Le Radici del Tradimento
22-11-09
Molte persone intraprendono una psicoterapia in seguito al tradimento, sia che l’abbiano subito, perché per loro è un trauma o che l’abbiano agito poiché ad esso di solito segue una crisi coniugale e di conseguenza individuale. L’80% dei tradimenti vengono scoperti, ma nel 70% dei casi le coppie ufficiali sopravvivono all’intrusione di una terza persona e non si separano (De Bac 2006).
Il tradimento è un uragano che sradica tutto ciò che si è costruito, portando con sè un senso di morte, lacera quelle vite di coppia che hanno un urgente bisogno di un radicale rinnovamento, pena il lento decadimento affettivo dell’unione ma anche dei singoli individui.
In tutta la vita il tradimento è sempre di scena, non solo nella vita di coppia, ma anche nelle vicende al lavoro, nelle amicizie, con i figli, i parenti, a vari livelli e con intensità differenti, ma comunque esso costella la normalità della vita umana. Nessuno può in realtà sottrarsi al tradimento neppure Dio e forse proprio per questo esso è veramente un passaggio obbligato, tortuoso e buio ma che porta ad un importante cambiamento psichico, smuove il terreno per riportare nuove possibilità e un nuovo equilibrio.
Persino Cristo è stato tradito dai suoi amici, Pietro prima e Giuda poi, il quale l’ha consegnato ai Romani. Proprio da questo episodio deriva l’attuale connotazione negativa del termine “Tradire”, prima infatti nella lingua latina esso aveva tutt’altro senso, significava “consegnare”, “svelare”, “insegnare”, “trasmettere ai posteri”, infatti è la radice di “Traditio-traditionis”, la stessa di tradizione. Prima del cristianesimo, il “traditore” era colui che compiva un passaggio di informazioni importanti. I secoli di storia cattolica hanno caricato il tradimento di valenze morali negative, anche se in realtà l’atto di Giuda, appare come un passaggio obbligato per portare a compimento il disegno divino con la Resurrezione di Cristo. Continua
Fantasie (sessuali) estreme.
31-10-09
di Paola Emilia Cicerone
Malati di sesso? O solo fantasiosi? la linea di confine è labile. E sessuologi, psichiatri e persino neurologi non sono affatto sicuri di come si possano classificare fetish, sadomaso e bizzarrie varie. Oscillano tra l’ansia di definire i comportamenti deviati, addirittura di descrivere le variazioni cerebrali che essi inducono e, d’altra parte, minimizzarne l’elemento patologico come se fossero proprio questi comportamenti a fare chiarezza sulla sessualità in quanto tale. D’altra parte, a sdoganare fetish o sado-maso ci ha già pensato una società più affascinata che disgustata dagli eccessi: gli italiani che praticano una qualche forma di sadomasochismo soft, secondo un’indagine recente, sarebbero più di tre milioni, e basta esplorare la Rete per scoprire corsi di bondage e punti vendita dove acquistare tute di latex manette e frustini. Così nessuno più si stupisce di adulti consenzienti che amano frustare o farsi frustare o di altre bizzarrie apparentemente innocue. È la banalità de ‘Il lato oscuro del desiderio’, come lo definisce Daniel Bergner in un saggio da poco pubblicato da Einaudi. Ma se il latex casereccio fa sorridere, rimane agli scienziati, intrigante e irrisolta, una domanda: perché? Continua
Disturbi del desiderio sessuale: intervista alla sessuologa Francesca Romana Tiberi
05-04-09
Amare senza pensieri. Un concetto semplice da capire ma, a volte, difficile da mettere in pratica, anche in un momento storico in cui i vincoli morali sono stati fortemente allentati. Mancanza del desiderio, avversione sessuale, carenza o mancanza di erezione (nell’uomo), mancanza di eccitamento (nella donna), eiaculazione precoce, vaginismo, sono queste alcune delle disfunzioni che ostacolano il rapporto.
Poi, alquanto diffuso è anche il disturbo dell’orgasmo, con difficoltà o assenza del raggiungimento dello stesso, che può manifestarsi tanto nella donna, quanto nell’uomo (sebbene meno frequentemente). Quest’ultimo disturbo, in molti casi, tende a non essere avvertito come un vero problema, soprattutto dalla donna, con un meccanismo psichico di marginalizzazione del problema.
“Molto spesso -spiega la sessuologa Francesca Romana Tiberi- le problematiche legate ai disturbi sessuali sono legate al proprio modo di vivere ‘piacere’ e ‘controllo’. E’ come se avessimo un piano cartesiano. Su di un asse c’è la dimensione del piacere, vale a dire la nostra capacità di concederci il piacere in ogni senso, dal goderci un bel massaggio al mangiare serenamente un buon piatto di pasta. Sull’altro asse c’è invece la dimensione del controllo, vale a dire la nostra capacità di perdere il controllo, di affidarci all’altro, di non desiderare che tutto vada esattamente come abbiamo deciso noi”.
Pertanto nell’eventualità in cui si riscontri un livello di controllo molto alto e un livello di piacere molto basso, sarà difficile avere rapporti sessuali appaganti e soddisfacenti. Ma non dobbiamo dimenticare, bensì tenere sempre in considerazione, secondo la sessuologa intervistata, che le ragioni psicologiche possono essere ricercate solo nel caso in cui vengono escluse tutte le quelle organiche.
Poi vogliamo sfatare il mito del contraccettivo che influenza l’eccitazione e l’orgasmo. “In realtà -afferma la dott.ssa Tiberi- i contraccettivi in senso stretto possono avere, in qualche caso, minime ripercussioni sul desiderio. I contraccettivi ormonali che inibiscono l’ovulazione (parliamo della pillola, dell’anello vaginale, del cerotto) possono in lieve misura far sì che la libido cali leggermente”. Questo accade perché, durante il ciclo naturale, il nostro desiderio aumenta automaticamente durante la fase del’ovulazione al fine di garantire la fecondazione dell’ovulo, quindi, in teoria, nel momento in cui l’anticoncezionale blocca l’ovulazione il forte desiderio di fecondazione cade”. E’ però altresì vero che, una vita sessuale serena e senza rischi di gravidanze indesiderate, grazie alla presenza di un contraccettivo efficace, rende più piacevole e soddisfacente un rapporto.
“A volte – dice Francesca Romana Tiberi- può per accadere che l’uso del preservativo possa in qualche modo influenzare l’eccitazione maschile, ci sono uomini che non gradiscono utilizzare il profilattico e quindi, al momento di indossarlo perdono l’erezione. Purtroppo talvolta non è possibile utilizzare metodi alternativi come la pillola, l’anello o il cerotto (soprattutto se parliamo di rapporti con partner occasionali), quindi sarebbe utile far sì che anche i ragazzi si rendano conto dell’effettiva necessità del preservativo quale metodo non solo anticoncezionale, finalizzato quindi ad evitare la gravidanza, ma anche come modo di preservare la propria salute e quella della partner, evitando il rischio di malattie sessualmente trasmissibili”.
Se la diffidenza maschile, rispetto al preservativo, dipende da una ‘mancanza di sensibilità’ data dal profilattico, potrebbe essere divertente provare varie marche e tipi. In commercio ce ne sono davvero molti, e per la coppia potrebbe essere occasione di gioco e intimità ‘verificare’ quale modello sia più adatto.
da: http://www.pinkblog.it
Commento del Dott. Zambello
Riporto volentieri una intervista alla sessuologa Francesca Romana Tiberi trovata sul Bolg Pinkblog.it. Alcune indicazioni, suggerimenti pratici possono veramente aiutare ma, bisogna ricordarsi che blocchi psicologici profondi, non possono trovare un aiuto sufficiente in un intervento comportamentale.
Altro che macho: l’uomo italiano
23-03-09
Di: ANDREA SERMONTI
«Forte come Goldrake, saggio come Gandhi»: un’indagine della società di andrologia. Per l’autostima la stabilità emotiva è il valore più importante
Una foto dai contorni tutt’altro che nitidi, quella dell’uomo del Duemila: non assomiglia a Ercole né ad alcun Casanova del passato, ma forse più a un eroe «normale e terreno, forte come Goldrake e saggio come Gandhi», capace di sopportare la fatica mentale e psicologica legata a un mondo sempre più problematico. Come dire che il mito del macho ha fatto il suo tempo e ora la forza dell’uomo vero, del maschio doc, è tutta nel cervello e nel cuore. Sono questi i risultati di un’indagine condotta dall’Istituto per gli studi sulla pubblica opinione (Ispo) per la Società italiana di andrologia (Sia), presentati recentemente a Milano dal presidente di Ispo, Renato Mannheimer, nel corso di un talk show dal titolo Gli uomini italiani tra fragilità e insicurezze. Condotta su 800 italiani di età compresa fra 18 anni e più di 60, la ricerca disegna l’identikit di un uomo consapevole di se stesso e dei propri limiti, in grado di accettarli e superarli. Un uomo giusto e leale, ironico e allegro. Sensibile ai problemi del Pianeta, il nuovo «maschio al 100%» sa emozionare ed emozionarsi. Ama l’amore e punta a una stabilità emotiva, un ingrediente fondamentale dell’autostima. Non a caso – anticipa una nota – si sente sicuro di sé il 92% degli uomini italiani con una relazione fissa, contro l’81% dei single. E la forza d’animo aiuta anche a superare problemi di salute un tempo vissuti come drammi: il 72% degli inter vistati assicura infatti che una defaillance sessuale non incide sulla propria autostima. Anche se il 26%, soprattutto giovani, la pensa esattamente al contrario. Al contempo, il 74% è convinto che poca stima di sé renda più difficile avere successo con le donne.
Di tutt’altra opinione l’avvocato matrimonialista Bernardini de Pace, secondo la quale «le difficoltà sessuali portano molto spesso alle separazioni: nella coppia ora c’è competizione del maschio verso la donna e l’uomo ha paura che l’unica cosa in cui si può sentire uomo non gli riesca». Le défaillance sono a volte la spia di problemi di salute veri e propri, anche se non vengono vissuti come tali. «Le problematiche sessuali sono in crescita esponenziale: il 12% degli uomini soffre di disfunzione erettile, il 30% di eiaculazione precoce e il 15% delle coppie ha problemi di infertilità», ha spiegato il professor Vincenzo Gentile. Colpa sia di disturbi organici – diabete e ipertensione, che compromettono l’irrorazione sanguigna dei corpi cavernosi, quelli che consentono l’erezione – sia di ostacoli psicologici, quella che tutti chiamano «ansia da prestazione ». Precisa Giammusso: «Il sistema nervoso si attiva in tutte le questioni di stress, restringe i vasi sanguigni e finisce per bloccare l’erezione. Ecco perché bisogna tornare ad amare senza pensieri». E i farmaci anti-impotenza? Oggi ci sono: «I PDE5 inibitori sono medicinali sicuri, ma necessitano sempre di un’attenta valutazione medica».
da: http://www.lastampa.it
SESSO: PROLATTINA, PUO’ CAUSARE EIACULAZIONE PRECOCE
28-11-08
Roma, 26 nov. – La prolattina nel sangue e’ una spia di come vanno le cose nel cervello, dove ‘regna’ la serotonina, l’ormone detto ‘della felicita’. I dislivelli di prolattina possono influire sui comportamenti e sulla psiche, ‘causando stati emotivi nervosi e, negli uomini, problemi di eiaculazione precoce’. Ad illustrare i risultati dello studio che per la prima volta dimostra il legame tra prolattina e serotonina il Professor Mario Maggi, Unita’ di Andrologia dell’Universita’ di Firenze, nel corso dell’VIII Congresso Nazionale della Societa’ Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualita’. ‘Esiste un legame forte tra l’ormone che nelle donne da’ inizio alla produzione di latte dopo il parto (prolattina) ed il neurotrasmettitore monoaminico che nel sistema nervoso centrale svolge un ruolo importante nella regolazione dell’umore (la serotonina)’ – ha spiegato Maggi – ‘L’indagine, condotta su 3.000 persone dall’Universita’ di Firenze, ha dimostrato che se il livello di prolattina nel sangue e’ basso, l’individuo risulta piu’ nervoso, mangia in eccesso ed eiacula precocemente’, ha dichiarato Maggi, precisando che ‘la causa e’ nel suo rapporto con la serotonina, nel cervello’. I dati, accertati, sono in corso di pubblicazione.(AGI)
da: http://www.uomini-oggi.it
Affrontare e curare il calo della libido
31-10-08
Un basso livello di soddisfazione sessuale riduce sostanzialmente la qualità della vita. Negli uomini, questo problema viene chiamato impotenza o disfunzione erettile, nelle donne, viene chiamato disfunzione sessuale o semplicemente, calo della libido.
Questo problema si verifica comunmente nelle persone colpite da malattie croniche gravi, come il diabete, la pressioene alta e le affezioni cardiovascolari. Ma sia negli uomini che nelle donne, altre cause di ridotte pulsioni sessuali possono essere ricondotte al fumo, all’eccesso di consumo di alcol, a una ridotta produzione ormonale da parte del corpo (una diminuizione del testosterone con l’età e degli ormoni durante la menopausa), infortuni alla colonna vertebrale, effetti collaterali delle medicine, stress, ansia, depressione e stanchezza. E’ stato riportato che negli uomini può essere una causa di problemi una eccessiva pressione pelvica o genitale dovuta, per esempio, a una lunga attività in bicicletta. Tornando alle donne, invece, tra le cause di calo della libido figurano un precedente trauma sessuale (incluso uno stupro), secchezza vaginale, delle reazioni a degli anticoncezionali, infezioni vaginali, gravidanza o allattamento. Dunque, è importante farsi visitare dal medico per determinare la causa specifica.
Una delle circostanze che si possono annoverare tra le cause del disturbo è la terapia con antidepressivi. Quando questa circostanza si verifica, il calo della libido può verificarsi fino al 70% degli individui che assumono questo tipo di farmaci. Rilevata la connessione con il calo della libido, molte persone decidono di smettere la cura per non compromettere questa sfera. Questo comporta però un aumento del problema della depression e una conseguente riduzione della qualità di vita.
La maggior parte dei pazienti NON discute MAI il problema della depressione o del calo della libido con il proprio medico, mentre invece è importante farlo, così come lo si fa per altri disturbi. Occorre anche essere consapevoli del fatto che molti dottori non sono aggiornati sulle cure disponili per affrontare i disturbi sessuali nei pazienti. Perciò, consigliamo una consulenza con uno specialista in materia, che vi può essere indicato dal vostro medico.
Non abbiate pudore ad affrontare queste questione con il vostro medico; egli è il vostro migliore amico quando si tratta di risolvere questo tipo di problemi.
da: http://it.healthnews.com
Il gene dell’eiaculazione precoce
30-10-08
Chi «ne soffre» in compenso gioca bene a tennis e ai videogames
A condizionarla può essere una mutazione in quello che fa produrre serotonina condiziona
Altro che ansia o stress da prestazione: l’eiaculazione precoce è una questione di geni che non fanno il loro dovere. Più scientificamente: esiste un gene che garantisce la produzione di un certo ormone, chiamato serotonina, che a sua volta assicura ai maschi la giusta durata del rapporto sessuale; se però questo gene è presente in una forma variata e lavora poco, nasce il problema. Chi ha la variante sbagliata eiacula due volte più rapidamente di chi non ce l’ha. Però chi ce l’ha ha altri vantaggi: essendo un tipo «rapido» e con i riflessi pronti, può essere un eccellente tennista o un abile giocatore di videogame.
LO STUDIO – La ricerca, pubblicata sul Journal of Sexual Medicine, è stata condotta su 200 olandesi, 89 dei quali lamentavano una cosiddetta eiaculazione precoce primaria: soffrivano cioè di questo disturbo fin dal primo rapporto sessuale. Alle loro partner abituali è stato allora chiesto di «cronometrare» per un mese di fila, durante il rapporto sessuale, il tempo impiegato prima di arrivare all’eiaculazione. I ricercatori, guidati da Marcel Waldinger dell’Università di Utrecht, hanno poi confrontato i dati con quelli di uomini che invece non soffrivano di questo problema e hanno osservato, grazie a una serie di indagini, che gli uomini con eiaculazione precoce mostravano una bassa attività della serotonina nell’area cerebrale che controlla l’eiaculazione e che i segnali nervosi non venivano correttamente trasmessi al cervello.
RIMEDI – Cure, a questo punto. Se c’entra un gene, qualcuno potrebbe pensare a una terapia genica che però appare un po’ complessa. Meglio forse ricorrere a qualcosa che aumenti i livelli di serotonina, tipo farmaci che prolunghino l’azione di questo ormone. A tutt’ora non esistono in commercio medicine in grado di curare questo disturbo. Qualche tempo fa la rivista The Lancet ha riportato uno studio che valutava gli effetti di una sostanza, la dapoxetina, e concludeva che questa molecola poteva aumentare la durata media del rapporto da meno di un minuto a tre minuti e 19 secondi, ma a tutt’oggi il farmaco non è ancora stato registrato in alcun Paese del mondo. Rimangono spray ritardanti, ampiamente pubblicizzati su Internet, ma di dubbia efficacia.
Adriana Bazzi
da: http://www.corriere.it
Commento del dott. Zambello
Non ricordo se i pazienti che ho curato giocassero bene a tennis o con i videogame ma so di certo che alla fine della terapia avevano rapporti sessuali soddisfacenti. Mi viene il dubbio che fossero pazienti con una alterazione cromosomica “alterata”.
Insieme si può (ma non si deve per forza)
31-07-08
Falsi miti del sesso. Rincorrere il mito dell’amplesso perfetto ci fa perdere di vista la normalità dei rapporti sessuali.
Sanihelp.it – Film appassionato, scena madre, i due protagonisti coronano il loro sogno d’amore con un rapporto dolce e intenso e raggiungono l’acme del piacere contemporaneamente, a suggellare il loro essere anime gemelle. Quante donne, quanti uomini hanno mai sperato che almeno una volta nella vita andasse veramente così? Inutile mentire: la risposta è tutti. Il problema, se vogliamo è che la contemporaneità dell’orgasmo non è la regola ma l’eccezione. E quasi mai questa eccezione si può verificare al primo tentativo tra due persone che hanno un rapporto. Il perché affonda le sue radici nella fisiologia maschile e femminile, due universi che hanno le loro variabili: queste raramente giocano a favore del rapporto perfetto.
Cominciamo da lei: non è detto che la donna debba per forza avere un orgasmo grazie alla penetrazione. Certo, ci può essere un piacere più o meno intenso, ma la scarica orgasmica non è così scontata, almeno a livello vaginale. Ecco perché un uomo non dovrebbe mai dimenticare di massaggiare o comunque stimolare la clitoride (scritto con l’articolo determinativo femminile rigorosamente femminista) prima o durante un rapporto. Questo modo di approcciare il sesso femminile verrà sicuramente apprezzato dalla partner che si troverà quindi nella piacevole situazione di avere di fronte a lei un uomo che non pensa solo al suo piacere personale ma si impegna affinché anche lei abbia il suo legittimo orgasmo.
Dopodiché il discorso passa a lui: in questi casi l’eccitazione di una prima volta con una nuova compagna può giocare qualche brutto scherzo. Come una mancata erezione. O una eiaculazione precoce, o ancora una impossibilità ad eiaculare, benché questa sia meno frequente. A questo punto che cosa si deve fare? L’eiaculazione precoce non deve distrarre: può rappresentare una sorta di aperitivo per una seconda volta che, fisiologicamente, dovrebbe essere comunque più lunga della prima. Una mancata erezione non deve spaventare o mettere in condizione di vergognarsi: fino a che non si ha la certezza di poter mantenere una erezione stabile può essere buona norma indugiare un po’ di più in baci e carezze, lasciando quindi che la natura faccia il suo corso e nel frattempo ci si può dedicare al piacere del partner, in attesa che la tensione si sciolga e che quindi il rapporto possa avare inizio.
In caso di eiaculazione difficile o in ritardo, la soluzione migliore è quella di rinunciare alla penetrazione (almeno dopo avere soddisfatto le esigenze di lei) e farsi masturbare. In questo caso l’eccitazione nel vedere la partner armeggiare con il proprio pene, unitamente allo stimolo intenso della masturbazione può facilitare l’orgasmo, con grande soddisfazione per entrambi. Alla faccia di Hollywood…
da: http://www.sanihelp.it
Commento del Dott. Zambello
Condivido i tono dell’articolo, buona parte dei piccoli incidenti, ostacoli, in un rapporto sessuale, sono fisiologici. Si possono superare con un po’ di esperienza e senza spaventarsi.
Però sbaglieremmo se classificassimo tutti i disagi sessuali come degli “inconvenienti” fisiologici. A volte le persone hanno dei “veri” problemi sessuali, risolvibili ma che hanno bisogno di un aiuto medico e/o psicoterapeutico.
Il sesso migliore? Dopo i settantanni
10-07-08
Il tempo passa ma non per questo con la vecchiaia sfiorisce il vigore. In particolare quello sessuale. Almeno nella nuova generazione degli ultrasettantenni che il sesso lo fanno più spesso e meglio.
La conferma è arrivata da una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze di Goteborg e pubblicata sulla rivista British Medical Journal. Le donne raggiungono più spesso l’orgasmo e gli uomini hanno molta meno ansia da prestazione. Tutto questo probabilmente perchè con gli anni e l’esperienze si acquisice una maggiore consapevolezza della propria sessualità.
Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno intervistato sulle loro abitudini sessuali un campione di 1.500 settantenni negli ultimi 30 anni. Il primo colloquio è stato fatto nel 1971 (con quelli nati tra il luglio del 1901 e il giugno del 1902), il secondo nel 1976 (con quelli nati tra il 1906 e il 1907), il terzo nel 1992 (con quelli nati nel 1922) e il quarto 2001 (con i nati nel 1930). Dai dati è emerso che nel corso degli anni il numero dei rapporti tra i coniugati è aumentato passando dal 52% al 98% negli uomini e dal 38% al 56% nelle donne. In aumento anche i rapporti sessuali dei single, passati dal 30% al 54% negli uomini e dallo 0,8% al 12% nelle donne.
Ma non è solo la quantità a essere migliorata. Le donne over 70 che hanno partecipato alla ricerca, si ritengono sessualmente più soddisfatte di quelle che avevano la loro età nel 1970, dichiarando anche di avere più orgasmi. La soddisfazione sessuale dell’uomo, tuttavia, non è alla pari a quella delle donne. Ma almeno adesso “hanno meno problemi a riconoscere le proprie carenze a letto, qualcosa che prima non si osava fare”, hanno sottolineato i ricercatori. Inoltre, con il tempo anche i disturbi sessuali si sono evoluti: è in calo il numero di uomini settantenni con disfunzioni erettili, ma la maggior parte di loro soffrono di eiaculazione precoce, uno dei problemi più comuni nei giovani.
da: http://www.diregiovani.it
Se l’attacco di panico entra nel letto
07-07-08
Gli attacchi di panico richiedono che ci siano una serie di sintomi che si manifestano nell’arco di dieci minuti. Tra questi le risposte fisiche come palpitazioni, sudorazione, sensazione di soffocamento, tremore, brividi e dall’altro lato sintomi cognitivi quali paura di morire, di soffocare, di diventare pazza/o. Un altro elemento su cui riflettere sono le condizioni in cui si verificano gli attacchi: possono essere dipendenti da situazioni o verificarsi spontaneamente. Possiamo esaminare il modello del circolo vizioso del panico, ogni sintomo interno o esterno che è giudicato minaccioso produce lo stato di ansia e i relativi sintomi associati: fattori scatenanti, minaccia percepita, sintomi somatici, cognitivi, interpretazione errata dei sintomi, rinforzo dell’ansia.
Il terrore del fallimento
Questo circolo vizioso spesso viene aggravato dall’interpretazione erronee di sensazioni corporee che fanno pensare che l’attacco sia ineluttabile e dall’attivazione di comportamenti protettivi che finiscono per rafforzare il sintomo dato che l’evitamento sistematico di tutte le situazioni temute restringe lo stile di vita, impedendo di imparare che l’ansia è affrontabile.
La prima domanda delle persone è: “E se ora ho un attacco di panico?”, e subito compare la risposta emotiva, rappresentata dell’aumento dell’ansia, e subito si attua l’aumento delle sensazioni corporee e da questo la loro lettura distorta, come in caso di tachicardia, per esempio, che stiamo per morire di infarto e da questo un aumento dell’ansia e l’attivazione dell’attacco di panico. Nella ricerca di risolvere questo problema bisogna lavorare sull’eliminazione delle false interpretazioni e delle anticipazioni.
Nel paziente con disturbi sessuali la lettura dei segnali anticipatori porta ad un aumento dell’ansia, si leggono alcuni segnali corporei come predittivi del fallimento; al femminile più facilmente dolore, anestesia, sensazione di impossibilità, che fanno pensare che non si potrà sopportare l’atto sessuale: nel vaginismo e nella dispareunia che il dolore sarà certo e pericoloso; al maschile, sudorazione, senso di freddo, anticipazione delle sensazioni del pene: di un pene mancante durante la penetrazione e il pensiero del “sento troppo, sento poco”.
Al maschile l’idea è che le sensazioni corporee raccontino l’eiaculazione ineluttabile, l’incompetenza a mantenere l’erezione o a raggiungerla.
Pensieri che rendono reali le paure, distorcono le sensazioni corporee e, come negli attacchi di panico, portano all’evitamento delle situazioni sessuali.
Concentrarsi sul piacere
Nel lavoro con i pazienti, nei casi maschili, si cerca di passare il messaggio del “coito esigente”, di margine di errore, per tornare a scoprire il sesso per piacere anche egoistico.
Si procede al controllo dei pensieri anticipatori, della falsa lettura dei sintomi e si aiuta a scoprire forme di controllo dell’ansia anche rubando informazioni a settori laterali come, lavoro, sport, dove alcune persone raccontano di avere una competenza a reggere l’ansia e a difendersi dalle sensazioni ostili. Controllando i pensieri si può scoprire, per esempio, che un paziente maschio pensa di sentire un minor contatto e da questo traduce che sta perdendo l’erezione. In questo caso si propone il coito con visione del pene che penetra in modo da bilanciare l’informazione della perdita di contatto con il senso della vista e scegliendo per questo una posizione sessuale facilitante.
Nel dolore femminile per esempio, la piccola resistenza alla penetrazione viene evidenziata, passando l’informazione che è la chiusura che produce attrito. Si consiglia in questo caso di guidare il pene, appoggiandolo all’ostio vaginale, di rilassarsi e permettere la penetrazione nel momento in cui si avverte che si è rilassate. In questa fase si invita il partner al coito suggerendo una spinta decisa, ma dolce e graduale.
di Roberta Giommi
da: http://www.repubblica.it




