Le relazioni gay e l’omosessualità in psicoterapia

11-03-10

 Omosessualità e relazioni gay

Di relazioni gay si continua a parlarsene come di relazioni deviate, così come continua a parlare dell’omosessualità come di una malattia. E’ di questi giorni la dichiarazione di un ministro turco sul fatto che l’omosessualità vada curata, e che occorra continuare a proibire le relazioni gay e a ostacolare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Al di là del diritto delle coppie gay di potersi sposare o meno, la questione a monte sembra essere quella di credere che l’omosessualità necessiti di una cura. Ma è davvero così? Lo scopriamo in questo articolo firmato dal dottor Renzo Zambello, psicoterapeuta e psicoanalista.

Sappiamo tutti che dal 1973 l’omosessualità non è più annoverata tra le parafilie o meglio deviazioni sessuali. Per la verità bisognerà aspettare gli anni ’90 perché l’OMS decidesse di togliere definitivamente l’omosessualità dalle malattie mentali.

Dal 1973, per oltre 20 anni, psichiatri, psicoterapeuti, organizzazioni religiose, morali e politiche hanno fatto di tutto nel tentativo di bloccare l’eliminazione dell’omosessualità dal DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) poi, finalmente, nel 1993 questo comportamento sessuale scompare dagli elenchi dei disturbi psichici.

Ma, ancora nel 2004, Lingiardi e Capozzi, pubblicavano su Psicoterapia e Scienze Umane una ricerca sul comportamento degli psicoanalisti italiani rispetto all’omosessualità. Il lavoro era il frutto di circa 600 questionari inviati ad altrettanti psicoanalisti delle più importanti Associazioni Psicoanalitiche italiane. Il risultato ha messo in risalto una forte differenza tra gli analisti sulle relazioni gay. Le differenze in tema di omosessualità sembrano legate alla formazione teorica professionale, medici o non medici, alla Società di appartenenza e all’età. I giovani sembrano più “possibilisti” degli anziani. Continua

La valutazione della psicoterapia, conversazione con Maurizio Ricciardi

28-12-09

di MAURIZIO MOTTOLA

Il 27 novembre ed il 4 e 11 dicembre 2009 si è svolto al Distretto 31 dell’Azienda Sanitaria Locale (ASL) Napoli 1 Centro il corso La valutazione dell’intervento psicologico-clinico e psicoterapeutico nelle Unità Operative di Psicologia Clinica, promosso dal Dipartimento di Psicologia. Allo psicologo e psicoterapeuta Maurizio Ricciardi, Referente del Dipartimento di Psicologia dell’ASL Napoli 1 Centro e tra gli organizzatori del corso, abbiamo posto alcune domande.

Che ruolo ha l’assistenza psicologica e psicoterapeutica nel servizio pubblico?

La crescita culturale degli ultimi decenni, rispetto alla quale il contributo delle scienze umane ed in particolare della psicologia non è stato e non è irrilevante, ha portato al cambiamento di prospettiva per quanto riguarda il concetto di salute. Questa infatti non è più appiattita sul concetto di salute come assenza di malattia, ma si allarga ad indicare lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e la qualità di vita della persona diventa parametro di riferimento per la valutazione di un sistema sanitario (OMS, 1995). E così la figura del paziente oggetto di cure ha lasciato il campo a quella di persona, che nella sua dignità di soggetto relazionale e autodeterminantesi collabora attivamente al proprio processo di cura. Continua

La valutazione dell’efficacia delle psicoterapie: conversazione con Fabrizio Starace

01-05-09

Nel corso del convegno “Terapia familiare: un update” (Napoli, 8 aprile 2009) è stato tra l’altro svolta la relazione “La valutazione dell’efficacia delle psicoterapie” da parte dello psichiatra Fabrizio Starace – direttore dell’Unità Operativa Complessa Psichiatria di Consultazione dell’Azienda Ospedaliera D. Cotugno di Napoli e docente di Psichiatria Sociale all’Università di Napoli – a cui abbiamo posto alcune domande.

Dato il carattere intersoggettivo, confidenziale, difficilmente narrabile a terzi delle psicoterapie, quali criteri e metodologie vanno utilizzati per valutarne l’efficacia?

L’intersoggettività e la confidenzialità sono caratteristica di tutti gli atti terapeutici; la difficile narrabilità dell’esperienza psicoterapica deve essere oggetto di riflessione e non alibi per escludere la psicoterapia dalle necessarie verifiche di efficacia, efficienza ed economicità. Nei confronti del problema vi sono due scuole di pensiero: quella di chi considera inapplicabili al campo psicoterapico le metodologie applicate in tutti gli altri interventi terapeutici (lasciando quindi ampio spazio alla autoreferenzialità) e quella invece di chi, pur consapevole delle difficoltà metodologiche, si impegna nel faticoso lavoro di comprensione dei fattori terapeutici comuni e specifici che distinguono i diversi approcci. Vorrei qui chiarire un aspetto cruciale del dibattito: ciascuno è libero di sperimentare i percorsi di crescita e maturazione individuale in cui crede se ciò avviene per iniziativa individuale e a spese proprie; ciò che non è accettabile è impegnare risorse pubbliche – quelle del sistema sanitario – senza avere ragionevole chiarezza di cosa venga fatto, per quale problema (di salute, evidentemente, anzi di salute mentale), per quale paziente, in quanto tempo e soprattutto con quali risultati. E’ proprio dall’area delle psicoterapie che ci si aspetta un contributo innovativo sui temi elencati. E tuttavia una recente revisione delle riviste di psicoterapia elenca almeno 1430 fattori di esito (!) individuati dalle diverse scuole di pensiero: un po’ troppi per consentire il sia pur minimo tentativo di razionalizzazione. Continua

Speranza bipolare

18-04-09

di: Giancarlo Calzolari

Spesso sottovalutati, i disturbi mentali sono destinati a divenire una delle principali fonti di disabilità e dolore nel mondo. Una persona su quattro in Europa soffre di una malattia psichiatrica (in Italia l’8% della popolazione), con alti costi sociali. Si stima che almeno una persona su cento, pari a circa cinque milioni d’individui in Europa, nel corso della vita sia colpita da una malattia mentale. Il meeting della World Psichiatric Association di Firenze ha dedicato attenzione al disturbo bipolare «una malattia che mina fortemente la qualità di vita dei pazienti, dei loro familiari e degli addetti alle cure – ha spiegato la dr.ssa Helen Millar psichiatra del Carseview Centre di Dundee, Scozia – Curare la patologia significa ripristinare la salute mentale ma anche massimizzare l’integrazione sociale dei malati. In pratica il migliore trattamento è rappresentato da un approccio olistico che combini farmaci e terapia psicologia, supporto sociale e familiare, dieta, esercizio fisico e programmi basati sugli stili di vita». Al congresso sono stati anche presentati i dati di uno studio con il farmaco aripiprazolo che, «per i pazienti con disordine bipolare – ha affermato il prof. Eduard Vieta, psichiatra dell’Università di Barcellona – costituisce un’opzione per il trattamento di combinazione coniugando i benefici di buona sicurezza e tollerabilità a lungo termine». Il disturbo bipolare è caratterizzato dal fatto che il paziente passa dalla mania alla depressione con diverse gradazioni. Nella forma grave il disturbo bipolare può causare, nel quindici per cento dei casi, il suicidio, la terza causa di decesso tra le persone tra i quindici e i ventiquattro anni. Continua

Cervelli specializzati in sesso e seduzione

13-04-09

Gli ominidi, Darwin e noi

di: GIORGIO MANZI
UNIVERSITA’ LA SAPIENZA – ROMA

Noi, che siamo animali a riproduzione sessuata, passiamo gran parte del tempo a cercare un esemplare dell’altro sesso allo scopo di riprodurci. Come in altri mammiferi – quelli dalle grandi corna, quelli con la criniera, quelli dai canini sporgenti, quelli più possenti degli altri – spesso spetta al maschio prendere l’iniziativa, quasi sempre in competizione con altri suoi simili, mentre le femmine (di solito) si mettono in mostra, assistono alle performance dell’altro sesso e si dispongono a operare le loro scelte: è la «female choice» evocata da Darwin.

Che il sesso sia importante nella nostra specie o, meglio, anche nella nostra specie, se ne sono accorti in molti. Tanto per fare un esempio, se ne accorse un certo Sigmund Freud. Com’è noto, secondo la dottrina del padre della psicoanalisi, esiste un’energia psichica che muove ciascuno di noi e regola le interazioni fra gli esseri umani. Questa, a sua volta, si compone di una spinta all’autoconservazione, che include la libido, l’istinto sessuale (eros), e una spinta alla distruzione, ovvero l’aggressività, l’istinto di morte (thanatos). Se le cose stanno davvero così, è facile capire come per noi Homo sapiens il sesso non sia solo una faccenda riproduttiva, ma molto di più. Continua

Come curare la depressione

04-04-09

Pubblicato da Giuliano in Farmaci, Malattie.

Non è certo semplice delineare una terapia univoca da attuarsi per le forme di depressione, essendo tale patologia costellata spesso da un vissuto psicologico dell’individuo che dovrà essere indagato e curato dal medico che si prende cura di lui cercando di inquadrare, anamnesteticamente, il passato remoto e recente dell’ammalato così come si fa del resto anche con l’ansioso.

Intanto occorre differenziare due importanti forme di depressione destinate a far la differenza nell’approccio terapeutico del paziente; una depressione reattiva all’interno di una personalità nel complesso sana e una depressione neurotica laddove esistano motivazioni più profonde che spieghino il quadro clinico del paziente.
Nel primo caso il medico si avvarrà di terapie più sintomatiche che curative nel senso stretto del termine rappresentate per lo più da farmaci antidepressivi triciclici eventualmente associati o meno a sedute di psicoterapia.

Ben altro è il trattamento da attuarsi nei casi di depressione neurotica dove il farmaco che agisca sui sintomi non è sufficiente da solo a contrastare la patologia; in tali casi è necessaria una terapia profonda che agisca a livello dello squilibrio dei neurotrasmettitori che si è determinato. Continua

Curare l’omosessualità

28-03-09

Dr. Giuliana Proietti

Se non altro la canzone sanremese di Povia un merito ce l’ha avuto: quello di farci riflettere sull’omosessualità e in particolare sulla possibilità di cambiare orientamento sessuale.

Di questo nella comunità scientifica internazionale si parla da anni, dal momento che esistono movimenti molto potenti in America che sostengono di poter trasformare le persone, attraverso una psicoterapia, facendole tornare ad essere eterosessuali.

Ora è uscito in Gran Bretagna uno studio condotto su 1.300 professionisti: psicoterapeuti, psicoanalisti e psichiatri, per capire quanto sia diffusa questa pratica clinica. Si è visto così che 200 di questi terapeuti avevano effettivamente provato almeno una volta a cambiare l’orientamento sessuale dei pazienti e 55 di loro avevano ancora una terapia in corso.

Perché lo fanno? Per loro convinzioni religiose anzitutto, ma anche per aiutare le persone a superare lo stato di discriminazione sociale in cui sentono di vivere: questo almeno è ciò che emerge dallo studio condotto da Michael King, psichiatra presso l’University College di Londra e pubblicato su BMC Psychiatry.

Secondo King lo studio ha messo in luce che nella comunità scientifica britannica vi sono molti professionisti “ignoranti e incauti”, che danno consigli inappropriati, seguendo le loro convinzioni personali, seppure siano regolarmente iscritti alla British Psychological Society.

Lo studio conclude che non vi è alcuna evidenza di successo terapeutico nel cercare di “curare l’omosessualità”, mentre invece è certo che si può procurare danno ai propri pazienti.

Fonte: The Guardian

da:http://blog.donnamoderna.com

Commento del Dott. Zambello

Non c’è un disastro peggiore che possa succedere in psicoterapia che trovare un terapeuta che lavora  sul paziente proponendo le sue idee, aspettative, categorie morali e religiose. Diceva Bion che il terapeuta deve stare davanti al paziente “senza memoria e senza desideri”.  La memoria cerco di mantenerla e la coltivo. La memoria di ciò che il paziente mi ha raccontato che abbiamo vissuto assieme  ma non ho, cerco di non avere,  alcuna aspettativa. Lascio che sia lui, attaverso la piccola luce che gli viene dalle mie interpretazioni a trovare la strada, la sua individuazione. Devo dire che quando, con fatica,  il paziente riemerge dal suo buio,  mi propone cose, soluzioni che spesso mi meravigliano perché non sono  solo diverse da me, ma spesso più “creative”, direi  molto più grandi e  belle di quelle che avrei potuto pensare. Allora trovo conferma che non ho lavorato male ma che soprattutto  é quella la strada giusta: non giudicare, non proporre, non avere aspettative ma solo aiutare il paziente a capire cosa sta facendo, come lui funziona. Se poi falliamo rispetto a quella che é l’identità sessuale, etero o omosessuale a poca importanza, il disastro, l’inferno,  é assicurato.

 

 

 

Da Erickson ai tutors Dagli sciamani ai psicoterapeuti

23-03-09

Alla Erboristeria “Sintonia” in Udine via Anton Lazzaro Moro numero 40, alle ore 20,15 di Mercoledì 25 Marzo 2009, ingresso gratuito
Conferenza del Dr Gilberto Gamberini www.gilbertogamberini.it Medico Chirurgo Tutor Specialista in Psicoterapia
Sul tema: “Da Erickson ai tutors Dagli sciamani ai psicoterapeuti…..”Milton Erickson…… ai tutors,
di quelle particolari presenze che dovrebbero favorire la crescita personale degli studenti, assistendoli senza prevaricarli, illuminandoli, forse, come Edi, l’assistente di Archimede Pitagorico,
o Gilberto il nipote intelligente di Pippo.
In questo mondo magico e fumettistico, chi meglio di Erickson,
allenatore dell’anima poteva avere questo ruolo?

Erickson, sciamano in senso storico e letterale certamente no, ma attento interprete dell’animo umano si, pronto a carpirne i segreti ancestrali, modificando l’approccio e i punti di vista, attraverso una ipnosi diretta ed indiretta, ottenuta attraverso la parola.
Potremo definire l’opera sciamanica una ipnosi di gruppo, spesso ottenuta in narcosi….ma non solo, vediamo bene il perché…..
Droga mezzo ma non necessità….
La droga può servire allo sciamano, all’iniziato, al paziente sciamanico a liberarsi dal suo schermo razionale, per andare oltre….
Serve a camminare ma qualcuno nasce camminando e qualcuno impara da subito senza bastone, senza il bastone della droga, serve per la magia, per la sceneggiatura, per il contorno ma non è la magia stessa, la magia come direbbe Freud ed aggiungerebbe Erickson è la parola. Continua

L’Observer: in Gran Bretagna centri di psicoterapia per le vittime della crisi economica

15-03-09

Le vittime della recessione riceveranno assistenza psicologica gratuita. E’ quanto ha deciso il governo britannico, nel timore che un’epidemia di ansia e depressione colpisca quanti rischiano di perdere il lavoro e di non riuscire a pagare i debiti.

Stando a quanto anticipa il quotidiano The Observer, il piano del governo prevede che i centri di psicoterapia siano creati in ogni ambulatorio medico di base entro la fine dell’anno, a cui verra’ poi rinviato chiunque ne fara’ richiesta al jobcenter, cosi’ come al Servizio nazionale di sanita’.

“Nell’attuale fase di recessione economica, esiste il rischio che sempre piu’ persone siano colpite da ansia e depressione – ha detto il ministro della Sanita’, Alan Johnson – se qualcuno si sente giu’ per aver perso il lavoro, la soluzione migliore e’ avere un nuovo lavoro, e noi stiamo cercando di aiutarli a trovarlo, per quanto possibile. Ma, in alcuni casi, depressione e ansia possono essere di ostacolo alla ricerca di un nuovo impiego”. Il governo ha gia’ annunciato uno stanziamento di 173 milioni di sterline (oltre 193 milioni di euro) per i servizi di assistenza psicologica.

da:http://www.rainews24.rai.it   

 

Commento del Dott. Zambello

Questa notizia ci dice due cose: la prima, questa crisi economica é grave e profonda, la seconda,  paesi come la Gran Bretagna considerino socialmente importante l’intervento psicoterapeutico. Ben altra cosa in Italia, dove praticamente non esiste un ambulatorio pubblico dove fare psicoterapia. Quei pochi che c’erano li hanno chiusi per mancanza di fondi. Questo é uno dei motivi di questa crisi: la “cecità” di chi ci governa.

Psicoterapia: Il Modello Integrato.

28-02-09

di: Lorenzo Franchi

L ´integrazione psicoterapeutica è un approccio al trattamento che mira al superamento di ogni particolare teoria o insieme di tecniche. Si intende una teoria di riferimento come un utile scoglio cui ancorarsi ma non necessariamente come vincolo alla interpretazione del fenomeno psichico. Gli psicoterapeuti sono sempre stati interessati agli sviluppi delle scienze naturali e sociali, alla filosofia, alla teologia, all´arte e alla letteratura, questo non è però avvenuto per le psicoterapie stesse, ci sono voluti molti anni perché si potessero superare quelle posizioni nette e ideologiche delle singole Scuole. Questa tendenza all´isolamento è stata contrastata da un piccolo, ma crescente, gruppo di studiosi e clinici che hanno saputo oltrepassare le barriere di un atteggiamento settario. La meta è stato lo sviluppo di forme il più possibile efficaci di psicoterapia. L´integrazione psicoterapeutica comporta la sintesi dei concetti e metodi migliori e più eleganti in direzione di nuove teorie e nuovi sistemi di trattamento. La storia dell´integrazione in psicoterapia ebbe un particolare punto di svolta rappresentato dalla pubblicazione del lavoro di Wachtel (1977) Psychoanalysis and Behavior Therapy. Questo libro continua ad essere il lavoro più frequentemente citato in psicoterapia integrata, ed è servito come modello di integrazione sia a livello teoretico che tecnico. Wachtel ha offerto una teoria della personalità e della psicopatologia che integra pienamente aspetti critici della teoria psicodinamica e comporamentale in un modello unico e sinergico.
Si dono svolti  tre giorni di intensi lavori, ospitato dalla Scuola di Psicoterapia Comparata di Firenze, il secondo congresso della S.E.P.I. Italia (Sezione italiana della Society for the Exploration of Psychotherapy Integration)Firenze. La pratica dell´integrazione in psicoterapia. L´integrazione psicoterapeutica nella pratica clinica, nella formazione e nella ricerca. Continua

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