Eiaculazione precoce o eiaculazione veloce?

20-02-10

Quanto si sente parlare di eiaculazione precoce!

Sempre più uomini ritengono di soffrire di questo problema e molti di questi sono giovani o giovanissimi.

Ma che cos’è l’eiaculazione precoce e soprattutto… precoce rispetto a cosa?

A tutti gli uomini capita durante la loro vita sessuale di avere qualche episodio di eiaculazione precoce.

Molto spesso succede

* quando si è molto eccitati,

* quando è diverso tempo che non si hanno rapporti sessuali,

* quando si è particolarmente nervosi o stressati,

* quando si è molto giovani e alle prime esperienze sessuali,

* quando si vive un intenso stato di ansia e agitazione.

Questo significa avere un’eiaculazione veloce non avere un problema di eiaculazione precoce.

La vera eiaculazione precoce è un disturbo dell’orgasmo maschile che si manifesta con regolarità.

Sul DSM IV (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) leggiamo “eiaculazione precoce: persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di minima stimolazione sessuale prima, durante o poco dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri”

Un primo aspetto da tenere in considerazione è che si sottolineano la persistenza e la ricorrenza, il che significa che un uomo deve soffrire di questo problema frequentemente e costantemente.

Un altro importante aspetto è relativo al desiderio ossia, l’eiaculazione avviene frequentemente e costantemente prima che la persona lo desideri.

Esiste quindi una impossibilità di gestire il momento dell’eiaculazione.

Cosa si può fare? Continua

SESSO: FARMACO PER CURA EIACULAZIONE PRECOCE

12-12-09

(AGI) – Sembra essere efficace e sicuro il primo farmaco che sia stato messo a punto contro uno dei disturbi sessuali maschili piu’ frequenti: l’eiaculazione precoce. Ad annunciarlo sono state le aziende che hanno sviluppato la molecola, la Sciele Pharma della Shionogi Company del gruppo Plethora Solutions Holdings nel corso del meeting annuale della Sexual Medicine Society of North America (SMSNA) in corso a San Diego. Il farmaco per ora non ha un nome commerciale ma solo una sigla: PSD502. Ai trial clinici condotti in doppio cieco sono stati arruolati pazienti provenienti da Stati Uniti, Canada e Polonia. I risultati, hanno spiegato le aziende, sono coerenti con quelli riportati in precedenza in Europa e hanno dimostrato che gli uomini che sono stati trattati con PSD502 cinque minuti prima del rapporto sono stati in grado di ritardare l’eiaculazione fino a cinque volte di piu’ di quelli che hanno utilizzato il placebo. Inoltre, i pazienti e partner in entrambi gli studi hanno riportato miglioramenti significativi in termini di soddisfazione sessuale, e il farmaco e’ stato ben tollerato. Si stima un terzo degli uomini di eta’ compresa tra i 18-59 sono interessati eiaculazione precoce. Attualmente, non esistono terapie per il trattamento di questo disturbo. Il farmaco e’ una formulazione di due farmaci commercializzati: lidocaina e prilocaina dispensati da un aerosol va applicato direttamente sul glande. “L’eiaculazione precoce puo’ avere un forte impatto negativo sulla vita affettiva e sessuale degli uomini e dei loro partner”, ha detto il professor Stanley E. Althof, PhD, Center for Marital e Sexual Health of South Florida, West Palm Beach, Florida. “Siamo entusiasti che i risultati di due studi pilota hanno dimostrato che PSD502 e’ stato efficace, e attendiamo con ansia l’opportunita’ di aiutare i pazienti che non hanno opzioni reali fino a oggi”, ha affermato Patrick Fourteau, Chief Executive Officer di Sciele Pharma, Inc. .

da: http://salute.agi.it

Commento del Dott. Zambello

Sono veramente fiducioso che questo nuovo farmaco funzioni, limitando o togliendo dal tutto  la sintomatologia legata alla Eiaculazione Precoce. Per la verità  é l’associazione di  due vecchi anestetici locali già da molti anni conosciuti ed utilizzati per l’anestesia  locale.  Il precedente farmaco: la Dapoxetina,  funzionava già bene. Ha qualche lieve effetto collaterale essendo un antidepressivo ed utilizzabile a livello sistemico. Ma, non c’é dubbio che il farmaco non risolve “il fantasma” che potrebbe esserci dietro al sintomo. Ad esempio ho potuto leggere per anni che il sintomo, Eiaculazione Precoce, poteva nascondere   una forte aggressività che non si esprimeva se non nel disagio sessuale.  In questo, come in altri casi, solo l’elaborazione della sofferenza psicologica può risolvere  la sintomatologia. Altrimenti si rischia che la terapia farmacologica non faccia altro che spostare il  “non elaborato” da un settore ad un altro. 

Eiaculazione precoce, diagnosi e terapia: un meeting di aggiornamento

17-10-09

Medici specialisti del Piemonte in collegamento satellitare con 12 città della penisola e 700 colleghi italiani

TORINO
Andrologi, endocrinologi, sessuologi medici e urologi del Piemonte si incontrano lunedì 19 ottobre a Torino per un meeting di aggiornamento sul tema dell’eiaculazione precoce, un problema che tocca un italiano su 5 e il 19 per cento della popolazione maschile del Nord Italia. Un problema non solo maschile, ma anche delle partner, visto che solo il 38 per cento delle donne compagne di uomini con eiaculazione precoce si dice soddisfatta dal rapporto sessuale.

All’incontro che si svolgerà dalle 10 alle 17 all’Hotel NH Santo Stefano (via Porta Palatina, 19) prenderanno parte non solo i più qualificati esperti del Piemonte, ma anche i più importanti esperti italiani e internazionali del problema, collegati in diretta satellitare da Roma. Obiettivo: condividere le più recenti conoscenze in materia di diagnosi e terapia per aiutare sempre più efficacemente gli uomini piemontesi che soffrono di questo problema. L’incontro torinese è organizzato nell’ambito del progetto Step (Specialisti nel Trattamento dell’Eiaculazione Precoce) un programma di formazione che vedrà coinvolte, sempre lunedì, altre 12 città italiane e oltre 700 medici specialisti collegati via satellite con gli esperti presenti a Roma.

Una giornata di formazione importante non solo per la rilevanza del problema sugli uomini e le loro partner ma anche per la sua natura. L’eiaculazione precoce è, infatti, una condizione medica e non solo psicologica e proprio questa sua natura rende indispensabile il ruolo dello specialista perché questo problema possa essere trattato al meglio. Anche perché oggi si tratta di un problema risolvibile: è da poco disponibile in Italia, infatti, una nuova soluzione terapeutica a base di dapoxetina, sostanza in grado di agire sull’attività della serotonina, neurotrasmettitore che controlla l’eiaculazione e la risposta sessuale maschile. Si tratta del primo – e unico – farmaco ufficialmente approvato per il trattamento specifico.

http://www3.lastampa.it

 

Commento del  Dott. Zambello

Non ci sarò a Torino per questo importante meeting ma leggerò con molta curiosità quanto gli illustri colleghi porteranno di nuovo sul tema. Sono curioso  di conoscere i risultati, anche parziali,  di questi primi  mesi  di uso della dapoxetina. Nella mia piccola esperienza  ho tre casi e tutti e tre rispondono bene a questo farmaco. Ma,  tutti  hanno la consapevolezza che la soluzione farmacologica é importantissima ma parziale. Questi pazienti pur avendo migliorato sensibilmente i tempi delle loro prestazioni non hanno mai pensato di allontanarsi dalla psicoterapia. Anzi, é mia impressione che questa, non più “infastidita” dalla sintomatologia sessuale, si muova  ”più speditamente” al nocciolo del problema,

Eiaculazione precoce, un problema per milioni di uomini

28-09-09

del Dr Catello Orazzo
L’eiaculazione precoce rappresenta un problema per milioni di uomini. In realtà non tutti gli uomini che presentano questo disagio soffrono di una vera e propria malattia, in molti casi si tratta di vissuti soggettivi che nascono dalla disinformazione dovuta ad un certo tipo di letteratura o di cinematografia. Comunque anche nei casi di reale patologia è possibile effettuare trattamenti terapeutici in grado di risolvere il problema. L’accumulo di sempre più approfondite conoscenze in campo psicofarmacologico consentono di associare lo strumento farmacologico a quello psicoterapeutico, migliorando in questo modo i tempi e la qualità della risposta terapeutica.
L’eiaculazione precoce viene spesso considerata la disfunzione sessuale più diffusa tra gli uomini. In realtà la maggior parte degli uomini all’inizio della propria vita sessuale presentano una risposta eiaculatoria piuttosto rapida. Successivamente, man mano che sviluppano una maggiore esperienza, imparano a regolare adeguatamente il riflesso eiaculatorio.
Secondo alcuni, l’incidenza dell’eiaculazione precoce nella vita adulta oscillerebbe tra il 20 e il 30 % della popolazione maschile. In realtà tale dato va attentamente interpretato in quanto la sua veridicità dipende dalla definizione che vogliamo assumere per eiaculazione precoce. Infatti, se includiamo anche le forme in cui l’unico parametro è quello soggettivo (sensazione di non controllare l’orgasmo e desiderio di un tempo più lungo) probabilmente tale dato è veritiero, se invece assumiamo parametri più obiettivi, ad es. la durata del rapporto sessuale o il numero di spinte coitali che precedono l’eiaculazione, tale valore si ridimensiona notevolmente, ovviamente in funzione dei parametri di normalità adottati.
In realtà il problema della definizione, per questa entità nosografia, è stato ampiamente discusso e non ha ancora trovato una soluzione condivisa. Inizialmente Masters e Johnson, i fondatori della moderna sessuologia clinica, definivano l’eiaculazione precoce come quella condizione nella quale almeno il 50 % dei rapporti sessuali si concludevano con un’eiaculazione che precedeva l’orgasmo femminile. Secondo il DSM III (il manuale statistico e diagnostico messo a punto dall’American Psychiatric Association e pubblicato nel 1980) per eiaculazione precoce si intende un’eiaculazione che avviene prima che il soggetto lo desideri, a causa di una ricorrente e persistente assenza di un ragionevole controllo volontario dell’eiaculazione e dell’orgasmo durante l’attività sessuale. Nelle edizioni successive del DSM (DSM III R e DSM IV) tale criterio non è stato riproposto, in quanto il concetto di ragionevole controllo volontario risulta piuttosto vago e poco obiettivabile, e pertanto viene rimpiazzato dal criterio di tempo di eiaculazione breve. Il DSM IV R, pubblicato nel 2000, definisce l’eiaculazione precoce come un’eiaculazione persistente e ricorrente a seguito di minima stimolazione sessuale prima, durante, o poco dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri. In sostanza mentre il DSM III considera i criteri del controllo e non quelli della durata, il DSM III R e il DSM IV considerano il criterio del tempo e non quello del controllo, anche se questi due manuali non forniscono un valore limite per distinguere il tempo normale da quello patologico, pertanto il proposito di maggiore obiettività viene meno proprio per la mancanza di un valore soglia.
L’ICD 10 (la classificazione internazionale delle malattie proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e pubblicato nel 1992) definisce l’eiaculazione precoce come l’incapacità di ritardare l’eiaculazione a sufficienza per godere del rapporto sessuale, che si manifesta sia come intervento dell’eiaculazione prima, sia immediatamente dopo l’inizio del rapporto e come un’incapacità di ritardare l’eiaculazione sufficientemente per godere del rapporto, e si manifesta con uno dei seguenti criteri: 1) l’eiaculazione si verifica prima o subito dopo l’inizio del rapporto (se è richiesto un limite temporale questo è di 15 secondi dall’inizio del rapporto); 2) l’eiaculazione avviene in assenza di un’erezione sufficiente a rendere possibile il rapporto. In sostanza l’ICD 10 utilizza sia il criterio del controllo, sia quello del tempo molto brave. In questo modo il criterio del controllo viene consistentemente ridimensionato dal criterio della durata (15 sec.). Purtroppo il manuale non fornisce le referenze scientifiche a cui si ispirano i criteri adottati.
Tutti i criteri sopra esposti appaiono, però, criticabili per un motivo o per l’altro. Il criterio di Masters e Johnson considera solo un parametro percentuale, senza alcuna considerazione per il soddisfacimento dei partner o per la capacità di controllo dell’uomo. D’altro canto il valore del 50 % (rapporti che si concludono con un’eiaculazione che precede l’orgasmo femminile) risulta assolutamente arbitrario e senza alcuna correlazione col vissuto soggettivo e con il senso di appagamento dei partner. Il DSM III, IV e IV-R introducono dei parametri più o meno facilmente quantificabili, ma non tengono in alcuna considerazione la sensazione soggettiva di soddisfacimento che dovrebbe caratterizzare la vita sessuale. L’ICD-10 pur prendendo in considerazione i vissuti soggettivi correlati alla precocità, non valuta l’eventualità, peraltro molto frequente, di un ritardo o di una mancanza dell’ orgasmo nella partner. Inoltre non bisogna dimenticare che i tempi della risposta eiaculatoria variano in funzione di numerosi parametri come l’età del soggetto, il tempo trascorso dall’ultimo rapporto, l’attrazione sessuale esercitata dalla partner, ecc.
Per le prossime edizioni del DSM e dell’ICD si sta mettendo a punto una classificazione dell’eiaculazione precoce più strutturata e meglio rispondente alla complessità delle situazioni cliniche osservabili nella pratica quotidiana. Tale classificazione si rifà ad un approccio sindromico in base al quale si distinguono quattro forme cliniche:1)eiaculazione precoce primaria;
2)eiaculazione precoce secondaria;
3)variante naturale dell’eiaculazione precoce;
4)disfunzione eiaculatoria simil precoce.

- Eiaculazione precoce primaria. Si tratta di una forma clinica che si manifesta fin dal primo rapporto sessuale, con tutte le partner e con ogni forma di attività sessuale, quindi anche con la masturbazione. La risposta eiaculatoria si verifica entro 60 secondi dalla penetrazione, anche se talvolta può verificarsi dopo 1-2 minuti. Nelle forme più gravi l’eiaculazione avviene prima ancora della penetrazione (eiaculazione ante portas) o appena il pene tocca la vagina (eiaculazione intra portas). Il quadro clinico tende a rimanere stabile per il resto della vita, e in un terzo dei casi addirittura si aggrava. Alla base di questo problema potrebbe esserci una maggiore sensibilità del sistema nervoso, probabilmente su base ereditaria.

- Eiaculazione precoce secondaria. Questa forma clinica dipende da una patologia sottostante di natura organica (disfunzione tiroidea, ipertensione, prostatite, patologie dell’apparato urinario, neurite, epilessia, trauma pelvico o spinale, sclerosi multipla, ecc.) o psicologica (disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, lutto, disturbi di personalità, reazioni a stress, ecc.), talvolta può essere secondaria a sopraggiunte difficoltà relazionali o verificarsi nel corso di rapporti con una nuova partner. In qualche caso può essere secondaria all’abuso di sostanze o a trattamenti farmacologici con antidepressivi come il nortimil o decongestionanti nasali a base di efedrina o pseudoefedrina. Anche la sindrome di astinenza da sostanze stupefacenti può causare eiaculazione precoce. Le forme secondarie non si manifestano fin dall’adolescenza ma solo da una certa fase della vita in poi. La terapia consiste in un adeguato intervento sul problema primario o nel caso di difficoltà psicologiche o relazionale in una psicoterapia singola o di coppia.

- Variante naturale dell’eiaculazione precoce. Le persone affette dalla variante naturale lamentano occasionali eiaculazioni precoci, spesso di tipo situazionale, ma la maggior parte dei rapporti si conclude secondo tempi e modalità soddisfacenti. Tali situazioni non rappresentano una vera patologia, bensì una condizione di normalità nella quale l’occasionale brevità del rapporto rientra nella fisiologica variabilità della risposta sessuale. I tempi di un rapporto sessuale dipendono da numerosi fattori contigenti, ad es. dalla frequenza dei rapporti sessuali: un lungo periodo di astinenza può essere la causa di una occasionale brevità di un rapporto sessuale senza che ciò denoti alcuna disfunzione sessuale. Soggetti particolarmente ansiosi e insicuri possono, in seguito ad occasionali precocità dell’eiaculazione, preoccuparsi eccessivamente interferendo così con la normale risposta sessuale e originando forme secondarie di disfunzioni sessuali come impotenza o eiaculazione precoce secondaria.

- Disfunzione eiaculatoria simil-precoce. Anche questa forma non rappresenta una vera patologia. Le persone rientranti in questa categoria lamentano un’eccessiva brevità del rapporto e la sensazione di non avere controllo sufficiente sul riflesso eiaculatorio, e quindi di non riuscire a ritardarlo a loro piacimento. In realtà un colloquio ben condotto e un’anamnesi accurata permettono di riscontrare che si tratta solo di sensazioni soggettive in quanto i tempi risultano assolutamente normali, ad es. tra 3 e 6 minuti, e talvolta anche più lunghi (6-25 minuti). In genere alla base di questo forma si rinvengono problemi psicologici o relazionali. Molto spesso un certo tipo di letteratura e/o di cinematografia forniscono informazioni assolutamente fuorvianti, alimentando aspettative irrealistiche. L’attenzione viene portata inevitabilmente sulla prestazione, mentre la componente soggettiva, di scambio reciproco e di conoscenza, vengono trascurate. Il numero dei rapporti sessuali, la durata degli stessi e il numero degli orgasmi diventano i parametri di riferimento per la valutazione della qualità della vita sessuale. Le persone che assimilano questi riferimenti finiscono col portare la loro attenzione alla prestazione, privandosi così della possibilità di godere pienamente degli scambi sessuali e finendo con l’accrescere la propria ansia, e sviluppando una sensazione di inadeguatezza.

Abbiamo visto come i diversi manuali diagnostici introducano il criterio di tempo di eiaculazione breve o molto breve. Ritengo opportuno a questo punto soffermarsi un attimo a riflettere su cosa intendiamo per tempo di eiaculazione breve o molto breve.
Uno studio condotto su 110 uomini affetti da eiaculazione precoce secondo i criteri del DSM IV, ha permesso di valutare i tempi di eiaculazione mediante l’uso di un cronometro gestito dalla donna durante il coito. Dallo studio è emerso che il 90 % degli uomini eiaculavano entro un minuto dalla penetrazione, mentre il 10 % lo facevano dopo un tempo che va da 1 a 3 minuti. Nell’ambito del primo gruppo (un minuto o meno) circa il 40 % eiaculava entro 15 secondi. In base a questi dati sembra coerente concludere considerando un tempo molto breve il tempo di un minuto (90 % dei soggetti).
Va comunque ribadito che negli ultimi tempi si tende a trascurare l’aspetto temporale per privilegiare la sensazione soggettiva di controllo del riflesso eiaculatorio che sembra persa nel caso di eiaculazione precoce.

TERAPIA
La terapia si svolge secondo due direttive principali, quella psicoterapeutica e quella farmacoterapeutica. Ovviamente la scelta terapeutica più adeguata viene fatta solo dopo un attenta valutazione clinica e un adeguato inquadramento diagnostico.
In linea di massima per le forme primarie conviene attuare un approccio di tipo farmacologico. Le forme secondarie richiedono un ulteriore discernimento. Quelle secondarie a patologie organiche necessitano di una terapia mirata alla patologia primaria, che verrà effettuata dallo specialista competente. Quelle secondarie a problemi di natura psicologica vengono trattate con una psicoterapia eventualmente associata ad una farmacoterapia. Laddove l’eiaculazione precoce è secondaria ad un trattamento farmacologico bisogna valutare la possibilità di sospendere la terapia, o almeno di ridurne il dosaggio, laddove l’effetto indesiderato è dose dipendente; in qualche caso si potrà valutare la possibilità di sostituire il farmaco responsabile con un altro privo degli stessi effetti collaterali. Ovviamente queste decisione vanno prese in collaborazione con lo specialista prescrittore.
Per le forme di eiaculazione simil-precoce e per le varianti naturali dell’eiaculazione precoce, spesso è sufficiente un intervento di counseling psicosessuologico o, nei casi più complessi, una psicoterapia.
Le forme di psicoterapia per le quali esiste una maggiore evidenza di efficacia sono rappresentate dalla terapia cognitivo-comportamentale e dalle terapie di coppia secondo vari indirizzi terapeutici (tra queste si sottolinea la terapia mansionale integrata).
Per quanto riguarda gli aspetti psicofarmacoterapeutici si è rilevata di grande importanza l’osservazione che i farmaci utilizzati per il trattamento della depressione comportino, come effetto collaterale, un ritardo dei tempi dell’eiaculazione. Tale effetto, in genere indesiderato, può essere sfruttato a scopo terapeutico nei soggetti affetti da eiaculazione precoce.

ANTIDEPRESSIVI TRICICLICI
L’azione terapeutica degli antidepressivi triciclici, per quanto molto diffusa nella pratica clinica, risulta ancora poco documentata. Sono ancora pochi gli studi sufficientemente documentati su casistiche ampie. Uno studio condotto in doppio cieco su tre gruppi di pazienti; il primo trattato con 25 mg/die di clomipramina, il secondo con 50 mg/die dello stesso farmaco, il terzo con placebo, ha evidenziato un aumento della latenza media preeiaculatoria, da un livello basale di 81 secondi, a 3 minuti (25 mg/die di clomipramina), o a 7 minuti (50 mg/die di clomipramina). Queste variazioni si verificavano nell’ arco di 2-7 settimane.
Nella pratica clinica si può utilizzare il farmaco al dosaggio iniziale di 25 mg/die; quando è necessario si aumenta a 50 mg/die. Nel caso di effetti collaterali fastidiosi, o di una frequenza di rapporti sessuali molto bassa, per es. ogni 3-4 settimane, si può somministrare una dose di 25 mg, 4-6 ore prima del rapporto sessuale; ma anche in questo caso si può verificare nausea nel giorno dell’assunzione del farmaco o anche il giorno dopo.
Nel caso di eiaculazione precoce secondaria è possibile che la stessa sia dovuta a cause organiche anche di natura urologica, pertanto si rende necessario escludere queste evenienze con opportune consulenze specialistiche, in quanto i triciclici sono controindicati in particolari condizioni urologiche, ad es. in caso di ipertrofia prostatica. A scopo prudenziale, in questi casi, è opportuno preferire gli SSRI.
Inizialmente è stato ipotizzato che l’azione ritardante dei triciclici fosse una conseguenza dell’inibizione delle terminazioni nervose simpatiche che innervano l’apparato genitale. L’osservazione che la clomipramina svolge anche un’azione di potenziamento della trasmissione serotoninergica, e, soprattutto, la diffusione di farmaci ad azione selettiva sulla trasmissione serotoninergica (SSRI) in grado di ritardare il riflesso eiaculatorio, ha consentito di formulare un’ipotesi serotoninergica dell’eiaculazione ritardata e del meccanismo d’azione dei farmaci in grado di correggerla.

SSRI
Gli SSRI rappresentano un altro valido rimedio per il trattamento dell’eiaculazione precoce. Rispetto ai triciclici essi presentano una migliore tollerabilità.
Tutti gli SSRI, tranne la fluvoxamina, la cui azione appare più limitata, si sono dimostrati utili nel correggere in qualche misura il ritardo eiaculatorio.
Uno studio condotto in doppio cieco su due gruppi di pazienti, uno trattato con placebo, l’altro con 40 mg di paroxetina/die, ha permesso di osservare un passaggio da una latenza eiaculatoria media basale di 40 secondi a 7.5 minuti dopo 3 settimane di terapia e a 10 minuti dopo 6 settimane. Molti pazienti lamentavano, però, un forte senso di affaticamento con frequenti sbadigli durante il rapporto sessuale.
In un altro studio condotto in doppio cieco su 52 pazienti con eiaculazione precoce, la somministrazione di sertralina al dosaggio medio giornaliero di 121 mg, ha comportato un notevole ritardo nella latenza dell’eiaculazione; tale effetto risultava significativo anche confrontato col gruppo di controllo trattato con placebo.
Esistono evidenze cliniche per un’azione ritardante l’eiaculazione anche per gli altri SSRI (flouxetina, citalopram, ecc).
L’azione ritardante degli SSRI si manifesta in modo apprezzabile dopo qualche giorno dall’introduzione del farmaco e diventa più evidente dopo 1-2 settimane. In genere si mantiene per anni, anche se spesso, per motivi non ancora chiari, si nota una riduzione dell’effetto dopo 6-12 mesi.
Ritengo che il trattamento farmacologico di questa disfunzione dovrebbe considerare come farmaco di prima scelta un SSRI al dosaggio minimo efficace in senso antidepressivo. I pazienti dovrebbero sempre essere informati circa la possibilità che, soprattutto nelle prime due settimane di trattamento, possano verificarsi effetti collaterali come nausea, senso di stanchezza, vertigini, sudorazioni, ecc., ma anche della possibilità che dopo 3-4 settimane questi effetti tendano, in genere, a ridursi o a scomparire. Un fastidioso effetto collaterale può essere rappresentato da una riduzione della libido, ma in verità tale effetto sembra più frequente nei pazienti depressi trattati con SSRI. I soggetti con eiaculazione precoce senza disturbi dell’umore, raramente riferiscono una riduzione della libido in seguito ad assunzione di SSRI.
Quando la latenza pre-eiaculatoria si protrae oltre i 5 minuti o addirittura manca l’eiaculazione, il dosaggio del farmaco andrebbe ridotto. Lo stesso andrebbe fatto quando gli effetti collaterali sono molto intensi.
La sospensione del trattamento non deve essere brusca, ma graduale, al fine di evitare i sintomi di astinenza come tremore, vertigini, nausea, ecc.
Alcuni clinici prefericono prescrivere SSRI da assumere qualche ora prima del rapporto sessuale. Tale modalità terapeutica presenta due importanti limiti. Il primo è rappresentato da un’azione terapeutica molto limitata. Il secondo dalla necessità di programmare l’attività sessuale, compromettendo così la spontaneità. Si pensi, per esempio, alle coppie con bambini che non possono effettuare una libera programmazione dell’attività sessuale, ma che devono approfittare dei rari e preziosi momenti di intimità.

INIBITORI DELLE PDE-5
Negli ultimi anni si sta diffondendo l’abitudine di prescrivere inibitori dell PDE-5 per il trattamento dell’eiaculazione precoce. Ma in realtà mancano studi scientifici condotti con adeguata metodologia e che confortino tale indicazione.
Una review del 2003 prende in considerazione 14 studi pubblicati tra il 2001 e il 2006, riguardanti l’uso del sildenafil, vardenafil e tadalafil nella terapia dell’eiaculazione precoce. Di questi 14 studi solo uno sembra soddisfare tutti i criteri della medicina basata sull’evidenza. Gli altri 13 studi non forniscono evidenze convincenti sulla reale azione di questi farmaci nel regolare la risposta eiaculatoria.
da:http://www.italia-news.it

 Commento del Dott.  Zambello

Nella mia esperienza professionale  ho seguito, direi, decine di pazienti che soffrivano di Eiaculazione Precoce. Ho visto che coloro che riuscivano a sospendere per un po’ di tempo la loro attenzione mentale su questo disagio e a sentire che esso era una spia di qualcosa di più profondo,  a tutti scompariva questa questa fastidiosa e invalidante disfunzione sessuale. Una volta certi che non c’é una causa organica bisogna  affrontare il disagio da un punto di vista pasicologico, E’ mia esperienza che chi lo fa,  risolve il problema. VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=MEwYYFmfbAs&feature=channel_page

Eiaculazione precoce ed ipertiroidismo

07-03-09

Secondo i risultati di uno studio condotto in Turchia presso la Dokuz Eylul University School of Medicine a Izmir e pubblicato sulle pagina della rivista Journal of Urology, i ricercatori avrebbero trovato una correlazione tra l’eiaculazione precoce con l’ipertiroidismo.

Questo studio condotto in Turchia sarebbe il primo a correlare l’ipertiroidismo dell’uomo con le sue performance deludenti sotto le lenzuola, dal momento che l’eiaculazione precoce viene più di sovente correlata a stati psicologici — al punto che i rimedi vengono ricercati tra le tecniche di rilassamento o farmaci antidepressivi per controllare l’ansietà e nel Regno Unito si sta sperimentando anche uno spray che possa prolungare le prestazioni.

La condizione di ipertiroidismo, con il conseguente aumento del metabolismo, porta a iper attività, problemi di respirazione, sbalzi d’umore, affaticamento, aumento dell’appetito e debolezza muscolare.

Nello studio sono stati monitorati 49 uomini affetti da ipertiroidismo. Prima di cominciare la cura farmacologia per portare i livelli ormonali ad uno stato di normalità, è stato chiesto loro di cronometrare la durata del rapporto sessuale. Circa tre volontari su quattro dichiaravano di durare poco più di un minuto. Otto settimane dopo l’inizio del trattamento è stato ripetuto il “test” di durata della camera da letto. Il risultato è stato che, più della metà dei volontari, ha visto migliorare significativamente la durata del rapporto sessuale.

Sebbene non sia ancora chiaro come la cura tiroidea funzioni esattamente in questa direzione, gli scienziati si dicono fiduciosi.

Ornella Lodin

da: http://www.tifeoweb.it

 

SESSO: PROLATTINA, PUO’ CAUSARE EIACULAZIONE PRECOCE

28-11-08

Roma, 26 nov. – La prolattina nel sangue e’ una spia di come vanno le cose nel cervello, dove ‘regna’ la serotonina, l’ormone detto ‘della felicita’. I dislivelli di prolattina possono influire sui comportamenti e sulla psiche, ‘causando stati emotivi nervosi e, negli uomini, problemi di eiaculazione precoce’. Ad illustrare i risultati dello studio che per la prima volta dimostra il legame tra prolattina e serotonina il Professor Mario Maggi, Unita’ di Andrologia dell’Universita’ di Firenze, nel corso dell’VIII Congresso Nazionale della Societa’ Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualita’. ‘Esiste un legame forte tra l’ormone che nelle donne da’ inizio alla produzione di latte dopo il parto (prolattina) ed il neurotrasmettitore monoaminico che nel sistema nervoso centrale svolge un ruolo importante nella regolazione dell’umore (la serotonina)’ – ha spiegato Maggi – ‘L’indagine, condotta su 3.000 persone dall’Universita’ di Firenze, ha dimostrato che se il livello di prolattina nel sangue e’ basso, l’individuo risulta piu’ nervoso, mangia in eccesso ed eiacula precocemente’, ha dichiarato Maggi, precisando che ‘la causa e’ nel suo rapporto con la serotonina, nel cervello’. I dati, accertati, sono in corso di pubblicazione.(AGI)

da: http://www.uomini-oggi.it

 

Il gene dell’eiaculazione precoce

30-10-08

Chi «ne soffre» in compenso gioca bene a tennis e ai videogames

A condizionarla può essere una mutazione in quello che fa produrre serotonina condiziona

Altro che ansia o stress da prestazione: l’eiaculazione precoce è una questione di geni che non fanno il loro dovere. Più scientificamente: esiste un gene che garantisce la produzione di un certo ormone, chiamato serotonina, che a sua volta assicura ai maschi la giusta durata del rapporto sessuale; se però questo gene è presente in una forma variata e lavora poco, nasce il problema. Chi ha la variante sbagliata eiacula due volte più rapidamente di chi non ce l’ha. Però chi ce l’ha ha altri vantaggi: essendo un tipo «rapido» e con i riflessi pronti, può essere un eccellente tennista o un abile giocatore di videogame.

LO STUDIO – La ricerca, pubblicata sul Journal of Sexual Medicine, è stata condotta su 200 olandesi, 89 dei quali lamentavano una cosiddetta eiaculazione precoce primaria: soffrivano cioè di questo disturbo fin dal primo rapporto sessuale. Alle loro partner abituali è stato allora chiesto di «cronometrare» per un mese di fila, durante il rapporto sessuale, il tempo impiegato prima di arrivare all’eiaculazione. I ricercatori, guidati da Marcel Waldinger dell’Università di Utrecht, hanno poi confrontato i dati con quelli di uomini che invece non soffrivano di questo problema e hanno osservato, grazie a una serie di indagini, che gli uomini con eiaculazione precoce mostravano una bassa attività della serotonina nell’area cerebrale che controlla l’eiaculazione e che i segnali nervosi non venivano correttamente trasmessi al cervello.

RIMEDI – Cure, a questo punto. Se c’entra un gene, qualcuno potrebbe pensare a una terapia genica che però appare un po’ complessa. Meglio forse ricorrere a qualcosa che aumenti i livelli di serotonina, tipo farmaci che prolunghino l’azione di questo ormone. A tutt’ora non esistono in commercio medicine in grado di curare questo disturbo. Qualche tempo fa la rivista The Lancet ha riportato uno studio che valutava gli effetti di una sostanza, la dapoxetina, e concludeva che questa molecola poteva aumentare la durata media del rapporto da meno di un minuto a tre minuti e 19 secondi, ma a tutt’oggi il farmaco non è ancora stato registrato in alcun Paese del mondo. Rimangono spray ritardanti, ampiamente pubblicizzati su Internet, ma di dubbia efficacia.

Adriana Bazzi

da: http://www.corriere.it

Commento del dott. Zambello

Non ricordo se i pazienti che ho curato giocassero bene a tennis o con i videogame  ma so di certo che alla fine della terapia avevano rapporti sessuali soddisfacenti. Mi viene il dubbio che  fossero pazienti con una alterazione cromosomica “alterata”.

 

 

Salute/ Il 20-30% popolazione maschile soffre eiaculazione precoce

03-10-08

Andrologi finalmente concordi su una definizione condivisa

Il 20-30% della popolazione maschile soffre di eiaculazione precoce, ma si tratta di un valore sottostimato: e sul Journal of Sexual Medicine è stata pubblicata la nuova definizione di eiaculazione precoce, condivisa dai medici andrologi italiani riuniti in occasione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia in corso a a Roma fino al 28 settembre. I dati ufficiali parlano di circa il 20-30% della popolazione maschile che soffre di eiaculazione precoce, ma si tratta di un valore sottostimato. A nascondere il problema, secondo gli andrologi, non sono solo i pregiudizi che spesso hanno la meglio sul desiderio di risolvere la situazione, ma anche la lentezza con la quale l’uomo decide di rivolgersi ad un medico. Con il risultato che in otto casi su dieci gli uomini preferiscono l’astinenza. E quel 20% di popolazione maschile che va dallo specialista, lo fa in media dopo due anni dall’inizio dei disturbi. Continua

Il precariato rende ‘veloci’ a letto

02-09-08

Il precariato non provoca solo pressione sociale e psicologica. Ma crea problemi anche sotto le lenzuola: “oggi il 20-25% dei giovani italiani soffre di eiaculazione precoce e in molti casi questo è dovuto all’ansia e allo stress legati all’instabilità esistenziale, ai problemi nel trovare un lavoro fisso e a tutte le difficoltà dei nostri giorni”. Parola di Marco Carini, direttore della Clinica urologica dell’università di Firenze. Se fino a qualche anno fa “le difficoltà sessuali di questo tipo erano scatenate dall’ansia da prestazione, dal confronto con i propri coetanei, magari anche per quanto riguarda le dimensioni del pene – ha sottolineato l’esperto – oggi la situazione sta cambiando e i ragazzi sono sempre più sotto pressione per motivi che esulano dalla loro sfera intima, ma che coinvolgono la loro vita a 360 gradi. E in questo modo è anche più difficile risolvere il problema: in presenza di timori e paure legate all’approccio con l’altro sesso, attraverso il dialogo con il medico o con la partner queste difficoltà possono facilmente essere risolte. Mentre per quanto riguarda il precariato, la sensazione di non avere un base solida su cui costruire il proprio futuro non è un elemento a cui si può smettere di pensare”.

 

da: http://www.adnkronos.com       

Insieme si può (ma non si deve per forza)

31-07-08

Falsi miti del sesso. Rincorrere il mito dell’amplesso perfetto ci fa perdere di vista la normalità dei rapporti sessuali.

Sanihelp.it – Film appassionato, scena madre, i due protagonisti coronano il loro sogno d’amore con un rapporto dolce e intenso e raggiungono l’acme del piacere contemporaneamente, a suggellare il loro essere anime gemelle. Quante donne, quanti uomini hanno mai sperato che almeno una volta nella vita andasse veramente così? Inutile mentire: la risposta è tutti. Il problema, se vogliamo è che la contemporaneità dell’orgasmo non è la regola ma l’eccezione. E quasi mai questa eccezione si può verificare al primo tentativo tra due persone che hanno un rapporto. Il perché affonda le sue radici nella fisiologia maschile e femminile, due universi che hanno le loro  variabili: queste raramente giocano a favore del rapporto perfetto.

Cominciamo da lei: non è detto che la donna debba per forza avere un orgasmo grazie alla penetrazione. Certo, ci può essere un piacere più o meno intenso, ma la scarica orgasmica non è così scontata, almeno a livello vaginale. Ecco perché un uomo non dovrebbe mai dimenticare di massaggiare o comunque stimolare la clitoride (scritto con l’articolo determinativo femminile rigorosamente femminista) prima o durante un rapporto. Questo modo di approcciare il sesso femminile verrà sicuramente apprezzato dalla partner che si troverà quindi nella piacevole situazione di avere di fronte a lei un uomo che non pensa solo al suo piacere personale ma si impegna affinché anche lei abbia il suo legittimo orgasmo.

Dopodiché il discorso passa a lui: in questi casi l’eccitazione di una prima volta con una nuova compagna può giocare qualche brutto scherzo. Come una mancata erezione. O una eiaculazione precoce, o ancora una impossibilità ad eiaculare, benché questa sia meno frequente. A questo punto che cosa si deve fare? L’eiaculazione precoce non deve distrarre: può rappresentare una sorta di aperitivo per una seconda volta che, fisiologicamente, dovrebbe essere comunque più lunga della prima. Una mancata erezione non deve spaventare o mettere in condizione di vergognarsi: fino a che non si ha la certezza di poter mantenere una erezione stabile può essere buona norma indugiare un po’ di più in baci e carezze, lasciando quindi che la natura faccia il suo corso e nel frattempo ci si può dedicare al piacere del partner, in attesa che la tensione si sciolga e che quindi il rapporto possa avare inizio.

In caso di eiaculazione difficile o in ritardo, la soluzione migliore è quella di rinunciare alla penetrazione (almeno dopo avere soddisfatto le esigenze di lei) e farsi masturbare. In questo caso l’eccitazione nel vedere la partner armeggiare con il proprio pene, unitamente allo stimolo intenso della masturbazione può facilitare l’orgasmo, con grande soddisfazione per entrambi. Alla faccia di Hollywood…

da: http://www.sanihelp.it

Commento  del Dott. Zambello

Condivido i tono dell’articolo,  buona parte dei piccoli incidenti,  ostacoli, in un rapporto sessuale, sono fisiologici. Si possono superare con  un po’ di esperienza e senza spaventarsi.

Però sbaglieremmo se classificassimo tutti i disagi  sessuali come degli “inconvenienti” fisiologici. A volte le persone hanno dei “veri” problemi sessuali, risolvibili ma che hanno bisogno di un aiuto medico e/o psicoterapeutico.

 

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