Impotenza, psicosomatizzazioni e psicoanalisi.
26-05-11
di: Renzo Zambello
Nella terapia psicoanalitica spesso, il sintomo non é affrontato direttamente. La psicoanalisi non si fa carico del sintomo. Nel caso clinico che segue, cercherò di raccontare di come sintomi importanti quali la fibrillazione atriale, attacchi di panico e l’impotenza sessuale, siano stati superati attraverso un lavoro di introspezione ed elaborazione psicologica.
Andrea é oggi un uomo di 35anni, perito elettronico, caporeparto nella fabbrica dove lavora, fisico atletico e sposato da 15 anni. Il motivo che lo portò nel mio studio, circa due anni fa, fu una improvvisa sintomatologia cardiologia, un episodio di fibrillazione atriale, che l’aveva colpito in montagna, mentre tentava di scalare una vetta. Fu soccorso e riportato a valle dall’ elicottero e ricoverato nel più vicino ospedale. Quel episodio lo spaventò molto e dopo alcuni esami clinici il medico curante gli suggerì che probabilmente il suo problema era prevalentemente psicologico si era trattato forse di un attacco di panico. Decise di prendere appuntamento con me.
Al primo incontro, dopo avermi descritto nei minimi particolari la sintomatologia cardiaca, in particolare la paura di morire che aveva provato ” quando il cuore andava come un pazzo e sembrava gli saltasse fuori dal petto”, mi chiese se potevo aiutarlo con una terapia veloce e che risolvesse prima possibile il suo problema fisico . Gli risposi che non sapevo cosa potevamo fare assieme e come e che in ogni caso, prima di qualsiasi decisione, era necessario incontrarci almeno tre volte e parlare liberamente.
“Liberamente” pensò ad alta voce, “io veramente ho un altro problema” continuò ” soffro di impotenza, mia moglie è ancora vergine. Centra qualcosa con le mie aritmie, lei può aiutarmi anche a proposito della mia impotenza?”
Risposi che non lo sapevo e che potevamo fare solo ciò che lui era disposto a fare. Dopo alcuni incontri ci accordammo per due sedute alla settimana In seguito il lavoro si snodò su piani diversi, partendo però da un presupposto che io proposi ad Andrea e che lui fece suo: la fibrillazione atriale, l’impotenza sono dei sintomi, un po’ come una febbre. Sono dei segnali che qualcosa non funziona a livello psicologico. Chiaramente non c’interessa curare il sintomo, ma tentare di capirne la causa. Proposi di spostare l’attenzione. In fondo, della fibrillazione atriale, come dell’impotenza non ci interessava poi molto.
Si è lavorato tanto sui sogni, dove spesso emergevano figure parentali terrificati, in particolare una madre vampiro ed un padre padrone. La storia che costruimmo assieme è una storia dove i suoi genitori erano figure onnipotenti, odiate e temute a cui aveva pensato di sottrarsi sposando sua moglie, senza per altro mai raggiungere una vera indipendenza.
Bloccato e controllato da quei fantasmi. Il blocco era così forte che Andrea non si poteva permettere di imitare in niente i suoi genitori, compreso la sessualità. La struttura psicologica di Andrea è chiaramente di tipo ossessivo.
Il transfert con me era positivo. Io rappresentavo finalmente un padre buono e Andrea imparò piano, piano a non temermi e a fidarsi.
Cominciò a vedere ciò che veramente gli apparteneva e ciò che invece era solo frutto di reazione nei confronti delle figure parentali.
Dopo circa quindici mesi Andrea mi portò un sogno dove la sua voglia di paternità era evidente. Diminuì il risentimento verso i suoi genitori e iniziò a pensare alla sua famiglia in termini diversi. Si ripresentò così la tematica della sua impotenza che lui risolse rifacendosi alla sua esperienza sportiva.
“In fondo,” disse, “è un muscolo, e come tutti i muscoli ha bisogno di fare esercizio per funzionare al meglio.” All’età di 33 anni deflorava sua moglie e faceva per la prima volta l’amore.
Chiaramente all’inizio della terapia non fu sottovalutata la possibilità che ci fossero delle cause organiche che causavano la sua impotenza. Andrea interpellò un andrologo ma organicamente non aveva alcun deficit. In seguito Andrea mise incinta la moglie per due volte. Oggi Andrea è un uomo che a mio parere vive molto meglio di prima. E’ rimasta la struttura ossessiva ma è molto meno pervasiva di prima e la sua qualità di vita è sicuramente migliorata. Il sintomo impotenza così come la fibrillazione atriale, gli attacchi di panico, sono scomparsi.
Nota del 27 maggio ’11
Rileggendo questo caso clinico che ripropongo a distanza di anni perché mi sembra sia nella tematica che nell’intervento attuale, mi accorgo però come dentro di me le cose siano cambiate, spero in meglio ma sicuramente cambiate. Ad esempio, non farei più quell’affermazione iniziale, un po’ dogmatica “la psicoanalisi non si fa carico del sintomo”. Era una vecchia posizione della scuola psicoanalitica che avevo fatto mia un po’ acriticamente. Che significa non si fa carico del sintomo? Certamente nei nostri maestri c’era la convinzione, giusta, che il sintomo è solo l’iceberg di un a tematica molto più profonda, inconscia. Certo, ma il sintomo è il linguaggio del corpo e io, come terapeuta, psicoanalista, non posso prescindere nel rapporto col mio paziente, dal suo corpo. Il mio stare con lui, dovrebbe essere sempre totale, “coinfettante”, come diceva Jung.
Visto com’ è andata la storia di Andrea, forse l’ avevo capito a livello preconscio, prima di potermelo dire.
Troppo stress, un uomo su tre impotente dopo i 50 anni
25-03-11
«È l’altra faccia della Milano capitale del “dopage du sexe”: troppa chimica, poca affettività»
MILANO – Flop a letto per un maschio su tre dopo i 50 anni. E sotto le lenzuola – anche per troppo stress – diventa un disastro. Lo dicono i dati presentati ieri all’assessorato della Sanità guidato da Luciano Bresciani. Sono quasi 500 mila in Lombardia gli uomini che – soprattutto dopo i 50 – devono affrontare una débâcle sessuale (in totale i lombardi tra i 50 e i 75 anni sono 1 milione e 450 mila). Il problema – esteso a tutte le fasce d’età – colpisce una coppia su 8. È l’altra faccia della Milano capitale del dopage du sexe, come l’ha definita Alessandra Graziottin, tra i sessuologi più noti d’Italia, nonché direttore del Centro di ginecologia del San Raffaele-Resnati (www.alessandragraziottin.it). Troppa chimica, scarsa sessualità affettiva, è lo slogan ripetuto dalla ginecologa. Basta pensare che solo in città in un anno sono vendute quasi un milione e 300 mila pastiglie di Viagra, Cialis e Levitra, dicono le stime dei sessuologi.
Ma non solo: la corsa alle pillole blu nasconde spesso seri problemi. Per il 20% la colpa è dell’ansia da prestazione e di stili di vita scorretti (uso di alcol, poca attività fisica). Ma ci possono essere anche questioni di salute, dall’ipertensione alle malattie cardiache fino al diabete. È il motivo per cui la Società italiana di andrologia (Sia), la Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams) e la Società italiana di urologia (Siu) danno il via, il prossimo fine settimana, a una campagna di informazione e prevenzione: sabato 26 e domenica 27 sarà possibile telefonare dalle 8 alle 20 al numero verde 800.36.36.77 per prenotare una visita andrologica gratuita. Continua
Le pillole dell’amore, usi e abusi
27-06-10
Utilizzate in modo scorretto dai giovanissimi che non ne hanno bisogno, sono invece efficaci contro la disfunzione erettile.
Le cosiddette “pillole dell’amore” vengono utilizzate anche da giovanissimi che non ne hanno bisogno. L’abuso può essere pericoloso, soprattutto se vengono assunte senza controllo medico. E si rischia la dipendenza psicologica. Invece sildenafil (Viagra) n.r. , tadalafil (Cialis)n.r. e vardenafil (Levitra)n.r. sono un rimedio sicuro contro la disfunzione erettile, ovvero l’incapacità di raggiungere o mantenere un’erezione sufficiente ad avere un rapporto sessuale. Si tratta di un disturbo che affligge il 13% della popolazione maschile. E’ spesso correlato all’età: la percentuale di chi ne soffre, tra gli under 40, è del tutto trascurabile, aumenta tra i 50 enni, diventa il 50% tra gli over 70.
Le cause di tale disfunzione possono essere di due tipi, come spiega il Dott. Alessandro Pizzocaro, andrologo di Humanitas. “Sì, possono essere due le origini, una organica, l’altra psicogena. Spesso però, in un individuo, entrano in gioco entrambi gli agenti. Tra i fattori di rischio vi sono senza dubbio le patologie vascolari: l’infarto, l’ictus, l’arteriosclerosi, l’ipertensione, sono tutti elementi che possono modificare l’afflusso e il deflusso del sangue nel pene, e provocare una DE. Anche il diabete può danneggiare il sistema nervoso e i vasi sanguigni del pene. Il malato di diabete infatti sviluppa 4 volte di più il rischio di avere disfunzioni erettili rispetto a una persona sana. Se il paziente è poi obeso e fumatore, la percentuale aumenta di dieci volte”.
I metodi per curare questo disturbo, attualmente disponibili, sono diversi: la psicoterapia, un cambiamento di stile di vita, gli inibitori dell’enzima PDE-5, trattamenti intra-uretrali, iniezioni nel corpo cavernoso del pene e interventi chirurgici. Tra questi, la pillola rappresenta la terapia meno invasiva. “I farmaci a base di sildenafil, tadalafil e vardenafil si sono dimostrati efficaci e innocui – afferma il Dott. Pizzocaro – I principi attivi contenuti in queste molecole sono inibitori della fosfodiesterasi 5, cioè vanno a inibire un enzima che distrugge una molecola responsabile della dilatazione dei vasi sanguigni. Andando a bloccare questi enzimi, perpetuano la concentrazione di questa molecola nelle cellule muscolari dell’organo maschile e ne determinano, quindi, la vasodilatazione. La differenza tra i tre farmaci sta nel tempo di assorbimento e nella durata dell’effetto”. Continua
Sesso come una volta?
30-09-09
Parlare molto di sesso non aiuta a farlo come si deve. E’ una convinzione in linea con un vecchio detto, irripetibile in questa sede, ma torna alla memoria seguendo il dibattito in corso negli Stati Uniti. Diversi studiosi di sessuologia e psicologia sostengono: ora che la gente può parlare tranquillamente col proprio medico di “disfunzione erettile” e sente parlare in televisione di anorgasmia, il sesso ha perso molta della sua componente emotiva. Un sesso medicalizzato, insomma, e per certi aspetti meno “umano”, come ha scritto il quotidiano Boston Globe.
“La sessualità è troppo simile a una competizione e come molte gare anche in questo caso è possibile condizionare le prestazioni con i farmaci o addirittura con la chirurgia cosmetica”; ha puntualizzato Drake Bennett. L’atto sessuale, visto in termini di funzione o disfunzione, non è più far l’amore ma è qualcosa di diverso: per molti meno interessante.La rivista Utne, un periodico molto trendy negli Stati Uniti, sostiene che il sesso sta diventando “a zero sum game”, una competizione in cui, alla fine, rischiano di perdere tutti. Il successo del fare l’amore, sostengono Michael Metz e Barry McCarthy, dipende dalla coppia e, semmai, dal contesto sociale. Non a caso, Amy Allina, direttore del network nazionale delle donne americane, ha segnalato con preoccupazione il grande impatto che la disoccupazione sta avendo sulle abitudini sessuali degli statunitensi.
Tornare a fare l’amore, dunque, o semplicemente a godere di una sana attività sessuale. E’ questa la prescrizione che il medico dovrebbe avere il coraggio di fare ai propri pazienti? Probabilmente sì, cercando di recuperare i naturali, necessari stimoli e allontanandosi dai modelli eccessivamente “performanti” ai quali ci stiamo purtroppo abituando…
Fonte: Boston Globe
da:=http://it.health.yahoo.net
Commento Del Dott. Zambello
Non sono troppo in accordo con l’autore dell’articolo sulla “filosofia” :”siamo inglesi, non parliamo di sesso….” o come sottintende lui, chi parla di sesso poi non lo fa. Non so nemmeno se serva o meno parlarne a livello mediatico, se l’informazione aiuti. Io credo di si. Ma, sicuramente si deve parlare di sesso all’interno della coppia. La coppia deve crescere assieme comunicandosi, sperimentando, scegliendo le rispettive fantasie sessuali. Queste non devono rimanere relegate in un mondo interno, vissute magari a livello masturbatorio o sperimentate con l’altro, l’altra. L’amante che diventa colei, colui con cui si fanno delle cose che ci piacciono, ci fanno divertire mentre con il marito, la moglie, si ” mangia sempre la solita minestra”. Parlare di sesso, esprimere verbalmente le proprie fantasie che quasi sempre sono ancorate a nuclei infantili profondi, ci aiuta a svelare un mondo che spesso é avvertito come deviante, proibito, carico di sensi di colpa, ansia. E’ terapeutico.
Per quanto concerne l’impotenza sessuale e la psicoterapia, VIDEO : http://www.youtube.com/watch?v=vyqc7QzPi_I&feature=channel_page
Impotenza, consigli e prevenzione
02-05-09
di Valentina Arcovio
Se c’è una cosa che l’uomo non riesce proprio a fare quando ha problemi a letto è ammettere di avere un disturbo. E ancor di più riuscire ad ammettre di aver bisogno dell’aiuto di uno specialista. All’inizio infatti cerca di ignorare il problema, poi si chiude in sè stesso e inizia a cercare sul web più informazioni possibili per risolvere il problema da solo. Si ritrova così di fronte a un ginepraio di informazioni confuse e discordanti: da diagnosi fai da te a veri e propri farmaci o rimedi poco consigliabili. In media, secondo gli esperti, passano all’incirca due anni prima che un paziente si decida a rivolgersi a uno specialista che lo aiuti seriamente.
La disfunzione erettile, quella che una volta veniva chiamata più semplicemente impotenza, è ancora un pericoloso tabù nell’universo maschile. Eppure, ben un italiano su otto, cioè un totale di circa tre milioni di adulti, ne soffre spesso per via di stili di vita sbagliati, ma non di rado questo disturbo è il campanello d’allarme per patologie più importanti.
Per questo anche quest’anno è partita da oggi la campagna informativa “Torna ad amare senza pensieri”, realizzata dalla Società italiana di andrologia (Sia), con l’obiettivo di diffondere una corretta cultura della prevenzione, diagnosi e trattamento della disfunzione erettile, ribadendo l’importanza di consultare il medico e lo specialista andrologo già al primo esordio del sintomo.
Sottovalutare i sintomi della disfunzione erettile, infatti, non solo prolunga le sofferenze a letto, ma preclude la possibilità di smascherare problemi di salute ben più seri. Nel 77 per cento dei casi, infatti, i sintomi di questo disturbo sono associati alla possiboile insorgenza di altre patologie, prima di tutte le malattie cardiovascolari o il diabete.
“Ecco perchè pensare di sottovalutare la disfunzione erettile è sbagliato e, soprattutto, dannoso per la salute maschile”, ha sottolineato Vincenzo Gentile, presidente della Sia.
Per questo, anche quest’anno, l’obiettivo della campagna è quello di far entrare tempestivamente in contatto i potenziali pazienti con un medico. “Spesso, però questi pazienti sono ‘bloccati’ – ha spiegato Bruno Giammusso, coordinatore scientifico della campagna – tanto da non riuscire a parlare del proprio problema, nè al medico di famiglia, nè allo specialista andrologo. E questo succede perchè il potenziale paziente non è informato sull’evoluzione della disfunzione erettile.In presenza di un deficit dell’erezione, l’uomo tende infatti a rinchiudersi in sè stesso, o a cercare soluzioni alternative alla visita medica, perdendo così decisamente del tempo prezioso per arrivare alla soluzione. Ecco perchè come Società italiana di andrologia, anche quest’anno, vogliamo mettere a disposizione di tutti i pazienti la nostra esperienza professionale attraverso strumenti pensati appositamente per loro”.
La Sia ha messo a disposizione un numero verde dedicato (800.36.36.77) che da oggi fino all’8 maggio permetterà ai potenziali pazienti di chidere informazioni a 200 andrologi. Il servizio sarà attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 20.00 alle 22.00. Inoltre, è online il sito Internet della campagna (www.amaresenzapensieri.it), grazie al quale gli esperti della Sia sono riusciti a tratteggiare un primo profilo del potenziale paziente con disfunzione erettile partendo dall’analisi dei dati di accesso.
Il paziente tipo ha un’età compresa tra i 50 e 60 anni, diplomato, abitante nelle grandi città del Lazio, della Sicilia, della Campania e della Lombardia, con una stabile relazione di coppia, ma che non si è ancora sottoposto a una visita andrologica.
Eppure, attualmente esistono gli strumenti per combattere la disfunzione erettile. Tanti farmaci, ognuno dei quali specializzato per ogni singolo problema. Ad esempio, tra qualche settimana dovrebbe arrivare in Italia un nuovo farmaco contro l’eiaculazione precoce introdotto già in Svezia e Finlandia. Si tratta della “dapoxetina”, la prima molecola approvata dall’Emea, l’agenzia europea che si occupa del controllo sui farmaci per la cura di questo problema che affligge dal 20 al 30 per cento degli italiani di età compresa fra i 18 e i 55 anni.
La “dapoxetina” è un parente stretto del Prozac, ovvero molto simile alla molecola del farmaco anti-depressivo. E’ in grado di triplicare il tempo d’erezione, aumentando anche il controllo sull’erezione. Poi c’è tutta una serie di farmaci da tempo già in commercio che, se prescritti dal medico, possono migliorare la vita dei pazienti affetti da disfunzione erettile.
Si tratta della famosa pillola blu, cioè il Viagra, della pillola gialla, il Cialis, e di Levitra. Ognuno dei farmaci ha dei comprovati effetti benefici sulla vita sessuale degli uomini che soffrono di impotenza. Ma il mercato dei farmaci contro la disfunzione erettile è ancora più vasto. Allo studio ci sono tutta una serie di pillole che hanno come obiettivo quello di risolvere i problemi sessuali degli uomini.
Per il momento si tratta di farmaci ancora in via di sperimentazione, ma che hanno suscitato l’interesse di molte case farmaceutiche consapevoli che il target di mercato si sta facendo sempre più ampio.
da: http://www.ilmattino.it
Commento del Dott. Zambello
Capisco che la campagna per la prevenzione dei disturbi erettili sia stata organizzata dagli andrologi e che questi “portino acqua al loro mulino” anche se é poco giustificabile. Ma é per me meno comprensibile che una giornalista sposi totalmente questa impostazione teorica, omettendo volutamente o per mancanza di informazioni che la cura della impotenza é sicuramente anche farmacologica ma soprattutto psicologica. Tutti ormai sanno, anche i giornalisti che non c’é pastiglia verde che serva se c’é un blocco psicologico, una “conversione” somatica di disagi profondi. E’ vero invece che ogni disturbo somatico, impotenza compresa, deve essere opportunamente diagnosticato nelle sua eziologia e nel caso vi fossero cause fisiche, sono quelle che vanno curate. E’ anche vero che la “pasticlietta verde” aiuta a superare alcuni ostacoli ma, é falso e pericoloso far passare l’informazione che c’é ormai una pastiglia per tutto o quasi. Basta aspettare, magari che arrivino dall’estero.
Altro che macho: l’uomo italiano
23-03-09
Di: ANDREA SERMONTI
«Forte come Goldrake, saggio come Gandhi»: un’indagine della società di andrologia. Per l’autostima la stabilità emotiva è il valore più importante
Una foto dai contorni tutt’altro che nitidi, quella dell’uomo del Duemila: non assomiglia a Ercole né ad alcun Casanova del passato, ma forse più a un eroe «normale e terreno, forte come Goldrake e saggio come Gandhi», capace di sopportare la fatica mentale e psicologica legata a un mondo sempre più problematico. Come dire che il mito del macho ha fatto il suo tempo e ora la forza dell’uomo vero, del maschio doc, è tutta nel cervello e nel cuore. Sono questi i risultati di un’indagine condotta dall’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione (Ispo) per la Società italiana di andrologia (Sia), presentati recentemente a Milano dal presidente di Ispo, Renato Mannheimer, nel corso di un talk show dal titolo Gli uomini italiani tra fragilità e insicurezze. Condotta su 800 italiani di età compresa fra 18 anni e più di 60, la ricerca disegna l’identikit di un uomo consapevole di se stesso e dei propri limiti, in grado di accettarli e superarli. Un uomo giusto e leale, ironico e allegro. Sensibile ai problemi del Pianeta, il nuovo «maschio al 100%» sa emozionare ed emozionarsi. Ama l’amore e punta a una stabilità emotiva, un ingrediente fondamentale dell’autostima. Non a caso – anticipa una nota – si sente sicuro di sé il 92% degli uomini italiani con una relazione fissa, contro l’81% dei single. E la forza d’animo aiuta anche a superare problemi di salute un tempo vissuti come drammi: il 72% degli inter vistati assicura infatti che una defaillance sessuale non incide sulla propria autostima. Anche se il 26%, soprattutto giovani, la pensa esattamente al contrario. Al contempo, il 74% è convinto che poca stima di sé renda più difficile avere successo con le donne.
Di tutt’altra opinione l’avvocato matrimonialista Bernardini de Pace, secondo la quale «le difficoltà sessuali portano molto spesso alle separazioni: nella coppia ora c’è competizione del maschio verso la donna e l’uomo ha paura che l’unica cosa in cui si può sentire uomo non gli riesca». Le défaillance sono a volte la spia di problemi di salute veri e propri, anche se non vengono vissuti come tali. «Le problematiche sessuali sono in crescita esponenziale: il 12% degli uomini soffre di disfunzione erettile, il 30% di eiaculazione precoce e il 15% delle coppie ha problemi di infertilità», ha spiegato il professor Vincenzo Gentile. Colpa sia di disturbi organici – diabete e ipertensione, che compromettono l’irrorazione sanguigna dei corpi cavernosi, quelli che consentono l’erezione – sia di ostacoli psicologici, quella che tutti chiamano «ansia da prestazione ». Precisa Giammusso: «Il sistema nervoso si attiva in tutte le questioni di stress, restringe i vasi sanguigni e finisce per bloccare l’erezione. Ecco perché bisogna tornare ad amare senza pensieri». E i farmaci anti-impotenza? Oggi ci sono: «I PDE5 inibitori sono medicinali sicuri, ma necessitano sempre di un’attenta valutazione medica».
da: http://www.lastampa.it
I medici non dovrebbero neanche prescriverlo
30-11-08
«È una follia dare il Viagra ai diciottenni. Così si creano dei drogati, uomini che da subito iniziano ad affidare il loro vizio alla chimica, e ne diventano dipendenti per sempre, psicologicamente e fisicamente». Non usa mezzi termini Barbara Alberti, scrittrice sempre pungente che guarda con disprezzo al Viagra e, soprattutto, alla forma esasperata con cui il maschio spesso vive l’atto sessuale e la conseguente ansia da prestazione.
«A mio avviso i medici parrebbero spesso in combutta con le case farmaceutiche – incalza – visto questo utilizzo scriteriato e indiscriminato di farmaci che in molti casi non sono assolutamente necessari. E non vale solo per i giovani, ma anche per gli uomini di età avanzata. Chi ha detto che devono per forza avere rapporti sessuali alla loro età? Magari non sentono più il desiderio e potrebbero sublimare amore e sentimenti in altre forme. Ma oggi no. Al nonno bisogna dar la pasticchetta per forza».
Il problema comunque sta oltre.
«Io il maschio di oggi lo compiango. Hanno un ego insopportabile, difficilmente sostenibile. Pensano solo al sesso, alla prestazione. D’altronde hanno un organo che, se ti obbedisse sempre e come vuoi tu, rappresenterebbe un privilegio. Ma spesso così non è: è un estraneo nel tuo corpo, che proprio quando più ci tieni magari ti abbandona. Per due volte che un uomo non riesce, già si ritiene impotente, e corre a farsi prescrivere metodi chimici per risolvere il problema».
Altro che chimica, però: «È tutto un fatto di testa. Il loro delirio nasce dalla competizione, dall’ansia del confronto, al di là di fattori imprevedibili e naturali, che possono accadere. Ma se il maschio fosse più onesto, e cercasse gratificazioni non da molecole sataniche, ma da se stesso e dal rapporto vero con la sua compagna, le cose andrebbero meglio». A Barbara Alberti è mai capitato un uomo che facesse uso di Viagra?
«A me no. Fortunatamente».
Rac. Zin.
da: http://iltempo.ilsole24ore.com
Commento del Dott. Zambello
Ha ragione Barbara Alberti. Il sesso è una “questione di testa” . L’impotenza, quasi sempre, non sempre, ha delle cause psicologiche. Risolvere tutto chimicamente non è una soluzione, è solo negare il problema.
Purtroppo, dalla mia esperienza , molti uomini prendono “la pasticca dell’amore” e non lo dicono alla propria compagna.
Affrontare e curare il calo della libido
31-10-08
Un basso livello di soddisfazione sessuale riduce sostanzialmente la qualità della vita. Negli uomini, questo problema viene chiamato impotenza o disfunzione erettile, nelle donne, viene chiamato disfunzione sessuale o semplicemente, calo della libido.
Questo problema si verifica comunmente nelle persone colpite da malattie croniche gravi, come il diabete, la pressioene alta e le affezioni cardiovascolari. Ma sia negli uomini che nelle donne, altre cause di ridotte pulsioni sessuali possono essere ricondotte al fumo, all’eccesso di consumo di alcol, a una ridotta produzione ormonale da parte del corpo (una diminuizione del testosterone con l’età e degli ormoni durante la menopausa), infortuni alla colonna vertebrale, effetti collaterali delle medicine, stress, ansia, depressione e stanchezza. E’ stato riportato che negli uomini può essere una causa di problemi una eccessiva pressione pelvica o genitale dovuta, per esempio, a una lunga attività in bicicletta. Tornando alle donne, invece, tra le cause di calo della libido figurano un precedente trauma sessuale (incluso uno stupro), secchezza vaginale, delle reazioni a degli anticoncezionali, infezioni vaginali, gravidanza o allattamento. Dunque, è importante farsi visitare dal medico per determinare la causa specifica.
Una delle circostanze che si possono annoverare tra le cause del disturbo è la terapia con antidepressivi. Quando questa circostanza si verifica, il calo della libido può verificarsi fino al 70% degli individui che assumono questo tipo di farmaci. Rilevata la connessione con il calo della libido, molte persone decidono di smettere la cura per non compromettere questa sfera. Questo comporta però un aumento del problema della depression e una conseguente riduzione della qualità di vita.
La maggior parte dei pazienti NON discute MAI il problema della depressione o del calo della libido con il proprio medico, mentre invece è importante farlo, così come lo si fa per altri disturbi. Occorre anche essere consapevoli del fatto che molti dottori non sono aggiornati sulle cure disponili per affrontare i disturbi sessuali nei pazienti. Perciò, consigliamo una consulenza con uno specialista in materia, che vi può essere indicato dal vostro medico.
Non abbiate pudore ad affrontare queste questione con il vostro medico; egli è il vostro migliore amico quando si tratta di risolvere questo tipo di problemi.
da: http://it.healthnews.com
Tre milioni di italiani impotenti, dal medico solo dopo due anni
21-09-08
Impotenza sessuale ‘grattacapo’ per tre milioni di uomini italiani. “Ma attualmente sono solo 600 mila quelli in cura” con i farmaci ormai celebri per la loro fama di pillole dell’amore. “Troppi si ostinano a non voler andare dal medico per risolvere il problema, mentre dovrebbero prendere esempio dalle donne. Se in media loro attendono solo due mesi per illustrare al ginecologo eventuali disturbi, l’uomo si decide solo dopo due o anche tre anni”. A sottolinearlo è Vincenzo Mirone, presidente della Società italiana di urologia (Siu). “Oggi – assicura l’esperto – sono le compagne, le mogli, le fidanzate a portare il loro partner dallo specialista per avere un consulto e risolvere il problema della disfunzione erettile. Ed è un bene, perché altrimenti il disturbo verrebbe portato avanti per anni invece di essere facilmente curato e risolto”. Le terapie disponibili sono infatti ora “sempre più personalizzate – aggiunge Marco Carini, direttore della Clinica urologica dell’università di Firenze – e consentono all’uomo di adattare alle proprie esigenze l’assunzione del farmaco anti-impotenza: solo nel week-end, per un effetto immediato o per un trattamento prolungato”. Insomma c’è l’imbarazzo della scelta: l’importante è vincere la vergogna di andare dal medico
http://www.adnkronos.com
Commento del Dott. Zambello
Ho raccontato in un’altra parte del sito, la storia di un paziente che venne da me dopo 20 anni di matrimonio e la moglie era ancora vergine. Purtroppo non sono casi limite. Sempre più spesso capita di doverci interessare di matrimoni bianchi o che diventano “bianchi”.
Chiedere aiuto ad un medico specialista, andrologo è indispensabile prima di iniziare una qualsiasi terapia. Spesso però non vi sono cause organiche che impediscano il rapporto ma picologiche e il quel caso la terapia di elezione è la psicoterapia. Farmaci “blu” o “arancioni” sono solo dei sintomatici e tendono a far cronicizzare le vere cause.
Giordania/ Studio: 62% popolazione soffre di impotenza sessuale
03-09-08
Indagine ufficiale: Obesità e diabete altre grande piaghe Paese
Roma. (Apcom) – Il 62% della popolazione della Giordania soffre di “impotenza sessuale”. Il dato è ufficiale ed emerge da un recente studio reso pubblico dal Centro nazionale di Diabete e riportato oggi con grande evidenza dalla stampa locale.
Secondo la stessa indagine illustrata ieri dal direttore del Centro il dottor Kamel al Aljouni, diabete e obesità sono le altre due grandi piaghe che affliggono la maggioranza della popolazione.
Stando ai dati riportati dal quotidiano giordano Alrai, il 60% degli maschi over 40 anni “sono affetti di tre malattie croniche; il diabete, ipertensione e colesterolo”. Non starebbero meglio le donne, dove emerge che “la metà delle femmine giordane” con età superiore ai 25 anni oltre ad essere affette di almeno uno delle succitate malattie croniche “sono obese oppure in sovvrappeso”.
Il dato “allarmante” è il “decesso per infarto” registrato per 75% delle persone affette di diabete.
da: http://notizie.alice.it




