<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Psicoterapia Dinamica</title>
	<atom:link href="http://www.psicoterapiadinamica.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.psicoterapiadinamica.it</link>
	<description>Psicoterapeuta Dr. Renzo Zambello</description>
	<lastBuildDate>Sun, 29 Jan 2012 12:04:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Sincronicità, debolezza dell&#8217;Io?</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/sincronicita-debolezza-dellio/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/sincronicita-debolezza-dellio/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 11:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1267</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Non dubito che la psiche concreta contenga immagini che chiariscano il segreto della materia. Si può rendersi conto di queste relazioni nei fenomeni sincronici e nella loro a-causalità. Attualmente, questi fenomeni non sono ancora che vaghe idee, ed è al domani che è riservato il compito di raggruppare esperienze che facciano un po&#8217; di luce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>&#8220;Non dubito che la psiche concreta contenga immagini che chiariscano il segreto della materia. Si può rendersi conto di queste relazioni nei fenomeni sincronici e nella loro a-causalità. Attualmente, questi fenomeni non sono ancora che vaghe idee, ed è al domani che è riservato il compito di raggruppare esperienze che facciano un po&#8217; di luce su questa incertezza.&#8221; (C. G. Jung)</strong></em></p>
<p>di Renzo Zambello</p>
<p><img id="il_fi" src="http://blog.mylemon.it/wp-content/uploads/2011/02/tempo300.png" alt="" width="300" height="300" />Anni fa, molti, seguivo in analisi un ragazzo bordeline. Era un angosciato in una struttura ossessiva con forti caratteri di narcisismo patologico. Viveva continuamente proiettato in fantasie onnipotenti che chiaramente gli creavano frustrazioni e alimentavano la sua angoscia. Tutto ciò nasceva da un Io molto debole che lo mettevano continuamente in contatto con l&#8217;inconscio. Era come non esistesse una vera struttura dell&#8217;Io. Nonostante ciò, una buona intelligenza ed un Super-Io molto sviluppato gli permetteva di avere una vita sociale apparentemente normale. Volendo semplificare in una metafora, diremmo che quel ragazzo era una corazza, sufficientemente forte entro la quale  si sprofondava quasi direttamente nell&#8217;inconscio. Perché vi racconto questo? Perché, proprio quel ragazzo, era continuamente oggetto, testimone, di fenomeni sincronici.</p>
<p>Il suo stesso linguaggio, l&#8217;approccio interpersonale che metteva in atto sin dal primo incontro, era un linguaggio prevalentemente empatico: ti entrava dentro, tendeva fortemente alla fusionalità. Quando lo incontrai la prima volta, avvertii immediatamente che mi stava &#8220;leggendo dentro&#8221; che,  fra me e lui non vi era più spazio. Certamente una situazione di forte sofferenza psichica. E&#8217; stata in effetti una analisi lunga difficile dalla quale peraltro é uscito bene. Durante il periodo in cui l&#8217;Io non era ancora sufficientemente strutturato ricordo, direbbe Freud, senza pelle,  mi portò numerosi episodi, a volte anche eclatanti che definiremo: sincronicità. Ne riporto uno: ritornava un giorno, era domenica sera di tardo autunno, quasi le 19, in macchina dal paese della casa paterna, da un&#8217;altra Regione d&#8217;Italia. Il mio paziente si era trasferito da poco a Milano e oltre a non conoscere bene la città non era neanche molto sicuro nella guida. Mancava poco più di un&#8217;ora al momento in cui avrebbe dovuto prendere servizio come portiere di notte in albergo sito in una via a senso unico in zona Porta Romana. Pressoché alle 19 stava percorrendo l&#8217;autostrada Venezia Milano e si rende conto di non conoscere la strada ma &#8220;voleva assolutamente&#8221; arrivare in tempo a prendere servizio alle 20. Capisce che non ce la poteva fare. Decide di uscire a Monza e di &#8221; lasciarsi andare&#8221;. Esce dall&#8217;Autostrada, ricorda che c&#8217;era un po&#8217; di nebbia e comincia ad &#8220;andare a caso&#8221;. Alle 20 meno qualche minuto é davanti all&#8217;albergo. Ho provato più volte fare quel percorso che conosco bene e,  non ci ho mai messo meno di un&#8217;ora e mezza. Cosa è presumibilmente successo? Il mio paziente, in quella situazione di ansia, necessità del Super-Io, é sprofondato del suo inconscio, si é lasciato guidare da lui, recuperando tutte le conoscenze che certamente aveva incamerato nei precedenti percorsi e ha ottenuto il risultato voluto. Puro fenomeno sincronico. Esempio direi, clinicamente interessante, di come funzioniamo. Tanto più siamo fragili a livello dell&#8217;Io, tanto più  é possibile che si manifestino fenomeni come quello che vi ho appena raccontato. </p>
<p>Ci sono subito alcune osservazioni da fare. La prima é che non sempre ad una debolezza dell&#8217;Io corrisponde una produzione di fenomeni sincronici, la seconda é che al miglioramento clinico, inevitabilmente corrisponde una, momentanea, limitazione di questi. Momentanea, perché é verosimile che nell&#8217;evoluzione verso la realizzazione del Sé, quella che Jung chiamava &#8220; Individuazione &#8220;, l&#8217;uomo,  e per mia  fortuna ne ho incontrati tanti, raggiunge una stato dove l&#8217;equilibrio tra Io e l&#8217;Inconscio é tale che gli permette di &#8221; utilizzare&#8221; i fenomeni sincronici che da quel momento vengono chiamati  &#8220;Miracoli<strong><em>&#8220;.</em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/sincronicita-debolezza-dellio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Laureato a 28 anni? Per il viceministro Martone sei uno sfigato</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/laureato-a-28-anni-per-il-viceministro-martone-sei-uno-sfigato/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/laureato-a-28-anni-per-il-viceministro-martone-sei-uno-sfigato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1251</guid>
		<description><![CDATA[Il fatto: il viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali, il 37enne rampante Michel Martone, durante la sua prima uscita pubblica in occasione del convegno sull&#8217;apprendistato organizzato dalla Regione Lazio, ha rilasciato una dichiarazione infelice. &#8220;Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><img id="il_fi" src="http://www2.caravella.eu/wp-content/uploads/2012/01/michel-martone.jpg" alt="" width="300" height="255" />Il fatto: il viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali, il 37enne rampante Michel Martone, durante la sua prima uscita pubblica in occasione del convegno sull&#8217;apprendistato organizzato dalla Regione Lazio, ha rilasciato una dichiarazione infelice.</p>
<p>&#8220;Dobbiamo iniziare a dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perchè vuol dire che almeno hai fatto qualcosa&#8221; &#8211; ha dichiarato Martone.</p>
<p>Le reazioni non si fanno attendere: ovunque su internet si sprecano commenti di varia natura. C&#8217;è chi si dichiara concorde: &#8220;Il viceministro ha ragione, Italia paese di bamboccioni&#8221;; chi decide di spulciare nel passato di Martone alla ricerca di eventuali scheletri nell&#8217;armadio (è questo il caso dell&#8217;Espresso, che con grande perizia ricostruisce la storia delle raccomandazioni – vere o presunte – di cui il viceministro pare essersi servito per la sua rapida ascesa); chi si sfoga sul blogdi Martone; chi infine difende il nutrito popolo degli studenti fuori corso, colpito duramente dalla cattiva leglisazione italiana, che di certo non offre incentivi o reali agevolazioni ai giovani che oggi decidono di intraprendere la faticosa (e spesse volte, ahimé, infruttuosa) strada dello studio universitario.</p>
<p>Di seguito qualche commento diffuso su Twitter,piccola emblematica selezione, dacché sul popolare social network i commenti con argomento Martone, sfigato e simili sono già trend topic del giorno :</p>
<p>DodoFantuzzi Francesco Fantuzzi</p>
<p>da: http://www.agoravox.it    <br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Commento del Dott. Zambello</strong></p>
<p> <strong>Che tristezza. Ancora un Amministratore che pensa di risolvere  i problemi sociali, anche gravi,  etichettando   i bravi ed i meno bravi servendosi addirittura di un aggettivo   fortemente svalutante. E&#8217; evidente che ciò  manifesta un divario tra la società reale e quella politica. Leggo che il  Viceministro ha avuto  delle &#8220;fortune&#8221; nella sua vita. Non lo so, forse, non lo conosco ma, so di certo che non le sono servite a molto: vive in un mondo parallelo.  Credo sia inutile spiegare al Viceministro che il problema in Italia non è il ritardo a laurearsi di alcuni  studenti ma il modo “borbonico” con cui si premiano  e si assumono le persone.  Le difficoltà che hanno, giovani laureati anche  con 110 e magari  specializzati ad inserirsi nel mondo lavorativo, mentre altri, con molto meno  siedono in Parlamento o in Regione.  Non faccio il politico, a me interessa solo l&#8217;aspetto psicologico di questa affermazione che è falsa. Ognuno di noi ha i propri tempi e la Società ci  deve riconoscere, premiare, utilizzare per quello che siamo, non secondo stereotipi.  Ho avuto la  fortuna di avere come professore di Anatomia Patologica il Professore Mosca. Grande Anatomopatologo ed Insegnante.  Lui ci diceva sempre:  ragazzi a me non interessa cosa avete preso prima di me, né quanti anni avete, a me interessa che voi sappiate l&#8217;Anatomia Patologica. Grande. Aggiungeva, io ci ho messo undici anni a laurearmi. Mi creda Ministro,  non era uno &#8220;sfigato&#8221;. Il compito di chi ha delle responsabilità, amministrative o educative,   non è mai quello di bollare e condannare o tanto meno offendere ma, di aiutare, incitare e  vivificare ogni parte positiva e fare il possibile perché ognuno abbia secondo le proprie possibilità.</strong></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/laureato-a-28-anni-per-il-viceministro-martone-sei-uno-sfigato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>J. Edgar</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/j-edgar-2/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/j-edgar-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 09:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1236</guid>
		<description><![CDATA[di. Renzo Zambello Non so se la critica lo promuoverà come un capolavoro, so di certo che Clint Eastwood, noto per essere stato l’attore senza la capacità di cambiare espressione, se non mettendosi o togliendosi il cappello, qui cerca una analisi su più piani: storica, sociale e personale di  J. Edgar Hoover  che  è stato  l&#8217;uomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di. Renzo Zambello</p>
<p><img id="il_fi" class="alignleft" src="http://www.moviesaboutgladiators.com/wp-content/uploads/2011/11/Eastwood_DiCaprio.jpg" alt="" width="296" height="197" />Non so se la critica lo promuoverà come un capolavoro, so di certo che Clint Eastwood, noto per essere stato l’attore senza la capacità di cambiare espressione, se non mettendosi o togliendosi il cappello, qui cerca una analisi su più piani: storica, sociale e personale di  J. Edgar Hoover  che  è stato  l&#8217;uomo più potente di tutti gli Stati Uniti d&#8217;America  dal 1924 a Nixon. Hoover,  capo dell&#8217; FBI per circa 50 anni non si è fermato  davanti a nulla pur di proteggere il suo paese. In carica durante i mandati di ben 8 Presidenti e tre guerre, ha dichiarato guerra a minacce sia vere che immaginarie mostrando una grandissima capacità organizzativa ed intuitiva ma anche una struttura paranoide. Il regista, non si ferma alla lettura della storia ma  entra dentro il personaggio. Ne fa una analisi psicologica mirabile che si muove, con passo lieve e parallelo alla storia  di una America che nasconde sotto il proibizionismo la sua debolezza.  Ne emerge  che i  suoi metodi  spietati ed eroici erano sostenuti da un’unica ambizione,  quasi delirante:  quella di essere ammirato. Ma tutto ciò, forse, nascondeva    una persona, dilaniata  dalla  incapacità  di amare, di accettarsi per farsi amare.  Io che faccio lo psicoanalista e per professione tendo “a pensar  male”, ho l’impressione che  Eastwood racconti se stesso, C’è coraggio nel descriversi così,   anche se  ancora non riesce a raccontare fino in fondo qualcosa che non era possibile dire, che “la mamma non voleva”  e che forse, come il dossier segreti di Edgar, non si conoscerà mai.</p>
<p>Leonardo DiCaprio, protagonista è bravo. Mi e  sembrato   credibile  nella sua trasformazione fisica e psicologica nel tempo. Per la verità mi è parso  un po’ eccessivo il trucco per alcuni coprotagonisti,  in  particolare di Armie Hammer , l’amico, ma l’ho detto,  non sono un critico.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/j-edgar-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una risata ci salverà</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/una-risata-ci-salvera/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/una-risata-ci-salvera/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 14:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1216</guid>
		<description><![CDATA[di  Renzo Zambello Un po’ di anni fa, venne da me una signora in uno stato di agitazione psicofisica. Ricordo che riempì i 50 minuti della seduta di un racconto continuo, intervallato solo da singhiozzi che mi impedivano in ogni modo di poter dire una parola. Alla fine dei 50 minuti fui solo capace, come un vigile, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di  Renzo Zambello</p>
<p><img id="il_fi" src="http://www.radiospeaker.it/images/blog/toto_landscape_300x1000.jpg" alt="" width="300" height="258" />Un po’ di anni fa, venne da me una signora in uno stato di agitazione psicofisica. Ricordo che riempì i 50 minuti della seduta di un racconto continuo, intervallato solo da singhiozzi che mi impedivano in ogni modo di poter dire una parola. Alla fine dei 50 minuti fui solo capace, come un vigile, di alzare la mano e dire: signora è finito, ci vediamo fra una settimana.</p>
<p>Quando uscì mi sentii come un pungiball . Nella seduta successiva si ripeté la stessa situazione con l’aggravante che non c’è stato neanche il bisogno di fare le presentazioni , la campanella suonò appena si sedette e non smise fino a quando, stremato alzai il braccio: “Big Ben ha detto stop”.</p>
<p>La signora aveva una forza fisica notevole, e le sedute non sembravano proprio stancarla, anzi alla quinta aveva a mio avviso aumentato la sua energia e temevo alla fine di non avere neanche più la forza per alzare il braccio. Decisi così di mandarla da un collega psichiatra ponendo a lui una semplice domanda: c’è la possibilità di lavorare o, è meglio proporre una soluzione farmacologica?</p>
<p>Il collega, uomo saggio e  di grande esperienza mi mandò un bigliettino di risposta: sarà dura ma è dotata di autoironia, è possibile che tu ce la faccia.</p>
<p>Infatti è’ stata dura ma, la signora ora lavora come Operatore Sanitario Olistico. Usa molto il corpo, fa massaggi, riflessologia ma, soprattutto, ascolta molto chi si rivolge a lei. Sono convinto che aiuta realmente chi le chiede aiuto.</p>
<p>Perché vi racconto questo? Perché secondo me, in questo caso sono avvenute alcune cose importanti per il lavoro che faccio. La prima: nonostante lo stato di agitazione emotiva, la confusione psicofisica, nella signora, non tutto si era confuso. C’era ancora una parte solida, ben strutturata dentro di sé che poteva esprimersi attraverso l’autoironia, il motto di spirito di freudiano. Sappiamo che secondo Freud, il motto di spirito segue le leggi del sogno, ci permette di esprimere pubblicamente fantasie e pulsioni sessuali, attenuandole e mascherandole attraverso il complesso codice dei processi primari che sono: analogia, condensazione o metafora, spostamento , equivalenza degli opposti, e così via. L’ironia, il sorriso, il motto di spirito, meglio la risata (di pancia) sono mezzi attraverso i quali da una parte liberiamo energia, dall’altra stimoliamo  l’energia bloccata  negli altri, entrando con loro in contatto e “godendo” assieme. Bellissimo! Un modo semplice, elementare per vivere una esperienza orgiastica, liberatoria. So bene che ultimamente queste teorie di Freud sono state contestate alludendo al fatto che non viviamo più in una società sessuofoba e che quindi questi meccanismi primari non sono più né necessari, né veri. Stupidaggini, non c’è modo migliore per attivare questi meccanismi che vivere in un’apparente libertà sessuale. Ma di questo ne parleremo in un altro momento. Mi interessa invece tornare dalla mia paziente, la quale diventata più capace di fronteggiare la sua istintualità , di  mettere degli argini al suo inconscio, fa comunque i conti con i suoi bisogni primari; non è certo un caso che abbia trovato il modo di realizzarsi facendo massaggi, utilizzando cioè il corpo. Ci sono ancora elementi nevrotici? Si, forse ma che importa. L’importante è che non si faccia totalmente pervadere dal suoi impulsi, anzi, li utilizzi consapevolmente.</p>
<p>Alla signora debbo momenti, in seduta, veramente piacevoli. Era bello stare con lei e per la verità le ho sempre riconosciuto una intelligenza superiore ma, mi chiedo: l’autoironia non è già un segno certo di intelligenza?</p>
<p>Mi piacerebbe ora ricordare gli studi fatti sulla relazione del sistema immunitario, la possibilità di guarigione e la risata, ma preferisco fermarmi qui e invitarvi tutti a sorridere, a proporci all’inizio del nuovo anno di cercare di ridere. Sono sempre più convinto che una risata ci salverà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2012/01/una-risata-ci-salvera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>“Sono omosessuale”: come dirlo agli amici</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/%e2%80%9csono-omosessuale%e2%80%9d-come-dirlo-agli-amici/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/%e2%80%9csono-omosessuale%e2%80%9d-come-dirlo-agli-amici/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 16:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1203</guid>
		<description><![CDATA[“Sono omosessuale” non è una frase semplice da dire per molti, e non solo perché si ha paura del giudizio degli altri, ma anche perché il più delle volte la non accettazione viene da dentro, fino a trasformarsi, in alcuni casi, e purtroppo, in omofobia interiorizzata. Non tutti si confidano prima con gli amici: dipende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.pugliapress.org/wp-content/uploads/2011/05/tristezza-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />“Sono omosessuale” non è una frase semplice da dire per molti, e non solo perché si ha paura del giudizio degli altri, ma anche perché il più delle volte la non accettazione viene da dentro, fino a trasformarsi, in alcuni casi, e purtroppo, in omofobia interiorizzata. Non tutti si confidano prima con gli amici: dipende dalla compagnia, dai rapporti che si creano, da una serie quasi infinita di variabili; c’è anche chi preferisce dirlo prima ai genitori, per esempio. Le possibilità, insomma, sono tante. Ma qui vogliamo parlare solo ed esclusivamente del rapporto con la propria comitiva e con i compagni di sempre, quelli veri, che restano, quelli che vi “prendono” così come siete, senza pregiudizi (e giudizi) di sorta.</p>
<p>Anzitutto, partite dal presupposto che la sincerità, strano ma vero, paga sempre: così come un buon amico non vi escluderebbe mai dalla sua vita perché siete omosessuali, allo stesso tempo dovreste pensare a come reagirebbe se non gli confessaste il vostro orientamento. Sono cose private, certo, e il coming-out tutto è fuorché qualcosa di obbligatorio, ma se il rapporto di amicizia è vero e profondo, prima o poi sentirete voi stessi il bisogno di venire fuori.</p>
<p>Se siete sicuri dell’affetto del vostro amico, ma sapete che ha molte riserve nei confronti dell’omosessuale, la prima cosa da fare è fugare i suoi dubbi. Molti, infatti, vedono il mondo gay come qualcosa di sporco, trasgressivo; in alcuni casi, pensano si tratti di una vera e propria malattia, ipotesi assurda, questa, visto che è stato ribadito più volte dalla scienza che non esistono cause genetiche. Cercate, insomma, di far capire all’amico di sempre cosa significa essere gay e, soprattutto, perché lo si è: l’omosessualità non è una scelta, né un gusto; è bene che lo sottolineiate, senza cadere nel vittimismo, però: siamo gay, siamo portati ad amare altri uomini; non abbiamo avuto la sfortuna di nascere orfani. Sangue freddo, insomma.</p>
<p>Facile a dirsi, starete pensando. E non avete tutti i torti. Ricordate, però, che dovete rispettare i vostri tempi: cercate prima di scoprire voi stessi, di superare le vostre paure e la vostra ansia, non correte troppo; ogni cosa va fatta a suo tempo. Se siete timorosi di dirlo o credete che non sia il caso per una serie di ragioni, non ditelo (anche perché potrebbe essere che il vostro amico, che vi conosce da una vita, lo sappia già). Non rimandate neanche a domani, però, cose che potreste fare oggi: la paura non deve guidare le vostre giornate; i sensi di colpa, altrettanto. La vita è la vostra, ricordatelo.</p>
<p>Se sono veri amici – ha scritto un utente a un ragazzino in cerca di aiuto – continueranno a vederti come sempre e con lo stesso affetto di sempre. Non starci male se qualcuno dovesse deluderti. Di certo non saresti tu causa di delusione.</p>
<p>Detto questo, detto tutto.</p>
<p>da:http://www.gaywave.it         </p>
<p><em><strong>Commento del Dott. Zambello</strong></em><strong><em> </em></strong></p>
<p><em><strong>Trovo l&#8217;articolo sopra, simpatico e  di buon senso. Credo siano riflessioni fatte dall&#8217; interno che portano ad  una serie di buoni consigli comportamentali. Però, io che guardo dall&#8217;esterno, non foss&#8217;altro per l&#8217;età,  non posso fare a meno di vedere oltre al tono leggero che si insinua, ancora,   dentro tra le righe,  la colpa. Intanto ci si potrebbe chiedere,  ma perché il  coming-out è una operazione degli omosessuali? Perchè non lo fanno  o meglio non ci si aspetta che lo facciano gli eterosessuali?   E&#8217; evidente,  c&#8217;è  un&#8217;antica &#8220;colpa&#8221; magari negata o esorcizzata, ma che spinge sotto e,  spunta fuori. Il termine “gay” mi ha sempre insospettito un po&#8217;. Molto spesso dietro ad un comportamento sfavillante, c’è insicurezza e  paura.  Non è un  caso che  parlino, ancora, di &#8220;confessione&#8221;. Penso,  se proprio lo devi dire,  dichiaralo, urlalo, imponilo ma, non  &#8221;confessarti&#8221;. D’altro canto è di questi giorni la notizia  che </strong></em><strong><em>Navi Pillay, alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, ha spinto tutti i Paesi del mondo ad abolire le discriminazioni legali contro i gay a partire dalla pena di morte (avete letto bene: pena di morte) per sesso consensuale tra omosessuali.</em><em> La realtà è questa.</em><em> </em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/%e2%80%9csono-omosessuale%e2%80%9d-come-dirlo-agli-amici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Attacchi di panico: quando bisogna rivolgersi ad uno specialista?</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/attacchi-di-panico-quando-bisogna-rivolgersi-ad-uno-specialista/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/attacchi-di-panico-quando-bisogna-rivolgersi-ad-uno-specialista/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 10:03:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attacchi di Panico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1196</guid>
		<description><![CDATA[Un caso estemporaneo di attacco di panico o ansia estrema non deve preoccupare anche se è già sintomo di qualche equilibrio che si è interrotto. Se gli episodi diventano due, è importante subito rivolgersi ad un medico specialista. Gli attacchi di panico vanno affrontati prima che rendano la vita impossibile: può non accadere, ma come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.panicovintoblog.com/wp-content/uploads/2010/06/contemparequadro-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Un caso estemporaneo di attacco di panico o ansia estrema non deve preoccupare anche se è già sintomo di qualche equilibrio che si è interrotto. Se gli episodi diventano due, è importante subito rivolgersi ad un medico specialista. Gli attacchi di panico vanno affrontati prima che rendano la vita impossibile: può non accadere, ma come fate a saperlo in anticipo? Piano piano, la paura tipica della patologia potrebbe prendere il sopravvento e rendere difficile anche chiedere aiuto. La prima cosa da fare è di sicuro parlarne con qualcuno che comprenda però le vostre sensazioni.</p>
<p>Psichiatri, psicoterapeuti, psicologi, ed anche alcuni medici di medicina generale sono gli specialisti a cui far riferimento. Dovete però valutare se si tratta delle persone giuste. Nel colloquio dovete sentirvi a vostro agio, ascoltate, comprese. Il vostro medico deve analizzare ed approfondire tutti i disturbi che lamentate: un sintomo tipico in caso di attacco di panico ad esempio è il dolore toracico e va escluso un problema cardiologico, che altrimenti potrebbe essere troppo pericoloso. Ci sono poi l’ipersudorazione, l’iperventilazione ed uno stato generale di agitazione accompagnato a battiti cardiaci accelerati. Tutti sintomi che possono essere ricollegati ad altre patologie. Esclusi questi si potrà procedere ad una terapia mirata per il panico.</p>
<p>Un bravo specialista dovrà anche illustrare al paziente le varie possibilità di cura a seconda dei singoli casi, disturbi di ansia e panico, attacchi di panico veri e proprii, agorafobia: a volte può bastare la psicoterapia mentre in altri casi possono essere utili alcune farmaci come gli antidepressivi e le benzodiazepine. A volte può essere utile una combinazione dei due mezzi terapeutici. Non abbiate mai imbarazzo delle vostre sensazioni di terrore, cercate aiuto e non accontentatevi di chi vi da una pacca sulla spalla e vi dice “non ti preoccupare poi passa, sarà solo un pochino di stress“. A volte queste frasi, anxiché tranquillizzare feriscono ed isolano. Meglio allora rivolgersi anche ad una associazione, e a gruppi di auto-aiuto, come nel caso della Lidap, un’associazione che da molti anni lavora ottimamente in questo senso.</p>
<p>da:http://salute.pourfemme.it</p>
<p><span style="line-height: 115%; font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: EN-US; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"> </span></p>
<p><em><strong>Commento del Dott. Zambello</strong></em></p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>L&#8217;attacco di panico è sempre un evento drammatico per chi lo prova.  Soprattutto la prima volta. E&#8217;  come un terremoto che colpisce improvvisamente,  devasta e lascia, in chi lo  prova,  il terrore.  Certo, lo scopo dello specialista  è capire  e  assicurare il soggetto che &#8220;non andrà in pezzi&#8221;  che non morirà e non impazzirà ma, sapere che è questo che il paziente prova e teme. Gli attacchi di panico sono il sintomo, l&#8217;allarme che qualcosa non funziona, di un disagio profondo, psicologico,  spesso, fino a quel momento, sconosciuto.  Gli organicisti spiegano che  il corpo registra l&#8217;evento e che poi sarà sufficiente  una piccola &#8220;scossa&#8221; per attivare il sistema di allerta: ansia e somatizzazioni. E&#8217; così ma, è un errore scambiare il sintomo per la malattia. Sicuramente  il sintomo va valutato e spesso anche &#8220;curato&#8221;, senza però scambiarlo, mai, per la malattia. Ha ragione il giornalista dell&#8217;articolo,  molto spesso gli attacchi di panico richiedono un intervento multiplo, una  iniziale terapia  farmacologica ma, soprattutto la ricerca e l&#8217;elaborazione delle cause che non possono  che essere psicologiche. Fermarsi alla terapia farmacologiaca è curare il sintomo, mettere una pezza, qualche volta è sufficiente ma spesso, si rompe ancora e con un danno più grande dell&#8217;inizio.</strong></em></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Calibri;"><strong><em>Video:  Gli attacchi di panico e Psicoterapia    </em></strong><a href="http://youtu.be/NPv-QP8BTYQ">http://youtu.be/NPv-QP8BTYQ</a></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/attacchi-di-panico-quando-bisogna-rivolgersi-ad-uno-specialista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Psicoanalisi, il manifesto che non la difende</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/psicoanalisi-il-manifesto-che-non-la-difende/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/psicoanalisi-il-manifesto-che-non-la-difende/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 17:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1188</guid>
		<description><![CDATA[Da qualche tempo circola un manifesto che si definisce “per la difesa della psicanalisi”. Tale documento mette in discussione la necessità di autorizzazione dello Stato per esercitare la Psicanalisi, proponendone l’esercizio “libero”. Ora, è cosa piuttosto scontata che la psicanalisi viva un tempo di crisi che ne rende difficile una diffusione capillare. La società “liquida” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.esopedia.it/images/thumb/f/f3/Carl_Gustav_Jung.jpg/300px-Carl_Gustav_Jung.jpg" alt="" width="300" height="443" />Da qualche tempo circola un manifesto che si definisce “per la difesa della psicanalisi”. Tale documento mette in discussione la necessità di autorizzazione dello Stato per esercitare la Psicanalisi, proponendone l’esercizio “libero”. Ora, è cosa piuttosto scontata che la psicanalisi viva un tempo di crisi che ne rende difficile una diffusione capillare. La società “liquida” deresponsabilizza rispetto al lavoro dell’inconscio.</p>
<p>E il tempo della soggettività moderna scorre sempre più rapido, minando la diffusione della versione più tradizionale e ortodossa della tecnica freudiana. La conclusione radicale che ne ricavano gli psicanalisti laici è che il nemico sia ancora oggi l’istituzione, l’Ordine, la Legge. La psicanalisi si dovrebbe, secondo i più arditi tra loro, svincolare da un percorso formativo obbligatorio e dal concetto stesso di cura. La proposta diventerebbe quella di una sorta di formazione, di viaggio esperienziale quasi mistico e settario, del tutto svincolato da una dimensione di cura del disagio. Una sorta di passatempo colto e raffinato, riservato a pochi.</p>
<p>La psicanalisi è una psicoterapia?</p>
<p>Ma il manifesto auspica davvero questo epilogo per la psicanalisi, ovvero è in buona fede o difende solo l’interesse di un drappello di nostalgici abusivi? Di fatto appare strano che il documento si ostini a non considerare la funzione assolta delle leggi che istituiscono le professioni, che non è affatto quella di <em>definirle</em> sul piano scientifico, teorico o tecnico (<em>aspetto epistemologico</em>, questo, rispetto al quale la Legge è muta) ma di tutelare la collettività dall’esercizio fuori-norma di quell’attività <em>(aspetto funzionale</em>). Il paziente che va da uno psicanalista non abusivo ha oggi alcune garanzie rispetto alla sua laurea, alla sua specializzazione, ad un percorso <em>minimo</em> che quel soggetto ha fatto. In cambio, lo Stato si fa garante presso il cittadino che quel soggetto sia un professionista autorizzato.</p>
<p>Le conseguenze della psicanalisi “laica” oggi</p>
<p>Un’adesione in massa all’idea di una psicanalisi “abusiva” vedrebbe costretti gli psicanalisti ad una scelta: presentare la pratica della psicanalisi come prassi formativa affascinante ma sostanzialmente inutile a fini di cura ovvero come pratica abusiva di cura similmente ad altre attività spesso contraddistinte da nomi anglosassoni che l’inventiva soprattutto italiana affastella l’una all’altra come illusorie soluzioni al problema di chi vuole essere tutto senza più avere coscienza del limite costituito dal tempo, dalle risorse o dal proprio desiderio.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p>La psicanalisi laica, dal punto di vista degli Ordini degli Psicologi non è altro che una variante “colta” dei fenomeni di abusivismo che circondano il mondo della cura della psiche.</p>
<p>Dott. Mauro Vittorio Grimoldi</p>
<p>Presidente Ordine Psicologi della Lombardia</p>
<p>Da: http://brainfactor.it  </p>
<p><strong><em>Risposta del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>L&#8217;intervento del Dott. Grimoldi, molto più articolato di quanto riporto per motivi di sintesi,  pone un&#8217;annosa questione che ha da sempre lacerato le Società Psicoanalitiche: dentro o fuori la legge che ha istituito e regolamentato l&#8217;esercizio della Psicoterapia?   La Psicoanalisi è o non è  terapeutica?   Sono tematiche che sono state presenti fin dall&#8217;inizio.  Personalmente ritengo che questo sia ancora il frutto di una visione fortemente  cartesiana  che superato il dualismo  corpo  mente, pone nuove artificiose  categorie: terapeutico o analitico?   </em></strong></p>
<p><strong><em>Per quanto mi concerne la Psicoanalisi è il luogo della rinascita, della ricerca della &#8220;individuazione&#8221; junghiana ed è qualcosa di molto distante dal concetto di  malattia ed anche di terapia. </em></strong></p>
<p><strong><em>Mi si dirà, si ma, chi la può fare?  Jung aveva dato indicazioni ben precise su questo: chi ha fatto una analisi personale, una didattica ed è considerato idoneo da una Società di Psicoanalisti. In mezzo a tutto questo ci sta anche  il percorso per diventare Psicoterapeuti, bene. Non limita e non ci si confonde con quello.<span id="more-1188"></span></em></strong></p>
<p><a href="http://youtu.be/RZSqApRzoGI">http://youtu.be/RZSqApRzoGI</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/12/psicoanalisi-il-manifesto-che-non-la-difende/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perchè tanto dolore?</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/11/perche-tanto-dolore/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/11/perche-tanto-dolore/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 08:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Problemi sociali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1179</guid>
		<description><![CDATA[Buongiorno, vorrei esporre una domanda per capire di più questa maledetta sensibilità &#8230;..dico maledetta perchè mi fa stare malissimo. E nello specifico soffro di eccessiva sensibilità nei confronti di notizie e immagini che riguardano gli animali, specificatamente i cani. Vorrei sapere se è normale che io non riesca più a sentire un telegiornale per paura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.iltoscano.org/wp-content/uploads/2011/01/campi-di-sterminio-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" />Buongiorno, vorrei esporre una domanda per capire di più questa maledetta sensibilità &#8230;..dico maledetta perchè mi fa stare malissimo. E nello specifico soffro di eccessiva sensibilità nei confronti di notizie e immagini che riguardano gli animali, specificatamente i cani. Vorrei sapere se è normale che io non riesca più a sentire un telegiornale per paura che ci siano notizie che mi fanno stare male, le porto un esempio: a parte non riuscire a guardare &#8220;striscia la notizia&#8221; quando fanno la rubrica sugli animali che denunciano il trasporto e la vendida dei cagnolini dall&#8217;est e i maltrattamenti e le condizioni disumane in cui vengono tenuti gli animali, la mia paura si estende anche ai giornali o ad internet dove si possono trovare immagini forti e crude o notizie tremende su persone che maltrattano gli animali (come l&#8217;ultimo cane sotterrato vivo che poi è stato salvato). Io non reggo più tutto questo, ma soprattutto mi sta venendo una sorta di fobia le spiego, durante i giorni dell&#8217;alluvione a Genova o l&#8217;ultima a Messina, quando ai tg fanno vedere quelle immagini dell&#8217;acqua e fango che spazzano via tutto, io devo girare la testa perchè quello che la mia mente mi porta a pensare è che ci sarà stato qualche animale (cane, gatto ) che sarà stato travolto dalla piena e sarà morto, e magari le telecamere che riprendevano il disatro o la gente che filmava col telefonino me lo mostrano mentre arranca&#8230;&#8230;ecco io sto male&#8230;..sto davvero male&#8230;ma così tanto da non riuscire più a non pensarci, mi diventa un pensiero fisso, una presenza costante nella mente e mi distrugge. Sta diventando davvero un problema perchè poi la mia tendenza è quella di domandarmi come possano esserci certe cattive persone, come possano succedere certe cose, perchè non si possa fare nulla riguardo a certe violenze, di conseguenza ci penso ancora di più e sto male, ansia allo stomaco, respiro affannoso, e tristezza, tremenda tristezza. Mi aiuti con qualche parola: come faccio a far tornare la mia sensibilità verso gli animali nella giusta dimensione e non un&#8217;ossessiva compulsione? Dottore quello che mi fa più male è questo pensiero che ormai è diventato fissazione: se un uomo alza una braccio per colpire un&#8217;altro uomo o anche un bambino, questi ultimi sanno a cosa stanno andando incontro, la loro mente elebora ciò, ma se alza il braccio per colpire un cane, quest&#8217;ultimo non è consapevole di ciò che gli succederà, anzi penserà ad una carezza magari, ma mai ad un colpo e quindi lo incasserà senza reazione alcuna di difesa perchè per lui non è previsto che gratuitamente si possa colpire. Questo mi fa stare più male che se succedesse ad un essere umano. Grazie. Paola</p>
<p><strong><em>Risposta del Dott. Zambello</em></strong></p>
<p><strong><em>Gent.ma Paola,</em></strong></p>
<p><strong><em>sono di ritorno da una visita ad Auschwitz e Birkenau. Una tristezza infinita. La testimonianza di una follia politico-sociale, totale. Eravamo in centinaia dentro quei Blocchi di detenzione ad Auschwitz e in quelle baracche di legno umide di Birkenau ma, c&#8217;era un silenzio cupo. La voce rimaneva strozzata dall&#8217;emozione. Eppure, mi creda Paola, non un attimo ho pensato, né penso chi stava con me che lì, in quel posto maledetto e sacro, si era concentrata tutta la follia del mondo, lì, casualmente si erano ritrovati tutti i &#8220;cattivi&#8221; della terra. No, tutti noi capivamo che siamo, possiamo essere, fare quello che è avvenuto lì. Quelle centinaia di migliaia di bambini, donne incinte, vecchi, mandati con l&#8217;inganno nelle camere a gas dove morivano soffocati, urlando per un tempo lunghissimo di 15, 20 minuti, non erano più inermi dei suoi gattini e cagnolini. Noi, siamo così: folli e cattivi, diavoli. Però, c&#8217;è una parte che non lo è, quella che piange e si commuove.</em></strong></p>
<p><strong><em>Se vogliamo salvarci, se vogliamo che non si ripetano queste follie, dobbiamo allearci, far crescere la nostra parte &#8220;buona&#8221;. E&#8217; questo il compito di noi tutti, sviluppare la nostra parte adulta, allearci con lei, fare scelte personali, politiche, sociali dove questa viene fortificata, valorizzata. Rifiutare, condannare scelte più retrive, di pancia, infantili. Però, mi creda, lo possiamo fare solo nel momento in cui riconosciamo la nostra parte &#8220;maligna&#8221;, la nostra Ombra direbbe Jung. Fin che ne abbiamo paura, chiudiamo gli occhi o giriamo canale, non cresciamo perché rifiutiamo di riconoscerci</em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/11/perche-tanto-dolore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Psicoterapia, cosa fare?</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/11/psicoterapia-cosa-fare/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/11/psicoterapia-cosa-fare/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 14:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Psicoterapia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1161</guid>
		<description><![CDATA[Riporto integralmente una domanda e la mia risposta fattami in questi giorni sul Guestbook. Mi sembra  che riproponga anche se  in modo fin troppo ruvido quali sono le domande e le aspettative di chi cerca e chiede una psicoterapia. Per questo credo possa essere di interesse generale.   Buongiorno Dr.Zambello vorrei sapere quando potrei fissare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riporto integralmente una domanda e la mia risposta fattami in questi giorni sul Guestbook. Mi sembra  che riproponga anche se  in modo fin troppo ruvido quali sono le domande e le aspettative di chi cerca e chiede una psicoterapia. Per questo credo possa essere di interesse generale.</strong></p>
<p> <img id="il_fi" src="http://www.scuolapsicosintesi.com/sipt/wp-content/uploads/2010/03/prisma-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p><strong><strong><strong><em>Buongiorno Dr.Zambello vorrei sapere quando potrei fissare un appuntamento, i costi e se già dal primo appuntamento inizia la terapia? Lorena </em></strong></p>
<p><strong>Risposta del Dott.Zambello:<br />
Gent.ma Lorena,<br />
tempi, costi e modalità  quali, la frequenza delle sedute terapeutiche, l&#8217;orario, l&#8217;uso o meno del divano sono variabili che possono essere discusse e dicise solo in un colloquio personale. Mi creda, non è perchè non voglia risponderle o perchè abbia chi sa quali &#8220;segreti&#8221; ma perchè, &#8220;grazie a Dio&#8221;, ognuno di noi è diverso e non ci sono interventi pre-stabiliti.<br />
Colgo l&#8217;occasione per dire come lavoro anche da un punto di vista meramente organizzativo. Solitamente vedo quasi esclusivamente persone che prendono il primo appuntamento  chiamando direttamente in studio. Molto spesso mi è possibile dare il primo appuntamento dopo alcuni giorni dalla chiamata. Il numero telefonico è nel sito. Quasi sempre, se ci sono le possibilità di lavorare, propongo almeno tre incontri per definire, assieme, le motivazioni, il percorso e le modalità e in linea di massima il tempo previsto.<br />
E&#8217; chiaro che tutti gli incontri, compresi i primi hanno un costo. Sono per me un lavoro ma, credo,una occasione per chi mi contatta di capire un po&#8217; se  stesso. </strong></strong></strong><iframe width="300" height="233" src="http://www.youtube.com/embed/RZSqApRzoGI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/11/psicoterapia-cosa-fare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La donna è più a rischio di depressione ed attacchi di panico</title>
		<link>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/11/la-donna-e-piu-a-rischio-di-depressione-ed-attacchi-di-panico/</link>
		<comments>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/11/la-donna-e-piu-a-rischio-di-depressione-ed-attacchi-di-panico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 13:12:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dr.Zambello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attacchi di Panico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.psicoterapiadinamica.it/?p=1148</guid>
		<description><![CDATA[La donna, secondo le stime effettuate dall’Associazione Europea Disturbi di Attacchi di Panico (Eurodap), risulta essere maggiormente a rischio di depressione e di disturbi di attacchi di panico. Questo perché tre volte più stressata rispetto all’uomo in quanto abbandonata nel gestire famiglia e lavoro. Vivere di continuo una situazione emotivamente negativa può portare all’insorgere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img id="il_fi" src="http://www.sanitaincifre.it/wp-content/uploads/2011/01/depressione-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />La donna, secondo le stime effettuate dall’Associazione Europea Disturbi di Attacchi di Panico (Eurodap), risulta essere maggiormente a rischio di depressione e di disturbi di attacchi di panico. Questo perché tre volte più stressata rispetto all’uomo in quanto abbandonata nel gestire famiglia e lavoro. Vivere di continuo una situazione emotivamente negativa può portare all’insorgere di una vera e propria malattia da stress, e oggi due donne su tre che lavorano, dicono di essere molto stressate, perché oltre al lavoro hanno sulle spalle la responsabilità dell’andamento della famiglia. C’è poi il problema della competitività con il sesso forte, ancora molto sentita soprattutto negli ambiti manageriali, in cui la donna deve dimostrare di essere al pari dell’uomo e di meritare anche gli stessi compensi.Vivere situazioni stressanti per lungo tempo è destabilizzante e la donna, insieme donna-madre e donna-lavoratrice, rischia alla lunga un crollo emotivo se non riesce a trovare il suo giusto equilibrio. E’ palese, dunque, che la vita lavorativa di una donna, specialmente se in carriera, è molto più difficile di quella di un uomo, e le donne più vulnerabili sono soprattutto quelle tra i 30 e i 40 anni, età in cui oggi è più frequente la maternità, che diventa un altro fattore di stressante confronto tra i due sessi.</p>
<p>Le ricerche dimostrano che le donne soffrono prevalentemente di attacchi di panico, sindrome ansioso-depressiva, ansia generalizzata, disturbi depressivi e di sindromi da disadattamento, per una percentuale che si aggira intorno al 39,4%; lo stress altera la produzione di sostanze chimiche come il cortisolo e l’interluchina, sostanze che, se non sono mantenute al livello giusto, producono effetti dannosi sulle difese immunitarie e creano la base per l’insorgere di varie malattie. E’ qui che entra in gioco la prevenzione, per fare in modo che i costi personali e sociali delle patologie da stress possano essere evitati</p>
<p>da:http://www.scienze-naturali.it   </p>
<p><strong><em>Commento del Dott. Zambello </em></strong></p>
<p><strong><em>Prenderei per buone le statistiche  sella Società Europea citata sopra,  peraltro  concordanti  sostanzialmente con quello già scritto&#8221;nei sacri testi&#8221; di psichiatria soprattutto per quanto concerne la risposta allo stress, vedi ad esempio il Gabard (Psichiatria e Psicodinamica). Scriveva Gabard che  Kendler già nel 1995 aveva dimostrato che individui con basso rischio di Depressione maggiore avevano,  in un mese, una possibilità di esrdio   di un episodio di Depressivo  pari a 0,5 in percentuale che saliva a 6,5 in presenza di fattori altamente stressanti. </em></strong></p>
<p><strong><em>Non sono però così d&#8217;accordo nella assimilazione tra gli  attacchi di panico alla depressione. I due disturbi hanno  dinamiche e motivazioni interne totalmente diverse. Non voglio qui ripetere quali sono, secondo me, l&#8217;eziologia e quindi anche la terapia  degli attacchi di panico ma certamente pensare  in termini sociologici è   riduzionista rispetto all&#8217;analisi delle cause e non da una vera possibilità di risoluzione alimentando solo risentimenti verso coloro che genericamente vengono considerati  i &#8220;colpevoli&#8221;.</em></strong></p>
<p><strong><em>Video: Attacchi di panico e Psicoterapia  </em></strong><a href="http://youtu.be/NPv-QP8BTYQ">http://youtu.be/NPv-QP8BTYQ</a></p>
<p><strong><em>Video: Depressione e Psicoterapia</em></strong> <a href="http://youtu.be/nRbevPsh5_I">http://youtu.be/nRbevPsh5_I</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.psicoterapiadinamica.it/2011/11/la-donna-e-piu-a-rischio-di-depressione-ed-attacchi-di-panico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

