<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Psicoterapia Dinamica &#187; Omosessualità</title>
	<atom:link href="http://www.psicoterapiadinamica.it/category/omosessualita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.psicoterapiadinamica.it</link>
	<description>Psicoterapeuta Dr. Renzo Zambello</description>
	<lastBuildDate>Sun, 29 Jan 2012 12:04:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>“Sono omosessuale”: come dirlo agli amici</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/%e2%80%9csono-omosessuale%e2%80%9d-come-dirlo-agli-amici/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/%e2%80%9csono-omosessuale%e2%80%9d-come-dirlo-agli-amici/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 16:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1203</guid>
		<description><![CDATA[“Sono omosessuale” non è una frase semplice da dire per molti, e non solo perché si ha paura del giudizio degli altri, ma anche perché il più delle volte la non accettazione viene da dentro, fino a trasformarsi, in alcuni casi, e purtroppo, in omofobia interiorizzata. Non tutti si confidano prima con gli amici: dipende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.pugliapress.org/wp-content/uploads/2011/05/tristezza-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />“Sono omosessuale” non è una frase semplice da dire per molti, e non solo perché si ha paura del giudizio degli altri, ma anche perché il più delle volte la non accettazione viene da dentro, fino a trasformarsi, in alcuni casi, e purtroppo, in omofobia interiorizzata. Non tutti si confidano prima con gli amici: dipende dalla compagnia, dai rapporti che si creano, da una serie quasi infinita di variabili; c’è anche chi preferisce dirlo prima ai genitori, per esempio. Le possibilità, insomma, sono tante. Ma qui vogliamo parlare solo ed esclusivamente del rapporto con la propria comitiva e con i compagni di sempre, quelli veri, che restano, quelli che vi “prendono” così come siete, senza pregiudizi (e giudizi) di sorta.</p>
<p>Anzitutto, partite dal presupposto che la sincerità, strano ma vero, paga sempre: così come un buon amico non vi escluderebbe mai dalla sua vita perché siete omosessuali, allo stesso tempo dovreste pensare a come reagirebbe se non gli confessaste il vostro orientamento. Sono cose private, certo, e il coming-out tutto è fuorché qualcosa di obbligatorio, ma se il rapporto di amicizia è vero e profondo, prima o poi sentirete voi stessi il bisogno di venire fuori.</p>
<p>Se siete sicuri dell’affetto del vostro amico, ma sapete che ha molte riserve nei confronti dell’omosessuale, la prima cosa da fare è fugare i suoi dubbi. Molti, infatti, vedono il mondo gay come qualcosa di sporco, trasgressivo; in alcuni casi, pensano si tratti di una vera e propria malattia, ipotesi assurda, questa, visto che è stato ribadito più volte dalla scienza che non esistono cause genetiche. Cercate, insomma, di far capire all’amico di sempre cosa significa essere gay e, soprattutto, perché lo si è: l’omosessualità non è una scelta, né un gusto; è bene che lo sottolineiate, senza cadere nel vittimismo, però: siamo gay, siamo portati ad amare altri uomini; non abbiamo avuto la sfortuna di nascere orfani. Sangue freddo, insomma.</p>
<p>Facile a dirsi, starete pensando. E non avete tutti i torti. Ricordate, però, che dovete rispettare i vostri tempi: cercate prima di scoprire voi stessi, di superare le vostre paure e la vostra ansia, non correte troppo; ogni cosa va fatta a suo tempo. Se siete timorosi di dirlo o credete che non sia il caso per una serie di ragioni, non ditelo (anche perché potrebbe essere che il vostro amico, che vi conosce da una vita, lo sappia già). Non rimandate neanche a domani, però, cose che potreste fare oggi: la paura non deve guidare le vostre giornate; i sensi di colpa, altrettanto. La vita è la vostra, ricordatelo.</p>
<p>Se sono veri amici – ha scritto un utente a un ragazzino in cerca di aiuto – continueranno a vederti come sempre e con lo stesso affetto di sempre. Non starci male se qualcuno dovesse deluderti. Di certo non saresti tu causa di delusione.</p>
<p>Detto questo, detto tutto.</p>
<p>da:http://www.gaywave.it         </p>
<p><em><strong>Commento del Dott. Zambello</strong></em><strong><em> </em></strong></p>
<p><em><strong>Trovo l&#8217;articolo sopra, simpatico e  di buon senso. Credo siano riflessioni fatte dall&#8217; interno che portano ad  una serie di buoni consigli comportamentali. Però, io che guardo dall&#8217;esterno, non foss&#8217;altro per l&#8217;età,  non posso fare a meno di vedere oltre al tono leggero che si insinua, ancora,   dentro tra le righe,  la colpa. Intanto ci si potrebbe chiedere,  ma perché il  coming-out è una operazione degli omosessuali? Perchè non lo fanno  o meglio non ci si aspetta che lo facciano gli eterosessuali?   E&#8217; evidente,  c&#8217;è  un&#8217;antica &#8220;colpa&#8221; magari negata o esorcizzata, ma che spinge sotto e,  spunta fuori. Il termine “gay” mi ha sempre insospettito un po&#8217;. Molto spesso dietro ad un comportamento sfavillante, c’è insicurezza e  paura.  Non è un  caso che  parlino, ancora, di &#8220;confessione&#8221;. Penso,  se proprio lo devi dire,  dichiaralo, urlalo, imponilo ma, non  &#8221;confessarti&#8221;. D’altro canto è di questi giorni la notizia  che </strong></em><strong><em>Navi Pillay, alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, ha spinto tutti i Paesi del mondo ad abolire le discriminazioni legali contro i gay a partire dalla pena di morte (avete letto bene: pena di morte) per sesso consensuale tra omosessuali.</em><em> La realtà è questa.</em><em> </em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/%e2%80%9csono-omosessuale%e2%80%9d-come-dirlo-agli-amici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Marco: omosessuale?</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/10/marco-omosessuale/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/10/marco-omosessuale/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 10:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiajunghiana.com/?p=22</guid>
		<description><![CDATA[di Renzo Zambello UN CASO CLINICO. Riporto questo caso perché è emblematico di come spesso, molto spesso, noi tendiamo a spostare la nostra sofferenza su alcuni aspetti della nostra vita, alterandone la comprensione e la possibilità di risolverla. I disagi sessuali, in particolare l&#8217;omosessualità diventa troppo spesso la causa e la focalizzazione di tutte le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <a title="Studio Psicoterapeutico" href="http://www.zambellorenzo.it" target="_blank">Renzo Zambello</a></p>
<p>UN CASO CLINICO.</p>
<p><strong>Riporto questo caso perché è emblematico di come spesso, molto spesso, noi tendiamo a spostare la nostra sofferenza su alcuni aspetti della nostra vita, alterandone la comprensione e la possibilità di risolverla. I disagi sessuali, in particolare l&#8217;omosessualità diventa troppo spesso la causa e la focalizzazione di tutte le energie. Sono convinto che tutte le tematiche della sessualità ed in particolare quelle che riguardanti l&#8217;identità sessuale, siano motivo di grandi fatiche a a volte sofferenze ma, possono essere anche un pretesto dal nostro inconscio per non evolvere e crescere. Il compito del terapeuta , a volte molto difficile, è di non colludere con queste fantasie manipolatorie e narcisistiche del paziente. Il caso di Marco mi sembra illuminante. </strong></p>
<p>Marco, il nome è inventato ma la sua storia è vera, mi telefonò circa quattro mesi fa in studio per chiedermi un appuntamento.  Dopo essersi presentato mi disse  che aveva bisogno di  vedermi, di un colloquio. Guardai istintivamente l&#8217;agenda della settimana successiva e proposi un giorno che  rifiutò. Mi disse che era libero  un  martedì, dopo 20 giorni. La cosa mi sembrò un po&#8217; strana ma  non  feci domande e acconsentii  per l&#8217;appuntamento proposto.</p>
<p><img id="il_fi" src="http://ecletticabetty.altervista.org/wp-content/uploads/2010/07/Tristezza-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>Dopo 20 giorni, puntualissimo,  si presentò un giovane uomo  vestito sportivamente  con lo zainetto dietro le spalle, alto, biondo, cappelli corti a spazzola , occhiali tondi senza montatura di una  apparente età  di 27, 28 anni.  Salutandomi  mi diede la mano abbassando leggermente la testa e intanto guardava  da un&#8217;altra parte. Gli chiesi di aspettare alcuni minuti in sala da attesa e quando andai a prenderlo lo trovai in piedi davanti alla finestra mentre fissava  fuori.</p>
<p><em><strong>Io</strong>:</em> Prego si accomodi&#8230;.Prego si&#8230;..</p>
<p><em><strong>Marco</strong></em>: Chi io?</p>
<p>Feci fatica a trattenere un sorriso, non c&#8217;era nessun altro.</p>
<p>Gli feci strada in studio e lo invitai a sedersi  sulla  sedia  davanti alla scrivania.</p>
<p>Si sedette dopo aver appoggiato lo zaino vicino alla sedia senza togliersi niente di dosso  e abbasso la testa.</p>
<p><strong><em>Io:</em></strong>  Se si vuole togliere  il giaccone. Qui, mi sembra, faccia caldo&#8230;.si sta bene.</p>
<p>Marco mi guardò&#8230;  sospirò e poi si tolse il giubbotto  appoggiandolo sulla poltrona,  nel punto più vicino a me.</p>
<p><strong><em>Marco</em></strong>: Le da fastidio?</p>
<p><strong><em>Io:</em></strong> No, no&#8230;lasci pure.</p>
<p>Mi guardò  dritto negli occhi e accennò ad un sorriso e stette a lungo in silenzio.</p>
<p><strong><em>Io</em></strong>: Mi  racconti qualcosa&#8230;.quello che vuole.</p>
<p>Marco mi guardava, gli occhi gli  si erano riempiti di lacrime, si stringeva  in se stesso come cercasse la forza per poter aprire le labbra. Si contorse quasi in uno spasmo di dolore, poi allungò lentamente  il braccio con la mano aperta verso di me e arrivato in fondo all&#8217;estensione  la chiuse  nervosamente in un  pugno chiuso  che riportò con uno scatto  alla fronte,  quasi ad appoggiarsi.</p>
<p>Guardavo in silenzio e provavo un profondo senso di compassione. Mi chiedevo quali pensieri gli bruciassero   dentro. Mi mostrava  il suo dolore ma non potevo far altro che aspettare che  avesse il coraggio di dargli un nome.</p>
<p><strong><em>Marco</em></strong>: Io, balbettò&#8230;sono un omosessuale.</p>
<p>Silenzio</p>
<p><strong><em>Marco</em></strong>: Le ho detto che sono un omosessuale, sono gay.<span id="more-9"></span></p>
<p><strong><em>Io:</em></strong> Ho sentito, ma non capisco.</p>
<p><strong><em>Marco</em></strong>: Cosa, non capisco? Io vivo dei rapporti omosessuali, vado con gli uomini. Ho avuto una donna per due anni, mi piaceva ma non provavo niente,  sessualmente&#8230;. Poi ho conosciuto un ragazzo, poi altri&#8230;.. ogni tanto andavo anche con le donne &#8230;ma da un anno e mezzo sto con  Patrizio.</p>
<p><strong><em>Io</em></strong>: Marco mi deve scusare, ma cosa c&#8217;è di male ad avere dei rapporti omosessuali? Da anni anche noi Psicoanalisti che non siamo proprio degli innovatori, non consideriamo più l&#8217; omosessualità come una  perversione sessuale. Il problema  che ci poniamo non è tanto che uno sia omosessuale o eterosessuale  ma che viva bene la sua sessualità. E&#8217; evidente che lei non vive bene la sua e allora,  dovremmo chiederci perché.</p>
<p><strong><em>Marco:</em></strong> Perché? Io vivo in un paesino. Lei si immagina cosa succederebbe se sapessero che vado con gli uomini, che sono gay che non sto con Patrizia ma con Patrizio. Patrizio è il mio amico, compagno&#8230;. Compagno!? Immagina mia madre?</p>
<p><strong><em>Io:</em></strong> No, non lo immagino, non la conosco, come non conosco il suo paesino. Lei vive con sua madre?</p>
<p><strong><em>Marco:</em></strong> Si.</p>
<p><strong><em>Io:</em></strong>  Ma lei andrebbe a vivere in città con Patrizio?</p>
<p>Lungo silenzio&#8230;.</p>
<p><strong><em>Marco</em></strong>: No, No, non so&#8230;.forse no&#8230; ma io voglio bene a Patrizio.</p>
<p><strong><em>Io:</em></strong> Ma non vivrebbe con lui?</p>
<p><strong><em>Marco</em></strong>: No, penso di no.</p>
<p><strong><em>Io</em></strong>: Cosa centra  il paesino, i genitori&#8230;e forse anche l&#8217;omosessualità, il fatto di essere, come dice lei, gay? Cosa centra il fatto di essere omosessuale con la sua difficoltà a  vivere una esperienza d&#8217;amore? Prima ha lasciato la ragazza&#8230;ora ha  difficoltà a stare con Patrizio&#8230;..</p>
<p>Marco mi guardava, teneva la testa inclinata in basso un po&#8217;  girata a sinistra.  I suoi occhi erano un po&#8217; succhiusi ma  fissi su di me. Percepivo  disappunto, un distacco pieno rabbia antica. Non poteva aggredirmi ma mi rifiutava.</p>
<p>L&#8217;incontro continuò  ancora una trentina di minuti.  Marco insistette nel suo atteggiamento di &#8220;ragazzo sfortunato&#8221;  e io tentai  di mostrargli  che forse le sue difficoltà erano oltre. </p>
<p>Non sapevo, capivo, perchè avesse così tanta paura ad amare ed avesse sostituito all&#8217;amore il sospetto, la rabbia.</p>
<p>Non capivo come questa  difficoltà si fosse mescolata con l&#8217;omosessualità e come lui utilizzasse quest&#8217;ultima  come uno scudo difensivo.  Mi sembrava così.</p>
<p>Quasi alla fine della seduta gli chiesi?</p>
<p><strong><em>Io:</em></strong> Marco, alla fine di questo nostro incontro, lei cosa mi chiede? Come posso aiutarla?</p>
<p><strong><em>Marco</em></strong>: Vorrei vivere un po&#8217; più in pace con me stesso.</p>
<p><strong><em>Io</em></strong>: Si questa è una aspirazione generale condivisibile ma,  un po&#8217; più nello specifico, come pensa che io  possa aiutarla? Cosa mi chiede?</p>
<p><strong><em>Marco</em></strong>: Non lo so.</p>
<p><strong><em>Io</em></strong>: Senta Marco, ci pensi. Io non credo che il problema sia la sua omosessualità ma, forse, la sua capacità ad amare a farsi amare. Mi ha detto che Patrizio le vuole bene&#8230; e anche lei gliene vuole, ma&#8230; Ecco, li,  forse, la posso aiutare, a chiarire dentro di sé quel &#8220;ma&#8221;.   </p>
<p>Ci siamo salutati.  Marco non mi ha chiamato, sono certo provasse  delusione. Non l&#8217;avevo coccolato come un povero &#8220;bambino sfortunato&#8221;, anzi,  avevo tentato di trasmettergli che il suo star male dipendeva da lui che forse non voleva crescere. Sono  certo che  se un giorno tornerà,  sarà  un uomo che  mi chiederà di camminare a suo fianco, non di prenderlo in braccio.</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td>
<p class="commenttop"> </p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/10/marco-omosessuale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mons. Rigon: “L’omosessualità va curata”, ma per la Procura non c’è reato</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/09/mons-rigon-%e2%80%9cl%e2%80%99omosessualita-va-curata%e2%80%9d-ma-per-la-procura-non-c%e2%80%99e-reato-2/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/09/mons-rigon-%e2%80%9cl%e2%80%99omosessualita-va-curata%e2%80%9d-ma-per-la-procura-non-c%e2%80%99e-reato-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 21:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1076</guid>
		<description><![CDATA[Genova. “Non si nasce omosessuali. Quindi, dal momento che l’omosessualità è indotta, bisogna prenderla dall’inizio, perché così si può superare, attraverso la psicoterapia”. Era con queste parole che monsignor Paolo Rigon, presidente del Tribunale ecclesiastico della Liguria, aveva deciso di inaugurare, lo scorso febbraio, l’anno giudiziario ecclesiasistico. E per queste dichiarazioni era stato prontamento denunciato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.tuttaaltramusica.com/wp-content/uploads/2011/02/socialisti-manifesto390-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></p>
<p>Genova. “Non si nasce omosessuali. Quindi, dal momento che l’omosessualità è indotta, bisogna prenderla dall’inizio, perché così si può superare, attraverso la psicoterapia”. Era con queste parole che monsignor Paolo Rigon, presidente del Tribunale ecclesiastico della Liguria, aveva deciso di inaugurare, lo scorso febbraio, l’anno giudiziario ecclesiasistico. E per queste dichiarazioni era stato prontamento denunciato dalla Casa della Legalità per violenza privata e diffamazione aggravata. Oggi la Procura della Repubblica di Genova ha chiesto l’archiviazione del caso, per infondatezza della notizia di reato.</p>
<p>“Al di là della vicenda giuridica resta comunque l’amarezzza per l’affermazione che era stata fatta, che resta pesante sul piano umano”, dice a Genova24.it Mario Moisio, referente per la Liguria e consigliere nazionale dell’associazione Gay Lib. Nei confronti dell’alto prelato Gaylib, insieme a Arcilesbica e Arcigay, aveva presentato un esposto all’ordine dei medici e degli psicologi. “Putroppo spesso uomini e donne cadono nella trappola delle terapie riparative, o perchè costretti, o perche si pensa di trovare nella ricerca di una presunta normalità un certo sollievo”.</p>
<p>“Noi vorremmo un mondo in cui tutti si possa vivere in armonia al di là del proprio orientamento sessuale – continua Moisio. “Putroppo l’omofobia che circola ogni giorno a livello isituzionale va proprio nella direzione opposta”.</p>
<p>La richiesta di archiviazione “riafferma la possibilità del tribunale ecclesiastico di interloquire su tutte le dinamiche della famiglia, anche su quelle più delicate come l’omosessualità di uno dei due coniugi”. Lo afferma l’alto prelato, che era stato denunciato per alcune dichiarazioni sull’omosessualità.</p>
<p>“Occuparsi delle dinamiche familiari – spiega tramite il suo legale, avvocato Michele Ispodamia – è la funzione precipua del tribunale ecclesiastico”. Monsignor Rigon ha riferito di “non aver avuto dubbi sull’esito processuale che gli era stato garantito dal suo difensore”.</p>
<p>“Ciò che aveva detto Mons Rigon – aggiunge l’avvocato Ispodamia – lo aveva pronunciato come presidente del tribunale ecclesiastico che ha il compito di tutelare la salvaguardia e l’integrità delle famiglie. Non escludiamo che, in seguito, possa esserci un confronto sul piano etico-scientifico”</p>
<p>da: Genova. “Non si nasce omosessuali. Quindi, dal momento che l’omosessualità è indotta, bisogna prenderla dall’inizio, perché così si può superare, attraverso la psicoterapia”. Era con queste parole che monsignor Paolo Rigon, presidente del Tribunale ecclesiastico della Liguria, aveva deciso di inaugurare, lo scorso febbraio, l’anno giudiziario ecclesiasistico. E per queste dichiarazioni era stato prontamento denunciato dalla Casa della Legalità per violenza privata e diffamazione aggravata. Oggi la Procura della Repubblica di Genova ha chiesto l’archiviazione del caso, per infondatezza della notizia di reato.</p>
<p>“Al di là della vicenda giuridica resta comunque l’amarezzza per l’affermazione che era stata fatta, che resta pesante sul piano umano”, dice a Genova24.it Mario Moisio, referente per la Liguria e consigliere nazionale dell’associazione Gay Lib. Nei confronti dell’alto prelato Gaylib, insieme a Arcilesbica e Arcigay, aveva presentato un esposto all’ordine dei medici e degli psicologi. “Putroppo spesso uomini e donne cadono nella trappola delle terapie riparative, o perchè costretti, o perche si pensa di trovare nella ricerca di una presunta normalità un certo sollievo”.</p>
<p>“Noi vorremmo un mondo in cui tutti si possa vivere in armonia al di là del proprio orientamento sessuale – continua Moisio. “Putroppo l’omofobia che circola ogni giorno a livello isituzionale va proprio nella direzione opposta”.</p>
<p>La richiesta di archiviazione “riafferma la possibilità del tribunale ecclesiastico di interloquire su tutte le dinamiche della famiglia, anche su quelle più delicate come l’omosessualità di uno dei due coniugi”. Lo afferma l’alto prelato, che era stato denunciato per alcune dichiarazioni sull’omosessualità.</p>
<p>“Occuparsi delle dinamiche familiari – spiega tramite il suo legale, avvocato Michele Ispodamia – è la funzione precipua del tribunale ecclesiastico”. Monsignor Rigon ha riferito di “non aver avuto dubbi sull’esito processuale che gli era stato garantito dal suo difensore”.</p>
<p>“Ciò che aveva detto Mons Rigon – aggiunge l’avvocato Ispodamia – lo aveva pronunciato come presidente del tribunale ecclesiastico che ha il compito di tutelare la salvaguardia e l’integrità delle famiglie. Non escludiamo che, in seguito, possa esserci un confronto sul piano etico-scientifico”.</p>
<p>da http://www.genova24.it      </p>
<p><strong><em> Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Da una parte la Chiesa che continua difendere il suo diritto al controllo della psicologia, dell&#8217;anima,  sapendo che uno dei tasti più sensibili  é il sesso ed uno dei mezzi più efficaci é la colpevolizzazione.  Lo fa negando ciò che è sotto gli occhi di tutti, ma é sempre stato così.  Non abbiamo imparato niente nel 1633?  Dall&#8217;altra un gruppo, una parte della società che chiede che  la Chiesa, sia diversa da come è. C&#8217;è da chiedersi: ma che importa agli omosessuali se la chiesa dice che essi non sono omosessuali?  Eppure, eccoli li, come eterni  adolescenti che vogliono la &#8220;benedizione&#8221; della &#8220;mamma Chiesa&#8221; per crescere. Sarebbe quasi comico se dietro tutto questo non ci fosse una sofferenza che ha volte ho conosciuto  e che ho visto trasformarsi  in bisogno d vendetta. Ma non vi sembra che in tutto ciò non vi sia una nota  quasi grottesca, comica? Gay che denunciano  il Vescovo perché  questo  fa il Vescovo. </em></strong><strong><em> E&#8217; un delirio che nasce dalla difficoltà di riconoscersi, di crescere.  Pensateci, dietro a tutto questo permane il desiderio, frustrato,  di essere accettati da &#8220;mamma Chiesa&#8221;.</em></strong></p>
<p><strong><em>P.S.  Visto che qualcuno un po&#8217; distratto mi ha chiesto: ma cosa è successo nel 1633?   Ricordo che   il 12 aprile  1633 iniziò il processo a Galileo Galilei che  si concluse il 22 giugno 1633  con la sua condanna per eresia e con l&#8217;abiura delle sue concezioni astronomiche.</em></strong></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=L9GooDFU_sI">http://www.youtube.com/watch?v=L9GooDFU_sI</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/09/mons-rigon-%e2%80%9cl%e2%80%99omosessualita-va-curata%e2%80%9d-ma-per-la-procura-non-c%e2%80%99e-reato-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;omosessualità non è una malattia ma non tutti gli psicologi lo sanno</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/04/lomosessualita-non-e-una-malattiama-non-tutti-gli-psicologi-lo-sanno/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/04/lomosessualita-non-e-una-malattiama-non-tutti-gli-psicologi-lo-sanno/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 14:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=963</guid>
		<description><![CDATA[Un buon 20% dei professionisti interpellati dichiarano di poter “togliere la spina”, “curare la ferita”, “riparare il “disagio” di Luana De Vita «L’omosessualità è una malattia che abbisogna di cure!». Questo dichiarò il professor Giorgio Coda, psichiatra di Torino, durante il processo che lo vide sotto accusa per aver trattato “terapeuticamente” i pazienti ricoverati nell’ospedale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Un buon 20% dei professionisti interpellati dichiarano di poter “togliere la spina”, “curare la ferita”, “riparare il “disagio”</h2>
<p>di Luana De Vita</p>
<p><img id="il_fi" src="http://www.vogliosapere.org/wp-content/uploads/gay-mano-nella-mano-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />«L’omosessualità è una malattia che abbisogna di cure!». Questo dichiarò il professor Giorgio Coda, psichiatra di Torino, durante il processo che lo vide sotto accusa per aver trattato “terapeuticamente” i pazienti ricoverati nell’ospedale psichiatrico di Collegno somministrando più di cinquemila “elettroshock. «Nei malati di mente, anche omosessuali o divenuti omosessuali, è stato usato l&#8217;elettroshock lombopubico».</p>
<p>Queste ed altre dichiarazioni gli valsero una condanna, era il 1974 e nello stesso anno l’omosessualità venne cancellata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) pubblicato dall&#8217;American Psychiatric Association (APA). Nella prima versione del 1952 risultava condizione psicopatologica tra i “Disturbi sociopatici di Personalità”, nel 1968 rientrò nelle deviazioni sessuali, come la pedofilia, trovando posto tra i “Disturbi Mentali non Psicotici”, nel 1974 venne rimossa ma spuntò l’”omosessualità egodistonica”, ovvero quella condizione in cui una persona omosessuale non accetta il proprio orientamento sessuale e non lo vive con serenità. Anche questa voce sparirà dal Dsm nel 1987 ed effettivamente dal 1990 anche l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) depennerà l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali definendola &#8220;una variante naturale del comportamento sessuale umano&#8221;.</p>
<p>E se una persona dovesse vivere con disagio il proprio orientamento sessuale omosessuale o eterosessuale? Un buon intervento, oggi, in ambito di salute mentale, non dovrebbe certo agire nel senso del cambiamento della tendenza sessuale, piuttosto dovrebbe tentare di armonizzare in modo “sintonico” tutti gli aspetti della personalità del paziente, con un percorso di supporto che lo aiuti a comprendere e superare la sua difficoltà ad accettare il proprio orientamento sessuale.</p>
<p>Dal processo al Prof. Coda sono passati più di trent’anni e si potrebbe pensare che la questione “omosessualità e malattia” sia un capitolo definitivamente chiuso ma la cronaca, la scienza e la Chiesa ancora scrivono pagine sconcertanti che vale la pena di leggere.<span id="more-963"></span></p>
<p>La tecnologia più avanzata fornisce gratis via Ipad e Iphone un’applicazione pratica messa a punto da un gruppo di cristiani conservatori americani &#8211; Exodus International &#8211; che si propone come scopo quello di far guarire gli omosessuali dal loro stato attraverso un continuo aggiornamento e con l‘aiuto di Gesù: «Exodus ha una prospettiva biblica che non condanna e non perdona, ma redime». E già si è scatenata la rivolta internazionale contro la Apple.</p>
<p>Mons. Paolo Rigon, Vicario Giudiziale della diocesi di Genova, a margine dell’apertura dell’anno giudiziario del tribunale ecclesiastico regionale ligure ha indicato ancora la strada della “cura” dell’omosessualità attraverso la psicoterapia, evidenziando non solo gli aspetti psicopatologici ma anche la necessità di un intervento tempestivo e precoce poiché l’omosessualità “incancrenita” non è superabile. Successivamente ha spiegato di essere stato frainteso: si riferiva, ha detto, al suo ruolo di Presidente del Tribunale ecclesiastico cioè difendere la famiglia, là dove un omosessuale contragga matrimonio con una persona eterosessuale potrebbe presentarsi un problema che richiederebbe supporto psicologico.</p>
<p>L’Ordine degli Psicologi del Lazio è comunque insorto ribadendo che le psicoterapie orientate a “curare” gli omosessuali non hanno alcun fondamento scientifico e anche che &#8220;le &#8216;terapie riparative&#8217; e ogni teoria filosofica o religiosa che pretenda di definire l&#8217;omosessualità come intrinsecamente disordinata o patologica, non solo incentivano il pregiudizio antiomosessuale, ma screditano le nostre professioni e delegittimano il nostro impegno per l&#8217;affermazione di una visione scientifica dell’omosessualità, variante normale dell`orientamento sessuale&#8221;.</p>
<p>Improbabile dunque che uno psicoterapeuta accetti di intraprendere un percorso “riparativo”, di “cura” o di “normalizzazione” per modificare la tendenza sessuale di un paziente, eppure in Inghilterra, l’anno scorso, la rivista Bmc psychiatry ha pubblicato una ricerca che ha coinvolto 1.400 professionisti della salute mentale e il 17% di loro ha dichiarato di frenare gli impulsi omosessuali dei pazienti; solo il 4% degli intervistati ha dichiarato apertamente di aver utilizzato trattamenti specifici per cambiare il loro orientamento sessuale perché ritiene l’omosessualità “moralmente” sbagliata.</p>
<p>In Italia? Un giovane attore e autore di Teatro Civile, Saverio Tommasi, si è occupato di verificare la disponibilità di un centinaio di psicologi iscritti all’Ordine del Lazio, della Toscana e della Lombardia presi a caso dall’elenco dei professionisti on line pubblicato dall’Ordine degli Psicologi e ne ha tratto un interessante quanto sconcertante video-testimonianza: “Psicologi e guaritori d’omossessuali”.</p>
<p>Sembra incredibile ma diversi psicologi, 20% circa, rispondono esplicitamente di poter “togliere la spina”, “curare la ferita”, “riparare il disagio”, si parla anche di percorsi di psicoterapia e preghiera, percorsi biblici e psicoterapia e compare anche la volontà di Satana in persona come causa dell’omosessualità.</p>
<p>Ovviamente nel video compaiono le risposte più eclatanti ma Saverio Tommasi spiega che in tanti hanno accettato di incontrarlo per aiutarlo a guarire dalla sua omosessualità, più del 50%, così come un 20% ha invece esplicitamente dichiarato al telefono che l’omosessualità non è una malattia e dunque non è certo pensabile di intraprendere una psicoterapia per cambiare orientamento sessuale, un 10% circa ha spiegato di non poter parlare per telefono di queste cose e ha rimandato ad un eventuale appuntamento a studio.</p>
<p>Emerge rilevante l’attualità del tema e la gravità di certi comportamenti professionali assolutamente illeciti, importante da questo punto di vista ricordare che chi, in qualità di psicologo e/o psicoterapeuta, classifica l’Omosessualità come patologia e propone o accetta di intraprendere un percorso di psicoterapia e “cura” commette un’infrazione del Codice deontologico professionale e deve essere denunciato all’Ordine degli Psicologi competente per territorio.</p>
<p>C’è poco da ridere, ma questa situazione ricorda la barzelletta del matto che si credeva un chicco di grano: una volta guarito chiese ai dottori se le galline erano state avvisate che lui non era più un chicco di grano. Ecco, rivolgiamo l’invito a chi di competenza: noi l’abbiamo capito che l’omosessualità non è una malattia, ma gli psicologi sono stati informati e formati?</p>
<p>da: http://www.ilmessaggero.it</p>
<p> <strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong>Ho l&#8217;impressione che dietro queste curve da &#8220;malattia si&#8221;,  &#8221; malattia no&#8221; riferite all&#8217;omosessualità e  proprio all&#8217;interno del mondo psicoterapeutico,  si nasconda  una grande superficialità non solo teorica  ma anche  clinica. Che vuol dire curare  l&#8217;omosessualità o non curarla?  L&#8217;omosessualità non è una malattia, stop.  Come terapeuta non dovrei neanche lontanemente pormi il problema se l&#8217;omosessualità del mio paziente sia &#8220;modificabile&#8221; o meno e,  per la verità,  la stessa cose vale anche per l&#8217;etero sessualità. Il mio compito come  terapeuta,  non è quello di interferire con le mie categorie etiche o  morali ma,  di  aiutare il paziente a scoprire, leggere  e, se riesce,  a  seguire le sue. Credo che bisogna  ritrovare il coraggio di essere veramente terapeuti e questo può avvenire se rinunciamo ad ogni tentazione ideologica. Ad esempio,  è vero che spesso le persone,  per i motivi sociologici che ben conosciamo, faticano a riconoscere la propria omosessualità e  a viverla liberamente  ma, è anche vero che sempre più spesso si incontrano persone, soprattutto giovani che vivono,  a volte ostentano  la propria omosessualità come una difesa nevrotica narcisistica  rispetto le  dificoltà di diventare adulti.</strong></p>
<p><strong><em>E&#8217; totalmente forviante, ideologico,  aterapeutico focalizzare la nostra attenzione  sia come adulti, genitori che terapeuti  sul tema omosessualità si, omosessualità no. La meta da inseguire per tutta la vita è quella di diventare &#8220;adulti&#8221;  e  l&#8217;identità di <em>genere</em> non centra niente,  é come i &#8220;cavoli a merenda&#8221;.   Per quanto capisco io, il più grande &#8220;terapeuta&#8221; è stato proprio Gesù. Lui ci ha insegnato cosa significa essere adulti cioè,   raggiungere la vera capacità di amare in &#8220;maniera oggettuale&#8221; (non narcisistica)  ma, non mi sembra che neanche lontanamente nel suo messaggio ci sia una questione di preferenze sessuali. </em></strong></p>
<p><iframe width="500" height="375" src="http://www.youtube.com/embed/L9GooDFU_sI?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/04/lomosessualita-non-e-una-malattiama-non-tutti-gli-psicologi-lo-sanno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“Accompagnare versus curare” le persone omosessuali</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/10/%e2%80%9caccompagnare-versus-curare%e2%80%9d-le-persone-omosessuali/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/10/%e2%80%9caccompagnare-versus-curare%e2%80%9d-le-persone-omosessuali/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 11:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=580</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;Ordine degli Psicologi della Lombardia prende posizione su questioni socialmente rilevanti Non è così scontato né tanto facile che un Ordine professionale agisca concretamente di fronte a fatti socialmente rilevanti nella nostra società. Si sa che le prese di posizione sono spesso “scomode” perché rischiano di accontentare alcuni ma di scontentare altri. Pertanto, soprattutto nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;Ordine degli Psicologi della Lombardia prende posizione su questioni socialmente rilevanti</h2>
<p><img id="il_fi" src="http://www.bed-breakfast-napoli.com/bed_and_breakfast/Portals/0/gay-pride.jpg" alt="" width="300" height="297" />Non è così scontato né tanto facile che un Ordine professionale agisca concretamente di fronte a fatti socialmente rilevanti nella nostra società. Si sa che le prese di posizione sono spesso “scomode” perché rischiano di accontentare alcuni ma di scontentare altri. Pertanto, soprattutto nel nostro Paese, la prudenza non è mai troppa. La politica nazionale è di fatto generalista e spesso includente sui temi di rilevanza sociale e la politica professionale non è mai stata troppo diversa.Ma che fare quando c&#8217;è in gioco l&#8217;interesse di cittadini vulnerabili in cerca di aiuto che si rivolgono ad uno Psicologo?  E quando, con la loro prassi professionale, alcuni colleghi rischiano di violare gli articoli del codice deontologico?</p>
<p>Mi riferisco, in particolare, allo scottante tema dell&#8217;omosessualità che ancora oggi divide la società italiana da un punto di vista valoriale (siamo uno degli ultimi Paesi rimasti, in Europa, senza leggi a tutela delle coppie omosessuali nonostante i continui richiami del Parlamento Europeo).</p>
<p>Tuttavia, tale tema non dovrebbe più dividere la comunità scientifica internazionale da quando l&#8217;omosessualità è stata rimossa dall&#8217;elenco delle malattie mentali, nel 1973, e soprattutto da quando l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità l&#8217;ha definita, nel 1990, una “variante naturale del comportamento umano”.</p>
<p>Pertanto uno specifico articolo del codice deontologico degli Psicologi italiani (art.4) afferma: “Nell’esercizio della professione, lo Psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio-economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. (&#8230;)”</p>
<p>Eppure basta digitare “omosessualità” su un motore di ricerca in internet e si rimarrà sorpresi dal numero di siti , molti in lingua italiana e spesso di matrice religiosa, che <span id="more-580"></span>promuovono “cure” e “terapie” per le persone omosessuali con specifici riferimenti a teorie e terapie psicologiche.</p>
<p>Mi immagino cosa possa provare un adolescente che inizi una ricerca sul web per tentare di comprendere un po&#8217; meglio la propria sessualità oppure un genitore che sospetti l&#8217;omosessualità del figlio e vada alla ricerca di informazioni. Pare che a certi professionisti della psiche non importi cosa dicano la comunità scientifica ufficiale o la deontologia professionale (tanto la gente queste cose non le sa!): la cosa importante è che, se qualcuno ha un problema che vuole eliminare perché sconvolgente e noi gli offriamo una cura avremo un cliente in più!</p>
<p>Se poi il tutto è condito da un&#8217;ideologia fondamentalista, con un radicato pregiudizio anti-omosessuale, tutte le remore e i dubbi scompaiono più facilmente perché si è anche nel “giusto”.</p>
<p>In questo panorama si comprende facilmente quanto sia importante una presa di posizione netta, chiara, degli Ordini professionali.</p>
<p>Sono molti gli Psicologi che sognano un Ordine che si occupi di questioni socialmente rilevanti mediante fatti concreti. E&#8217; quello che ha fatto l&#8217;Ordine degli Psicologi della Lombardia (OPL) nello scorso mese di maggio, in occasione del convegno, a Brescia, di uno Psicologo americano fautore di un approccio per la “cura” delle persone omosessuali. Un&#8217;iniziativa, quella del convegno bresciano sulle cosiddette “terapie riparative dell&#8217;omosessualità” che ha fatto molto discutere e dalla quale l&#8217;Ordine degli Psicologi lombardi si è dissociato ufficialmente con un&#8217;apposita delibera approvata dal Consiglio dell&#8217;Ordine il 12 maggio scorso.</p>
<p>La presenza di un Consigliere OPL membro di AltraPsicologia al Convegno ha anche permesso di spiegare a relatori e partecipanti la posizione ufficiale dell&#8217;Ordine.</p>
<p> E&#8217; stata la prima volta in Lombardia di una presa di posizione così netta e chiara, seguita da quella del Consiglio Nazionale, dell&#8217;Ordine del Lazio, dell&#8217;Ordine della Campania (quest&#8217;ultimo ha redatto specifiche linee guida frutto del lavoro di un gruppo di studio e ricerca sull&#8217;identità e l&#8217;orientamento sessuale) e di quello dell&#8217;Emilia Romagna.</p>
<p>Molto soddisfatte sono, ovviamente, le associazioni del mondo omosessuale a partire da Arcigay, il cui presidente nazionale afferma, in un&#8217;intervista riportata sul sito gay.it: “Apprendiamo con soddisfazione che l&#8217;Ordine degli Psicologi della Lombardia ha condannato tutto il ciarpame parascientifico che va sotto il nome di “terapie riparative”, quei modelli terapeutici che vorrebbero inutilmente convertire gli omosessuali in eterosessuali”.</p>
<p>Ma grande è la soddisfazione anche di numerosi colleghi e comuni cittadini che nei giorni precedenti il convegno di Brescia avevano invaso le caselle di posta elettronica dell&#8217;Ordine lombardo chiedendo una presa di posizione sulle terapie riparative.</p>
<p>Cosa possiamo augurarci per il futuro? Come Psicologo il mio augurio è che tali prese di posizione siano sempre presenti quando sono in gioco gli interessi dei cittadini riguardo le prestazioni professionali erogate dai colleghi.</p>
<p>Sul tema specifico dell&#8217;omosessualità, il massimo sarebbe la costituzione, anche nell&#8217;Ordine della Lombardia, di un gruppo di studio e ricerca sulle identità sessuali con il compito di elaborare eventi formativi e linee guida per la pratica professionale degli Psicologi. Università e Scuole di Specializzazione sono infatti molto carenti rispetto alla formazione degli Psicologi sui bisogni specifici delle persone omosessuali e delle loro famiglie.</p>
<p>Come gruppo lombardo di Altra Psicologia siamo già all&#8217;opera. Un incontro pubblico in programma del neonato progetto “Officine” sarà infatti dedicato al compito dello Psicologo di fronte al paziente omosessuale e alla sua famiglia, visto anche che l&#8217;80% delle persone omosessuali dichiara di essersi rivolto almeno una volta nella vita ad uno Psicologo.</p>
<p>Tale compito non è certo quello di curare o cambiare qualcuno per via di un desiderio “sbagliato” ma di accompagnare l&#8217;esplorazione di sé, sostenere nelle fatiche, facilitare l&#8217;emergere di risorse personali, familiari e sociali.</p>
<p>di: Dr.  Paolo Bozzato</p>
<p>da: http://www.altrapsicologia.it<strong><em>     </em></strong></p>
<p><em><strong>Commeto del Dott. Zambello</strong></em></p>
<p><em><strong>Riporto volentieri un articolo apparso su www.altrapsicologia.it   sull&#8217;annoso problema dell&#8217;omosessualità, la strisciante e sempre viva omofobia sociale e  le orribili  &#8220;terapie riparative&#8221; con tutte  le  sequele di dolore e frustrazione che esse provocano soprattutto a monte partendo da una ormai superata equazione omosessualità = malattia. Ha ragione Bozzato,  é una affermazione che non ha più alcun supporto scientifico e  che avrebbe dovuto perdere ogni categorizzazione morale ed etica. Ma così non é stato, soprattutto in Italia.</strong></em></p>
<p><em><strong>Non condivido dell&#8217;impostazione del collega il suo impegno sociale, politico in qualità di psicoterapeuta. Approposito,  gli consiglio di  usare bene la terminologia professionale. Uno Psicologo, non deve fare terapia. Le persone non possono rivolgersi ad uno Psicologo per chiedere una terapia  ma, solo ad uno Psicoterapeuta. Il dott. Bozzato lo sa bene, non a caso é psicoterapeuta ma preferisce la  scorciatoia di riferirsi genericamente agli Psicologi  come agli operatori della Terapia psicologica e,  fa male.  Tornando al nostro tema, l&#8217;omosessualità, anche li,  Bozzato  prende la scorciatoia e si identifica con sacrosanti gruppi più o meno politicizzati che rivendicano diritti sociali.  Dott. Bozzato, noi  facciamo i terapeuti.  E&#8217; proprio certo che mettersi in una posizione così politicizzata, quasi di difesa a-priori della struttura psicologica della persona che si rivolgerà  a lei, la aiuterà veramente? E&#8217; certo che quella persona che ha scelto di avere rapporti omosessuali in realtà non sia  un eterosessuale represso?  Che ne sa lei, a-priori, delle persone che le chiederanno aiuto? Personalmente, interessa poco che i miei pazienti  siano omo od  etero ma che siano capaci di amare. So che riusciranno, forse,  con fatica  a trovare la loro libertà, capacità di farlo ma solo se io non  avrò  pre-giusizzi, non li  vorrò  per forza etero ma, neanche omo.</strong></em><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>           </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/L9GooDFU_sI?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/10/%e2%80%9caccompagnare-versus-curare%e2%80%9d-le-persone-omosessuali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;omosessualità non è una malattia da curare</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/05/lomosessualita-non-e-una-malattia-da-curare/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/05/lomosessualita-non-e-una-malattia-da-curare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 May 2010 13:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=467</guid>
		<description><![CDATA[Un gruppo di clinici e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione (Psicologi, Psichiatri, Picoterapeuti e Psicoanalisti) ha redato il seguente documento che sottoscrivo. Chi volesse aggiungere la sua firma, purchè operatore del settore lo può fare  su:  www.noriparative.it Nota: Possono sottoscrivere il comunicato solo professionisti clinici e ricercatori nel campo della salute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Un gruppo di clinici e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione (Psicologi, Psichiatri, Picoterapeuti e Psicoanalisti) ha redato il seguente documento che sottoscrivo. Chi volesse aggiungere la sua firma, purchè operatore del settore lo può fare  su:  <a href="http://www.noriparative.it">www.noriparative.it</a> </em></strong></p>
<p>Nota: Possono sottoscrivere il comunicato solo professionisti clinici e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione (psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicologi)</p>
<p><em><a href="http://www.youtube.com/embed/L9GooDFU_sI?rel=0"><img id="il_fi" src="http://www.psicozoo.it/wp-content/uploads/2010/12/omosessuali-300x252.jpg" alt="" width="300" height="252" />Noi</a>, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, studiosi e ricercatori nel campo della salute mentale e della formazione, in occasione della presenza in Italia di Joseph Nicolosi al convegno “Identità di genere e libertà”, condanniamo ogni tentativo di patologizzare l&#8217;omosessualità, che l&#8217;American Psychological Association definisce una &#8220;variante naturale normale e positiva della sessualità umana&#8221; e l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità una &#8220;variante naturale del comportamento umano&#8221;.</em></p>
<p><em>Joseph Nicolosi, fondatore del NARTH (Associazione per la Ricerca e la Terapia dell’Omosessualità), sostiene invece, contro ogni evidenza scientifica, che l&#8217;omosessualità è “un disturbo mentale che può essere curato”, è “un fallimento dell’identificazione di genere” ed è “contraria alla vera identità dell&#8217;individuo”.</em></p>
<p><em>Queste teorie, le terapie “riparative” che su di esse si basano, e ogni teoria filosofica o religiosa che pretenda di definire l’omosessualità come intrinsecamente disordinata o patologica, non solo incentivano il pregiudizio antiomosessuale, ma screditano le nostre professioni e delegittimano il nostro impegno per l’affermazione di una visione scientifica dell&#8217;omosessualità.</em></p>
<p><em>Un terapeuta con pregiudizi antiomosessuali può rinforzare i sentimenti negativi di colpa, disistima e vergogna che molti omosessuali provano, e così alimentare l’omofobia interiorizzata e il minority stress, danneggiando spesso irrimediabilmente la salute mentale del soggetto.</em></p>
<p><em>La persona omosessuale che chiede di essere “guarita” (e i familiari spesso coinvolti) va ascoltata ed aiutata a capire le ragioni della sua difficoltà ad accettarsi, ma non va ingannata con la promessa di terapie miracolistiche prive di efficacia dimostrata.</em></p>
<p><em>Ricordiamo che gli psicologi italiani sono tenuti al rispetto degli articoli 3, 4, 5 del Codice Deontologico, che ribadiscono, tra l’altro, come lo psicologo debba lavorare per promuovere il benessere psicologico, astenersi dall’imporre il suo sistema di valori e aggiornare continuamente le sue conoscenze scientifiche.</em></p>
<p><em>Ricordiamo anche che le più importanti associazioni scientifiche e professionali internazionali, come l’American Psychological Association e l&#8217;American Psychiatric Association, raccomandano di astenersi dal tentativo di modificare l&#8217;orientamento sessuale di un individuo e (come recentemente ribadito dal Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation dell’ American Psychological Association, Washington, D.C., 2009) affermano che le terapie di “conversione” o “riparazione” dell&#8217;omosessualità sono basate su teorie prive di validità scientifica e non hanno il sostegno di ricerche empiriche attendibili.</em></p>
<p><em>È nostro dovere affermare con forza che qualunque trattamento mirato a indurre il/la paziente a modificare il proprio orientamento sessuale si pone al di fuori dello spirito etico e scientifico che anima le nostre professioni, e in quanto tale deve essere segnalato agli organi competenti, cioè agli ordini professionali.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/L9GooDFU_sI?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/05/lomosessualita-non-e-una-malattia-da-curare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le relazioni gay e l&#8217;omosessualità in psicoterapia</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/03/le-relazioni-gay-e-lomosessualita-in-psicoterapia/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/03/le-relazioni-gay-e-lomosessualita-in-psicoterapia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=374</guid>
		<description><![CDATA[ Omosessualità e relazioni gay Di relazioni gay si continua a parlarsene come di relazioni deviate, così come continua a parlare dell&#8217;omosessualità come di una malattia. E&#8217; di questi giorni la dichiarazione di un ministro turco sul fatto che l&#8217;omosessualità vada curata, e che occorra continuare a proibire le relazioni gay e a ostacolare i matrimoni tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> Omosessualità e relazioni gay</em></strong></p>
<p><strong><em>Di relazioni gay si continua a parlarsene come di relazioni deviate, così come continua a parlare dell&#8217;omosessualità come di una malattia. E&#8217; di questi giorni la dichiarazione di un ministro turco sul fatto che l&#8217;omosessualità vada curata, e che occorra continuare a proibire le relazioni gay e a ostacolare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Al di là del diritto delle coppie gay di potersi sposare o meno, la questione a monte sembra essere quella di credere che l&#8217;omosessualità necessiti di una cura. Ma è davvero così? Lo scopriamo in questo articolo firmato dal dottor Renzo Zambello, psicoterapeuta e psicoanalista.</em></strong></p>
<p><img src="http://www.psicologiagay.com/wp-content/uploads/2009/08/ristrutturazione-300x270.jpg" alt="" />Sappiamo tutti che dal 1973 l’omosessualità non è più annoverata tra le parafilie o meglio deviazioni sessuali. Per la verità bisognerà aspettare gli anni ’90 perché l’OMS decidesse di togliere definitivamente l’omosessualità dalle malattie mentali.</p>
<p>Dal 1973, per oltre 20 anni, psichiatri, psicoterapeuti, organizzazioni religiose, morali e politiche hanno fatto di tutto nel tentativo di bloccare l’eliminazione dell’omosessualità dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) poi, finalmente, nel 1993 questo comportamento sessuale scompare dagli elenchi dei disturbi psichici.</p>
<p>Ma, ancora nel 2004, Lingiardi e Capozzi, pubblicavano su Psicoterapia e Scienze Umane una ricerca sul comportamento degli psicoanalisti italiani rispetto all’omosessualità. Il lavoro era il frutto di circa 600 questionari inviati ad altrettanti psicoanalisti delle più importanti Associazioni Psicoanalitiche italiane. Il risultato ha messo in risalto una forte differenza tra gli analisti sulle relazioni gay. Le differenze in tema di omosessualità sembrano legate alla formazione teorica professionale, medici o non medici, alla Società di appartenenza e all’età. I giovani sembrano più “possibilisti” degli anziani.<span id="more-374"></span></p>
<p>Si capisce comunque che non è così vero che l’omosessualità sia scomparsa dal mondo del patologico. D’altra parte se guardiamo nel sociale non possiamo dimenticarci che solo l’anno scorso una canzonetta al festival di San Remo dedicata a questo tema ha spaccato in due la società: chi voleva curare l’omosessualità e chi no. Né possiamo dimenticare che esistono organizzazioni psicologiche che offrono strutture e protocolli terapeutici contro le relazioni gay al fine di riportare ad un comportamento etero gli omosessuali: la cosiddetta terapia riparativa. Infine, c’è la Chiesa Cattolica che considera il comportamento omosessuale e le relazioni gay come gravi e meritevoli di condanna: un vero e proprio peccato mortale.</p>
<p>In quasi tutti i paesi dell’Europa sono state riconosciute legalmente le coppie gay, in alcuni anche i matrimoni, in Italia no. Nel mondo ci sono ancora Nazioni dove l’omosessualità è considerata un reato punibile con la morte.</p>
<p>Da noi, fortunatamente la pena di morte non c’è più e quindi anche gli omosessuali che vivono nel nostro paese non corrono tale pericolo, ma in alcune realtà sociali le relazioni gay sono ancora rifiutate, gli omosessuali addirittura aggrediti e picchiati. Il sentimento omofobo è ancora socialmente molto forte e alcune volte è parte strutturante degli ideali di alcuni partiti o gruppi politici.</p>
<p>Di fronte a una realtà sociale del genere non ci meravigliano più di tanto i risultati della ricerca di Lingiardi e Capozzi che, secondo me, pongono due importanti quesiti. Il primo: “Può la psicoterapia essere considerata una scienza capace di ricercare e curare indipendentemente dagli influssi culturali, o rischia di esserne non solo l’inevitabile frutto ma anche la serva del sistema?”. Il secondo, di ordine clinico: “Come fa una persona che soffre a scegliere?”.</p>
<p>So bene che non esiste una scienza pura. Da tempo i ricercatori hanno rinunciato all’idea di una ricerca che si estranei dal contesto sociale e politico, ma anzi, direi che fin dalla fine del ‘700, come scrive Marco Soresina in I medici tra Stato e società, studi su professione medica e sanità pubblica nell&#8217;Italia contemporanea, la comunità medica scientifica ha fatto un percorso tormentato, in cui variamente si intrecciavano questioni scientifiche, prese di posizioni politiche, disponibilità alla collaborazione con i poteri pubblici, improvvisi e duraturi irrigidimenti corporativi. Ma è sempre stato forte da parte del potere politico il riconosciment della competenza specifica dei tecnici della salute riconoscendo loro un innegabile merito e responsabilità nel processo di generale miglioramento igienico-sanitario della nazione.</p>
<p>Già, ma esiste nella classe politica di oggi il riconoscimento degli psicoterapeuti come operatori capaci di fornire strumenti per un miglioramento della salute psichica? E gli psicoterapeuti hanno una consapevolezza del loro ruolo sociale? Un dato: ad oggi non mi risulta che le ASL, tranne due o tre casi, abbiano messo in concorso posti per il ruolo di Psicoterapeuta. In compenso in Italia ci sono più di 100 diversi tipi di Scuole di Psicoterapia e alcune di queste hanno teorie e tecniche fra loro antitetiche.</p>
<p>Mi ricollego così al secondo quesito: che fare, a chi rivolgersi?</p>
<p>Ricordo un paziente che venne da me dopo undici anni di analisi freudiana, fatta evidentemente con “vecchio” analista, il quale dopo undici anni di analisi viveva ancora in maniera ego-distonica la sua realtà sessuale, e l’analista continuava a ripetergli che il suo malessere era la prova-provata che lui non fosse omosessuale. Mi sono sempre chiesto chi sbagliasse, lo psicoterapeuta che evidentemente diceva in buona fede quello che credeva e sentiva o il paziente che ha continuato per ben undici anni a chiedere qualcosa a qualcuno che non gliela poteva dare? Scriveva S. Ambrogio, “Non è così grave se non si trova ciò che cerchiamo. Grave sarebbe cercarlo dove non può essere”. Evidentemente in quel rapporto, quel paziente, non poteva trovare una risposta al suo problema.</p>
<p>Diciamo per inciso, per rendere un po’ più chiaro il mio pensiero, che sono convinto che quel paziente abbia comunque avuto un grande giovamento dal rapporto più che decennale intrattenuto con quel terapeuta, in diversi altri settori della sua vita. Ne ho avuto prova seguendolo personalmente. Come sono certo che nella sua esperienza professionale, quel psicoterapeuta abbia aiutato centinaia di pazienti a crescere, a trovare, a trovarsi. Ma in questo caso specifico, le cose non funzionavano, si erano “incistate”. Che fare? E’ qui, dove si avverte tutta la debolezza sociale della categoria degli psicoterapeuti. Se un medico riceve una richiesta per una prestazione che non è nelle sue competenze o sensibilità, dice chiaramente al paziente: senta questo non è una cosa per me, si rivolga al collega Tizio o Caio. Così pure, se un paziente non si sente rassicurato dalla visita di un medico, chiede un consulto ad un altro, etc. Ciò non avviene nel campo psicoterapeutico. Lo psicoterapeuta, socialmente misconosciuto, vive da solo la sua professione, al massimo all’interno della stessa Società o gruppo di colleghi, isolato, pericolosamente solo all’interno di una bolla dove può sentirsi onnipotente.</p>
<p>D’altra parte, la politica in questo ha una grande responsabilità, perché non riconoscendo la psicoterapia, non controlla e non sensibilizza e, il paziente non conoscendo non è libero e capace di scegliere.</p>
<p>E’ in questo ambito di sensibilizzazione sullo strumento psicoterapia, nello specifico quella dinamica, che da tempo si è concentrato il mio impegno sociale. Cerco, in quanto posso, utilizzando gli strumenti mediatici che ho a disposizione di informare di cos’è la psicoterapia, quali psicoterapie ci sono e come funzionano.</p>
<p>L’esistenza dell’omosessualità ha avuto fin dall’inizio due campi di ricerca: quella genetica e quella psicologica. Quest’ultima ha fornito diverse interpretazioni di cui la prima è sicuramente da riconoscere a S. Freud. Egli parte dalla premessa che “un certo grado di ermafroditismo è proprio della normalità; (come nella realtà biologica)&#8221; ma rifiuta di trasferire questa concezione biologica al piano psicologico e definisce l’omosessualità come una inversione psichica della libido. Egli ritiene che l’omosessuale non scappi dalle donne, delle quali anzi si circonda, ma dal contatto con la zona genitale femminile.</p>
<p>Ciò è il risultato, dice Freud, di un complesso edipico vissuto nell’età adolescenziale on fantasie angosciose di castrazione. La ricerca di un uomo rappresenta quindi la difesa dalle fantasie di perdita del proprio pene. Alla base di queste fantasie, dice Freud, c’è per l’adolescente l’assenza del padre che rimane totalmente in balia dell’influsso femminile. Per quanto riguarda l’omosessualità femminile, Freud pensa che vi si giunga o tramite identificazione col padre nel tentativo di superare la frustrazione edipica o attraverso una regressione alla fase primaria, al primo rapporto madre-figlia che nella fantasia diventa un rapporto omosessuale. E’ chiaro che da un punto di vista clinico, nel caso di un disagio, i due quadri sono nettamente diversi, il secondo è molto più “grave” del primo.</p>
<p>Anche la M. Klein aveva teorizzato sulla genesi psicologica dell’omosessualità e delle relazioni gay. La considerava come il risultato di un precoce abbandono del seno materno, perché avvertito come una “cattiva-madre” con un conseguente bisogno di introiezione del “pene-paterno” che diventa sostitutivo e compensatorio di una “madre distrutta”.</p>
<p>Groddeck invece, nel Libro dell’Es, scriveva nel 1923 :”L’essere umano ama in primo luogo se stesso, si ama tutte le varietà della passione; la sua natura lo spinge a procurarsi ogni immaginabile forma di godimento, e quindi, poiché egli stesso è maschio o femmina, è a priori soggetto alla passione per le persone del suo stesso sesso….Dunque non ha senso chiedersi se l’omosessualità costituisca un’inclinazione abnorme, una perversione….. (anzi) bisogna chiedersi come nonostante la sua predisposizione omosessuale, l’essere umano sia anche in grado di provare attrazione per il sesso opposto”.</p>
<p>Alcune teorie psicoanalitiche contemporanee spostate più su un indirizzo relazionale (Bion, Winnicott) hanno sottratto la sessualità alla sola forza istintuale libidica di stampo freudiano e l’hanno vista in termini più evolutivi. Kohut, (1979) ad esempio, critico rispetto alla tesi freudiana, pone l’omosessualità in una posizione intermedia tra l’amore narcisistico e quello oggettuale.</p>
<p>Come si vede c’è un po’ di tutto e chiaramente tutto è possibile trovare nel campo della psicoterapia. Personalmente faccio mia la considerazione di Meltzer, (1966) già allievo della Klein, che considerava “tossicomanico” un godere della propria sessualità (sia omo che etero) in una modalità di dipendenza. Questa, la dipendenza, è un segno di perversione. Una sessualità vissuta come una “droga” non aiuta a crescere, ma anzi sprofonda il soggetto, ripeto, indipendentemente che sia omo o etero, nella schiavitù.</p>
<p>Allora diventa più chiaro qual è il compito dello psicoterapeuta: aiutare il paziente a liberarsi dalle proprie schiavitù rendendolo capace di seguire la propria strada, alla ricerca dell’ individuazione, rimanendo , come diceva Bion, di fronte al paziente, con un comportamento “senza memoria e senza desiderio”, aggiungerei “senza pre-concetti”.</p>
<p>Renzo Zambello</p>
<p>Medico Psicoanalista Junghiano</p>
<p>da<a href="http://www.medicina-benessere.com/Psicologia/relazioni_gay.html" target="_blank">: http://www.medicina-benessere.com/Psicologia/relazioni_gay.html</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/03/le-relazioni-gay-e-lomosessualita-in-psicoterapia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Grosseto, vescovo Babini contro i gay: “vizio contro natura”</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/01/grosseto-vescovo-babini-contro-i-gay-%e2%80%9cvizio-contro-natura%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/01/grosseto-vescovo-babini-contro-i-gay-%e2%80%9cvizio-contro-natura%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 14:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=311</guid>
		<description><![CDATA[di Federica Ionta* Durissima la condanna dell’omosessualità nelle parole del monsignor Giacomo Babini &#8211; E sull’Islam: “È una religione violenta, bisogna difendersi prima di essere colonizzati”«Come vescovo che non cede alle lusinghe della modernità, dico che la pratica conclamata dell&#8217;omosessualità è un peccato gravissimo, costituisce uno scandalo e bisogna negare la comunione a tutti coloro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="firma">di Federica Ionta*</div>
<p class="sommario_news"><em><strong>Durissima la condanna dell’omosessualità nelle parole del monsignor Giacomo Babini &#8211; E sull’Islam: “È una religione violenta, bisogna difendersi prima di essere colonizzati”«Come vescovo che non cede alle lusinghe della modernità, dico che la pratica conclamata dell&#8217;omosessualità è un peccato gravissimo, costituisce uno scandalo e bisogna negare la comunione a tutti coloro che la professino, senza alcuna remora». Si apre con queste durissime parole l&#8217;intervento del vescovo emerito di Grosseto, Giacomo Babini, su Pontifex Roma, quotidiano online di notizie cattoliche.</strong></em></p>
<p><img src="http://cronachelaiche.blog.kataweb.it/files/2009/08/omosessuali-300x252.jpg" alt="" />Un argomento del quale «mi fa ribrezzo parlare», aggiunge il monsignore, che definisce l&#8217;omosessualità &#8220;aberrante&#8221; e &#8220;un vizio contro natura&#8221;. Sotto attacco le autorità religiose, che &#8220;devono parlare chiaro&#8221;, e civili, con l&#8217;esempio del comune di Venezia il cui recente regolamento sull&#8217;assegnazione delle case popolari equipara coppie omosessuali ed eterosessuali ai fini dell&#8217;edilizia residenziale pubblica. Babini scrive: «Penso che dare le case agli omosessuali come avvenuto a Venezia sia uno scandalo, e colui che apertamente rivendica questa sua condizione dà un cattivo esempio e scandalizza».</p>
<p>Secondo Babini gli omosessuali hanno diritto alla misericordia e a non essere discriminati. «Ma colui il quale addirittura ne fa vanto, si mette fuori dalla Chiesa e non merita il sacramento della comunione. Io a Vendola non la darei mai».<span id="more-311"></span></p>
<p>Le dichiarazioni del monsignore si inseriscono nella già lunga serie di polemiche sul rapporto tra la chiesa cattolica e l&#8217;omosessualità. Lo scorso dicembre, sempre sulle pagine di Pontifex Roma, il superiore della Fraternità sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarani, aveva dichiarato: «L&#8217;omosessualità, un castigo per una società che si allontana da Dio. Si tratta di un vizio abominevole che grida vendetta davanti a Dio».</p>
<p>La risposta del mondo gay e lesbo è arrivata nelle parole di Alessandro Iberi, presidente Arcigay Grosseto, e Davide Buzzetti, presidente dell&#8217;associazione amici e genitori di omosessuali della Toscana. I due si sono dichiarati &#8220;dispiaciuti&#8221; per un intervento che non è espressione della &#8220;vera chiesa&#8221; ma di una parte «malata di odio, accecata dal tarlo dell&#8217;omo-transfobia ed arroccata nella strenua lotta contro l&#8217;autodeterminazione dell&#8217;individuo». Parlando di &#8220;omosessualità conclamata&#8221;, continuano Iberi e Buzzetti, Babini dimostra chiaramente come per la chiesa «i termini &#8220;gay&#8221;, &#8220;lesbica&#8221;, &#8220;bisex&#8221; e &#8220;transgender&#8221; sono ancora indissolubilmente legati al concetto di malattia».</p>
<p>L&#8217;intervista del prelato non lascia da parte nemmeno le coppie eterosessuali che decidono di sposarsi con rito civile. «Se in tutta libertà vanno al comune &#8211; risponde il vescovo &#8211; sappiano che opera la scomunica latae sententiae, e si mettono fuori da soli dalla chiesa&#8221;.</p>
<p>Da Babini arrivano parole di distacco anche verso ebrei e musulmani. Sulla recente visita del papa in Sinagoga il monsignore dichiara: «Penso che il Papa abbia fatto bene a visitarla. Ma con la stessa franchezza è arrivato il momento di affermare che gli ebrei non sono più i nostri fratelli maggiori. Loro sono contro la storia e dal Nuovo Testamento in poi hanno scelto di non essere nostri fratelli. La Chiesa è nata da Cristo e non dagli ebrei». E sull&#8217;Islam conclude: «È una religione violenta e anticristiana e distinguere tra Islam moderato e estremo non ha senso. Bisogna svegliarsi dal letargo e difendersi dalla religione islamica prima di esserne colonizzati».</p>
<p>*Scuola di giornalismo Luiss<br />
da: www.blitzquotidiano.it</p>
<p><em><strong>Commento del dott. Zambello</strong></em></p>
<p><strong><em>Purtroppo  posizioni così dure, come quelle nell&#8217;articolo sopra riportate, tolgono la possibilità di cogliere veramente quali possono essere le vere tematiche, i problemi, legati ad una omosessualità. E ‘ chiaro, credo, ad ognuno di noi che abbia un minimo di senso sociale che dichiarazioni di questo tipo chiudono ogni spazio di confronto. Ma poi rimane la realtà: il 10-12% della popolazione é omosessuale. Non lo è per vizio o sregolatezza morale, come dice il Vescovo Emerito, ma semplicemente sono cos. Essi devono   fare i conti con la propria sessualità, il proprio futuro, direi, il senso della loro vita in una società che li vuole negare o escludere. Il compito del terapeuta é quello di aiutare queste persone a trovare la propria individuazione ma, purtroppo, sono molte le problematiche sociali che offuscano le difficoltà personali che in un gay mediamente sono più acute.</em></strong></p>
<p><strong><em>Vi confesso che non é facile, perché siamo continuamente &#8220;tirati per la giacca&#8221; da questi moralisti che si aspettano che il nostro compito sia quello di &#8220;guarirli&#8221;. E&#8217; veramente una follia. Perchè dovrei &#8220;tentare&#8221; di guarire una persona da una malattia che non ha? L&#8217;omosessualità non é una perversione, un disagio psichiatrico. Non ho difficoltà a confessare una mia profonda religiosità, bisogno religioso, ne sono orgoglioso ma, non sono un prete, sono uno psicoanalista. Il mio compito é quello di entrare in empatia con le persone per cercare di capirle ed aiutarle ad essere se stessi, non proporre modelli morali. </em></strong></p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<p><iframe title="YouTube video player" width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/L9GooDFU_sI?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2010/01/grosseto-vescovo-babini-contro-i-gay-%e2%80%9cvizio-contro-natura%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Dolore della Misura</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2009/11/il-dolore-della-misura/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2009/11/il-dolore-della-misura/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 07:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=298</guid>
		<description><![CDATA[La psicoterapia ha nuovamente accusato colpi. La sua nuova crisi d&#8217;identità é ravvisabile in quelle che sono le due ultime tendenze negli Stati Uniti: da una parte il tentativo di un rifacimento di facciata che pretende un suo inserimento tra le scienze dure, non esitando ad imporle la ricerca di fattori misurabili oggettivamente e procedimenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologiagay.com/wp-content/uploads/2009/08/psicoterapia-300x198.jpg" alt="" />La psicoterapia ha nuovamente accusato colpi. La sua nuova crisi d&#8217;identità é ravvisabile in quelle che sono le due ultime tendenze negli Stati Uniti: da una parte il tentativo di un rifacimento di facciata che pretende un suo inserimento tra le scienze dure, non esitando ad imporle la ricerca di fattori misurabili oggettivamente e procedimenti efficaci standardizzati; dall&#8217;altra, la tendenza a giudicare nefasta oltre inutile l&#8217;attitudine a pescare nel passato per portarne alla luce traumi ed annessi vari.</p>
<p>Da sempre gli psicoterapeuti sono costretti a misurarsi con il cosiddetto mondo scientifico, in particolare con i loro colleghi medici; i tentativi per dimostrare la propria legittimità come scienza si sprecano e tuttavia non riescono a colmare la diffidenza ed il pregiudizio di cui sono oggetto.</p>
<p>Dalla metà del XIX secolo le societá occidentali sono state divise tra verità<br />
scientifiche e religiose, la psicoterapia ha sempre faticato ad essere annoverata tra di loro e nello stesso tempo nessuna psicoterapia ha mai ambito ad essere una vera religione nonostante la pesantezza dei dogmatismi di certe sue scuole ed il proliferare dei vari guru di turno.</p>
<p>La sua posizione è sempre stata precaria, il suo diritto ad esistere è stato molto spesso messo in discussione. I motivi sono molteplici ma essenzialmente insiti nella fragilità del suo oggetto di studio: la prevedibilità e l&#8217;interpretabilità del comportamento umano.</p>
<p>A tale proposito esistono numerose teorie tra loro contrastanti e la voce di Karl Popper (1), può a mio avviso essere considerata una delle più interessanti. Il noto epistemologo pronunciandosi a riguardo della scientificità dell&#8217;interpretazione dei comportamenti umani afferma che, una teoria per essere considerata scientifica deve essere verificabile e invalidabile. Nel caso della psicanalisi per esempio, oltre ad affermare l&#8217;esistenza del Complesso di Edipo, bisognerebbe che fosse in grado di dimostrare come sarebbe una persona che ne fosse immune. <span id="more-298"></span>Gli psicoanalisti ritengono che il Complesso di Edipo è universalmente presente in tutti gli individui e che ogni negazione da parte dell&#8217;individuo è senz&#8217;altro da interpretarsi come una resistenza rispetto alla consapevolezza di questo problema. Secondo Popper quindi, la psicanalisi non è da considerarsi una disciplina scientifica, se lo fosse, dovrebbe essere in grado di dichiarare quali caratteristiche psicologiche denoterebbero l&#8217;assenza del Complesso edipico. Dal momento che in campo psicanalitico ciò è ritenuto impossibile ne consegue che le tendenze comportamentali possono essere ideate e non teorizzate. Per Popper è possibile una disciplina scientifica degli istinti, ma non è possibile un&#8217;indagine scientifica delle scelte umane a meno che non si voglia giungere ad ammettere che l&#8217;uomo è una macchina programmabile.</p>
<p>L&#8217;inconfutabile ragionamento di Popper potrebbe essere vissuto dal mondo della psicoterapia come una liberazione piuttosto che come una limitazione e dal momento che le scienze si rifiutano di accettarla nel loro mondo ed altrettanto dicasi per la religione, si potrebbe interpretare tale rifiuto come una opportunità per porre fine a questa antica ed accanita guerra per la dimostrazione della propria dignità e del proprio valore. Al punto in cui si è giunti sarebbe opportuno pensare a soluzioni maggiormente creative e di più ampio respiro.</p>
<p>Piuttosto che elemosinare questa impossibile adozione per ottenere maggiore prestigio e potere, si potrebbe cominciare ad impiegare più energia verso una ricerca di legittimità che miri ad una propria autodefinizione. Si potrebbe per esempio cominciare a pensare di trovare una collocazione in un terreno di mezzo dove verità ed utilità non abbiano bisogno di essere dimostrate perché da sempre accettate e un buon esempio è costituito dal mondo dell&#8217;Arte.</p>
<p>La psicoterapia come l&#8217;Arte potrebbe dimostrarci il limite della nei confronti del nostro benessere. I metodi scientifici da soli non basteranno mai ad indicarci come vivere e soprattutto come poter essere. Potrebbe insegnarci come le cose che maggiormente apprezziamo (dio, amore sessualità, dolore, carattere, ispirazione, passato, futuro) non sono misurabili tanto meno prevedibili, e che forse proprio per questo motivo sono così importanti per noi. Gli aspetti della vita a cui attribuiamo maggior valore e che ci spaventano maggiormente sono quelli che non possiamo controllare, questo non significa che dobbiamo smettere di controllare ciò che ci danneggia, come nel caso del dolore, ma che è necessario valutare in quali aree della nostra vita questo controllo è di reale beneficio; altrimenti questa lotta rischia di condurci ad una totale perdita di contatto con la realtà.</p>
<p>Ovviamente sarebbe ingenuo da parte degli psicoterapeuti negare l&#8217;evidenza dei cosiddetti metodi scientifici, ma cercare di convincere il mondo del fatto che la psicoterapia è una vera scienza, è solo segnale di una debolezza e di un asservimento ideologico ai valori della cultura dominante che rischia di produrre un&#8217;ulteriore svalutazione.</p>
<p>Se la psicoterapia ha qualcosa da offrire, e no si dovrebbe mai smettere di appurarlo, dovrebbe essere qualcosa di diverso dai trends dominanti della cultura; il che significa che i suoi professionisti dovrebbero evitare di banalizzare il passato, sono già in molti a farlo, o sudare sette camice per convincere il mondo che è una vera scienza.</p>
<p>Se ci sottoponiamo ad una visita oculistica o acquistiamo un&#8217;auto, sappiamo più o meno cosa aspettarci, con i nostri soldi compriamo qualche garanzia, uno psicoterapeuta onesto invece, non potrà mai offrirci alcuna garanzia di sorta all&#8217;infuori della sua disponibilità ad ascoltarci e ad offrire utili commenti.</p>
<p>Invitando il paziente a parlare di ciò che lo fa stare male, si apre una porta e nessuno può sapere in partenza cosa succederà e quali saranno le conseguenze di tale apertura. Il solo creare una situazione che evoca memorie represse, sentimenti e desideri è di per sé un&#8217;esperienza dalle incommensurabili conseguenze negative e positive. Non v&#8217;è formazione o statistica che possano eliminare l&#8217;incertezza dell&#8217;incontro. La psicoterapia è un rischio, e gli psicoterapeuti sono persone che hanno imparato che nella vita vale la pena di correre certi rischi, all&#8217;infuori di ciò non c&#8217;è nulla di certo.</p>
<p>La religione è stata da sempre la lingua di coloro che avevano bisogno di parlare di ciò che stava loro più a cuore, la scienza la lingua che ha aiutato le persone a conoscere ciò che volevano conoscere e ciò che volevano ottenere. La psicoterapia ha da occupare il fragile spazio che esiste tra di loro senza prendere le parti di nessuna dal momento che ciò che ci fa maggiormente soffrire è la limitatezza dei nostri orizzonti; per questo abbiamo bisogno che i nostri psicoterapeuti non si lascino sedurre dal fascino di certezza e potere per non approfondire una volta di più la piaga del nostro male d&#8217;esistere.</p>
<p>Di: Antonia Iurilli Duhamel</p>
<p>da: http://www.psicolab.net   </p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Non credo, come scrive la Dott.ssa Duhamel che &#8220;&#8230;.al di fuori del rischio, nella psicoterapia non ci sia alcuna certezza&#8221;.  Se é vero che il rischio viene evocato e rappresentato proprio dai fantasmi, dallo sfondo archetipo che paziente e terapeuta decidono di &#8220;guardare&#8221;,  di quali certezze parliamo? La certezza di un risultato? quale? verificabile e ripetibile? No, certo ma, cosa c&#8217;é  che abbia queste caratteristiche nell&#8217;animo umano? Forse che l&#8217;amore e misurabile e ripetibile? Ma lo si può negare? Si può negare che lui, l&#8217;amore, il rapporto possa far crescere? In fondo, non é convinzione di noi tutti che se siamo cresciuti é proprio perché siamo stati amati.  </em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2009/11/il-dolore-della-misura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;esotico diventa erotico, una teoria sull&#8217;omosessualità</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2009/09/lesotico-diventa-erotico-una-teoria-sullomosessualita/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2009/09/lesotico-diventa-erotico-una-teoria-sullomosessualita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 08:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=284</guid>
		<description><![CDATA[di Carlotta Bettazzi Sono state pubblicate varie opere sul tema dell&#8217;omosessualità, nell&#8217;eterno dibattito tra patologia/normalità, possibilità/impossibilità di cura, condizione innata/condizione acquisita. Innanzitutto è utile specificare il significato del termine omosessualità, ovvero un comportamento che implica la scelta di un partner sessuale dello stesso genere. A seconda che la si definisca come conseguente ad una preferenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Carlotta Bettazzi</p>
<p><img src="http://img413.imageshack.us/img413/6168/gaysx1.jpg" alt="" width="519" height="345" />Sono state pubblicate varie opere sul tema dell&#8217;omosessualità, nell&#8217;eterno dibattito tra patologia/normalità, possibilità/impossibilità di cura, condizione innata/condizione acquisita. Innanzitutto è utile specificare il significato del termine omosessualità, ovvero un comportamento che implica la scelta di un partner sessuale dello stesso genere. A seconda che la si definisca come conseguente ad una preferenza per il medesimo sesso o come un comportamento occasionale, prenderà una connotazione più o meno ampia.Come hanno sostenuto Foucault (1974) ed altri &#8220;il concetto di orientamento sessuale è relativamente recente&#8230;&#8221;.Infatti, finché questo tema non ha avuto la rilevanza che gli viene attribuita oggi, non era considerato un problema e la scelta del proprio orientamento sessuale era vissuta in modo abbastanza normale. Basti pensare che anche il termine omosessualità è nato solo nei primi anni del ‘700 ad opera di alcuni psichiatri tedeschi. Prima di allora venivano normalmente praticate varie forme di omosessualità, come riti iniziatici, non solo in Grecia e in Oriente, ma anche nel mondo indoeuropeo arcaico. In queste civiltà il passaggio dall&#8217;età della fanciullezza allo stato di adulto era segnato da un&#8217;importante fase, il rito iniziatico, che spesso includeva comportamenti omosessuali.</p>
<p>Dopo un lungo periodo in cui l&#8217;omosessualità veniva vista come una patologia, nel 1974 l&#8217;Associazione Psichiatrica Americana (APA) sostenne che &#8220;l&#8217;omosessualità in sé non implica un deterioramento nel giudizio, nell&#8217;adattamento, nel valore o nelle generali abilità sociali o motivazionali di un individuo&#8221;. Inizialmente venne considerata ancora patologica l&#8217;omosessualità definita &#8220;egodistonica&#8221;, cioè quella &#8220;della quale il soggetto si lamenta&#8221;, ma anche questa definizione fu definitivamente abbandonata tredici anni dopo (Ey, Bernard &amp; Brisset, 1989). Solo nel 1993 l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), alla stessa stregua dell&#8217;APA, definì l&#8217;omosessualità &#8220;una variante non patologica del comportamento sessuale&#8221;.</p>
<p>La vecchia concezione dell&#8217;omosessualità vista come patologia è stata scardinata principalmente da due fattori: la ricerca empirica e l&#8217;azione costante dei movimenti per i diritti dei gay e delle lesbiche. Ciò ha determinato, tra le altre cose, anche l&#8217;abbandono di pratiche terapeutiche che talvolta si trasformavano in vere e proprie crudeltà, basti pensare all&#8217;elettroshock, alla terapia aversiva, alla lobotomia o all&#8217;asportazione del clitoride nelle donne (Katz, 1976).</p>
<p>Vari sono stati i tentativi di formulare una teoria che riuscisse a spiegare l&#8217;instaurarsi di un orientamento sessuale omosessuale. Molti autori, Freud (1905) per primo, ipotizzarono che la causa dell&#8217;omosessualità risiedesse in particolari dinamiche familiari dovute a specifiche caratteristiche dei genitori, come un padre assente e distante e una madre iperprotettiva. Altri ricercatori, invece, hanno mostrato prove di influenze biologiche come differenti livelli di ormoni durante la vita prenatale che determinerebbero delle alterazioni nella differenziazione del cervello (Dörner, 1976; 1980); o ancora delle cause genetiche, poiché è stato riscontrato che i marcatori presenti su un segmento del cromosoma X, regione Xq28, era condiviso dai fratelli gay con una frequenza superiore al 50% (Hamer et al.,1993). Tutte queste teorie, sebbene siano state supportate da vari esperimenti, non riescono però a spiegare l&#8217;omosessualità nella sua interezza.</p>
<p>Per questo motivo, Bem (1996) ha formulato la teoria Exotic-Becomes-Erotic (EBE). Tale teoria, infatti, ha il vantaggio di coinvolgere sia le variabili biologiche, che i fattori esperenziali e socioculturali. Bem critica il fatto che tutti gli studi si focalizzino solamente sulla causa dell&#8217;omosessualità, presumendo che l&#8217;eterosessualità sia un comportamento così naturale, una così ovvia conseguenza evolutiva del vantaggio riproduttivo, da non necessitare di altre delucidazioni. Soltanto le deviazioni dall&#8217;eterosessualità, secondo tale ottica, dovrebbero essere investigate. Bem, al contrario, sostiene che anche l&#8217;uso del genere come base per la scelta sessuale è un problema che necessita chiarimenti. Di conseguenza, la teoria EBE cerca di considerare tre osservazioni:<br />
Molti uomini e donne nella nostra cultura hanno una preferenza esclusiva e durevole per maschi o femmine; il genere è, infatti, il criterio più usato per la maggior parte delle scelte erotiche delle persone.<br />
Molti uomini e donne, nella nostra cultura, hanno una preferenza erotica esclusiva e durevole per le persone di sesso opposto.<br />
Una sostanziale minoranza di donne e uomini hanno una preferenza erotica esclusiva e durevole per persone dello stesso sesso.<br />
La teoria EBE fornisce un&#8217;unica spiegazione sia per l&#8217;attrazione rivolta a persone dello stesso sesso, sia per quella rivolta a persone del sesso opposto, sia nella donna, che nell&#8217;uomo. L&#8217;ipotesi centrale è che le persone possono essere attratte eroticamente da una classe di individui dai quali si sentono diversi sin dall&#8217;infanzia, attraverso vari passaggi:<br />
Le variabili biologiche, come i geni o l&#8217;ormone prenatale, non codificano l&#8217;orientamento sessuale in sé, ma il carattere del bambino, come l&#8217;aggressività e i livelli di attività.<br />
Il temperamento di un bambino lo predispone a preferire certe attività più di altre. Un bimbo preferirà giochi più attivi e sport di squadra competitivi (attività tipiche maschili); un altro preferirà socializzare o, ad esempio, giocare a campana (attività tipiche femminili).<br />
I bambini preferiranno giocare con compagni che hanno le stesse preferenze; per esempio, il bimbo che ama giocare a baseball o a calcio cercherà selettivamente dei maschi come compagni di gioco. I bambini che preferiscono attività tipiche del proprio genere d&#8217;appartenenza e compagni di gioco dello stesso sesso sono quindi conformi al genere; quelli che amano intraprendere attività atipiche e cercano bambini del sesso opposto, sono definiti non conformi al genere.<br />
I bambini conformi al genere si sentiranno diversi dai compagni del sesso opposto; mentre quelli non conformi al genere si sentiranno diversi da quelli dello stesso sesso.<br />
I sentimenti di diversità provati producono un&#8217;attivazione fisiologica. Per i bambini tipicamente maschi può essere un&#8217;antipatia o disprezzo verso le bambine; per queste ultime può tradursi in timidezza o timore in presenza dei bambini. Un esempio particolarmente chiaro è il bambino &#8220;femminuccia&#8221; deriso dai compagni per la sua non conformità di genere che, come probabile risultato, porterà il bambino a provare una forte attivazione fisiologica di rabbia e paura in loro presenza. La teoria sostiene, quindi, che ogni bambino, conforme o non conforme al genere, provi un aumento non specifico dell&#8217;attivazione fisiologica in presenza di compagni dai quali si sente diverso.<br />
Tale attivazione, che per la maggior parte dei bambini non è armonizzata affettivamente, né provata consciamente, viene, a poco a poco, trasformata in attrazione erotica. Le sensazioni di non conformità (di essere &#8220;esotico&#8221; appunto), vengono così mutate in sentimenti connotati eroticamente.<br />
Naturalmente, questo modello non descrive un cammino inevitabile e universale dell&#8217;orientamento sessuale ma, come scrive Bem (1993): &#8220;&#8230;è un cammino seguito dalla maggior parte delle donne e degli uomini in una cultura, come la nostra, che polarizza i generi, ed enfatizza le differenze tra i sessi organizzando pervasivamente le percezioni e le realtà della vita comune, intorno alla dicotomia maschile-femminile&#8221; (p. 535).</p>
<p>La teoria EBE si avvale dei risultati di molti studi che mostrano un comportamento non conforme al genere nella maggior parte dei soggetti gay (Newman &amp; Muzzonigro, 1993; Savin-Williams, 1998; Telljohann &amp; Price, 1993; Troiden, 1979).</p>
<p>Tra questi è interessante un&#8217;intervista condotta dal Kinsey Institute nell&#8217;area della Baia di San Francisco (Bell et al., 1981), dove erano stati paragonati circa 1000 omosessuali, tra donne e uomini, e 500 eterosessuali, per provare alcune ipotesi sullo sviluppo dell&#8217;orientamento sessuale. Lo studio non ha mostrato prove per le correnti teorie dell&#8217;orientamento sessuale basate sull&#8217;esperienza, incluso quelle che imputano un ruolo all&#8217;apprendimento, al condizionamento, o ai processi psicodinamici familiari. E&#8217; stato constatato, però, che il 71% dei gay e il 70% delle lesbiche raccontano di essersi sentiti diversi, durante l&#8217;infanzia, dai compagni dello stesso sesso; un sentimento che, per la maggior parte dei soggetti, è continuato anche nell&#8217;adolescenza. Quando veniva chiesto loro in che modo si sentivano diversi, le risposte riguardavano soprattutto ragioni legate al genere: gli uomini tendevano a dire di non aver amato gli sport maschili; mentre le donne tendevano ad essere state più mascoline delle altre bambine. Per contro, meno dell&#8217;8% degli eterosessuali, donne e uomini, sosteneva di essersi sentito diverso dai compagni, per ragioni legate al genere. Quelli che si sentivano diversi tendevano a citare ragioni come: essere stato povero, più intelligente, o più introverso.</p>
<p>Sentirsi diversi dai compagni d&#8217;infanzia può avere molti antecedenti, alcuni comuni, altri più specifici; l&#8217;antecedente più comune è la polarizzazione del genere. Infatti, come sostiene Bem (1993), &#8220;virtualmente tutte le società umane polarizzano i sessi in un continuum, promuovendo una divisione del potere basata sul sesso, enfatizzando o esagerando le differenze sessuali e, in generale, imponendo la dicotomia maschile-femminile in ogni aspetto della vita comune&#8221; (p. 536). La divisione dei ruoli sessuali, infatti, si configura già nella prima infanzia, quando viene appeso il fiocco blu, o il fiocco rosa secondo il sesso del nuovo nato. Da questo momento in poi, i genitori infonderanno regole e valori diversi rispetto al sesso dei propri figli: i ragazzi saranno educati in modo da eccellere in attività quali lo sport, attività fisiche e manuali che potranno essere d&#8217;aiuto nel mondo del lavoro, a tenere nascoste le proprie debolezze ostentando, al contrario, la propria mascolinità; mentre alle bambine verrà insegnato a comportarsi educatamente, a preferire giochi meno dinamici, manifestare le proprie emozioni, etc. Tali pratiche assicurano che la maggior parte di ragazzi e ragazze crescano sentendosi diversi dal sesso opposto e, di conseguenza, sostiene Bem, a divenire sessualmente attratti gli uni dalle altre.</p>
<p>Questo, secondo la teoria EBE, è il motivo per cui il genere diventa la categoria più saliente e, quindi, il criterio più comune per selezionare i partner sessuali ed è anche la ragione per cui l&#8217;eterosessualità è l&#8217;orientamento preferito nel tempo e nelle varie culture. La teoria fornisce perciò un&#8217;alternativa, culturalmente basata, all&#8217;assunto che l&#8217;evoluzione deve necessariamente aver programmato l&#8217;eterosessualità nelle specie per ragioni di vantaggio riproduttivo.</p>
<p>Ovviamente il comportamento eterosessuale è riproduttivamente vantaggioso, ma, secondo Bem, questo non implica che debba essere sostenuto dalla trasmissione dei geni. L&#8217;evoluzione naturale potrebbe non aver programmato l&#8217;eterosessualità in sé ma un meccanismo di &#8220;esotico-diventa-erotico&#8221;, sulla base del fatto che la maggior parte delle culture si assicura che i ragazzi e le ragazze si vedano l&#8217;un l&#8217;altra come esotici.</p>
<p>La teoria EBE, come abbiamo visto, propone che l&#8217;esotico divenga erotico perché sentirsi diversi da una classe di compagni nell&#8217;infanzia produce un innalzamento non specifico dell&#8217;attivazione fisiologica, che viene in seguito trasformato in attrazione sessuale. Tale ipotesi è stata confermata da alcune ricerche. In un gruppo di studi, dei soggetti maschi venivano eccitati fisiologicamente facendoli correre sul posto, facendo ascoltare loro una registrazione di una commedia, o la registrazione di un&#8217;orribile uccisione (White et al.,1981). Tutti i soggetti che erano stati eccitati fisiologicamente mostravano in seguito un maggiore interesse sessuale per una donna attraente, rispetto ai soggetti di controllo che non erano stati eccitati. Questo effetto è stato osservato anche a livello fisiologico. In due studi i soggetti, uomini e donne, che erano stati esposti in precedenza ad una videocassetta disturbante (non sessuale), presentavano una maggiore tumescenza del pene, e un aumento di affluenza sanguigna nella vagina, rispetto al gruppo di controllo durante la visione di un video erotico (Hoon et al., 1997; Wolchik, 1980). In altre parole, un arousal fisiologico generalizzato, senza considerare la sorgente o il tono affettivo, può essere esperito in seguito come desiderio erotico. Bem propone, quindi, che l&#8217;esperienza di sentirsi diversi dai compagni dello stesso sesso o del sesso opposto, protratta e subita da un individuo durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, produca una corrispondente attivazione fisiologica che, attraverso fattori maturativi, cognitivi e situazionali, diviene poi erotizzata.</p>
<p>Bem sostiene inoltre, come abbiamo visto, che non siano le componenti biologiche a determinare di per sé l&#8217;orientamento sessuale di un individuo. Fattori come il genotipo, l&#8217;ormone prenatale o la neuroanatomia del cervello interverrebbero solo indirettamente sull&#8217;orientamento attraverso due fasi: il genotipo influenza in primo luogo il temperamento del bambino; il temperamento, a sua volta, influenza la conformità di genere. Questo implica che la mediazione del temperamento dovrebbe possedere tre caratteristiche: correlazione con quelle attività infantili che definiscono la conformità o non conformità di genere, deve essere diverso nei due sessi, poiché si ipotizza che sia derivato dal genotipo, deve avere un&#8217;ereditarietà significativa. Per dimostrare quest&#8217;ipotesi, Bem fornisce l&#8217;esempio dell&#8217;aggressività. I gay hanno punteggi più bassi degli eterosessuali in comportamenti infantili legati all&#8217;aggressività (Blanchard et al., 1983) e interviste fatte ai genitori mostrano come i bambini non conformi al genere fossero meno interessati a giochi attivi, rispetto ai bambini conformi (Green, 1976). La differenza nel grado di aggressività mostrato durante l&#8217;infanzia è una delle più grandi differenze psicologiche fra i due sessi (Hyde, 1984). I giochi di attività, in particolare, sono più comuni tra i maschi, rispetto alle femmine (DiPietro, 1981; Fry, 1990; Moller et al., 1992). Ci sono prove che le differenze individuali nei livelli di aggressività abbiano una grossa componente ereditaria (Rushton et al., 1986). Come l&#8217;aggressività, le differenze nei livelli di attività sembrerebbero caratterizzare le differenze tra le attività tipiche maschili e femminili nell&#8217;infanzia. Inoltre, i bambini non conformi al genere mostrano livelli di attività più bassi per i maschi e più alti per le femmine, rispetto ai bambini conformi (Bates et al., 1973, 1979; Zucker &amp; Green, 1993). Già prima della nascita, i bambini ancora all&#8217;interno dell&#8217;utero si dimostrano più attivi delle bambine (Eaton &amp; Enns, 1986). Studi dimostrano che le differenze individuali nei livelli di attività hanno una forte componente erediataria (Plomin, 1986; Rowe, 1997).</p>
<p>Bem sostiene che alcuni studi possono confermare la teoria EBE, poiché questi mostrano una correlazione tra l&#8217;orientamento sessuale di un individuo e il suo genotipo. In uno di questi, in un campione di 115 gay che possedevano un gemello maschio, il 52% dei gemelli identici erano entrambi gay, paragonati al 22% dei gemelli fraterni e al 11% dei fratelli adottati (Bailey &amp; Pillard, 1991). In un campione comparabile di 115 lesbiche, il 48% delle gemelle identiche erano entrambe gay, paragonato al 16% di gemelle fraterne, e al 6% di sorelle adottate (Bailey et al., 1993). Uno studio seguente, di circa 5000 gemelli, ha confermato la significativa ereditarietà dell&#8217;orientamento sessuale negli uomini, ma non nelle donne (Bailey &amp; Martin, 1995). Infine, un&#8217;analisi delle famiglie che presentavano due figli gay suggerì una correlazione tra l&#8217;orientamento omosessuale e l&#8217;ereditarietà di marker genetici sul cromosoma X (Hamer &amp; Copeland, 1994; Hamer et al., 1993). Tali studi hanno dimostrato anche un legame tra il genotipo di un individuo e la sua conformità di genere, come sostiene la teoria EBE. Per esempio, lo studio del 1991 presentava una correlazione della non conformità di genere tra gemelli identici pari a 0.76, valore molto alto se paragonato alla correlazione di 0.43 riscontrata nei gemelli eterozigoti (Bailey &amp; Pillard, 1991).</p>
<p>Tale risultato, come sottolinea Bem, implica che, anche quando l&#8217;orientamento sessuale è mantenuto costante, c&#8217;è una correlazione significativa tra il genotipo e la non conformità di genere. Similmente alcuni studi mostrano che i fratelli omosessuali che condividono lo stesso marcatore genetico sul cromosoma X sono più simili, nella non conformità di genere, di quanto lo siano i fratelli che non condividevano lo stesso marcatore (Hamer &amp; Copeland, 1994; Hamer et al., 1993). Infine, la non conformità di genere nell&#8217;infanzia era significativamente ereditaria, sia per gli uomini che per le donne, anche se l&#8217;orientamento sessuale in sé non era significativamente ereditario per le donne (Bailey &amp; Martin, 1995).</p>
<p>Come è stato già sottolineato, il modello di Bem non è ritenuto un cammino inevitabile e universale dell&#8217;orientamento sessuale, ma solo il percorso seguito dalla maggioranza delle persone. Secondo Bem, può accadere che alcuni individui entrino nella sequenza EBE a metà del percorso, piuttosto che all&#8217;inizio. Ad esempio, spiega l&#8217;autore, alcuni bambini possono sentirsi diversi dai compagni non per una preferenza per attività atipiche, indotta dal carattere, ma per fattori più idiosincratici, come un handicap fisico, una malattia, o per un&#8217;atipica mancanza di contatto con i compagni.</p>
<p>Alcuni omosessuali intervistati nello Studio di San Francisco (1981) sostenevano che, sebbene fossero stati conformi al genere nell&#8217;infanzia, si sentivano ugualmente diversi dai loro compagni per ragioni legate al genere, dimostrando che non è necessario esibire un comportamento atipico per differenziarsi dai pari. Anche i fattori culturali possono contribuire a creare differenze individuali che sembrano essere delle eccezioni al modello EBE. Per esempio, alcuni bambini potrebbero avere una preferenza in attività che sono considerate neutrali rispetto al genere, o anche tipiche per la cultura della maggioranza, ma atipiche per la subcultura dei compagni.</p>
<p>Un&#8217;altra prova a sostegno della teoria è riscontrata, secondo Bem, dal fatto che l&#8217;orientamento sessuale delle donne è più fluido rispetto a quello degli uomini. Molti studi, infatti, hanno dimostrato che le donne hanno più possibilità di essere bisessuali, piuttosto che esclusivamente omosessuali, mentre per gli uomini è vero il contrario. Le donne, inoltre, tendono a vedere il loro orientamento sessuale come flessibile, addirittura scelto, mentre gli uomini lo ritengono immutabile (Whishamn, 1996). Ad esempio, gli uomini che diventano omosessuali dopo un matrimonio o una relazione eterosessuale, spesso sostengono di aver finalmente realizzato il loro orientamento sessuale. Le lesbiche, in situazioni simili, rigettano l&#8217;idea che le loro precedenti relazioni eterosessuali non fossero autentiche, o che non fossero loro stesse, mentre tendono a pensare: &#8220;quello è ciò che ero, questo è ciò che sono adesso&#8221; (Bem, 2000). Tale maggior fluidità dell&#8217;orientamento sessuale femminile è, secondo Bem, in accordo con la teoria. Nella nostra società, infatti, le donne crescono in una cultura meno polarizzante per il genere. Rispetto ai ragazzi, le bambine sono punite in maniera minore per la non conformità di genere, e hanno più probabilità dei bambini di svolgere attività tipiche e atipiche, e di avere amici di entrambi i sessi. Questo implica che le bambine hanno meno probabilità dei maschi di sentirsi diverse dai compagni di sesso opposto e dello stesso sesso e, di conseguenza, hanno meno probabilità di sviluppare orientamenti esclusivamente eterosessuali od omosessuali.</p>
<p>La teoria di Bem, quindi, riesce a coniugare l&#8217;azione dei fattori biologici e ambientali nella definizione dell&#8217;omosessualità, con il vantaggio di offrire un&#8217;unica soluzione per lo stabilirsi di una preferenza sia dell&#8217;orientamento eterosessuale, che omosessuale. Restano comunque aperti molti interrogativi, infatti, anche se la teoria riesce a spiegare molti punti della formazione di un orientamento sessuale omosessuale, dobbiamo ancora sapere se le variabili biologiche predisponenti siano realmente rintracciabili in un&#8217;alterazione dei livelli ormonali, piuttosto che in fattori genetici.</p>
<p>Bibliografia</p>
<p>BAILEY, J.M., &amp; PILLARD, R.C. (1991). A genetic study of male sexual orientation. Arch.Gen. Psychiat., 48, 1089-1096.</p>
<p>BELL, A., WEINBERG, M., HAMMERSMITH, S. (1981). Sexual Preference: its Development in Men and Women. Blooming, Indiana: University Press.</p>
<p>BEM, D.J. (1996). Exotic become erotic: A developmental theory of sexual orientation. Psychol. Rev., 103, 320-335.</p>
<p>BEM, D.J. (1998). Is EBE theory supported by the evidence? Is it androcentric? A reply to Peplau et al. Psychol. Rev., 105, 395-398.</p>
<p>BEM, D.J. (2000). Exotic becomes erotic: interpreting the biological correlates of sexual orientation. Archives of Sexual Behavior, 29.</p>
<p>BLANCHARD, R., McConkey, J.G., Roper, V., &amp; Steiner, B.W. (1983). Measuring physical aggressevness in heterosexual, homosexual and bisexual male. Archives of Sexual Behavior, 12, 511-524.</p>
<p>DÖRNER, G. (1976). Hormones and Brain Sexual Differentiation. Amsterdam: Elsevier.</p>
<p>DÖRNER, G. (1988). Neuroendocrine response to estrogen and brain differentiation in heterosexual, homosexual, and transsexual men. Archives of Sexual Behavior, 17, 57-75.</p>
<p>DÖRNER, G., RHODE, W, STAHL, F., KRELL, L., &amp; MASIUS, W.G. (1975). A neuroendocrine predisposition homosexuality in men. Archives of Sexual Behavior, 4, 1-8.</p>
<p>DÖRNER, G., SHENK, B, SHMIDIEL, B., &amp; AHRENS, L. (1983). Stressful events in prenatal life of bi- and homosexual men. Experimental and Clinical Endocrinology, 81, 83-87.</p>
<p>FREUD, S. (1905). Drei Abhandlugen zur Sexhualtheorie. Trad. it.: Tre saggi sulla sessualità. In &#8220;Opere di Sigmund Freud&#8221;. Vol. 3. Torino: Boringhieri, 1974.</p>
<p>HAMER, D., and COPELAND, P. (1994). The Science of Desire: The Search for the Gay Gene and the Biology of Behavior, Simon and Schuster, New York.</p>
<p>HAMER, D. H., HU, S., MAGNUSON, V. L., HU, N., and PATTATUCCI, A. M. L. (1993). A linkage between DNA markers on the X chromosome and male sexual orientation. Science 261: 321-327.</p>
<p>NEWMANN, B.S., &amp; MUZZONIGRO P.G. (1993). The effects of traditional family values on the coming out process of gay male adolescents. Adolescent, 28, 213-226.</p>
<p>SAVIN-WILLIAMS, R.C. (1989b). Coming out to parents and self-esteem among gay and lesbian youths: A reflected appraisals model. Journal of Homosexuality, 18, 1-35.</p>
<p>da :http://www.vertici.it</p>
<p> </p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Riporto questo articolo della Dott.ssa  Bettazzi che già conoscevo perché é di qualche anno fa ma che continua ad essere illuminante rispetto il tema dell&#8217;identità sessuale. La dottoressa dimostra come il tema sia complesso, impossibile da esemplificare  e schiacciare su alcune categorie. Per me che faccio prevalentemente clinica, é importante ribadire</em></strong>  <strong><em>che il lavoro di ogni uno di noi psicoanalisti,  deve essere  quello di aiutare i nostri pazienti ad avviarsi verso la &#8220;loro&#8221; individuazione e non conformarli in schemi pre-confezionati. Si veda ad esempio la domanda di Marco (597) , un ragazzo di 20 anni che mi ha fatto oggi sul guestbook: <a href="http://zambellorenzo.it/psicoterapia-domande-guest/guest_.php" target="_blank">http://zambellorenzo.it/psicoterapia-domande-guest/guest_.php</a></em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2009/09/lesotico-diventa-erotico-una-teoria-sullomosessualita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

