“Mamma, sono gay”: ecco come reagiscono le famiglie italiane

21-06-08

Uno studio di due ricercatrici dell’Università del Piemonte orientale rivela quali sono le reazioni dei genitori difronte ai coming out dei figli. Affetto e solidarietà, ma si teme per la società.

Avere un figlio omosessuale non è un dramma per le famiglie italiane: pochissimi sono i genitori che lo hanno cacciato da casa o hanno reagito con violenza. La stragrande maggioranza, dopo il primo attimo di smarrimento, lo accetta e lo ama come prima. Il problema, semmai, è il timore che i figli non vengano accettati dalla società, e il fatto che molti genitori cattolici si trovano a scontrarsi con i loro precetti religiosi.
Sono i risultati di una ricerca effettuata su 200 famiglie italiane da due ricercatrici dell’Università del Piemonte orientale, Chiara Bertone e Marina Franchi, che sarà presentata nella sua interezza nel corso della conferenza internazionale “Family matters-sostenere le famiglie per prevenire la violenza contro giovani gay e lesbiche”, prevista per il 20 e 21 giugno a Firenze, organizzata da associazioni tra cui l’Agedo, l’inglese Fflag e la spagnola Ampgil, nel quadro del programma Daphne della Commissione Europea, con il sostegno della Regione Toscana. All’appuntamento parteciperà anche Paolo Brunetto, il giovane palermitano che a fine maggio è stato accoltellato dal padre che non accettava la sua omosessualità. Ora Paolo vive in Toscana dove ha trovato un lavoro presso un noto locale di Torre del Lago. 

I risultati della ricerca sono stati anticipati oggi durante una conferenza stampa che si è svolta presso la Sala Cutuli di via Cavour a Firenze, alla quale erano presenti le autrici dello studio, Agostino Fragai, assessore alle riforme istituzionali e alla partecipazione della Regione Toscana, Alessio De Giorgi, task force LGBT della Regione Toscana, Rita De Santis, presidente nazionale di Agedo e Mila Banchi, presidente di Agedo Toscana.Lo studio, intitolato ‘Mamma, papà, sono gay: ecco come reagisce la famiglia’, rivela che nel 64% dei casi la scoperta dell’omosessualità di un figlio è avvenuta in modo diretto, con un esplicito coming out. Negli altri casi, lo si è saputo da un’altra persona, oppure leggendo il diario del figlio, trovando una lettera o del materiale sull’omosessualità. La figura più importante è quella della della madre, che spesso è stata la prima tra i familiari ad averlo saputo, ed ha avuto poi un ruolo di mediazione nel rapporto con il padre. Fratelli e sorelle in molti casi sanno prima dei genitori, ed esprimono complicità e condivisione. 

Per molti genitori (53% dei padri e 44% delle madri) scoprire l’omosessualità del figlio o della figlia è un fatto inaspettato. Negli altri casi, raccontano di aver già avuto dei sospetti. La prima reazione alla scoperta è di smarrimento, paura, dolore. Ma solo una minima percentuale confessa di aver avuto reazioni violente. Tre madri hanno confessato di aver dato uno schiaffo, altre due hanno cacciato il figlio di casa. Un padre ha raccontato di avere detto al figlio maschio: “Non sei piu’ mio figlio”, mentre due madri hanno definito i figli maschi dei ‘pervertiti’. Qualcuno ha avuto una reazione ricattatoria manifestata con frasi come: “Perché mi dai questo dolore?”, altri hanno ritenuto che il figlio o la figlia fossa stato ‘traviato’ da qualcuno. La quasi totalità, comunque rifiuta il concetto di omosessualità come malattia.  In una seconda fase, poi, subentrano i sentimenti di amore incondizionato, solidarietà e protezione e addirittura complicità. Il desiderio primario di un genitore è la ‘normalizzazione’, ovvero una vita sentimentale appagante ed un rapporto stabile. In sostanza, il legame affettivo tra genitori e figli non viene messo in discussione né tanto meno spezzato. La maggioranza delle madri e dei padri si riconosce nelle frasi “l’importante è che tu sia felice” (88%), e “mi dispiace non esserti stato vicino quando ne avevi bisogno” (69%). Molti sono poi i genitori che si augurano che i figli vadano, in futuro, a vivere all’estero, in un contesto di riconoscimento di diritti e in una società che non manifesti ostilità.

“Per qualità, dimensione europea, argomenti trattati e campo di indagine – dice Agostino Fragai, assessore alle riforme istituzionali e alla partecipazione della Regione Toscana – questa ricerca contribuirà non poco ad una maggiore conoscenza, anche per le istituzioni, dei problemi connessi con l’accettazione dell’omosessualità. L’impegno a costruire un contesto sociale rispettoso di ogni orientamento sessuale è presente nell’azione della Regione Toscana, la quale, peraltro, dispone di una legge specifica la cui attuazione è affidata a una task force”. Nell’ambito della due giorni del ‘Family Matters’, poi, verrà presentato, in anteprima, anche il video dal titolo “Due volte genitori”, di Claudio Cipelletti, un prezioso documentario di 90 minuti, in cui i genitori di giovani gay e lesbiche escono allo scoperto, raccontando le loro esperienze.

da: www.gay.it

Commento del Dott. Zambello

Ho scritto e pubblicato molto, anche su questo blog a proposito dell’omosessualità. Purtroppo mi rendo conto, soprattutto nella mia esperienza clinica che è ancora un problema sociale importante. Sono tante le persone che ancora soffrono e a volte anche molto, a causa della loro sessualità. Personalmente non credo che se un giorno, purtroppo ancora lontano, ogni uno di noi potesse   vivere tranquillamente la sua  sessualità, etero o omo che sia,  gli omosessuali avrebbero finito di “star male”. Non credo che i loro disagi psicologici abbiano come causa principale il fatto di non essere socialmente accettati, però è pur vero che comportamenti ostili, mancanza di libertà, sentirsi additati come “diversi” o “peccatori”, non li aiuta. Ieri abbiamo pubblicato un articolo su un lavoro di ricerca fatto da alcuni professori universitari di Padova da cui emergeva che l’omosessualità è un fatto genetico. Non lo so, non so se sia un fatto genetico, psicologico, sociale, so di certo che è un” fatto indelebile”. Chi è così lo sarà sempre e allora, perchè non aiutarlo a vivere la sua realtà?  Che vantaggio c’è a rendergli la vita difficile e a tentare di impedirgli che diventi  affettivamente adulto?

L’omosessualità maschile ha una predisposizione genetica

20-06-08

Un modello matematico dimostra come si tratti di una selezione darwiniana

PADOVA
Perchè si diventa gay? Al di là delle motivazioni che si ascrivono alla sfera delle scelte personali e sociali, esiste quella che si potrebbe definire una «predisposizione genetica» all’omosessualità? Esiste. Lo dimostra lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista «PloS_ONE», di un gruppo di ricercatori italiani composto dai professori Andrea Camperio Ciani, Dipartimento di Psicologia generale dell’Università di Padova, Giovanni Zanzotto, Dipartimento di Metodi e Modelli matematici dell’Università di Padova, e Paolo Cermelli, Dipartimento di Matematica Università di Torino.

I ricercatori hanno finalmente identificato un modello matematico in grado di chiarire l’origine evoluzionistica e il mantenimento dell’omosessualità maschile nelle popolazioni umane, ipotizzando la presenza di un insolito effetto di «selezione sessualmente antagonistica» (selezione darwiniana che avvantaggia un sesso e svantaggia l’altro) nella specie umana. Questo tipo di evoluzione, che è uno dei fattori che contribuiscono al mantenimento di una alta variabilità genetica, era stato dimostrato negli insetti, negli uccelli e in alcuni mammiferi ma, fino ad oggi, mai nell’uomo.

«In sostanza – spiega il professor Camperio Ciani, docente di Etologia e Psicologia evoluzionistica – il nostro modello matematico dimostra tutti e quattro gli assunti da cui eravamo partiti. Ovvero: l’omosessualità maschile è sempre presente in tutte le popolazioni della terra; nessuna popolazione è totalmente composta da gay; l’eredità è asimmetrica, legata al ramo materno; i gay hanno da parte materna femmine (nonne, zie, cugine etc) che fanno più figli rispetto alla media».

«Questa scoperta – continua Camperio Ciani – in qualche modo rovescia gli stereotipi comuni per i quali gli omosessuali sono discriminati perchè contro-natura. Il nostro studio sembra invece spiegare che fanno parte di un disegno evoluzionistico assolutamente naturale, che punta ad aumentare la fecondità. Siamo di fronte a una sorta di »strategia di selezione fra geni « da parte della natura».

Per arrivare alla scoperta i ricercatori hanno dovuto analizzare un vasto numero di modelli matematici, fino a identificare quell’unico modello che spiega tutti i dati raccolti nelle popolazioni, ed è quello appunto della «selezione sessualmente antagonistica», nel quale almeno un fattore genetico deve essere contenuto nel cromosoma sessuale X, ovvero quel cromosoma trasmesso ai maschi solo dalle madri. Ma i geni trasmessi devono essere due, uno appunto nel cromosoma X, e un secondo contenuto in un altro cromosoma non sessuale.

In sostanza, sembra che la natura «metta in naturale conto» alcuni casi di omosessualità maschile pur di garantirsi un alto numero di probabilità di avere femmine feconde che mantengono e diffondono la specie.

da: http://www.lastampa.it

PALERMO: GAY ACCOLTELLATO DAL PADRE, NON ACCETTAVA MIA OMOSESSUALITA’

27-05-08

Palermo, 26 mag. – (Adnkronos) – “Mi padre diceva che ero gay perche’ mi drogavano e mimi  facevano persino prostituire, ma non e’ vero, io sono nato cosi’, sono un omosessuale”. A parlare e’ Paolo Brunetto, il 18enne palermitano accoltellato dal padre perche’ gay. Il padre e’ stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, quando e’ stato ammanettato si sarebbe giustificato dicendo ai militari “l’ho fatto per una questione di onore e di vergogna”. “Mi offendeva sempre -ha detto il giovane intervistato dal Tg3 regionale della Sicilia- cosi’, sabato sera dopo l’ennesima lite, ho deciso di uscire. Ma quando ero sotto la doccia, ancora nudo, mi ha raggiunto in bagno e mi ha aggredito”. Paolo Brunetto ha ferite sull’avambraccio e anche un leggero trauma cranico. “Mio padre -ha detto ancora- sapeva da tempo che io sono gay, e non l’ha mai accettato, a differenza di mia madre. Mi diceva sampre ‘non verrai mai accettato nel mondo del lavoro’ e quindi sosteneva che fosse colpa mia se sono disoccupato. Ma lui mi deve accettare cosi’ come sono, l’essere omosessuale fa parte della mia natura e rimarro’ sempre cosi’”. Con un cappellino grigio di strass in testa, un leggero tocco di lucida labbra, Paolo Brunetto, ha un sogno nel cassetto: fare il fotomodello. “Ma fino ad oggi -ha detto- non ci sono ancora riuscito”.

da:http://www.iltempo.it

Commento del Dott. Zambello

Questo è uno dei risultati di una cultura omofobica che ancora, purtroppo, persiste in tanti strati della nostra società. Una cultura che in questo caso ha fatto  due vittime: il figlio che fin da bambino ricorda di non essere stato accettato, voluto bene per quello che è, ed il padre che si sente insopportabilmente frustato rispetto le aspettative sociali. Il figlio deve essere ”maschio”.  Ciò è  delirante, non corrisponde alla realtà,  né biologica, né psicologica. Non ha alcun riscontro  scientifico. Ma,  non importa, se così non è, allora, è preferibile uccidere o comunque,  continuare a non riconoscere l’altro o, farlo sentire “peccatore”.

L’omosessualità in natura e tra gli animali

20-05-08

Non è solo una peculiarità umana, ma è largamente diffusa e scritta nei geni di almeno 1.500 specie

di:Alessandra Carboni

Mentre nel nostro Paese il neo ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, parla dell’omosessualità come di una realtà che non rappresenta più un problema per la società, in molti ancora si domandano se sia «una cosa naturale». Una risposta viene dalla scienza, che chiama in causa madre natura e il fatto che l’accoppiamento omosessuale è comune in centinaia di specie animali.

1.500 SPECIE – Secondo quanto riferito dal professor Petter Böckman, dell’Università di Oslo, le specie in questione sono almeno 1.500, e includono orsi, gorilla, gufi e salmoni. Stando a quel che si osserva nel mondo animale, l’omosessualità sarebbe quindi naturale, predeterminata, scritta nei geni. Ma dato che l’amore gay non porta alla riproduzione, come mai il percorso evolutivo non ha via via portato all’eliminazione di questi comportamenti? Alcuni scienziati considerano che evidentemente gli animali, così come l’uomo, si accoppiano non solo per garantire la sopravvivenza della specie ma anche per puro piacere. Tuttavia – riferisce LiveScience – esistono anche teorie diverse a spiegazione dei comportamenti omosessuali in natura, come quella secondo la quale servirebbero come allenamento ai rapporti eterosessuali o, ancora, quella che vede nell’amore gay un modo per rafforzare i legami tra i membri della specie.

LA PAURA È UMANA – Comunque sia, a quanto pare l’unica specie in cui coesistono omosessualità e omofobia è quella umana. Quando riguarda gli umani, infatti, tale diversità è spesso considerata una minaccia, una cosa innaturale. Una cosa innaturale che però è stata documentata anche nelle scimmie bonobo – i nostri più vicini parenti – che non disdegnano i piaceri del sesso, si accoppiano di frequente (al punto che sono solite risolvere i conflitti proprio facendo l’amore) e sono notoriamente bisessuali. E tolleranti.

da:http://www.corriere.it

Giornata contro l’omofobia: “si parli di omosessualità a scuola”

19-05-08

I temi dell’omosessualità e della bisessualità non sono trattati in modo sufficiente nelle scuole svizzere, deplorano le organizzazioni di difesa dei gay e delle lesbiche. In occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia che si tiene oggi, il segretariato gay svizzero Pink Cross, l’Organizzazione delle lesbiche svizzere (LOS) e quella degli amici e dei genitori di lesbiche ed omosessuali (FELS) chiedono un cambiamento di mentalità.

In una conferenza stampa oggi a Berna, le tre associazioni hanno presentato un modello di programma scolastico che abborda tutti gli orientamenti sessuali fin dalla scuola elementare. Il progetto indica anche come questi temi possano essere evocati in classe.

Scopo dell’operazione: migliorare la tolleranza e la comprensione reciproca nelle nuove generazioni. Non si tratta di parlare in modo permanente di omosessualità e di bisessualità, hanno spiegato i promotori, ma evocare le minoranze sessuali quando si parla di tolleranza e di minoranze in senso largo.

Il materiale didattico necessario è già fin d’ora disponibile per tutti livelli scolastici, ricordano le tre organizzazioni. Esigono dunque che l’orientamento sessuale diventi un argomento a sé stante nelle scuole e che le autorità incoraggino una pedagogia sessuale adeguata alla società odierna. Le riserve espresse su questi temi dal mondo politico è incomprensibile, secondo Pink Cross, LOS e FELS.                                                           

da:http://www.bluewin.ch

Commento del Dott. Zambello.

E’ interessante che nella “fredda” Svizzera, si pongano il problema di organizzare  corsi, incontri di  formazione ed educazione sessuale  che aiutino i bambini, i ragazzi a crescere conoscendo,  accettando la propria sessualità e quella degli altri.

Non si tratta di esaltare o non vedere i problemi che ci sono insiti nella crescita ed in alcune peculiari situazioni ma, capire per non discriminare, per non aggiungere inutile sofferenza.

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