Le vostre domande


Psicoterapia dinamica

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(38)
(38) Giovanna
lun, 30 agosto 2010 14:20:48 +0200

Gentile dottore, grazie per la sua risposta chiara. Un altro consiglio: quale strumento per poter capire come sono strutturate le varie e molteplici psicoterapie? Comparata, dinamica, gestaltica...non capisco più nulla!! c'è qualcosa (dei libri, un sito internet) anche per noi non addetti ai lavori che usi con un linguaggio un pò più semplice? sono molto curiosa, ma non capirci niente mi fa passare la voglia di informarmi.. grazie ancora, Giovanna



Gent,ma Giovanna,


lei ha ragione, me ne rendo conto ed é questo uno dei motivi del sito. Ci sono centinaia di indirizzi teorici ed alcuni antitetici tra loro.


Certamente non sono io in grado di dirle questo é meglio dell'altro. Ci sarebbe un po' di conflitto di interessi, non le pare?


Sa cosa dicono i lavori di controllo sulla efficacia della terapia? Che l'indirizzo teorico non fa la differenza nel risultato.Ciò che influenza la riuscita della terapia,  é  l'empatia che si instaura tra  terapeuta e paziente e l'età del terapeuta.


Ecco, ci sono cascato.


 




(37) Giovanna
dom, 29 agosto 2010 15:45:03 +0200

Gentile dottor Zambello, a causa di disturbi alimentari (bulimia) ho iniziato una terapia psicanalitica tre anni fa, con tre sedute a settimana, presso una terapeuta con esperienza e professionalità e che stimo molto. Il problema è che da tre anni non ho visto un miglioramento nella mia situazione, io sono in terapia, eternamente in lotta se continuarla o no, e la mia condizione non cambia di una virgola. Continuano i miei disturbi alimentari e anzi, posso dire di essermici quasi abituata, dopo averli intesi come un sintomo di cui ho "bisogno" per far funzionare tutto il resto. Io sono molto scoraggiata da questa mancanza di risultati, ormai penso che la psicanalisi non faccia per me, forse ci sono strade meno tortuose e più indicate alla mia persona. L'idea di fare dieci anni di terapia che poi non portino alla risoluzione mi avvilisce e mi preoccupa molto, e per i trascorsi tre anni, mi sembra di avere perso tempo a cristallizzarmi e fissarmi su dettagli troppo poco importanti, e fondamentalmente a non fare niente: a non avere relazioni, a non viaggiare, a non giocare, a non vivere come facevo prima per stare immobile a osservare il mondo senza entrarci dentro. Avrei voglia di interrompere questa terapia così statica e lunga e trovare qualcosa che faccia più al caso mio, ma non so da che parte farmi. Può darmi un consiglio? Grazie


 



Gent.ma Giovanna,


sarebbe per me fin troppo facile risponderle che lei deve affrontare questo problema con il suo terapeuta, che proprio la voglia di scappare é forse la resistenza su cui lavorare etc. Probabilmente è proprio così ma, é pur vero che anche la psicoanalisi deve fare i conti con la realtà.  Io non credo che il problema siano i tre o dieci anni ma, la sensazione che si stia lavorando, che qualcosa, al di la delle apparenze cambia, cambia dentro. E’  questa sensazione che  uno dopo tre anni  deve assolutamente  avere. E’ così?  Solo lei può dare  una risposta.   Altrimenti,  come col cibo lei  rischia di accumulare tanta energia, conoscenza, senza mai utilizzarla.  Una cosa non può fare: accantonare l'idea che sia possibile utilizzare meglio la sua vita, le  relazioni e la sua creatività.


 




(36) Susanna
mer, 25 agosto 2010 10:06:23 +0200

buongiorno, avrei da porre una domanda. mi accade di bloccarmi di fronte a situazioni che, nella mia mente, individuo come pericolose ma che in realtà so benissimo che non lo sono. ad esempio, affrontare a piedi una discesa non impegnativa o superare un piccolo fossato assolutamente accessibile alle mie possibilità: la sensazione che provo è di non riuscire a muovere neanche un muscolo delle gambe e di avere la certezza che se solo ci provassi mi farei del male. se c'è qualcuno vicino a me, basta che io senta un contatto fisico e supero tranquillamente l'ostacolo, altrimenti rischio di farmi male veramente solo perché affronto la situazione con insicurezza e senza razionalità. vorrei cortesemente sapere se queste situazioni possono essere considerate "attacchi di panico" o se abbiano una diversa connotazione, così da poter affrontare un percorso idoneo per cercare di superarle. Grazie, Susanna.



Risposta del Dott. Zambello


Gent.ma Susanna,


non mi ha detto quanti anni ha ma, si comporta  come "una ragazzina". Ha ancora bisogno dell'approvazione di qualcuno per fare qualcosa che sa  di poter fare. La fantasia che mi viene é che sia una carenza di figure parentali. Certo, una psicoterapia, anche breve, la potrebbe aiutare molto. Gli attacchi di panico non centrano niente.


 










(35) Alessio
mar, 24 agosto 2010 13:22:29 +0200

Salve le scrivo questa lettera con la speranza che possa leggerla e darmi una risposta. Premetto che so bene che scrivere una mail non é la stessa cosa di venire a fare una discussione di presenza ma spero che comunque possa essere utile a lei per darmi dei consigli. Le spiego la mia situazione e il mio problema. Ho 25 anni, non soffro di malattie particolari ad eccezione della colite ulcerosa(per la quale prendo 4 pillole da 500mg di pentasa al giorno). Sono vergine e ho sempre per anni atteso l'occasione della prima volta. Ho sempre raggiunto le erezioni senza problemi, in certi periodi ho praticato anche molto la masturbazione, anche piú di una volta al giorno mi capita. Per piú di due anni ho assunto il medicinale "propecia" per la caduta di capelli, medicinale che ho interrotto da pochi giorni dopo che é avvenuto un fatto che mi sta creando molti problemi. Per alcuni giorni ho ospitato a casa mia una ragazza che ho conosciuto in chat e che "esteticamente" mi piace molto. Mi sono trovato bene con lei ed abbiamo cominciato a flirtare, sono stato molto eccitato in questi giorni, peró la sera prima che partisse, si é creata anche la situazione per fare del sesso, ma appena ho preso il profilattico e ho preso coscienza del fatto che lo avrei fatto per la prima volta, non sono piú stato io, ho come sentito che qualcosa cambiava in me, mi sentivo preoccupato, e non sono piú riuscito a raggiungere l'erezione anche dopo le sue stimolazioni (mentre nella fase del preliminare quando io stimolavo lei ero eccitato). Adesso sono fondamentalmente due le cose che mi stanno facendo star male: Inanzitutto il pensiero che io possa avere una qualche forma di impotenza, e poi il fatto che da quel momento mi sento come bloccato, vedo delle ragazze fuori belle (che prima di sto fatto mi avrebbero fatto eccitare) adesso non mi fanno un grande effetto, oppure ho una ragazza che so che con me adesso farebbe sesso volentieri, ma io mi sento come bloccato, come uno che non sia in grado di poterlo fare. In conclusione volevo sapere, se secondo lei io soffro di una qualche forma di impotenza, e nel caso non fosse cosí come devo fare a cancellare dalla mente questo episodio e tornare ad essere me stesso e soprattutto senza la paura di cileccare nuovamente. Mi scuso per come mi sono dilungato, ma spero capisca la mia situazione attuale :-( Confido presto in una sua cortese risposta. Cordiali saluti, Alessio.



Risposta del Dott. Zambello


Gent.mo Signor Alessio,
lo dico sempre che "il dolore" spesso salva. Lei descrive un quadro chiaramente nevrotico con una spiccata tendenza alla somatizzazione ma c'é voluto una comprensibile defiance, certo frustrante ma senza alcun significato, tanto meno clinico, per rendersi conto di un disagio che chiaramente non é quello sessuale.
Signor Alessio, sono sicuro che potrà provare tutte le soddisfazioni che ha rimandato fino ad ora con le ragazze ma, si prenda cura di se e non solo con i farmaci.




(34) Mara
gio, 19 agosto 2010 16:42:50 +0200

Gentilissimo Dottore, io ho un enorme problema che non so davvero come affrontare: ho 27 anni, sono sposata da due, e soffro di vaginismo. Non ho mai voluto affrontare il problema fino ad ora ma i primi passi che ho fatto sono state solo delusioni, principalmente quando mi sono convinta ad andare da un ginecologo che mi ha praticamente riso in faccia, riempendomi di banalità assurde che hanno peggiorato ancora di più (se possibile) la situazione. Ora ho paura ad andare da un altro specialista per evitare un'altra situazione/delusione simile. Non ho avuto traumi sessuali infantili e neanche un'educazione rigida, quindi non riesco proprio a capire la causa del problema. Secondo lei l'imposi può essere di aiuto. La ringrazio molto.



Risposta dek Dott. Zambello


Il problema non é proprio una banalità anzi, richiede l'intervento di più specialisti. Innanzitutto le consiglio di cambiare ginecologo. Ci sono colleghi preparati e sensibili che sapranno sicuramente aiutarla, soprattutto ad escludere che ci siano delle cause organiche. Esclusa o curata  la componente organica, deve affrontare la situazione da un punto di vista psicologico. Lasci stare l'ipnosi, potrebbe anzi peggiorare la situazione. Affronti invece il problema o con una terapia sessuale, da un sessuologo o su un piano psicodinamico.




(33) Marina
ven, 13 agosto 2010 19:36:36 +0200

Gentile Dottor Zambello, è un periodo parecchio strano della mia vita..mi sto rendendo conto che qualcosa non va ed ho deciso di affrontare un percorso di psicoterapia. Un amico studente di psicologia, mi ha consigliato di provare con la psicoterapia dinamica. Volevo chiederLe in cosa consiste, le patologie psicologiche e/o psichiatriche nei confronti delle quali si dimostra efficace, se la guarigione è permanente, ma soprattutto se può andare a cambiare comportamenti, reazioni ed abitudine che si sono radicate negli anni. La ringrazio anticipatamente pet la disponibilità, Marina



Gent.ma Marina,


lei non fa una domanda, chiede una trattato di psicoanalisi. Se lei legge,  anche,  alcuni articoli che ho scritto sulla psicoanalisi,  troverà, forse. alcune risposte alle sue domande.  Le potrebbe essere utile leggersi alcune domande e risposte del Guestbook del sito: www.zambellorenzo.it . Nel sito vi sono anche alcuni video sui temi: che cos'é la psicoanalisi, che differenze ci sono fra quella Freudiana e quella Junghiana, che cos'é una psicoterapia. E poi, psicoterapia ed attacchi di panico, psicoterapia ed omosessualità, psicoterapia ed impotenza.....


 




(32) Viviana
dom, 8 agosto 2010 09:16:48 +0200

Gentile Dottore,
La ringrazio molto per la sua risposta. Proverò a parlarne con lui.

(31) Viviana
sab, 7 agosto 2010 14:41:59 +0200

Gentile dottore, sono una ragazza di 29 anni. Da novembre faccio terapia da uno psicologo/psicoterapeuta a causa di disturbi legati all'ansia. Da qualche mese mi sono innamorata del mio terapeuta (che è quasi mio coetaneo)...anche se tutto ciò che ho letto in proposito mi parla di transfert... So bene che è vietato dal codice deontologico degli psicologi avere una qualsiasi forma di rapporto con lui che vada al di là del setting terapeutico...ma sarebbe deontologicamente illecito instaurare anche solo un'amicizia anche a terapia conclusa con il ragazzo che "è stato" mio terapeuta? Le chiedo questo perchè so che sono in via di conclusione... La ringrazio anticipatamente. Viviana



Gent.ma Viviana,


perché non lo dice a lui? Non é una questione di "divieto", o non solo, é una questione di realtà. L'amore per essere tale ha bisogno di due persone. All'interno dello spazio terapeutico c'é una sola persona:lei. Si é mai chiesta  cosa realmente sa  di lui? Niente, solo fantasie. E questa la risoluzione dell'analisi: saper accettare la realtà e la frustrazione che in essa é insita. Di una cosa ha ragione, il sentimento che prova é comunque importante, se elaborato all'interno della terapia.


 


 




(30) Daniela
mer, 4 agosto 2010 14:19:36 +0200

Gentile dottor zambello, innanzitutto la ringrazio per la sua risposta e per l'attenzione con cui scrive e colgo anche l'occasione per esprimere il mio parere positivo su questo forum in quanto, anche se non fornisce cure immediate data la natura "elettronica" del contatto, è uno strumento utile per capire meglio la situazione medica per la quale si chiede un parere e sopratutto dà una speranza di guarigione nel momento in cui tutto sembra difficile. Certamente ci rivolgeremo ad un geriatra come mi ha consigliato, nel frattempo, appena rivedrò mia nonna (io sono a Milano) cercherò di comportarmi nella maniera più naturale possibile,(è d'accordo?) senza farle vedere quanto questo suo malessere mi angosci. Se sente di regalarmi un'altro consiglio su come rapportarmi con mia nonna, mi farà molto piacere, ad ogni modo le auguro buone vacanze, meritate! Daniela



Risposta del Dott. Zambello


Grazie. Lo dice lei, naturale. Cosciente e partecipe del suo disagio ma consapevole che può farcela che se vuole,  ha davanti ancora tanti anni.




(29) Daniela
mar, 3 agosto 2010 09:36:02 +0200

Gentile dottore, le scrivo per un problema che da poco tempo affligge mia nonna (81). Lei è sempre stata una donna forte, energica, sempre con qualcosa da fare), poi circa 15 gg fà è caduta, investita da una macchina che l'ha fatta cadere.Pur non riportando danni fisici (aspettiamo solo i risultati della TAC) è cambiato il suo atteggiamento, non ha appetito, non va in bagno e sopratutto le fa male lo stomaco. I medici hanno definito "depressione"lo stato in cui mia nonna si trova. Lei cosa ne pensa? Mi saprebbe consigliare un bravo dottore Psicoterapeuta o neurologo (non saprei) su Lecce e/o province Grazie mille Daniela


Gent.ma Daniela,


lascerei stare la psicoterapia che é un processo lungo e , forse, troppo pesante per sua nonna. Cerchi invece, purtroppo non conosco nessuno a Lecce o zona, un bravo Geriatra che sappia inquadrare bene la situazione sia da un punto di vista fisico che psicologico. Spesso succede, negli anziani che una caduta anche un danno fisico leggero, si trasformi nel paziente in  qualcosa di più profondo che lo spinge  a lasciarsi andare. Un bravo Geriatra saprà cogliere tutto questo e con gli strumenti giusti aiuterà sua nonna.



(28) cinzia
gio, 29 luglio 2010 16:03:14 +0200

Buongiorno dottore, le scrivo perchè sono in piena crisi e non so come affrontare la situazione, il mio ragazzo soffre di disfunzione erettile da sempre solo che a me non aveva raccontato tutta la verità quando ci siamo conosciuti, ho cercato di aiutarlo suggerendogli di rivolgersi ad uno specialista, ma lui non ha fatto nulla per paura, così ho dovuto fare tutto io,prenderlo,portarlo comprargli le medicine, gli è stata prescritta una trapia con farmaco levitra ma con risultati pari a zero se non quando prendeva il farmaco, ora dopo averlo minacciato l'ho portato da un altro andrologo che gli ha fatto altri esami e cambiato terapia, solo che questa situazione mi ha letteralmente stancato perchè oltre a non sentirmi minimamente appagata come donna ho duvuto praticamente affrontare la situazione io come se il problema fosse mio mentre lui niente, quando comunque già avevo tutti i miei problemi visto che l'inizio della gravidanza non mi ha permesso di stare molto bene, attualmente non so più se lo amo ancora e non mi va più di avere rapporti sessuali con lui, non so come gestire la situazione e ho paura di fare la scelta sbagliata visto che sono al 5° mese di gravidanza. secondo lei come mi dovrei comportare? Grazie.



Risposta del Dott. Zambello


Gent.ma Signora Cinzia,
lei sa già cosa deve fare: portare a termine nel miglior modo possibile la gravidanza.  D'altra parte come coppia  avete comunque raggiunto, almeno per il momento, un risultato: lei non ha più voglia di far sesso con suo ragazzo  e lui forse, per motivi che non conosciamo, ne ha sempre  avuta  poca. Risultato momentaneamente accettabile, non le pare?




(27) Antares
gio, 22 luglio 2010 19:18:19 +0200


  • Salve dottore, ho 22 anni e sono di Bari. Ho una relazione insieme ad una ragazza da due anni. Per quanto riguarda i rapporti sessuali lei è stata la mia prima ragazza invece per lei sono stato il terzo. A circa un anno dall’inizio del nostro rapporto ho cominciato ad avere incubi sui suoi ex ma in particolare sul primo. Avevo in mente sempre il suo primo rapporto sessuale e immaginavo tutto, ciò mi portava a stare male. Da quel momento, capita spesso di fare pensieri del genere ed entro letteralmente in crisi..provo ansia, rabbia e tanta tristezza. Per riprendermi devo necessariamente distrarmi oppure, spesso, ho bisogno di isolarmi anche perché divento asociale e cinico (inoltre sono introverso). Ho provato a parlarne con la mia ragazza ma si sente giustamente male e vorrebbe aiutarmi in qualche modo; è disposta a fare tutto per me. Io non so cosa chiederle, non sento nemmeno di avere il diritto per farlo. Dopo aver girato per internet, forse sono riuscito a capire che il mio problema è una leggera Misoginia e in particolare provo ribrezzo per la deflorazione. Inoltre ho notato che questo sentimento non è rivolto solo nei confronti della mia ragazza, infatti, quando sento vicende simili anche di altre ragazze, mi rattristo molto. Non ho coraggio di comunicare con nessuno dei miei conoscenti, sono cose troppo intime. Ho davvero molta paura e sento il bisogno di parlarne con qualcuno. Ho pensato di parlare con un esperto e quando ho visto il suo forum, dove almeno si può comunicare con uno specialista, mi si è aperta una speranza. Dottore per favore mi potrebbe chiarire se è una cosa grave? Nel caso lei mi consigli di parlare con qualcuno mi potrebbe dare delle istruzioni da seguire, anche perché non ho proprio idea di come muovermi. Dottore grazie per aver letto la mia storia e mi scusi per il disturbo.



Risposta del Dott. Zambello


Get.mo Signor Antares,


la sua é una storia interessante. Dimostra come nella nostra testa  si possono costruire "dei mostri" rispetto ai quali,  poi,  ci sentiamo impotenti, come bambini davanti "all'uomo nero". Certamente il suo disagio, pensiero ossessivo legato alla deflorazione,  é il sintomo nevrotico di immagini, fatti, fantasie che si sono stratificate dentro di lei e la cui genesi é per il momento é sconosciuta a lei e tanto più a me. In maniera difensiva, lei  riferisce tutto alla gelosia ma, probabilmente non é vero, é solo una difesa. Credo che la via migliore sia la terapia analitica o psicodinamica. Si cerchi, dopo le vacanze, un terapeuta. Lo cerchi fra gli iscritti alla SPI, AIPA o CIPA. Vedrà che ne avrà grossi vantaggi e,  non solo nei rapporti con le donne.




 




(26) ciccio
gio, 8 luglio 2010 16:29:03 +0200

carissimo dottor zambello vi voglio fare una domanda mia moglie affetta da sindrome dissaciotiva che da circa sei anni sta assumendo un farmaco il zyprexa 2.50 dottore la mia domanda e sotto questo tipo di farmaco puo avere delle gravidanze si o no oppure mi date delle informazione a chi mi devo rivolgere per il mio caso aspetto delle informazione distinti saluti



Risposta del Dott. Zambello


Si rivolga sicuramente al suo ginecologo e chieda anche un parere psichiatrico al medico che la segue da sei anni.




(25) Maria Teresa De Vivo
mer, 16 giugno 2010 12:16:01 +0200

Gentile Dottore, la mia le potrà sembrare una domanda stupida.....ma è possibile guarire dal mal d'amore? Cerco disperatamente di dimenticare una persona, ma non ci riesco...sto male da non credere. Può suggerirmi cosa fare...sto davvero male.



Risposta del Dott. Zambello


Gent.ma Maria Teresa,


non considero proprio la sua domanda stupida, anzi credo che  essa  tocchi il più alti livelli della psicologia e si  muove su valori, sentimenti, l’Anima che  ci fanno unici, dissimili ad ogni altro essere vivente.  Freud stesso si interessò a questa tematica da un punto di vista psicodinamico  e scrisse il suo trattato sull’elaborazione del lutto (Lutto e melanconia, in Metapsicologia) . Ma, anche la medicina,  direi, nella sua specializzazione più pragmatica, la medicina legale, non solo riconosce il lutto come affezione ma ne stabilisce i tempi di “guarigione”. Ad esempio, dopo due anni,  si parla di lutto cronico.  Scrive De Martino in "Morte e pianto rituale" Ed Boringhieri : "il lavoro del lutto richiede un certo tempo per il ritiro degli investimenti libidici e, l'umanità ha sempre provveduto a occupare questo tempo con cerimonie e pratiche rituali. Un blocco nel lavoro del lutto porta alla melanconia, che insorge quando il soggetto sente l'oggetto perduto come una parte ineliminabile di sé da cui non può separarsi se non separandosi da se stesso."


Detto questo, avrà capito che la “guarigione” è un fatto naturale, fisiologico e  ha dei tempi  anche lunghi ma, se questa non avviene, allora ci sono cause che  solo lo specialista, lo psicoterapeuta può individuare ed aiutarla.


 





(24) elvira perez
mar, 15 giugno 2010 16:21:48 +0200

Mio marito lamenta i seguenti disturbi :un paio di volte al giorno avverte prima un piccolo pungente dolore alla spalla sin verso il cuore seguito da tachicardia senso di confusione mentale oppressione formicolio alle mani calo delle forze.Potrebbe essere attacco di panico? Aggiungo che ha 41 anni ed è un soggetto in forte sovrappeso con problemi di ipertensione che cura con farmaci adatti e che controlli cardiologici non hanno evidenziato nessuna patologia.grazie per la risposta.


 



Gent.ma Signora,


sicuramente non sono in grado di fare una diagnosi a suo marito. Diciamo che esistono forme di angina che non appaiono all'ECG. Non so ad esempio se abbia fatto un ECG sotto sforzo. Quest'ultimo chiarirebbe in maniera definitiva lo stato di salute fisica di suo marito. E' chiaro e lo sa anche lei,  é il motivo per cui mi scrive che ci sono anche manifestazioni di dolore fisico che hanno una causa psicologiaca. Che fare? Escluderei prima, con buona certezza che vi siano delle cause organiche e poi, se il disagio é molto fastidioso, chiederei aiuto ad uno psicoterapeuta. Non é esclusa la possibilità di una leggera terapia farmacologia a base di benzodiazepine. Ma tutto questo lo deve decidere suo marito ed il medico che lo segue.




(23) Nicolas
mer, 2 giugno 2010 13:03:50 +0200

salve dottore sono un ragazzo di 18 anni,e ho avuto problemi in famiglia.La separazione dei miei genitori ,le mani adosso di mio padre a mia madre,i problemi economici di un uomo “costretto ” a chiedere prestiti a varie finanziarie.Inoltre ho vissuto 4 anni solo con lui in casa visto che mia madre era andata a vivere da mia nonna.La vedevo sporadicamente ,però adesso abito con lei a casa sua.A gennaio purtroppo ho fatto uso di marjuana (capodanno)e mi sono sentito molto male.Già però prima di questo evento,ho avuto diversi attacchi di panico.Ora sto prendendo un antidepressivo lo zoloft e un ansiolitico lo xanax, ma dentro mi sento cambiato,dei giorni sto”bene” altri veramente male.Sono in cura da una psicologa e da una psichiatra per il trattamento farmacologico.La mia paura è adesso quella sostanza stupefacente ha cambiato qualcosa dentro di me? Oppure c era già qualcosa che non andava prima?Visti anche i primi campanelli d allarme dati dagli attacchi di panico?grazie per l attenzione dottore,cordiali saluti.



Commento del Dott. Zambello


Gent.mo Signr Nicolas,
la sua storia giustifica ampiamente uno stato depressivo. Continui a farsi aiutare e vedrà che riuscirà ad uscirne, molto presto.
Non se ne faccia una colpa, la marijuana non fa bene ma, non è certamente la causa del suo disagio.




(22) RODOLFO
ven, 21 maggio 2010 13:21:12 +0200

BUONGOIRNO DOTT.ZAMBELLO,MI CHIAMO RODOLFO SONO DI TARANTO HO 35 ANNI,LE RACCONTO IN BREVE QUELLO CHE MI E SUCCESSO.NEL SETTEMBRE DEL 2007 ERO IN VIAGGIO CON LA MIA COMPAGNA ,MENTRE PERCORREVO IN MACCHINA L'AUTOSTRADA HO AVVERTITO DI COLPO UN SENSO DI RIGIDITA' PER TUTTO IL CORPO. UNO STATO CONFUSIONALE ,PAURA DI GUIDARE.IL VIAGGIO PRATICAMENTE SI E INTERROTTO, SIAMO RITORNATI A CASA,FORTUNATAMENTE CON MIA MOGLIE ALLA GUIDA.INIZIALMENTE HO UN PO'TRASCURATO L'EPISODIO,MA QUESTI DISTURBI SI RIPETEVANO CON FREQUENZA E SEMPRE ALLA GUIDA IN FASE DI SORPASSO.NEL MARZO 2009 HO DECISO DI RIVOLGERMI AD UN MEDICO DELLA MIA CITTA.HO COMINCIATO LA CURA CON EUTIMIL COMPRESSE DA 20mg,DA UN QUARTO FINO ALLA COMPRESSA INTERA AL GIORNO.DOPO I VARI CONTROLLI MENSILI O BIMESTRALI HO SOSPESO EUTIMIL E CONTINUATO LA CURA CON DAPAROX GOCCE SINO AD OGGI.VOLEVO CHEDERLE COSA NE PENSA.SPECIFICO CHE PER MANCANZA DI TEMPO E IMPEGNI VARI NON HO ANCORA EFFETTUATO ALCUN VIAGGIO ,APPENA SARA'POSSIBILE DOVRO'PROVARE A GUIDARE IN AUTOSTRADA. CARO DOTT. LA SALUTO E SE MAI LE FOSSE POSSIBILE VORREI AVERE UN SUO PARERE.



Commento del Dr. Zambello


Gent.mo Signor Rodolfo,
mi sembra di capire che le cose vadano bene.
Continuerei terapia con Daparox ancora per un po', in accordo con il suo medico. Vada tranquillo




(21) giuseppe
mar, 4 maggio 2010 09:23:59 +0200

buon giorno dott.zambello ho 45 anni sonno sposato ed ho tre figli, ho sempre avuto un'attivita' sessuale nella norma. da pochi mesi ho conosciuto una donna e ci siamo innamorati e al nostro primo incontro ho fatto cilecca,cioe' il mio pene non rispondevo x come ha sempre fatto una scarsa erezione.ora mi chiedo puo' essere il troppo desiderio di far l'amore con questa donna a bloccarmi? o devo preoccuparmi che non sia un caso di impotenza. grazie mille.



Gent-.mo Signor Giuseppe,


è normale, normalissimo che ogni tanto l'uomo, come dice lei,  faccia cilecca. Non siamo macchine. L'emotività, il desiderio, la paura, tutto confluisce nel rapporto sessuale e, possiamo andare momentaneamente in tilt. Non si preoccupi.




(20) MASSIMILIANO
lun, 26 aprile 2010 22:05:10 +0200


buon giorno dottore ho i seguenti problemi: sono sempre nervoso mi sconetto sempre da cio che sto facendo,fantastico su tutto mentre sto facendo un operazione immaggino che se fossi io ha risolvre ho che fossi un dotore o altro e ch efossi il migliore,dormo poco sono agitato dimentico tutto non riesco ha memorizzare o se accade avviene dopo tantissime volte ripetute.i miei problemi sono sull'insonnia e la poca attenzione e memoria e mi fa star male cio aiutatemi a capire cosa fare sono disperato un grazie anticipato


Gent.mo Massimiliano,


lei vive nel mondo del " vorrei ma non posso". E' un mondo orribile, ricco solo di continue frustrazioni. Ma, glielo dico per conoscenza, lei ha grandi possibilità, riuscirà a realizzarle se si farà aiutare, avrà il coraggio di fare una analisi, ripeto analisi.




(19) francesco
mar, 20 aprile 2010 10:30:44 +0200

Dottore Buongiorno! Soffro di disfunzione erettile aggravatasi negli ultimi tre anni, ho consultato un urologo il quale ha escluso la componente organica e mi ha prescritto dei farmaci che, tuttavia, non hanno risolto il mio problema. Dopo una prima fase nella quale non riuscivo a mantenere l'erezione, adesso non riesco nemmeno ad averla. Risiedo in Calabria e, per ovvi motivi, non è per me facile spostarmi frequentemente per eventuali trattamenti terapeutici, ma avverto che il problema sta compromettendo la mia vita di coppia. La ringrazio per la disponibilità e l'aiuto che potrà darmi.



Risposta del Dott. Zambello




Gent.mo Signore consulti gli elechi dei soci dell'AIPA : www.aipa.info/  e della SPI :http://win.spiweb.it/soci_sito/soci.asp  le auguro di trovare un collega che la possa aiutare




(18) oliveto mario
lun, 12 aprile 2010 03:27:18 +0200

Le chiedo se puo' esistere una correlazione tra ferritina bassa valore 4 con la depressione, in questi casi c'e' bisogno di intervenire con reintegro di ricostituenti a base di ferro. Grazie.



Risposta del Dott. Zambello


L'anemia sideropenica è una diminuzione dell'emoglobina nel sangue circolante causato da una carenza di ferro.I due terzi del ferro sono contenuti nei globuli rossi, il resto si trova nella mioglobina (che serve a trattenere l'ossigeno nei muscoli). Una carenza di ferro si manifesta con: astenia e facile stancabilità, palpitazioni, pallore cutaneo...  Il medico, solo lui, deve fare  diagnosi differenziale.




(17) Giulio
gio, 8 aprile 2010 17:05:16 +0200

Dott. Zambello lei crede in Dio? saluti


Risposta del Dott.Zambello:

Sento che dentro di me c'é Dio ma, anche il Diavolo. Sono in buona compagnia, mi creda.




(16) antonio
mar, 30 marzo 2010 10:15:49 +0200


salve vorrei sapere un informazione e' da qualche periodo che ho problemi di identita' personale (gay)come potrei risolvere questo problema visto che ne vorrei uscire fuori ed avere una vita normale c'e' qualche cura che aita cio' grazie.


Risposta del Dott. Zambello


Da decenni ormai la medicina, tanto meno la psicoterapia, spero,  non si rivolge più ai gay come ad ammalati da curare. Il terapeuta  coglie il disagio che ci può essere in questo tipo di situazione e cerca, col paziente di capire cosa effettivamente lui cerchi e quali sono le difficoltà che trova aiutandolo ad essere se stesso. E' questo il lavoro specifico dello psicoterapeuta.




(15) CLAUDIA
dom, 28 marzo 2010 19:53:50 +0200

angoscia perennne da due anni,cosa fare?Sono gia' seguita,grazie



Risposta del Dott. Zambello


Anche la sua domanda é un po' angosciante, non lascia possibilità, come la posso aiutare? In effetti ne approfitto per ribadire una cosa che ho già detto altrove, la terapia, sia questa farmacologica, psicoterapeutica, deve dare al paziente e al terapeuta la percezione che sta avvenendo qualcosa di nuovo. Se questa sensazione non c'é e si ha anzi la convinzione che tutto si sta chiudendo senza possibilità, é per prima cosa importante confrontarsi col proprio medico e poi, se la percezione  permane, cambiare terapeuta. Ripeto,  a questo proposito é importante che il paziente ne parli con il proprio terapeuta. Ho visto casi che solo apparentemente tutto rimaneva apparentemente immutabile per anni, in realtà la situazione interna era molto cambiata e lo sapevano sia il terapeuta che il paziente e poi, quando é stato il tempo, anche esternamente le cose sono solo improvvisamente cambiate. 




(14) Nicola
dom, 28 marzo 2010 07:46:49 +0200


Carissimo dottor zambello, le scrivo per esporle un mio grossissimo problema. 45 anni, sposato con una splendida donna, padre di 2 sani e bei ragazzi, un lavoro che mi piace, grafico pubblicitario. il quadro di una persona perfetta, e invece no.Da quando al mio lavoro e' arrivato un collega piu' giovane di me di 10 anni. Mi sono innamorato di "lui", si un uomo, io che non ho mai avuto nessuna trazione per gli uomini. Non capisco come cio' sia potuto succedere, all'inizio era solo trazione fisica, pensavo io ma invece era proprio innamoramento,di quello che si prova in eta' adolescenziale. Adesso viviamo una vera e propria storia d'amore, con tutte le conseguenze che ne comporta: buggie su buggie, false cene di lavoro, falsi weekend di lavori, false settimane di lavoro all'estero, ecc.ecc. tutto per far in modo di stare accanto alla persona che adesso amo "lui". Questa storia va avanti da 1 anno circa, vorrei non finisse mai, ma come puo' capire per me e' un gran dolore mentire a mia moglie ma soprattutto ai miei figli. Lei cosa mi consiglia? Confido in una sua risposta, e colgo l'occasione per augurarle una Santa e Serena Pasqua.


 


Risposta del Dott. Zambello


Gent.mo Signor Nicola,
a me una Santa Pasqua e per sé tiene un "Venerdì" di dolore e pena, magari dopo l'ennesima "cena". Vede signor Nicola, lei si é messo proprio in un bel pasticcio. Intanto tutto viene drammatizzato sullo sfondo dell'omosessualità. Sarebbe molto diverso se quel suo collega invece di un uomo fosse una donna? Si, forse, le sarebbero concesse un po' meno bugie ma, poi alla fine, dovrebbe comunque scegliere: o lei, o sua moglie o meglio, la sua famiglia.
La vita di coppia diventa, prima o poi una scelta. Tutto nella vita é una scelta. All'inizio siamo aiutati dalle pulsioni ma poi, facciamo delle scelte.
Certo, le dicevo che lei si é messo in un bel pasticcio, perché a rendere le cose un po' più difficili ci si mette pure l'omosessualità che lei si era negato per tutta la vita. Non é che é diventato omosessuale a 45 anni, lo é sempre stato, o almeno una parte di lei lo era. Ciò nonostante ha potuto vivere una realtà etero, mi sembra, sufficientemente bene. Ora ha scoperto che c'é anche questa parte di lei, potrebbe essere una grande liberazione, invece la vive come la fonte di tutte le falsità possibili. E' un paradosso, ora che si é finalmente liberato da una grande bugia, la negazione di una parte di Sé, inizia a vivere in un mondo di bugie, Ma perché? Perché vuole continuare ad essere un bambino che vive solo parti di Sé. Ma lei crede sul serio che il mondo omosessuale risponderebbe a tutti i suoi bisogni?
Le auguro veramente di trovare la sua pasqua


(13) loredana
mer, 24 marzo 2010 19:07:19 +0100


lory, salve volevo chiedervi io sono da 10 anni e anche di piu’ che soffro di attacchi di panico ho 23 anni e da quando avevo 10 anni che mi vengono questi sintomi che sono incubi per me non risesco piu’ a vivere con questa strana malattia mi sento morire mi sento obbligata nella mia vita non riesco ad uscire da sola devo essere sempre accompagnata da qualcuno per sentirmi piu’ rilassata vorrei poter essere una persona come tante altre a non avere paura della paura e un dolore che porto da dieci anni ma adesso e ancora peggio visto che il dap e aumentato man mano dai 10 anni in su mi sono sempre sentita peggio mai una volta che mi sentivo meglio sono andata da neuloghi,da psicologhi da ortopedici perche’ pensavo che avevo qualcosa alle gambe visto che piu’ giorni passano e piu’ giorni ho tanta debbolezza di camminare ho preso farmaci ma dormivo sempre e i miei famigliari mi hanno proibito di prendermeli perche’ mi facevano male perche’ alla fine non e’ con i farmaci che si puo’ uscire dagli attacchi di panico vorrei fare della prano terapia mi hanno detto che puo’ eliminare tutte le energie negative e quindi puo’ eliminare il dap vorrei provare perche’ ho un immensa voglia di guarire.saluti e grazie per avermi ascoltata e' se e possibile mi potreste dare un consiglio?grazie mille.


Risposta del dott. Zambello


Gent.ma lory,


non sono un prano-terapeuta e non sono in grado di esprimere un giudizio su questa forma di "terapia". Posso dirle, come medico e come psicoterapeuta che lei fa male a non fidarsi dei medici. Può darsi che la terapia che ha fatto non fosse la più idonea per lei ma, va cercata, quella giusta. Intanto iniz con l'andare dallo specialista giusto che nel caso degli attacchi di panico è lo Psichiatra. Poi, intraprenda una psicoterapia, con uno psicoterapeuta e vedrà che riuscirà ad uscirne. Fin tanto che riamane in casa e spera in soluzioni magiche non potrà che peggiorare.




 




(12) massimo
sab, 20 marzo 2010 17:53:46 +0100

Gentilissimo, Dottor Zambello, ho 44 anni e soffro di attacchi di panico da circa 14 anni. Le mie crisi di attacchi di panico mi hanno lasciato tranquillo a periodi consentendomi di viaggiare e lavorare tranquillamente. Ora purtroppo sto' bene, perche' mia moglie da qualche anno mi fa' da balia. Mi sono affidato ad un valido psichiatra psicoterapeuta da qualche mese riuscendo a capire le cause del malessere, mobing nel lavoro. Il dottore che mi segue come terapia naturale mi propone di viaggiare man mano sempre piu' lontano dal posto sicuro che e' la mia citta' e direi che la cura funziona. Pero' se penso ad un viaggio in aereo o in nave mi blocco. Vedra' che tra un anno lei avra' grossi miglioramenti, questa e' una frase dell'ultima seduta. Premetto, le sedute avvengono ogni circa tre settimane. Nell'ultima seduta risalente a tre giorni fa', ho chiesto se un aiuto farmacologico potesse aiutarmi, come l'assunzione di una pastiglietta risolutrice, consigliandomi un tavor oro al momento della crisi, spiegandomi comunque che trattasi di un sintomatico che non risolve del tutto il problema. Dottor Zambello so' benissimo che lei non ha la bachetta magica, ma un consiglio puo' esserlo.


 



Risposta del Dott Zambello


Mi ha detto che si trova bene con il suo terapeuta e mi sembra di capire, da quello che lei scrive che questo collega sia bravo, attento a non prendere la " scorciatoia " che lei gli suggerisce. Ha ragione lui, la soluzione passa attraverso una elaborazione psicologica e ci vuole un po' di tempo. Un'unica curiosità, come mai avete una frequentazione cosi diradata?




(11) Alice
dom, 14 marzo 2010 11:12:09 +0100

Gentilissimo dott. Zambello, non so quante probabilità ho di ricevere una sua risposta, e né che questa lettera venga letta... per quanto è lunga. Immagino la sua casella postale sia pienissima di domande e richieste di aiuto e che lei abbia giornate di lavoro intense. Mi dispiace di scrivere così tanto, l'avrei incontrata volentieri se fossi stata a Milano, ma mi sono imbattuta nel suo sito e ho sentito la voglia, lo stimolo di aprirmi, come mai mi era capitato prima. Se non riceverò risposta, capirò e troverò il coraggio di affrontare questo passo dal vivo. Intanto mi aprirò qui con la sincerità di chi pensa di essere letta per avere un parere di cui potersi fidare. Sento di aver bisogno di fare chiarezza sulla mia identità sessuale. Ho 31 anni e da circa 12 conduco uno stile di vita omosessuale, ma dopo quello che pensavo fosse un mio percorso di riconoscimento (ho detto di me a casa, ho frequentato ambienti, vissuto relazioni etc), ad oggi mi sento disorientata e riconosco di non aver raggiunto un'identità sessuale chiara. E questo mi preoccupa moltissimo, creandomi ansie e paure, anche sociali. Ho vissuto diverse relazioni importanti, ma che col tempo ho dovuto ammettere non essere state proprio "sane"; ho vissuto anche relazioni fugaci, quasi compulsive, compiacendomi soltanto del mio fascino "mascolino" più interiore - di carisma (poi trasposto sul piano sessuale) che non esteriore anzi, esteticamente e nel modo di vestire sono femminile. La mia ricerca era quasi come quella di un adolescente alle prime armi che cerca di fare conquiste ed esperienze. Sessualmente mi sono posta come "attiva", cercando donne più grandi e vivendo il tutto con molta auto-referenzialità e non come scambio, rifiutandomi di essere percepita 'femminile' e donna dalla compagna del momento... Non ho mai capito il motivo di questa chiusura sessuale. Dapprima ho sorvolato, pensando si trattasse solo di poca esperienza, ma col tempo, dopo diverse relazioni, ho dovuto prenderne atto e accertare di desiderare la donna con un approccio più maschile (eterosessuale), che non da lesbica. Inizialmente mi appagava, ma col tempo mi è sembrato incompleto questo rapporto e poco stimolante. Anche le mie compagne hanno avvertito in me una forte presenza mentale maschile, cosa che rinforzava la autostima, ma per paradosso anche la gelosia di una loro presunta attrazione per l'uomo. L'insicurezza e la gelosia hanno caratterizzato anche la mia prima relazione eterosessuale all'età di 20 anni, durata quasi 4 anni. Con lui ho scoperto la sessualità, il sentimento, l'amore. Avevo già avvertito un desiderio platonico per le ragazze, ma il sentimento per lui veniva prima di tutto, anzi la nostra storia è finita proprio per la mia eccessiva gelosia, spesso degenerata in "aggressività". Lui mi ha ricercata diverse volte nel tempo, ma io non ho mai più ritenuto possibile un riavvicinamento, anche per sue scelte esistenziali, poco consone al mio stile di vita. Con lui avevo desiderato una famiglia, dei figli, pur avendo sempre in mente le sensazioni per le donne. Dopo questa esperienza importante, ne ho avute altre con ragazzi, e poi un periodo bisessuale che mi ha fatto molto soffrire per l'instabilità data da rapporti caotici, fino alla prima relazione con una ragazza, durata 5 anni. Dopo questa ci sono state altre due relazioni con donne, ma sempre complicate dalla distanza, dal mio vivere ancora a casa (con mia nonna, i miei sono divorziati e non ho mai vissuto con loro) e da altri aspetti, ma sempre con questa caratteristica di non lasciarmi andare nel rapporto sessuale, come invece avevo fatto con il mio ragazzo. E questo l'ho sempre vissuto come binario: da un lato il desiderio erotico di sentirmi donna per un uomo (appurato e vissuto in una relazione, in seguito spesso rievocato ma senza concretizzarlo), dall'altro il desiderio di dominare sessualmente una donna e di sentire affetto, coccole e attenzioni per me. Quello che oggi mi lascia perplessa è un inatteso desiderio di maternità che mi sento negata come gay, ma anche questa poca stabilità sessuale "paritaria" con una donna. Mi sto chiedendo cosa voglio, ma non riesco a fare luce. So che del rapporto con un uomo lamenterei una carenza di interesse e stimolo quotidiani, pur avendo sempre vive le sensazioni vissute nella relazione eterosessuale. Non ho stimolo a cercare un uomo, ma se mi sento corteggiata mi fa piacere; il sesso non sarebbe un problema, e potrei realizzare una famiglia. Però mi dico che non riuscirei a fare meno della sensualità, della delicatezza, delle attenzioni di una donna... La conclusione è che non desidero nessuno al momento, anche il pensiero di avere una relazione stabile lo sento lontano, e non mi interessano più i rapporti fugaci. Mi sento completamente persa. Mi fermo qui. La saluto cordialmente, le faccio i complimenti per i suoi interventi, per la sua attività e il suo sito. Alice



Risposta del Dott. Zambello


Gent.ma Alice,
a volte la natura sembra prendersi gioco di noi. Lei ricorda quegli adolescenti che stanno diventando adulti ma, per uno strano gioco, non perdono le loro caratteristiche adolescenziali e queste si sovrappongono a quelle adulte. Questo fenomeno é possibile vederlo, ad esempio, in campo stomatologico. Ragazzini, ragazzine che ormai non sono più tali, con i denti definitivi pronti per uscire che invece, vengono trattenuti dai decidui. Sembrano non voler cadere, lasciare il posto ai nuovi.
C'é in fondo una "ostentata" ingenuità nelle sue affermazioni.  La vita é fatta, sempre, di scelte, limitazioni. Ogni amore, ogni scelta, non porta  mai al tutto ma é sempre  una parte che ci stimola, ci aiuta, a cercare di diventare noi, il più possibile, "uno".
Complimenti anche a lei per le sue spiccate capacità introspettive.




(10) Ivo
dom, 7 marzo 2010 18:49:15 +0100

Gent. dr. Zambello, esistono depressioni maggiori recidivanti su base esclusivamente chimico carenziale ( serotonina e/o noradrenalina )senza alcun rapporto col vissuto quotidiano? Fra quanto tempo con la sola terapia farmacologica Lei ritiene che la depressione sarà definitivamente debellata senza rischi di ricadute?Grazie per la Sua risposta.


 



Risposta del Dott. Zambello


Personalmente credo non esista niente di totalmente fisico o totalmente psicologico. La depressione ne é un esempio.  A volte conviene privilegiare la cura farmacologica ed in altri casi quella psicoterapeutica ma sempre, soprattutto nelle depressioni, conviene integrare le due terapie. E' vero  che una volta superato la "parte grigia" della depressione é possibile usufruire, con maggiore libertà, degli stimoli che la vita offre. Credo comunque che a livello terapeutico sia sempre un dovere clinico programmare, proporre al paziente un protocollo terapeutico il più completo possibile.




(9) Giovanni
gio, 4 marzo 2010 17:50:37 +0100

Buongiorno dott. Zambello, mi potrebbe dire quanto può durare una psicoanalisi? E' vero che può durare fino a 10 anni, tre sedute alla settimana? Scusi, ma quanto viene a costare un'analisi. Grazie per la sua risposta



Risposta del Dott. Zambello


La durata dell'analisi é un tema che ha interessato gli analisti fin dall'inizio. Lo stesso Freud  scrisse un libro dal titolo:"Analisi terminabile e interminabile". Personalmente penso che la durata  dipenda da diverse variabili: motivazioni del paziente, livello del disagio avvertito, aspettative del paziente, disponibilità di tempo e anche economica. Se uno si vuole allenare per fare una scalata, é diverso se intende  salire su un monte di 1000 metri o vuole andare sul Monte Bianco. Dipenderà poi dalle condizioni dalle quali parte. E' per me impossibile pensare che se uno decide a 30, 40 anni di "rivedere" le sue scelte, capire come lui funziona, quali sono i meccanismi che gli impediscono di usare bene le sue potenzialità, possa ristrutturarsi in pochi mesi , riuscire in pochi mesi a trovare un Sé che non ha trovato per trenta, quaranta anni. Il tempo é legato al fatto che l'analista si astiene, non sa quali siano le cose "giuste" per quel paziente, deve essere il paziente stesso che attraverso le interpretazioni dell'analista capisce e sceglie ciò che gli appartiene. Ma, é un processo lento, ogni uno ha i suoi tempi e l'analista li rispetta. Questo ha un costo? Si ma, é un grande investimento 




(8) Marco
gio, 25 febbraio 2010 00:43:33 +0100

Dottor R.Zambello, vorrei avere un informazione, cosa ne pensa del vigor?  Secondo lei è utile questo prodotto? Crea dipendenza o porta problemi? Aspetto con ansia una sua risposta, grazie mille.


 



Risposta del Dott. Zambello


Non conoscevo questo prodotto. Ho visto in internet di cosa si tratta. Certamente male non fa. Si richiama ad alcuni concetti dell'ago puntura. Che le posso dire? La "fede" a volte fa miracoli.




(7) Andrea
mar, 23 febbraio 2010 07:03:26 +0100


Buongiorno ed innanzitutto la ringrazio per il tempo che mette a disposizione. Mi chiamo Andrea, 35 anni sposato da 2 anni, mia moglie ha 32 anni. La vita prematrimoniale, sia da fidanzati che da conviventi, è stata cartterizzata da diverse incomprensioni che ritenevo/vamo comunque non gravi. Alcuni problemi sono stati risolti nel tempo altri invece sono ancora presenti e per quanto ci sia grande amore reciproco la situazione non sembra migliorare,anzi. Preciso che non sono l' uomo da piedi sul tavolo e birra. Mi occupo di fare la spesa, cucinare, della gestione delle spese , delle bollette, delle assicurazioni ICI insomma ritengo di occuparmi di " quasi tutto " quello che riguarda la gestione di una famiglia. Naturalmente per non gravare su mia moglie che lavora cerco di arrangiarmi per quanto riguarda lavare e stirare almeno le mie cose. Le insofferenze da parte mia riguardano questioni di vita quotidiana, che potrebbero sembrare quindi cose non "GRAVI" ma per il mio modo di pensare e di agire ritengo siano essere purtroppo sempre frequenti e, nonostante siano state affrontate da sempre, non considerate. Le faccio qualche esempio: mia moglie non ha pagato per anni il bollo della sua auto, quest'anno non ha fatto la sua dichiarazione dei redditi anche se poteva, senza spendere soldi, farla fare in azienda, ha ormai da un anno dei mobili e dei vestiti in un magazzino e non mi viene più neanche voglia di chiederle cosa ne farà. La discussione di ieri è nata da 4 sacchetti dell' immondizia lasciati sul balcone per qualche giorno. Per quanto riguarda la casa mia moglie sistema la cucina dopo cena e si occupa delle pulizie nel fine settimana. E' una persona che alterna momenti di estrema allegria e dolcezza a momenti più bui; quest' ultimo aspetto causato da una sua insoddisfazione per la tipologia di lavoro che svolge; quindi la sera molto spesso arriva a casa con il muso e comunque tutti i giorni racconta di quello che non funziona in azienda. Mia moglie dal canto suo lamenta il mio progressivo calo di desiderio e di voglia di stare a letto. Sinceramente ammetto che ha ragione perche ricorro spesso all' autoerotismo. Negli ultimi anni ci siamo prima sposati e dopo 2 mesi abbiamo ristrutturato un appartamento. Sia la preparazione del matrimonio che la casa sono state seguite da me, mia moglie è intervenuta per i " ritocchi estetici ". Dopo più di un anno così sono arrivato un pò stanco alla conclusione di questi impegni. Non solo stanchezza fisica ma anche mentale. Stufo di fare tutto e dover anche discutere di "questioni estetiche", con risultati sicuramente belli ma spesso non pratici. Io forse sarò un pò " matto" perchè vorrei un pò più di ordine in casa e di "ordine mentale" da parte di mia moglie e vorrei che si occupasse di gestire, NON SECONDO I SUOI TEMPI ma secondo le scadenze,almeno le cose che la riguardano. Ora le domande: Secondo lei questi sono problemi risolvibili? Ritiene che un percorso di coppia possa aiutare ad uscire da questa situazione situazione e fare tornare a me un pò di voglia di sesso? Grazie per l' attenzione Andrea


 


Risposta del Dott.Zambello:

Gent.mo Signor Andrea,
chiaramente non entro nel merito del contenuto della sua lettera. Credo che lei abbia individuato la via giusta che la potrà aiutare a darsi delle risposte e a trovare il giusto equilibrio in famiglia: la terapia familiare o di coppia. C'è un unico e non evitabile limite: bisogna andarci in due.




 




(6) Renzo
dom, 21 febbraio 2010 00:47:42 +0100

Buona sera dott. Zambello, io non sono un psicologo, però lavoro come volontario a stretto contatto con pazienti onco- logici e terminali (Osp.Civile di Venezia). Molto del mio tempo lo passo ad ascoltare questi “amici”,e la mia principa- le preocupazione è di svolgere al meglio il mio compito. Noi volontari, abbiamo un supporto psicologico a nostra richiesta, ma io sono un tipo che non si accontenta mai. Mi piacerebbe sapere,visto il suo campo e la sua professio- nalità, un consiglio su qualche testo che mi possa aiutare. Aspettando una sua gentile risposta, la saluto cordialmente.



Risposta del Dott. Zambello


Gent.mo Dottore, se ricordo bene o lei o un suo collega mi avevate già posto la stessa domanda. Le rispondo ancora più   che un libro le consiglio di frequentare un gruppo Balint. Sono certo che se guarda in rete ne troverà sicuramente uno nella sua zona.




(5) Marco
mar, 9 febbraio 2010 11:55:23 +0100

Carissimo Dr Zambello sono un ragazzo di 31 anni e da quasi 1 anno sono fidanzato con una ragazza che soffre di attacchi di panico e depressione. Il tutto per lei è nato circa 5 anni fa quando incapace di lasciare il ragazzo dell’epoca è caduta nell’anoressia superata non appena ha avuto la forza di interrompere il raporto con l’ex. Il problema è che tutti i guai passati in quel periodo si sono trascinati nel tempo. Ad esempio subito dopo l’interruzione del rapporto, si è lasciata andare a storie di poco conto che, a detta dei suoi racconti, l’hanno fatta sentire una nullità, un oggetto, che ha ridotto ulteriormente la sua autostima. Passato quel periodo (durato circa 1 anno) ha conosciuto un ragazzo di cui si è innamorata perdutamente e che ha seguito in un paese straniero in cui ha vissuto e lavorato con lui. Il fatto è che questo ragazzo alternava momenti di dolcezza a tanti di indifferenza e anche di maltrattamenti verbali che hanno spesso portato la mia ragazza a farsi del male o crollare in crisi vere e proprie di pianto e paura. Va detto che vicino non aveva nessuno con cui sfogarsi, anche perchè oltre a lui non aveva legato con molte persone. Dopo due anni e tante crisi di panico, si è decisa a lasciarlo e tornare dalla sua famiglia che viste le sue condizioni, ha deciso di affidarla ad uno psichiatra il quale le ha prescritto degli psicofarmaci e delle sedute terapeutiche. Va detto che nei primi mesi la cosa non è che abbia funzionato tanto, anzi, poi ha cominciato ad uscire con me e le cose sono migliorate. Io sono un tipo allegro, riflessivo che cerca di vedere sempre le cose con ottimismo. Non nascondo che spesso sono stato deciso con lei nel farle capire che sbagliava a pensare ancora a colui che le ha fatto del male, e che doveva risollevarsi. Beh alla fine ci siamo messi insieme e lei è sembrata rinascere. Il problema è che non sopporta di prendere gli psicofarmaci, e non le nascondo che dal girono in cui il medico le ha detto che ancora per un pò deve continuare la cura, lei ha avuto una sorta di ricaduta. Una sera sono dovuto andare di forza a prenderla a casa perchè faceva discorsi che non mi piacevano affatto. Ora dopo un pò le cose sembrano essersi rimesse in linea ma quello che le chiedo è: come ci si deve comportare con chi soffre di alti e bassi? Come rispondere a chi ti parla del suo ex (causa dei suoi mali) prima dicendo che vorrebbe vendicarsi e poi lasciandosi andare a pianti per come è finita? (si sono lasciati male e lei invece si sente colpevole di non aver chiuso la storia con un ciao). Come comportarsi con chi ti tratta male senza un motivo e prima ti dice di amarti alla follia? Io ce la metto tutta lo giuro. La pazienza non mi manca e la amo veramente, ma a volta ho paura di non riuscire ad arrivare al traguardo insieme a lei. A volte ho paura di ammalarmi io. Le chiedo solo come comportarmi. Cosa fare e se ho sbagliato o sbaglio nel cercare di spronarla. Grazie


 



Risposta del Dott. Zambello


Gent.mo Signor Marco,
lei sembra abbastanza cosciente che la sua ragazza ha bisogno di aiuto, di un aiuto specialistico. Chiaramente io non so, e non lo sa anche lei, quale demone spinga la sua ragazza a scegliersi persone che la fanno star male e continuare a "cercarle". Ma lei, perché ha fatto la stessa scelta?





(4) Iris
lun, 8 febbraio 2010 00:28:05 +0100

ho 21 anni e frequento l università. Ho sempre avuto dei problemi di concentrazione durante lo studio, ma nell ultimo anno il disagio è aumentato. Rimando lo studio per fare altre cose, dico a me stessa che tanto ho tempo per studiare. Nell ultimo anno non ho avuto particolari problemi, l unica novità è stata l arrivo di un fidanzato, ma non so se questo può aver inciso. Può darmi qualche consiglio?



Risposta del Dott.Zambello:
Gent.ma Iris,
certamente lei non mi sta chiedendo di farle il "predicozzo". Questo lo sa anche lei. Sentirsi distratta, poco concentrata significa avere difficoltà a dare importanza alle cose. E' come se lei mi dicesse: "in fondo non c'è niente che veramente mi appassiona". Allora, ha poca importanza che ora sia lo studio, poi lo sarà il lavoro, il rapporto con gli altri e così via. Il problema è: ma perchè non c'è niente che veramente mi piaccia?




(3) Peppe
lun, 8 febbraio 2010 00:13:26 +0100

Buonasera Dott. Zambello, abito a Milano e sento il bisogno di iniziare un percorso psicoterapeuto. Sento la necessità di trovare una psicoterapeuta donna poiché con un uomo non mi sentirei a mio agio. Può cortesemente indicarmi il nome di qualche sua collega che lavora a Milano? Saluti. Peppe



Risposta del Dottor Zambello


Gent.mo Signor Peppe, chieda alla Dott.ssa Grazioli. http://www.psicoterapeutico. com




(2) rosanna
gio, 4 febbraio 2010 09:47:37 +0100

 


Buongiorno dottore, dire che sono una mamma mezza disperata è poco!le spiego: attualmente mia figlia (24 anni), sposata da 2 e un bimbo di 2 anni, dopo un fidanzamento di circa 10 anni, è tornata a vivere da me. Purtroppo il bimbo all'asilo si è fatto male ( frattura del femore scomposto), il gesso sarà tolto il 22 febbraio ( 40 gg. in totale), ma questo è niente, mia figlia è sfinita dal rapporto con questa specie di marito (23 anni) che ha deciso di riprendersi i suoi spazi, per cui nel giro di 4 mesi ha cambiato 3 ragazze, nonstante ciò mia figlia è tutto un pianto ed ha una confusione in testa incredibile, dimagrita , poco appetito, senza stimoli; gli esami ematici sono nella norma, il medico curante le ha prescritto del Sagenor fiale! Ma trovo insufficiente il risultato, oltre a chiedere la separazione,in quale maniera posso aiutarla? Esistono dei centri validi dove posso indirizzarla? Noi abitiamo a Genova. Ringrazio in anticipo davvero di cuore!!!


 



Risposta del Dott. Zambello


Gent.ma Signora,


suggerisca a sua figlia di rivolgersi ad un centro per la terapia della famiglia. A Genova ne troverà diversi.








(1) Chiara
lun, 1 febbraio 2010 14:20:32 +0100

Gentile dott. Zambello,
mi può dare una sua opinione, un'indicazione generale? sono iscritta all'università da 10 anni, da 5 anni (3 esami dalla laurea) sono arenata, bloccata. Sogno spessissimo situazioni di emergenza (che solitamente non mi rimangono impresse) dove io -o altre persone- sono in pericolo. Io mi rendo conto della situazione, sono testimone o coinvolta direttamente. Allora prendo il cellulare, di solito devo comporre numeri brevi, 113,118 (pochi numeri, come i miei esami) ma non riesco. Confondo i numeri nella tastiera, oppure non li schiaccio abbastanza forte, a volte i tasti sono scoloriti e non riesco a digitare il numero. A volte parte la chiamata, ma ovviamente ho sbagliato numero. Mi sento stanca, spossata, e di solito il sogno finisce qui, non sò cosa succede nel disastro.
Questa situazione di non laureata, non realizzata mi ha provocato (o forse è il risultato?) depressione e forti attacchi d'ansia, che mi hanno resa tanto insicura da inibire ogni attività di studio e di lavoro. Ho preso un appuntamento da una psicoterapeuta, sento di averne proprio bisogno.
Ma lei che mi dice del sogno?
Grazie, buon lavoro



Risposta del Dott.Zambello:


Gent. Signorina Chiara,
ha fatto bene a prendere appuntamento con la psicoterapeuta. Non si preoccupi del sogno, lo vedrà eventualmente con la terapeuta.
Colgo l'occasione per ridire a lei e a quanti ci leggono che un sogno al di fuori di un rapporto terapeutico non é analizzabile. Pena, cadere nella magia