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Psicoterapia dinamica

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(1)
(2) Giovanna
dom, 29 agosto 2010 15:45:03 +0200

Gentile dottor Zambello, a causa di disturbi alimentari (bulimia) ho iniziato una terapia psicanalitica tre anni fa, con tre sedute a settimana, presso una terapeuta con esperienza e professionalità e che stimo molto. Il problema è che da tre anni non ho visto un miglioramento nella mia situazione, io sono in terapia, eternamente in lotta se continuarla o no, e la mia condizione non cambia di una virgola. Continuano i miei disturbi alimentari e anzi, posso dire di essermici quasi abituata, dopo averli intesi come un sintomo di cui ho "bisogno" per far funzionare tutto il resto. Io sono molto scoraggiata da questa mancanza di risultati, ormai penso che la psicanalisi non faccia per me, forse ci sono strade meno tortuose e più indicate alla mia persona. L'idea di fare dieci anni di terapia che poi non portino alla risoluzione mi avvilisce e mi preoccupa molto, e per i trascorsi tre anni, mi sembra di avere perso tempo a cristallizzarmi e fissarmi su dettagli troppo poco importanti, e fondamentalmente a non fare niente: a non avere relazioni, a non viaggiare, a non giocare, a non vivere come facevo prima per stare immobile a osservare il mondo senza entrarci dentro. Avrei voglia di interrompere questa terapia così statica e lunga e trovare qualcosa che faccia più al caso mio, ma non so da che parte farmi. Può darmi un consiglio? Grazie


 



Gent.ma Giovanna,


sarebbe per me fin troppo facile risponderle che lei deve affrontare questo problema con il suo terapeuta, che proprio la voglia di scappare é forse la resistenza su cui lavorare etc. Probabilmente è proprio così ma, é pur vero che anche la psicoanalisi deve fare i conti con la realtà.  Io non credo che il problema siano i tre o dieci anni ma, la sensazione che si stia lavorando, che qualcosa, al di la delle apparenze cambia, cambia dentro. E’  questa sensazione che  uno dopo tre anni  deve assolutamente  avere. E’ così?  Solo lei può dare  una risposta.   Altrimenti,  come col cibo lei  rischia di accumulare tanta energia, conoscenza, senza mai utilizzarla.  Una cosa non può fare: accantonare l'idea che sia possibile utilizzare meglio la sua vita, le  relazioni e la sua creatività.