Psicoterapia: rende più felici dei soldi
02-01-10
Pubblicato da Gianluca Rini in Primo Piano, Psicologia, Ricerca Medica.
Gli effetti della psicoterapia sono piuttosto noti. Nel trattamento dei disturbi depressivi o di quelli di ansia una buona terapia è in gradi di potenziare in maniera efficace l’azione di eventuali farmaci che il medico decide di somministrare al paziente. Ma quanto conta il trattamento terapeutico nell’infondere un senso di felicità agli individui?
A giudicare da quanto è emerso da una ricerca dell’Università di Warwick conta molto. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Health Economics, Policy and Law” e ha messo in luce che la psicoterapia è in grado di rendere più felici persino di un aumento di stipendio o di una vincita alla lotteria.
I soldi in pratica non fanno la felicità. E non è solo un detto tradizionale a dirlo, ma è un principio dimostrato scientificamente attraverso l’analisi delle condizioni di benessere psicologico che ha interessato numerose persone che sono state oggetto di studio da parte dei ricercatori. E se il denaro non è tutto quello che vuole per essere felici, la psicoterapia invece si.
La sua efficacia sarebbe 32 volte superiore rispetto ad una ricompensa monetaria. Una rivelazione che per certi versi può apparire sorprendente, ma che in realtà rappresenta l’occasione giusta per riflettere sull’importanza attribuita nella nostra società al benessere psicologico.
Quest’ultimo costituisce un elemento che non può essere trascurato, se si vuole diventare capaci di assegnare un adeguato valore a tutte quelle condizioni che contribuiscono a farci stare bene con noi stessi e con gli altri. E in questa direzione si deve andare se si vuole conquistare la serenità tanto desiderata da tutti.
http://www.tantasalute.it
Commento Del Dott. Zambello
Di solito non do molto credito a questo tipo di “americanate”, ( Warwick, per la verità, é una cittadina inglese) ma prendo la notizia di buon auspicio e la giro a tutti voi che già fate psicoterapia. Mettiamola così: visto che noi la psicoterapia la facciamo già, vorrà dire che ci arriveranno un sacco di sodi.
Purtroppo non sarà vero ma, é vero che la psicoterapia é un “investimento”, fa star bene, meglio, le persone e spesso si traduce in un rapporto sociale, lavorativo, economico, molto più soddisfacente. Intanto vi auguro di nuovo Un Felice Anno Nuovo a tutti.
Pedofilia: la sottile linea tra psicopatologia e desideri aberranti
14-11-09
Sul «Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali» – per molti libro sacro della diagnostica in ambito psichiatrico, alla voce “pedofilia” si legge: “persone, aventi più di 16 anni, per le quali i bambini o le bambine costituiscono l’oggetto sessuale preferenziale, o unico. Occorre inoltre che il sintomo persista in modo continuativo per almeno 6 mesi. Non si considera pedofilia il caso di persone maggiorenni quando la differenza di età rispetto al minore è meno di 7 anni. Non sono da considerare pedofili i soggetti attratti principalmente da persone in fasce di età pari o superiori ai 12 anni circa, purché abbiano già raggiunto lo sviluppo puberale”.Comprendiamo quindi: che il pedofilo è una persona affetta da squilibrio mentale scientificamente riconosciuto, ma anche che vi sono alcuni parametri da prendere in seria considerazione per ciò che riguarda l’età del minore e la tipologia di menifestazione pedofila. Ad esempio, esistono pedofili di Tipo Esclusivo (attratti solo da bambini/e) o pedofili di Tipo non Esclusivo (attratti da adulti e minori). Ma anche pedofili differenziati (attratti da uno dei due sessi nei minori) ed indifferenziati (attratti da entrambi i sessi).
La pedofilia rientra oggi nelle parafilie, quelle malattie di origine mentale che un tempo venivano chioamate “deviazioni” o “perversioni” in cui rientrava addirittura l’omosessualità, oggi ormai accettata come tendenza sessuale e non più devianza.
Le parafilie, a loro volta, possono essere descritte come una serie di atteggiamenti – in campo sessuale – che riportano ad un comportamento compulsivo. In poche parole: se l’oggetto del desiderio sessuale rientra in alcune categorie riconosciute come “non accettabili” e se il soggetto non può fare a meno di replicare l’atteggiamento o l’attrazione sessuale verso persone, fatti oppure oggetti, ecco che si rientra nella lista delle parafilie. Continua
Ipnosi, a Roma il congresso mondiale Loriedo: «E’ una psicoterapia efficace»
04-10-09
di Luana De Vita*
ROMA (21 settembre) – La cronaca italiana ha rilanciato i primi di settembre il tema dell’Ipnosi, non quella da spettacolo ma quella clinica. Qualcuno ha parlato di numeri straordinari, 8 milioni di italiani avrebbero richiesto un intervento d’ipnosi, altri, forse a ragione, negano non solo questi numeri sparati un po’ a caso ma anche l’attualità dell’Ipnosi clinica, definendola sostanzialmente una “tecnica” desueta.Eppure esistono scuole di specializzazione in Ipnosi e Psicoterapia e sono riconosciute dal Miur, esiste una Società Italiana di Ipnosi e addirittura una Internazionale che si incontreranno a Roma, dal 22 al 29 settembre. Non lo faranno in un luogo segreto o nascosto ma all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, nel cuore pulsante della scienza accademica italiana. L’occasione è il XVIII Convegno Mondiale di Ipnosi e l’evento per l’Italia è doppiamente ghiotto: per la prima volta il Congresso è ospitato a Roma e per la prima volta sarà eletto Presidente di questo organismo internazionale un professore italiano, un docente di Psichiatria della Facoltà di Medicina, Camillo Loriedo.
Dunque l’Ipnosi terapeutica è ben radicata nella cultura clinica italiana e non ha niente a che vedere con le pazienti isteriche di Freud o con le galline degli spettacoli televisivi. Milton Erickson, psichiatra e psicoterapeuta americano, negli anni ’50 ha dato un impulso formidabile allo sviluppo delle moderna Ipnosi in psicoterapia, non per analizzare le cause dei problemi psicologici dei pazienti ma per trovare una soluzione pratica, immediata. Un soluzione che non può mai essere standardizzata, perché ogni individuo, ogni paziente e ogni storia di vita è unica, la psicoterapia ericksoniana sottolinea proprio l’individualità di ogni singola persona utilizzando le risorse individuali, le sue capacità personali. Continua
Psicoterapia per l’artrosi
12-09-09
L’approccio cognitivo-comportamentale riduce il dolore e risolve i problemi del sonno
MILANO – Le notti agitate vanno spesso di pari passo con l’artrosi. Per trovare sollievo dall’insonnia e dai dolori articolari potrebbe essere utile una psicoterapia cognitivo-comportamentale: lo dimostrano i risultati di una ricerca uscita sul Journal of Clinical Sleep Medicine.
ANZIANI – Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’università di Seattle su una cinquantina di ultrasessantacinquenni con artrosi che soffrivano anche di insonnia da almeno sei mesi: metà di loro ha seguito corsi generici di gruppo per ridurre lo stress e migliorare il benessere, l’altra metà è stata assegnata a un programma di psicoterapia cognitivo-comportamentale che prevedeva 8 incontri settimanali di circa due ore, a gruppetti di 4-8 partecipanti. Prima di cominciare, tutti sono stati valutati per i problemi del sonno per escludere ad esempio chi aveva apnee notturne; fra le altre cose, gli autori hanno misurato la qualità del sonno, il tempo impiegato ad addormentarsi, i risvegli notturni prima e dopo l’intervento e a un anno di distanza. Stessa tempistica anche per l’analisi del dolore dei pazienti, quantificato attraverso questionari specifici. Stando ai risultati ottenuti, pare proprio che la psicoterapia aiuti su entrambi i fronti: si riduce di circa 15 minuti il tempo necessario ad addormentarsi e di oltre mezz’ora quello passato svegli, migliora di circa il 10 per cento la qualità del sonno e si riduce significativamente il dolore. Con un effetto che si mantiene anche dopo un anno dal termine delle sedute. Continua
La depressione? Si cura via web
31-08-09
La depressione si può guarire online, con una psicoterapia «faccia a faccia», virtualmente si intende, con lo psicologo, senza necessità di andare nel suo studio. È quanto ha dimostrato David Kessler della NIHR National School for Primary Care Research dell’Università di Bristol in uno studio su 297 pazienti con depressione, tenuti sotto controllo per un periodo complessivo di otto mesi. Secondo quanto riferito sulla rivista «Lancet», le sedute online di psicoterapia funzionano e potrebbero essere un’alternativa valida ai normali cicli di psicoterapia nello studio dello psicologo. Ma non tutti, come ci spiega in questa pagina lo psicoterapeuta e psicologo Claudio Risé, sono d’accordo…
da: http://www.ilgiornale.it
Commento del Dott. Zambello
Non ho dubbi che i risultati riportati sulla prestigiosa rivista “lancet” siano veri, dubito che si possa parlare di psicoterapia. La questione non é solo terminologica, penso, credo che un rapporto sia tale sol nel memento in cui due persone si possono vedere, frequentare. Ciò detto, sono veramente convinto che l’web possa aiutare, possa diventare uno strumento per cercare e perchè no, trovare, guarire. Non a caso mi ci servo e tengo un Blog con un Guestbook ma, da questo, paragonare l’web ad una seduta reale, ci passa. Ho capito che nell’articolo si parla di sedute, immagino con possibilità di vedersi, con una web-cam ma, ripeto noi abbiamo bisogno di comunicare, leggere, sentire gli altri, con tutto noi stessi, con tutto il nostro sé, e non c’è web che supplisce compensi questi nostri bisogni. A meno che, non ci accontentiamo come ho fatto con il mio cane appena svezzato dalla mamma. Piangeva e si disperava, una buona donna mi suggerì di farlo addormentare su un cuscino dove sotto avevo messo una grossa sveglia. Funzionò ma, spero siamo tutti d’accordo che la nostra psiche é un po’ più sofisticata di quella del cane ed ha bisogno, per crescere, di stimolazioni un po’ più vere e reali.
Psicoanalisi dell’amore
05-07-09
Firma : Federica Ermini
L’indefinibile sentimento prova ad essere compreso da Freud con una affascinante quanto veritiera teoria in “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” (1921). La pulsione sessuale, che in psicoanalisi gode di un valore aggiunto, non spiega il permanere dell’attrazione per la persona amata anche dopo il suo soddisfacimento. Tirare per le lunghe una relazione basata solo sull’attrazione, rimandando l’appagamento della pulsione sessuale, non permette necessariamente l’instaurarsi di un investimento durevole nell’altro, ma solo un protrarsi del desiderio, che si estinguerà immancabilmente con l’atto sessuale. L’amore può nascere solo quando la pulsione sessuale verso l’altro diviene capace di essere inibita nella meta, la soddisfazione sessuale, in quanto l’altro, oltre ad essere sessualmente desiderato, viene sopravvalutato e collocato al posto dell’ideale dell’Io, ovvero di ciò che vorremmo essere. La soddisfazione sessuale in questo caso non riesce ad estinguere il desiderio, ma lo rende duraturo. L’amato detiene infatti quelle qualità che ci rendono incompleti e in questo senso rappresenta l’altra metà della mela. Freud ritiene che la vera pulsione che permette l’amore sia quella istintiva sessuale e che l’idealizzazione che viene fatta della persona amata sia quasi una “scusa” per giustificarla, ripetendo la forte attrazione nei confronti del genitore dell’altro sesso, che è già stata repressa e resa “tenera” nell’infanzia.
Pletora di scuole di formazione in psicoterapia e di psicoterapeuti in Italia
21-06-09
di MAURIZIO MOTTOLA

Dal 16 giugno 2006 al 8 maggio 2009 si sono svolti a Roma i lavori della Commissione per la valutazione dell’idoneità delle scuole di formazione in psicoterapia del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (MIUR), nominata con decreto ministeriale il 24 marzo 2006.
Ventotto riunioni nei circa tre anni di funzionamento; attualmente ci sono 338 scuole di formazione in psicoterapia con autorizzazione ministeriale (203 sedi principali e 135 sedi periferiche). In quanto rappresentante (uscente) della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) all’interno della suddetta commissione, svolgo talune considerazioni sui risultati raggiunti nel corso dei lavori triennali, sulle modifiche necessarie nell’attuale regolamento ministeriale per bilanciare la pletora di scuole di formazione in psicoterapia autorizzate, sugli scopi che intende raggiungere la proposta di moratoria (cioè di sospensione temporanea del vaglio di nuove autorizzazioni) fatta dalla commissione ed infine sulla presenza in Italia del maggiore numero di psicoterapeuti dell’intera Europa.
Il funzionamento della commissione è stato collegiale ed ha consentito un’approfondita valutazione e selezione delle domande di riconoscimento presentate, con l’uso frequente di audizioni per l’acquisizione di ulteriori chiarimenti in merito. L’allestimento di un sistema informatico ha consentito un’efficiente ricognizione della situazione globale delle scuole, insieme con l’incontro plenario – il 22 giugno 2007 a Roma – di rappresentanti delle scuole di formazione esistenti. La proposta di moratoria avanzata dalla Commissione ed accuratamente documentata, intende – se accolta – utilizzare la sospensione temporanea di nuove autorizzazioni per svolgere un approfondito esame della complessa situazione in essere e vagliare le seguenti modifiche proposte: Continua
L’ANZIANO E I DISTURBI PSICO-ESISTENZIALI
16-05-09
I problemi psicologici dovuti all’anzianità sono molteplici. In questo articolo intendo prendere in considerazione uno dei disturbi più frequenti negli over 60: la depressione. La società di oggi tende a svalutare gli anziani e a privilegiare i giovani e nel contempo tende a considerare l’invecchiamento come una malattia e a collegare alla stessa sintomi come l’apatia, l’astenia, i disturbi della memoria e lo scadimento delle condizioni fisiche. L’idea che le capacità mentali declinino con l’età è estremamente diffusa e particolarmente negativa nei suoi effetti: non è così, le performance non diminuiscono con l’età , ma i processi di apprendimento si compiono più lentamente. L’anziano è inoltre esposto a situazioni stressanti legati a un numero maggiore di eventi di “perdita” e all’avvicinarsi della morte. Queste condizioni favoriscono un calo dell’autostima, e la donna sembra più sensibile alla mancanza di relazioni sociali, ai problemi finanziari e alla paura della morte. La depressione può presentarsi mascherata, cioè l’anziano può utilizzare disturbi somatici per comunicare uno stato depressivo. Anche una diagnosi di “pseudodemenza”, dovuta da alterazione della memoria, dell’orientamento e della funzione intellettiva, può complicare la situazione. Non è facile definire esattamente quanto la sintomatologia depressiva sia direttamente causata dalla malattia fisica e quanto sia invece legato alla reazione psicologica; in ogni caso la depressione tende a svilupparsi e a procedere in maniera indipendente anche quando il disturbo organico viene trattato in maniera pronta e adeguata. In altri casi i problemi psicologici sembrano essere legati all’emarginazione sociale, alla povertà , alla deprivazione culturale e all’isolamento. Continua
Cresce il disagio giovanile Psicologi a scuola contro i bulli
28-03-09
di DAVIDE MISERENDINO
Sono stati 471 gli studenti che tra marzo e giugno dell’anno scorso si sono rivolti agli sportelli d’ascolto presenti negli istituti superiori modenesi. ” Scelta libera, nessuno li costringe a denunciare, lo fanno di loro spontanea volontà”
Modena, 28 marzo 2009. «SONO STATI 471 gli studenti che tra marzo e giugno dell’anno scorso si sono rivolti agli sportelli d’ascolto presenti negli istituti superiori modenesi. Molti l’hanno fatto di loro spontanea volontà, senza che fossero gli insegnanti a suggerirlo, per denunciare problemi con i genitori, con se stessi o con i coetanei». I confini del disagio giovanile sono estremamente difficili da definire. La Provincia ci sta provando dal 2006, attraverso il ‘Progetto osservatorio adolescenti’, un’analisi sui problemi più ricorrenti nei giovani modenesi che si svolge principalmente negli istituti scolastici.
IL SERVIZIO, promosso con la collaborazione dell’università di Modena e Reggio Emilia e con l’azienda Usl, offre ai giovani studenti la possibilità di ‘fare due chiacchiere’ in modo confidenziale con uno psicologo in orario scolastico. Basta chiedere di uscire un attimo dalla classe e si può avere un piccolo colloquio con uno specialista del settore, in grado di dare i consigli giusti al momento giusto. La possibilità, stando ai dati raccolti finora, è stata sfruttata da un numero sempre crescente di studenti: se in tutto l’anno scolastico 2006/2007 erano stati 447, in soli quattro mesi l’anno successivo se ne sono contati quasi trenta in più. Segno che sta aumentando la fiducia; ma che, forse, stanno aumentando anche le difficoltà.
L’UTENZA che si è rivolta agli sportelli è in prevalenza composta da femmine. Nel 63 % dei casi, infatti, sono state delle ragazze a contattare gli specialisti, mentre i maschi si sono dimostrati un po’ più timorosi, e hanno chiesto aiuto solo nel 37 % dei casi. Un atteggiamento che in parte era possibile prevedere: le lotte per conquistarsi un posto importante nelle distorte ‘gerarchie’ di una classe scolastica potrebbero risentire di un gesto considerato debole come una richiesta d’aiuto.
LA FASCIA di età tra i 14 e i 16 anni si conferma di gran lunga la più complessa, con un 69 % di segnalazioni sul totale. Per quel che invece riguarda l’oggetto delle segnalazioni, e quindi gli scontri o i problemi che hanno spinto i ragazzi a rivolgersi al servizio, dispiace non avere dei dati scorporati, che facciano maggiore luce sulle diverse problematiche. I responsabili del progetto, però, non nascondono che il problema delle discriminazioni razziali sta aumentando in questo periodo a causa del boom delle iscrizioni di migranti nelle scuole cittadine, e che la situazione che si vive in famiglia è spesso determinante per un adolescente. Il 20 % dei ragazzi, infatti, ha confessato di avere problemi con i genitori; seguono i problemi scolastici, nel 18 % dei casi, e quelli legati al rapporto con se stessi, con le proprie emozioni (16 %). Dietro a ruota gli scontri con i coetanei (15 %) e il rapporto con l’altro sesso (14 %), mentre in coda ci sono le relazioni con i docenti, il rapporto con il proprio corpo e l’uso di sostanze stupefacenti.
«IL PROGETTO – spiega l’assessore alle politiche sociali della Provincia di Modena Maurizio Guaitoli – fa parte di un nostro piano molto ambizioso, che è quello di seguire i cittadini dalla culla alla pensione. Non ci dobbiamo dimenticare che questi ragazzi rappresentano il nostro futuro».
da:http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com
MILK: storia di un omosessuale.
26-01-09
Nelle sale, la pellicola candidata agli Oscar di Gus Van Sant
Sean Penn interpreta il primo gay eletto consigliere comunale a San Francisco alla fine degli anni Settanta, che si batté per i diritti degli omosessuali

Ci sono esistenze che possono ispirare delle belle pellicole, se dei bravi registi sanno coglierne l’essenza. E’ il caso di “Milk”, il film realizzato da Gus Van Sant, dedicato alla storia dell’attivista e primo politico americano dichiaratamente gay, che alla fine degli anni Settanta riuscì a dare voce ai diritti degli omosessuali. La sua storia finì tragicamente e prematuramente.
Nel novembre del 1978, alla soglia dei cinquant’anni, dopo essere riuscito a vincere le elezioni per un incarico nella giunta del comune di San Francisco, venne ucciso insieme al sindaco d’allora, George Moscone, da un altro consigliere comunale, il conservatore e cattolico Dan White, il suo più duro antagonista politico. La sua vicenda e la sua onesta e coraggiosa battaglia per i diritti degli omosex ebbe molto risalto nella società americana di allora, che aveva già vissuto delle contrapposizioni molto forti, come quella nei confronti del razzismo e poi la contestazione, infine la guerra del Vietnam, che aveva visto crescere nei giovani la ribellione contro le ingiustizie e contro i saldi valori conservatori e fervidamente cattolici (per non dire reazionari) dei loro genitori.
A dare anima e corpo al personaggio di Harvey Milk, è l’attore Sean Penn, premio Oscar per “Mystic River”, la cui immedesimazione è assolutamente perfetta. Penn interpreta con convincimento e passione questo ebreo omosessuale che, all’età di quarant’anni, da una grigia vita di assicuratore a New York si trasferisce, armi e bagagli, in California, a San Francisco in cerca di fortuna, e dove inizia a farsi interprete della comunità gay. Gus Van Sant, il regista di “Will Hunting – Genio ribelle”, di “Elefant” e di “Paranoid Park”, ha impiegato più di dieci anni per trovare il momento giusto e il copione adatto per raccontare questa storia. La sua sensibilità alla vicenda (è anche lui dichiaratamente omosessuale) raccontata attraverso il soggetto e la sceneggiatura originale di Dustin Lance Black, ci fa ripercorrere in questo “biopic” (spesso sono utilizzate immagini di repertorio) la descrizione di quegli anni molto vivaci nei luoghi frequentati in quegli anni da Milk: le strade del quartiere di Castro, un luogo diventato un vero e proprio crogiuolo multietnico, ma soprattutto dal negozio di sviluppo e stampa di fotografie di Milk, che divenne il vero e proprio cuore pulsante delle sue battaglie politiche.
Il film inizia con l’attivista è seduto nella sua cucina, sul tavolo alcuni appunti e un registratore, al quale affida il suo testamento spirituale, mentre ripercorre le battaglie politiche intraprese insieme ai suoi più validi sostenitori. Tra essi, c’è il suo primo compagno, Scott Smith (interpretato dal giovane attore James Franco) conosciuto a New York, con il quale intraprenderà questo viaggio senza ritorno. A San Francisco incontrerà anche il giovane riccioluto con gli occhiali Cleve Jones (l’attore Emile Hirsch, che era stato il protagonista del film diretto da Sean Penn “Into the Wild”). Col tempo conoscerà quello che diventerà l’ultimo suo compagno di vita, Jack Lira (l’attore Diego Luna) un ragazzo debole e fragile, per il quale Milk avrà sempre molta tenerezza. Il film racconta di un Paese che, attraverso le sue battaglie politiche, prende consapevolezza di alcune realtà e di alcuni cambiamenti che si volevano ancora tenere nell’ombra. Quarant’anni prima di Obama, Milk parla del “coraggio della speranza”, alla ricerca di un mondo migliore e di pari dignità per tutti, come è scritto costituzione americana. Sfidando le ire dei benpensanti e l’odio di molti nemici, tra i quali il consigliere Dan White (l’attore Josh Brolin, somigliante al vero assassino, candidato agli Oscar come miglior attore non protagonista) il giudizio severo di coloro che vedevano i gay come un male della società, addirittura dei malati, contro i quali invocare il giudizio divino, Milk riuscì a creare una forza nella sua comunità (“Sono Harvey Milk e sono qui perché voglio arruolarvi tutti”) capace di affrontare problematiche diverse per il progresso delle idee e per l’amministrazione della sua città. Il film evita però l’agiografia, fa di Milk il personaggio con i suoi pregi e difetti, ne accentua il lato sensibile e romantico (la passione per la musica lirica) e dimostra che con il coraggio delle proprie idee si può tentare di cambiare il mondo. Vedremo se il prossimo 22 febbraio otterrà qualche Oscar sulle 8 nominations conseguite (miglior film, regia, attore protagonista, non protagonista, sceneggiatura originale, colonna sonora, montaggio e costumi). “Milk” è davvero un film ben riuscito.
di: Andrea Curcione
da: http://www.friulinews.it
Commento del Dott. Zambello
Ho visto il film, non mi é piaciuto. O meglio, preciso, credo che Sean Penn sia bravissimo e che, forse, anche la ricostruzione storica sia attendibile. Quello che non mi piace é la lettura che il film propone degli accadimenti storici. Dice il film: fino al 1970 anche nella democratica America, gli omosessuali erano discriminati e vigeva una strisciante ma attiva omofobia. Questa, negli anni ’70, ha avuto momenti di riacutizzazione sociale per l’attività di qualche repubblicano o della chiesa cattolica. Finalmente, a fine di questo decennio, grazie all’impegno e al sacrificio fisico di alcuni omosessuali che sono riusciti a sensibilizzare gran parte dei gay in un quartiere di San Francisco e poi ad ottenere l’appoggio dei democratici più illuminati, la popolazione omosessuale si é “liberata”. Non é vero. I problemi degli omosessuali, o gay, come loro vogliono essere chiamati, sono solo in minima parte politici sociali. Il tema vero della loro “libertà” , é psicologico. Nel film, la repressione politica non fa un solo morto, tutti, attorno al protagonista, cadono come mele mature ma per problemi psicologici.
Il film, non so quanto volutamente, lo dice chiaramente ed é per questo penso che sia attendibile storicamente. Intanto, all’interno di quella lettura sociologiaca, non c’é speranza. Il film finisce non con il riscatto della popolazione che si ritrova tutta unita ma emanando un senso di morte. Muore lui, cinque minuti prima era morto il suo amico e nei titoli di coda veniamo informati che anche i suoi compagni precedenti si erano uccisi. Il compagno che lo accompagna per quasi sette anni di lotte politiche, morirà per complicazioni dell’ HIV. Se ci pensate, anche chi lo uccide, non lo uccide per motivi politici o sociali ma per una miserevole storia personale di follia che si concluderà con il suicidio dell’assassino.
Credo sia possibile vivere da adulti e liberamente la propria omosessualità. Ma il raggiungomento di questa “libertà” passa attraverso la lotta contro “fantasmi” che sono prevalentemente psicologici, interni. Lottare contro le ingiustizie esterne può essere, almeno ora, in Italia, forviante. Un po’ come se dicessimo, tenuto conto che nel mondo ci sono miliardi di persone che soffrono la fame, il problema della dieta in Italia é la mancanza di cibo. Chiaro che no, di cibo ne abbiamo anche troppo, quasi per tutti, il problema, come per l’omosessualità, é di come gestire le risorse.




