano: Raffaello Cortina,1993.</p>
<p>Racamier P.C. (1995).Incesto e incestuale. Milano: Franco Angeli, 2003.</p>
<p>Racalbuto A. Tra il fare e il dire. Raffaello Cortina Editore, 1994</p>
<p>Dott.ssa Maria Grazia Antinori</p>
<p>da: http://benessere.guidone.it   </p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><em><strong>La dottoressa Antinori richiama uno dei temi più interessanti e anche difficili della professione dello psicoterapeuta. Riporto,  perché condivido totalmente,  cosa diceva il Prof. Eugenio Gaburri,  Medico Psicoanalista Didatta della SPI: &#8220;La questione delle aree di “indifferenziazione” della personalità pone molti problemi, clinici e teorici che sono stati scarsamente accennati da Freud e, in seguito, hanno preso ramificazioni diverse nella riflessione psicoanalitica. Tendenzialmente si è orientati a pensare che indifferenziato sia il tempo che precede la nascita psichica dove non sono ancora definiti i confini Io/Non Io, dove il rapporto tra madre e neonato si colloca in un area fusionale, in una condizione preambivalente etc. Problemi particolari sono nati in psicoanalisi quando si è presentata la questione dell&#8217;autismo e delle parti autistiche della personalità (Mahler, Tustin, Gaddini etc.).</strong></em><strong><em><br />
<em>Le aree di indifferenziazione hanno a che fare con parti della personalità individuale e con aspetti arcaici del sé, delle difese dell&#8217;Io, dell&#8217;apparato per pensare e altro ancora. Inevitabilmente le aree di indifferenziazione sono connesse con la problematica intersezione sia transgenerazionale sia intergenerazionale tra l&#8217;identità individuale e l&#8217;identità (mentalità) del gruppo di appartenenza: ciò conferisce al rapporto di cura psicoanalitica specifiche caratteristiche . Di queste aree si sono occupati molti AA i cui pareri convergono anche se partono da matrici teoriche diverse: Bleger in Argentina (il nucleo ambiguo), Lowenstein negli Stati Uniti (la densità primaria), Bion in Inghilterra (gli elementi beta) etc.</em><br />
<em>Nella clinica, situazioni di “non contatto” che appaiono come aree cieche, di diniego, o, addirittura aree a cavallo tra biologico e psicologico, possono avere a che fare con l&#8217;indifferenziato (le aree autistiche delle persone nevrotiche per es.); In questi casi non si ha tanto a che fare con “difese” dell&#8217;Io o con conflitti rimossi, ma, piuttosto, con aree la cui nascita psicologica non si è mai del tutto realizzata, oppure con aree che, per varie circostanze traumatiche, si sono disciolte e amalgamate nella impersonalità gruppale. Pensiamo soprattutto a quei pazienti dove il conformismo, l&#8217;identità convenzionale, si è sposata con coazioni di marca tossicodipendente che coesistono con occulti nuclei “psicotici” della personalità.&#8221; (Conferenze SPI 2009). </em></em></strong></p>
<p><em><strong> Il caso clinico della Dott.ssa  Antinori e soprattutto l&#8217;apporto teorico del Prof . Gaburri mettono in evidenza aree della personalità che possono veramente essere causa di sofferenze profonde e che rischiano di non essere mai “guarite”.  Ma l’immagine  dell&#8217; &#8220;indifferenziato, così suggestiva, ha in se tutta l’ambivalenza, la  distruttiva,  l&#8217;abbiamo visto nel caso clinico,   ma anche la potenzialità rigeneratrice. E&#8217; proprio l&#8217;equivalente biologico delle cellule indifferenziate,  quelle che vengono chiamate &#8220;staminali&#8221;. Sono cellule,  come medici lo sappiamo bene che possono degenerare in tumori ma che  sono  l&#8217;humus, la base dove ogni  tessuto prende per crescere e  rigenerarsi. Sono il futuro della terapia.  Veramente qui, il   biologico e lo  psicologico si fondono assieme, nella continua  lotta contro la tentazione all’ autodistruzione e la vittoria della rigenerazione, della vita. </strong></em><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/RZSqApRzoGI?rel=0" frameborder="0" allowFullScreen></iframe></p>
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		<title>È morto Slavich, l&#8217;uomo che aprì le porte dei manicomi</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 16:12:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Disagio mentale]]></category>

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		<description><![CDATA[Collaboratore di Basaglia, diresse i servizi psichiatrici a Ferrara negli anni ‘70   &#8220;Artefice di una vera rivoluzione sanitaria e di un nuovo approccio alla malattia psichiatrica, è stato protagonista a Ferrara di una straordinaria stagione di fermenti culturali e civili&#8221;. Così sindaco, giunta e presidente del consiglio comunale ricordano Antonio Slavich, lo psichiatra nato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Collaboratore di Basaglia, diresse i servizi psichiatrici a Ferrara negli anni ‘70</h3>
<p><img src="http://www.nikonclubitalia.com/news/wp-content/uploads/2008/10/gianniberengogardin-parma1968.jpg" alt="" /> </p>
<p>&#8220;Artefice di una vera rivoluzione sanitaria e di un nuovo approccio alla malattia psichiatrica, è stato protagonista a Ferrara di una straordinaria stagione di fermenti culturali e civili&#8221;. Così sindaco, giunta e presidente del consiglio comunale ricordano Antonio Slavich, lo psichiatra nato a Fiume nel 1935, collaboratore di Franco Basaglia e direttore dei servizi psichiatrici a Ferrara dal 1971 al 1978 e scomparso ieri all&#8217;età di 73 anni.</p>
<p>Il prof. Slavich è stato allievo e collaboratore del padre della legge 180 a Padova, a Gorizia e a Parma; insieme hanno avviato la prima esperienza anti-istituzionale nella cura dei malati di mente dando inizio ad una riflessione sociopolitica sulla trasformazione dell&#8217;ospedale psichiatrico e di ulteriori esperienze alternative e di rinnovamento nel trattamento della follia che hanno portato alla costituzione della prima &#8220;comunità terapeutica&#8221; italiana. La sua azione lo ha visto attivo anche nel movimento di psichiatria democratica, promuovendo attivamente l&#8217;applicazione della legge n. 180 del 1978 sulla soppressione dei manicomi e a distanza di 30 anni questa legge, nata dall&#8217;esperienza italiana, si è diffusa in varie parti del mondo e viene ancora considerata come la più avanzata.</p>
<p>Noto psichiatra, Slavich è approdato nel territorio ferrarese nel 1971 in seguito alla decisione dell&#8217;allora assessore provinciale alla Sanità Carmen Capatti &#8211; che voleva come direttore del Centro di Igiene Mentale un &#8220;goriziano&#8221; per avviare la riforma dei Servizi Psichiatrici a Ferrara, percorso che si realizzò fra il 1971 e il 1978. In qualità di direttore del Centro di Igiene Mentale, negli anni ferraresi ha introdotto un metodo di lavoro innovativo basato sul coinvolgimento di tutti i collaboratori, medici, infermieri, assistenti e operatori sociali, dei pazienti e di tutta la società civile; questo metodo di lavoro ha significato un ripensamento complessivo della psichiatria e della cura delle persone con disturbi mentali, spostando sempre più gli interventi dalla Istituzione Chiusa (manicomio) ai Servizi Territoriali.</p>
<p>Il professor Slavich ha raccontato l&#8217;esperienza ferrarese nel libro &#8220;La Scopa Meravigliante&#8221;, un volume in cui, fra l&#8217;altro, descrive e cita tutte le azioni messe in atto e tutte le persone (operatori, politici, volontari) che insieme a lui, in qualità di direttore del Centro di Igiene Mentale, diedero avvio al processo di preparazione e di attuazione della riforma psichiatrica a Ferrara e della &#8220;dissoluzione&#8221; del manicomio di via Ghiara. Il contenuto del libro rappresenta la testimonianza di un percorso per tutti coloro che lo hanno vissuto, per quelli oggi che lavorano nella sanità, in particolar modo nella psichiatria, ma soprattutto uno strumento utile a tutti i cittadini perché possano vigilare affinché non si ritorni a pensare alla cura delle problematiche psichiatriche esclusivamente nei luoghi di segregazione che lo stesso Slavich ha contribuito a demolire.</p>
<p>Per questo suo ruolo lo scorso anno il Comune gli conferì il premio Ippogrifo, a testimoniare la gratitudine della città. &#8220;La sua scomparsa ci addolora profondamente &#8211; prosegue la nota del municipio -. Lo ricorderemo sempre come colui che seppe umanizzare i luoghi di cura e il rapporto con i malati e che in ogni circostanza, nella professione e nella vita, rifiutò le sbarre come soluzione ai problemi e si oppose ai ghetti come luoghi in cui rinchiudere il disagio e la sofferenza&#8221;.</p>
<p> da: http://www.estense.com   </p>
<p> </p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Ho provato un profondo senso di tristezza quando ho saputo che alcuni giorni fa era morto Slavich. Non mi é mai stato particolarmente simpatico né penso di esserlo stato io per lui ma, abbiamo lavorato assieme per oltre due anni nei servizi psichiatrici di Ferrara e ci siamo conosciuti. Ora, a distanza di oltre trenta anni posso dire con certezza che lui per molti pazienti, operatori, politici,  simpatizzanti e certamente   per me é stato una delle &#8220;persone importanti&#8221;  della mia vita. Con la sua essenzialità a volte spigolosità che rischiava di sembrare rozzezza,  non di animo ma nei modi, permetteva,  stimolava  in noi tutti un processo di individuazione. Grazie Antonio.</em></strong></p>
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		<title>Disagio psichico: 45mila persone hanno chiesto aiuto</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 22:44:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio mentale]]></category>

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		<description><![CDATA[Aumenteranno di circa 20mila unità nel prossimo futuro «Necessario un impegno della Regione Lombardia per trovare delle soluzioni condivise» A Milano la domanda per ricevere un aiuto psicologico negli ultimi 12 mesi ha riguardato 45mila persone, che si pensa aumenteranno di circa 20mila unità nel prossimo futuro. Di queste 45mila persone, il 44% esprime bisogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Aumenteranno di circa 20mila unità nel prossimo futuro<br />
<em>«Necessario un impegno della Regione Lombardia per trovare delle soluzioni condivise»</em></strong></p>
<p><img src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/05/22/48356210d42da_normal.jpg" alt="" />A Milano la domanda per ricevere un aiuto psicologico negli ultimi 12 mesi ha riguardato 45mila persone, che si pensa aumenteranno di circa 20mila unità nel prossimo futuro. Di queste 45mila persone, il 44% esprime bisogni personali relativi ad ansia, stress e depressione. Dai dati della letteratura internazionale, resi noti in occasione della presentazione dello spettacolo «Amica Follia», risulta che il 9-13% dei bambini e ragazzi può presentare disturbi di rilevanza psichiatrica.</p>
<p>Milano circa il 20% della popolazione tra 0 e 18 anni si troverà a dover affrontare disturbi psichici (36mila bambini e ragazzi) nel proprio percorso di vita. Il tutto confermato dal costante aumento di consumo di psicofarmaci, soprattutto ansiolitici e antidepressivi. Ogni anno si valuta un incremento del 3,6% e i maggiori consumatori, in un rapporto di 2 a 1, sono donne.</p>
<p>Il disagio mentale dell&#8217;individuo è un problema che tocca non solo il diretto interessato ma anche la famiglia, che troppo spesso si trova a dovergli prestare assistenza senza averne le possibilità. E&#8217;, invece, il presidio socio-sanitario territoriale la struttura preposta al delicato compito di realizzare la presa in carico delle persone che hanno problemi di salute mentale, la sede dove vengono formulati i programmi terapeutici-riabilitativi e di risocializzazione della singola persona.</p>
<p>Molte famiglie del capoluogo lombardo segnalano l&#8217;inadeguatezza dei Centri Psico Sociali del loro territorio e la carenza degli operatori impiegati nel settore. Lamentano di essere lasciate sole, anche nel caso di famigliari violenti, e di dover sorreggere il peso della malattia mentale unicamente con le proprie forze.</p>
<p>Per questo la Responsabile di Codici di Milano Maria Barroccu chiede un incontro al governatore della Regione Lombardia per istituire una commissione di verifica dei servizi erogati presso tutti i CPS operanti.</p>
<p>da:http://www.diariodelweb.it</p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em> I dati sopra riportati sono impressionanti. Teniamo conto che riguardano solo il Servizio Sanitario Pubblico. Ma,  a Milano, in Lombardia lavorano migliaia di psicoterapeuti e  psichiatri privatamente. Mi chiedo come la Regione possa ancora demandare  di riconoscere il &#8220;ruolo&#8221; dello Psicoterapeuta. </em></strong></p>
<p><strong><em>Video: Depressione e Psicoterapia</em></strong>  <a href="http://youtu.be/nRbevPsh5_I">http://youtu.be/nRbevPsh5_I</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>RECORD DI SUICIDI TRA I MEDICI, E&#8217; ALLARME</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 07:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio mentale]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Un elevatissimo numero di medici tedeschi non regge allo stress professionale e decide di togliersi la vita. A lanciare l&#8217;allarme sono il quotidiano &#8216;Bild&#8217; ed il settimanale &#8216;Der Spiegel&#8217; che attribuiscono la causa di fondo all&#8217;eccessivo lavoro a cui sono sottoposti i sanitari tedeschi. &#8220;I nostri medici sono troppo malati&#8221;, titola a caratteri cubitali &#8216;Bild&#8217;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.sambenedettoggi.it/wp-content/uploads/2006/05/ospedale%20corsia%20medici%20camici.jpg" alt="" />Un elevatissimo numero di medici tedeschi non regge allo stress professionale e decide di togliersi la vita. A lanciare l&#8217;allarme sono il quotidiano &#8216;Bild&#8217; ed il settimanale &#8216;Der Spiegel&#8217; che attribuiscono la causa di fondo all&#8217;eccessivo lavoro a cui sono sottoposti i sanitari tedeschi. &#8220;I nostri medici sono troppo malati&#8221;, titola a caratteri cubitali &#8216;Bild&#8217;, che sottolinea come ad aver bisogno di cure e&#8217; proprio la categoria professionale chiamata ad occuparsi della salute degli altri. Il settimanale di Amburgo rivela invece che sono 200 i camici bianchi tedeschi che ogni anno si suicidano, mentre il presidente dell&#8217;associazione di categoria (Baek), Dietrich Hoppe, spiega che &#8220;i problemi economici ed un disumano carico di lavoro fanno ammalare un numero sempre piu&#8217; elevato di sanitari&#8221;. Lo &#8216;Spiegel&#8217; scrive che i medici di famiglia sono costretti a lavorare 55 ore per settimana, impiegando un quinto del loro tempo a svolgere mansioni burocratiche e amministrative, causate dal complicato sistema sanitario tedesco. Una percentuale tra il 10 ed il 15 per cento dei sanitari finisce per cadere preda della dipendenza dall&#8217;alcol e dai medicinali, mentre le statistiche rivelano che il numero di suicidi tra i medici donna e&#8217; tre volte piu&#8217; elevato di quello dei loro colleghi maschi. Il professor Stephan Ahrens, direttore del centro per malattie psicosomatiche di Amburgo, dichiara a &#8216;Bild&#8217; che tra i suoi pazienti ci sono &#8220;sempre piu&#8217; medici, uno su nove malati. Dopo i manager, si tratta della categoria professionale che fa piu&#8217; spesso ricorso alle nostre cure&#8221;. Ad essere piu&#8217; colpiti da depressioni, stress e attacchi di panico sono gli psichiatri e gli anestesisti. Secondo le stime degli esperti, un medico tedesco su dieci soffre della sindrome del &#8220;burn-out&#8221;, il logoramento da eccesso di lavoro, mentre negli ospedali il fenomeno riguarda un sanitario su tre. Per molti camici bianchi, che alla fine non riescono a reggere allo stress professionale, la tragica via d&#8217;uscita sembra essere proprio il suicidio, come conferma il professor Ahrens, che aggiunge laconico: &#8220;quando un medico decide di togliersi la vita, sa come fare&#8221;. (AGI) -</p>
<p>da: http://salute.agi.it</p>
<p> <strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Questa triste notizia da ragione, spiega almeno in parte perche agli psicoanalisti è richiesta una formazione prima della professione che dura minimo quindici anni. Ma, forse, anche ai medici, organicisti o meno dovrebbe essere richiesto un training psicologico personale. Credo però che a tutti gli operatori che operano quotidianamente a contatto con l&#8217;ammalato dovrebbe essere offerta la possibilità di verificare le proprie motivazioni interne, il proprio operato, penso ad esempio ai Gruppi Balint.</em></strong></p>
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		<title>Milano/ Sos suicidi: ogni giorno due giovani ci provano</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2008/07/milano-sos-suicidi-ogni-giorno-due-giovani-ci-provano/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 08:23:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio mentale]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il suicidio del 16enne che si è gettato dalla finestra perché lasciato dalla ragazza e bocciato a scuola ci si interroga una volta di più sul disagio degli adolescenti. Le statistiche non lasciano tranquilli: tra Milano e provincia i giovani, fra i 10 e i 25 anni, attraversati almeno una volta dall&#8217;idea di togliersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img src="http://www.girodivite.it/IMG/jpg/suicidio.jpg" alt="" />Dopo il suicidio del 16enne che si è gettato dalla finestra perché lasciato dalla ragazza e bocciato a scuola ci si interroga una volta di più sul disagio degli adolescenti.</strong> Le statistiche non lasciano tranquilli: tra Milano e provincia i giovani, fra i 10 e i 25 anni, attraversati almeno una volta dall&#8217;idea di togliersi la vita sono circa 20mila. Di questi, almeno mille provano a farlo e ogni giorno a Milano 2 ragazzi tentano di uccidersi. E nelle zone della Valtellina e Valseriana è ancora peggio.<span id="more-188"></span></p>
<p><strong>Per quanto riguarda la prevenzione due anni fa fa l&#8217;ospedale Fatebenefratelli unico in Italia e primo nella Comunità europea, ha attivato un servizio sperimentale integrato per il &#8216;Trattamento acuto di soggetti adolescenti con tentato suicidio&#8217;:</strong> un&#8217;alleanza fra diverse strutture dell&#8217;ospedale (Psichiatria, Pediatria, Medicina d&#8217;urgenza-Pronto soccorso) e i terapeuti del Crisis Center dell&#8217;Amico Charly Onlus, associazione attiva da anni nel sostegno ai giovani e alle famiglie colpite. L&#8217;attività coinvolge medici del Pronto Soccorso, educatori, internisti e specialisti in pediatria, psicologia e psicoterapia, psichiatria, neurologia e neuropsichiatria dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza. Nei reparti di pediatria e medicina del Fatebenefratelli sono disponibili alcuni posti letto, per offrire ai ragazzi un&#8217;assistenza integrata con il Dipartimento di Salute mentale e un percorso di psicoterapia da parte dall&#8217;equipe di esperti che, sotto la direzione di Gustavo Pietropolli Charmet, opera al Crisis Center de &#8220;L&#8217;Amico Charly Onlus&#8221;.</p>
<p><strong>Intanto il libreria esce un diario-romanzo di , Monica D’Ambrosio, storica attivista ambientalista e animalista,</strong> scrittrice genovese, milanese di adozione, ha lasciato questo diario sanguigno scritto nel periodo dell&#8217;adolescenza. La prefazione è di Livia Pomodoro, Presidente del Tribunale di Milano, a lungo Presidente del Tribunale dei Minorenni di Milano, esperta del disagio giovanile e autrice a sua volta di importanti testi sull’argomento. L’introduzione è di Stefano Apuzzo, già deputato dei Verdi, esponente ambientalista e giornalista.</p>
<p><strong>Il libro percorre la tortuosa strada di una ragazzina molto sensibile</strong> che vive con un branco di cani. La giovane non si è mai arresa al mondo degli adulti, alla violenza e alla sopraffazione nei confronti degli animali e dei più deboli. La lotta con l’angoscia è un impegno quotidiano alla ricerca di una via d’uscita al “mal di vivere”. Molti genitori che hanno figli che vivono il disagio psicologico o particolarmente sensibili, troveranno nel libro molte risposte e utili spunti di riflessione.<br />
 <br />
<strong>Conoscere e comprendere il disagio adolescenziale e giovanile è un dovere per gli adulti, per evitare che tale disagio sfoci in azioni auto lesive e distruttive, nell’abuso di sostanze psicotrope, psicofarmaci</strong>, quando non addirittura nel suicidio. Dopo “Il maiale è scappato, firmato la scimmia” e “Anche gli animali vanno in Paradiso”, Monica D’Ambrosio (Genova, 1963) si rivela una scrittrice che cattura il lettore alla prima pagina e non lo molla nemmeno dopo l’ultima. Il libro è una corsa mozzafiato attraverso inferno e paradiso. La pubblicazione rientra nella collana “I libri di Gaia – Ecoalfabeto” di “Stampa Alternativa”, con il contributo della “Fondazione Cariplo”.<br />
 <br />
<strong>Il Presidente di Gaia Onlus, Edgar Meyer, protagonista della collana editoriale, afferma &#8220;Vent’anni son troppi”</strong> non è solo un diario di una ragazza che cerca di scappare all’angoscia e al tormento dei propri pensieri, ma uno spaccato sulla realtà e sui movimenti degli anni 80 e 90 per la difesa dell’ambiente e degli animali, movimento di cui Monica è stata protagonista, ad esempio con le famose contestazioni anti pellicce alla Prima della Scala&#8221;.</p>
<p>da:http://www.affaritaliani.it</p>
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		<title>Tra Psicologia Clinica e Psichiatria</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 07:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio mentale]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[di:  DANILO DI MATTEO Si è svolta venerdì mattina all&#8217;Auditorium del Rettorato dell&#8217;Università di Chieti la seconda sessione del convegno &#8220;Filosofia, Psicologia Clinica, Psichiatria e Neuroscienze&#8221;, promosso dal professor Giovanni Stanghellini, docente di Psicologia Dinamica, e dal professor Mario Fulcheri, docente di Psicologia Clinica. Il professor Mario Reda e il professor Adolfo Pazzagli hanno sottolineato l&#8217;importanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;">di:  <span style="font-size: 8pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-weight: normal; font-size: 8pt; font-style: normal; font-family: 'Arial','sans-serif';"><span style="font-size: 8pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><span style="color: #112544;">DANILO DI MATTEO</span></strong></span></span></span> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><span style="font-size: 10pt; font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><strong><em>Si è svolta venerdì mattina all&#8217;Auditorium del Rettorato dell&#8217;Università di Chieti la seconda sessione del convegno &#8220;Filosofia, Psicologia Clinica, Psichiatria e Neuroscienze&#8221;, promosso dal professor <span style="color: #112544;">Giovanni Stanghellini</span>, docente di Psicologia Dinamica, e dal professor <span style="color: #112544;">Mario Fulcheri</span>, docente di Psicologia Clinica.</em></strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"></span></span><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"></span></span></p>
<div><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"></span></span></div>
<p><span style="font-size: 10pt"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><img src="http://www.gaiavicenzi.com/index.1.gif" alt="" />Il professor <strong>Mario Reda</strong> e il professor <strong>Adolfo Pazzagli</strong> hanno sottolineato l&#8217;importanza di un approccio umanistico al disagio psichico. La diagnosi non potrà limitarsi alla descrizione di un disturbo, ma dovrà consistere nella ricerca compiuta dal paziente con l&#8217;aiuto del terapeuta volta a spiegarlo; cioè, innanzitutto, a dargli un senso. </span></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">E l&#8217;empatia non è solo la capacità di partecipare emotivamente alle vicende altrui, ma anche quella di coglierne i significati. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Più in generale, poi, è un formidabile strumento terapeutico il gioco di rimandi emotivi fra paziente e terapeuta; o, in termini psicoanalitici, la dinamica del transfert e del controtransfert. Oggi, invece, si tende troppo spesso a vedere nelle emozioni un tratto abnorme e patologico presente anche nei sani, quando invece la salute è proprio nella capacità di modularle e di goderne. </span></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">La tentazione della psichiatria di oggettivare la persona è forte, proprio mentre, paradossalmente, la medicina interna si sforza oggi di valorizzare la dimensione soggettiva e dialogico-relazionale dei disturbi. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Così è anche per la biografia, che non può ridursi alla storia clinica del soggetto, tralasciandone i vissuti e ignorando la sua &#8220;corresponsabilità&#8221; in ciò che gli accade.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Il professor <strong>Mario Rossi Monti</strong>, a propria volta, ha ricordato le diverse matrici della psicologia clinica: la psicoanalisi, la psicologia sperimentale, il comportamentismo. E la psicoanalisi e la fenomenologia sono nate proprio dal rapporto umano col paziente. Egli ha poi passato in rassegna alcune &#8220;ovvietà&#8221;: luoghi comuni che, pur avendo un fondo di verità, non possono esaurire la comprensione del disagio mentale. </span></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">E oggi persino autorevoli psichiatri di indirizzo biologico evidenziano l&#8217;importanza del &#8220;fattore umano&#8221; e del contesto al fine di un valido atteggiamento terapeutico. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Può essere talora opportuno, per orientarsi, semplificare il quadro, senza però mai ignorarne la complessità. Anche perché la stessa ricerca scientifica non è solo quantitativa; talora, anzi, è proprio qualitativa. </span></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">La psicopatologia, così, nell&#8217;equilibrio fra i tre aspetti nei quali si declina &#8211; generale, clinica e antropofenomenologica &#8211; può fornire una preziosa bussola alla psicologia clinica e alla psichiatria, ponendosi per così dire come loro interfaccia. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Basti pensare agli organizzatori psicopatologici, in grado di gettare un po&#8217; di luce su situazioni anche gravi di sofferenza. </span></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Al termine della mattinata vi è stato un vivace scambio di pareri fra il pubblico e i relatori. Nel pomeriggio si è svolta l&#8217;ultima sessione del convegno, dedicata al rapporto fra Psicologia Clinica, Psichiatria e Neuroscienze.</span></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">(Tratto dal quotidiano &#8220;<em>Cronaca d&#8217;Abruzzo</em>&#8221; di domenica 29 giugno 2008)</span></p>
<p style="text-align: justify">da: http://www.agenziaradicale.com</p>
<p> </p>
<p></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Formazione in psicoterapia ed assistenza psicologica nell&#8217;ASL Napoli 1</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2008/06/formazione-in-psicoterapia-ed-assistenza-psicologica-nellasl-napoli-1/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2008 12:53:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio mentale]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[di:  MAURIZIO MOTTOLA Martedì 24 giugno 2008 si è svolto a Napoli il convegno La prima scuola italiana di specializzazione in psicoterapia istituita da una azienda sanitaria e riconosciuta dal ministero dell&#8217;università, nel corso del quale sono stati consegnati i primi titoli di specializzazione in psicoterapia agli allievi -che hanno terminato l&#8217;iter formativo- della Scuola Sperimentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">di:  MAURIZIO MOTTOLA </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><img src="http://www.sambenedettoggi.it/wp-content/uploads/2007/11/disagio.jpg" alt="" />Martedì 24 giugno 2008 si è svolto a Napoli il convegno <em>La prima scuola italiana di specializzazione in psicoterapia istituita da una azienda sanitaria e riconosciuta dal ministero dell&#8217;università</em>, nel corso del quale sono stati consegnati i primi titoli di specializzazione in psicoterapia agli allievi <strong>-</strong>che hanno terminato l&#8217;iter formativo<strong>-</strong> della <em>Scuola Sperimentale per la</em> <em>Formazione in Psicoterapia</em> dell&#8217;Azienda Sanitaria Locale (ASL) Napoli 1<strong>.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">Infatti venerdì 11 luglio 2003, presso il Ministero dell&#8217;Istruzione Università e Ricerca (MIUR), la <em>Commissione per la valutazione dell&#8217;idoneità delle scuole di formazione in psicoterapia</em> approvò<span>  </span>la <em>Scuola sperimentale per la formazione alla psicoterapia e alla ricerca nel campo delle scienze umane applicate </em>(G<strong>.</strong>U<strong>. </strong>n<strong>.</strong> 201 del 30/8/ 2003), promossa dall&#8217;ASL Napoli 1<strong>.</strong></span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">E&#8217; stata la prima scuola di formazione in psicoterapia promossa da una Azienda Sanitaria Locale, che <strong>-</strong>oltre ad essere la più grande d&#8217;Italia per bacino di utenza<strong>-</strong> ha acquisito anche la caratteristica di essere la prima d&#8217;Italia ad avere promosso una scuola di formazione in psicoterapia e ad averne acquisito<span>  </span>il relativo riconoscimento ministeriale<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">Tale scuola è scaturita da anni ed anni di sperimentazione didattica nel campo delle scienze umane<span>  </span><strong>-</strong>con particolare riguardo alle discipline psicologiche, psichiatriche e psicoterapeutiche<strong>-,</strong> avviata dall&#8217;iniziale scuola fondata dallo psichiatra <em>Sergio Piro</em> , chiamata <em>semantico connessionale</em><span>  </span><strong>-</strong>fino al 1988<strong>-</strong>, <em>antropologico trasformazionale</em> <strong>-</strong>fino al 1999<strong>-</strong> e <em>scuola sperimentale per la formazione alla psicoterapia e alla ricerca nel campo delle scienze umane applicate</em><span>  </span><strong>-</strong>dal 2001<strong>-.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">Questi i principali assunti di riferimento<strong>:</strong></span></p>
<p style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify"><span style="font-size: 10pt"><span>-<span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">          </span></span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">non vi è possibilità di una nuova operatività senza una nuova didattica<strong>;</strong></span></p>
<p style="margin-left: 36pt; text-indent: -18pt; text-align: justify"><span style="font-size: 10pt"><span>-<span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size-adjust: none; font-stretch: normal;">          </span></span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">il sapere e la conoscenza non appartengono alle singolarità autosufficienti e ripiegate su se stesse, ma sono un fatto sociale e comunitario ed un <em>mettere in comune</em>, che solo nello scambio vivo e partecipato/partecipante con l&#8217;altro acquistano il loro valore ed il loro senso<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><br />
Pertanto la cura ad orientamento <em>antropologico trasformazionale</em><span>  </span><strong>-</strong>nel riconoscersi come filiazione epistemologica del mutamento operazionale determinato dalla legge 180 di riforma psichiatrica<strong>-</strong><span>  </span>individua un inedito dispositivo di cura<strong>:</strong> il <em>soggetto collettivo curante</em><strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><br />
La differenza fondamentale tra questo approccio e quello delle psicoterapie storiche ed attuali è tutta in questo punto<strong>: </strong>per le psicoterapie in genere il terapeuta è l&#8217;unico titolare della <em>terapeuticità</em> del processo di cura, mentre l&#8217;orientamento <em>antropologico trasformazionale</em> <strong>-</strong>che discende direttamente dal lavoro di pratica sociale e di ricerca clinica all&#8217;interno dei servizi di salute mentale<strong>-</strong><span>  </span>utilizza una <em>terapeuticità diffusa, collettiva, transindividuale</em><strong>.</strong> Soprattutto il processo di <em>deospedalizzazione</em> scaturito dalla legge 180 di riforma psichiatrica ha evidenziato l&#8217;importanza di strategie terapeutiche non meramente duali, ma appunto fondate sui paradigmi conoscitivi ed applicativi della intersoggettività dell&#8217;incontro interpersonale allargato al discorso comunitario<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><br />
Dunque con l&#8217;approccio <em>antropologico trasformazionale</em> si intende affrontare tutto ciò che è volto alla descrizione ed alla ricerca scientifica sulle trasformazioni dell&#8217;orizzonte conoscitivo ed emozionale delle collettività e delle singole persone<strong>.</strong> Ne scaturisce una modalità operazionale che direttamente deriva dalla consapevolezza fenomenologica della complessità del reale<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify">  <span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><br />
Comunque nell&#8217;ASL Napoli 1 è funzionante il <em>Dipartimento di Psicologia</em>, che<strong> </strong>secondo l&#8217;Atto Aziendale dell&#8217;ASL Napoli 1 svolge le seguenti funzioni<strong>:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">&#8220;</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">Il Dipartimento di Psicologia realizza l&#8217;integrazione delle attività psicologiche svolte dalle Unità Operative di psicologia territoriale ed ospedaliere allo scopo di<strong>:</strong> <strong>-</strong>costituire reti di servizi come offerta integrata alla complessità della domanda psicologica nelle sue componenti di prevenzione, diagnosi e terapia del disagio psichico, nonché la formazione degli operatori<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><strong>- </strong>favorire, attivando idonee modalità di comunicazione ed interrelazione, il coordinamento delle attività svolte dalle Unità operative di Psicologia Territoriali e ospedaliere e le altre Unità Operative<strong>;</strong> <strong>-</strong>allocare le risorse umane in modo dinamico e flessibile<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><strong>- </strong>programmare attività di formazione che sostengano le motivazione degli operatori al fine di migliorare qualitativamente le prestazioni offerte<strong>;</strong> <strong>-</strong>definire gli ambiti territoriali attribuiti alle singole Unità operative di Psicologia<strong>.</strong> Il Dipartimento di Psicologia ha inoltre la funzione di assicurare<strong>:</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><strong>- </strong>la collaborazione interistituzionale a livello locale, nazionale e sopranazionale per la promozione della salute psichica<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><strong>- </strong>la rivelazione dei flussi informativi anche al fine di individuare specifici fattori di rischio<strong>; </strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><strong>- </strong>livelli uniformi di assistenza psicologica curando in particolare la semplificazione delle procedure di accesso dei cittadini alle prestazioni richieste accogliendo e decodificando la complessità della domanda relativa al disagio psichico<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><strong>- </strong>l&#8217;elaborazione di linee guida volte all&#8217;accoglimento ed al soddisfacimento della richiesta di aiuto relativa alla complessità del disagio psichico proveniente dal territorio, alla definizione ed attivazione di percorsi terapeutici, privilegiando interventi per progetti<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><strong>- </strong>il rispetto dell&#8217;equità e continuità nell&#8217;erogazione delle prestazioni attraverso la modulazione di interventi idonei a raggiungere le fasce di popolazione più a rischio<strong>;</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><strong>- </strong>il coordinamento delle attività di tirocinio per gli studenti, laureati e specializzandi in psicologia<strong>;</strong> <strong>-</strong>la promozione della partecipazione dei cittadini individuando programmi di informazione e attività di prevenzione rivolte alla Comunità<strong>.&#8221;.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><strong><span style="color: #112544;">I</span></strong></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">l Dipartimento di Psicologia dell&#8217;ASL Napoli 1 è così articolato<strong>:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"> Unità Operativa di Psicologia Clinica, Psicoterapia e Formazione Psicodinamica, presso il Distretto 51<strong>;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"> Unità Operativa di Psicologia Clinica e Psicoterapia, presso il Distretto 47<strong>;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"> Unità Operativa di Psicologia Clinica e Prevenzione Salute Mentale Donna e Centro Clinico per il </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"><span>   </span>Maltrattamento in Famiglia, presso il Distretto 46<strong>;</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">-</span></strong><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';"> Unità Operativa di Psicologia Clinica e dell&#8217;Età Evolutiva, presso il Distretto 51<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">Vi lavorano 3 direttori e 25 dirigenti (17 psicologi e 8 medici), che erogano le seguenti prestazioni ed effettuano le seguenti attività<strong>:</strong></span></p>
<ul style="margin-top: 0cm" type="disc">
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">colloqui di consulenza psicologica<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">diagnosi di valutazione psicologico<strong>-</strong>clinica<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">psicoterapia individuale, familiare, di coppia e di gruppo<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">consulenze per disturbi psicosomatici e delle condotte alimentari<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">consulenze psicosessuologiche<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">consulenze psicologiche per lo sport<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">prevenzione, diagnosi e cura del disagio psicologico dei bambini, degli adolescenti e dei loro familiari<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">consulenze e interventi psicosociali per operatori di istituzioni (scuola, Comune, eccetera)<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">consulenze e informazioni per operatori di istituzioni e associazioni<strong>;</strong></span></li>
<li style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">interventi di prevenzione individuale e collettiva dei rischi per la salute psicologica, in particolare attraverso attività di counselling negli istituti scolastici<strong>.</strong></span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">Essendo l&#8217;accessibilità uno dei fattori della qualità ottimale, in quanto esprime il massimo che un sistema sanitario può mettere a disposizione dei cittadini, incrementandone così la propria efficienza, è auspicabile che tale Dipartimento di Psicologia sia potenziato nelle sue articolazioni territoriali che sono le Unità Operative di Psicologia Clinica<strong>:</strong> in tal modo fasce della popolazione non abbiente e non in grado quindi di sostenere i costi di una psicoterapia (o comunque di un sostegno psicologico) a livello libero professionale e che rivolgendosi ai servizi sanitari pubblici spesso ricevono solo dei trattamenti di urgenza ed emergenza non sarebbero dunque più precluse di fatto all&#8217;accesso alla psicoterapia (o comunque al sostegno psicologico)<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Arial','sans-serif';">Poiché prevenire è far sì che i disagi ed i disturbi non si trasformino in conclamate malattie, ecco che la psicoterapia ed il sostegno psicologico si rivelano uno strumento efficace in tal senso ed attualizzano una concreta prevenzione, purché se ne potenzi per davvero l&#8217;accessibilità<strong>.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p style="text-align: justify">da: http://www.agenziaradicale.com</p>
<p style="text-align: justify"> </p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>L&#8217;Asl N° 1 di Napoli é  stata la prima e una delle poche a mettere a bando ancora diversi anni fa posti per psicoterapeuti,  poi ha fatto una  Scuola riconosciuta dal Ministero per la specializzazione in psicoterapia. Questo é far prevenzione.  E&#8217; incredibile però come tutti i giorni, giornali e  telegiornali ci ammorbino con le notizie dei rifiuti e passa l&#8217;idea che Napoli sia solo quel problema,  quando invece dimostrano di avere una sensibilità ed una genialità che però conviene tacere, magari per poter investire in un&#8217;altra  clinica privata . </em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mente in Pace: dai manicomi al territorio, lo stigma odierno</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 05:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disagio mentale]]></category>
		<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[Dai manicomi al territorio: lo stigma odierno di Rosetta Serratore, Associazione MenteInPace Abbiamo finora evidenziato come la follia in un contesto o in un altro da sempre viene allontanata dal mondo civile. I malati mentali furono reclusi nei manicomi in modo da non poter nuocere né dare scandalo. L&#8217;art.1 della legge n. 36 del 14 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Dai manicomi al territorio: lo stigma odierno<br />
</em></strong></p>
<p>di Rosetta Serratore, Associazione MenteInPace</p>
<p><img src="http://www.improntesociali.info/immagini/permano.jpg" alt="" />Abbiamo finora evidenziato come la follia in un contesto o in un altro da sempre viene allontanata dal mondo civile. I malati mentali furono reclusi nei manicomi in modo da non poter nuocere né dare scandalo. L&#8217;art.1 della legge n. 36 del 14 febbraio 1904 sanciva che: “<em>Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualsiasi causa da alienazione mentale quando siano pericolose a sé o agli altri o riescano di pubblico scandalo e non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché nei manicomi</em>”. Alla base di questa legge così come del pensiero comune vi erano i pregiudizi legati alla figura del disagiato psichico quali la violenza, l&#8217;irrecuperabilità, la pericolosità, l&#8217;incomprensibilità. Evidentemente nella coscienza collettiva il malato mentale continuava ad essere senza soggettività, considerato completamente succube del suo male e di conseguenza soggetto da soggiogare.</p>
<p>Intorno al 1930 avvenne un cambiamento. Ai malati mentali vennero applicate delle nuove terapie di shock (insulinico, malarico, elettro convulsivo). Queste da un lato annichilivano le coscienze di chi vi veniva sottoposto, ma dall&#8217;altro diedero l&#8217;occasione di guardare a queste persone come soggetti non solo da custodire ma anche da curare (anche se, ancora una volta, sempre e solo all&#8217;interno del manicomio). Una ulteriore spinta in questo senso fu data dall&#8217;introduzione degli psicofarmaci negli anni &#8217;50. Contemporaneamente a questi cominciarono a diffondersi anche le teorie psicanalitiche che non consideravano più la malattia mentale come solo fatto organico ma strettamente legata alla situazione esperienziale del soggetto che la manifestava. Fu così che nel 1962 in America si arrivò ad aprire i primi Centri di Igiene Mentale che però con quel termine &#8216;igiene&#8217; rammentavano ancora attributi poco &#8216;puliti&#8217; nelle menti dei malati, come se ci fosse qualcosa di sporco. Intanto in Italia bisognerà aspettare il 13 maggio 1978 per abolire la normativa del 1904 con la legge 180 grazie al direttore dell&#8217;Ospedale di Gorizia Franco Basaglia. Con la sua determinazione e le sue battaglie si è giunti ad un completo riassetto della psichiatria passando attraverso lo smantellamento dei manicomi e la restituzione alla società dei suoi &#8216;fratelli minori&#8217;. Ma la società è pronta ad accoglierli?</p>
<p>Come disse il patriota Massimo D&#8217;Azeglio dopo le conquiste di Garibaldi: &#8216;Fatta l&#8217;Italia bisogna fare gli Italiani&#8217; così ora che le leggi favoriscono il reinserimento in società dei sofferenti psichici bisogna fare in modo che questo possa avvenire realmente e sotto tutti i punti di vista. Non basta infatti togliere dall&#8217;isolamento del manicomio una persona se poi la si isola stigmatizzandola. Ancora oggi il pregiudizio intorno alle malattie mentali è molto resistente tanto da considerare lo stigma la malattia secondaria di chi soffre di disturbi psichici. A questo proposito l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità il 7 aprile 2001 in occasione della giornata della salute mentale ha lanciato lo slogan &#8216;Stop exclusion, Dare to care&#8217; (Contro lo stigma, il Coraggio delle cure) evidenziando i pregiudizi più diffusi e chiedendo a tutti i governi di intervenire nel concreto per superarli. Quali sono tali pregiudizi? Vediamo uno per uno i maggiormente diffusi.<br />
&#8216;I malati mentali sono pericolosi per sé e per gli altri&#8217;: sì, certamente qualcuno lo è ma guardando le statistiche si evince che solo lo 0,2% dei malati in un anno incorre in atti perseguibili penalmente. In questo senso molto della responsabilità del rinforzo di tale pregiudizio va attribuita ai media che, a fini di lucro e senza porsi il minimo scrupolo sulle conseguenze di chi soffre tali disturbi, mettono in ampio risalto (dove deliberatamente non esagerano), fatti di cronaca relativi a persone con disturbi psichici comprovati. Oppure se chi compie gesti efferati non aveva mai accusato tali disturbi, si appellano comunque al &#8216;raptus di follia&#8217; da essi stessi inventato, con la precisa volontà di ignorare che in realtà ognuno di noi potrebbe commettere qualsiasi gesto del genere.</p>
<p>“<em>E&#8217; inutile starli ad ascoltare, tanto non dicono niente di sensato</em>”: certamente trovandoci di fronte ad una persona in crisi delirante tutto ciò che dice ci può apparire senza logica, incomprensibile. Non sarebbe lo stesso se trovandoci di fronte la stessa persona nella stessa situazione adottassimo un atteggiamento di disponibilità e voglia di leggere tra le righe di ciò che ci dice, anzi, scopriremmo che spesso può esistere un terreno comune su cui costruire un dialogo funzionale.<br />
“<em>I malati mentali non possono guarire</em>”: oggi come oggi non c&#8217;è niente di più falso (così come lo è sempre stato d&#8217;altronde), eppure risulta essere il più invalidante tra i pregiudizi in quanto genera un senso di perdita di speranza sia nella persona malata che in chi ha vicino.<br />
“<em>Sono un peso per la società perché non lavorano</em>”: sì, a volte non riescono davvero a lavorare, così come non ci riusciamo noi quando ad esempio abbiamo l&#8217;influenza. Se fossero persone non in grado di lavorare come avrebbero potuto auto sostenersi nei secoli nelle loro &#8216;città fuori dalle città&#8217;? Oggi più che negli anni passati si grida a gran voce il loro diritto al lavoro che è condizione essenziale per il raggiungimento di una reale autonomia.<br />
Potremmo continuare ancora per un bel po&#8217; ma il succo del discorso è che bisogna eviscerare le motivazioni infondate a sostegno dei pregiudizi. E&#8217; importante avere gli strumenti e i metodi giusti per arrivare alla coscienza delle persone e combattere lo stigma. Molto si è fatto soprattutto in questi ultimi trenta anni ma moltissimo è rimasto da fare.</p>
<p><em>da: http://www.targatocn.it </em></p>
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